martedì, 24 novembre 2009, ore 09:11

La discussione di questi giorni sulla privatizzazione dei servizi pubblici ha concentrato l’attenzione di molti sulla gestione dell’acqua, ma ha trascurato alcuni altri effetti del decreto recentemente approvato dal Parlamento. Innanzitutto bisogna ricordare che l’aspetto piu’ invasivo e’ l’obbligo alla privatizzazione di servizi importanti come quello idrico, la gestione dei rifiuti, il servizio di trasporto pubblico locale. Si espropriano gli enti locali dalla facolta’ di scegliere quale sia la forma di gestione piu’ adeguata al contesto sociale ed economico, probabilmente prefigurando il controllo del mercato italiano da parte di grandi multinazionali. Molti hanno sottolineato come le tariffe dell’acqua saliranno inesorabilmente. Questa previsione e’ confermata dalla realta’; Mediterranea Acque (che gestisce il servizio idrico a Genova) pur essendo una societa’ con una maggioranza di capitale pubblico ha aumentato le tariffe dell’acqua del 14 per cento. E questo e’ normale perche’ il costo del servizio deve garantire i dividendi ai soci privati (siano i fondi speculativi o Impregilo).
Anche gli effetti sull’occupazione sono particolarmente interessanti. In Iride gli occupati sono passati da 1060 (fine 2006) a 945 (fine 2008), e anche questo e’ comprensibile perche’ per ridurre i costi di gestione ci si concentra sul costo del lavoro, riducendo organici e cercando di incidere sulle condizioni di lavoro (aumenti dei ritmi e dei carichi di lavoro, orari ecc.).
Non mi dilungo su questioni ovvie, come la perdita di controllo democratico su servizi essenziali.
Nel passaggio da Amga (azienda speciale) a Amga SPA tutta pubblica a Iride il Consiglio Comunale e i cittadini hanno visto ridotti i poteri di indirizzo, programmazione e controllo; parole sempre più vuote a fronte del reale potere esercitato dai Consigli di Amministrazione e dagli Amministratori Delegati.
Ma non c’e’ solo l’acqua: quale politica virtuosa di riduzione di sprechi e rifiuti potra’ fare un’azienda che ha come compito principale la creazione di profitti per i soci privati? E l’esperienza della parziale privatizzazione di AMT ha dato risultati positivi, o scontiamo l’aumento del 20 per cento delle tariffe, lo scontento dei lavoratori e la riduzione del servizio sotto forma di tagli alle corse e di rotture di carico?
Come si vede c’e’ molto materiale di riflessione per cercare di invertire la direzione intrapresa, seguendo le scelte di Parigi che dal 1 gennaio 2010 ripubblicizzera’ il servizio idrico, proprio nella patria delle multinazionali dell’acqua. E allora una proposta istituzionale concreta e’ quella di dichiarare i servizi, che non riteniamo debbano subire l’imposizione della privatizzazione, come servizi privi di rilevanza economica, attivita’ che devono produrre qualita’ della vita e non profitti per pochi.

Antonio Bruno
Capogruppo Sinistra Europea - PRC Comune di Genova
carloge

mercoledì, 22 aprile 2009, ore 16:35

Comunicato stampa

IRIDE-ENIA: QUESTO MATRIMONIO NON S’HA DA FARE!
E PER QUELLI CHE … BASTA IL 51%, SORPRESA: NON C’E’ NEPPURE QUELLO!


Il Forum italiano dei movimenti per l’acqua ribadisce la propria netta contrarieta’ alla fusione Iride-Enia. Se tale operazione andasse in porto, ci troveremmo di fronte ad un ulteriore accelerazione dei processi di privatizzazione dell’acqua e dei servizi pubblici nel nostro Paese.
Il servizio idrico di Genova e del Nord Emilia verrebbe consegnato a Veolia, proprio quando questa multinazionale viene mandata via da Parigi e il futuro della stessa SMAT di Torino entrerebbe in un’inevitabile orbita privatrizzatrice; gli altri servizi pubblici verrebbero definitivamente messi sul mercato e finanziarizzati; l’estensione territoriale della nuova societa’ produrrebbe un’ancor piu’ marcata perdita di ruolo dei Consigli Comunali rispetto a decisioni sempre piu’ sequestrate dal CdA del nuovo colosso finanziario. Il dibattito in questi ultimi giorni si e’ concentrato su quelli che dovrebbero essere alcuni “paletti” per ridurre il danno di questa inaccettabile scelta, in particolare il mantenimento del 51% della proprieta’ pubblica. Mentre i piu’ discettavano e si intrattenevano su questo tema, non ci si e’ preoccupati di vedere bene cosa recita il famoso emendamento allo Statuto che viene proposto al voto nei Consigli comunali di Torino e Genova. In realta’ , quella modifica non garantisce neanche il mantenimento del 51% nelle mani degli Enti Locali. Infatti, il testo dice che “il capitale sociale della Societa’ deve essere detenuto in maniera rilevante e comunque non inferiore al 51% da enti pubblici locali o da consorzi costituiti ai sensi dell’art. 31 D.Lgs. n. 267/2000 o da consorzi o societa’ di capitali di cui gli enti pubblici locali o i consorzi costituiti ai sensi dell’art. 31 D.Lgs. 267/2000 detengono almeno l’80% del capitale sociale”. Come si puo’ vedere da una lettura un po’ attenta, il 51% puo’ essere raggiunto anche tramite societa’ di capitali di cui gli Enti Locali o Consorzi detengano almeno l’80% del capitale sociale: si puo’ cioe’, anche dopo questa modifica, scendere tranquillamente nei fatti al di sotto del 51% posseduto dagli Enti Locali. Ci interessa poi sottolineare altri due punti, anche questi assolutamente ignorati dalla discussione di questi giorni. Il primo e’ che si sta preparando un “vulnus” istituzionale che chiunque tenga in considerazione le regole e la correttezza dei percorsi istituzionali non puo’ ignorare. Si vuole concludere tutto con la riunione dei CdA di Iride ed Enia all’inizio della prossima settimana: cosi’ facendo non si faranno votare i Consigli Comunali emiliani che hanno approvato uno Statuto differente. Ne’ si puo’ dire che basta una decisione delle Giunte al loro posto e che si i Consigli Comunali si pronunceranno piu’ avanti: come si fa a sostenere che una Giunta oggi prende un impegno per un Consiglio comunale che potrebbe avere all’epoca una composizione diversa da quella di oggi e non rispondente a quella dell’attuale Giunta visto che in diversi di quei Comuni si votera’ all’inizio di giugno? Il secondo punto e’ che a fine giugno scade la concessione per una parte del servizio idrico nell’area genovese, il che significa, come a Parigi, che potrebbe essere avviato un primo processo di ripubblicizzazione dello stesso. Dare il via libera alla fusione significa, invece, aver gia’ deciso che continua e si rafforza la privatizzazione dell’acqua, anche dove, come in questo caso, ci sono condizioni piu’ favorevoli che in altri contesti per la ripubblicizzazione.
Per tutti questi motivi ribadiamo con forza che la fusione Iride-Enia va comunque fermata e invitiamo i consiglieri comunali di Genova e Torino a votare NO a questa decisione.

FORUM ITALIANO MOVIMENTI PER L’ACQUA
carloge

venerdì, 17 aprile 2009, ore 15:06

Giovedì 23 aprile p.v. alle ore 17 a Palazzo Tursi nella Sala di Rappresentanza del Consiglio Comunale di Genova il Movimento Difesa del Cittadino MDC e Legambiente Liguria organizzano un incontro sulla «Privatizzazione e Ripubblicizzazione dei Servizi Pubblici Locali». Si tratta di fare una riflessione sui beni comuni locali quali Acqua, GAS, Trasporti Pubblici, ecc… cercando, se possibile, di non farsi condizionare dalle urgenze di decisioni immediate di natura politico-amministrativa.

Parteciperanno :
- Vittorio Bigliazzi MDC introduce e modera l’incontro
- Franco Aprile Confservizi Liguria
- Antonio Bruno Consigliere Comune di Genova
- Franco Regolini ex amm.re Agua de San Pedro - Honduras
- Massimo Maugeri Legambiente
- Alfonso Pittaluga Assessore Comune di Genova
Dopo gli interventi del pubblico Stefano Sarti di Legambiente concluderà l’incontro.

Per informazioni :
Movimento Difesa del Cittadino MDC Liguria 010/3623036
genova@mdc.it
Legambiente Liguria 010/319168 Via Caffa 3/5 sc. B – 16129 GENOVA
info@legambienteliguria.org

carloge

domenica, 12 aprile 2009, ore 08:02

Soglia psicologica
L’esperienza dimostra che il 51 per cento non garantisce alcun controllo pubblico
Antonio Bruno

Invito ad affrontare il tema della fusione Iride Enia in base all’esperienza concreta, tralasciando posizioni ideologiche o emozionali. È dal 1996 che Amga è stata trasformata in spa, si è successivamente quotata in borsa e fondendosi con analoga società di Torino in Iride e dando origine a una serie di società e finanziarie in cui soggetti privati come i fondi delle vedove scozzesi o fondi di investimento basati nell’isola caraibica di Caiman o le multinazionali dell’acqua o la nostrana Impregilo. In questi anni il controllo pubblico e le tariffe sono aumentati o diminuiti? La gestione di acqua ed energia è stata improntata a risparmio energetico o a incentivare gli sprechi?Certo è che poteri di indirizzo, programmazione e controllo sono diventate parole sempre più vuote a fronte del reale potere esercitato dai Consigli di Amministrazione e dagli Amministratori Delegati. L’esperienza dimostra che il 51 % non garantisce alcun controllo pubblico, è una soglia più che altro psicologica, di rassicurazione politica.Una società quotata in borsa è già per se stessa sottoposta a logiche di mercato e non di gestione pubblica. È quindi come assolu tamente naturale che l’operazione Iride ha causato diminuzione dell’occupazione, aumento delle bollette e una politica ambientale non improntata alla limitazione degli sprechi. Infatti,nel 2007 gli occupati di Iride sono passati da 1060 a 945. Nello stesso 2007 le tariffe dell’acqua sono aumentate del 14% e, contemporaneamente, il cda di Iride si lamentava del contenimento dei ricavi dovuto a un inverno dal clima particolarmente mite. Questi effetti sono insiti in ogni aggregazione e privatizzazione. Cioè, i servizi di gas, luce, acqua, rifiuti, dovranno essere gestiti perg arantire generosi dividendi agli azionisti, soprattutto privati. Per fare business la nuova società punterà su interventi molto redditizi ma pesanti sul piano ambientale (due nuove centrali termoe lettriche; partecipazione alla costruzione e gestione di due rigassificatori; realizzazione e gestione di un nuovo inceneritore di rifiuti a Parma). Votando la fusione IrideEnia si continua su una strada che rischia di essere senza ritorno che significhi massimizzazione della produzione di energia, di distribuzione di gas, di consumi di acqua e di incenerimento rifiuti per fare business. L’ambiente e le sue ri sorse saranno intese unicamente come occasione di guadagno. È per questo motivo che ritengo opportuno invitare la Sindaco di Genova Marta Vincenzi e le forze politiche che governano Regione Liguria, Provincia e Comune di Genova a rivedere le loro posizioni, ad accantonare la fusionedi Iride con Enia e a sviluppare una politica che riporti sotto il controllo pubblico settori importanti come energia e acqua.

Antonio Bruno è capogruppo Sinistra Europea Prc Comune di Genova

carloge

sabato, 04 aprile 2009, ore 18:52

Difendere i servizi pubblici e i lavoratori del settore, rilanciare l’intervento pubblico

Giovedì 9 aprile Ore 16,30 Salone di Rappresentanza Palazzo Tursi Via Garibaldi 9
Proiezione del video Agua mi sangre Le guerre dell’acqua sono già una realtà.
Voci, resistenze ed alternative al foro mondiale dell’acqua. di Jaro Colajacomo

Antonio Bruno - consigliere comunale Genova
Andrea Agostini - Legambiente
Antonio Lupo - Comitato per l’acqua pubblica
Francesco Truscia - Segreteria FILCEM CGIL Genova
Renato Di Nicola - Forum italiano movimenti per l’acqua
Matteo Gaddi - Responsabile Dip.to Nord Italia PRC-SE
Vittorio Agnoletto - Parlamentare Europeo
carloge

venerdì, 27 marzo 2009, ore 18:06

COMUNICATO STAMPA

Nozze Iride-Enìa: conti fatti senza l’oste

Apprendo dalla stampa che il CdA di Iride ha approvato tutti gli elementi della fusione Iride – Enia. I Consigli Comunali di Genova e Torino dovranno approvare il progetto prima dell’assemblea degli azionisti fissata per il 28/04. Per quanto riguarda Genova ci sembra che i conti siano stati fatti senza tener conto del dibattito in corso nel centro sinistra del Comune. Infatti, SE-PRC e IDV, durante le commissioni consiliari, hanno espresso forti contrarietà. È evidente che, stando così le cose, i numeri per approvare la delibera in CC non ci sono. I motivi per cui Se - PRC non è d’accordo sono legati all’esperienza concreta e non basati su pregiudizi ideologici. Il processo di privatizzazione in questi anni delle municipalizzate di acqua e energia ha significato:
-aumento dei costi del servizio ( +14% l’acqua)
-diminuzione dell’occupazione ( occupazione IRIDE dai 1060 dipendenti del 2007 ai 945 di oggi)
-politiche aziendali totalmente orientate al profitto a discapito spesso dell’efficienza energetica e del benessere dei fruitori
-mancanza di controllo da parte dei Consigli Comunali e quindi della cittadinanza
A fronte di questi dati appare evidente che aumentare la dimensione delle multiutilities e la conseguente politica di privatizzazione e quotazione in borsa non potrà che aggravare i problemi di cui sopra.
Confermo pertanto la nostra opposizione alla fusione e chiedo alle forze del Centro Sinistra di ritornare sui loro passi

Il Capogruppo SE – PRC
Antonio Bruno
carloge
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categoria : politica, genova, acqua, iride

mercoledì, 28 gennaio 2009, ore 15:44

La discussione sulla questione “Iride - Enia” sembra limitata a definire la nuova dirigenza e superare le criticita’ finanziarie.
Rimane scontata l’operazione di fusione, nella convinzione che “piu’ grande” sia sinonimo di maggiori risultati. Questo e’ vero, ma solo per i profitti di azionisti, pubblici e privati.
Crediamo sia importante, invece, riflettere ancora sulle conseguenze di queste operazioni: in termini di tariffe, di servizio a favore dei cittadini-utenti, di tutele per i lavoratori e di controllo pubblico dei servizi.
Tralasciare questi aspetti, significa considerarle mere operazioni di speculazione finanziaria, cosa accettabile per aziende destinate a servire il profitto e non il benessere dell’intera città.
Mediterranea Acque (gruppo Iride) ha aumentato le tariffe dell’acqua del 14 per cento per garantire i dividendi ai soci privati.
Il consiglio di amministrazione di Iride si lamenta del clima troppo mite che nel 2007 ha limitato i profitti nella vendita del gas metano.
Alla faccia della politica ambientale.
Gli occupati, dal 2006 al 2008 sono passati da 1060 a 945. Siempre per aumentare i profitti e i dividendi, si taglia sul costo del lavoro, riducendo organici e incidendo sulle condizioni di lavoro (aumenti dei ritmi e dei carichi di lavoro, orari ecc.).
Nel passaggio da Amga (azienda speciale) a Amga SPA tutta pubblica a Iride il Consiglio Comunale e i cittadini hanno visto ridotti i poteri di indirizzo, programmazione e controllo a fronte del potere esercitato dai Consigli di Amministrazione e dagli Amministratori Delegati.
Persino la Sindaco di Genova Marta Vincenzi e il Sindaco di Torino Sergio Chiamparino sono rimasti sorpresi dalla mancanza dell’accantonamento di fondi reso necessario dalla legge anti crisi.
Come possono il Consiglio Comunale e soprattutto i cittadini controllare democraticamente l’attivita’ delle multiutilities?
Anche la barriera (piu’ che altro psicologica) della partecipazione al 51 per cento degli enti locali e’ destinata a cadere entro tre anni, specie per la pressione del comune di Torino che ha assoluta necessita’ di fare cassa ed evitare la bancorotta, dopo la disastrosa esperienza delle Olimpiadi Invernali.
Questi i principali motivi per cui riteniamo non positiva l’esperienza che dal 1995 ha portato Amga alla fusione con Iride.
Questi i motivi per cui dovremmo fermarci e interrogarci tutti, amministratori e cittadini se proseguire su una strada sbagliata o rivendicare nuovamente e con forza la gestione pubblica e democratica di servizi essenziali quali acqua ed energia.

Antonio Bruno Arcadio Nacini, consiglieri comunali Sinistra Europea Prc

Genova, 28 gennaio 2009
carloge

lunedì, 26 gennaio 2009, ore 07:54

Comunicato Stampa

Vorrei contribuire al dibattito sulla fusione della multilutilities Iride con la emiliana Enia. La discussione sembra limitata a definire la nuova dirigenza, a superare le criticita’ finanziarie. . Rimane scontata l’operazione di fusione, nella consapevolezza che “piu’ grande” dia maggiori risultati. E forse e’ vero, se guardiamo ai profitti degli azionisti, specie privati. Vorrei, invece, riflettere sulle ricadute in termini di tariffe, di servizio a favore dei cittadini-utenti, di tutele per i lavoratori e di controllo pubblico di servizi pubblici essenziali quali l’acqua e l’energia Se questi obiettivi non vengono perseguiti ci troveremmo di fronte a una semplice operazione finanziaria speculativa. Per quanto riguarda le tariffe segnalo che Mediterranea Acque (gruppo Iride) ha aumentato le tariffe dell’acqua del 14 per cento. E questo e’ normale perche’ il costo del servizio deve garantire i dividendi ai soci privati. In merito alla qualita’ del servizio ricordo come il consiglio di amministrazione di Iride si sia lamentato del fatto che nel 2007 il clima sia stato particolarmente mite, limitando i profitti nella vendita del gas metano. Vengono accantonate le politiche virtuose per la riduzione degli sprechi. Nel campo del lavoro gli occupati sono passati da 1060 (fine 2006) a 945 (fine 2008), ma questo e’ comprensibile perche’ per ridurre i costi di gestione ci si concentra sul costo del lavoro, riducendo organici e cercando di incidere sulle condizioni di lavoro (aumenti dei ritmi e dei carichi di lavoro, orari ecc.). E infine, ma non meno importante, il controllo democratico di servizi essenziali. Nel passaggio da Amga (azienda speciale) a Amga SPA tutta pubblica a Iride il Consiglio Comunale e i cittadini hanno visto ridotti i poteri di indirizzo, programmazione e controllo; parole sempre più vuote a fronte del reale potere esercitato dai Consigli di Amministrazione e dagli Amministratori Delegati. Se anche la Sindaco di Genova Marta Vincenzi e il Sindaco di Torino Sergio Chiamparino sono rimasti sorpresi dal non accontanamento dei fondi necessari a poter coprire gli oneri dovuti all’applicazione delle norme della legge anticrisi che potrebbero chiedere indietro quanto a suo tempo risparmiato attraverso il concordato fiscale, potete immaginare come un Consiglio Comunale e soprattutto i semplici cittadini possano controllare democraticamente l’attivita’ di una multiutilities? Anche la barriera (piu’ che altro psicologica) della partecipazione al 51 per cento degli enti locali e’ destinata a cadere entro tre anni, specie per la pressione del comune di Torino che ha assoluta necessita’ di fare cassa per evitare la bancorotta, dopo la disastrosa esperienza delle Olimpiadi Invernali. Insomma, e’ per questi motivi che ritengo che l’esperienza non positiva della privatizzazione iniziata nel 1995 di Amga e proseguita poi con la costituzione di Iride debba interrogarci se proseguire su una strada sbagliata o fermarsi e chiedersi come potremo tornare a una gestione pubblica e democratica dei servizi pubblici di acqua e energia.

Antonio Bruno, capogruppo Sinsitra Europea – PRC Comune di Genova
carloge