Forum Sinistra Europea Genova

Blog del sito della Sinistra Europea Genova

Chi sono

Blogger: carloge
Nome: Forum Sinistra Europea Genova

Partecipano

Bottoni

  • Contattami
  • Il mio profilo
  • Linkami


  • RSS 2.0
  • ATOM 0.3
  • Powered by Splinder

Contatore

visitato *loading* volte
free music
mercoledì, 01 agosto 2007

PER UNA DIVERSA GESTIONE DEI MATERIALI POST-CONSUMO A GENOVA

PROPOSTE PROGRAMMATICHE DELLA SINISTRA EUROPEA

Il tema dei rifiuti – o, come noi preferiamo definirli, “materiali post- consumo” – riveste una grande importanza nel quadro della gestione ambientale di una città come Genova.

LA SITUAZIONE ATTUALE
Fino ad oggi, nella nostra città, il sistema si è fondato, sostanzialmente, sulla messa a discarica della quasi totalità dei rifiuti prodotti. Nella zona montana della Circoscrizione di Sestri Ponente sorge, infatti, l'immensa discarica di rifiuti solidi urbani della 'Grande Genova', dove vengono smaltiti 260.000 t/anno di RSU e 116.000 metri cubi di fanghi provenienti dagli impianti civili di depurazione. La presenza della discarica ha pesanti conseguenze dal punto vista ambientale e della vivibilità urbana. Si evidenziano, in particolare, il problema del cosiddetto “percolato”, che inquina pesantemente il mare, ed i notevoli disagi subiti dagli abitanti circonvicini a causa dell'incessante traffico di camion diretti alla discarica. Nel corso del precedente ciclo amministrativo, le competenti Amministrazioni hanno approvato, nel quadro del piano per i rifiuti, il progetto per la costruzione, nello stesso sito di Scarpino, di un inceneritore di dimensioni tali da raccogliere tutti i rifiuti solidi urbani della Provincia di Genova (e non solo...). La stessa discarica dovrebbe essere utilizzata per la messa a dimora delle ceneri prodotte (circa il 20-30 per cento del conferito).

INCENERITORE: SI’ O NO ?
Quella dell’inceneritore viene presentata come la soluzione ottimale che risolverebbe nella maniera più semplice ed efficace il problema della gestione dei rifiuti. Si tratta invece, a nostro parere, di una scelta che va assolutamente respinta, per un’ampia serie di motivi. Prima di tutto, si pongono non poche obiezioni di tipo sanitario ed ambientale. Non possiamo qui approfondire, ma esistono numerose ricerche che stanno valutando i gravi rischi per la salute dei cittadini derivanti dall’ emissione, da parte degli impianti di questo tipo – oltre che di diossine ed altri inquinanti nonché delle cosiddette “polveri sottili” (tutti materiali che, a detta dei sostenitori dell’incenerimento, possono essere abbattuti attraverso adeguati sistemi di filtraggio, peraltro molto costosi) – di “nanopolveri” (ossia ben più piccole – e micidiali – dei famosi PM10). Nel caso di Scarpino, va anche tenuto conto, in considerazione della sua collocazione geografica, del rischio che i fumi prodotti dall’inceneritore ricadano, per effetto degli agenti atmosferici, nei laghi dell’entroterra che costituiscono il bacino fondamentale per la fornitura di acqua potabile alla città di Genova. Altro aspetto, è quello della gestione delle ceneri residue dall’incenerimento (come si è detto, pari a circa il 20-30% del conferito) che costituiscono, va assolutamente ricordato, rifiuti “tossico-nocivi” che richiedono particolari modalità di trattamento. In questo senso, si smentisce chiaramente l’ argomentazione che sosterebbe la validità dell’inceneritore, tra l’altro, quale soluzione che consentirebbe l’eliminazione delle discariche. A tal proposito, è opportuno sottolineare che la nostra contrarietà all’ inceneritore non significa certo essere favorevoli al mantenimento dello status quo per quel che riguarda le discariche, che rappresentano un vero e proprio scempio ambientale e vanno assolutamente ridotte al minimo e, in prospettiva, superate (anche perché questo è l’indirizzo che ci giunge dalla normativa europea), ma tale obiettivo va perseguito, come vedremo, in ben altra maniera. Un ulteriore argomento portato dai pro-inceneritore si riferisce ai benefici economici che deriverebbero dalla cosiddetta “termovalorizzazione” dei rifiuti, ossia dalla produzione di energia elettrica (ed eventualmente termica) derivante dalla loro combustione. Riteniamo che tale valutazione sia del tutto insufficiente, in un’ottica di “bilancio energetico” complessivo che tenga, ossia, conto anche dell’energia consumata sia per trasportare i rifiuti nel luogo di “termovalorizzazione” dai luoghi di produzione dei rifiuti stessi – luoghi che, soprattutto nel caso di grandi impianti (come quello che dovrebbe essere costruito a Scarpino), possono essere anche notevolmente distanti – sia per riprodurre tutti quei materiali che, con l’inceneritore, vengono letteralmente ridotti in fumo. Inoltre, va tenuto conto del fatto che, mentre fino ad oggi, quello degli inceneritori ha rappresentato un business economicamente molto interessante grazie al perverso meccanismo di sovvenzione attraverso i cosiddetti CIP6 (i quali, in origine destinati alla produzione di energia da fonti rinnovabili, sono stati estesi, appunto, agli inceneritori grazie all’introduzione del concetto di “fonte assimilabile”), per i nuovi impianti tale distorsione dovrebbe essere stata eliminata. Ma ci sono anche altre ragioni , per così dire, “di principio” che ci inducono ad essere contrari all’inceneritore. In primo luogo, riteniamo che tale modalità di smaltimento dei rifiuti sia da respingere in quanto assolutamente coerente con un modello, come quello dello sviluppo illimitato, del consumismo sfrenato e dello spreco delle risorse, che noi rifiutiamo e che pensiamo vada radicalmente cambiato per la sopravvivenza stessa del pianeta. Inoltre, la costruzione di un inceneritore, proprio per la sua natura di grande impianto industriale, ha tutte le caratteristiche della “grande opera”, con tutte le conseguenze che ciò comporta, anche dal punto di vista della trasparenza e dell’influenza che possono avere sui processi decisionali le lobby di potere, con il concreto rischio di rappresentare un’opera che porterebbe vantaggi economici a pochi e un grande danno, sia economico sia alla salute, a carico della collettività tutta.

L’ALTERNATIVA Tutto ciò premesso, è evidente che non si tratta soltanto di opporsi alla realizzazione di un’opera nociva ma di proporre un nuovo e più intelligente modo di gestire quelli che abbiamo definito come “materiali post-consumo”. Ciò significa, appunto, respingere il concetto di rifiuto che, in quanto tale, va semplicemente raccolto e smaltito (ossia, fatto sparire) ed adottare la logica del “ciclo industriale di gestione dei materiali post-consumo”. Una visione che parte dalla necessità, a monte, di ridurre all’origine la produzione di rifiuti (ad esempio, con il coinvolgimento dei produttori e dei distributori di beni di consumo per attuare la riduzione degli imballaggi e l’ utilizzo di materiali riciclabili, l’istituzione ed estensione della vendita alla “spina” dei prodotti quali detersivi, bevande, latte, la reintroduzione, ove possibile, della “caparra a rendere” sui contenitori, e così via...). Occorre, poi, realizzare una vera e capillare raccolta differenziata dei rifiuti, istituendo la raccolta “porta a porta” (premiando in modo consistente il cittadino che la esegue con diligenza) e favorendo il recupero e il riuso, totale o parziale; dei prodotti di cui i cittadini ritengono, personalmente, di non aver più bisogno. Una raccolta differenziata di qualità consentirebbe, pertanto, di avere a disposizione vere e proprie materie prime “secondarie” da destinare all’ industria del riciclo, prolungandone in maniera più o meno indefinita la vita utile ed evitando, in buona parte, l’impiego di ulteriori materie prime di tipo “primario”. Ciò verrebbe a creare un indotto con prospettive economiche ed occupazionali assolutamente interessanti. Si noti, per inciso, che recenti stime hanno evidenziato che il valore di mercato di materiali quali la plastica da riciclo è sostanzialmente equiparabile a quello di materie prime come il carbone. Va, infine, incentivata la realizzazione – attraverso la raccolta della frazione umida, nell’ambito della differenziata – del trattamento biologico di parte dei rifiuti (per la produzione di biogas) e del compostaggio, che potrebbe risultare molto utile per il risanamento del territorio extraurbano (data la sua natura in massima parte montana), anche in un’ottica di rilancio delle produzioni locali e di riduzione del ricorso ai fertilizzanti chimici. A margine di ciò, si consideri che gli impegni assunti dall’Amministrazione precedente di portare la raccolta differenziata dall’attuale, scandaloso, 15% (peraltro, nettamente inferiore agli stessi vecchi limiti di legge, fissati al 35%) al 40% circa, pur se encomiabili, sono assolutamente in contraddizione con la costruzione dell’inceneritore che, per il suo costante ed efficiente funzionamento, necessita di essere alimentato con grandi quantità di rifiuti tali e quali: quantità che, se non reperibili nei territori comunale e provinciale, andranno ovviamente ricercati al di fuori di questi. LE PROPOSTE “POLITICHE” Una gestione razionale ed efficace del ciclo dei “materiali post-consumo” deve essere considerata una delle priorità per le Amministrazioni locali. Ciò implica: - in primo luogo, una nuova elaborazione del Piano Provinciale dei rifiuti, elaborazione che, peraltro, è resa necessaria dall’inadeguatezza degli obiettivi di raccolta differenziata contenuti nell’attuale Piano (circa il 40% al 2010) rispetto a quelli fissati dall’ultima legge finanziaria (percentuale minima del 60%, sempre al 2010); - la ridefinizione del ruolo e degli obiettivi di Amiu. Quest’ultima, infatti, oggi, è essenzialmente una società di raccolta e smaltimento dei rifiuti, con la raccolta differenziata che si presenta, di fatto, come un aspetto assolutamente collaterale di un ciclo di gestione che vede, al suo punto finale, comunque l’incenerimento: una “missione” assolutamente inadeguata rispetto alla logica del già descritto “ciclo industriale di gestione dei materiali post-consumo”. Quest’ultimo, poi, si inserisce in una logica che deve traguardare al cosiddetto “obiettivo rifiuti zero”, inteso come progressiva massimizzazione dei materiali da avviare al processo di recupero/riuso/riciclo e tendenziale scomparsa della componente residuale. Tale obiettivo, pur se non privo di difficoltà e che va inserito in un contesto molto più ampio che coinvolge livelli nazionali e sovranazionali, non va sicuramente considerato utopistico, in semplice considerazione del fatto che esso è già stato adottato da diverse amministrazioni in giro per il mondo, dal Giappone agli Stati Uniti. Tornando ad Amiu, va chiaramente detto che, qualora la definizione di una nuova “missione” per l’azienda si rivelasse non realizzabile per mancanza di competenze e/o per resistenze di tipo “culturale”, deve sicuramente essere presa in considerazione la possibilità di sostituire il gruppo dirigente dell’ azienda stessa. Ciò anche in un quadro che veda la ridefinizione dei rapporti tra l’azienda e l’Amministrazione comunale. Oggi, infatti, si ha la netta sensazione che l’Amministrazione abbia delegato completamente ad Amiu la gestione – anche politica – dei rifiuti e che sia quest’ultima a dare gli indirizzi in materia, con l’Amministrazione che li accetta, appunto, per oggettivamente “dati”. Occorre evidentemente invertire tale situazione e tornare a quella che deve essere considerata la normale ripartizione dei ruoli tra Amministratori, cui spetta il compito di fissare gli obiettivi “politici”, e azienda, cui compete l’obbligo di perseguirli attraverso azioni finalizzate e coerenti; - l’impegno a sostenere l’avvio in tempi il più possibile brevi di progetti pilota (come quello proposto da alcune associazioni ambientaliste per Sestri Ponente) che non vengano considerati come degli esami (più o meno “truccati”) per giudicare la fattibilità o meno della raccolta differenziata “spinta” (come è già avvenuto nel caso del quartiere di San Fruttuoso) ma, dando per acquisito che tale raccolta differenziata va assolutamente fatta, debbano servire per valutare le migliori modalità di articolazione della stessa sul territorio, al fine di massimizzarne i risultati e minimizzare i disagi per i cittadini. In tal senso, è evidente che il monitoraggio ed il giudizio sui risultati di tali progetti pilota non possono essere affidati a chi si deve impegnare nella realizzazione dei progetti stessi, bensì ad un soggetto terzo super partes. Ovviamente, la materia in esame è estremamente articolata e necessiterebbe di ampi approfondimenti che evidentemente non possono essere affrontati in questa sede. Abbiamo, però, la chiara consapevolezza che la società civile, nella sua vasta articolazione di associazioni e gruppi di cittadini, debba essere assolutamente coinvolta, attraverso adeguati meccanismi partecipativi, affinché le Amministrazioni facciano scelte mirate a tutelare la salute e a garantire il ben-essere della collettività, in un quadro di difesa dell’ambiente e di risparmio delle risorse. Del resto, solo se il processo decisionale sraà realmente partecipativo, la cittadinanza potrà essere responsabilizzata e stimolata a realizzare la raccolta differenziata secondo le modalità e le regole che verranno indicate.

Forum per la Sinistra Europea – Nodo di Genova


Commenti
#1   08 Agosto 2007 - 18:36
 
Il documento è molto interessante, credo però che dovrebbe essere implementato di una parte relativa al CDR. Opporsi alla combustione dei rifiuti è essere contro inceneritori e CDR. Penso che la chiarezza in merito sia necessaria ed eviti ipocrisie simili a quelle del piano di Savona che non vuole inceneritori, ma produce 80000 t di rifiuti l'anno.........spostando l'inquinamento nelle aree circostranti centrali, cementifici e altri ameni impianti. Attendo un confronto sull'argomento, chiarendo che non si può parlare di Rifiuti Zero se si ammette la combustione del CDR ..........la rete Nazionale Rifiuti Zero ha prodotto da anni documenti in merito e concentra la sua attenzione sulla riduzione alla fonte dei rifiuti.
Anna Stramigioli (Rete Liguria Rifiuti Zero)
utente anonimo

Commenti