L’assemblea, domenica a Roma, vota l’appello che farà da base alla nascita della nuova formazione politica
Sinistra europea, “patto fra differenti”
Per usare una metafora, sono stati scritti gli appunti. Dettagliati ma non definitivi. Nel senso che si possono ancora arricchire. L’assemblea dell’altro giorno, alla sala Giovanni Paolo II nell’austera - ma neanche troppo - sala convegni dell’università pontificia, ha approvato una sorta di manifesto-appello per la nascita della sezione italiana della Sinistra europea. Ora ci sono date precise: la prima domenica di novembre, il 5, a Roma si riunirà una grande assemblea, con tutte le associazioni. Sia quelle che si sono costituite in centinaia di località, sia le associazioni nazionali: come l’organizzazione Uniti a sinistra, quella Rosso-Verde, Punto Rosso, ecc. Insieme vareranno la “carta” d’intenti della nuova formazione della sinistra d’alternativa. E assieme a questa, definiranno gli strumenti organizzativi. La “carta delle regole”, come si chiama. Decideranno, insomma, come si organizza la sezione italiana della Sinistra europea. Da lì, dal 5 novembre, comincerà la fase costituente vera e propria, che si concluderà a marzo dell’anno prossimo. Saranno mesi intensissimi, dunque. Anche se ormai, con l’assemblea di domenica, i tratti di questa nuova formazione sono già delineati. Si sta parlando insomma di quegli “appunti”, scritti nell’appello. Che parlano di una nuova formazione che già nel suo primo atto formale fa riferimento all’Europa. Laddove spiega che non hanno più senso le lotte nazionali, perché nessuna vertenza, “neanche la più concreta e specifica, può essere vinta dentro la cornice del singolo stato-nazione”. L’appello parla di una sinistra che vuole innovare, vuole continuare ad innovare le proprie culture di provenienza. Parla di una “sinistra comunista che si è messa in discussione”, di “una sinistra socialista che ha compiuto una critica altrettanto radicale“ di quelle scelte che l’avevano portata ad accettare ”la logica delle compatibilità”. Parla di una sinistra sociale che propone la “fuoriuscita dalla precarietà”, di una sinistra ambientalista che disegna, che ha già disegnato, un’alternativa al modello sviluppista. Parla di una cultura pacifista che non è più solo rifiuto dei conflitti ma anche ricerca della solidarietà, della diplomazia dal basso. Parla della cultura femminista e della sua intuizione della differenza di genere. Parla anche di un pensiero di matrice cristiano e religioso che “dalle proprie convinzioni trae la necessità di un maggior impegno sociale”. Di più: parla di una “cultura laica che rivendica la fine delle discriminazioni, il riconoscimento della pari dignità delle scelte personali”. Parla di una cultura della libertà che rivendica l’”abbattimento delle frontiere”. Tutte sinistre che insieme hanno rimodellato un pensiero critico. Che oggi si fonda sulla non violenza e sul binomio - uguaglianza e libertà - troppo spesso dimenticato nel secolo scorso. Mettere insieme tutto questo, si diceva. Ma come? L’appello non offre una soluzione precostituita. Dice che le regole andranno scritte da tutti. Insieme. Con due punti fermi. Il primo: che una nuova aggregazione “non si costruisce per scioglimento o scissione delle forze esistenti”. Il secondo: che va superata la tradizionale logica per cui ai movimenti è affidata la battaglia radicale su obiettivi particolari e al partito, alla politica, il compito di mediare quelle lotte con “gli interessi generali”. Ecco, la Sinistra Europea in Italia nasce esattamente col segno opposto: con una rete. Una rete con tanti centri. Che insieme decidono di percorre una strada comune. Progetto troppo ambizioso? L’assemblea di domenica - al di là di come l’hanno raccontata i giornali, presi solo a raccontare della presenza di Maura Cossutta, che aderisce all’associazione Rosso Verde o di altri dirigenti di altri partiti - ha svelato che non si comincia da zero. Che anzi la costruzione è già un bel po’ avanti. Hanno preso la parola quasi trenta organizzazioni, altrettante hanno dovuto rinunciare a parlare per mancanza di tempo. Da Tommaso Fattori, del Forum per la sinistra alternativa, a Ennio Molinari, del contratto mondiale per l’acqua, da Mario Agostinelli, capogruppo del Prc in Lombardia e rappresentante del contratto mondiale per l’energia a Anna Pizzo, della sinistra mediterranea. Da Mercedes Frias a Francesco Martone. E poi ancora dall’associazione Riva sinistra (un intervento interessantissimo quello di Gianluca Peciola, che ha raccontato come esista una città “di sotto”, una Roma di sotto ignorata dai governi di centrosinistra) al circolo Rosa Luxemburg di Como, dalla sinistra ecologista napoletana al comitato verità e giustizia di Genova. E tanti altri, fino alla nuova associazione nata sul bisogno della casa che sfida le giunte di centrosinistra nella ricca Siena. Da Saverio Aversa che ha raccontato della necessità che la nuova formazione parta dai diritti del mondo glbt, al senatore della sinistra diesse, Paolo Brutti che ha proposto un “patto di consultazione” fra parlamentari. A cominciare dalla discussione sulla finanziaria. Fino all’intervento della Sinistra romana, che ha chiesto di accelerare nella costruzione del nuovo soggetto (“in politica anche i tempi hanno un valore”, dirà Pino Galeota). Una Babele di linguaggi, di esperienze, di forme organizzative, insomma. Un arcipelago che, anche se un po’ caoticamente, s’è messo in moto.
s. b.
