giovedì, 05 novembre 2009, ore 14:08

Ritengo un traguardo di civiltà, laicità, tolleranza, libertà e pacificazione religiosa la sentenza della Corte Europea dei diritti dell’uomo che ha detto «no» all’esibizione del crocifisso nelle scuole pubbliche, pronunciandosi sul ricorso di una cittadina italiana.  “Meno croce e più Vangelo” valeva nella scuola di Barbiana da dove don Milani aveva tolto il crocifisso.  Meno croce e più Vangelo valeva per un cattolico come Mario Gozzini, il senatore della legge sulla umanizzazione del carcere, il quale nel 1988 scrisse sull’Unità due forti articoli di critica verso i difensoridell’ostensione pubblica della croce. Condivido la consapevolezza che la fede la si vive nelle coscienze e la si pratica nelle opere.  Al contrario i simboli, specie quando vengono esibiti come segno di supremazia intellettuale, culturale e politica, servono alla destra miscredente (quella degli atei devoti e di quelli che adorano il Dio Po) e ai fondamentalisti che hanno nostalgia della società “cristiana”. Di fronte al consumismo, all’intolleranza e alla violenza presente nella societa’ moderna, atei devoti e fondamentalisti sviluppano “campagne” per la difesa di simboli, per cercare di ottenere strumenti legislativi a favore delle proprie posizioni o delle proprie strutture, per ottenere un’affermazione formale e pubblica delle tradizioni e delle radici cristiane dell’Europa, per difendere ogni privilegio concordatario dove esiste e per ricercarlo nelle situazioni nuove (paesi dell’Est).  Non ci si rassegna al superamento di una cultura della cristianità.  L’ostilità alla sentenza della Corte di Strasburgo è la conseguenza di questo atteggiamento generale. Sono ben consapevole che anche nel mondo variegato dei credenti esiste un altro punto di vista.  Esso consiste nell’impegno per il cambiamento, nella vita democratica, nei rapporti sociali, nei rapporti tra Nord e Sud del mondo e nella pace fondata sulla giustizia e il disarmo.  Esso manifesta onesta’ intellettuale, avendo un atteggiamento positivo nei confronti della domanda di laicità e di parità del ruolo di ogni religione e pensiero filosofico e prendendo atto che la storia dell’Europa è stata segnata dal cristianesimo, con grandi luci e con grandi ombre, ma anche da altre culture (per esempio l’illuminismo, il liberalismo, il socialismo…).
Antonio Bruno è capogruppo Sinistra Europea - PRC al Comune di Genova
carloge
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categoria : politica, diritti umani

domenica, 01 novembre 2009, ore 15:38

* La 388° ora in silenzio per la pace sui gradini del palazzo ducale di Genova si terrà il 4 novembre, il giorno in cui saremo sommersi di retorica militarista e patriottarda.
* Quel giorno saremo in piazza de Ferrari a partire dalle ore 17 insieme al Forum per la sinistra europea, Sinistra Critica, Cobas, Comitato pace “Rachel Corrie, Gruppo pacifiste e pacifisti di Genova, Arci Genova, Emergency Genova ( che esporrà in piazza una mostra sui propri ospedali “disarmati” in zone di guerra), Punto Rosso Genova.
* Però contiamo anche sulla partecipazione di quanti hanno appeso le bandiere della pace ai propri balconi, hanno partecipato ad iniziative e manifestazioni, vedono che la guerra diventa ogni giorno di più una cosa “normale” ma continuano a pensare che sia un delitto.
* Su proposta del Patto Permanente contro la guerra, manifestazioni si svolgeranno anche a Vicenza, Novara, Bologna, Firenze, Pisa, Livorno, Colleferro, Catania, Napoli
*Il volantino che verrà distribuito comprende una parte di testo ed alcune vignette di Vauro. Chi desiderasse sottoscriverlo ce lo comunichi al più presto.
Contiamo sull’aiuto di tutti/e per farlo circolare, grazie!*

ORA IN SILENZIO PER LA PACE
(4 Novembre 2009 trecentottantottesima ora in silenzio)
IL 4 NOVEMBRE GIORNATA DELLE FORZE ARMATE
Ogni mercoledì siamo qui in Piazza de Ferrari dalle 18 alle 19. VIENI E SIEDITI ANCHE TU CON NOI
Rete controg8 per la globalizzazione dei diritti Fotocopiato in proprio
Pzza Palermo 10B Genova

SCENDIAMO IN PIAZZA CONTRO IL MILITARISMO, CONTRO LE MISSIONI DI GUERRA, PER IL RITIRO DELLE TRUPPE DALL’AFGHANISTAN !!
A te che hai partecipato alle marce per la Pace,
A te che avevi appeso la bandiera arcobaleno al tuo balcone,
A te che hai firmato petizioni contro la guerra e per il ritiro delle truppe,
A te che sei scesa/o in piazza per chiedere la fine della guerra permanente travestita da missioni di pace,
A te che hai chiesto di tagliare le spese militari per riconvertirle in spese sociali,
A te che vorresti riconvertire le fabbriche di armi per produrre beni per la vita, e non più strumenti di morte,
A te che vorresti chiudere le basi militari perché minacciano la vita di altri popoli e la salute del tuo paese,
A te che hai protestato contro le bombe atomiche ed hai chiesto il disarmo come unica sicurezza,
A te che hai contestato la retorica patriottica che giustifica la morte e la distruzione,
A te che vuoi un’Italia di pace, solidale con gli altri popoli e non più complice della guerra globale,
A te che ripudi la guerra “ come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali”,
A te che guardi alla Palestina, al Kurdistan, all’Africa, all’Iraq, all’Afghanistan, all’Iran, a tutto il Medio oriente e lotti per una politica di pace, perché l’Italia esca dalle alleanze di guerra

RIVOLGIAMO QUEST’APPELLO PER TORNARE A PARTECIPARE ALLE INIZIATIVE CONTRO LA GUERRA, PER SOSTENERE ANCORA IL MOVIMENTO CHE LOTTA PER LA PACE, NELLE PIAZZE, NELLE SCUOLE, NELLE UNIVERSITA’, NEI LUOGHI DI LAVORO
LA GUERRA E’ UN CRIMINE CONTRO L’UMANITA’
E’ ANCHE UN MISFATTO ECONOMICO


ADESIONI:
Rete controg8 per la globalizzazione dei diritti ; Forum per la sinistra europea; Sinistra Critica; Cobas; Comitato pace “Rachel Corrie; Gruppo pacifiste e pacifisti di Genova; Centro ligure documentazione pace; Arci Genova; Emergency Genova; Punto Rosso Genova
carloge

sabato, 24 ottobre 2009, ore 08:37

Delibera ripubblicizzazione acqua Puglia

Verbale ATO - Seduta del Comitato esecutivo 13/10/2009

Comunicato stampa

Ripubblicizzazione dell’acquedotto Pugliese: un importante risultato dei Movimenti per l’Acqua!

Mentre il Governo, attraverso l’art.15 del D.L. 135/09, vuole mettere definitivamente l’acqua nelle mani del mercato, un importantissimo segnale di controtendenza arriva dalla Regione Puglia, che, nella giornata di martedì 20 ottobre, con una delibera di Giunta Regionale, ha sancito l’avvio della ripubblicizzazione dell’Acquedotto Pugliese, definendo l’acqua un “bene comune e un diritto umano universale” e il servizio idrico come servizio di interesse regionale privo di rilevanza economica” e nel contempo
decidendo di impugnare presso la Corte Costituzionale il provvedimento legislativo in quanto lesivo delle prerogative assegnate dalla Costituzione alle Regioni. Grazie alle mobilitazioni messe in campo dal Comitato Pugliese “Acqua Bene Comune” e dal Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua, la Regione si è inoltre impegnata ad approvare a breve una legge regionale che sancisca la trasformazione dell’Acquedotto Pugliese da S.p.A. ad ente di diritto pubblico, definendo così la totale fuoriuscita dell’acqua dalle leggi del mercato. Consideriamo questa delibera un risultato straordinario, frutto di anni di lavoro dei movimenti per l’acqua, che hanno saputo costruire una forte resistenza popolare alla privatizzazione dell’acqua, attraverso l’esperienza di centinaia di comitati territoriali, la costituzione del Coordinamento degli Enti Locali per la Ripubblicizzazione dei Servizi Idrici, in sintonia con le proposte contenute nella legge nazionale d’iniziativa popolare per la ripubblicizzazione dell’acqua, che ha raccolto oltre 400.000 firme di cui 30.000 solo in Puglia, giacente in Parlamento dal 2007. Certamente siamo di fronte ad un primo passo importante, cui dovrà seguire entro la fine dell’anno la prima azione concreta da parte della Giunta Regionale attraverso la presentazione di un testo di legge. Per questo ci riteniamo sin da subito mobilitati perchè la strada intrapresa prosegua nella direzione indicata.
Proprio in queste settimane, infatti, il Forum Italiano dei Movimenti ha lanciato la Campagna nazionale “Salva l’acqua” (www.acquabenecomune.org) che mira a mobilitare la società civile, cittadini ed Enti Locali contro la mercificazione dell’acqua imposta dal Governo con l’ Art. 15 del D.l. 135/09 e i principi contenuti nella delibera approvata stanno a dimostrare che la ripubblicizzazione dei servizi idrici è una strada percorribile qui ed ora. Alle diverse forze politiche regionali e nazionali, vogliamo da subito far sapere che, per quanto riguarda i movimenti per l acqua, indietro non si torna. L’acqua è un diritto umano essenziale alla vita. Sottrarla alle leggi del mercato significa difendere la vita di tutte e tutti. Restituirla ad una gestione pubblica e partecipata dalle comunità locali significa ricostruire la democrazia.
COMITATO PUGLIESE “ACQUA BENE COMUNE” FORUM ITALIANO DEI MOVIMENTI PER L’ACQUA
COMITATO PUGLIESE ACQUA BENE COMUNE
segreteriacomitatopugliese@gmail.com
carloge

mercoledì, 14 ottobre 2009, ore 09:43

L’introduzione del reato di immigrazione clandestina, il prolungamento della detenzione amministrativa e l’ulteriore limitazione della possibilità per i migranti di accedere a servizi fondamentali accentuano in maniera drammatica la curvatura proibizionista e repressiva delle politiche migratorie del nostro Paese. Ad essere travolti sono i principi fondamentali di eguaglianza e di solidarietà che costituiscono il cuore della nostra carta costituzionale. Punendo la condizione di irregolarità in quanto tale – e senza prevedere vie praticabili di uscita da tale situazione – si crea nel sentire collettivo l’immagine del migrante come nemico nei cui confronti tutto è lecito e possibile, anche la delega della sicurezza pubblica ai privati, organizzati in ronde e organizzazioni consimili. Così si apre la strada – come molti fatti di questi giorni dimostrano – a una società razzista, dominata dall’intolleranza e dall’odio. Il nostro Paese ha già vissuto la vergogna delle leggi razziali: non possiamo e non dobbiamo dimenticarlo. È lo stesso sistema democratico nato dalla Resistenza contro il fascismo e scritto nella Costituzione ad essere in pericolo
A fronte di ciò è necessaria una reazione forte e consapevole che coinvolga le coscienze individuali e collettive, i cittadini e le organizzazioni democratiche nella loro pluralità e differenza. Occorre dare visibilità a chi crede nella giustizia, nella uguaglianza, nella pari dignità di tutti. Occorre impedire che il razzismo dilaghi alimentando, per di più, il senso di insicurezza e di paura. Occorre che i migranti, venuti in Italia per costruire il loro futuro e quello dei loro figli trovino nel nostro Paese valori di giustizia, di accoglienza e di solidarietà.
Per questo ci auguriamo che la manifestazione nazionale antirazzista, promossa per il 17 ottobre a Roma da un larghissimo schieramento di forze sociali e politiche, sia animata da una grande, plurale e unitaria partecipazione.
Fermare il razzismo, modificare la disciplina dell’immigrazione, assicurare la possibilità di soggiorno e il godimento dei diritti sociali, civili e politici alle lavoratrici e ai lavoratori stranieri rappresentano una priorità per salvare la nostra democrazia.

Simonetta Agnello Hornby, Stefano Benni, Giorgio Bocca, Andrea Camilleri, Luigi Ciotti, Cristina Comencini, Erri De Luca, Carlo Feltrinelli, Inge Feltrinelli, Luigi Ferrajoli, Dario Fo, Marco Tullio Giordana, Margherita Hack, Gad Lerner, Fiorella Mannoia, Guido Neppi Modona, Moni Ovadia, Livio Pepino, Franca Rame, Stefano Rodotà, Igiaba Scego, Antonio Tabucchi.
carloge

sabato, 10 ottobre 2009, ore 06:56

di Enrica Bartesaghi, presidente Comitato Verità e Giustizia per Genova

Che risate si sono fatti mercoledì, 7 ottobre 2009, De Gennaro, Colucci, Mortola, Gratteri, Luperi, Caldarozzi, Fournier, Canterini, Sgalla e Manganelli insieme a tutti (i pochi) condannati per le vicende Diaz e Bolzaneto e a tutti quelli nemmeno sono stati sfiorati dai processi sui fatti di Genova.
I macellai della Diaz, tanto per incominciare, erano tutti a volto coperto. E come le famose scimmiette, non vedono, non sentono e non parlano. Hanno semplicemente svolto il loro dovere massacrando 80 persone che dormivano nella Diaz. Oppure i torturatori dei manifestanti a Bolzaneto, o quelli che hanno pestato impunemente centinaia di manifestanti nelle strade di Genova. O quelli che hanno partecipato all’uccisione di Carlo Giuliani. Tutti uguali, tutti impuniti. Ed i pochi puniti dalla legge nelle sentenze Diaz e Bolzaneto, dormono tranquilli. La prescrizione cancellerà tutto, tutti sono al loro posto, nessuna sospensione cautelativa, nessun procedimento disciplinare nei loro confronti. Avanti con le carriere e con le manganellate ai dissidenti, (no-global, operai, studenti, stranieri,
tanto chi ci tocca?) E che risate! Mercoledì sera, 7 ottobre 2009, tutti i TG, tutte le prime pagine dei giornali dell’indomani, tutti i Talk-Show a parlare di Berlusconi e della sentenza della Corte Costituzionale: Berlusconi è uguale agli altri cittadini, la Corte Costituzionale ha ricordato che la nostra Costituzione prevede che la legge sia uguale per tutti, anche il primo ministro. Tutti i politici a sbracciarsi, ad urlare, chi a favore chi contro la sentenza.Lo stesso giorno, ironia della sorte, il Tribunale di Genova ha assolto Gianni De Gennaro e Spartaco Mortola dall’accusa di induzione alla falsa testimonianza nel processo Diaz. Tra i primi a sbracciarsi in complimenti con l’ex-capo della Polizia, Marco Minniti, responsabile sicurezza del PD, insieme Marco Follini (PD). Che risate!
Che risate, si sono fatti, i nostri eroi: De Gennaro, Colucci, Mortola,Gratteri, Luperi, Caldarozzi, Fournier, Canterini, Sgalla e Manganelli: “Cosa vuoi che ne sappia Berlusconi di processi e sentenze? E’ un pivello. Noi siamo passati indenni dal disastro di Genova, anzi! Siamo ai primi posti, Capo dei servizi segreti, Prefetto, questore e vice questore, direzione anticrimine, direzione AISI, Antidroga, Capo della Polizia Stradale, Capo dell’Interpol a Bucarest, e non dobbiamo nemmeno ringraziare Berlusconi. Lo Stato siamo noi e siamo ai primi posti, quelli giusti”.
Infatti le sentenze dei processi Diaz, Bolzaneto, De Gennaro & Co. sono state scritte ben prima che dai giudici, da chi ha deciso di promuovere questi imputati “eccellenti”, uno su tutti Gianni De Gennaro, capo di Polizia a luglio del 2001, non solo non è stato costretto a dimettersi dopoil disastro di Genova, ma è stato promosso (nonostante fosse indagato per induzione alla falsa testimonianza) dal governo Prodi e poi dal nuovamente dal governo Berlusconi. Quale giudice (anche se comunista-comunista) avrebbe mai osato condannare l’attuale capo dei servizi segreti? Infatti sono bastati 15 minuti al GUP Silvia Carpanini (5 di caffè, 5 di sigaretta e 5 per dare l’idea che davvero ci stava pensando) per assolvere De Gennaro e Mortola. Le intercettazioni telefoniche che dimostravano come si stesse addomesticando la sentenza Diaz sono passate inosservate. “La legge sulle intercettazioni è già passata ed è già in vigore per noi. Non hanno nessun valore”. Che risate.
Ma di questo in TV non si parla, sui giornali lo stretto necessario e solo su alcuni. I parlamentari dell’opposizione tacciono, i talk-show neanche a parlarne. Che risate.
Ed oggi, venerdì 9 ottobre 2009, la ciliegina sulla torta. 10 manifestanti condannati in appello con pene dai 6 ai 15 anni. Accusati di aver sfasciato alcune vetrine, bancomat, distributori di benzina. Danni contro cose, non contro persone. Per chi ha rotto costole, gambe, teste e braccia, distrutto persone alla Diaz, in piazza, a Bolzaneto, per chi ha ucciso Carlo Giuliani: niente. La legge è uguale per tutti. Che risate.
Niente prescrizione per i manifestanti, tutti in galera. Finalmente dopo 8 anni e 3 mesi abbiamo scoperto i veri responsabili del disastro di Genova: 10 persone hanno messo a scacco migliaia di poliziotti, servizi segreti di tutto il mondo, indotto centinaia di appartenenti alle forze di polizia a massacrare i manifestanti nelle strade, ad uccidere Carlo Giuliani, a picchiare a sangue nella Diaz ed a torturare a Bolzaneto. Loro i soli responsabili, loro pagheranno per tutti.
Io non ci sto.
E non c’è niente da ridere.

Enrica Bartesaghi
Presidente Comitato verita e giustizia (sigh) per Genova
carloge

venerdì, 09 ottobre 2009, ore 16:12

G8, Sentenza d’Appello per i 25

Agnoletto e Bruno: «Chi spacca vetrine (atto non giustificabile) viene punito con 15 anni di carcere; chi spacca le teste di persone indifese, tortura e abusa del proprio ruolo di potere,  come minimo sarà promosso….»

Milano, 9 ottobre 2009 - «Le pesantissime condanne a dieci manifestanti, con pene fino a 15 anni, descrivono la mostruosità giuridica in cui versano il diritto e la
politica nel nostro paese: chi spacca vetrine (atto non giustificabile, sia chiaro) fa 15 anni di carcere, chi spacca decine di teste o tortura persone inermi la fa franca. Anzi, è ormai risaputo che tutti i responsabili delle forze dell’ordine artefici delle violenze al G8 di Genova sono stati promossi. E i mandanti non saranno mai individuati: non a caso De Gennaro è stato assolto. I 15 proscioglimenti (per legittima difesa) confermano invece l’illegittimità della carica dei carabinieri in via Tolemaide del 20 luglio 2001. Carica che diede il via a pesantissimi scontri che culminarono con l’uccisone di Carlo Giuliani. Ma i responsabili di quella carica non sono mai stati condannati e nemmeno giudicati. L’impunità per chi indossa una divisa continua ad essere legge nel nostro Paese. Un’ultima considerazione: a distanza di due giorni, due attese sentenze cercano di dare un nuovo volto ai fatti del G8. Non è così: la realtà storica di quelle giornate cilene non sarà rivisitata, non basteranno le sentenze che assolvono i potenti a farci dimenticare che a Genova, otto anni fa, vi fu la sospensione dello Stato di diritto e della democrazia».

Vittorio Agnoletto, ex portavoce Genoa Social Forum ai tempi del G8 di Genova
Antonio Bruno, capogruppo in Consiglio Comunale a Genova, Prc/Sinistra europea
carloge

mercoledì, 23 settembre 2009, ore 08:09

L’Associazione culturale Punto Rosso Genova
in collaborazione con Terre des Hommes e con il Patrocinio del Comune di Genova in occasione del Clandestino Day promosso dalla rivista Carta organizza l’incontro:

“Bambini migranti: esseri umani o vuoti a perdere?”

Dalla scorsa estate, con l’entrata in vigore della normativa sulla sicurezza, sul destino dei bambini migranti nel nostro Paese si è aperta una grandissima incognita. Partendo dalla ricerca effettuata recentemente da Terres del Hommes, cerchiamo di capire quale è il futuro che li attende.

Venerdì 25 settembre 2009 ore 17
Sala Incontri Museo S. Agostino
p.za Sarzano 35r, Genova

Ne parliamo con

Raffaele K. Salinari
Presidente Terre des Hommes International
Alessandra Ballerini
Avvocato, esperta in Diritto dell’immigrazione
Walter Massa
Presidente ARCI Liguria

Con la partecipazione di
Rappresentanti delle scuole Daneo e Don Milani–Colombo di Genova
carloge

martedì, 21 luglio 2009, ore 11:35

carloge

lunedì, 20 luglio 2009, ore 07:12

Genova 2001, una vergogna senza fine
di Vittorio Agnoletto *

«Se invece debbo dire se ci sono state discriminazioni nei miei confronti, queste sì. Anche perché sembra che l’unica testa caduta fino adesso, di tutto questo processo e di quello che si è verificato a Genova, sia stata la mia…».
Risponde così al Pm il dott. Pasquale Guaglione, vicequestore aggiunto a Genova nel 2001. Fu lui a trovare le famose due molotov in corso Italia il pomeriggio del 21 luglio e fu lui a testimoniare che quelle rinvenute, secondo i suoi colleghi, all’interno della Diaz, altro non erano se non le stesse bottiglie incendiarie da lui raccolte in tutt’altra zona della città.
Il dott. Guaglione, nonostante le vessazioni subite e la carriera stroncata, conferma la sua testimonianza e così motiva la sua fedeltà alla verità: «…Il giuramento che noi facciamo nel momento in cui entriamo in amministrazione è quello sì di difendere lo Stato e il suo capo, cioè in definitiva ‘proteggi il re ma difendi il popolo’, però se il re si dimostra non all’altezza della situazione è il sentimento della giustizia che deve prevalere su tutto… ».

La distruzione dei computer
La fiducia del tribunale nella correttezza e nella buona fede degli agenti impegnati nel blitz è a prova di qualunque ragionamento. La Corte nella sentenza infatti, in relazione all’episodio della devastazione, nella scuola Pascoli, da parte delle forze di polizia dei computer in dotazione ai legali del Genoa Social Forum (Gsf), si chiede quale potesse essere l’interesse degli agenti a distruggere i computer «nelle cui memorie è presumibile fossero immagazzinati dati delicati che le forze dell’ordine, impegnate nella ricerca di pericolosi sovversivi, non avrebbero invece avuto interesse a sopprimere».
L’apparente ingenuità di simili affermazioni lascia spazio alla sensazione di trovarsi di fronte ad una vera e propria provocazione da parte della magistratura giudicante. Chiunque si sia occupato anche solo marginalmente di quanto avvenuto alla scuola Diaz sa perfettamente che nei pc erano raccolte decine e decine, forse centinaia, di testimonianze sulle violenze consumate dalle forze dell’ordine ai danni di pacifici manifestanti; materiali questi che la polizia aveva tutto l’interesse a distruggere. Non bisogna essere dei geni per comprenderlo; negare questa ovvietà e sperare di essere creduti, significa invece considerare dei deficienti tutti coloro che leggeranno la sentenza. Ma pur di giustificare l’ingiustificabile la Corte arriva a negare qualunque evidenza; non vi sarà infatti nessuna sentenza di appello, tutto andrà in prescrizione e nessun altro giudice (ammesso che ve ne sia qualcuno che abbia il coraggio di scontrarsi con le alte sfere della polizia) potrà ribaltare simili affermazioni.
Aggiungo una testimonianza personale: la sera del 21 luglio, qualche ora prima della mattanza alla Diaz, in uno studio televisivo di un’emittente locale, ma in collegamento nazionale, avevo mostrato uno spezzone di un filmato realizzato da Davide Ferrario nel quale si vedevano in modo incontrovertibile alcune persone vestite da black block sfasciare vetrine ed auto e poi rifugiarsi dietro le linee delle forze dell’ordine intrattenendo rapporti amicali con alcun poliziotti. Durante l’inchiesta furono rese pubbliche molte telefonate tra componenti delle forze di polizia registrate dal 113, in una di queste si può sentire in modo molto chiaro un poliziotto che descrive ad un suo superiore il filmato appena presentato in televisione e lo sollecita a smentirne immediatamente e pubblicamente il contenuto. Non prima di aver messo in guardia il suo capo che nel filmato sotto il vestiario di un supposto black block spuntavano le mostrine della polizia.
Non ho dubbi che alla scuola Pascoli i devastatori in divisa cercassero anche quel filmato, l’unico allora, la sera del 21 luglio 2001, che era stato reso pubblico; ma purtroppo per loro alla prima interruzione pubblicitaria della trasmissione televisiva, avevo abbandonato lo studio e la cassetta di Ferrario era stata immediatamente messa al sicuro.

Nessun risarcimento al Gsf
La Corte giudicante non ha riconosciuto alcun risarcimento al Gsf che era stato, all’inizio del dibattimento, riconosciuto come parte civile; la motivazione, a quanto si legge nella sentenza, è che: « Nessuno dei reati accertati appare commesso in suo danno o dei suoi affiliati o simpatizzanti in quanto tali».
L’ipocrisia non ha limiti: la scuola Diaz non era stata forse data in gestione al Gsf e quindi tutti quelli che vi dormivano non erano forse ospiti del Gsf stesso? La Pascoli non era forse la sede ufficiale del Gsf? Ed il servizio legale non aveva lì suo quartiere generale proprio perché agiva in stretto collegamento con il Gsf? E tutti, o comunque molti di costoro, non erano e non si consideravano forse allora simpatizzanti, se non aderenti al Gsf? Non è forse vero che la polizia motivò l’assalto alla Diaz e alla Pascoli secondo il teorema che quelle scuole erano sede dei black block e che questi erano coperti dal Gsf, con l’obiettivo di convincere la pubblica opinione dell’equivalenza tra black block e Gsf? Non è forse vero che in seguito a quanto avvenne quella notte, gran parte dell’attività del Gsf nei mesi seguenti fu finalizzata a contrastare la campagna denigratori nei suoi confronti, a seguire e a sostenere le vicende processuali, distogliendo necessariamente forze e risorse dal proseguimento del proprio impegno nella lotta contro la globalizzazione liberista, che era la ragione stessa della propria esistenza?

Un libro istruttivo
Questi sono solo tre spunti di riflessione fra i tanti che emergono dalla lettura del libro «Scuola Diaz. Vergogna di Stato», a cura di Checchino Antonini, Francesco Barilli e Dario Rossi. Gli autori ripropongono una parte significativa della requisitoria dei Pm e delle motivazioni della sentenza sulle violenze poliziesche alla scuola Diaz. In genere le motivazioni delle sentenze sono lette solo dagli avvocati ed ignorate dal grande pubblico che, se interessato, si limita a leggere brevi sintesi sui quotidiani. Sintesi che in questo caso sono quasi del tutto mancate.
Ecco perché la lettura di questo libro è un’esperienza interessante e fortemente istruttiva. Da affrontare con un po’ di Valium a disposizione per non rovinarsi lo stomaco e la giornata.

* ex portavoce Gsf nel luglio 2001 a Genova
carloge

giovedì, 16 luglio 2009, ore 17:37

Martedi ' 21 luglio ore 18 Giardini di piazzetta Ragazzi (da vico Indoratori -- locale Ombre Rosse) verrà presentato il libro "Scuola Diaz : vergogna di Stato"

Saranno presenti:

Prof. Vittorio Fanchiotti Università Degli Studi Di Genova
Enrica Bartesaghi Presidente del Comitato Verità e Giustizia Per Genova
Dario Rossi, Francesco Barilli gli autori

carloge