sabato, 10 ottobre 2009, ore 06:56

di Enrica Bartesaghi, presidente Comitato Verità e Giustizia per Genova

Che risate si sono fatti mercoledì, 7 ottobre 2009, De Gennaro, Colucci, Mortola, Gratteri, Luperi, Caldarozzi, Fournier, Canterini, Sgalla e Manganelli insieme a tutti (i pochi) condannati per le vicende Diaz e Bolzaneto e a tutti quelli nemmeno sono stati sfiorati dai processi sui fatti di Genova.
I macellai della Diaz, tanto per incominciare, erano tutti a volto coperto. E come le famose scimmiette, non vedono, non sentono e non parlano. Hanno semplicemente svolto il loro dovere massacrando 80 persone che dormivano nella Diaz. Oppure i torturatori dei manifestanti a Bolzaneto, o quelli che hanno pestato impunemente centinaia di manifestanti nelle strade di Genova. O quelli che hanno partecipato all’uccisione di Carlo Giuliani. Tutti uguali, tutti impuniti. Ed i pochi puniti dalla legge nelle sentenze Diaz e Bolzaneto, dormono tranquilli. La prescrizione cancellerà tutto, tutti sono al loro posto, nessuna sospensione cautelativa, nessun procedimento disciplinare nei loro confronti. Avanti con le carriere e con le manganellate ai dissidenti, (no-global, operai, studenti, stranieri,
tanto chi ci tocca?) E che risate! Mercoledì sera, 7 ottobre 2009, tutti i TG, tutte le prime pagine dei giornali dell’indomani, tutti i Talk-Show a parlare di Berlusconi e della sentenza della Corte Costituzionale: Berlusconi è uguale agli altri cittadini, la Corte Costituzionale ha ricordato che la nostra Costituzione prevede che la legge sia uguale per tutti, anche il primo ministro. Tutti i politici a sbracciarsi, ad urlare, chi a favore chi contro la sentenza.Lo stesso giorno, ironia della sorte, il Tribunale di Genova ha assolto Gianni De Gennaro e Spartaco Mortola dall’accusa di induzione alla falsa testimonianza nel processo Diaz. Tra i primi a sbracciarsi in complimenti con l’ex-capo della Polizia, Marco Minniti, responsabile sicurezza del PD, insieme Marco Follini (PD). Che risate!
Che risate, si sono fatti, i nostri eroi: De Gennaro, Colucci, Mortola,Gratteri, Luperi, Caldarozzi, Fournier, Canterini, Sgalla e Manganelli: “Cosa vuoi che ne sappia Berlusconi di processi e sentenze? E’ un pivello. Noi siamo passati indenni dal disastro di Genova, anzi! Siamo ai primi posti, Capo dei servizi segreti, Prefetto, questore e vice questore, direzione anticrimine, direzione AISI, Antidroga, Capo della Polizia Stradale, Capo dell’Interpol a Bucarest, e non dobbiamo nemmeno ringraziare Berlusconi. Lo Stato siamo noi e siamo ai primi posti, quelli giusti”.
Infatti le sentenze dei processi Diaz, Bolzaneto, De Gennaro & Co. sono state scritte ben prima che dai giudici, da chi ha deciso di promuovere questi imputati “eccellenti”, uno su tutti Gianni De Gennaro, capo di Polizia a luglio del 2001, non solo non è stato costretto a dimettersi dopoil disastro di Genova, ma è stato promosso (nonostante fosse indagato per induzione alla falsa testimonianza) dal governo Prodi e poi dal nuovamente dal governo Berlusconi. Quale giudice (anche se comunista-comunista) avrebbe mai osato condannare l’attuale capo dei servizi segreti? Infatti sono bastati 15 minuti al GUP Silvia Carpanini (5 di caffè, 5 di sigaretta e 5 per dare l’idea che davvero ci stava pensando) per assolvere De Gennaro e Mortola. Le intercettazioni telefoniche che dimostravano come si stesse addomesticando la sentenza Diaz sono passate inosservate. “La legge sulle intercettazioni è già passata ed è già in vigore per noi. Non hanno nessun valore”. Che risate.
Ma di questo in TV non si parla, sui giornali lo stretto necessario e solo su alcuni. I parlamentari dell’opposizione tacciono, i talk-show neanche a parlarne. Che risate.
Ed oggi, venerdì 9 ottobre 2009, la ciliegina sulla torta. 10 manifestanti condannati in appello con pene dai 6 ai 15 anni. Accusati di aver sfasciato alcune vetrine, bancomat, distributori di benzina. Danni contro cose, non contro persone. Per chi ha rotto costole, gambe, teste e braccia, distrutto persone alla Diaz, in piazza, a Bolzaneto, per chi ha ucciso Carlo Giuliani: niente. La legge è uguale per tutti. Che risate.
Niente prescrizione per i manifestanti, tutti in galera. Finalmente dopo 8 anni e 3 mesi abbiamo scoperto i veri responsabili del disastro di Genova: 10 persone hanno messo a scacco migliaia di poliziotti, servizi segreti di tutto il mondo, indotto centinaia di appartenenti alle forze di polizia a massacrare i manifestanti nelle strade, ad uccidere Carlo Giuliani, a picchiare a sangue nella Diaz ed a torturare a Bolzaneto. Loro i soli responsabili, loro pagheranno per tutti.
Io non ci sto.
E non c’è niente da ridere.

Enrica Bartesaghi
Presidente Comitato verita e giustizia (sigh) per Genova
carloge

lunedì, 20 luglio 2009, ore 07:12

Genova 2001, una vergogna senza fine
di Vittorio Agnoletto *

«Se invece debbo dire se ci sono state discriminazioni nei miei confronti, queste sì. Anche perché sembra che l’unica testa caduta fino adesso, di tutto questo processo e di quello che si è verificato a Genova, sia stata la mia…».
Risponde così al Pm il dott. Pasquale Guaglione, vicequestore aggiunto a Genova nel 2001. Fu lui a trovare le famose due molotov in corso Italia il pomeriggio del 21 luglio e fu lui a testimoniare che quelle rinvenute, secondo i suoi colleghi, all’interno della Diaz, altro non erano se non le stesse bottiglie incendiarie da lui raccolte in tutt’altra zona della città.
Il dott. Guaglione, nonostante le vessazioni subite e la carriera stroncata, conferma la sua testimonianza e così motiva la sua fedeltà alla verità: «…Il giuramento che noi facciamo nel momento in cui entriamo in amministrazione è quello sì di difendere lo Stato e il suo capo, cioè in definitiva ‘proteggi il re ma difendi il popolo’, però se il re si dimostra non all’altezza della situazione è il sentimento della giustizia che deve prevalere su tutto… ».

La distruzione dei computer
La fiducia del tribunale nella correttezza e nella buona fede degli agenti impegnati nel blitz è a prova di qualunque ragionamento. La Corte nella sentenza infatti, in relazione all’episodio della devastazione, nella scuola Pascoli, da parte delle forze di polizia dei computer in dotazione ai legali del Genoa Social Forum (Gsf), si chiede quale potesse essere l’interesse degli agenti a distruggere i computer «nelle cui memorie è presumibile fossero immagazzinati dati delicati che le forze dell’ordine, impegnate nella ricerca di pericolosi sovversivi, non avrebbero invece avuto interesse a sopprimere».
L’apparente ingenuità di simili affermazioni lascia spazio alla sensazione di trovarsi di fronte ad una vera e propria provocazione da parte della magistratura giudicante. Chiunque si sia occupato anche solo marginalmente di quanto avvenuto alla scuola Diaz sa perfettamente che nei pc erano raccolte decine e decine, forse centinaia, di testimonianze sulle violenze consumate dalle forze dell’ordine ai danni di pacifici manifestanti; materiali questi che la polizia aveva tutto l’interesse a distruggere. Non bisogna essere dei geni per comprenderlo; negare questa ovvietà e sperare di essere creduti, significa invece considerare dei deficienti tutti coloro che leggeranno la sentenza. Ma pur di giustificare l’ingiustificabile la Corte arriva a negare qualunque evidenza; non vi sarà infatti nessuna sentenza di appello, tutto andrà in prescrizione e nessun altro giudice (ammesso che ve ne sia qualcuno che abbia il coraggio di scontrarsi con le alte sfere della polizia) potrà ribaltare simili affermazioni.
Aggiungo una testimonianza personale: la sera del 21 luglio, qualche ora prima della mattanza alla Diaz, in uno studio televisivo di un’emittente locale, ma in collegamento nazionale, avevo mostrato uno spezzone di un filmato realizzato da Davide Ferrario nel quale si vedevano in modo incontrovertibile alcune persone vestite da black block sfasciare vetrine ed auto e poi rifugiarsi dietro le linee delle forze dell’ordine intrattenendo rapporti amicali con alcun poliziotti. Durante l’inchiesta furono rese pubbliche molte telefonate tra componenti delle forze di polizia registrate dal 113, in una di queste si può sentire in modo molto chiaro un poliziotto che descrive ad un suo superiore il filmato appena presentato in televisione e lo sollecita a smentirne immediatamente e pubblicamente il contenuto. Non prima di aver messo in guardia il suo capo che nel filmato sotto il vestiario di un supposto black block spuntavano le mostrine della polizia.
Non ho dubbi che alla scuola Pascoli i devastatori in divisa cercassero anche quel filmato, l’unico allora, la sera del 21 luglio 2001, che era stato reso pubblico; ma purtroppo per loro alla prima interruzione pubblicitaria della trasmissione televisiva, avevo abbandonato lo studio e la cassetta di Ferrario era stata immediatamente messa al sicuro.

Nessun risarcimento al Gsf
La Corte giudicante non ha riconosciuto alcun risarcimento al Gsf che era stato, all’inizio del dibattimento, riconosciuto come parte civile; la motivazione, a quanto si legge nella sentenza, è che: « Nessuno dei reati accertati appare commesso in suo danno o dei suoi affiliati o simpatizzanti in quanto tali».
L’ipocrisia non ha limiti: la scuola Diaz non era stata forse data in gestione al Gsf e quindi tutti quelli che vi dormivano non erano forse ospiti del Gsf stesso? La Pascoli non era forse la sede ufficiale del Gsf? Ed il servizio legale non aveva lì suo quartiere generale proprio perché agiva in stretto collegamento con il Gsf? E tutti, o comunque molti di costoro, non erano e non si consideravano forse allora simpatizzanti, se non aderenti al Gsf? Non è forse vero che la polizia motivò l’assalto alla Diaz e alla Pascoli secondo il teorema che quelle scuole erano sede dei black block e che questi erano coperti dal Gsf, con l’obiettivo di convincere la pubblica opinione dell’equivalenza tra black block e Gsf? Non è forse vero che in seguito a quanto avvenne quella notte, gran parte dell’attività del Gsf nei mesi seguenti fu finalizzata a contrastare la campagna denigratori nei suoi confronti, a seguire e a sostenere le vicende processuali, distogliendo necessariamente forze e risorse dal proseguimento del proprio impegno nella lotta contro la globalizzazione liberista, che era la ragione stessa della propria esistenza?

Un libro istruttivo
Questi sono solo tre spunti di riflessione fra i tanti che emergono dalla lettura del libro «Scuola Diaz. Vergogna di Stato», a cura di Checchino Antonini, Francesco Barilli e Dario Rossi. Gli autori ripropongono una parte significativa della requisitoria dei Pm e delle motivazioni della sentenza sulle violenze poliziesche alla scuola Diaz. In genere le motivazioni delle sentenze sono lette solo dagli avvocati ed ignorate dal grande pubblico che, se interessato, si limita a leggere brevi sintesi sui quotidiani. Sintesi che in questo caso sono quasi del tutto mancate.
Ecco perché la lettura di questo libro è un’esperienza interessante e fortemente istruttiva. Da affrontare con un po’ di Valium a disposizione per non rovinarsi lo stomaco e la giornata.

* ex portavoce Gsf nel luglio 2001 a Genova
carloge

sabato, 04 luglio 2009, ore 09:13

“Che ne rimane del luglio 2001?"
 Martedì 21 luglio 2009 ore 17.00 c/o circolo Lo Zenzero via Torti 35 Genova
Lorenzo Guadagnucci, giornalista del Resto del Carlino e autore “Noi della Diaz” coordina la discussione.
Al momento hanno assicurato la loro presenza:
· Vittorio Agnoletto, ex portavoce del Genoa Social Forum
· Marco Bersani, ATTAC Italia
· Maurizio Gubbiotti, Legambiente
· Alfio Nicotra, gia' portavoce del Genoa Social Forum
ore 19.30 cena
 
 
Fiaccolata verso la scuola Diaz
Ora:    20.30 - 22.00
Luogo:    da Piazza Terralba verso la scuola Diaz
A 8 anni dal massacro "cileno" ritorniamo davanti alla scuola Diaz.
Intervento di Enrica Bartesaghi, presidente Comitato Verità e Giustizia per Genova
carloge

giovedì, 18 giugno 2009, ore 09:02

Mostra fotografica sugli eventi del G8
Di che cosa avremmo parlato dopo Genova?
“LA FELTRINELLI” 2 luglio 2009 ore 18.00 - Genova
fotografie di Matteo Fontana

Di che cosa avremmo parlato dopo Genova, se non avessimo dovuto parlare di un ragazzo ucciso, di una scuola devastata e insanguinata, di black bloc, di 6200 lacrimogeni e di 20 colpi di pistola sparati in 2 giorni dalle forze dell’ordine? Allora, di che cosa avremmo parlato? Del perchè centinaia di migliaia di persone hanno gridato la loro opposizione al vertice dei sette paesi più industrializzati del mondo più la Russia, cercando di impedirlo, almeno simbolicamente, violando la Zona Rossa, opponendosi alla dittatura del soldo e del mercato. Del fatto che un’avanguardia del modo ricco, che attraversa in maniera trasversale il modo politico, ateo e cattolico, è pronta a restituire una quota del proprio benessere al mondo povero. Quelle idee di solidarietà e quei giorni di scontri sono scomparsi nel fumo dei lacrimogeni e delle auto bruciate. Queste immagini vogliono ricordarcele. (da un testo di Mario Portanova, che appare integralmente nel libro “Genova 2001, i volti del movimento” fotografie Matteo Fontana)
Info: matteofontana.it

 
carloge

venerdì, 13 febbraio 2009, ore 07:18

Sentenza Diaz, soltanto qualche eccesso da stress
Checchino Antonini, Liberazione

E' vero, la polizia fu disumana oltre ogni misura, e omertosa nelle indagini su quella sua ferocia. Una polizia stressata e suggestionabile, quella notte, ma che agì nella consapevolezza dell'impunità. Ma, tutto sommato, il massacro della Diaz non fu una rappresaglia contro il più grande movimento sociale da trent'anni in qua. Più di trecento pagine di motivazioni per sostenere questa traballante impalcatura, l'ossimoro inquietante che scandalizzò la piccola folla che ascoltò la lettura della sentenza che assolveva i vertici e condannava i capisquadra dei celerini nella certezza che la prescrizione avrebbe risparmiato loro ogni grana. Depositate ieri le motivazioni della sentenza sulla "notte cilena" che chiuse tre giorni di inaudita violenza su manifestanti per lo più inermi. Una sentenza che dice più di quanto spieghino le condanne lievissime e che non convince sulle clamorose assoluzioni. Era il 13 novembre dell’anno scorso quando il tribunale di Genova pronunciò la sua sentenza sulla mattanza alla Diaz. La piccola folla di vittime, testimoni, attivisti e cittadini la accolse impressionata ritmando la parola «vergogna». Sette anni prima, nella notte tra il 21 e il 22 luglio, centinaia di agenti irriconoscibili fecero irruzione nelle due scuole del quartiere genovese della Foce, via Battisti, che ospitavano, una di fronte all’altra, il quartier generale del Genoa social forum e il dormitorio dei manifestanti sfollati dai campeggi dopo il nubifragio di due notti prima. Più di quaranta persone furono ferite anche molto gravemente, 93 gli arresti mai convalidati perché illegittimi. Servivano a coprire il massacro con la versione ufficiale di una caccia maldestra ai black bloc. Per questo furono fabbricate prove false da esibire a un’opinione pubblica scossa dai massacri di strada delle ore precedenti e dall’omicidio di un ventitreenne che provava a difendersi dalla pistola spianata di un carabiniere. Gabrio Barone, presidente della prima sezione penale del tribunale di Genova, ha depositato ieri le motivazioni sull’assoluzione di 16 degli imputati e delle 13 condanne per un totale di 35 anni e 7 mesi. Gli assolti sono pezzi da 90 della polizia di stato come Francesco Gratteri, il più alto in grado quella notte come direttore dello Sco, e Giovanni Luperi, vice di La Barbera all’Ucigos. I condannati sono quasi tutti Canterini boys, i capisquadra del responsabile dei reparti mobili in azione nei giorni del G8 più lo stesso Canterini. Dunque non fu «un complotto ai danni degli occupanti», scrive il giudice nella motivazione. Né «spedizione punitiva», né «rappresaglia». Carenza di prove concrete ma, soprattutto, «appare assai difficile che un simile progetto possa essere stato realizzato e portato a compimento con l’accordo di un numero così rilevante di dirigenti, funzionari e operatori». Piuttosto si ritiene «che i dirigenti fossero convinti che l’operazione avrebbe avuto un rilevante successo e si sarebbe conclusa con l’arresto dei responsabili delle violenze e delle devastazioni dei giorni precedenti». «Quanto accadde all’interno della scuola Diaz Pertini fu al di fuori di ogni principio di umanità, oltre che di ogni regola ed ogni previsione normativa, anche se fu disposta in presenza dei presupposti di legge - si legge ancora - quanto avvenuto in tutti i piani dell’edificio scolastico con numerosi feriti di cui diversi anche gravi tale da indurre lo stesso imputato Fournier a paragonare la situazione ad “una macelleria messicana”. Appare di notevole gravità sia sotto il profilo umano che legale. In uno stato di diritto non è accettabile che proprio coloro che dovrebbero essere i tutori dell’ordine e della legalità pongano in essere azioni lesive di tali entità, anche se in situazioni di particolare stress». «Non può escludersi che le violenze abbiano avuto un inizio spontaneo da parte di alcuni» ma c’era «la consapevolezza da parte degli operatori di agire in accordo con i loro superiori che comunque non li avrebbero denunciati». I giudici osservano inoltre come «non sia del tutto incredibile che l’inconsulta esplosione di violenza abbia avuto un’origine spontanea e si sia quindi propagata per un effetto attrattivo e per suggestione tanto da provocare, anche per il forte rancore sino ad allora represso il libero sfogo all’istinto determinando il superamento di ogni blocco psichico e morale, nonchè dell’addestramento ricevuto». Non ci sono prove certe, invece, «ma semplici indizi non univoci» sulla consapevolezza «della falsità del ritrovamento delle bottiglie molotov». Gli elementi indicati dall’accusa da un lato possono «determinare il sospetto circa la consapevolezza della falsità» ma è anche vero «che non possono valere a provarla con la dovuta certezza trattandosi di semplici indizi non univoci». Sull’intero impianto pesa «un atteggiamento di distacco» da parte della polizia, «nell’individuare gli autori delle violenze e nell’accertare le singole responsabilità». Quel distacco «ha contribuito ad avvalorare la sensazione di una certa volontà di nascondere fatti e responsabilità di maggiore importanza che seppure infondata o comunque rimasta del tutto sfornita di prove ha caratterizzato negativamente tutto il procedimento sotto il profilo probatorio ». Si citano «la mancata identificazione dell’agente con la coda di cavallo; l’invio al pm per la loro identificazione delle foto dei funzionari all’atto del loro ingresso in polizia anzichè quelle recenti; il fatto che per individuare gli agenti entrati alla Diaz si sia dovuti ricorrere ad indagini peritale». «La giustificazione di un simile atteggiamento - scrivono i giudici - potrebbe rinvenirsi in un malinteso senso di tutela dell’onore dell’istituzione» e «la mancata individuazione delle singole responsabilità potrebbe ledere l’onore di tutta la polizia». Non ci sono prove, insomma, che Gratteri e Luperi (entrambi assolti) fossero consapevoli di quanto stava avvenendo nella scuola Diaz, mentre il comportamento omissivo e il silenzio sulle violenze degli agenti del VII nucleo, di Vincenzo Canterini, condannato a quattro anni, e di Fournier (il suo vice, condannato a due anni) confermano l’esistenza di una sorta di accordo volto a garantire l’impunità di questi ultimi in caso di comportamenti illeciti e violenti». Fin qui le anticipazioni di un documento che sarà letto con attenzione sia dai pm, Zucca e Cardona Albini, sia dai legali delle difese e delle parti civili per la pioggia di ricorsi più utili per i processi civili che per altro vista la prescrizione che cancella quasi tutti i reati. Per Haidi Giuliani, la mamma di Carlo Giuliani, si tratta di una motivazione «ancora più triste e meno coraggiosa della sentenza perché non si vuole o non si può attribuire responsabilità ai livelli apicali. Una sentenza difficilmente comprensibile ». Vittorio Agnoletto, eurodeputato Prc all’epoca portavoce del Gsf, la definisce «democristiana»: «Non potendo negare l’evidenza hanno piegato la realtà alle esigenze politiche. E’ incredibile dire, di fronte ai verbali e ai filmati, che manchino le prove!». «Sono stati assolti sul piano penale - scrive il comitato Verità e giustizia che raggruppa le vittime della Diaz - ma sono pienamente responsabili sul piano etico e professionale: non si accorsero dei falsi, non fermarono le violenze, non hanno nemmeno partecipato alla ricerca della verità». Per questo le vittime della Diaz tornano a chiedere le dimissioni dei vertici del Viminale.
Che. Ant.

carloge

martedì, 16 dicembre 2008, ore 17:39



Qui Lecco Libera e il Centro Khorkhanè organizzano per Giovedì 18 dicembre 2008 la presentazione del libro "Bolzaneto: la mattanza della democrazia". Saranno presenti alla serata l`autore Massimo Calandri (redattore de "La Repubblica" dal `92, collaboratore de L`Espresso e Micromega) e Vittorio Agnoletto (europarlamentare che nel 2001 fu portavoce del "Genoa Social Forum" ed in tale veste coordinò le manifestazioni contro il G8).
Interverranno Enrica Bartesaghi e Roberto Gallo del Comitato Verità e Giustizia per Genova Comitato Verità e Giustizia per Genova
carloge

sabato, 12 luglio 2008, ore 14:33

Il 14 luglio 2008 è prevista la sentenza del processo per le torture inflitte ai danni di circa 300 dimostranti fermati o arrestati durante le giornate di protesta e portati nella caserma di Bolzaneto, in quei giorni adibita a carcere temporaneo. Nel processo, iniziato nel 2005, sono imputate 45 persone tra agenti e funzionari di Polizia di Stato, Carabinieri, agenti di Polizia penitenziaria, medici e infermieri dell'amministrazione penitenziaria, accusati a vario titolo di abuso d'ufficio, abuso d'autorità sugli arrestati, violenza privata, lesioni personali, percosse, ingiurie, minacce e falso ideologico. L'inchiesta dei Pubblici Ministeri si è basata sulle testimonianze degli arrestati e fermati, sulle dichiarazioni di due paramedici e di due agenti di polizia penitenziaria che per primi, nel gennaio 2004, ammisero che nella caserma ebbero luogo delle violenze. Dalla ricomposizione delle testimonianze delle persone arrestate, parti lese nel processo, è emerso un racconto dell'orrore fatto di botte, insulti, slogan fascisti e umiliazioni sistematiche contro persone inermi per la loro condizione di prigionieri. Secondo la ricostruzione dei Pubblici Ministeri, a Bolzaneto fu violato l'articolo 3 della Convenzione europea dei diritti umani, il quale vieta il ricorso alla tortura e a trattamenti inumani e degradanti. Tuttavia, il codice penale italiano non è stato adeguato alla Convenzione e non contempla un reato specifico di tortura. Con la repressione nelle strade e il blitz-rappresaglia alla scuola Diaz la sera del 21 luglio, Bolzaneto ha costituito una delle tappe del percorso di annientamento della protesta espressa dal movimento anti-globalizzazione. Durante i giorni in cui questo carcere provvisorio fu operativo non vennero comunicate agli arrestati le accuse contro di loro, né i loro diritti, né venne loro permesso alcun contatto con avvocati, congiunti e, nel caso degli stranieri, con i consolati. Le persone che transitarono da Bolzaneto erano di fatto sequestrate. Bolzaneto NON è stato un caso isolato di sospensione dello stato di diritto, ma un episodio sempre più ordinario tra altri noti a livello globale come Guantanamo, Abu Ghraib o le "Extraordinary Renditions". Il G8 di Genova è stato definito da Amnesty International "la più grande sospensione dei diritti democratici in un paese occidentale dalla fine della seconda guerra mondiale". Anche se non si arriverà mai ad una sentenza definitiva, a causa dei tempi di prescrizione, una condanna in primo grado di giudizio permette il riconoscimento dei danni fisici e morali subiti dalle persone costituitesi parti civili e il loro risarcimento economico. Vogliamo che il prossimo anniversario G8/Genova sia un'occasione di denuncia delle vicende che hanno caratterizzato le giornate del G8-2001 ed un'opportunità, per tutti coloro che pensano che questi avvenimenti non debbano essere dimenticati, per fare sentire la propria voce.
www.processig8.org

carloge

martedì, 27 maggio 2008, ore 07:42

Genova, 22 Maggio 2008
Care amiche e cari amici, durante il mese di luglio, presumibilmente il giorno 21 o 22 luglio, ci sarà la sentenza del processo Bolzaneto. I pubblici ministeri hanno chiesto la condanna di 46 tra funzionari ed agenti delle forze di Polizia, dei Carabinieri, del corpo delle Guardie Carcerarie, medici ed infermieri, accusati delle violenze commesse ai danni degli arrestati e dei fermati, da venerdì 20 alla domenica 22 luglio 2001, nella caserma di Genova Bolzaneto. Non essendo previsto nel nostro ordinamento uno specifico reato di tortura, la Procura della Repubblica ha chiesto la condanna per i reati di abuso d'ufficio, lesioni, percosse, ingiurie, violenza privata, abuso di autorità contro gli arrestati, minacce, falso, omissione di referto, favoreggiamento personale, per un totale di Settantasei anni, 4 mesi e 20 giorni di reclusione. Nessuno degli imputati passerà un solo giorno in carcere in quanto la maggior parte dei reati saranno prescritti nel 2009. Otterremo comunque un risultato, seppur minimo, se il Tribunale condannerà i responsabili e disporrà il risarcimento delle parti civili per i danni subiti, sia quelli fisici che quelli morali. In occasione della sentenza il Comitato verità e giustizia per Genova sta organizzando iniziative ed ospitalità per tutti quelli che verranno a Genova. Abbiamo avuto la disponibilità del Sindaco di Genova, signora Marta Vincenzi, ad ospitare a spese del Comune le parti civili che si recheranno a Genova per la sentenza e, per questo, abbiamo bisogno di sapere chi di voi verrà a Genova. Attraverso il tuo indirizzo mail ed il nostro sito, ti contatteremo per informarti delle iniziative che il nostro comitato sta preparando in vista della sentenza e per fornirti ogni altra informazione necessaria.
Cari saluti,
Enrica Bartesaghi
Presidente del comitato verità e giustizia per Genova
http://www.veritagiustizia.it
info@veritagiustizia.it
carloge

giovedì, 24 aprile 2008, ore 09:06

Agnoletto sarà a Genova dove parlerà il Capo dello Stato

AGNOLETTO:«CONSEGNEREMO A NAPOLITANO I TESTI DELLE REQUISITORIE SULLE TORTURE DI BOLZANETO»

Il consigliere Antonio Bruno e l’eurodeputato ricorderanno al porto i morti sul lavoro.

Milano, 23 aprile 2008 – L’eurodeputato Vittorio Agnoletto parteciperà quest’anno alle manifestazioni del 25 aprile a Genova, alle quali è stato invitato come rappresentante istituzionale della Sinistra Europea insieme al capogruppo al consiglio comunale di Genova Antonio Bruno, in occasione della presenza nella città ligure del Presidente Giorgio Napolitano. Agnoletto e Bruno consegneranno al Capo dello Stato i testi delle requisitorie relative ai processi sulle torture di Bolzaneto, ai tempi del G8 del luglio 2001. «Quale occasione migliore se non l’anniversario della Liberazione – dichiarano i due rappresentanti della Sinistra Europea – per consegnare alla più alta autorità dello Stato la testimonianza della più grave violazione dei diritti umani verificatasi in Italia dopo il 1945? A Napolitano, garante della Costituzione italiana, vogliamo simbolicamente affidare la memoria di quei giorni per i quali chiediamo ancora verità e giustizia».

Prima dell’incontro ufficiale con il Presidente della Repubblica, che si terrà alle ore 17,30 presso il Palazzo Ducale, Agnoletto e Bruno parteciperanno al corteo ufficiale, da piazza della Vittoria. Inoltre, parteciperanno alle iniziative organizzate dai movimenti e dalle forze politiche della Sinistra genovese: alle 14, presso la zona del porto vecchio, e in particolare nell’atrio del Museo del Mare, per ricordare i morti sul lavoro dove sarà deposta una corona di fiori alla lapide in memoria di Albert Kolgjegja, giovane operaio albanese ucciso sul lavoro al porto di Genova l'8 novembre 2003.

«L’attacco alla Costituzione – dichiarano i due esponenti politici – parte proprio dal mancato rispetto dell'articolo 1, dove si afferma che l'Italia è una repubblica fondata sul lavoro;  le morti nelle fabbriche e nei cantieri sono un dramma e un’offesa alla memoria di chi ha costruito questo Paese e si è battuto per liberarlo».
carloge

domenica, 30 marzo 2008, ore 08:14

Crediamo che la “risposta” a Genova G8 non possa venire solo dall'azione giudiziaria. L'archiviazione del procedimento per l'uccisione di Carlo Giuliani, le prescrizioni in arrivo per i processi contro agenti delle forze di polizia per gli abusi alla Diaz e a Bolzaneto, le pene spropositate inflitte ai 25 manifestanti rinviati a giudizio per devastazione e saccheggio, il mancato avvio di procedimenti per una serie di altri abusi contro cittadini avvenuti nelle strade e caserme di Genova, dimostrano quanto sia limitata e insufficiente l'azione giudiziaria.

Mercoledì 2 Aprile Ore 21,00

ANPI “Monte Sella” (g.c.) Via Boggiano 11, Genova- Bolzaneto

Ne discutiamo con :

Enrica Bartesaghi, Comitato Vertità e Giustizia per Genova

Tambuscio Emanuele e Dario Rossi, avvocati dei collegi difensivi di alcuni imputati nei processi per devastazione durante il G8.

Aleandro Longhi, Senatore de La Sinistra L’Arcobaleno

Coordina Massimiliano Milone

Parteciperanno alla discussione i candidati de La Sinistra L’Arcobaleno alle prossime elezioni politiche Ennio Cirnigliaro, Antonio Bruno, Cristina Morelli e Sergio Olivieri
carloge