venerdì, 24 luglio 2009, ore 15:02

E’ difficile continuare a credere nella giustizia e nella autonomia delle istituzioni dai poteri forti.Il Comitato Acquasola constata con grande amarezza come ancora una volta il partito del cemento capitanato da Claudio Burlando e da Marta Vincenzi ha vinto la sua ennesima battaglia contro il Bene Pubblico e l’Ambiente.Un gruppo di politici imbelli che non riescono neanche a suscitare il rispetto dei propri funzionari si nascondono dietro capziosi legulei pieni di paura per il loro potere e i loro portafogli e tradiscono sistematicamente il mandato ricevuto dai loro elettori. Ma cascano molto male, noi non intendiamo arrenderci. La nostra lotta per il Parco dell’ Acquasola e per la difesa dei beni comuni andra’ avanti. Denunceremo la subalternità di questa politica, di questa maggioranza ai poteri forti. E continueremo a batterci contro il Partito del Cemento e i suoi servi sciocchi.
Per cominciare invitiamo i cittadini genovesi domani sabato 25 luglio alle ore 17 a partecipare al funerale dell’albero che si celebrerà a De Ferrari davanti alla Regione. Porgeremo l’estremo saluto al cadavere certi che i suoi semi germoglieranno a primavera, giusto giusto per mandare a casa questa maggioranza pavida e cementizia. Parchi non parcheggi. Piazze non cementificazioni.

Il Comitato Acquasola

carloge

mercoledì, 22 luglio 2009, ore 16:20

Comunicato Stampa

Bruno, Dallorto, Nacini: adottare una variante di salvaguardia per impedire il parcheggio dell’Acquasola.

I Consiglieri comunali Bruno (Sinistra Europea - PRC), Luca Dallorto (Verdi) e Arcadio Nacini (Sinistra Libertà) chiedono alla Sindaco di Genova Marta Vincenzi di proporre in tempi brevissimi al Consiglio Comunale l’adozione di una variante di salvaguardia per la zona del Parco dell’Acquasola per impedire la realizzazione del parcheggio e consentire il mantenimento e la riqualificazione dell’attuale parco. I Consiglieri ribadiscono la contraddizione tra la costruzione di un parcheggio sotto un parco in centro città con le linee programmatiche approvate dal Consiglio Comunale di Genova che vuole scoraggiare l’ingresso delle auto nel centro città e intende valorizzare e ampliare le aree verdi.

Disitnti Saluti
Antonio Bruno

carloge

martedì, 21 luglio 2009, ore 11:35

carloge

lunedì, 20 luglio 2009, ore 07:12

Genova 2001, una vergogna senza fine
di Vittorio Agnoletto *

«Se invece debbo dire se ci sono state discriminazioni nei miei confronti, queste sì. Anche perché sembra che l’unica testa caduta fino adesso, di tutto questo processo e di quello che si è verificato a Genova, sia stata la mia…».
Risponde così al Pm il dott. Pasquale Guaglione, vicequestore aggiunto a Genova nel 2001. Fu lui a trovare le famose due molotov in corso Italia il pomeriggio del 21 luglio e fu lui a testimoniare che quelle rinvenute, secondo i suoi colleghi, all’interno della Diaz, altro non erano se non le stesse bottiglie incendiarie da lui raccolte in tutt’altra zona della città.
Il dott. Guaglione, nonostante le vessazioni subite e la carriera stroncata, conferma la sua testimonianza e così motiva la sua fedeltà alla verità: «…Il giuramento che noi facciamo nel momento in cui entriamo in amministrazione è quello sì di difendere lo Stato e il suo capo, cioè in definitiva ‘proteggi il re ma difendi il popolo’, però se il re si dimostra non all’altezza della situazione è il sentimento della giustizia che deve prevalere su tutto… ».

La distruzione dei computer
La fiducia del tribunale nella correttezza e nella buona fede degli agenti impegnati nel blitz è a prova di qualunque ragionamento. La Corte nella sentenza infatti, in relazione all’episodio della devastazione, nella scuola Pascoli, da parte delle forze di polizia dei computer in dotazione ai legali del Genoa Social Forum (Gsf), si chiede quale potesse essere l’interesse degli agenti a distruggere i computer «nelle cui memorie è presumibile fossero immagazzinati dati delicati che le forze dell’ordine, impegnate nella ricerca di pericolosi sovversivi, non avrebbero invece avuto interesse a sopprimere».
L’apparente ingenuità di simili affermazioni lascia spazio alla sensazione di trovarsi di fronte ad una vera e propria provocazione da parte della magistratura giudicante. Chiunque si sia occupato anche solo marginalmente di quanto avvenuto alla scuola Diaz sa perfettamente che nei pc erano raccolte decine e decine, forse centinaia, di testimonianze sulle violenze consumate dalle forze dell’ordine ai danni di pacifici manifestanti; materiali questi che la polizia aveva tutto l’interesse a distruggere. Non bisogna essere dei geni per comprenderlo; negare questa ovvietà e sperare di essere creduti, significa invece considerare dei deficienti tutti coloro che leggeranno la sentenza. Ma pur di giustificare l’ingiustificabile la Corte arriva a negare qualunque evidenza; non vi sarà infatti nessuna sentenza di appello, tutto andrà in prescrizione e nessun altro giudice (ammesso che ve ne sia qualcuno che abbia il coraggio di scontrarsi con le alte sfere della polizia) potrà ribaltare simili affermazioni.
Aggiungo una testimonianza personale: la sera del 21 luglio, qualche ora prima della mattanza alla Diaz, in uno studio televisivo di un’emittente locale, ma in collegamento nazionale, avevo mostrato uno spezzone di un filmato realizzato da Davide Ferrario nel quale si vedevano in modo incontrovertibile alcune persone vestite da black block sfasciare vetrine ed auto e poi rifugiarsi dietro le linee delle forze dell’ordine intrattenendo rapporti amicali con alcun poliziotti. Durante l’inchiesta furono rese pubbliche molte telefonate tra componenti delle forze di polizia registrate dal 113, in una di queste si può sentire in modo molto chiaro un poliziotto che descrive ad un suo superiore il filmato appena presentato in televisione e lo sollecita a smentirne immediatamente e pubblicamente il contenuto. Non prima di aver messo in guardia il suo capo che nel filmato sotto il vestiario di un supposto black block spuntavano le mostrine della polizia.
Non ho dubbi che alla scuola Pascoli i devastatori in divisa cercassero anche quel filmato, l’unico allora, la sera del 21 luglio 2001, che era stato reso pubblico; ma purtroppo per loro alla prima interruzione pubblicitaria della trasmissione televisiva, avevo abbandonato lo studio e la cassetta di Ferrario era stata immediatamente messa al sicuro.

Nessun risarcimento al Gsf
La Corte giudicante non ha riconosciuto alcun risarcimento al Gsf che era stato, all’inizio del dibattimento, riconosciuto come parte civile; la motivazione, a quanto si legge nella sentenza, è che: « Nessuno dei reati accertati appare commesso in suo danno o dei suoi affiliati o simpatizzanti in quanto tali».
L’ipocrisia non ha limiti: la scuola Diaz non era stata forse data in gestione al Gsf e quindi tutti quelli che vi dormivano non erano forse ospiti del Gsf stesso? La Pascoli non era forse la sede ufficiale del Gsf? Ed il servizio legale non aveva lì suo quartiere generale proprio perché agiva in stretto collegamento con il Gsf? E tutti, o comunque molti di costoro, non erano e non si consideravano forse allora simpatizzanti, se non aderenti al Gsf? Non è forse vero che la polizia motivò l’assalto alla Diaz e alla Pascoli secondo il teorema che quelle scuole erano sede dei black block e che questi erano coperti dal Gsf, con l’obiettivo di convincere la pubblica opinione dell’equivalenza tra black block e Gsf? Non è forse vero che in seguito a quanto avvenne quella notte, gran parte dell’attività del Gsf nei mesi seguenti fu finalizzata a contrastare la campagna denigratori nei suoi confronti, a seguire e a sostenere le vicende processuali, distogliendo necessariamente forze e risorse dal proseguimento del proprio impegno nella lotta contro la globalizzazione liberista, che era la ragione stessa della propria esistenza?

Un libro istruttivo
Questi sono solo tre spunti di riflessione fra i tanti che emergono dalla lettura del libro «Scuola Diaz. Vergogna di Stato», a cura di Checchino Antonini, Francesco Barilli e Dario Rossi. Gli autori ripropongono una parte significativa della requisitoria dei Pm e delle motivazioni della sentenza sulle violenze poliziesche alla scuola Diaz. In genere le motivazioni delle sentenze sono lette solo dagli avvocati ed ignorate dal grande pubblico che, se interessato, si limita a leggere brevi sintesi sui quotidiani. Sintesi che in questo caso sono quasi del tutto mancate.
Ecco perché la lettura di questo libro è un’esperienza interessante e fortemente istruttiva. Da affrontare con un po’ di Valium a disposizione per non rovinarsi lo stomaco e la giornata.

* ex portavoce Gsf nel luglio 2001 a Genova
carloge

giovedì, 16 luglio 2009, ore 17:37

Martedi ' 21 luglio ore 18 Giardini di piazzetta Ragazzi (da vico Indoratori -- locale Ombre Rosse) verrà presentato il libro "Scuola Diaz : vergogna di Stato"

Saranno presenti:

Prof. Vittorio Fanchiotti Università Degli Studi Di Genova
Enrica Bartesaghi Presidente del Comitato Verità e Giustizia Per Genova
Dario Rossi, Francesco Barilli gli autori

carloge

domenica, 12 luglio 2009, ore 17:26

Eppure il Dibattito Pubblico sulla Gronda di Ponente (Genova, 1° febbraio - 30 aprile 2009) oltre a essere il primo caso in Italia di débat public relativo a una grande opera infrastrutturale, ha avuto uno svolgimento molto positivo, perché non è stato un rituale preordinato, fatto solo per essere uno sfogatoio delle posizioni contrarie o un’ ampollosa discussione su limitate alternative di tracciato. Al contrario, per la prima volta dagli anni 80, quando si è iniziato a parlare di bretella o gronda autostradale, è stato possibile discutere pubblicamente sull’opportunità dell’Opera, scoprendo che “la nuova autostrada non era universalmente considerata come un rimedio alla congestione del nodo genovese e pertanto ponendo al centro della discussione non solo il “come” ma anche il “se”, superando il mandato iniziale alla Commissione che riguardava esclusivamente la discussione sulle cinque alternative di attraversamento della Val Polcevera” (pag. 9); Il Dibattito Pubblico ha consentito di smascherare l’artifizio retorico dei sostenitori della Gronda “senza se e senza ma”, che dipingono gli avversari come contestatori pregiudizialmente contrari al progresso. Al contrario, dal Dibattito Pubblico è emersa la condivisione nell’affrontare la congestione del traffico autostradale e urbano a Genova sia da parte di chi sostiene la necessità della gronda, sia di chi argomentano circa l’utilità di alcune opere – spesso alternative alla Gronda di Ponente – ritenute necessarie e sufficienti a risolvere i problemi della mobilità urbana e autostradale.
E inoltre, tutti gli attori intervenuti sono convenuti sulla necessità di molti interventi:
- ferroviari (ferrovia metropolitana Nervi-Voltri e prolungamento della metropolitana da Certosa a Pontedecimo; sistemazione del nodo ferroviario ivi compresi i collegamenti tra la bretella di Voltri e le linee di Valico, sia in direzione Genova che in direzione Milano, collegamento tra i moli portuali e le linee esistenti, politica tariffaria e normativa che favorisca il trasporto via ferro; il finanziamento della sopraelevata portuale);
- stradali: strada a mare Cornigliano – Lungomare Canepa da collegare al casello di Cornigliano; completamento della strada di sponda destra del Polcevera e suo collegamento con la nuova strada a mare; sistemazione del nodo di san Benigno.
Durante il Dibattito Pubblico l’Istituto Nazionale di Urbanistica della Liguria ha proposto la cosiddetta “ipotesi incrementale“, suggerendo di aspettare l’implementazione degli interventi stradali e ferroviari condivisi per verificare l’impatto sulla mobilità e valutare la necessità di ulteriori interventi stradali. Per la prima volta, sull’ipotesi della nuova autostrada si è aperta una discussione sia sugli effetti sul traffico e sulla mobilità, sia sul rapporto tra costi e benefici. Nel corso del dibattito non si è arrivati ad alcuna conclusione definitiva (pagina 83), ma, come sottolinea la Commissione, le riflessioni sviluppate hanno confermato che la Gronda non è il rimedio, ma uno dei possibili rimedi. A ben vedere, perche’, se si esce dalla propaganda e si mettono i piedi a terra nella concretezza, si capisce che i dati ci dicono che oggi la Gronda interesserebbe meno del 20 per cento del traffico che transita sull’attuale autostrada e la geografia ci suggerisce che mentre la Gronda va da est a ovest, il traffico portuale si sviluppa da Nord a Sud. Invece di fermarsi un attimo a riflettere, la Destra propone di andare avanti invocando un mirabolante “corridoio” Ventimiglia - Lubiana (ma c’e ‘gia’ la A26 con la bretella di Predosa verso le autostrade interessate), in Regione Liguria Destra e Centro Sinistra si votano gli ordini del giorno favorevoli e la Giunta Vincenzi il 28 maggio 2009 approva una delibera in cui approva il Preliminare di intesa con ANAS, Società Autostrade per le azioni di rialloggiamento delle famiglie interessate dalla realizzazione della “Gronda di Genova”, senza che dal Dibattito Pubblico sia emersa una parola definitva sulla sua reale utilità. E cosi’ si va avanti, senza sapere neanche il costo (4 - 5 miliardi di euro?) e dimenticandosi delle persone che vivono nel campo nomadi di Bolzaneto dal computo degli espropriandi. Per una citta’ capitale dei Diritti non c’e’ male.
Considero questo un epilogo sconfortante, che aggrava la percezione che la politica abbia il solo compito di convincere i sudditi ad accettare le scelte dei Poteri forti, economici e di casta. Forse c’e’ ancora tempo per cambiare.
Antonio Bruno capogruppo Sinistra Europea - PRC Comune di Genova
carloge

sabato, 04 luglio 2009, ore 09:21

Da Giuliano Giuliani:

Qualche giorno fa il Comune di Genova ha assegnato in affitto al nostro Comitato una sede che, con qualche acrobazia, riusciremo a inaugurare il 17 luglio prossimo, alle ore 18. Una delle funzioni della sede sarà quella di offfire alla città la consultazione della documentazione relativa alla pagina nera del G8 del luglio 2001 e anche una ricca documentazione storica e culturale raccolta in questi 8 anni e donata al Comitato dalle tante organizzazioni e associazioni presso le quali abbiamo portato la nostra testimonianza.
Sabato 18 luglio daremo inizio a questo lavoro di documentazione con la proiezione di filmati relativi al G8 e a Piazza Alimonda. Prevediamo due appuntamenti, alle 18.00 e alle 20.30, per favorire anche la presenza di cittadini che abitano nella zona (la sede è in via Monticelli 25 rosso, zona Marassi)
Naturalmente il 20 luglio saremo come sempre in Piazza Alimonda, dalle 15 alle 20, con la musica e le poesie per ricordare Carlo. Il 20 è un lunedì, non proprio una giornata favorevole quanto a calendario. Una ragione in più per esserci e per far girare l’informazione.
carloge

sabato, 04 luglio 2009, ore 09:13

“Che ne rimane del luglio 2001?"
 Martedì 21 luglio 2009 ore 17.00 c/o circolo Lo Zenzero via Torti 35 Genova
Lorenzo Guadagnucci, giornalista del Resto del Carlino e autore “Noi della Diaz” coordina la discussione.
Al momento hanno assicurato la loro presenza:
· Vittorio Agnoletto, ex portavoce del Genoa Social Forum
· Marco Bersani, ATTAC Italia
· Maurizio Gubbiotti, Legambiente
· Alfio Nicotra, gia' portavoce del Genoa Social Forum
ore 19.30 cena
 
 
Fiaccolata verso la scuola Diaz
Ora:    20.30 - 22.00
Luogo:    da Piazza Terralba verso la scuola Diaz
A 8 anni dal massacro "cileno" ritorniamo davanti alla scuola Diaz.
Intervento di Enrica Bartesaghi, presidente Comitato Verità e Giustizia per Genova
carloge

mercoledì, 01 luglio 2009, ore 20:12

Comunicato stampa di Vittorio Agnoletto e Lorenzo Guadagnucci sul processo a De Gennaro e Mortola

«La ricerca della verità non deve guardare in faccia a nessuno»

Genova, 1 luglio 2009 - «Avendo scelto gli imputati il rito abbreviato il dibattimento non è stato pubblico; è stata questa una scelta estremamente grave: l’opinione pubblica aveva diritto a essere informata sulle specifiche responsabilità di chi ha preparato la notte della mattanza alla Diaz, una delle pagine più buie della storia della Repubblica. Comunque, a quanto risulta da indiscrezioni di stampa, dalla ricostruzione dei PM, che sarebbe stata estremamente precisa e dettagliata, risulterebbe evidente che l’ex capo della Polizia, Gianni De Gennaro, fosse al corrente della spedizione punitiva realizzata nella notte del 21 luglio 2001 alla scuola Diaz. Riteniamo estremamente grave che, di fronte alle richieste di condanne avanzate dal PM Zucca nei confronti di De Gennaro e di Mortola, esponenti del governo dichiarino che “non si può umiliare lo stato criminalizzando chi lo difende”. Noi continuiamo a pensare che la ricerca della verità stia al primo posto e che tutti i cittadini, compreso chi rappresenta lo Stato ai massimi livelli, debbano essere uguali davanti alla legge. Nessuno può considerarsi al di sopra della legge e al di fuori della Costituzione. La lettura delle intercettazioni telefoniche sotto questo profilo è assolutamente inquietante, a prescindere dal giudizio che darà il tribunale. Abbiamo sempre ritenuto necessaria la ricostruzione della catena di comando che pianificò le violenze di quella notte; continuiamo infatti a pensare che non sia credibile che decine e decine di poliziotti improvvisamente e contemporaneamente abbiano commesso ogni sorta di violenza senza alcuna autorizzazione, o almeno garanzia di impunità, da parte di qualche autorità superiore. In questi anni gli apparati dello stato hanno fatto muro e la polizia ha ostacolato apertamente le inchieste della magistratura, come più volte denunciato dagli stessi PM. La credibilità delle istituzioni è stata gravemente compromessa e l’andamento del processo in corso contro Gianni De Gennaro e Spartaco Mortola non sta invertendo questa tendenza».
Vittorio Agnoletto, ex portavoce Genoa Social Forum
Lorenzo Guadagnucci, Comitato Verità e Giustizia per Genova
carloge

mercoledì, 01 luglio 2009, ore 07:20

L’ASSOCIAZIONE CULTURALE PUNTO ROSSO organizza la proiezione del documentario: “Come un uomo sulla terra” Regia di Andrea Segre, Dagmawi Yimer, Riccardo Biadene
interverrà: l’avv. Alessandra Ballerini esperta in Diritto dell’immigrazione
Venerdì 3 luglio h. 21.00 presso ex Manifattura tabacchi, via Soliman 7 Genova Sestri P.

Dal 2003 Italia ed Europa chiedono alla Libia di fermare i migranti africani. ma cosa fa realmente la polizia libica? cosa subiscono migliaia di uomini e donne africane? e perchè tutti fingono di non saperlo?
il documentario racconta il viaggio di migranti e profughi attraverso i lager della Libia, dove subiscono ogni tipo di violenza per raggiungere l’Italia. la sorte che oggi attende tutti coloro che il ministro Maroni “respinge” nel paese di Gheddafi.
carloge