giovedì, 12 novembre 2009, ore 16:48

Partecipiamo solidali a fianco dei Comitati Antigronda perché riteniamo che tale opera sia una sciagura per chi abita nel Ponente e nella Valpolcevera in particolare.
Questa opera è del tutto inutile per la cittadinanza e serve esclusivamente ad ingrassare i voraci cementificatori del territorio, senza portare nemmeno benefici all’occupazione locale in quanto chi si aggiudicherà l’appalto (ovviamente pensiamo, le cooperative legate al Partito Democratico) con la strategia dei sub-appalti, utilizzerà lavoratori provenienti da altre regioni e da altre nazionalità, e chissà, magari anche in nero. Non risolverà il problema del traffico cittadino che al contrario subirà un notevole aumento, ma ci regalerà polveri sottili ed amianto. Ma in gioco non è solo la costruzione della Gronda ma anche dell’Inceneritore (camuffato da Gassificatore), dall’Alta Velocità (o Alta Capacità che dir si voglia) ferroviaria e dal Terzo Valico; sempre che dopo aver ricevuto in regalo dalla Valbisagno il nuovo Mercato Ortofrutticolo, non arrivi anche il nuovo Stadio in sostituzione del Ferraris di Marassi.
Il Circolo Valpolcevera del Partito della Rifondazione Comunista ritiene che con una cifra nettamente inferiore agli oltre 5 miliardi di euro che si dovrebbero spendere per la Gronda si potrebbe collegare la Bretella ferroviaria di Borzoli alla linea dei Giovi, si potrebbe prolungare la metropolitana fino a Pontedecimo, terminare la strada di sponda sul Polcevera e costruire la strada a mare per il ponente cittadino.
Queste opere sì che servirebbero ad abbattere drasticamente l’uso del veicolo privato, a limitare ai minimi termini il trasporto merci su gomma, a preservare dalla speculazione cementifera il territorio ed a salvaguardare, cosa ancora più importante, la salute della cittadinanza sia del Ponente che della Valpolcevera,
Per questo ci battiamo, seppur con le nostre limitate forze

Sabato 14 novembre, partenza da piazza Rissotto ore 15.00

Partito della Rifondazione Comunista
Circolo Valpolcevera Via Rivarolo 60r
prcvalpolcevera@libero.it
carloge

domenica, 08 novembre 2009, ore 09:14

Manifestazione del Ponente Unito di sabato 7 novembre 2009 per chiedere da subito:

-DISMISSIONE DEL POLO PETROLCHIMICO DI MULTEDO , NO  ALLA SUA DELOCALIZZAZIONE A PONENTE
-ABBATTIMENTO DEL MURO DELLA VECCHIA FERROVIA
-SDEMANIALIZZAZIONE FASCIA DI RISPETTO
-FINE ALLA ILLEGALITA’ SULLA FASCIA DI RISPETTO (stop al parcheggio abusivo di Tir/Autobotti/Caravan, rimozione carcasse, stop parcheggio nuova passeggiata a Levante, pulizia regolare da parte di AMIU)

Il Futuro del Ponente dipende da NOI !
Giù le mani dal Ponente !
carloge

venerdì, 06 novembre 2009, ore 07:57

Si sta avvicinando il momento dell’approvazione della variante AL P.U.C. che permetterebbe di affrontare la revisione del Piano Urbanistico Comunale in modo coerente con gli indirizzi di pianificazione del territorio approvati a inizio anno. In particolare si è convenuto che sia opportuno evitare di consumare altro territorio, preservando le aree libere e permettendo di “costruire sul costruito”. E’ per questo che , sia con l’individuazione della zona verde, oltre la quale bisogna prestare massima attenzione a non aumentare la cementificazione, sia con la salvaguardia estrema delle aree di conservazione, si stabilisce di uscire dalla stagione politica in cui imprenditori compravano immobili da non ristrutturare per cercare di costruire in aree di alto pregio ambientale. Ciò ha causato innumerevoli ricorsi al Tribunale Amministrativo, per lo più conclusi con la vittoria dei cittadini contro i proponenti e la stessa Amministrazione comunale. D’ora in poi, di conseguenza, le aree su cui i volumi demoliti potranno essere ricostruiti dovranno essere preventivamente individuate, diffuse sull’intero territorio cittadino, secondo il disegno urbanistico dell’Amministrazione. E’ per questo motivo che trovo inopportuno proporre deroghe puntuali a questa variante. Sarà difficilissimo spiegare che si permette a qualcuno di costruire in deroga alla linea verde nella valletta del Rio Penego, ad esempio, e negare ad altri tale possibilità in aree analoghe. Auspico che il Consiglio Comunale sia in grado di approvare documenti coerenti.

Antonio Bruno, capogruppo Sinistra Europea - PRC
carloge

sabato, 24 ottobre 2009, ore 07:53

Ordine del giorno

Il Consiglio Comunale di Genova

Premesso che

-La proposta n.70 del 29.9.09 è costituita da: proposta di delibera vera e propria, nuovo protocollo di intesa tra Regione Liguria, Provincia di Genova, Comune di Genova,Autorità Portuale di Genova, Anas spa, Autostrade per l’Italia spa, Ministero delle Infrastrutture, relazione generale sul progetto e linee guida del costituendo osservatorio;
-Nel protocollo attuale non sono ricomprese la viabilità di scorrimento di Lungomare Canepa ed il tunnel subportuale in sostituzione della sopraelevata, ma tali opere vann0o ribadite quale anello di integrazione con la rete cittadina;
-allo stesso modo il sistema di accesso tra città-porto e rete autostradale in presenza di grandi trasformazioni cittadine quali la Valpolcevera, Erzelli, ampliamento del porto di Voltri e di Sampierdarena, và considerato ed attuato come elemento essenziale della mobilità delle merci e delle persone;
-al momento della redazione del progetto vanno previsti circuiti alternativi di mobilità cittadina per sopperire a situazioni di criticità della città, peraltro gia presenti e destinarti ad aggravarsi non appena inizieranno i lavori, realizzando l’opera seguendo priorità organizzative e fasi funzionali attente alla vita della città;
-quanto alla locazione dei materiali di scavo l’utilizzo dell’area della sponda destra del Polcevera (area ex Ilva in corrispondenza della banchina portuale di Cornigliano) deve essere tale da non sottrarre ad altre destinazioni portuali o industriali per tutta la durata dei lavori;

impegna il Sindaco e la Giunta

-affinchè promuova presso i soggetti firmatari una redazione del progetto preliminare coerente con i punti sopra indicati;
-a riferire in Consiglio Comunale sullo stato di avanzamento del progetto e delle sue sostanziali caratteristiche;
-ad affiancare al previsto osservatorio un tavolo tecnico composto dai responsabili degli uffici preposti alla mobilità e alle infrastrutture di tutti gli enti pubblici coinvolti Autorità portuale compresa, così da interloquire costantemente con Aspi, Anas e Ministero delle Infrastrutture.

Angela Burlando

(approvato con 44 voti favorevoli)
carloge

mercoledì, 21 ottobre 2009, ore 09:44

MOZIONE

premesso che che le “Linee Programmatiche” della Sindaco prevedono di trasferire progressivamente il traffico su gomma al traffico su rete ferroviaria, condizione imprescindibile del rilancio economico e della sostenibilità ambientale della città;

preso atto della Delibera del Consiglio Comunale del 17 aprile n° 31/2008 che approva il Protocollo d’intesa, sottoscritto il 5 maggio 2008, in ordine alla realizzazione e gestione dello hub di Alessandria e i relativi interventi sulla viabilità d’accesso;

tenuto conto che a breve sarà indetta la gara d’appalto per la realizzazione del Nodo Ferroviario, a seguito dell’approvazione da parte del CIPE del Progetto definitivo (pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale n° 221 del 22/09/2006) e dell’aggiornamento di Progetto del Contratto di Programma 2007-2011 tra Ministero delle Infrastrutture e RFI, approvato dal CIPE nella seduta del 31/01/2008 TABELLA A Opera in Corso;

tenuto conto dell’inizio dei lavori per l’ampliamento di Lungomare Canepa, a seguito del Provvedimento di Perfezionata Intesa rilasciato dal Provveditorato alle Opere Pubbliche Lombardia-Liguria in data 20/12/2007 prot. N° 8940 e successivamente dell’approvazione da parte dell’ANAS del Progetto per le prime opere migliorative con interventi di riqualificazione della viabilità di Lungomare Canepa del 05/05/2008 prot. N° CGE-0002777-i;

tenuto conto dell’approvazione, con deliberazione del Consiglio Comunale in data 09/09/2008, del Programma integrato di interventi per la riqualificazione urbana di Cornigliano predisposto dalla “Società per Cornigliano S.p.A.” e della prima fase attuativa degli interventi stessi, comprensivi della cosiddetta “strada a mare”;

tenuto conto dell’Intesa quadro del 9 gennaio 2003 relativa alla componente stradale del nodo stradale e autostradale tra Regione Liguria, Provincia di Genova, Comune di Genova e Autorità Portuale;

Considerato che si è concluso il dibattito pubblico sulla Gronda di Ponente (Genova, 1° febbraio - 30 aprile 2009), il primo caso in Italia di débat public relativo a una grande opera infrastrutturale, dando corso all’ordine del giorno approvato dal consiglio comunale nella seduta del 14 ottobre 2008;

Considerato che dal Dibattito Pubblico è emersa la condivisione nell’affrontare la congestione del traffico autostradale e urbano a Genova sia da parte di quegli attori che sostengono la necessità della gronda, sia di quegli attori che argomentano circa l’utilità di alcune opere – spesso alternative alla Gronda di Ponente – ritenute necessarie e sufficienti a risolvere i problemi della mobilità urbana e autostradale.

Considerato inoltre che durante il Dibattito Pubblico sono emerse differenti valutazioni tra
chi considera la Gronda come opera necessaria al sistema autostradale, necessaria per lo sviluppo dell’economia genovese
chi considera altresì la Gronda una soluzione sbagliata a un problema (la congestione) sino ad ora non governato

Considerato inoltre che tutti gli attori convergono nel ritenere prioritario il potenziamento del trasporto
ferroviario per le merci e per le persone e del trasporto pubblico, in particolare della metropolitana.

Considerato che tutti gli attori intervenuti convergono sulla necessità dei seguenti interventi:

- interventi ferroviari (ferrovia metropolitana Nervi-Voltri e prolungamento della metropolitana da Certosa a Pontedecimo; sistemazione del nodo ferroviario ivi compresi i collegamenti tra la bretella di Voltri e le linee di Valico, sia in direzione Genova che in direzione Milano, collegamento tra i moli portuali e le linee esistenti, politica tariffaria e normativa che favorisca il trasporto via ferro; il finanziamento della sopraelevata portuale);

- interventi stradali: strada a mare Cornigliano – Lungomare Canepa da collegare al casello di Cornigliano;
completamento della strada di sponda destra del Polcevera e suo collegamento con la nuova strada a mare;
sistemazione del nodo di san Benigno.

Sottolineato come durante lo svolgimento del dibattito sia stata avanzata dall’Istituto Nazionale di
Urbanistica (Inu) della Liguria la cosiddetta “ipotesi incrementale“ suggerendo di aspettare l’implementazione degli interventi stradali e ferroviari condivisi per verificare l’impatto sulla mobilità e valutare la necessità di ulteriori interventi stradali.

Considerati gli impatti importanti dovuti dalla costruzione della gronda su il rischio amianto, la gestione dei cantieri, lo smaltimento dello smarino, l’inquinamento atmosferico, l’inquinamento acustico, l’inquinamento idrico, l’impatto sulle aree di pregio naturalistico, l’impatto sulle abitazioni;

Considerato inoltre il rischio sociale di creare una zona che ospita più di un terzo degli abitanti della città, in cui si concentrino problematiche socio-economiche (rischio ghettizzazione);

Considerato perciò molto positivo lo svolgimento del Dibattito Pubblico, perché non è stato un rituale preordinato, ma ha prodotto un’imprevista ridefinizione dei temi sul tappeto e, in particolare perché, per la prima volta da quando (anni ’80) si è iniziato a discutere di bretella o gronda autostradale, è stato possibile discutere pubblicamente sull’opportunità dell’Opera, scoprendo che la nuova autostrada non era universalmente considerata come un rimedio alla congestione del nodo genovese e pertanto ponendo al centro della discussione non solo il “come” ma anche il “se”, superando il mandato iniziale alla Commissione che riguardava esclusivamente la discussione sulle cinque alternative di attraversamento della Val Polcevera (pag. 9);

Tenuto conto che sull’ipotesi della nuova autostrada si è aperta una discussione sia sugli effetti sul traffico e sulla mobilità, sia sul rapporto tra costi e benefici e che nel corso del non si è arrivati ad alcuna conclusione definitiva (pagina 83), ma, come sottolinea la Commissione, le riflessioni sviluppate hanno confermato che la Gronda non è il rimedio, ma uno dei possibili rimedi;

Tenuto conto che Autostrade per l’Italia (ASPI) ha presentato una proposta conclusiva di tracciato che ricalca grandemente il tracciato 2, coinvolgendo piu’ di un centinaio di famiglie e decine di attività produttive, con un forte impatto ambientale;

Tenuto altresì conto che a tutt’oggi non è stata prodotta una attenta analisi costi – benefici e in particolare una motivazione dettagliata dei costi dell’intervento;

Il Consiglio Comunale

Ritiene non motivata dalle risultanze del dibattito pubblico e non condivisibile la proposta avanzata da ASD Ritiene non motivata e non condivisibile la proposta di ASPI;

IMPEGNA LA SINDACO E LA GIUNTA

A perseguire nel suo programma di interventi, coerente con le Linee Programmatiche del Sindaco approvate dal Consiglio Comunale, per:il potenziamento delle infrastrutture di interesse metropolitano a beneficio del Trasporto Pubblico Locale;
una politica della mobilità che privilegi il trasporto pubblico;
il rafforzamento delle iniziative finalizzate a potenziare il trasporto su ferro/rotaia e a diminuire quello su gomma;
la separazione dei flussi di mobilità delle merci dai flussi delle mobilità delle persone al fine di coniugare la competitività delle attività produttive genovesi e in particolare del Porto con il benessere e la vivibilità della città;
ad operare affinché siano rapidamente avviate le opere per la ristrutturazione del Nodo di San Benigno
a garantire e tutelare i residenti e le attività economiche interessati dagli interventi infrastrutturali attraverso un adeguato stanziamento di risorse e l’individuazione di aree idonee alla riallocazione;

Ad aggiornare il protocollo di intesa tra Regione Liguria, Provincia di Genova, Comune di Genova, Anas Spa del 27 febbraio 2006 per la realizzazione del nodo stradale e autostradale di Genova, in modo che sia data attuazione agli interventi unanimemente condivisi e sopra elencati, posticipando a una successiva valutazione dell’impatto di tali opere sulla mobilità qualunque ipotesi di bypass autostradale.

I Consiglieri Comunali

Antonio Bruno
Arcadio Nacini
Bruno Delpino
Luca Dallorto
carloge

domenica, 18 ottobre 2009, ore 08:53

COMUNICATO STAMPA

Venerdi 16 Ottobre 2009

"AREE EX - COLISA A CAMPI: meglio una buona raccolta differenziata dei rifiuti che un inutile stadio"

I recenti articoli di stampa relativi all’acquisizione dell’ area ex-Colisa di Campi da parte della societa’ Sviluppo Genova a capitale pubblico e ai progetti che la interesserebbero, ci confermano che questa Amministrazione s'impegna a trovare spazi solo per la costruzione di stadi e centri commerciali.
Da tempo, invece, chiediamo che la soluzione della gestione dei rifiuti venga messa a sistema, trovando, a partire dal nuovo Piano Urbanistico, le aree necessarie alla realizzazione della filiera impiantistica necessaria alla raccolta differenziata finalizzata al riciclo, che risulta essere un tassello fondamentale per quel modello di sviluppo sostenibile perseguito dalle associazioni ambientaliste.
Per l'ennesima volta, invece, un'area, come quella ex-Colisa, di dimensioni considerevoli (130.000 mq) per una citta’ come Genova, anziché essere messa a disposizione per la risoluzione di problematiche fondamentali per la città, come quella dei rifiuti, rischia di avere un altro impiego.
Come stiamo ormai da tempo affermando in tutti i momenti di confronto con l’Amministrazione comunale, il governo di questa città dovrebbe avere la capacità di pianificare con analisi complessive, comprendendo le priorità reali, come è quella dei rifiuti, che, come da sempre sottolineato, rappresenta una questione complessa, con sbocchi occupazionali importanti, e soprattutto un punto essenziale per la sicurezza ambientale e conseguentemente sanitaria dei cittadini genovesi.
Le nostre associazioni chiedono pertanto che si faccia buon uso di questa area, di difficile reperimento altrove, per collocarvi gli impianti destinati alla raccolta differenziata di vetro, carta, plastica e alluminio, indispensabili per poter perseguire le percentuali di raccolta che la stessa Amministrazione comunale si e’ posta come obiettivo.
Riteniamo infatti che un impiego dell’area (o parte di essa) per tale fine, sia certamente piu’ utile alla citta’ rispetto ad uno stadio con le implicazioni che ne conseguono a livello di impatto urbanistico-ambientale non facilmente sostenibili su un’area che, gia’ gravata di servizi, rischia di diventare un buco nero nel caos cittadino.

Italia Nostra
Amici del Chiaravagna
Legambiente
Ufficio stampa Legambiente
335-6999220
carloge

giovedì, 15 ottobre 2009, ore 17:22

Il Comitato Acquasola si è costituito in associazione  legalmente costituita. Il 26 settembre 2009.

Alla associazione "Comitato Acquasola" aderiscono cittadini che da oltre sei anni lottano per la difesa e la riqualificazione del parco. Con loro le associazioni ambientaliste Italia Nostra, Legambiente, Pro Natura, Lav .
Il comitato ha come missione la salvaguardia e la valorizzazione del parco e la porta avanti da anni senza steccati ideologici e appartenenze e fiancheggiamenti politici. Nel prossimo futuro incontrremo i responsabili dell amministrazione per valutare con loro la percorribilita' tecnica, giuridica , economica della revoca della concessione. Saremo anche presenti il 29 al TAR per testimoniare la nostra volontà.
Abbiamo anche in programma iniziative culturali di confronto e dibattito sulla mobilita' urbana, faremo un corso di formazione sui fiori, gli alberi, gli orti in citta', torneremo a fare i nostri consueti mercatini dell' usato, le feste. Per questo continueremo a cercare sostegni personali e finanziari dai cittadini e dalle associazioni che come noi hanno a cuore il parco.  

Il Comitato Acquasola parco non parcheggio.

Il presidente
Luca Guzzetti

Il portavoce
Vincenzo Lagomarsino
328 85 20 271
carloge

giovedì, 15 ottobre 2009, ore 09:56

GRONDA: PROTOCOLLO D’INTESA

Osservazioni alle proposte di cui allo schema di deliberazione del Comune di Genova

Dopo avere partecipato attivamente al Dibattito pubblico sulla c.d. Gronda di Ponente, redigendo una proposta progettuale alternativa rispetto a quelle presentate da Autostrade per l’Italia (ASPI), riteniamo utile svolgere alcune considerazioni in merito al nuovo schema di Protocollo di Intesa proposto dalla Amministrazione comunale di Genova per la realizzazione del Nodo stradale e autostradale di Genova, in sostituzione del vigente accordo del 27 febbraio 2006.
1.Il protocollo dovrebbe definire una strategia generale di lungo periodo per l’assetto della mobilità che interessa l’area metropolitana di Genova, in cui i soggetti aderenti si riconoscano. Solo i lavori dureranno 8 anni. I fattori di crisi sono noti: il traffico passante, la componente merci del porto, il rapporto con le direttrici di inoltro, l’uso metropolitano dell’autostrada, i livelli di servizio sempre critici, i costi interni della congestione, i costi scaricati sull’ambiente, le condizioni di traffico in cui versano i punti di accesso alla rete autostradale in città. Gli obiettivi andrebbero chiariti su di una programmazione di lungo periodo e alla luce degli evidenziati fattori di crisi, per definire una soluzione che, riguardando una cerniera importantissime per le comunicazioni del Paese, sia risolutiva dei problemi che inducono oggi a rivedere continuamente gli schemi di accordo già sottoscritti. Il protocollo in questione non sembra evidenziare con chiarezza gli obiettivi che si intendono perseguire, mentre la soluzione di tracciato, che avrebbe dovuto essere proposta da ANAS, più che dalla concessionaria ASPI, offre risultati che stentano a dare risposte convincenti alle esigenze di un nuovo assetto della mobilità metropolitana.
2.Nello schema progettuale della nuova rete, non si percepisce più l’esito, l’importanza e la priorità realizzativa di opere stradali importanti, progettate, appaltate in parte, giudicate dagli enti istituzionali e dal dibattito pubblico fortemente collaborative alla rete autostradale e da integrare con la stessa quali la viabilità di scorrimento di lungomare Canepa e la sua proiezione su Cornigliano/aeroporto/A10 e il Tunnel sub portuale in sostituzione della sopraelevata, anello di integrazione con la rete autostradale. Tali opere spariscono dal quadro programmatico senza sostituzione, quasi che il loro significato non sia da correlare al riassetto della rete di autostrade e non possa collaborare a risolvere squilibri e congestioni.
3.Il nuovo disegno non prevede alcuna modifica al sistema di accessi fra città, porto e rete autostradale. Mentre la città si trasforma e sposta i baricentri della domanda di mobilità anche per effetto dei nuovi insediamenti ( Val Polcevera, Erzelli, ampliamento porto di Sampierdarena, ampliamento porto di Voltri,), il numero e la collocazione delle stazioni di accesso alla rete è la stessa degli anni 60. Una riflessione più attenta su questo aspetto della rete autostradale consentirebbe di dare altre risposte per consentire nuovi accessi alla rete dalla città vasta, atteso il condiviso mutamento dello scenario di domanda. L’autostrada è, dati alla mano, sempre più al servizio della mobilità metropolitana. Questo richiederebbe attenzione, atteso che la viabilità urbana, per l’assetto urbanistico di Genova, non potrà dare altre risposte a sviluppi di domanda consistenti.
4.Vista l’elevata domanda sulla rete ed i critici livelli ordinari di servizio, sarebbe opportuno che la bretella consentisse circuiti alternativi di mobilità. Il disegno non permette di apprezzare questo risultato, mentre l’obbiettivo- garantire che le nuove opere stradali consentano vie alternative- sembra chiaro e condiviso da tutti.
5.Il progetto Gronda definisce potenziamenti e ristrutturazione di due corridoi: quello ovest, da A26 ad A7, e quello storico della A7 fra Ge Ovest e Bolzaneto. Il primo con la Gronda Voltri- Bolzaneto, il secondo con l’asta verticale della A7 il cui tratto urbano viene portato a 7 corsie, 4 in discesa( le due carreggiate esistenti) e 3 in salita ( nuova carreggiata). La capacità di traffico del corridoio verticale risulterà certamente adeguata per i collegamenti Sampierdarena /nord A7/ est A12, ma sembra risultare critico l’imbocco del ponte Morandi che, rimanendo ineludibilmente a due corsie per senso di marcia, dovrà recepire i traffici da nord A7 aumentati in capacità, oltre quelli da Ge Ovest, anche per effetto del Nodo San Benigno.
L’imbocco del Morandi si troverà così, salvo contrarie dimostrazioni, in condizioni da rappresentare un costante tappo per la fluidità della circolazione, incidendo, come avviene già ora, sulla stessa capacità di accesso da S. Benigno. La scelta di potenziare la tratta urbana della A7 sulla dorsale montuosa in sponda sinistra del Polcevera, inoltre, apre interrogativi anche per la stabilità dei versanti ed il tessuto urbano che attraversa. Ci si chiede allora, come già si è cercato di chiedere con la proposta formulata in sede di Dibattito pubblico, se non fosse meglio approfondire la variante della A7 in sponda destra del Polcevera, costituita da un primo tronco della Gronda, raccordata con Cornigliano, al fine di disporre di un’alternativa fattibile, cantierabile come primo lotto funzionale ed in grado di dirottare traffico sulla Gronda in previsione della limitazione del transito del traffico merci sulla A10.
Detta contingentazione, peraltro, andrà meglio precisata: per quali categorie di mezzi (inferiori alle 3,5 t., alle 7,5t.)? per quali fasce orarie? con quali modalità? visto che si tratta sempre di rete nazionale.
Poichè la soluzione investe la mobilità di corridoio, vi dovrebbero essere valutazioni a supporto dei provvedimenti da adottare affinchè la mobilità pesante non si travasi, per la tratta fra Ge Voltri e Cornigliano, sulla viabilità ordinaria, con effetti immaginabili per il traffico, per l’ambiente urbano costiero sull’Aurelia, per la tenuta dei servizi di pubblico trasporto. Su questi aspetti dovrebbe rispondere in particolare ANAS, alla luce delle sue competenze, poichè gli effetti negativi si scaricheranno esclusivamente sulla viabilità ordinaria del ponente di Genova.
6.Non viene dato di conoscere quali saranno gli effetti del contingentamento su A10 per l’accessibilità di veicoli pesanti alla stazione di Pegli A10 che ha dirette connessioni con Multedo e le aree portuali di cui è stata programmata la riconversione. Anche l’accessibilità ai cantieri di Sestri dovrebbe essere garantita attraverso la più vicina stazione autostradale.
7.La soluzione del contingentamento del traffico merci sulla A10 per la tratta ricompresa fra i terminal portuali sembra penalizzare i movimenti fra il bacino portuale di Sampierdarena e l’inoltro sulla A26, quelli fra il bacino di Voltri e la A7, anche perchè non viene prevista l’interconnessione diretta fra bretella e A7 in direzione nord.
8.Quanto sopra pone l’ineludibile priorità della realizzazione della viabilità di scorrimento portuale fra Sampierdarena e Cornigliano , prima ancora delle altre indicate nella proposta. Di questa priorità, tuttavia, non si tratta nell’intesa, che anzi non richiama neppure dette opere.
9.L’Autorità Portuale dovrebbe seriamente preoccuparsi che nel contesto del nuovo schema di rete non sia previsto alcun collegamento diretto fra Cornigliano e la Gronda, connessione che potrebbe creare un circuito di salvaguardia per la mobilità portuale senza soggiacere a vincoli di transito per il traffico pesante sulla A10 e senza che il traffico generato dai futuri sviluppi portuali del bacino di Sampierdarena/Cornigliano sia obbligatoriamente instradato attraverso le inadeguabili careggiate del ponte Morandi, le cui malandate condizioni statiche di ieri sembrano miracolosamente guarite e pronte a nuovi aumenti di traffico.
10.Per quanto riguarda l’intervento, indicato come prioritario, per rendere complanari le due carreggiate della A10 fra Pra e Palmaro, le giuste esigenze degli abitanti sono principalmente determinate dal rumore del traffico merci. Se questo dovesse essere eliminato per quella tratta, potrebbe obiettare ASPI quando si dovesse passare alla realizzazione, l’intervento perderebbe molto delle sue motivazioni. Inoltre, se non si vuole rimanere alle pure enunciazioni di principio ed in considerazione delle note resistenze che in tutti questi anni sono stati opposti da Autostrade, dovrà pure spiegarsi come garantire la capacità della A10 per tutta la durata dei lavori.
11.Il disegno generale della rete che deriva dal progetto Gronda ed adeguamenti, non prevede priorità realizzative e fasi funzionali, ad eccezione delle opere già indicate. Gli effetti sul traffico delle opere ipotizzate non potranno essere colti se non ad ultimazione di tutti gli interventi previsti. Questo aspetto dovrebbe sicuramente essere migliorato in considerazione dei tempi, 8/10 anni, necessari per l’esecuzione dell’intero programma.
12.Nessuna traccia di soluzione, nel quadro programmatico che si delinea, riguardo al declassamento delle tratte urbane della A10 e della A7, neppure in prospettive ventennale a scadenza della concessione.
13.Il protocollo d’intesa, anche al fine di accelerare la fase approvativa, dovrebbe chiarire l’itinerario procedurale di approvazione del progetto ai vari livelli di definizione e di competenza, anche per i profili di impatto ambientale.
14.Per quanto concerne l’allocazione dei materiali di scavo, sembra molto carente la configurazione del programma degli interventi sia per i materiali scavati con talpa che per quelli da scavare con metodi tradizionali. Andrebbe infatti configurata la catena logistica per le due tipologie e quindi per la cantierizzazione delle opere. Si tratta infatti di quantità considerevoli, milioni di mc, di cui deve essere chiaro non solo l’allocamento finale ma la catena delle operazioni consistenti nello scavo, carico su gomma o nastro, deposito/i temporanei, trattamenti, ricarichi, allocamenti finali. La ricerca dei siti di conferimento non prevede alcuna soluzione extra Genova/Porto. Dovrebbe poi preoccupare l’ipotesi di vincolare un’area molto estesa alla foce del Polcevera per creare un centro di accumulo degli inerti che andranno smaltiti e sistemati progressivamente in una catena di tempi diversi e forse non omogenei con quelli di scavo, con risultati di saturazione degli accumuli in un area molto urbanizzata. Risulta invece la sussistenza di domanda di inerti per riempimenti di opere stradali nel contesto nord ovest italiano che potrebbero sinergicamente coadiuvare il progetto. Vista la dimensione dell’opera ed i costi da affrontare per lo smaltimento degli inerti sarebbe da valutare se un impiego delle ferrovie con adeguate tecnologie non potrebbe collaborare a ridurre la camionabilità del trasporto e ridurre gli impegni portuali. Questo riporta al piano logistico della sistemazione degli inerti che è indispensabile almeno nelle sue linee essenziali.
15.Riguardo al parziale riempimento del canale di calma dell’aeroporto, a supporto fra l’altro della capacità e della sicurezza della pista, il progetto meriterebbe un progetto coordinato, anche di tipo trasportistico, che indichi come arrivarci e come sistemare il materiale, anche a tutela dell’ambiente, salvaguardando un canale di navigazione protetto dal mare aperto.
16.Per quanto riguarda infine l’istituzione di un Osservatorio, da insediare per tutta la durata della progettazione e attuazione delle opere, si pone il problema della natura, tecnica o politica, di tale organismo. La configurazione mista, Osservatorio presieduto dal Sindaco, ne mantiene una natura ibrida, incapace di suggerire alle amministrazioni aderenti all’intesa le azioni da intraprendere nei confronti di ASPI.

Giancarlo BONIFAI già Assessore Lavori Pubblici - Comune di Genova

Ing. Alessandro SINAGRA già Responsabile Mobilità e Trasporti - Comune di Genova e Regione Liguria
carloge
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giovedì, 15 ottobre 2009, ore 09:53

Commissione TERRITORIO Comune di Genova

Giovedi 15 Ottobre 2009

“OSSERVAZIONI ALLA PROPOSTA N. 70 IN DATA 29/09/2009 DI SCHEMA DEL NUOVO PROTOCOLLO D’INTESA PER LA REALIZZAZIONE DEL NODO STRADALE E AUTOSTRADALE DI GENOVA”

Studiare il movimento sul territorio di persone e cose implica strategie di ricerca che riguardano economia, urbanistica, sociologia, logistica, salute dei cittadini, ecc.
È necessario dunque parlare non solo di viabilità e di traffico limitandosi a considerare la singola infrastruttura, ma collocare il problema in un’ottica complessiva che studi tutte le forme di pianificazione, uso del territorio e nel nostro caso di mobilità.
Il Dibattito Pubblico, aveva fatto capire, anche grazie alla spinta di Associazioni e Comitati, come fosse fondamentale che tutti i soggetti interessati si sedessero allo stesso tavolo, non solo per firmare protocolli ma per pianificare in modo coerente lo sviluppo del il territorio.
Attraverso il tavolo tecnico era emersa da più parti la necessità che gli Uffici comunali assumessero una posizione centrale nella programmazione, cosa che non si è verificata, e attraverso lo strumento del PUM coordinassero e pianificassero gli interventi anche in previsione della revisione del Piano Urbanistico Comunale.
Partendo da questi concetti-base, che già più volte abbiamo espresso durante le fasi del Dibattito pubblico ed in altre sedi argomentato nei dettagli anche tecnici, la proposta per lo schema del “Nuovo protocollo d’intesa tra Regione Liguria, la Provincia di Genova, Il Comune di Genova, Autorità portuale di Genova, Anas s.p.a., Autostrade per l’Italia s.p.a. e il ministero delle realizzazione del nodo stradale e autostradale di Genova” appare contraddittoria nelle affermazioni e nei contenuti denotando una completa mancanza, appunto, di una pianificazione urbanistica e della mobilità.
Le scriventi Associazioni non sono contrarie alle opere in generale, ma sono favorevoli a quelle che, inserite in una pianificazione complessiva a cui venga applicata in modo serio la VAS, risultino trasparenti in relazione allo loro gestione a partire dagli studi preliminari per finire alla fase di cantierizzazione.
A tutt’oggi resta ancora sconosciuto ad esempio lo Studio di Impatto Ambientale che ASPI cita, come fatto, già dai primi documenti presentati e che dovrebbe essere reso pubblico.
La mancata pianificazione ha prodotto di fatto sconcertanti sovrapposizioni di progetti in contrasto fra loro. Ne sono due esempi l’area di stoccaggio dello smarino amiantifero (prodotto degli scavi in galleria delle opere stradali ed autostradali previste dal citato Schema di Protocollo n.70) alla foce del Polcevera e lo stadio di calcio previsto nell’area ex Colisa di Campi, che interferiscono, entrambi, a vario livello, con proposte già presentate nel corso di uno continuo schizofrenico tentativo, da parte della Amm.ne comunale, di dare un nuovo volto urbanistico alla Città. Sovrapposizioni che vengono ignorate sia nel testo del protocollo d’ intesa che nella proposta preliminare di Autostrade con il conseguente effetto di trasferire di fatto a futuri contenziosi la risoluzione dei problemi.
Allo stesso modo appare grave come sotto l’indicazione di nodo stradale ed autostradale di Genova compaia il Tunnel di Rapallo - Santa Margherita Ligure o la viabilità nella vallata dell’Entella, chiaramente non facenti parte del nodo genovese, mentre non vengano menzionate la strada a mare o la sopraelevata portuale, ampiamente in territorio comunale, il cui ruolo riteniamo sia fondamentale nel superamento dei problemi di traffico per i quali invece si indica come unica soluzione la costruzione della Gronda.
Infatti, coerentemente con quanto proposto durante il Dibattito Pubblico (“Ipotesi incrementale” pag. 51 Relazione Finale Commissione Bobbio), riteniamo, che la “strada a mare” (compresa la sopraelevata portuale) di Cornigliano, opportunamente connessa con l’attuale A10, sia destinata a migliorare sensibilmente la situazione del traffico. Pertanto sarebbe piu’ saggio, come si dice sempre nella relazione citata, porre questa opera come prioritaria e, una volta in funzione, verificarne l’effetto sul traffico generale prima di procedere all’apertura degli altri cantieri in particolare quelli della Gronda.
Inoltre, in riferimento al nodo di san Benigno, sul quale incidono vari progetti, è necessario che si aprano adeguati tavoli istituzionali di discussione che, attraverso anche la partecipazione dei Cittadini, considerino l’intervento all’interno di una pianificazione più ampia di tutte le mobilità, in primis quella ferroviaria.
Per questo motivo le Associazioni richiedenti l’ audizione in oggetto chiedono con forza la continuazione sotto nuova forma di strumenti partecipativi e tecnici (da non confondere con gli Osservatori) dove le Associazioni, ed i cittadini possano non solo essere informati ma partecipare fattivamente agli atti amministrativi.
Nonostante il dibattito e le conclusioni della Commissione, per il bene collettivo le Associazioni si attendono dagli Enti, che sottoscriveranno il protocollo, l’impegno di una fattiva, costruttiva e continuativa collaborazione tra di essi nel rispetto dei principi di partecipazione dei cittadini.

Italia Nostra
Legambiente
Istituto Nazionale Urbanistica
carloge

mercoledì, 14 ottobre 2009, ore 06:57

Urbanistica e territorio

Manifesto appello per la messa in sicurezza del territorio, la rottamazione edilizia, un'edilizia sostenibile
Radicali italiani, Wwf, Fai, Legambiente, Inu

ROMA. La tragedia di Messina è solo l'ultimo degli eventi luttuosi che dimostrano quanto siano devastanti le conseguenze di una cattiva gestione del territorio, dell'assenza di un'efficace azione di sua tutela e delle gravissime carenze della politica urbanistica ed edilizia degli ultimi sessant'annj. Di fronte a ciò è indispensabile avviare una nuova politica nazionale per il governo del territorio che individui gli obiettivi da raggiungere, gli strumenti da utilizzare e le risorse da mobilitare.
In merito ad essa noi affermiamo che l'uso parsimonioso delle risorse non riproducibili, come il suolo, debba essere il riferimento strategico da adottare per la definizione di una politica territoriale che individui come prioritarie:
. la rottamazione degli immobili privi di qualità, non antisimici e ubicati in aree non idonee;
. la messa in sicurezza del territorio e l'implementazione di efficaci \
forme di monitoraggio e gestione dei rischi che contraddistinguono strutturalmente il nostro paese;
. il rafforzamento delle forme di tutela delle aree e dei beni finalizzate
alla conservazione dell'ambiente, dell'ecosistema e delle sue componenti primarie, del paesaggio e del patrimonio storico-artistico;
. l'efficientamento energetico del patrimonio edilizio esistente.

Il nostro benessere dipende anche dalla qualità dell'edilizia e dell'organizzazione urbana e territoriale che sappia tutelare con rigore ciò che resta dell'integrità e della bellezza del paesaggio. Solo in questa prospettiva riteniamo che i nuovi interventi edilizi ammessi dalla legislazione statale e regionale possano costituire un'opzione percorribile e tale da arricchire il Paese e non solo alcuni proprietari d'immobili. Invece, l'impostazione proposta dall'Intesa Stato-Regioni del 1° aprile 2009 sul cosiddetto "Piano Casa" e la conseguente legislazione regionale da essa discesa si rivela:

. pericolosa, perché non dà priorità alla messa in sicurezza del patrimonio edilizio e del territorio;
. insostenibile, perché continua a promuovere un mdtìello di benessere
legato alla quantità delle risorse consumate e non alla"*riqualificazione delle dotazioni e del patrimonio esistenti;
. iniqua, perché non prevede meccanismi idonei a intercettare quote dei
vantaggi privati, connessi alla deregolamentazione edilizia e urbanistica da destinare all'attuazione di azioni di recupero e riqualificazione delle città e del territorio;
. inadeguata rispetto all'emergenza abitativa, perché incentiva l'aumento
ulteriore di vani, già potenzialmente sufficienti alle esigenze abitative, senza favorirne la loro locazione residenziale. È dunque necessario chiedere l'accantonamento delle misure del cosiddetto Piano Casa in favore di programmi di intervento coordinati di risanamento, manutenzione e gestione del territorio e del patrimonio abitativo, di tutela del paesaggio e della biodiversità.

Ci appelliamo a tutte le forze politiche affinché sia avviato un confronto serrato in tutte le sedi istituzionali chiamate in causa (il Parlamento, il Governo, le Regioni e gli enti locali), per la definizione di una rinnovata agenda per il governo del territorio.

In questo contesto eventuali misure di sostegno all'edilizia devono essere corrette rispetto a quanto stabilito dall'Intesa Stato-Regioni del 1 aprile 2009 e dalle successive norme regionali, al fine di:

. incentivare il recupero e la riqualificazione del patrimonio edilizio
favorendo la rottamazione (con eventuale "spostamento") degli edifici pericolosi che sorgono in zone a rischio o privi di qualità, riconoscendo priorità di intervento alle aree ad elevato rischio idrogeologico;
. subordinare ogni incentivo al miglioramento di almeno due classi di
efficienza energetica rispetto all'immobile modificato o rottamato, all'osservanza delle norme antisismiche e alla predisposizione del fascicolo di fabbricato;
. proteggere l'integrità delle aree agricole stabilendo che gli interventi
edilizi su fabbricati rurali, ove ammessi, siano strettamente funzionali alla conduzione del fondo agricolo e solo se accompagnate da apposite misure di massima tutela del territorio;
. legare il prelievo degli introiti derivanti dagli oneri di
urbanizzazione comunali al loro utilizzo in investimenti pubblici in aree verdi, infrastrutture di trasporto pubblico, aree pedonali e piste ciclabili, escludendo l'utilizzo del gettito per la spesa corrente così come qualsiasi detrazione o riduzione per interventi ammessi dalle norme straordinarie di sostegno all'edilizia;
. procedere ad una revisione dell'ICI e dell'IRPEF al fine di favorire
l'uso parsimonioso del suolo, la riqualificazione energetica e la locazione residenziale degli immobili;
. rafforzare la capacità operativa dei soggetti preposti alla
pianificazione paesaggistica ed urbanistica, alla tutela del patrimonio culturale e naturale e al contrasto degli abusi invece che privilegiare misure straordinarie non coordinate ed estemporanee di sostegno all'edilizia.
carloge