Regolamentare Internet ? Per fortuna che c'e' Obama
di Rita Guma*
Secondo la stampa, il premier Silvio Berlusconi ha parlato di una proposta di regolamentazione di Internet che potrebbe essere avanzata dall'Italia al prossimo G20.
Osservando che "per quanto riguarda Internet manca una regolamentazione comune", Berlusconi ha annunciato: "Porteremo sul tavolo una proposta di regolamentazione di internet in tutto il mondo", aggiungendo "A gennaio sarò per la terza volta presidente del G8, che sarà un G20" e "rappresenterà l'80% dell'economia mondiale e il 72% della popolazione mondiale". Al problema, ha specificato Berlusconi, non possono porre soluzione le Nazioni Unite, che sono "pletoriche".
Certo la rete da' fastidio. Da' fastidio ai leader dell'economia per via del diritto d'autore e della concorrenza esercitata nei confronti delle testate 'ufficiali' dai siti di informazione libera, ma soprattutto da' fastidio ai leader politici per via della liberta' di espressione, che se puo' essere limitata con leggi per quanto riguarda magistrati e giornalisti, non puo' esserlo in una rete mondiale. Ecco perche' ritengono necessario intervenire a livello mondiale.
Gia' George W. Bush aveva commissionato ad un centro universitario americano un programma in grado di scandagliare la rete per individuare e clasificare i siti che parlavano male della sua amministrazione. Inoltre Bush - dopo aver introdotto il Patriot Act, che permetteva all'FBI di farsi dare dai provider i registri con i dati coperti dalla privacy senza preventiva autorizzazione di un magistrato, ha varato durante la sua amministrazione un programma segreto di intercettazioni - telefoniche, ma anche sulla posta elettronica, senza nessuna garanzia per gli 'idagati', che erano anche Americani. E, durante la notte elettorale USA nella quale ottenne il suo secondo mandato presidenziale, i siti web statunitensi furono resi irraggiungibili al resto del mondo.
Sono anche noti gli atteggiamenti censorii della Cina e le pressioni fatte (spesso con successo) sulle imprese di motodi di ricerca perche' fornissero i dati per rintracciare i dissidenti, incarcerati una volta presi. Si sa pure che imprese americane sono state coinvolte nella produzione di software per analizzare la rete cinese al fine di censurare parole come 'liberta''. Questi fatti produssero anche una messa sotto accusa da parte del Congresso americano a guida repubblicana, al quale le imprese informatiche USA risposero chiedendo una tutela legislativa (e non) senza la quale non avrebbero potuto difendersi dalle richieste dei Paesi esteri nei quali operavano ed in cui vigevano leggi restrittive.
Un altro Paese che potrebbe vedere bene un controllo di Internet e' la Russia, dato il fastidio di Mosca per la dissidenza e per il giornalismo libero.
Della regolamentazione in rete si e' gia' parlato ai vari forum mondiali promossi dall'ONU e cui partecipavano pero' anche gli addetti ai lavori e gli esponenti della societa' civile. Si decise di non procedere in tal senso.
Ora Berlusconi ripropone un'idea di regolamentazione non meglio specificata ma che - a parte il fatto che lascia fuori gli organismi per la difesa dei diritti e la societa' civile, presenti invece in altre discussioni mondiali analoghe - fa pendant con altre scelte legislative della precedente legislatura Berlusconi (nella quale si modifico' la legge sull'editoria andando a toccare anche la rete) e che percio' non ispira nulla di buono.
La nostra associazione si batte per la legalita' e i diritti, quindi e' contraria al fatto che si usi Internet per sfuggire alla legge, per violare la legge, per violare i diritti altrui e quindi per truffe, furti d'identita', pedofilia e pedopornografia, diffamazione, violazione del diritto d'autore e cosi' via. Tuttavia - subito dopo la vita e la dignita' umana - il primo valore e diritto da salvaguardare e' la liberta' di espressione.
Chiunque abbia dimestichezza con le sentenze delle Corti costituzionali e dei diritti sapra' che quando due valori sono in gioco prevale il piu' importante. Grosso modo potremmo dire che l'importanza dei valori segue la 'scala' delle Carte dei diritti, compresa la nostra Costituzione. Pertanto chiunque potra' notare - se non ci arriva a buonsenso - che la liberta' di espressione prevale sulla proprieta' privata e che quindi non posso - ad esempio - limitare il diritti ad esprimersi per salvaguardare il copyright, anche se nel secondo caso ci sono interessi ingenti in gioco (compresi, in particolare in Italia, quelli delle imprese del presidente del Consiglio).
Pertanto devo salvaguardare il diritto d'autore, ma non impedendo ai dissidenti di esprimersi. Devo salvaguardare i diritti dei bambini, ma non tagliando a priori strumenti di diffusione dell'informazione e del pensiero liberi da condizionamenti politici.
Ora, laddove prevale l'interesse privato (e il fatto che il G20 rappresenti l'80% dell'economia mondiale e' in questo senso un danno, non una garanzia) e laddove vi e' fastidio per il dissenso o per l'informazione che svela le bugie dei politici (e al G20 sono presenti solo politici), l'ordine dei diritti viene facilmente sovvertito, e quindi la liberta' della rete e' a rischio.
Per fortuna che c'e' Obama. Obama che non pensa che l'ONU sia un organismo pletorico, ma anzi lo vuole rivalutare. Obama che ha usato la rete per promuovere la sua elezione, comprendendone le potenzialita' positive. Obama che e' stato finanziato dai cittadini tramite offerte via web. Obama che stato e' finanziato dal gotha dell'informatica americana che - per quanto male di voglia dire di Bill Gates - ha rispetto per la collettivita' (sono stati lui e Rockefeller a chiedere a Bush di non tagliare le imposte ai ricchi danneggiando il welfare nazionale) e per il prossimo (che aiuta grazie alla sua fondazione). E che in ogni caso - anche guardandolo da scettici - sarebbe danneggiato da troppe regole in rete, che la rete la farebbero morire, riducendo le vendite di PC, software, annessi e connessi.
Ma soprattutto, se dobbiamo stare alle dichiarazioni ed al programma del presidente eletto americano, per fortuna che c'e' Obama che vuol cancellare le leggi liberticide di Bush e che in quest'ottica non potra' certo vedere bene regole restrittive della rete.
Non dubitiamo quindi che i rappresentanti di una buona fetta della popolazione mondiale (Cina in testa) possano accogliere positivamente la prospettiva di una regolamentazione-controllo, ma confidiamo che altri piu' aperti e illuminati pongano al primo posto la (tanto citata a sproposito) liberta', e ce la lascino esercitare, in rete, anche per gli anni a venire.
E' ovvio che - a parte la speranza che possiamo riporre nelle menti politiche illuminate - la societa' civile, il popolo della rete ed i veri liberali debbano restare vigili e far sentire la propria voce per contrastare ogni rischio di normalizzazione o censura della rete.
* presidente dell'Osservatorio sulla legalita' e sui diritti Onlus
Il Manifesto 8.1.08
Incenerire è un po' morire
Guido Viale
L'inceneritore è una macchina due volte tossica. In primo luogo è tossica perché rilascia scorie pericolose che vanno sotterrate in discariche ad hoc, mentre il resto (quattro quinti) se ne va in fumo. Non sparisce, ma si disperde nell'aria e poi ricade sui nostri polmoni, sulle cose che mangiamo, sul terreno dove passeggiamo o giochiamo. È vero che un inceneritore ben gestito produce meno inquinanti di uno svincolo autostradale o di un ingorgo automobilistico.
Ma i rifiuti sono un materiale poco omogeneo, con grandi variazioni di potere calorifico: basta uno sbalzo di temperatura e l'abbattimento degli inquinanti va in tilt. Sempre nella speranza che nel materiale conferito non siano state nascoste sostanze tossiche, cosa ormai verificata per le «ecoballe» della Campania. Affidereste voi il funzionamento di una macchina così pericolosa a chi ha gestito i rifiuti campani negli ultimi decenni? Ma l'inceneritore è tossico soprattutto perché inquina il cervello di molti amministratori locali e governanti nazionali, che aspettano da quella macchina, e non dalla riorganizzazione del ciclo dei rifiuti attraverso la partecipazione e il coinvolgimento diretto dei cittadini - cioè di coloro che i rifiuti li producono - una miracolosa soluzione del problema. Dal Presidente della Repubblica a quello della Giunta regionale, dai nove commissari straordinari che si sono succeduti in quattordici anni al posto di comando dei rifiuti campani agli opinionisti di tutti gli organi di informazione, fino ai politici che intasano i tg, è tutto un sol coro: il problema si risolverà quando entrerà in funzione il cosiddetto «termovalorizzatore», cioè l'inceneritore. Come si fa nei paesi «moderni». Per il momento beccatevi la munnezza e guai a chi, dimostrando incompetenza e mancanza di spirito civico, protesta. E' quindici anni che il commissario straordinario da una parte dilapida i soldi (due miliardi di euro!) e dall'altra cerca buchi, o spiazzi, o cave, possibilmente controllate dalla camorra, per sistemare i rifiuti che continuano a venir prodotti. Aspettando Godot: cioè l'inceneritore. Anzi, gli inceneritori. Nel primo piano regionale di gestione dei rifiuti campani del 1994, gli inceneritori dovevano essere tredici; poi sono stati ridotti a tre; poi a due, poi a uno, quello di Acerra, ancora in costruzione nel territorio più inquinato di tutta l'Europa. Un altro ne dovrebbe sorgere, tanto per non sbagliarsi, a quindici chilometri di distanza. I siti dove costruirli, come quelli dove collocare i cosiddetti Cdr e dove stoccare le ecoballe sono stati scelti - lo prevedeva il capitolato di gara indetta dalla giunta di Rastelli - dalla ditta vincitrice della gara: la Fibe (leggi Impregilo; cioè famiglia Romiti: nel periodo in cui costui dettava ancora legge alla Fiat) che ha comprato i terreni agricoli più degradati e per questo poco costosi, e poi ha messo a carico del Commissario i fitti mostruosi dei terreni dove si accumulano le ecoballe; terreni preventivamente acquistati a prezzi stracciati dalla camorra. La Fibe aveva presentato il progetto tecnico peggiore, ma si era aggiudicata l'appalto - in pratica la gestione di tutti i rifiuti campani - garantendo di realizzare l'inceneritore in meno di un anno: una cosa che anche uno studente della terza geometri sa che è tecnicamente impossibile. Ma il commissario aveva fretta di avere l'inceneritore per risolvere finalmente il problema. Ed ecco il risultato. Un mese dopo l'aggiudicazione aveva già concesso la prima proroga. Oggi la Fibe, dopo 10 anni, è stata esautorata dal suo incarico - una cosa che Bassolino avrebbe dovuto fare otto anni fa - e le è stato vietato di occuparsi dei rifiuti per i prossimi anni. Ma la prima gara per sostituirla è andata deserta. Così, a completare l'opera è sempre la Fibe, e la seconda gara verrà verosimilmente vinta dall'Asm di Brescia: quella che ha costruito il più grande inceneritore d'Europa (dopo quello di Acerra) in violazione della normativa europea sulla valutazione d'impatto ambientale (Via). E' questa la modernità che tutti aspettano? Nel frattempo era cominciata la farsa della raccolta differenziata (Rd): una manna per creare clientele con finti lavori. La Rd dei rifiuti urbani non è una cosa che si aggiunge alla raccolta ordinaria; così come un commissario straordinario per la gestione dei rifiuti non può aggiungersi ai molti organismi che già se ne occupano. O li sostituisce esautorandoli, e coinvolgendo invece la popolazione servita, così come la Rd investe tutta la produzione di rifiuti e richiede il coinvolgimento di tutti; oppure non serve a niente; fa solo danno e si risolve in puro spreco. Invece, a «disputarsi» la raccolta dei rifiuti in Campania per molti anni ci sono state alcune migliaia di lavoratori socialmente utili (Lsu) in carico alla Regione (molti erano gli eredi dei comitati dei disoccupati organizzati degli anni '70, gente costretta a fare il disoccupato organizzato di mestiere per una vita intera): alcuni ingaggiati dalla giunta di destra; altri da quella di centrosinistra; eri un Lsu di Rastelli oppure un Lsu di Bassolino; poi c'erano gli Lsu dei consorzi (istituiti dal Piano regionale del '94) che non hanno mai funzionato; poi c'erano gli Lsu in carico ai comuni, i quali, però, spesso avevano alle proprie dipendenze anche dei netturbini e/o avevano appaltato la raccolta a ditte esterne. Si era così arrivati ad avere fino a 20mila addetti in aggiunta a quelli ordinari. Nessuno voleva cedere ad altri una fetta del proprio potere: cioè delle proprie clientele e per raccogliere i rifiuti ai lavoratori ingaggiati in via straordinaria non venivano dati, nonché camion e bidoni, nemmeno secchielli e palette. Per molti il lavoro era andare nelle scuole a spiegare agli studenti che cos'è la Rd che non si faceva. Così la Campania è rimasta per molti anni al 3 per cento di Rd e se oggi ha raggiunto il 15 (20 punti percentuali sotto l'obiettivo minimo previsto dalla legge, in attesa del 65 per cento prescritto per il 2012), il merito è solo dei sindaci di centocinquanta comuni campani che si sono rimboccati le maniche. C'è da stupirsi che in tutto questo bailamme, con camion che spariscono (non uno, ma una cinquantina) sotto gli occhi dei commissari, che sono stati anche dei Prefetti, cioè degli uomini d'ordine, senza che questi battessero ciglio; con remunerazioni per il governatore-commissario che, se abbiamo letto bene, hanno superato il milione di euro all'anno; con consulenze e finti lavori che hanno incistato l'ufficio del commissario nei gangli del potere locale al punto che oggi, per smantellarlo, si è ritenuta necessaria la nomina di un secondo commissario che si occupi solo della sua liquidazione; c'è da meravigliarsi se in tutto questo anche la camorra ha reclamato la sua parte? Non è la malavita organizzata che corrompe l'amministrazione, ma è la cattiva amministrazione che richiama la camorra come il miele le mosche. Perché ormai cambiare gli amministratori è quasi impossibile: il sistema è bloccato. Cacciare Bassolino per tornare a Rastelli o a qualche suo sostituto? Cacciare la Jervolino per avere Martusciello? O viceversa? «A che pro?», si chiede qualsiasi persona di buon senso. E i napoletani di buon senso ne hanno da vendere. Il problema che non entrerà mai nella testa dei governanti fino a quando non glielo faranno capire i cittadini, a cui però si fa di tutto per confondere le idee, è che i rifiuti sono un flusso: tante cose entrano nelle nostre case o nella nostra vita sotto forma di consumi; tante ne devono uscire, e in tempi sempre più brevi, sotto forma di rifiuti. Se mi si allaga la casa, prima di decidere dove strizzare i panni con cui cerco di asciugare il pavimento vado a chiudere i rubinetti. Lo stesso dovrebbe succedere con i rifiuti. Non è una cosa difficile da capire. L'inceneritore di Acerra (il più grande d'Europa) se mai entrerà in funzione nel 2009, e se mai i cittadini di Acerra o l'Unione europea gli permetteranno di bruciarle, ci metterà cinque-sette anni a smaltire i cinque milioni di ecoballe accumulati finora; nel frattempo se niente cambia se ne saranno accumulate altrettante che l'inceneritore di Santa Maria La Fossa, se mai sarà fatto, potrà cominciare a smaltire tra non meno di quattro anni; mentre il nuovo commissario, o chi per lui, continuerà a girare per la Campania alla ricerca di nuovi buchi dove sotterrare i rifiuti delle nuove emergenze. Si chiede l'intervento dell'esercito (quasi una guerra: contro i rifiuti. O contro gli abitanti della Campania?) e non si ha il coraggio, e nemmeno l'idea, di proibire, almeno temporaneamente, la distribuzione di prodotti usa e getta e di merci imballate in contenitori inutili, a partire dall'acqua cosiddetta minerale che molte volte è più inquinata di quella del rubinetto. Ci si chiede come una persona intelligente e osannata come Bassolino possa essersi fatto sopraffare da un problema che ingigantiva giorno per giorno in quel modo davanti al suo naso. Ma è nella natura del potere chiudere gli occhi di fronte all'evidenza. Un altro personaggio altrettanto potente e osannato sta rimettendo in piedi la produzione italiana di automobili senza voler vedere che il prezzo del petrolio e il suo esaurimento metterà in ginocchio tutto il settore proprio quando lui penserà di aver risolto i problemi della sua azienda.
Guido Viale
Lunedì 10 dicembre alle ore 18
Presso la libreria Books in the Casba di Via di Prè 137 r
Verrà presentato il libro di Gianluca Solera
Resp. Network Fondazione Anna Lindh, con sede ad Alessandria d'Egitto
Muri, lacrime e za'tar
Storie di vita e voci dalla Palestina
(Nuovadimensione, 2007)
Interverranno

don Paolo Farinella
prof. Giuliano Carlini
prof. Giunio Luzzatto
Muri, lacrime e za’tar è il viaggio di un pellegrino che ha evitato i tour organizzati per scoprire luoghi e persone della Terra Santa. Riunisce in sé l'anima politica e quella spirituale di un’indagine sulla gente che, trovatasi prigioniera dell’ultima ideologia etno-coloniale, resiste affidandosi alla forza travolgente della vita e a certe piccole cose, come lo za’tar (il timo) nell’olio d’oliva, in cui si intinge il pane casereccio. In tempi nei quali si sta cercando di cancellare l’identità della Palestina dalle cartografie, l'autore registra segni e parole, e documenta sia la sofferenza palestinese che le conseguenze sociali e umane dell'occupazione sugli israeliani. Nel libro possiamo ascoltare la testimonianza di un intransigente colono di Qiryat Arba che descrive Hebron da entrambi i lati; o farci condurre per mano da un rabbino tra i beduini che vivono nelle baracche alla periferia degli eleganti insediamenti israeliani a Est di Gerusalemme. Tra i Muri ci sono sempre delle fessure, e le persone di buona volontà o quelli che disperatamente cercano di vivere con dignità sanno incontrarle. E passarci attraverso.
Da sinistraeuropea.it
Ordine del giorno finale
Assemblea nazionale Sinistra europea in Italia
Roma, 16-17 giugno 2007
L’Assemblea nazionale della Sinistra europea in Italia approva la dichiarazione comune e la carta generale delle regole, sottoposte alla consultazione delle reti e al dibattito di questa Assemblea. Essi costituiscono i documenti posti alla base della nostra assemblea costitutiva.
Dichiara come primi impegni della nuova attività della Sinistra europea in Italia le seguenti campagne:
• per l’accertamento della verità politica sulle responsabilità politiche ed istituzionali nonché le trame internazionali per i fatti di Genova 2001, ovvero la repressione violenta e premeditata contro un grande movimento democratico. In questo senso, ribadiamo che la Commissione parlamentare sui fatti di Genova non è rinviabile. Così come non è accettabile che venga riproposto di svolgere il G8 nel nostro Paese.
• Al fianco dei comitati e della popolazione vicentina contro la nuova base militare. Quella decisione, non condivisa o concordata con le forze di sinistra nella maggioranza, non ci impegna. Tanto più perché non è condivisa dalle popolazioni. Chiediamo, assieme alle cittadine e ai cittadini di Vicenza, una consultazione popolare vincolante e l’apertura di una trattativa. Stessa cosa vale per la TAV, il NO Mose, le altre mille vertenze territoriali. Siamo con il diritto e con le popolazioni, come ieri a Scanzano. Fino in fondo. Fino alla disobbedienza civile. I parlamentari della Sinistra europea, i suoi rappresentanti nelle sedi istituzionali sono impegnati ad essere al fianco dei cittadini di Vicenza, ad essere presenti nei presidi permanenti, a partire dai prossimi giorni.
• Sarà impegno della Sinistra europea contribuire a una iniziativa generale per il superamento dell’attuale modello economico – produttivo verso un modello ecocompatibile, che si ponga come obiettivo primario il benessere dei viventi su tutto il pianeta, senza distinzione di latitudine e garantito nel tempo. Operando per la massima efficienza e sobrietà nell’uso delle risorse naturali e riducendo consistentemente i processi distruttivi come la combustione per affrontare le grandi emergenze climatiche ed ambientali accompagnate dalla mercificazione dei beni comuni primari: aria, acqua, terra, energia. Favorendo la creazione di tanto lavoro buono e compatibile e l’incontro tra i grandi movimenti mondiali per la salvaguardia dell’ecosistema e le vertenze territoriali contro le grandi opere e i megaimpianti finalizzati prevalentemente a favorire le rendite finanziarie.
• Si è svolta ieri una grande manifestazione popolare: il Pride. Questo popolo parla a tutta l’Italia. Parla di un rinnovamento culturale del costume, dei diritti. Parla della laicità, del contrasto ad ogni forma di intolleranza, di discriminazione. Parla del riconoscimento delle differenze, del contrasto ad ogni forma di fondamentalismo o di Stato etico, di controllo sui corpi. Vogliamo rilanciare la sfida per l’estensione dei diritti, le unioni civili, contrastare con forza l’omofobia.
• Riconosciamo nella War On Drugs una strategia fallimentare che in questo decennio ha alimentato guerre e mafie globali senza ridurre né la produzione né il consumo. La Se chiede al governo Prodi di superare così come prevede il programma dell’Unione l’attuale legge in vigore sulle droghe in Italia, e parteciperà alle mobilitazioni che si terranno a Vienna nel 2008/9 per contestare l’operato dell’Onu sulle droghe.
• Intendiamo promuovere una grande campagna di civiltà che riguardi i diritti dei migranti, a partire dall’abrogazione Bossi-Fini, la cancellazione dei CPT, una nuova legislazione, a partire dall’asilo politico e dal diritto di voto passivo e attivo.
• Siamo dentro il conflitto sociale e partecipiamo pienamente alle mobilitazioni per aprire la stagione di risarcimento sociale che il Paese attende: salari, pensioni, lotta alla precarietà, casa, estensione del welfare e modifica nel profondo del suo modello.L’abolizione dello scalone è un impegno del Governo. Va realizzato subito e senza sostituirlo con meccanismi graduali che portano al medesimo risultato. Aumentare pensioni minime e basse è necessario in un Paese come l’Italia dove oltre i 2/3 dei pensionati prende meno di 700 euro al mese. Si vuole l’equità? Si cominci a colpire rendite e privilegi, a partire dalle liquidazioni d’oro e dalle pensioni d’oro dei grandi manager e dai vitalizi dei parlamentari.
E’ strategica la lotta alla precarietà, per il lavoro stabile, la sicurezza del lavoro. L’Italia è il Paese con il più alto numero di morti sul lavoro. Servono controlli e sanzioni. Serve la prevenzione. E la prima prevenzione è modificare le norme che hanno esteso la precarietà, tolti diritti e tutele, intensificato i ritmi e lo sfruttamento. La lotta alla precarietà parla ai giovani di questo Paese impossibilitati ad un progetto di futuro dalla condizione generale della precarietà che riguarda il lavoro tutto, quello manuale, quello intellettuale, quello creativo, la produzione artistica. Intendiamo rilanciare l’iniziativa per il reddito di cittadinanza, il salario sociale, il superamento dei contratti precari, la riduzione dell’orario di lavoro.
• Il salario è poco. E’ stato perso troppo di potere d’acquisto. Sinistra europea lancia una grande campagna a sostegno del rinnovo dei contratti, a partire da quello dei lavoratori metalmeccanici. Nessun accordo al ribasso, nessun accordo senza sentire i lavoratori in maniera vincolante in questa fase cruciale del confronto fra governo e sindacati. Il governo faccia la sua parte. L’extragettito, frutto anche del contrasto all’evasione, vada al risarcimento sociale e non il residuo, dopo aver accontentato le tecnocrazie di Bruxelles e le lobbies di potere in Italia. Con il cuneo fiscale hanno avuto le imprese, oggi tocca ai lavoratori.
• Vogliamo lo smantellamento dell’impianto di fondo dell’autonomia scolastica e per il completo smantellamento della cosiddetta riforma Moratti. Siamo per affermare a tutti i livelli la conoscenza come bene comune, il ruolo pubblico dell’istruzione e il contrasto alla mercificazione del sapere, al sostegno alla privatizzazione della scuola, alla precarietà .
• Vogliamo lanciare una grande campagna per la sicurezza e la legalità. Non la versione securitaria fatta propria da alcuni sindaci, anche di centro-sinistra, i cosiddetti “patti per la sicurezza” che sono la caccia al diverso e l’implementazione dell’emarginazione. Innanzitutto, pensiamo a una grande campagna contro la violenza alle donne, che contrasti il suo dilagare, nell’ambito familiare, così come in quello del lavoro e nella società.
• Rilanciamo la centralità di un nuovo meridionalismo e della sua connessione con i popoli del Mediterraneo, come spazio comune di cooperazione e per una nuova idea della cooperazione, dell’economia, della società.
• Sinistra Europea rilancia l’iniziativa di impegno e solidarietà per la cooperazione internazionale, la diplomazia dal basso, le lotte al fianco dei popoli oppressi e le minoranze. Politiche per il disarmo, uscita dai teatri di guerra, coerente applicazione dell’art.11 della Costituzione. Va organizzata una mobilitazione contro lo scudo stellare.
• Lanciamo una campagna per la causa palestinese.
Abbiamo coscienza dei nostri limiti. Con modestia, ma grande calore chiediamo la cessazione dell’ostilità dentro la comunità palestinese, il dialogo. La partecipazione popolare sostituisca il conflitto interno. Allo stesso tempo, rilanciamo il processo di pace e la fine dell’occupazione militare. Pace, diritti, sicurezza stanno assieme.
• La partecipazione è l’elemento distintivo della Sinistra europea. Decidiamo di proporre un tavolo di confronto permanente con associazioni e movimenti. Proponiamo di aprire una grande consultazione popolare sulle priorità della svolta che il Paese attende. Decidiamo di aprire un portale “Per la Sinistra” aperto a tutte le forze, le associazioni, i comitati, donne e uomini singoli. Ci impegniamo a costruire le case della sinistra e i laboratori sociali come luoghi fisici di condivisione di uno spazio politico pubblico partecipato, di auto organizzazione sociale, del fare cultura.
On line il Network per la Sinistra
Come annunciato all’assemblea nazionale della Sinistra Europea, lunedì 25 giugno sarà online www.sxnet.it
E’ un esperimento che ambisce a creare uno spazio di discussione ampio, aperto al tutto il popolo della sinistra e senza bandiere.
Per questo, perché funzioni davvero, è essenziale il contributo di quante e quanti più possibile: associazioni, reti, movimenti, sindacati, partiti, donne e uomini.
Per parteciparvi, una sola condizione: essere di sinistra.
L’ambizione è quella di creare un portale che sia fatto proprio, sentito proprio, dai soggetti in carne ed ossa che condividono uno stesso orizzonte politico, culturale ma anche sentimentale. Non un dibattito fine a se stesso, ma un luogo di incontro, di relazione, di confronto dove i confini ed i contenuti stessi saranno definiti da chi lo frequenterà. Anche per questo, e visto che lunedì prossimo sxnet.it sarà on line, vorremmo da subito fornire qualche coordinata, ad esempio indicando una mappa dei link: ci aiutereste a compilarla inviandoci i vostri e quelli che ritenete importanti? Grazie! L’indirizzo per l’invio dei link o per altre eventuali informazioni è: redazione@sxnet.it