Genova, Comunicato Stampa
Partito della Rifondazione Comunista - Sinistra Europea Federazione di Genova- Gruppo consiliare PRC Regione Liguria
Non si tende la mano a una mano sporca di sangue
Ancora due giorni fa il ministro Frattini ribadiva l'adesione italiana alla nuova politica "della mano tesa" promossa da Obama verso il regime iraniano. Ma l'ambiguità del nostro e di tanti governi di diverso colore rappresenta una ciambella di salvataggio lanciata alla teocrazia e uno schiaffo a chi oggi a Tehran urla "Morte alla repubblica islamica". Rifondazione Comunista esprime solidarietà e sostegno ai lavoratori, agli studenti, alle donne iraniane in lotta e chiede al Governo di non riconoscere come interlocutore chi fa massacrare i suoi concittadini nelle piazze. La nostra simpatia non va certo a Moussavi, che da primo ministro fece eliminare 30mila oppositori al regime, marxisti e militanti di sinistra, ma a quegli iraniani che oggi si tingono di verde per contestare, nei modi possibili, un regime assolutista e antidemocratico. Noi, che siamo lontani dal democraticismo liberale, appoggiamo questa lotta, più di tanti sedicenti e balbettanti "democratici" italiani, perché sappiamo che le prime vittime delle dittature sono i lavoratori, i giovani, le donne.
RIFONDAZIONE COMUNISTA
- chiede la fine del massacro e la liberazione di tutti i prigionieri politici
- auspica il superamento del regime per ridare agli iraniani giustizia sociale, diritti democratici e vere elezioni, aperte a tutti i partiti politici
- appoggia la giornata di solidarietà verso i lavoratori iraniani indetta per domani dalla Confederazione Internazionale dei Sindacati, chiede la liberazione dei sindacalisti in carcere e il riconoscimento del diritto di creare organizzazioni indipendenti dei lavoratori
Mercoledì 1 luglio alle 17,00 Presso la Libreria della Comunità di San Benedetto Salita S. Caterina 1 (I piano) incontro con Alì Ghaderi Responsabile Esteri Fedayn del Popolo Iraniano
Sabato 4 luglio ore 20.30
Pride ‘09, festa per i diritti di tutti!
A Bologna per una sinistra antiliberista
Vittorio Agnoletto
Alle elezioni europee la sinistra antiliberista italiana è stata sconfitta; il fatto che la somma dei voti a sinistra del PD sia molto superiore al risultato dell'Arcobaleno non può essere una consolazione. Si è persa infatti un'occasione importante per mantenere un presidio in Europa, lì dove vengono decise le strategie economico-sociali e finanziarie per i prossimi decenni. A differenza di noi la controparte ne è ben consapevole: sono infatti 15.000 i lobbisti delle multinazionali, delle finanziarie ecc. accreditati presso il Parlamento Europeo. La dimensione europea oggi è centrale sia per elaborare risposte efficaci alla crisi, inclusi i temi della cooperazione allo sviluppo e la realizzazione degli Obiettivi del Millennio, sia per poter lavorare nella direzione della costruzione di un mondo multicentrico fondato su diversi assi relazionali sud-nord e est-ovest. Faremmo quindi un grave errore ad archiviare la vicenda europea, dobbiamo trovare collettivamente delle modalità per mantenere relazioni stabili con quello che avviene a Bruxelles, affinché diventi anche oggetto del confronto nazionale. Inoltre, ora che la crisi, prevista dai movimenti antiliberisti fin da Porto Alegre 2001, è nel pieno del suo svolgersi, quello che è stato il più grande movimento europeo non può voltare la testa dall'altra parte ed occuparsi solo di affari domestici.Il "popolo di sinistra" è preda ad una profonda crisi identitaria non velocemente superabile e, non senza ragione, guarda verso il mondo politico alla ricerca dei responsabili. Le responsabilità sono tante e suddivise, anche se, personalmente, continuiamo a pensare che le scissioni non abbiano mai aiutato la costruzione di percorsi unitari e il raggiungimento di obiettivi comuni. Ma ora è tempo di guardare avanti: nessuno ha la ricetta e quindi sia benvenuto ogni confronto, come l'assemblea di Bologna,dove si parla e soprattutto si ascolta. Con grande umiltà suggeriamo al dibattito tre riflessioni che ci derivano dallo sperimentare direttamente, da oltre due decenni, una collocazione (spesso sottoposta a fuochi concentrici) a cavallo tra il mondo associativo e quello politico: 1. una qualunque ripresa a sinistra deve saper coniugare in parole, opere ed azioni, la capacità di elaborazione su orizzonti e obiettivi di lungo termine(decrescita, difesa dei beni comuni, nuovo municiipalismo...ecc) con la comprensione della materialità della vita odierna di milioni di persone strangolati dalla crisi economica. E' inderogabile andare a confrontare le nostre ipotesi, davanti ai call-center, nei mercati, nelle aziende in crisi, tra i giovani ricercatori precari e all'arcicorvettocheincormistava (direbbe Ivan Della Mea). 2. il mondo associativo/società civile e il mondo politico/professionista rispondono a due DNA estremamente differenti, fortemente autocentrati fino a pensarsi, ciascuno, autosufficiente; ma se l'obiettivo è la trasformazione della società nessuno dei due lo è. Né i partiti possono trasformare le associazioni in cinghie di trasmissioni, né le associazioni possono partecipare direttamente alla contesa elettorale senza snaturare il loro ruolo di soggetti autonomi da quelle logiche di potere e dunque replicarne i vizi. Non va taciuto, inoltre, il perverso, e spesso condiviso, legame tra ampie fette di associazionismo e il politico di turno erogatore dei fondi. Dobbiamo anche ammettere che fino ad oggi non siamo riusciti ad inventare nuove forme compiute di democrazia, anche se vi sono alcuni esempi embrionali importanti, ma difficili da generalizzare: anche questa è una ricerca complessa, lunga e da compiere insieme. 3.La nostra discussione per poter sperare di essere fruttuosa deve essere aperta a tutti, priva di pregiudizi, capace di ricercare in primis una unità culturale e di pensiero simbolico sui/sul progetto/i anche tra riferimenti differenti, diremmo eretici. Non crediamo però sia utile lasciare completamente indeterminato lo spazio dentro il quale svolgere tale ricerca; per noi l'obiettivo, e vorremmo comprendere se è condiviso, è la costruzione di un polo politico con le caratteristiche sopra citate, che sia antiliberista, anticapitalista, autonomo politicamente, culturalmente e organizzativamente dalle socialdemocrazie, e, in Italia, dal PD. Non stiamo parlando di alleanze elettorali, che rispondono a situazioni specifiche temporali e geografiche, ma di un'autonomia di pensiero, d'immaginario e quindi di strategia.
Dopo la sentenza del consiglio di stato che ci ha dato torto abbiamo deciso di ripartire. Innanzitutto troviamo riprovevole e istituzionalmente gravemente scorretto che l’Amministrazione per bocca dell’Assessora ai parchi sia venuta a darci la sua solidarietà e quella di tutta la Giunta con pubbliche dichiarazioni di sostegno alla nostra lotta e due ore dopo la stessa Amministrazione con un voltafaccia a dir poco incredibile ci abbandoni al nostro destino a favore della Sistema Parcheggi.