domenica, 18 ottobre 2009, ore 08:53

COMUNICATO STAMPA

Venerdi 16 Ottobre 2009

"AREE EX - COLISA A CAMPI: meglio una buona raccolta differenziata dei rifiuti che un inutile stadio"

I recenti articoli di stampa relativi all’acquisizione dell’ area ex-Colisa di Campi da parte della societa’ Sviluppo Genova a capitale pubblico e ai progetti che la interesserebbero, ci confermano che questa Amministrazione s'impegna a trovare spazi solo per la costruzione di stadi e centri commerciali.
Da tempo, invece, chiediamo che la soluzione della gestione dei rifiuti venga messa a sistema, trovando, a partire dal nuovo Piano Urbanistico, le aree necessarie alla realizzazione della filiera impiantistica necessaria alla raccolta differenziata finalizzata al riciclo, che risulta essere un tassello fondamentale per quel modello di sviluppo sostenibile perseguito dalle associazioni ambientaliste.
Per l'ennesima volta, invece, un'area, come quella ex-Colisa, di dimensioni considerevoli (130.000 mq) per una citta’ come Genova, anziché essere messa a disposizione per la risoluzione di problematiche fondamentali per la città, come quella dei rifiuti, rischia di avere un altro impiego.
Come stiamo ormai da tempo affermando in tutti i momenti di confronto con l’Amministrazione comunale, il governo di questa città dovrebbe avere la capacità di pianificare con analisi complessive, comprendendo le priorità reali, come è quella dei rifiuti, che, come da sempre sottolineato, rappresenta una questione complessa, con sbocchi occupazionali importanti, e soprattutto un punto essenziale per la sicurezza ambientale e conseguentemente sanitaria dei cittadini genovesi.
Le nostre associazioni chiedono pertanto che si faccia buon uso di questa area, di difficile reperimento altrove, per collocarvi gli impianti destinati alla raccolta differenziata di vetro, carta, plastica e alluminio, indispensabili per poter perseguire le percentuali di raccolta che la stessa Amministrazione comunale si e’ posta come obiettivo.
Riteniamo infatti che un impiego dell’area (o parte di essa) per tale fine, sia certamente piu’ utile alla citta’ rispetto ad uno stadio con le implicazioni che ne conseguono a livello di impatto urbanistico-ambientale non facilmente sostenibili su un’area che, gia’ gravata di servizi, rischia di diventare un buco nero nel caos cittadino.

Italia Nostra
Amici del Chiaravagna
Legambiente
Ufficio stampa Legambiente
335-6999220
carloge

giovedì, 15 ottobre 2009, ore 17:22

Il Comitato Acquasola si è costituito in associazione  legalmente costituita. Il 26 settembre 2009.

Alla associazione "Comitato Acquasola" aderiscono cittadini che da oltre sei anni lottano per la difesa e la riqualificazione del parco. Con loro le associazioni ambientaliste Italia Nostra, Legambiente, Pro Natura, Lav .
Il comitato ha come missione la salvaguardia e la valorizzazione del parco e la porta avanti da anni senza steccati ideologici e appartenenze e fiancheggiamenti politici. Nel prossimo futuro incontrremo i responsabili dell amministrazione per valutare con loro la percorribilita' tecnica, giuridica , economica della revoca della concessione. Saremo anche presenti il 29 al TAR per testimoniare la nostra volontà.
Abbiamo anche in programma iniziative culturali di confronto e dibattito sulla mobilita' urbana, faremo un corso di formazione sui fiori, gli alberi, gli orti in citta', torneremo a fare i nostri consueti mercatini dell' usato, le feste. Per questo continueremo a cercare sostegni personali e finanziari dai cittadini e dalle associazioni che come noi hanno a cuore il parco.  

Il Comitato Acquasola parco non parcheggio.

Il presidente
Luca Guzzetti

Il portavoce
Vincenzo Lagomarsino
328 85 20 271
carloge

giovedì, 15 ottobre 2009, ore 09:53

Commissione TERRITORIO Comune di Genova

Giovedi 15 Ottobre 2009

“OSSERVAZIONI ALLA PROPOSTA N. 70 IN DATA 29/09/2009 DI SCHEMA DEL NUOVO PROTOCOLLO D’INTESA PER LA REALIZZAZIONE DEL NODO STRADALE E AUTOSTRADALE DI GENOVA”

Studiare il movimento sul territorio di persone e cose implica strategie di ricerca che riguardano economia, urbanistica, sociologia, logistica, salute dei cittadini, ecc.
È necessario dunque parlare non solo di viabilità e di traffico limitandosi a considerare la singola infrastruttura, ma collocare il problema in un’ottica complessiva che studi tutte le forme di pianificazione, uso del territorio e nel nostro caso di mobilità.
Il Dibattito Pubblico, aveva fatto capire, anche grazie alla spinta di Associazioni e Comitati, come fosse fondamentale che tutti i soggetti interessati si sedessero allo stesso tavolo, non solo per firmare protocolli ma per pianificare in modo coerente lo sviluppo del il territorio.
Attraverso il tavolo tecnico era emersa da più parti la necessità che gli Uffici comunali assumessero una posizione centrale nella programmazione, cosa che non si è verificata, e attraverso lo strumento del PUM coordinassero e pianificassero gli interventi anche in previsione della revisione del Piano Urbanistico Comunale.
Partendo da questi concetti-base, che già più volte abbiamo espresso durante le fasi del Dibattito pubblico ed in altre sedi argomentato nei dettagli anche tecnici, la proposta per lo schema del “Nuovo protocollo d’intesa tra Regione Liguria, la Provincia di Genova, Il Comune di Genova, Autorità portuale di Genova, Anas s.p.a., Autostrade per l’Italia s.p.a. e il ministero delle realizzazione del nodo stradale e autostradale di Genova” appare contraddittoria nelle affermazioni e nei contenuti denotando una completa mancanza, appunto, di una pianificazione urbanistica e della mobilità.
Le scriventi Associazioni non sono contrarie alle opere in generale, ma sono favorevoli a quelle che, inserite in una pianificazione complessiva a cui venga applicata in modo serio la VAS, risultino trasparenti in relazione allo loro gestione a partire dagli studi preliminari per finire alla fase di cantierizzazione.
A tutt’oggi resta ancora sconosciuto ad esempio lo Studio di Impatto Ambientale che ASPI cita, come fatto, già dai primi documenti presentati e che dovrebbe essere reso pubblico.
La mancata pianificazione ha prodotto di fatto sconcertanti sovrapposizioni di progetti in contrasto fra loro. Ne sono due esempi l’area di stoccaggio dello smarino amiantifero (prodotto degli scavi in galleria delle opere stradali ed autostradali previste dal citato Schema di Protocollo n.70) alla foce del Polcevera e lo stadio di calcio previsto nell’area ex Colisa di Campi, che interferiscono, entrambi, a vario livello, con proposte già presentate nel corso di uno continuo schizofrenico tentativo, da parte della Amm.ne comunale, di dare un nuovo volto urbanistico alla Città. Sovrapposizioni che vengono ignorate sia nel testo del protocollo d’ intesa che nella proposta preliminare di Autostrade con il conseguente effetto di trasferire di fatto a futuri contenziosi la risoluzione dei problemi.
Allo stesso modo appare grave come sotto l’indicazione di nodo stradale ed autostradale di Genova compaia il Tunnel di Rapallo - Santa Margherita Ligure o la viabilità nella vallata dell’Entella, chiaramente non facenti parte del nodo genovese, mentre non vengano menzionate la strada a mare o la sopraelevata portuale, ampiamente in territorio comunale, il cui ruolo riteniamo sia fondamentale nel superamento dei problemi di traffico per i quali invece si indica come unica soluzione la costruzione della Gronda.
Infatti, coerentemente con quanto proposto durante il Dibattito Pubblico (“Ipotesi incrementale” pag. 51 Relazione Finale Commissione Bobbio), riteniamo, che la “strada a mare” (compresa la sopraelevata portuale) di Cornigliano, opportunamente connessa con l’attuale A10, sia destinata a migliorare sensibilmente la situazione del traffico. Pertanto sarebbe piu’ saggio, come si dice sempre nella relazione citata, porre questa opera come prioritaria e, una volta in funzione, verificarne l’effetto sul traffico generale prima di procedere all’apertura degli altri cantieri in particolare quelli della Gronda.
Inoltre, in riferimento al nodo di san Benigno, sul quale incidono vari progetti, è necessario che si aprano adeguati tavoli istituzionali di discussione che, attraverso anche la partecipazione dei Cittadini, considerino l’intervento all’interno di una pianificazione più ampia di tutte le mobilità, in primis quella ferroviaria.
Per questo motivo le Associazioni richiedenti l’ audizione in oggetto chiedono con forza la continuazione sotto nuova forma di strumenti partecipativi e tecnici (da non confondere con gli Osservatori) dove le Associazioni, ed i cittadini possano non solo essere informati ma partecipare fattivamente agli atti amministrativi.
Nonostante il dibattito e le conclusioni della Commissione, per il bene collettivo le Associazioni si attendono dagli Enti, che sottoscriveranno il protocollo, l’impegno di una fattiva, costruttiva e continuativa collaborazione tra di essi nel rispetto dei principi di partecipazione dei cittadini.

Italia Nostra
Legambiente
Istituto Nazionale Urbanistica
carloge

giovedì, 07 maggio 2009, ore 15:45

LA SOLUZIONE AL PROBLEMA RIFIUTI? PRODURNE DI MENO!
Federico Valerio
Italia Nostra Genova

Oggi, la raccolta e lo smaltimento in sicurezza dei nostri rifiuti costa circa 15 centesimi al chilo e questa cifra è totalmente a carico del cittadino utente, al quale la Legge chiede la piena copertura dei costi del servizio, attraverso l'applicazione di una Tariffa di Igiene Ambientale (TIA). Tuttavia, la stessa Legge prevede che la TIA deve tener conto della effettiva produzione di rifiuti da parte del cittadino contribuente. In altre parole dovrebbe 'pagare di meno chi produce meno rifiuti'. Da quasi due anni a Genova siamo passati da Tassa Rifiuti a TIA, ma di questo possibile premio a famiglie e aziende che producono meno rifiuti, se ne parla poco. La scusa è che non esisterebbe un 'contatore ' della rumenta. In attesa che anche a Genova si scoprano le opportunità offerte dall'informatica e da più moderni metodi di separazione e raccolta dei rifiuti ( il Porta a Porta) che hanno già permesso a centinaia di migliaia di famiglie italiane di pagare una giusta Tariffa di Igiene Urbana, fin da ora è possibile attuare in modo facile e rapido un sistema che permette di riconoscere e premiare economicamente aziende e famiglie che producono meno rifiuti: applicare uno sconto a tutti coloro che auto-certificano specifiche pratiche a minor produzione di rifiuti. Ed proprio questa è la proposta che Italia Nostra fa ad AMIU e Comune. In tutte le situazioni in cui cittadini ed aziende possono facilmente dimostrare, per auto-certificazione, di avere una produzione di rifiuti inferiore alla media, il Comune riconosce sulla loro bolletta TIA un premio per 'mancata produzione', un premio che può essere stimato in 8 centesimi per ogni chilo di rifiuto non prodotto, circa la metà dei costi per il suo ritiro e smaltimento. L'AMIU vedrà ridotte le proprie entrate, ma potrà ridurre le uscite su altre voci di bilancio, in quanto per ogni chilo di rifiuto non prodotto non dovrà raccoglierlo, trasportarlo, pre-trattarlo, smaltirlo, pagare l'eco-tassa. Meno rifiuti da raccogliere significa anche meno cassonetti da distribuire sul territorio, meno cassonetti da lavare, ma anche una più lunga vita utile della discarica di Scarpino e una minore vita post-chiusura della discarica: e tutto questo produce ulteriori risparmi per l'azienda. Meno rifiuti da raccogliere significa anche meno mano d'opera da utilizzare a questo specifico scopo, ma certamente è manodopera da utilizzare meglio nella raccolta Porta a Porta che, sappiamo, richiede più forza lavoro, ma che, se estesa a tutta la città, alla fine costerà meno (per evitato smaltimento, grazie al riciclo) dell'attuale gestione, con un possibile ulteriore riduzione dei costi a carico dei cittadini. Vediamo ora alcuni esempi di come produrre meno rifiuti in modo quantificabile e verificabile, ovvia condizione per ottenere lo sconto TIA:

-Compostaggio domestico: si autocertifica la  regolare applicazione di  questa pratica, la disponibilità di una compostiera anche auto  costruita, di un orto o un giardino, ma anche di terrazzi e balconi fioriti.
-Uso di pannolini lavabili: si allega all'autocertificazione il certificato di nascita del proprio bambino e le ricevute per l'acquisto dei pannolini 'ecologici'.
-Uso di acqua alla spina e in brocca nei bar e nella ristorazione: ricevuta acquisto impianto di depurazione e verifica
-Abolizione di stoviglie 'usa e getta' nella ristorazione aziendale e nei locali pubblici: verifica diretta
-Uso di sapone e shampoo in dispenser per la clientela alberghiera: ricevute acquisto prodotti sfusi e verifica
-Cessione al Banco Alimentare e al Last Minute Market delle derrate in scadenza o fuori specifiche dei centri commerciali e della ristorazione: copia dell'accordo con le rispettive onlus che provvedono a ritirare gli alimenti e a distribuirli agli enti di beneficenza.

Per la quantificazione degli sconti TIA da applicare a tutte queste e simili iniziative, vale il criterio generale che lo sconto deve essere proporzionale all'effettiva o presunta riduzione nella produzione di rifiuti, la cui entità dovrà essere oggetto di specifici studi di settore. Proviamo ora a fare qualche conto in tasca ai genovesi, se questa ipotesi troverà favorevoli Comune e AMIU. Un esempio concreto e ben sperimentato, anche grazie ai corsi locali e regionali promossi da Italia Nostra, è il compostaggio domestico. La famiglia che attiva questa pratica, che trasforma in terriccio gli scarti di cucina e usa questo terriccio nel proprio orto, nel proprio giardino o nei vasi di gerani tenuti sui balconi o sul terrazzo, evita la produzione di circa 50 chili di rifiuti ogni anno, per ognuno dei suoi componenti. Per una famiglia tipo di tre persone, fanno 150 chili di rifiuti non prodotti, che rappresentano dal 20 al 30 % della produzione della stessa famiglia se non facesse compostaggio. In base alla nostra proposta, questa famiglia potrebbe godere uno sconto annuo di 12 euro. Questa cifra è molto simile a quella che già oggi il Comune di Genova sconta sulla TIA (15 euro) alle circa 300 famiglie che, nei primi mesi di attuazione, hanno autocertificato di fare compostaggio domestico, una frazione delle 80.000 famiglie che a Genova fanno regolarmente giardinaggio e degli oltre mille partecipanti ai corsi di compostaggio organizzati aGenova da Italia Nostra. Ipotizziamo che nel giro di qualche mese, dopo una ben orchestrata campagna promozionale, il 20% della popolazione genovese (120.000 persone, 40.000 famiglie), convinta dagli sconti sulla TIA, aderisca alla campagna di riduzione della produzione di rifiuti e che ognuno di loro contribuisca a ridurre del 20 % la sua attuale produzione media di rifiuti. In questo caso l'AMIU non dovrà più gestire 14.400 tonnellate di rifiuti all'anno (4% dell'attuale produzione), con una riduzione delle proprie entrate di 1.152.000 euro all'anno (l'1% del suo attuale bilancio), soldi che, scontati dalla TIA, entreranno nei bilanci delle famiglie e delle aziende che avranno autocertificato le proprie pratiche di riduzione. L'AMIU, a sua volta, potrà cancellare circa 2.000 viaggi di camion all'anno per il conferimento a Scarpino (e il gasolio da loro consumato) dei rifiuti non prodotti e potrà togliere dalla città almeno 150 cassonetti, diventati inutili. Infine, ogni anno, a Scarpino si risparmieranno 48.000 metri cubi di volumi disponibili, pari a circa l'1% dei volumi attualmente autorizzati. E infine l'Amiu, per questi rifiuti non prodotti, non dovrà più pagare l'eco-tassa regionale , circa 12 euro per ogni tonnellata di rifiuto conferito a Scarpino, con un ulteriore risparmio di circa 173.000 euro all'anno.

carloge

lunedì, 20 ottobre 2008, ore 07:25

Documento sul modello di gestione dei materiali post consumo presentato al convegno "Qualità dell'aria in Val Padana: verso il risanamento?, organizzato da Italia Nostra a Mantova il 18 ottobre. Il documento, che ha trovato ampio consenso,è di fatto la posizione ufficiale dell'associazione che mi augurò sarà ratificata dal Consiglio Nazionale.

GESTIONE MATERIALI POST CONSUMO MODELLO ITALIA NOSTRA GENOVA

Introduzione
Una ben orchestrata campagna mediatica ha utilizzato l’emergenza rifiuti della Campania per ridare fiato al Modello Brescia, ovvero all’incenerimento con recupero energetico del rifiuto tal quale, fatto salva la raccolta differenziata che si attestano su valori pari al 40-45%. Con questi livelli di raccolta differenziata si recupera gran parte di quello che non è combustibile (metalli: 4% del totale prodotto), che potrebbe danneggiare la griglia del forno (vetro: 10%) e che potrebbe creare problemi tecnici (ingombranti: 7%). Il restante 25-30 % raccolto in modo differenziato è fatto di organico e verde che per l’alto contenuto di umidità (30-40%) poco si presta alla termovalorizzazione e di carta e cartone, materie seconde richieste dalle cartiere. Per le plastiche occorre fare un discorso a parte. In tutte le realtà in cui opera un inceneritore la raccolta differenziata della plastica si limita ad intercettare non più del 22-23 % dell’intera plastica immessa sul consumo. E, normalmente, la metà della plastica raccolta in modo differenziato è inviata anch’essa agli inceneritori, con la scusa che la presenza contemporanea di diversi polimeri rende questa miscela di plastiche non idonee al riciclo. Il motivo vero di queste scelte è che senza plastica (che rappresenta non più del 20% in peso di tutti i rifiuti urbani) il potere calorifico di quello che resterebbe negli scarti indifferenziati non giustificherebbe, dal punto di vista economico, nessun impianto di incenerimento con recupero energetico anche con i discutibili incentivi pubblici dei Certificati Verdi e del CIP 6 assegnati alla elettricità prodotta con l’incenerimento dei rifiuti urbani. L’emergenza rifiuti Prima del gran clamore sull’emergenza Napoli che si trascinava nel silenzio dei media da circa 14 anni, con gli stessi scenari di cumuli di rifiuti lungo le strade delle periferie di Napoli, il Modello Brescia incontrava qualche difficoltà: l’esclusione dei Certificati Verdi per la quota di materie plastiche incenerite per i nuovi impianti, la presa di posizione di centinaia di Medici, preoccupati per le possibili ricadute sanitarie di questi impianti, la netta vittoria del No al referendum sulla proposta di realizzare un inceneritore a Firenze, il successo della raccolta differenziata Porta a Porta in importanti città e in diversi quartieri di grandi città, con raccolte differenziate di qualità superiori al 60%, il crescente successo di trattamenti a freddo (compostaggio, fermentazione anaerobica, trattamenti meccanici biologici). Anche l’accresciuta domanda di materie seconde (carta, plastica metalli) sul mercato internazionale e la conseguente crescita del valore di queste merci, favoriva il riciclo che cominciava ad entrare in forte concorrenza con la cosiddetta termovalorizazione. E nonostante i goffi tentativi di delegittimare i tanti Comitati contrari all’incenerimento (sindrome NIMBY, gli ecologisti del no), il Modello Brescia, era in affanno anche per il convergere di tutti questi Comitati su un diverso modello di gestione che, per la soluzione del problema privilegiava i minori costi economici e sanitari a carico della comunità, i maggiori risparmi energetici indotti dalla riduzione della produzione alla fonte, il recupero e l’uso di trattamenti finali “a freddo”, scelte che qualche Amministrazione (Provincia di Savona, Provincia di Trento, Comune di Genova ) cominciava a fare proprie con adeguate delibere. E con la scusa dell’emergenza rifiuti della Campania e l’emergenza prossima ventura di Palermo, Roma e Firenze sono stati reintrodotti gli incentivi dei CIP 6 e dei Certificati verdi anche per i nuovi impianti e oltre ai 4 termovalorizzatori campani, se ne propongono altri 80 sull’intero territorio nazionale da aggiungere ai 50 già operativi. Si tratta di uno scenario obsoleto, che farebbe dell’Italia il paese con la più alta percentuale di incenerimento al mondo; uno scenario senza futuro e tutto a carico delle famiglie italiane. Queste, a loro insaputa, sono già costrette a pagare tre volte la loro spazzatura: Tassa Igiene Ambientale, tassa Certificati verdi (7% bolletta della luce), tassa CONAI per ogni imballaggio acquistato (7 centesimi al chilo). A questo si dovrà aggiungere la tassa sulla salute per il peggioramento della qualità ambientale indotto dall’incenerimento di decine di milioni di tonnellate di rifiuti in 130 inceneritori, tanti quanti si propone di realizzare sull’onda emotiva del post “terremoto” campano. E nel pieno rispetto degli attuali limiti di legge , questi impianti per ogni tonnellata di rifiuti termovalorizzati , immetteranno nell’aria 300 grammi di ossidi di azoto, polveri sottili, metalli pesanti e 44 nanogrammi TEQ di diossine. Gli stessi impianti per ogni 1.000 chili di rifiuti urbani termovalorizzati produranno 300 chili di ceneri, rifiuti in parte tossici (ceneri leggere) e in parte ( ceneri pesanti) meno inerti di quanto si vuol far credere. Con colpevole superficialità si pensa di riciclare le ceneri pesanti come materiali edili, ignorando i più recenti studi che hanno evidenziato la presenza di composti tossici anche nelle ceneri pesanti.

 

I nuovi scenari
Il 17 giugno 2008 il Parlamento Europeo ha confermato in una sua Direttiva le priorità che i paesi membri devono adottare nella gestione dei materiali post consumo. I principali punti di questa Direttiva sono:
• Il riutilizzo e il riciclo devono essere preferiti alla valorizzazione energetica in quanto rappresentano la migliore scelta dal punto di vista della tutela dell’ambiente e della salute.
• Le priorità vedono al primo posta la Prevenzione, al secondo la Progettazione per il riutilizzo, al terzo il Riciclo, in fine il Recupero i forme diverse dal Riciclo.
• L’incenerimento può essere considerata una forma di recupero solo per impianti ad alta efficienza energetica
• Non si deve promuovere l’incenerimento di materiali riciclabili Il Modello Italia Nostra Genova Il Modello “Italia Nostra Genova”si muove all’interno di questo scenario e assembla le migliori esperienze di gestioni di MPC già in atto in Italia. In sintesi:
1. Riduzione del 20% della produzione di Materiali Post Consumo
2. Estendere sistemi di raccolta differenziata Porta a Porta a tutti i Comuni
3. Calcolo della Tariffa di Igiene Urbana (TIA) in base alla quantità di rifiuto indifferenziato effettivamente prodotta
4. Dare priorità al riciclo di materia confermando l’obiettivo del 60% di raccolta differenziata, finalizzata al riciclo e al compostaggio del 50% della frazione raccolta in modo differenziato.
5. Prevalente uso della frazione umida per il compostaggio e la fermentazione anaerobica con produzione di biogas
6. Purificazione del biogas a biometano compatibile con la rete di distribuzione del gas
7. Centri regionali di separazione e valorizzazione della frazione secca per il suo riciclo e riuso integrale
8. Trattamenti meccanico biologici a freddo dei rifiuti indifferenziati con ulteriori recuperi di materiali per il riciclo
9. Stoccaggio della frazione inerte residuale e degli scarti inerti (polimeri di sintesi e naturali) in attesa della commercializzazione delle tecniche di trasformazione in combustibili liquidi (bioetanolo, biodiesel). La Tabella che segue mette a confronto il Modello a Freddo di Italia Nostra, con il Modello a Caldo tipo Brescia. Fatta cento la quantità di MPC attualmente prodotti, la Tabella riporta le quantità (percentuali) di materiali avviati ai diversi trattamenti. A riguardo, facciamo notare che tutti i piani tipo modello Brescia prevedono una Raccolta Differenziata intorno al 44%, ottenuta con il classico sistema delle campane. Questo sistema di raccolta, a causa della bassa qualità dei materiali raccolti, ha scarti superiori al 20% che sono avviati all’incenerimento. Al contrario, il Modello Italia Nostra, grazie al sistema di raccolta porta al porta, avrà una percentuale di scarti molto inferiori (10%). Questi scarti, separati con sistemi meccanici in due principali frazioni (cellulosica e plastiche) possono trovare nuovi utilizzi come materia. In particolare le plastiche miste, dopo estrusione e triturazione come dimostra il Centro di Riciclo di Vedelago (TV), sono utilizzabili nella produzione di manufatti edili.

Tabella.
Confronto tra il Piano di Gestione con inceneritore (A Caldo) e il Piano senza inceneritore (A Freddo), fatta cento l’attuale produzione di MPC

               A Caldo           A Freddo
Da gestire 100 80
Al riciclo 36 43
Inceneriti 64 0
Biostabilizzati 0 32
Discarica 19 0
Stoccati 0 22

L’analisi di questa Tabella segnala l’importanza strategica di dare priorità a scelte che inducano la riduzione alla fonte nella produzione di rifiuti. Se si raggiunge l’obiettivo di riduzione alla fonte del 20%, la quantità di scarti da raccogliere e avviare al riciclo non sarà molto diversa da quella prevista dal Modello a Caldo, come pure la quantità di scarti da stoccare nello scenario senza inceneritore non è molto diversa dalla quantità di ceneri prodotte dal “termovalorizzatore” dello scenario a caldo. Nella Tabella volutamente si sono usati e tenuti distinti i termini discarica e stoccaggio. Le ceneri prodotte dagli inceneritori devono essere inertizzate, ad esempio mescolandole a cemento, e prudenza vorrebbe, per l’elevato contenuto di metalli tossici e composti organici genotossici, che dopo questo trattamento le ceneri siano messe in discariche per rifiuti speciali. Scarti a base di cellulosa (carta e cartone, pulper da cartiere) , di plastiche eterogenee e sostanza organica biostabilizzata (compost) sono di fatto inerti e possono essere stoccate provvisoriamente in depositi con caratteristiche simili alle attuali discariche per rifiuti urbani che tuttavia non avranno il problema della produzione di eluati e gas serra, in quanto lo scarto putrescibile è in pratica assente. Come già accennato , questi depositi sono da considerarsi stoccaggi provvisori (5-10 anni) da utilizzarsi non appena le attuali tecnologie in grado di trasformare scarti cellulosici in bioetanolo e gli scarti polimerici in olio diesel saranno entrate nella piena maturità tecnologica e commerciale. Questo utilizzo, prevalentemente destinato all’autotrazione, appare molto più efficiente dal punto di vista energetico ed ambientale della termovalorizzazione.

Riduzione della produzione
La scelta prioritaria e innovativa del Modello Italia Nostra è quella di invertire l’attuale progressiva crescita della produzione procapite di rifiuti e raggiungere rapidamente l’obiettivo di ridurre del 20% l’attuale produzione. Questo obiettivo è raggiungibile con misure locali e nazionali. Le scelte che possono fare Comuni, Province, Regioni sono:
1. Introduzione della Tariffa puntuale calcolata in base all’effettiva produzione di scarti indifferenziati. Questo calcolo è possibile con sistemi di raccolta porta a porta. Numerose esperienze nazionali hanno dimostrato riduzioni della produzione del 10-15 % in base a nuove scelte di acquisto e consumo da parte delle famiglie e aziende, finalizzate a ridurre la loro produzione di imballaggi
2. Incentivazioni (sconti in base a autocertificazioni) al compostaggio domestico anche in ambito urbano che fa scendere fino al 30% la produzione familiare di MPC. Questa misura dovrebbe coinvolgere gran parte delle famiglie italiane dedite al giardinaggio, stimata pari al 20% del totale di famiglie.
3. Incentivazioni ai mercati dell’usato (ad esempio con l’esenzione dalla Tariffa Igiene urbana per questi esercizi).
4. Incentivazioni alla creazione delle Banche Alimentari per il recupero di alimenti prodotti dalla ristorazione e dalla grande distribuzione. altrimenti destinati al macero.
5. Favorire la vendita di prodotti sfusi (pasta, cereali, detersivi, latte,vino…) nella piccola e grande distribuzione.
6. Promuovere l’uso dell’acqua da rubinetto, laddove questa è di alta qualità, a partire da mense scolastiche e aziendali
7. Promuovere l’uso di pannolini lavabili, a partire dagli asili nido comunali 8. Promuovere l’abolizione dell’usa e getta negli alberghi, nella ristorazione, nelle sagre e nelle feste di partito.

Le scelte del Governo
Il governo nazionale deve fare rapidamente tre scelte fondamentali per promuovere la riduzione dei rifiuti e Italia Nostra dovrà far pressioni perché avvengano:
1. divieto di fornire gratuitamente sacchetti per la spesa
2. reintroduzione del vuoto a rendere su tutti i contenitori di bevande di largo consumo.
3. Modificare il regolamento del Consorzio Nazionale Imballaggi (CONAI)
Con queste scelte anche il nostro Paese si affiancherebbe al resto dell’Europa e agli Stati Uniti dove da tempo è legge il Vuoto a Rendere applicato anche ai contenitori in plastica; altri paesi tra cui Cina e Irlanda hanno vietato o limitato fortemente l’uso di sacchetti in plastica Ogni anno in Italia sono usate e gettate 300.000 tonnellate di sacchetti di plastica e 350.000 tonnellate di bottiglie in PET per la confezione di acqua potabile. Si tratta di due anomalie mondiali difficilmente sostenibili con i costi crescenti del petrolio e dell’energia. La terza scelta deve cancellare la norma che equipara l’incenerimento delle plastiche ad una pratica di riciclo, in quanto in contrasto con le norme comunitarie e con gli accordi di Kioto. I soldi dei consumatori così risparmiati devono essere usati per incentivare economicamente la raccolta differenziata della frazione umida destinata al compostaggio. Si tratta di estendere a questa importante frazione, che da sola rappresenta tra il 20 e il 30% dei rifiuti urbani, quanto è già stato fatto per la carta, che nononstante non sia un imballaggio, gode dei contributi CONAI erogati da questo Ente ai comuni che effettuano raccolte differenziate in proporzione alla quantità e alla qualità dei materiali post consumo raccolti in modo differenziato.

Federico Valerio

carloge

venerdì, 06 giugno 2008, ore 08:57

A Sestri e Pontedecimo partono i corsi di compostaggio. Destinatari, i conduttori di orti urbani e tutte le famiglie che fanno giardinaggio in città, anche disponendo di un piccolo poggiolo. Grazie al corso, scarti di cucina, sfalci d'erba, potature potranno essere trasformati in due mesi e senza problemi, in compost, un terriccio fertile, "profumato di bosco" da utilizzare per la coltivazione di piante, fiori, ortaggi. Ogni corso prevede due incontri, ognuna della durata di un'ora e mezza. Alla fine del corso sarà rilasciato un attestato di frequenza che potrà essere utilizzato per acquistare, a prezzi fortemente scontati,una compostiera. A ogni corso può partecipare un massimo di trenta allievi e si raccomanda la prenotazione telefonica dell'iscrizione.
I corsi sono gratuiti e aperti a tutti i genovesi.

A Sestri Ponente i corsi si terranno nella sede del Municipio VI, via Sestri 34 dalle 17.00 alle 18.30 il
18-19 Giugno
25-26 giugno
2-3 luglio
Per l'iscrizione telefonare allo 010.557 62 05

A Ponte X i corsi si terranno nella sede del Municipio V, via Guido Poli 12 dalle 17.30 alle 18 il
19-20 Giugno
26-27 giugno
3-4 luglio
Per l'iscrizione telefonare allo 010.557 86 28


I corsi sono organizzati da Italia Nostra, in collaborazione con il Comune di Genova e AMIU.

carloge