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venerdì, 16 giugno 2006

No all'Inceneritore

INTERVISTA A MARINO RUZZENENTI 15/6/2006
Bellingeri Michele del Comitato di Colorno per il No all'inceneritore intervista Marino Ruzzenenti, autore del noto saggio "L'Italia sotto i rifiuti", un reportage che partendo dalla esperienza di Brescia demolisce la prassi dell'incenerimento dei rifiuti urbani.
Dottor Ruzzenenti perché l'incenerimento è una scelta fallimentare nella gestione dei rifiuti?
L'incenerimento è in contrapposizione con una corretta gestione del rifiuto in cui si dovrebbe privilegiare la riduzione, il riutilizzo e il riciclo:l'esperienza evidenzia che dove si è scelto di incenerire la quantità di rifiuti prodotti per abitante aumenta e la differenziata arranca. Questi impianti sono dannosi per la salute e l'ambiente.
Cosa fare allora della frazione non riciclabile?
Questo è da considerarsi come un periodo di transizione dove tutto il riciclabile deve essere riciclato, e la frazione inerte rimanente deve essere destinata in discariche controllate fino al raggiungimento dell'obiettivo Rifiuti Zero. La discarica possiede il carattere della flessibilità, si può variare ogni anno la quantità di rifiuti immessi, cosa che invece non è possibile se si costruisce un inceneritore: l'inceneritore infatti è costruito per durare 30 anni e in questo periodo deve bruciare, con i costi sostenuti per la costruzione mica si può lasciare inutilizzato. L'incenerimento non risolve poi il problema delle discariche, il 30% dei rifiuti bruciati permane in pericolose ceneri che dovranno essere comunque stoccate.
Alla luce di ciò che dice mi viene spontaneo chiederle il motivo per cui le amministrazioni sponsorizzano l'inceneritore.
Sarò chiaro, l'incenerimento è scandalosamente finanziato dal governo per mezzo di una normativa tutta italiana in cui si assimila la combustione dei rifiuti a fonte di energia rinnovabile. Fiumi di denaro pubblico che potrebbero essere impiegati in iniziative come la riduzione dei rifiuti alla fonte finiscono nelle tasche di chi incenerisce. Un esempio? A Brescia l'incenerimento frutta 55 milioni di euro l'anno. Niente male non crede?


Marino Ruzzenenti, insegnante di italiano e storia a Brescia. Ruzzenenti ha collaborato con la Fondazione Luigi Micheletti di Brescia e fa parte della redazione del mensile dei missionari saveriani Missione oggi. Ha pubblicato diversi interventi sulla rivista Medicina Democratica.Collabora alla rivista on line, diretta da Giorgio Nebbia, altro Novecento. Ambiente, tecnica e società. Tra i suoi libri: Un secolo di cloro e. Pcb. Storia delle industrie Caffaro di Brescia (2001)), A come ambiente. Corso di educazione ambientale (con Paola Costa e Giorgio Nebbia, 1998), a veri testi a carattere storico.

Bellingeri Michele

postato da: carloge alle ore 18:44 | link | commenti (1)
categorie: beni e servizi, economia ambiente

Commenti
#1   17 Giugno 2006 - 18:05
 
Certo, la coscienza del riciclo dei materiali, affinchè cò che può essere ricnvertito e riutilizzato e non finisca in una comuna discarica, è di più difficile radicalizzazione tra la cittadinanza e a livello politico.
Ma, nuovi, inquinanti e antietici inceneritori, no!
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