mercoledì, 28 gennaio 2009, ore 18:44

Il Comitato per Scarpino con Città Partecipata in collaborazione con il Municipio VI Medio Ponente organizza la conferenza "Per una Liguria senza  inceneritori"

Interverrá: Prof. Paul Connet docente di chimica ambientale e tossicologia presso la Saint Lawrence University di Canton - New York , autorevole scienziato e divulgatore della rete Mondiale di Rifiuti Zero e Noinc
Venerdì 30 gennaio ore 17,30 Palazzo Fieschi, via Sestri 34
Riavere indietro i nostri soldi,pagati ingiustamente con la TRUFFA DEI CIP 6 e della TIA da oggi si può, con la CLASS ACTION (causa legale collettiva)

carloge

mercoledì, 10 dicembre 2008, ore 11:10

dal Corriere Mercantile di mercoledi 10 dicembre 2008

RIFIUTI, SI RIAFFACCIANO I TIMORI DI UN MEGA-IMPIANTO
le ipotesi per il trattamento finale


Impianto di trattamento finale dei rifiuti, si riaprono le polemiche e ritornano i dubbi. Polemiche e dubbi per ora preventivi, visto che la commissione tecnica voluta dall¹amministrazione comunale per individuare le possibili soluzioni tecnologiche per la scelta dell¹impianto di trattamento finale, previsto a Scarpino, e anche per la localizzazione dell¹impianto di compostaggio, si è insediata da un mese e mezzo e dovrà terminare il suo lavoro entro aprile. A richiamare l¹attenzione e ad esprimere alcune preoccupazioni è il capogruppo di Se-Rc in consiglio comunale, Antonio Bruno. «Mi risulta che nella commissione si stia discutendo dell¹ipotesi di un impianto finale che smaltisca il 55% dei rifiuti e non il 35% - osserva Bruno - Questo significherebbe basarsi su un obiettivo di raccolta differenziata del 45% e non del 65%. Nell¹ordine del giorno approvato dalla maggioranza, però, si prevede il raggiungimento dei limiti di legge di differenziata, che è di 65% nel 2012. Visto che l¹impianto dovrebbe essere in funzione nel 2014, si dovrebbe tenere conto di quest¹ultimo obiettivo. Non vorremmo che si rinunciasse in partenza ad incrementare il più possibile la differenziata, anche perché un obiettivo così basso rischierebbe di far saltare l¹accordo politico che aveva portato ad accantonare l¹ipotesi dell¹inceneritore». Bruno sottolinea poi che «la commissione deve confrontare diverse tecnologie per l¹impianto finale, compresa quella del trattamento bio-meccanico che, invece, mi risulta si stia escludendo. E poi - aggiunge - sarebbe opportuno non utilizzare solo l¹area di Scarpino per tutto, compreso l¹impianto di compostaggio». Alle obiezioni di Bruno replica l¹assessore comunale al Ciclo dei rifiuti, Carlo Senesi, spiegando, fra l¹altro, che quello del 45% è l¹obiettivo di legge valido fino al 31 dicembre 2011. «E¹ vero che il nostro impianto dovrebbe essere pronto a metà del 2014 ma - osserva - visto che a Genova siamo solo al 17% di raccolta differenziata, pensare oggi di raggiungere per quella data il 65% non è realistico. Per questo si sta ragionando su una percentuale del 45%. L¹impianto, comunque, sarà modulare e, quindi, potrà essere adattato ad un eventuale aumento della differenzata, oppure - spiega - si potrebbe decidere di utilizzare, per esempio, un modulo per bonificare la discarica di Scarpino, iniziando a smaltire i rifiuti depositati in discarica». Quanto all¹esclusione della tecnologia della separazione bio-meccanica a freddo:« Questa era già stata esclusa - afferma Senesi - perché noi abbiamo deciso di puntare su un impianto che consenta anche il recupero energetico, il che non è possibile con la separazione bio-meccanica. Se poi nel frattempo impianti realizzati con questa tecnologia dessero ottimi risultati, nulla c¹impedirebbe di prenderli in considerazione».
a.c. ( annamaria coluccia )
carloge

lunedì, 08 dicembre 2008, ore 19:32

Inceneritori : informazione e trasparenza ? I dubbi dei medici
di medici

In occasione del workshop "Gestione del rischio e prevenzione primaria", svoltosi ad Arezzo il 25 novembre 2008 nell'ambito del 3° Forum Risk Management in Sanità, Daniele Fortini presidente di Federambiente e Monica Bettoni direttore generale dell'Istituto Superiore di Sanità si sono impegnati a stipulare una convenzione, proposta dall'ex Senatore Roberto Barbieri, per il monitoraggio dei rischi sanitari derivanti dalla gestione del ciclo integrato dei rifiuti urbani.
Con un successivo comunicato, il presidente di Federambiente ha dichiarato: "E' un'iniziativa importante, a ulteriore testimonianza di quanto siano trasparenti nelle loro attività le nostre imprese e di quanto siano accessibili a chiunque tutte le informazioni e le conoscenze di cui disponiamo. *E' un'iniziativa che auspichiamo ci porti finalmente a tacitare i diffusori dell'allarmismo sull'uso di tecnologie di cui il nostro Paese ha assoluto bisogno per chiudere virtuosamente il ciclo dei rifiuti urbani nel più completo rispetto della salute dei cittadini e dell'ambiente."* (ANSA)
Il presidente di Federambiente evita di citare, "tra le tecnologie di cui il nostro Paese ha assoluto bisogno", gli inceneritori dei rifiuti, oggetto specifico delle relazioni presentate al workshop. Premesso che "tacitare" le opinioni non gradite, espresse "dai diffusori dell'allarmismo", risuona come una minaccia che deve preoccupare qualsiasi cittadino, i sottoscritti medici, coerentemente con quanto affermato dal proprio Codice Deontologico - ritengono doveroso ricordare quanto segue.
L'Istituto Superiore di Sanità, il massimo organo tecnico del Servizio Sanitario Nazionale che ha tra i propri obiettivi soprattutto la promozione della Salute Pubblica e la Prevenzione Primaria delle malattie, non può ignorare la copiosa letteratura scientifica che prospetta nocività dall'incenerimento dei rifiuti, oltre che la discutibile utilità di tale trattamento e la sua certa onerosità economica.
*La nocività* è dovuta all'emissione di elevate quantità di sostanze inquinanti tossiche, persistenti nell'ambiente e bioaccumulabili, molte ad azione cancerogena certa, di cui solo un piccolo numero è noto e monitorato per legge.
*L'utilità di tale trattamento è discutibile* in quanto, tramite la raccolta domiciliare dei rifiuti urbani e la loro separazione tra secco e umido già in corso in molteplici esperienze territoriali, la quota residua di rifiuto, per altro trattabile anche con modalità diverse dalla combustione, è meno del 20% del volume iniziale e notevolmente inferiore a quella delle scorie tossiche e non tossiche da incenerimento.
*L'onerosità economica* è dovuta ai rilevanti costi della costruzione e gestione degli impianti di incenerimento, di gran lunga superiori a quelli degli impianti di riciclaggio e recupero. Senza considerare l'incentivazione dei contributi pubblici, con oneri a carico delle bollette elettriche dei cittadini, che gli impianti di incenerimento ricevono per il loro funzionamento. Gli inceneritori di "vecchia generazione", ritenuti "sicuri" al momento della loro installazione, hanno prodotto gravi danni all'ambiente ed alla salute.
In Francia un accurato studio epidemiologico condotto sulla popolazione residente nei pressi di 16 inceneritori, ha fatto registrare un aumento del 6% di tumori nelle donne esposte. E' auspicabile che l'ISS conduca in Italia un analogo studio, indipendente e trasparente, su un campione rappresentativo delle popolazioni residenti nei pressi dei circa 50 inceneritori per rifiuti solidi urbani già esistenti.
Lo studio di Coriano (Forli') ha dimostrato che risiedere per almeno 5 anni in zone ubicate sottovento a quell'inceneritore, determina nelle donne esposte a tempo pieno (le casalinghe) un aumento del rischio di morte per tutti i tumori. Nessuno è attualmente in grado di offrire garanzie di innocuità dei "nuovi" inceneritori, soprattutto per quanto riguarda l'emissione di enormi quantità di particolato ultrafine, il cui danno, anche genotossico, si manifesterà a lungo termine e nelle generazioni future.
L'Istituto Superiore di Sanità non può sottovalutare i rischi per la salute pubblica, da qualunque sorgente provengano e indipendentemente dagli interessi economici. Auspichiamo che non si ripeta il caso degli esposti al cloruro di vinile monomero di Porto Marghera, a proposito dei quali il Rapporto ISS del 1991 recitava: "La mortalità per tutte le cause risulta significativamente inferiore a quella attesa in base ai dati sia nazionali che regionali .....La mortalità per tutti i tumori è inferiore alle attese...". (Marco Mamone Capria "Scienza, Potere e Democrazia" ottobre 2006 pag 196-97).
Ci volle la fermezza di un operaio, Gabriele Bortolozzo, e la costanza di un Magistrato, Felice Casson, per dimostrare il rischio cui erano esposti quegli operai. Vorremmo invitare l'ISS ad indagare anche le cause del rischio di cancro nell'infanzia, rischio che nel nostro paese sta aumentando del 2% annuo, esattamente il doppio che negli altri paesi europei, e del 3,2% nei primi 12 mesi di vita.

Michelangiolo Bolognini, Medico Igienista Pistoia
Ernesto Burgio, Medico Pediatra Palermo
Antonio Faggioli, Libero Docente in Igiene dell'Università di Bologna
Gabriella Filippazzo, Direttore Sanitario Ospedale Cervello, Palermo
Gian Luca Garetti, Medico di Medicina Generale, Firenze
Valerio Gennaro, Medico Epidemiologo, Genova
Patrizia Gentilini, Medico Oncologo ed Ematologo, Forlì
Giovanni Ghirga, Medico Pediatra, Civitavecchia
Manrico Guerra, Medico di Medicina Generale, Parma
Ferdinando Laghi, Primario di Medicina Interna, Castrovillari
Gianmarco Lege, Medico Internista, Ivrea
Antonella Litta, Medico di Medicina Generale, Viterbo
Vincenzo Migaleddu, Medico Radiologo, Sassari
Giuseppe Miserotti, Medico di Medicina Generale, Piacenza
Celestino Panizza, Medico del Lavoro, Brescia
Ruggero Ridolfi, Medico Oncologo ed Endocrinologo, Forlì
Lucio Sibilia, Medico Psichiatra, Roma
Roberto Topino, Medico del Lavoro,Torino
Antonio Valassina, Medico Ortopedico, Roma
Giovanni Vantaggi, Medico di Medicina Generale, Gubbio
5 Dicembre 2008

Fonte: Osservatorio sulla legalità
carloge

lunedì, 20 ottobre 2008, ore 07:25

Documento sul modello di gestione dei materiali post consumo presentato al convegno "Qualità dell'aria in Val Padana: verso il risanamento?, organizzato da Italia Nostra a Mantova il 18 ottobre. Il documento, che ha trovato ampio consenso,è di fatto la posizione ufficiale dell'associazione che mi augurò sarà ratificata dal Consiglio Nazionale.

GESTIONE MATERIALI POST CONSUMO MODELLO ITALIA NOSTRA GENOVA

Introduzione
Una ben orchestrata campagna mediatica ha utilizzato l’emergenza rifiuti della Campania per ridare fiato al Modello Brescia, ovvero all’incenerimento con recupero energetico del rifiuto tal quale, fatto salva la raccolta differenziata che si attestano su valori pari al 40-45%. Con questi livelli di raccolta differenziata si recupera gran parte di quello che non è combustibile (metalli: 4% del totale prodotto), che potrebbe danneggiare la griglia del forno (vetro: 10%) e che potrebbe creare problemi tecnici (ingombranti: 7%). Il restante 25-30 % raccolto in modo differenziato è fatto di organico e verde che per l’alto contenuto di umidità (30-40%) poco si presta alla termovalorizzazione e di carta e cartone, materie seconde richieste dalle cartiere. Per le plastiche occorre fare un discorso a parte. In tutte le realtà in cui opera un inceneritore la raccolta differenziata della plastica si limita ad intercettare non più del 22-23 % dell’intera plastica immessa sul consumo. E, normalmente, la metà della plastica raccolta in modo differenziato è inviata anch’essa agli inceneritori, con la scusa che la presenza contemporanea di diversi polimeri rende questa miscela di plastiche non idonee al riciclo. Il motivo vero di queste scelte è che senza plastica (che rappresenta non più del 20% in peso di tutti i rifiuti urbani) il potere calorifico di quello che resterebbe negli scarti indifferenziati non giustificherebbe, dal punto di vista economico, nessun impianto di incenerimento con recupero energetico anche con i discutibili incentivi pubblici dei Certificati Verdi e del CIP 6 assegnati alla elettricità prodotta con l’incenerimento dei rifiuti urbani. L’emergenza rifiuti Prima del gran clamore sull’emergenza Napoli che si trascinava nel silenzio dei media da circa 14 anni, con gli stessi scenari di cumuli di rifiuti lungo le strade delle periferie di Napoli, il Modello Brescia incontrava qualche difficoltà: l’esclusione dei Certificati Verdi per la quota di materie plastiche incenerite per i nuovi impianti, la presa di posizione di centinaia di Medici, preoccupati per le possibili ricadute sanitarie di questi impianti, la netta vittoria del No al referendum sulla proposta di realizzare un inceneritore a Firenze, il successo della raccolta differenziata Porta a Porta in importanti città e in diversi quartieri di grandi città, con raccolte differenziate di qualità superiori al 60%, il crescente successo di trattamenti a freddo (compostaggio, fermentazione anaerobica, trattamenti meccanici biologici). Anche l’accresciuta domanda di materie seconde (carta, plastica metalli) sul mercato internazionale e la conseguente crescita del valore di queste merci, favoriva il riciclo che cominciava ad entrare in forte concorrenza con la cosiddetta termovalorizazione. E nonostante i goffi tentativi di delegittimare i tanti Comitati contrari all’incenerimento (sindrome NIMBY, gli ecologisti del no), il Modello Brescia, era in affanno anche per il convergere di tutti questi Comitati su un diverso modello di gestione che, per la soluzione del problema privilegiava i minori costi economici e sanitari a carico della comunità, i maggiori risparmi energetici indotti dalla riduzione della produzione alla fonte, il recupero e l’uso di trattamenti finali “a freddo”, scelte che qualche Amministrazione (Provincia di Savona, Provincia di Trento, Comune di Genova ) cominciava a fare proprie con adeguate delibere. E con la scusa dell’emergenza rifiuti della Campania e l’emergenza prossima ventura di Palermo, Roma e Firenze sono stati reintrodotti gli incentivi dei CIP 6 e dei Certificati verdi anche per i nuovi impianti e oltre ai 4 termovalorizzatori campani, se ne propongono altri 80 sull’intero territorio nazionale da aggiungere ai 50 già operativi. Si tratta di uno scenario obsoleto, che farebbe dell’Italia il paese con la più alta percentuale di incenerimento al mondo; uno scenario senza futuro e tutto a carico delle famiglie italiane. Queste, a loro insaputa, sono già costrette a pagare tre volte la loro spazzatura: Tassa Igiene Ambientale, tassa Certificati verdi (7% bolletta della luce), tassa CONAI per ogni imballaggio acquistato (7 centesimi al chilo). A questo si dovrà aggiungere la tassa sulla salute per il peggioramento della qualità ambientale indotto dall’incenerimento di decine di milioni di tonnellate di rifiuti in 130 inceneritori, tanti quanti si propone di realizzare sull’onda emotiva del post “terremoto” campano. E nel pieno rispetto degli attuali limiti di legge , questi impianti per ogni tonnellata di rifiuti termovalorizzati , immetteranno nell’aria 300 grammi di ossidi di azoto, polveri sottili, metalli pesanti e 44 nanogrammi TEQ di diossine. Gli stessi impianti per ogni 1.000 chili di rifiuti urbani termovalorizzati produranno 300 chili di ceneri, rifiuti in parte tossici (ceneri leggere) e in parte ( ceneri pesanti) meno inerti di quanto si vuol far credere. Con colpevole superficialità si pensa di riciclare le ceneri pesanti come materiali edili, ignorando i più recenti studi che hanno evidenziato la presenza di composti tossici anche nelle ceneri pesanti.

 

I nuovi scenari
Il 17 giugno 2008 il Parlamento Europeo ha confermato in una sua Direttiva le priorità che i paesi membri devono adottare nella gestione dei materiali post consumo. I principali punti di questa Direttiva sono:
• Il riutilizzo e il riciclo devono essere preferiti alla valorizzazione energetica in quanto rappresentano la migliore scelta dal punto di vista della tutela dell’ambiente e della salute.
• Le priorità vedono al primo posta la Prevenzione, al secondo la Progettazione per il riutilizzo, al terzo il Riciclo, in fine il Recupero i forme diverse dal Riciclo.
• L’incenerimento può essere considerata una forma di recupero solo per impianti ad alta efficienza energetica
• Non si deve promuovere l’incenerimento di materiali riciclabili Il Modello Italia Nostra Genova Il Modello “Italia Nostra Genova”si muove all’interno di questo scenario e assembla le migliori esperienze di gestioni di MPC già in atto in Italia. In sintesi:
1. Riduzione del 20% della produzione di Materiali Post Consumo
2. Estendere sistemi di raccolta differenziata Porta a Porta a tutti i Comuni
3. Calcolo della Tariffa di Igiene Urbana (TIA) in base alla quantità di rifiuto indifferenziato effettivamente prodotta
4. Dare priorità al riciclo di materia confermando l’obiettivo del 60% di raccolta differenziata, finalizzata al riciclo e al compostaggio del 50% della frazione raccolta in modo differenziato.
5. Prevalente uso della frazione umida per il compostaggio e la fermentazione anaerobica con produzione di biogas
6. Purificazione del biogas a biometano compatibile con la rete di distribuzione del gas
7. Centri regionali di separazione e valorizzazione della frazione secca per il suo riciclo e riuso integrale
8. Trattamenti meccanico biologici a freddo dei rifiuti indifferenziati con ulteriori recuperi di materiali per il riciclo
9. Stoccaggio della frazione inerte residuale e degli scarti inerti (polimeri di sintesi e naturali) in attesa della commercializzazione delle tecniche di trasformazione in combustibili liquidi (bioetanolo, biodiesel). La Tabella che segue mette a confronto il Modello a Freddo di Italia Nostra, con il Modello a Caldo tipo Brescia. Fatta cento la quantità di MPC attualmente prodotti, la Tabella riporta le quantità (percentuali) di materiali avviati ai diversi trattamenti. A riguardo, facciamo notare che tutti i piani tipo modello Brescia prevedono una Raccolta Differenziata intorno al 44%, ottenuta con il classico sistema delle campane. Questo sistema di raccolta, a causa della bassa qualità dei materiali raccolti, ha scarti superiori al 20% che sono avviati all’incenerimento. Al contrario, il Modello Italia Nostra, grazie al sistema di raccolta porta al porta, avrà una percentuale di scarti molto inferiori (10%). Questi scarti, separati con sistemi meccanici in due principali frazioni (cellulosica e plastiche) possono trovare nuovi utilizzi come materia. In particolare le plastiche miste, dopo estrusione e triturazione come dimostra il Centro di Riciclo di Vedelago (TV), sono utilizzabili nella produzione di manufatti edili.

Tabella.
Confronto tra il Piano di Gestione con inceneritore (A Caldo) e il Piano senza inceneritore (A Freddo), fatta cento l’attuale produzione di MPC

               A Caldo           A Freddo
Da gestire 100 80
Al riciclo 36 43
Inceneriti 64 0
Biostabilizzati 0 32
Discarica 19 0
Stoccati 0 22

L’analisi di questa Tabella segnala l’importanza strategica di dare priorità a scelte che inducano la riduzione alla fonte nella produzione di rifiuti. Se si raggiunge l’obiettivo di riduzione alla fonte del 20%, la quantità di scarti da raccogliere e avviare al riciclo non sarà molto diversa da quella prevista dal Modello a Caldo, come pure la quantità di scarti da stoccare nello scenario senza inceneritore non è molto diversa dalla quantità di ceneri prodotte dal “termovalorizzatore” dello scenario a caldo. Nella Tabella volutamente si sono usati e tenuti distinti i termini discarica e stoccaggio. Le ceneri prodotte dagli inceneritori devono essere inertizzate, ad esempio mescolandole a cemento, e prudenza vorrebbe, per l’elevato contenuto di metalli tossici e composti organici genotossici, che dopo questo trattamento le ceneri siano messe in discariche per rifiuti speciali. Scarti a base di cellulosa (carta e cartone, pulper da cartiere) , di plastiche eterogenee e sostanza organica biostabilizzata (compost) sono di fatto inerti e possono essere stoccate provvisoriamente in depositi con caratteristiche simili alle attuali discariche per rifiuti urbani che tuttavia non avranno il problema della produzione di eluati e gas serra, in quanto lo scarto putrescibile è in pratica assente. Come già accennato , questi depositi sono da considerarsi stoccaggi provvisori (5-10 anni) da utilizzarsi non appena le attuali tecnologie in grado di trasformare scarti cellulosici in bioetanolo e gli scarti polimerici in olio diesel saranno entrate nella piena maturità tecnologica e commerciale. Questo utilizzo, prevalentemente destinato all’autotrazione, appare molto più efficiente dal punto di vista energetico ed ambientale della termovalorizzazione.

Riduzione della produzione
La scelta prioritaria e innovativa del Modello Italia Nostra è quella di invertire l’attuale progressiva crescita della produzione procapite di rifiuti e raggiungere rapidamente l’obiettivo di ridurre del 20% l’attuale produzione. Questo obiettivo è raggiungibile con misure locali e nazionali. Le scelte che possono fare Comuni, Province, Regioni sono:
1. Introduzione della Tariffa puntuale calcolata in base all’effettiva produzione di scarti indifferenziati. Questo calcolo è possibile con sistemi di raccolta porta a porta. Numerose esperienze nazionali hanno dimostrato riduzioni della produzione del 10-15 % in base a nuove scelte di acquisto e consumo da parte delle famiglie e aziende, finalizzate a ridurre la loro produzione di imballaggi
2. Incentivazioni (sconti in base a autocertificazioni) al compostaggio domestico anche in ambito urbano che fa scendere fino al 30% la produzione familiare di MPC. Questa misura dovrebbe coinvolgere gran parte delle famiglie italiane dedite al giardinaggio, stimata pari al 20% del totale di famiglie.
3. Incentivazioni ai mercati dell’usato (ad esempio con l’esenzione dalla Tariffa Igiene urbana per questi esercizi).
4. Incentivazioni alla creazione delle Banche Alimentari per il recupero di alimenti prodotti dalla ristorazione e dalla grande distribuzione. altrimenti destinati al macero.
5. Favorire la vendita di prodotti sfusi (pasta, cereali, detersivi, latte,vino…) nella piccola e grande distribuzione.
6. Promuovere l’uso dell’acqua da rubinetto, laddove questa è di alta qualità, a partire da mense scolastiche e aziendali
7. Promuovere l’uso di pannolini lavabili, a partire dagli asili nido comunali 8. Promuovere l’abolizione dell’usa e getta negli alberghi, nella ristorazione, nelle sagre e nelle feste di partito.

Le scelte del Governo
Il governo nazionale deve fare rapidamente tre scelte fondamentali per promuovere la riduzione dei rifiuti e Italia Nostra dovrà far pressioni perché avvengano:
1. divieto di fornire gratuitamente sacchetti per la spesa
2. reintroduzione del vuoto a rendere su tutti i contenitori di bevande di largo consumo.
3. Modificare il regolamento del Consorzio Nazionale Imballaggi (CONAI)
Con queste scelte anche il nostro Paese si affiancherebbe al resto dell’Europa e agli Stati Uniti dove da tempo è legge il Vuoto a Rendere applicato anche ai contenitori in plastica; altri paesi tra cui Cina e Irlanda hanno vietato o limitato fortemente l’uso di sacchetti in plastica Ogni anno in Italia sono usate e gettate 300.000 tonnellate di sacchetti di plastica e 350.000 tonnellate di bottiglie in PET per la confezione di acqua potabile. Si tratta di due anomalie mondiali difficilmente sostenibili con i costi crescenti del petrolio e dell’energia. La terza scelta deve cancellare la norma che equipara l’incenerimento delle plastiche ad una pratica di riciclo, in quanto in contrasto con le norme comunitarie e con gli accordi di Kioto. I soldi dei consumatori così risparmiati devono essere usati per incentivare economicamente la raccolta differenziata della frazione umida destinata al compostaggio. Si tratta di estendere a questa importante frazione, che da sola rappresenta tra il 20 e il 30% dei rifiuti urbani, quanto è già stato fatto per la carta, che nononstante non sia un imballaggio, gode dei contributi CONAI erogati da questo Ente ai comuni che effettuano raccolte differenziate in proporzione alla quantità e alla qualità dei materiali post consumo raccolti in modo differenziato.

Federico Valerio

carloge

mercoledì, 19 marzo 2008, ore 07:58

CONFERENZA STAMPA: tutti i movimenti dell'arcobaleno E APERITIVO

Giovedi 20 marzo 2008 alle ore 12.30
presso la Casa della Sinistra "Thomas Sankara"
via Assarotti 3/14 (ultimo piano)

verranno presentati le candidature genovesi nelle liste della Sinistra l'Arcobaleno provenienti dalla societa' civile, i movimenti sociali, le lotte per il territorio.

Saranno presenti:

Rita Lavaggi, impegnata nel comitato per la difesa del parco di Villa Rosa a Genova e attiva nei movimenti per la Sinistra Europea

Maristella Mameli, attiva nei movimenti contro l'inceneritore di Scarpino e nei progetti di aumento di raccolta differenziata, consigliere municpale di Genova Medio Ponente

Irene Ravera, impegnata nei movimenti giovanili e femministi, consigliere municipale di Genova Medio Levante

Ennio Cirnigliaro, attivo nei movimenti sociali della Val Polcevera e impegnato nelle lotte per l'ammodernamento della rete ferroviaria genovese, contro la TAV (Terzo Valico)

Antonio Bruno, pacifista, impegnato nelle lotte territoriali per un nuovo modello di sviluppo e per i diritti umani e la legalita' (G8 Genova luglio 2001).
carloge

venerdì, 07 marzo 2008, ore 06:23

ASSEMBLEA PUBBLICA SUL TEMA RIFIUTI
 
VENERDI’ 7  MARZO ORE 21
   EX MANIFATTURA TABACCHI
VIA SOLIMAN 7 – GENOVA-SESTRI PONENTE
 
 
Le forze che compongono “La Sinistra L’Arcobaleno" si confronteranno in un'assemblea pubblica con i cittadini e i comitati di lotta sorti in questi anni contro il termovalorizzatore  o il passaggio giornaliero di camion carichi di rifiuti urbani e speciali provenienti da varie parti d’Italia.
Appuntamento a Sestri Ponente domani, venerdì 7 marzo alle h. 21,00 presso l'Ex Manifattura Tabacchi Via Soliman 7.
Saranno presenti gli Assessori con delega ai rifiuti: Franco Zunino per la Regione, Sebastiano Sciortino per la Provincia e Carlo Senesi per il Comune di Genova conduce e modera Rossella D'Acqui direttrice scientifica Arpal Liguria.
 
In un contesto che vede la nostra città cenerentola nel Nord Italia per ciò che riguarda il ciclo integrato dei rifiuti e le percentuali di raccolta differenziata, le forze politiche che compongono "La Sinistra L'Arcobaleno", grazie all'azione combinata e in sintonia dei rispettivi Assessori di riferimento di Regione, Provincia e Comune e con l'apporto determinante di tre realtà associative come Legambiente, Italia Nostra e gli Amici del Chiaravagna, sono riuscite ad ottenere un ripensamento di precedenti decisioni e un cambiamento di visione strategica da parte di AMIU rispetto al problema rifiuti nella nostra città e provincia.
Stanno partendo quindi i primi due progetti di raccolta differenziata "porta a porta",  a Pontedecimo nel mese in corso e ad aprile a Sestri Ponente, con l'obiettivo di passare da un misero 13% a un dignitoso 50% nel giro di un anno per poi estendere il modello a tutta l'area metropolitana genovese.
Ferma rimane l’opposizione all’inceneritore, i cui sostenitori vorrebbero rilanciare sfruttando l’onda dell’emergenza campana, pericoloso per la salute dei cittadini e che, in mancanza degli incentivi statali (CIP6) e con un’alta percentuale di raccolta differenziata, non è neppure sostenibile economicamente.
 
Questi i temi che saranno sviluppati nel corso dell’assemblea pubblica a cui sono invitati cittadini, comitati e associazioni del territorio genovese.
carloge

sabato, 16 febbraio 2008, ore 19:45

Genova, 16/02/2008 Comunicato stampa

Venerdi 15 Febbraio 2008 la Provincia vara la Commissione Speciale rifiuti coerente con il cambio di rotta della Giunta comunale
Coerentemente con il Comune , che ha di recente discusso ed approvato una relazione in cui si prospetta la nascita di un nuovo ciclo integrato dei rifiuti, anche la Provincia, che , non si dimentichi, ha il compito fondamentale di pianificarlo per tutti i Comuni dell’ ATO genovese, ha istituito l’altro ieri un’apposita Commissione Speciale Rifiuti.
Le Associazioni ambientaliste Amici del Chiaravagna, Italia Nostra e Legambiente Liguria, il coordinamento Comitati del Ponente e il Comitato per Scarpino Cesare Tieasso condividono a pieno la scelta in quanto ritengono sia necessario rivedere il Piano Provinciale dei Rifiuti, emesso nel 2003, e non piu’ in linea ne’ con le nuove normative di legge ne’ con le nuove scelte decise dall’ Assessorato al Ciclo dei Rifiuti del Comune.
Infatti, dando un segnale tangibile di discontinuita’ con la giunta precedente, l' azione della Sindaco, pare privilegiare un metodo di costruzione del nuovo ciclo di gestione dei rifiuti che non parte piu’ dalla scelta aprioristica dell’ incenerimento finale, ma , attraverso un percorso di condivisione con i cittadini, puo’ arrivare a risultati piu’ in sintonia con i recenti progressi tecnologici.
Inoltre, non e’ da sottovalutare anche il fatto che, grazie agli imminenti Progetti di Raccolta Differenziata Porta a Porta, AMIU avra’ l’opportunita’ di organizzarsi per raggiungere, attraverso scelte di organizzazione industriale aggiornate e coerenti proprio con il nuovo piano provinciale dei rifiuti, livelli di efficienza/efficacia piu’ elevati rispetto agli attuali cosi’ come sono stati definiti da relazioni di organismi nazionali (CNEL).
Attraverso la Commissione Speciale Rifiuti della Provincia, le Associazioni Ambientali, si aspettano, pertanto, che gli stessi Progetti di Sestri Ponente e di Pontedecimo, possano a breve essere inseriti in una visione strategica piu’ ampia che riguardi la Citta’ di Genova e la sua Provincia, inserendoli in un ciclo di gestione dei rifiuti in sintonia con le migliori scelte derivate dalle nuove tecnologie disponibili.

Amici del Chiaravagna, Italia Nostra, Legambiente Liguria, Coordinamento Comitati Ponente Genovese, Comitato per Scarpino Cesare Tirasso
carloge

martedì, 12 febbraio 2008, ore 09:40

Venerdì 15 febbraio, ore 16
Sala Conferenze Società Ligure Storia Patria, atrio Palazzo Ducale, Genova
Conferenza del dr. Federico Valerio , presidente Italia Nostra
"Il Modello Genova: per una gestione dei rifiuti senza termovalorizzatore"
E' possibile una gestione dei materiali post consumo prodotti nelle grandi città diversa da quella proposta dal Modello Brescia. Il Modello Brescia può essere definito come quello della Termovalorizzazione Assistita, in cui, grazie alle tasse rifiuti, alla vendita di calore e a sostanziose sovvenzioni pubbliche alla elettricità prodotta (sottratte allo sviluppo delle fonti rinnovabili di energia) tutto quello di cui si disfano le città (imballaggi, scarti di cibo, potature, sfalci, fanghi di depurazione, scarti agricoli...) viene "termovalorizzato" relegando al riciclo vero e proprio solo quello che non brucia e gran parte di carta e cartoni, vitali per l'industria cartaria italiana. In controtendenza con il resto del paese, in Liguria si sta realizzando un nuovo Modello che pone come suo principale obiettivo la massima tutela dell'ambiente e della salute e il massimo recupero di energia e di risorse. E tutto ciò anche con costi più bassi a carico della comunità. Questo Modello è già stato adottato dalla Provincia di Savona che nel suo nuovo Piano di Gestione dei Rifiuti ha escluso l'incenerimento con recupero energetico e questo stesso Modello si sta avviando nel Comune di Genova, la prima grande città italiana che ha deciso di accettare la sfida di realizzare il sistema di raccolta Porta a Porta su tutta la città, a partire dai quartieri di Sestri e Ponte Decimo. Obiettivi principale del Modello Genova: una forte politica di riduzione della produzione, il riciclo di qualità e trattamenti meccanico biologici per inertizzare e recuperare metano dalla frazione biodegradabile, caratteristica posseduta da oltre il 60 % degli scarti prodotti dai genovesi.

carloge

giovedì, 31 gennaio 2008, ore 09:05

Martedi 29 gennaio la maggioranza del Consiglio Comunale di Genova ha approvato la nuova politica di gestione dei rifiuti, illustrata dalla Sindaco Marta Vincenzi e dall'assessore al ciclo dei rifiuti Carlo Senesi. Di fatto si accantona il progetto di un mega inceneritore (stile Brescia) approvato da una larga maggioranza solo 18 mesi or sono e si concentrano le energie verso la riduzione, il riuso, il riciclaggio. Partono alcune sperimentazioni di "porta a porta", si incrementa la raccolta della parte umida nei mercati e nei negozi di alimentari, si approntera' una grande area per il compostaggio e si confronteranno diverse tecnologie (comprese il trattamento a freddo) per smaltire la ridotta frazione residua. La mancanza delle sovvenzioni (cip6), le mutate condizioni di sensibilita' politica, la scelta di affrontare la questione in una logica di prossimita' (niente importazioni di rumenta da fuori provincia) hanno fatto accantonare l'incenerimento. "Ancora ora mi domando come avrei fatto a ribaltare il 36 a 4 del 29 luglio 2006. Bel lavoro. Bravi" Questo sms, arrivato nella tarda serata di martedi, proprio dopo la conclusione del consiglio comunale da parte di uno dei piu' attivi membri del comitato per Scarpino, (il luogo della discarica di rifiuti solidi urbani genovesi) spiega la soddisfazione per un cambio di rotta, che non era certo scontato, visto l'uso strumentale della vicenda campana a favore degli inceneritori e la forsennata campagna della destra. Campagna che ha raggiunto toni parrostistici quando il capogruppo di FI in Consiglio Regionale Luigi Morgillo ha accusato l'assessore all'Ambiente della Regione Liguria Franco Zunino di "finanziare gli ecoterroristi" ...le associazioni, i movimenti rosso- verdi (in particolare il Forum Ambientalista ndr) contro i termovalorizzatori". Di fatto si e' rimarginata una grande ferita dentro la Sinistra e si e' iniziato un percorso di democrazia e di rapporto positivo con le popolazioni. Come e' stato possibile? Un ruolo decisivo lo hanno svolto i comitati di Scarpino, gli Amici del Chiaravagna, le associazioni ambientaliste che sono stati protagonisti sia di numerosissime manifestazioni e blocchi stradali che di proposte circostanziate e realistiche. Un aiutino lo ha dato anche l'intergruppo Arcobaleno del Consiglio Comunale di Genova un "caravanserraglio" politico (il rifondatore Arcadio Nacini, animatore dei comitati del Ponente, il presidente dei presidi liguri Nicolo' Scialfa di Uniti a Sinistra, il Comunista Italiano Bruno Delpino, il Verde Luca Dallorto e il sottoscritto del forum per la sinistra europea e del forum ambientalista). Frutto del clima particolare del capoluogo genovese o indicazione per altre esperienze di sinistra unita? Il bello inizia adesso: il raggiungimento di una percentuale alta di raccolta differenziata ci dira' se avremo veramente vinto.
Antonio Bruno, capogruppo PRC-SE Comune di Genova

carloge

giovedì, 31 gennaio 2008, ore 08:08

Su proposta dell’Assessore al Ciclo dei Rifiuti ing. Carlo Senesi,

Considerato che in occasione della campagna elettorale indetta per il rinnovo del ciclo amministrativo 2007 – 2012 la gestione del Ciclo dei Rifiuti è stato un argomento di dibattito sul quale si è focalizzata l’attenzione dell’opinione pubblica cittadina;
Considerato che nel programma elettorale della Sindaco prof.ssa Marta Vincenti una ampia sezione (quinta parte “la città sostenibile” – Punto 2 un grande progetto di messa a norma della città – punto 2.1 ciclo sostenibile dei rifiuti) era dedicata alla gestione del Ciclo con particolare attenzione ai temi della riduzione riuso e riciclo dei rifiuti ed alla questione relativa all’individuazione delle modalità di chiusura del ciclo post raccolta differenziata;
Considerato altresì che il Consiglio Comunale, nel mese di Settembre 2007 ha affrontato in un ampio dibattito le linee programmatiche della Sindaco e della Giunta Comunale per il Ciclo Amministrativo 2007 – 2012 e che in tale sede sono state riprese alcune delle tematiche relative alla gestione del problema rifiuti individuando come obiettivi strategici:
- incentivazione raccolta differenziata multimateriale
- raccolta differenziata dell’umido
- gestione e controllo della raccolta differenziata – ciclo virtuoso
- individuazione di aree per lo stoccaggio e la lavorazione dei materiali raccolti
Considerato inoltre che, con riferimento alla delibera già adottata dal Consiglio Comunale nel Luglio 2006 relativa alle linee di indirizzo per la gestione del Ciclo dei rifiuti ed alla luce dell’evoluzione della normativa nazionale e delle direttive comunitarie di riferimento, appare necessario individuare il percorso per la realizzazione di un impianto di trattamento della frazione residua post raccolta differenziata dei rifiuti;

LA GIUNTA DECIDE
di approvare il documento allegato alla presente decisione di cui costituisce parte integrante;
di presentare il documento in questione alla discussione del Consiglio Comunale al fine di valutarne le osservazioni e proposte per una successiva integrazione nell’ambito degli strumenti di programmazione dell’Amministrazione Comunale;

Gestione del ciclo dei rifiuti
Nell’affrontare le problematiche relative alla gestione del ciclo dei rifiuti a Genova non si può prescindere dall’inquadrare i problemi nella cornice della normativa di livello nazionale e dalle direttive emanate a livello comunitario: la strategia adottata dall'Unione Europea e recepita in Italia con il DL Ronchi del '97 (abrogato e sostituito con il DL 152/06 Parte IV) affronta la questione dei rifiuti delineando priorità di azioni all'interno di una logica di gestione integrata del problema. Esse sono in ordine di priorità:
· riduzione (prevenzione)
· riuso
· riciclaggio
· recupero energetico
· smaltimento in discarica
Il primo livello di attenzione è rivolto alla necessità di prevenire la formazione dei rifiuti e di ridurne la pericolosità, il passaggio successivo riguarda l'esigenza di riutilizzare i prodotti (ad es. riusare le stesse bottiglie in vetro con restituzione del vuoto) e, se non è possibile il riuso, riciclare i materiali.

A proposito di riciclo il Decreto Legislativo 3 aprile 2006 n. 152 “Norme in materia ambientale “parte IV all’art. 205 prevede di raggiungere in ogni ambito territoriale ottimale i seguenti obiettivi percentuali di raccolta differenziata rispetto ai rifiuti prodotti:

a) almeno il 35% entro il 31.12.2006
b) almeno il 45% entro il 31.12.2008
c) almeno il 65% entro il 31.12.2012

La raccolta differenziata può avvenire attraverso diversi sistemi: con il conferimento dei rifiuti in specifici centri di raccolta (ad es. le isole ecologiche o specifiche aree a ciò destinate dalla grande distribuzione (supermercati), con le campane di raccolta stradale, con il sistema di raccolta di prossimità (il cosiddetto porta a porta).
Quest’ultimo caso è stato identificato dalla Commissione parlamentare che ha recentemente condotto una indagine sulla gestione del ciclo dei rifiuti come il più produttivo in termini quali/quantitativi: scelte gestionali di questo tipo intraprese con successo in diverse provincie italiane tanto al nord che al sud, hanno dimostrato il vantaggio in termini di riduzione del rifiuto prodotto e miglioramento della qualita’ delle diverse frazioni merceologiche raccolte separatamente.

Oltre a carta, plastiche, alluminio, vetro e metalli, una forma particolare di riciclaggio è quella destinata alla frazione umida/verde del rifiuto costituita sostanzialmente dagli sfalci della vegetazione e dagli scarti delle produzioni ortofrutticole (verde) e dai residui di cucina domestica, di mense aziendali e ristorazione (umido).L’umido/verde, attraverso un trattamento di stabilizzazione e trasformazione condotto in un impianto di compostaggio, può essere destinato alla produzione di ammendante per agricoltura o, se di bassa qualità, collocato come terra di riempimento in discarica o nella bonifica di cave dimesse, scarpate ferroviarie ed autostradali. In ogni caso l’impianto di compostaggio può essere dotato di un sistema di recupero energetico attraverso il biogas prodotto durante il processo di trasformazione.
Occorre considerare che la legislazione vigente (in particolare il Decreto Legislativo 13 gennaio 2003, n. 36 (Obiettivi di riduzione del conferimento di rifiuti in discarica) impone a partire dalla fine del 2008 una progressiva riduzione del conferimento in discarica della frazione verde/umida e comunque, per tutto il materiale conferito, un trattamento di stabilizzazione finalizzato ad evitare la formazione di percolato.

Per quanto riguarda il materiale che non è stato possibile riutilizzare, differenziare e riciclare e il sottovaglio (ovvero la frazione in piccoli pezzi indistinguibili e quindi non riciclabili di rifiuti), anche in una situazione ideale si pongono comunque le soluzioni del recupero energetico tramite sistemi a freddo o a caldo.

La dimensione del problema genovese

La produzione di rifiuti solidi urbani (RSU) a Genova ammonta ad oltre 300.000 tonnellate/anno con un trend in leggera crescita.

La discarica di Monte Scarpino ha una capienza fisica sufficiente a ricevere al ritmo attuale i rifiuti prodotti sul territorio genovese almeno per altri 9 nove anni. E’ in corso di realizzazione un nuovo sistema viario per l’accesso alla discarica che verrà completato nel 2010. La discarica è attualmente gestita con moderni sistemi di controllo che ne assicurano la stabilità; è inoltre dotata di un impianto di recupero del biogas, mentre sta per essere completata la canalizzazione ed il trattamento del percolato derivante dall’area Scarpino1 relativa ai conferimenti di rifiuto effettuati nella prima fase di utilizzo.

La raccolta differenziata in città nel 2006, secondo i dati recentemente indicati da Regione Liguria, si attesta al 12,83%. Il sistema di raccolta attualmente utilizzato è prevalentemente quello delle campane stradali, seguito dal porta a porta applicato agli esercizi commerciali del centro città (carta e cartone) e nei principali mercati cittadini (frazione verde).

Le isole ecologiche funzionanti in città sono tre (Volpara, Rialzo e Pontedecimo) una quarta è di prossima apertura nel territorio del Municipio VII (Prà).

Sempre nel territorio del Municipio VII esiste l’unico impianto comunale di compostaggio con una capacità di trattamento pari a 9000/ton annue. L’impianto non è dotato di un sistema di recupero energetico.

Linee di indirizzo per la gestione del ciclo

I moderni sistemi di gestione dei rifiuti hanno oggi come presupposto una diversa concezione del rifiuto stesso, non considerato nella sua accezione negativa, come qualcosa di cui disfarsi, ma soprattutto come risorsa da utilizzare.
Le esperienze più virtuose di gestione dei rifiuti urbani evidenziano ormai con chiarezza il ruolo irrinunciabile dell’approccio integrato in cui confluiscano, in dosi ottimali, le pratiche della riduzione dei rifiuti, del recupero di materia e del recupero di energia. Per quanto riguarda la riduzione dei rifiuti l’azione della Civica Amministrazione si innesta nel quadro delle azioni promosse a livello nazionale e comunitario sviluppando iniziative di livello locale nei confronti dei produttori, distributori di merci per la riduzione ed il riuso degli imballaggi e nei confronti dei cittadini per una scelta critica dei prodotti di consumo. Su questo piano è necessario andare avanti con la consapevolezza che il problema dei rifiuti nasce anche dalla dimensione quantitativa del fenomeno, il quale ha raggiunto oggi caratteristiche non paragonabili a nessun’altra fase della storia umana. Tuttavia nell’immediato il recupero di materia e di energia sono certamente le principali azioni che la Civica Amministrazione può e deve mettere in atto.

Lo schema di gestione del ciclo allegato al presente documento (allegato 1) evidenzia i flussi dei rifiuti secondo le principali frazioni merceologiche e l’impiantistica necessaria per il loro trattamento. Questo schema, che costituisce in estrema sintesi la proposta di gestione del ciclo dei rifiuti che la Giunta presenta al Consiglio Comunale ed alla città, non ha caratteristiche di particolare innovazione: si tratta infatti della rappresentazione di un sistema ormai consolidato da centinaia di esperienze sia in ambito nazionale che internazionale. Esso riprende i contenuti del documento di indirizzo approvato dal Consiglio Comunale nel Luglio 2006 accentuando, in linea con le prescrizioni della normativa, l’aspetto della raccolta differenziata e lascia aperta la scelta tecnologica dell’impianto di trattamento finale.

Raccolta differenziata.

La priorità immediata è aumentare drasticamente il livello percentuale di raccolta differenziata in città e procedere entro la conclusione del presente ciclo amministrativo verso gli obiettivi fissati dalla legge.

Per realizzare questo primo risultato si procederà nei prossimi mesi a promuovere nuove forme di raccolta differenziata porta a porta:

- raccolta del verde proveniente dagli esercizi ortofrutticoli cittadini (a partire dal ponente cittadino)
- raccolta differenziata domiciliare nel territorio del Municipio V (Pontedecimo) e del Municipio VI (una porzione del territorio di Sestri Ponente)

L’esperienza di Pontex e Sestri Ponente che durerà, nella fase sperimentale, per un anno a partire dalla sua attivazione sarà finalizzata a studiare l’estensione della raccolta differenziata in città con metodologie che potranno variare da quartiere a quartiere a seconda delle specifiche caratteristiche.
Nell’applicazione del porta a porta particolare attenzione verrà posta nella valutazione dei costi/benefici (con quantificazione degli eventuali differenziali di costo ed individuazione di ogni possibile ottimizzazione prima della messa a sistema): in questo modo sarà inoltre possibile definire le eventuali variazioni da applicare alla TIA.

Individuazione e realizzazione di nuove isole ecologiche e nuovo impianto di compostaggio.

Entro la fine del ciclo amministrativo si prevede l’individuazione di nuove isole ecologiche (preferibilmente una per ogni territorio municipale).
In collaborazione con Provincia di Genova e Regione Liguria si sta procedendo all’individuazione dell’area per la realizzazione di un impianto di recupero energetico ( produzione di biogas) e compostaggio in grado di trattare l’umido proveniente dalla raccolta differenziata. Entro il 2008 si prevede di dare avvio alla gara per la progettazione dell’impianto.

Impianto di trattamento finale post raccolta differenziata

Per quanto riguarda l’impianto di trattamento finale le motivazioni che hanno spinto la Giunta a rivedere, peraltro solo parzialmente, il percorso individuato durante il precedente ciclo amministrativo derivano dal mutato scenario sono le seguenti:

- perdita degli incentivi economici derivanti dall’esclusione dell’energia prodotta dagli impianti di termovalorizzazione dei rifiuti dalle fonti di energia rinnovabile: come è noto la legge Finanziaria 2008 ha escluso il combustibile da rifiuti come fonte di energia rinnovabile (resta tale invece il biogas prodotto da frazione organica), recependo una indicazione della Commissione UE che aveva iniziato una procedura di infrazione nei confronti dell’Italia. Questo fatto porta come conseguenza una valutazione più attenta delle scelte impiantistiche sotto il profilo dei costi di gestione e manutenzione e dell’efficienza energetica degli impianti.

- prescrizioni della normativa in merito al raggiungimento di alti livelli di raccolta differenziata: come già affermato in questo stesso documento il Decreto Legislativo 3 aprile 2006 n. 152 impone entro il 2012 il raggiungimento di una quota di raccolta differenziata pari almeno al 65% dei RSU. Questo dato, peraltro non ancora recepito dal Piano Provinciale dei Rifiuti di Genova, indica chiaramente un percorso di progressiva riduzione del materiale da conferire all’impianto di trattamento finale (escludendosi l’ipotesi di acquisire materiale al di fuori dell’ATO). Se a questo dato si somma una possibile progressiva contrazione del quantitativo di rifiuti prodotti grazie all’applicazione di politiche per la riduzioni degli imballaggi ed il riuso che vengono oggi intraprese anche in Italia, in ritardo rispetto a quanto avviene in Europa, appare ragionevole orientare la scelta del trattamento finale su un impianto che abbia caratteristiche di flessibilità o per meglio dire di modularità tali da non causare scompensi nella sua sostenibilità economica.


La scelta tecnologica dell’impianto, fatta attraverso una commissione scientifica costituita ad hoc, dovrà tenere conto delle più recenti evoluzioni tecnico-impiantistiche con particolare attenzione ai seguenti fattori fondamentali:

- minimo impatto ambientale e maggiore sicurezza
- struttura modulare in grado di adattarsi ai reali quantitativi di rifiuto da trattare post raccolta differenziata
- affidabilità tecnologica

Tempi di attuazione previsto (2008 istruzione della gara – 2009 gara d’appalto e a seguire, dopo l’attivazione della nuova strada per Scarpino, costruzione dell’impianto)

Gestione della discarica di Monte Scarpino

Il tempo di vita della discarica di Scarpino è evidentemente condizionato dall’attuazione del ciclo integrato. In previsione, con l’attuazione del sistema di raccolta differenziata, l’installazione dell’impiantistica relativa al trattamento per recupero energetico della frazione organica del rifiuto e di quella finale, i volumi di conferimento in discarica si ridurranno drasticamente.


Il Gestore del Ciclo

Come già evidenziato un sistema efficiente di gestione del ciclo dei rifiuti prevede l’integrazione dei processi produttivi che lo costituiscono: ciò è maggiormente fattibile ove il sistema abbia una consolidata cabina di regia.

Il ruolo di una gestione pubblica ed in particolare quello di AMIU nella evoluzione e nel completamento del ciclo dei rifiuti in città è quindi di cruciale importanza. L’Azienda ha dimostrato e dimostra anche in questa fase un elevato livello di efficacia e di efficienza nella gestione quotidiana del problema rifiuti, nell’affrontare le situazioni di emergenza, nella capacità di innovarsi. Non sussiste pertanto alcun dubbio circa la capacità di perseguire gli indirizzi politici dell’Amministrazione Comunale.
La Giunta Comunale conferma pertanto la centralità dell’ Azienda pubblica di riferimento non soltanto per la gestione del ciclo dei rifiuti nella città di Genova ma anche per molte realtà locali nella Provincia.



carloge