mercoledì, 11 novembre 2009, ore 08:10

INCONTRO PUBBLICO
Genova, lunedì 16 novembre 2009, ore 17
Sala di Rappresentanza - Palazzo Tursi

DIRITTO A MANIFESTARE
Il G8 riletto attraverso le sentenze dei processi


saluto:  Antonio Bruno

interventi:
Laura Tartarini - avvocata
Emanuele Tambuscio - avvocato
Stefano Bigliazzi - avvocato
Lorenzo Guadagnucci - giornalista
Massimo Calandri - giornalista

moderatore: Salvatore Palidda - sociologo

Con le sentenze emesse quest’anno, il Tribunale di Genova ha oramai ricostruito molti degli episodi più drammatici relativi alle giornate del G8/Genova. Coloro che hanno seguito in prima persona i processi commenteranno ciò che è emerso dalla verità “giuridica”, proponendo una riflessione politica sul diritto a manifestare. Verrà proiettato il video sulla carica in piazza Manin, e alcuni audio di intercettazioni telefoniche relativi al processo Colucci.
carloge

sabato, 10 ottobre 2009, ore 06:56

di Enrica Bartesaghi, presidente Comitato Verità e Giustizia per Genova

Che risate si sono fatti mercoledì, 7 ottobre 2009, De Gennaro, Colucci, Mortola, Gratteri, Luperi, Caldarozzi, Fournier, Canterini, Sgalla e Manganelli insieme a tutti (i pochi) condannati per le vicende Diaz e Bolzaneto e a tutti quelli nemmeno sono stati sfiorati dai processi sui fatti di Genova.
I macellai della Diaz, tanto per incominciare, erano tutti a volto coperto. E come le famose scimmiette, non vedono, non sentono e non parlano. Hanno semplicemente svolto il loro dovere massacrando 80 persone che dormivano nella Diaz. Oppure i torturatori dei manifestanti a Bolzaneto, o quelli che hanno pestato impunemente centinaia di manifestanti nelle strade di Genova. O quelli che hanno partecipato all’uccisione di Carlo Giuliani. Tutti uguali, tutti impuniti. Ed i pochi puniti dalla legge nelle sentenze Diaz e Bolzaneto, dormono tranquilli. La prescrizione cancellerà tutto, tutti sono al loro posto, nessuna sospensione cautelativa, nessun procedimento disciplinare nei loro confronti. Avanti con le carriere e con le manganellate ai dissidenti, (no-global, operai, studenti, stranieri,
tanto chi ci tocca?) E che risate! Mercoledì sera, 7 ottobre 2009, tutti i TG, tutte le prime pagine dei giornali dell’indomani, tutti i Talk-Show a parlare di Berlusconi e della sentenza della Corte Costituzionale: Berlusconi è uguale agli altri cittadini, la Corte Costituzionale ha ricordato che la nostra Costituzione prevede che la legge sia uguale per tutti, anche il primo ministro. Tutti i politici a sbracciarsi, ad urlare, chi a favore chi contro la sentenza.Lo stesso giorno, ironia della sorte, il Tribunale di Genova ha assolto Gianni De Gennaro e Spartaco Mortola dall’accusa di induzione alla falsa testimonianza nel processo Diaz. Tra i primi a sbracciarsi in complimenti con l’ex-capo della Polizia, Marco Minniti, responsabile sicurezza del PD, insieme Marco Follini (PD). Che risate!
Che risate, si sono fatti, i nostri eroi: De Gennaro, Colucci, Mortola,Gratteri, Luperi, Caldarozzi, Fournier, Canterini, Sgalla e Manganelli: “Cosa vuoi che ne sappia Berlusconi di processi e sentenze? E’ un pivello. Noi siamo passati indenni dal disastro di Genova, anzi! Siamo ai primi posti, Capo dei servizi segreti, Prefetto, questore e vice questore, direzione anticrimine, direzione AISI, Antidroga, Capo della Polizia Stradale, Capo dell’Interpol a Bucarest, e non dobbiamo nemmeno ringraziare Berlusconi. Lo Stato siamo noi e siamo ai primi posti, quelli giusti”.
Infatti le sentenze dei processi Diaz, Bolzaneto, De Gennaro & Co. sono state scritte ben prima che dai giudici, da chi ha deciso di promuovere questi imputati “eccellenti”, uno su tutti Gianni De Gennaro, capo di Polizia a luglio del 2001, non solo non è stato costretto a dimettersi dopoil disastro di Genova, ma è stato promosso (nonostante fosse indagato per induzione alla falsa testimonianza) dal governo Prodi e poi dal nuovamente dal governo Berlusconi. Quale giudice (anche se comunista-comunista) avrebbe mai osato condannare l’attuale capo dei servizi segreti? Infatti sono bastati 15 minuti al GUP Silvia Carpanini (5 di caffè, 5 di sigaretta e 5 per dare l’idea che davvero ci stava pensando) per assolvere De Gennaro e Mortola. Le intercettazioni telefoniche che dimostravano come si stesse addomesticando la sentenza Diaz sono passate inosservate. “La legge sulle intercettazioni è già passata ed è già in vigore per noi. Non hanno nessun valore”. Che risate.
Ma di questo in TV non si parla, sui giornali lo stretto necessario e solo su alcuni. I parlamentari dell’opposizione tacciono, i talk-show neanche a parlarne. Che risate.
Ed oggi, venerdì 9 ottobre 2009, la ciliegina sulla torta. 10 manifestanti condannati in appello con pene dai 6 ai 15 anni. Accusati di aver sfasciato alcune vetrine, bancomat, distributori di benzina. Danni contro cose, non contro persone. Per chi ha rotto costole, gambe, teste e braccia, distrutto persone alla Diaz, in piazza, a Bolzaneto, per chi ha ucciso Carlo Giuliani: niente. La legge è uguale per tutti. Che risate.
Niente prescrizione per i manifestanti, tutti in galera. Finalmente dopo 8 anni e 3 mesi abbiamo scoperto i veri responsabili del disastro di Genova: 10 persone hanno messo a scacco migliaia di poliziotti, servizi segreti di tutto il mondo, indotto centinaia di appartenenti alle forze di polizia a massacrare i manifestanti nelle strade, ad uccidere Carlo Giuliani, a picchiare a sangue nella Diaz ed a torturare a Bolzaneto. Loro i soli responsabili, loro pagheranno per tutti.
Io non ci sto.
E non c’è niente da ridere.

Enrica Bartesaghi
Presidente Comitato verita e giustizia (sigh) per Genova
carloge

venerdì, 09 ottobre 2009, ore 16:12

G8, Sentenza d’Appello per i 25

Agnoletto e Bruno: «Chi spacca vetrine (atto non giustificabile) viene punito con 15 anni di carcere; chi spacca le teste di persone indifese, tortura e abusa del proprio ruolo di potere,  come minimo sarà promosso….»

Milano, 9 ottobre 2009 - «Le pesantissime condanne a dieci manifestanti, con pene fino a 15 anni, descrivono la mostruosità giuridica in cui versano il diritto e la
politica nel nostro paese: chi spacca vetrine (atto non giustificabile, sia chiaro) fa 15 anni di carcere, chi spacca decine di teste o tortura persone inermi la fa franca. Anzi, è ormai risaputo che tutti i responsabili delle forze dell’ordine artefici delle violenze al G8 di Genova sono stati promossi. E i mandanti non saranno mai individuati: non a caso De Gennaro è stato assolto. I 15 proscioglimenti (per legittima difesa) confermano invece l’illegittimità della carica dei carabinieri in via Tolemaide del 20 luglio 2001. Carica che diede il via a pesantissimi scontri che culminarono con l’uccisone di Carlo Giuliani. Ma i responsabili di quella carica non sono mai stati condannati e nemmeno giudicati. L’impunità per chi indossa una divisa continua ad essere legge nel nostro Paese. Un’ultima considerazione: a distanza di due giorni, due attese sentenze cercano di dare un nuovo volto ai fatti del G8. Non è così: la realtà storica di quelle giornate cilene non sarà rivisitata, non basteranno le sentenze che assolvono i potenti a farci dimenticare che a Genova, otto anni fa, vi fu la sospensione dello Stato di diritto e della democrazia».

Vittorio Agnoletto, ex portavoce Genoa Social Forum ai tempi del G8 di Genova
Antonio Bruno, capogruppo in Consiglio Comunale a Genova, Prc/Sinistra europea
carloge

martedì, 21 luglio 2009, ore 11:35

carloge

lunedì, 20 luglio 2009, ore 07:12

Genova 2001, una vergogna senza fine
di Vittorio Agnoletto *

«Se invece debbo dire se ci sono state discriminazioni nei miei confronti, queste sì. Anche perché sembra che l’unica testa caduta fino adesso, di tutto questo processo e di quello che si è verificato a Genova, sia stata la mia…».
Risponde così al Pm il dott. Pasquale Guaglione, vicequestore aggiunto a Genova nel 2001. Fu lui a trovare le famose due molotov in corso Italia il pomeriggio del 21 luglio e fu lui a testimoniare che quelle rinvenute, secondo i suoi colleghi, all’interno della Diaz, altro non erano se non le stesse bottiglie incendiarie da lui raccolte in tutt’altra zona della città.
Il dott. Guaglione, nonostante le vessazioni subite e la carriera stroncata, conferma la sua testimonianza e così motiva la sua fedeltà alla verità: «…Il giuramento che noi facciamo nel momento in cui entriamo in amministrazione è quello sì di difendere lo Stato e il suo capo, cioè in definitiva ‘proteggi il re ma difendi il popolo’, però se il re si dimostra non all’altezza della situazione è il sentimento della giustizia che deve prevalere su tutto… ».

La distruzione dei computer
La fiducia del tribunale nella correttezza e nella buona fede degli agenti impegnati nel blitz è a prova di qualunque ragionamento. La Corte nella sentenza infatti, in relazione all’episodio della devastazione, nella scuola Pascoli, da parte delle forze di polizia dei computer in dotazione ai legali del Genoa Social Forum (Gsf), si chiede quale potesse essere l’interesse degli agenti a distruggere i computer «nelle cui memorie è presumibile fossero immagazzinati dati delicati che le forze dell’ordine, impegnate nella ricerca di pericolosi sovversivi, non avrebbero invece avuto interesse a sopprimere».
L’apparente ingenuità di simili affermazioni lascia spazio alla sensazione di trovarsi di fronte ad una vera e propria provocazione da parte della magistratura giudicante. Chiunque si sia occupato anche solo marginalmente di quanto avvenuto alla scuola Diaz sa perfettamente che nei pc erano raccolte decine e decine, forse centinaia, di testimonianze sulle violenze consumate dalle forze dell’ordine ai danni di pacifici manifestanti; materiali questi che la polizia aveva tutto l’interesse a distruggere. Non bisogna essere dei geni per comprenderlo; negare questa ovvietà e sperare di essere creduti, significa invece considerare dei deficienti tutti coloro che leggeranno la sentenza. Ma pur di giustificare l’ingiustificabile la Corte arriva a negare qualunque evidenza; non vi sarà infatti nessuna sentenza di appello, tutto andrà in prescrizione e nessun altro giudice (ammesso che ve ne sia qualcuno che abbia il coraggio di scontrarsi con le alte sfere della polizia) potrà ribaltare simili affermazioni.
Aggiungo una testimonianza personale: la sera del 21 luglio, qualche ora prima della mattanza alla Diaz, in uno studio televisivo di un’emittente locale, ma in collegamento nazionale, avevo mostrato uno spezzone di un filmato realizzato da Davide Ferrario nel quale si vedevano in modo incontrovertibile alcune persone vestite da black block sfasciare vetrine ed auto e poi rifugiarsi dietro le linee delle forze dell’ordine intrattenendo rapporti amicali con alcun poliziotti. Durante l’inchiesta furono rese pubbliche molte telefonate tra componenti delle forze di polizia registrate dal 113, in una di queste si può sentire in modo molto chiaro un poliziotto che descrive ad un suo superiore il filmato appena presentato in televisione e lo sollecita a smentirne immediatamente e pubblicamente il contenuto. Non prima di aver messo in guardia il suo capo che nel filmato sotto il vestiario di un supposto black block spuntavano le mostrine della polizia.
Non ho dubbi che alla scuola Pascoli i devastatori in divisa cercassero anche quel filmato, l’unico allora, la sera del 21 luglio 2001, che era stato reso pubblico; ma purtroppo per loro alla prima interruzione pubblicitaria della trasmissione televisiva, avevo abbandonato lo studio e la cassetta di Ferrario era stata immediatamente messa al sicuro.

Nessun risarcimento al Gsf
La Corte giudicante non ha riconosciuto alcun risarcimento al Gsf che era stato, all’inizio del dibattimento, riconosciuto come parte civile; la motivazione, a quanto si legge nella sentenza, è che: « Nessuno dei reati accertati appare commesso in suo danno o dei suoi affiliati o simpatizzanti in quanto tali».
L’ipocrisia non ha limiti: la scuola Diaz non era stata forse data in gestione al Gsf e quindi tutti quelli che vi dormivano non erano forse ospiti del Gsf stesso? La Pascoli non era forse la sede ufficiale del Gsf? Ed il servizio legale non aveva lì suo quartiere generale proprio perché agiva in stretto collegamento con il Gsf? E tutti, o comunque molti di costoro, non erano e non si consideravano forse allora simpatizzanti, se non aderenti al Gsf? Non è forse vero che la polizia motivò l’assalto alla Diaz e alla Pascoli secondo il teorema che quelle scuole erano sede dei black block e che questi erano coperti dal Gsf, con l’obiettivo di convincere la pubblica opinione dell’equivalenza tra black block e Gsf? Non è forse vero che in seguito a quanto avvenne quella notte, gran parte dell’attività del Gsf nei mesi seguenti fu finalizzata a contrastare la campagna denigratori nei suoi confronti, a seguire e a sostenere le vicende processuali, distogliendo necessariamente forze e risorse dal proseguimento del proprio impegno nella lotta contro la globalizzazione liberista, che era la ragione stessa della propria esistenza?

Un libro istruttivo
Questi sono solo tre spunti di riflessione fra i tanti che emergono dalla lettura del libro «Scuola Diaz. Vergogna di Stato», a cura di Checchino Antonini, Francesco Barilli e Dario Rossi. Gli autori ripropongono una parte significativa della requisitoria dei Pm e delle motivazioni della sentenza sulle violenze poliziesche alla scuola Diaz. In genere le motivazioni delle sentenze sono lette solo dagli avvocati ed ignorate dal grande pubblico che, se interessato, si limita a leggere brevi sintesi sui quotidiani. Sintesi che in questo caso sono quasi del tutto mancate.
Ecco perché la lettura di questo libro è un’esperienza interessante e fortemente istruttiva. Da affrontare con un po’ di Valium a disposizione per non rovinarsi lo stomaco e la giornata.

* ex portavoce Gsf nel luglio 2001 a Genova
carloge

giovedì, 16 luglio 2009, ore 17:37

Martedi ' 21 luglio ore 18 Giardini di piazzetta Ragazzi (da vico Indoratori -- locale Ombre Rosse) verrà presentato il libro "Scuola Diaz : vergogna di Stato"

Saranno presenti:

Prof. Vittorio Fanchiotti Università Degli Studi Di Genova
Enrica Bartesaghi Presidente del Comitato Verità e Giustizia Per Genova
Dario Rossi, Francesco Barilli gli autori

carloge

sabato, 04 luglio 2009, ore 09:21

Da Giuliano Giuliani:

Qualche giorno fa il Comune di Genova ha assegnato in affitto al nostro Comitato una sede che, con qualche acrobazia, riusciremo a inaugurare il 17 luglio prossimo, alle ore 18. Una delle funzioni della sede sarà quella di offfire alla città la consultazione della documentazione relativa alla pagina nera del G8 del luglio 2001 e anche una ricca documentazione storica e culturale raccolta in questi 8 anni e donata al Comitato dalle tante organizzazioni e associazioni presso le quali abbiamo portato la nostra testimonianza.
Sabato 18 luglio daremo inizio a questo lavoro di documentazione con la proiezione di filmati relativi al G8 e a Piazza Alimonda. Prevediamo due appuntamenti, alle 18.00 e alle 20.30, per favorire anche la presenza di cittadini che abitano nella zona (la sede è in via Monticelli 25 rosso, zona Marassi)
Naturalmente il 20 luglio saremo come sempre in Piazza Alimonda, dalle 15 alle 20, con la musica e le poesie per ricordare Carlo. Il 20 è un lunedì, non proprio una giornata favorevole quanto a calendario. Una ragione in più per esserci e per far girare l’informazione.
carloge

sabato, 04 luglio 2009, ore 09:13

“Che ne rimane del luglio 2001?"
 Martedì 21 luglio 2009 ore 17.00 c/o circolo Lo Zenzero via Torti 35 Genova
Lorenzo Guadagnucci, giornalista del Resto del Carlino e autore “Noi della Diaz” coordina la discussione.
Al momento hanno assicurato la loro presenza:
· Vittorio Agnoletto, ex portavoce del Genoa Social Forum
· Marco Bersani, ATTAC Italia
· Maurizio Gubbiotti, Legambiente
· Alfio Nicotra, gia' portavoce del Genoa Social Forum
ore 19.30 cena
 
 
Fiaccolata verso la scuola Diaz
Ora:    20.30 - 22.00
Luogo:    da Piazza Terralba verso la scuola Diaz
A 8 anni dal massacro "cileno" ritorniamo davanti alla scuola Diaz.
Intervento di Enrica Bartesaghi, presidente Comitato Verità e Giustizia per Genova
carloge

mercoledì, 01 luglio 2009, ore 20:12

Comunicato stampa di Vittorio Agnoletto e Lorenzo Guadagnucci sul processo a De Gennaro e Mortola

«La ricerca della verità non deve guardare in faccia a nessuno»

Genova, 1 luglio 2009 - «Avendo scelto gli imputati il rito abbreviato il dibattimento non è stato pubblico; è stata questa una scelta estremamente grave: l’opinione pubblica aveva diritto a essere informata sulle specifiche responsabilità di chi ha preparato la notte della mattanza alla Diaz, una delle pagine più buie della storia della Repubblica. Comunque, a quanto risulta da indiscrezioni di stampa, dalla ricostruzione dei PM, che sarebbe stata estremamente precisa e dettagliata, risulterebbe evidente che l’ex capo della Polizia, Gianni De Gennaro, fosse al corrente della spedizione punitiva realizzata nella notte del 21 luglio 2001 alla scuola Diaz. Riteniamo estremamente grave che, di fronte alle richieste di condanne avanzate dal PM Zucca nei confronti di De Gennaro e di Mortola, esponenti del governo dichiarino che “non si può umiliare lo stato criminalizzando chi lo difende”. Noi continuiamo a pensare che la ricerca della verità stia al primo posto e che tutti i cittadini, compreso chi rappresenta lo Stato ai massimi livelli, debbano essere uguali davanti alla legge. Nessuno può considerarsi al di sopra della legge e al di fuori della Costituzione. La lettura delle intercettazioni telefoniche sotto questo profilo è assolutamente inquietante, a prescindere dal giudizio che darà il tribunale. Abbiamo sempre ritenuto necessaria la ricostruzione della catena di comando che pianificò le violenze di quella notte; continuiamo infatti a pensare che non sia credibile che decine e decine di poliziotti improvvisamente e contemporaneamente abbiano commesso ogni sorta di violenza senza alcuna autorizzazione, o almeno garanzia di impunità, da parte di qualche autorità superiore. In questi anni gli apparati dello stato hanno fatto muro e la polizia ha ostacolato apertamente le inchieste della magistratura, come più volte denunciato dagli stessi PM. La credibilità delle istituzioni è stata gravemente compromessa e l’andamento del processo in corso contro Gianni De Gennaro e Spartaco Mortola non sta invertendo questa tendenza».
Vittorio Agnoletto, ex portavoce Genoa Social Forum
Lorenzo Guadagnucci, Comitato Verità e Giustizia per Genova
carloge

venerdì, 26 giugno 2009, ore 08:14

Sabato 4 luglio ore 20.30
Voi G8, noi G(s)OTTO: voci dal basso per un’economia di giustizia
A Genova otto anni dopo per discutere di crisi della globalizzazione,diritti e prospettive di cambiamento.
 
GENOVA - Quartiere Oregina - Giardini Via Napoli angolo Via Vesuvio
Introduce Deborah Lucchetti - FAIR * Francesco Gesualdi Centro Nuovo Modello di Sviluppo * Pietro Raitano Direttore Rivista Altreconomia
Modera Laura Guglielmi Direttora Mentelocale
a seguire ore 22.00 Musica e danze popolari con i Malacreanza

Promuovono: FAIR, coalizione Help Local Trade, Altreconomia e Manitese Genova.
Aderiscono: Ass. Ya Basta Genova, Ass. Amici della Riunda, Ass. Casa di Arturo, Ass. QuartiereinPiazza, Ass. culturale ZetaTi, CSOA Terra di Nessuno
carloge