sabato, 30 maggio 2009, ore 15:05

Comunicato stampa

“Il Consiglio Comunale ” - prosegue Antonio Bruno “deve rifiutare la proposta di Autostrade per l’Italia, accogliendo le proposte emerse e sintetizzate nella proposta finale del dibattito pubblico” “La Sindaco di Genova Marta Vincenzi e le forze politiche tutte scelgano tra i risultati della Commissione del Dibattito Pubblico e le proposte di Autostrade per l’Italia (ASPI), accantonando la gronda autostradale di Genova e si concentrino sulle opere stradali (nodo di San Benigno, strada a mare, strade di sponda in ValPolcevera, nodo ferroviario con la metropolitanizzazione della linea ferroviaria costiera” - e’ la proposta del capogruppo PRC - SE Antonio Bruno, durante la Commissione Consiliare del Comune di Genova. “Mentre ASPI continua a considerare essenziale la Gronda Autostradale, invece la Commissione del Dibattito Pubblico sottolinea che “Non e’ possibile dare una prova definitiva dell’utilita’ e della convenienza di una grande opera pubblica”. Di fronte a una prevedibile resistenza popolare ‘ possibile che il centro sinistra si svincoli dall’abbraccio mortale dei poteri forti”, conclude Antonio Bruno.

Antonio Bruno capogruppo Sinistra Europea - PRC Comune di Genova

carloge

venerdì, 29 maggio 2009, ore 17:10

Domenica mattina alle 9.30 noi di Legambiente insieme con tanti cittadini saremo in corso Italia a Genova a presidiare la passeggiata a mare contro l'incombente pericolo di ulteriore cementificazione, speculazione, privatizzazione della nostra costa favorita dalla Amministrazione in supporto ai privati.
Non ne possiamo piu' di una Amministrazione che interviene solo a favore dei ricchi, che governa l'Urbanistica a colpi di varianti al Piano Regolatore, che si fa dettare le priorità dai privati e ci vende la ( da loro presunta ) riduzione del danno come una vittoria della sostenibilità.
Dare la possibilità ad un imprenditore senza una lira, che pare non abbia mai costruito nulla, di edificare appartamenti di lusso sul mare per i ricchissimi della città, permettere la costruzione di un nuovo albergo di super lusso ( sempre i ricchissimi ) quando nell'area ci sono gia' 5 alberghi, permettere l'ennesima fioritura di negozi e l'immancabile parcheggio per centinaia di posti in un'area di pregio e dià pesantemente intasata e' una idea dell'urbanistica contrattata vecchia come il cucco, senza una briciola di innovazione urbanistica e in perfetta continuità coi dieci anni di urbanistica cementizia della precedente Amministrazione e dei due anni della nuova.
Governare il territorio a base di varianti di destinazione d'uso che in corso Italia, come al Galliera, come all'Uliveto Murato, come a Cornigliano per l'ex ospizio del San Raffaele, a villa Quartara, come i 1200 posti macchina concessi in 500 metri in via Donato Somma o i quattro parcheggi per centinaia di posti macchina in via Caffaro, è una scelta chiara, si favoriscono i grandi gruppi economici, gli ammanicati, le aziende di riferimento, si ruba ( territorio ) ai poveri per regalarlo ( coi soldi dei poveri ) ai ricchi e ai ricchissimi.
Solo un anno fa la Sindaco Vincenzi ha preso il pubblico impegno, ribadito con voto per una variante di salvaguardia nel levante cittadino. Neanche l'ombra di questa variante è stata approntata e presentata, mentre i soliti noti continuano a costruire e a trasformare fienili in case ( parole del sindaco ), Solo 6 mesi fa è stato presentato un documento di indirizzo della giunta ( votato in consiglio comunale ) in cui si tratteggiavano le linee guida del nuovo Piano Regolatore, parole al vento, altro che linea blu invalicabile, al Lido decine di appartamenti sul mare con tanto di variante, al Galliera decine di appartamenti per la speculazione di sua Santità il Cardinale, e giu' varianti.
Di vincoli non se ne parla ( per i piu' forti, solo per i poveracci ), di ipotesi urbanistiche per la gestione del litorale genovese in coerenza coi programmi e con gli impegni non e' stata scritta neanche una riga, né qualcuno si è preoccupato di dire come l'Amministrazionme intende affrontare la prossima rivoluzione territoriale legata alla modifica , soppressione, nuova edificazione di tutti gli ospedali cittadini ( in tutti è prevista una " valorizzazione " a base speculativa e i poveracci si sa le case non le possono comperare ).
Di vincoli paesaggistici poi nemmeno parlarne, meno che meno di vincoli ambientali, quelli urbanistici di competenza comunale vengono sistematicamente calpestati.
Nel cassetto dell'Amministrazione giace da tempo immemore il regolamento comunale del verde, quello che potrebbe mettere un freno al taglio di centinaia e centinaia di alberi con il permesso dell'amministrazione o il suo non intervento.
Il regolamento edilizio comunale è un regolamento nato vecchio e in totale contraddizione con le norme urbanistiche regionali e provinciali, non parliamo di quelle europee, sbandierate a ogni piè sospinto dalla Sindaco,anche li, guai a chi lo tocca!!!
Siamo in presenza di urbanisti senza un minimo di cultura innovativa che proteggono i soliti interessi della finanza e del mattone con scuse giuridiche spesso inconsistenti e con il blocco burocratico di ogni regolamento che possa mettere freno alla voracità dei cementieri.
Urban Lab non fa nulla, provate a chiedere di mostrarvi il lavoro in corso, noi ci abbiamo provato e non ci è stata data alcuna risposta , provate a chiedere di partecipare e vi sara' detto di no ( come a noi ), Renzo Piano che sugli Erzelli nuova maniera si era espresso chiaramente contro è stato ben zitto subito dopo la sua ( unica ) esternazione, sul costruire solo sul costruito, sulla salvaguardia della linea blu ( da lui inventata e prontamente affossata dagli urbanisti del tappullo e della variante continua ) silenzio di tomba.
Ma come, gli intellettuali, gli urbanisti, gli uomini di cultura che insorgono per la prevista risistemazione della via Brigate Partigiane, quando si tratta di intervenire nel merito degli affari delle Coop, della Cassa di Risparmio, della Curia....TUTTI ZITTI!!!!!!.
Proprio per protestare contro questa politica urbanistica dei tapulli e delle varianti che l'Amministrazone porta avanti in perfetta continuità con la precedente e contro il silenzio vile e indecoroso degli intellettuali genovesi noi saremo in Corso Italia domenica dalle 9.30 davanti al Lido a urlare la nostra rabbia a raccogliere firme contro l'ennesimo "affare".La variante la vogliono votare il 3 giugno, chi vuole dire di no venga con noi.

 Andrea Agostini del Circolo Nuova Ecologia Legambiente Genova
carloge

venerdì, 29 maggio 2009, ore 15:06

  
Ricostruire l’Aquila e le zone distrutte dal terremoto costerebbe, secondo il ministro Maroni, 12 miliardi di euro. Gli aerei da combattimento f 35 che l’Italia si accinge ad assemblare presso Novara costeranno 12,9 miliardi di euro. E’ banale sostenere che 112 aerei da combattimento non ci servono, e ricostruire l’Aquila sì?

Il 2 giugno si svolgerà a Novara una manifestazione nazionale di protesta contro questa ennesima folle spesa. ( per info http://www.nof35.org)

Per promuovere una partecipazione collettiva da Genova , la Rete controg8 per la globalizzazione dei diritti; il Forum sociale del ponente genovese; i/le Pacifisti/e dell’ora in silenzio; il Comitato Piazza carlo Giuliani onlus; il Centro Ligure di documentazione per la pace; il Forum sinistra europea; Sinistra critica Genova; la Confederazione Cobas
invitano gli organi di informazione ad una conferenza stampa per venerdì 29 maggio alle ore 11 presso la comunità di S. Benedetto .
Don Andrea Gallo ha assicurato che farà il possibile per essere presente.
carloge

martedì, 26 maggio 2009, ore 14:32

Sabato 30 Maggio 2009 ore 17:30
Salone della SOMS “La Filarmonica” (g.c.)
Via San Quirico 74, Genova- San Quirico

Rita Lavaggi
candidata al Parlamento Europeo per la lista Comunista-Sinistra Europea incontra il Coordinamento dei Comitati No Gronda Ponente-Valpolcevera

Nell’ambito dell’incontro proiezione di video e immagini:
- Genova, vivere con l’Autostrada
- La devastazione nei territori vittima delle Grandi Opere
- La Tav nel Mugello

Presentazione dello studio trasportistico a cura dei Comitati No-Gronda
carloge
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martedì, 26 maggio 2009, ore 14:30

Comunicato stampa

Se venerdi 28 maggio la Sindaco Marta Vincenzi arrivera’ in Consiglio Comunale aderendo alla proposta di Autostrade per l’Italia (che pare abbia scelto il tracciato 2 con qualche modifica) sarebbe chiaro che il Dibattito Pubblico di questi mesi non e’ servito a nulla. Sono quasi certo che cosi’ non sara’, anche perche’ una persona intelligente che ha seguito con attenzione i lavori della Commissione guidata dal dottor Bobbio non puo’ non essersi accorta che, “sulla gronda esistono dubbi non privi di argomenti” (pagina 83), perche’ il dibattito non e’ “stato un rituale preordinato, ma ha prodotto un’imprevista ridefinizione dei temi sul tappeto.” … e “la questione dell’opportunità della Gronda è diventata rapidamente uno dei nodi centrali del dibattito su cui si sono svolti approfondimenti tecnici e a cui è stato dedicato uno specifico laboratorio….. ” e questo perche’ “è improbabile che un dibattito pubblico possa vertere esclusivamente sul “come” e non anche sul “se”. (pagina 9). La popolazione ha diritto di sapere perche’ bisogna spendere 4 miliardi di euro per un’opera che oggi drenerebbe il 18 per cento del traffico autostradale e domani, forse il 20 - 25 per cento. E perche’ bisogna continuare a spendere tutti questi soldi invece di investirli in ferrovie, tranvia, e nel rifacimento del nodo di San Benigno? E’ questa la proposta che facciamo: accantoniamo un’opera controversa (la gronda) e concentriamoci sugli interventi stradali e ferroviari che tutti condividiamo.

Antonio Bruno
Capogruppo Sinistra Europea - Prc Comune Genova
carloge

sabato, 23 maggio 2009, ore 14:30

Mercoledì 27 maggio 2009 h 20,30
DIBATTITO PUBBLICO al TEATRO GOVI
Via P. Pastorino 23R Genova Bolzaneto
Proiezione di video e immagini:
Genova, vivere con l’autostrada, la devastazione dei territori vittime delle Grandi Opere: la TAV nel Mugello
presentazione dello Studio Trasportistico a cura del Coordinamento dei Comitati NO GRONDA
interverrà Dott. VALERIO GENNARO
Ass. Medici per l’Ambiente ISDE Italia

carloge

domenica, 17 maggio 2009, ore 09:34

   UN’ALTRA EUROPA E’ POSSIBILE Sintesi del programma


La crisi del capitalismo non la paghino le lavoratrici e i lavoratori La crisi che stiamo  vivendo è un prodotto dell’attuale capitalismo globalizzato e delle politiche  neoliberiste, alle quali un contributo è stato dato anche da questa Unione Europea. Noi ci battiamo per un’altra Europa:
Per la sostituzione del Patto di stabilità - che ha penalizzato il lavoro - con un patto per la piena occupazione e la riconversione sociale ed ambientale dell’economia.
Per la socializzazione del sistema bancario e finanziario, con il controllo pubblico del credito.
Per un controllo democratico della Banca Centrale Europea e un radicale mutamento della sua missione, che deve essere tesa a promuovere uno sviluppo socialmente equo e ambientalmente sostenibile.
Per l’armonizzazione del sistema fiscale europeo, fondato sul principio della progressività delle imposte (chi ha di più, contribuisca di più).
Per la ripubblicizzazione di quanto privatizzato, a partire da beni comuni e servizi pubblici essenziali, come l’educazione, la salute, l’acqua, l’energia, i trasporti.
Per l’introduzione della Tobin Tax per tassare i capitali speculativi e per l’abolizione dei paradisi fiscali (dove confluiscono i soldi degli evasori e del malaffare).

Per un’Europa del lavoro, della piena e buona occupazione
Non sono le lavoratrici e i lavoratori a dover pagare la crisi, mentre banchieri e speculatori vengono salvati. La politica dei bassi salari e del lavoro precario è il cuore del problema.
Noi ci battiamo per:
Un piano per la piena occupazione, con la creazione di un fondo finanziato con la tassazione della speculazione finanziaria e della rendita.
Il blocco dei licenziamenti e delle delocalizzazioni. Le imprese che usufruiscono di contributi pubblici non possono licenziare o usare questi fondi per spostare le produzioni.
La redistribuzione della ricchezza con l’aumento di salari e pensioni, contro la precarietà ed il dumping sociale, per l’abolizione della direttiva Bolkestein, contro l’estensione dell’orario di lavoro e l’innalzamento dell’età pensionabile per le donne.
Un contratto e un salario minimo europeo, un reddito sociale ai disoccupati, un’adeguata pensione per tutte e tutti.

Per la Pace e il disarmo, un’altra Europa per un altro mondo
Sosteniamo un processo globale di disarmo, che attraverso la riduzione delle spese militari, liberi risorse a favore delle politiche sociali:
Per il ritiro dei contingenti europei in Iraq ed Afghanistan.
Contro la creazione di nuove basi Nato o Usa, a partire da quella di Vicenza, e contro l’installazione dello scudo missilistico.
Per un nuovo equilibrio globale multipolare, per lo scioglimento della Nato e la soluzione politica e civile dei conflitti.
Per il pieno riconoscimento del diritto del popolo palestinese ad avere il suo stato. Per il diritto della popolazione Saharawi all’auto-determinazione. Per la soluzione politica della questione kurda.
Contro le politiche neoliberiste del Fondo Monetario Internazionale, della Banca Mondiale e dell’Organizzazione Mondiale del Commercio e per l’abolizione del debito dei Paesi del Sud del mondo.
Per cambiare gli accordi commerciali tra il “mondo ricco” e il “mondo povero”, attualmente ispirati a iniqui criteri di scambio ineguale. Per la fine del blocco economico a Cuba.

Per un’Europa dell’ambiente, della sovranità alimentare e delle generazioni future
Questioni climatiche e sociali sono correlate. La risposta alla crisi sta anche in un nuovo intervento pubblico in economia per la riconversione ecologica del sistema produttivo,
per rispondere al cambiamento climatico e modificare il nostro modello produttivo e consumistico.
Chiediamo una piena applicazione degli obblighi firmati dall’Unione Europea in tutti i settori relativi alle politiche climatiche ed energetiche.
Per ridurre le emissioni globali, per aumentare l’utilizzo di energie rinnovabili e l’efficienza energetica. Siamo contro l’uso del nucleare, sia civile che militare (pericoloso e costoso).
L’acqua è un diritto fondamentale dell’umanità, un bene universale che deve rimanere pubblico. Siamo contro ogni privatizzazione o mercificazione dell’acqua.
La sovranità e la sicurezza alimentare, la multifunzionalità dell’agricoltura sono obiettivi strategici di un nuovo modello agricolo europeo finalizzato alla tutela dei consumatori, alla valorizzazione dell’agricoltura biologica e dei prodotti tipici, al rifiuto degli OGM, alla salvaguardia della biodiversità, del territorio e del paesaggio.

Per un’Europa dei Diritti, delle libertà e della laicità
Uno dei grandi limiti della costruzione europea è stato il suo carattere a-democratico.
Noi siamo:
Per una Europa nella quale tutte le sue istituzioni siano democraticamente legittimate.
Per la partecipazione diretta nei processi decisionali, con referendum sulle questioni relative alle scelte fondamentali della stessa Unione Europea.
Per un’Europa democratica e aperta, che affermi la laicità come valore irrinunciabile delle sue istituzioni pubbliche.
Per un’Europa che protegga i diritti di coloro che sono discriminati a causa della loro origine
etnica, orientamento sessuale e identità di genere, religione, ideologia, disabilità.
Contro un’Europa fortezza, la direttiva del ritorno, e per la chiusura dei centri di detenzione degli immigrati.
Per la difesa del carattere pubblico e laico della scuola e dell’università, così come di quello di una ricerca culturale e scientifica che sia svincolata dalle logiche mercantili.
Per il diritto alla casa e all’abitare, ad una sanità pubblica e di qualità.
Tutte le istituzioni pubbliche devono garantire la libertà delle donne e impegnarsi contro tutte le forme di patriarcato. Ogni donna deve poter decidere liberamente del proprio corpo, poter esercitare il diritto all’aborto, alla contraccezione, a una maternità consapevole e all’accesso alle tecniche di riproduzione artificiale.

Siamo convinti che la questione morale abbia un valore universale, in Italia come in Europa.

Tutte le nostre elette e i nostri eletti aderiranno al GUE-NGL, il Gruppo parlamentare della Sinistra Unitaria Europea – Sinistra Verde Nordica che unisce partiti comunisti, anticapitalisti, socialisti di sinistra ed ecologisti e al cui interno si colloca il Partito della Sinistra Europea.
Le forze che danno vita alla lista si impegnano a continuare il coordinamento della loro iniziativa politica anche dopo le elezioni europee.
Il voto a questa lista è un voto contro la destra italiana e alternativo al PD.
Il voto a questa lista è un voto per un’altra Europa: dell’uguaglianza e del lavoro, della pace, della giustizia sociale e ambientale, dei diritti e delle libertà.
carloge
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venerdì, 15 maggio 2009, ore 19:15

COMUNICATO STAMPA

L’opinione espressa, stando a quanto riportato dai media, dal candidato alle Europee per la Lista Comunista Aleandro Longhi, richiede, da parte della sottoscritta, alcune precisazioni. Nessuno contesta che, per la città di Genova, sia necessario intervenire urgentemente sulle infrastrutture al fine di risolvere i gravi problemi di congestione che attanagliano la nostra città. La questione è, piuttosto, chiedersi se la cosiddetta Gronda risponde realmente a tali esigenze o rappresenta solo un modo per fare gli interessi, non dei cittadini, ma delle lobby delle costruzioni. La nostra proposta, emersa ancora una volta chiaramente in occasione del convegno tenutosi a Voltri sabato scorso, è quella di evitare opere faraoniche e dalla dubbia utilità e concentrare gli investimenti su interventi, magari meno “mediatici” ma sicuramente più efficaci come la ristrutturazione del nodo ferroviario di Genova, la strada a mare nel ponente, la linea leggera in Val Bisagno, e così via. Su tali proposte programmatiche c’è la piena condivisione da parte di tutti coloro che si riconoscono nel progetto politico della Lista Comunista e Anticapitalista, al di là delle strumentalizzazioni che possono venire da parte di quanti cercano di confondere gli elettori seminando dubbi e contraddizioni.

Rita Lavaggi Candidata alle Elezioni Europee per la Lista Comunista e Anticapitalista

carloge
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venerdì, 15 maggio 2009, ore 14:14

   COMUNICATO STAMPA SULL’ADESIONE DEL PDCI ALLA GRONDA

Leggiamo con stupore sulla stampa cittadina che Aleandro Longhi conferma l’adesione al progetto della Gronda di Ponente (ed al terzo valico) sostenendo che: “le infrastrutture ci servono”.
Anche noi siamo assolutamente convinti che sia necessario costruire infrastrutture ferroviarie e stradali utili a risolvere i problemi della mobilità cittadina all’interno di un percorso di urbanistica pianificata; ci riferiamo alle opere, attese da anni anche dai comitati, necessarie a ritrovare il riequilibrio strutturale dei sistemi di trasporto delle merci e delle persone, a spostare il traffico dalla gomma alla rotaia ed a favorire il trasporto pubblico rispetto a quello privato:

  La realizzazione del nuovo nodo di San Benigno
· La sistemazione e l’ampliamento del nodo ferroviario genovese, compresi i collegamenti fra la bretella di Voltri e le linee di Valico
· Il completamento della metropolitana fino a Brignole, della tratta fino a Bolzaneto e Pontedecimo, la realizzazione di una vera metropolitana di superficie con le stazioni intermedie sulla linea litoranea
· Il quadruplicamento delle linee ferroviarie da Genova-Voltri a Genova Principe e da qui verso il levante cittadino
· La messa in opera della nuova sopraelevata portuale per lo smistamento del traffico pesante
· La strada a mare da collegare con il casello di Cornigliano
· Il completamento della strada di sponda destra del Polcevera e il collegamento con la strada a mare
· Rifacimento del casello autostradale di Ge-Cornigliano e dello svincolo di collegamento A10-A7 su Ponte Morandi
· Rifacimento nodo viario e nuovo casello autostradale di Pontedecimo sulla A7
· Nuovo casello autostradale di Pegli

La Gronda invece è una risposta sbagliata a un problema reale: va da est a ovest non rispondendo così al traffico merci che va da sud a nord; affronta in modo del tutto marginale la mobilità del nodo autostradale perché oltre l’80% del traffico è interno alla città e quindi non verrebbe intercettato dalla nuova autostrada.
I dati e le analisi emerse durante il Dibattito Pubblico rafforzano le perplessità: a fronte di un rilevantissimo investimento economico (5 miliardi di euro) l’infrastruttura non è giustificata dai dati emersi sui flussi di traffico.
I Gruppi Consiliari del PRC-SE di Regione, Provincia e Comune di Genova ritengono che sostenere il progetto speculativo e inutile della Gronda sia un grave errore politico.
PROPORREMO invece a tutte le forze politiche e alle maggioranze che governano Regione, Provincia e Comune di Genova UNA MORATORIA DELLA GRONDA, e cioè di accantonare il progetto della gronda per realizzare subito gli interventi e le infrastrutture ferroviarie e stradali condivisi da tutti e quindi analizzare l’impatto che avranno ed avere cosi’ un quadro piu’ chiaro degli eventuali bisogni di mobilita’ residui.
Si tratta di superare un dibattito logoro che attanaglia la citta’ da oltre 15 anni e di lavorare per opere di basso impatto ambientale e sicuro successo trasportistico.

Marco Nesci, capogruppo PRC-SE Regione Liguria
Alessandro Benzi, capogruppo PRC-SE Provincia di Genova
Antonio Bruno, capogruppo PRC-SE Comune di Genova
carloge
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giovedì, 14 maggio 2009, ore 07:47



   Il libro delle Edizioni Alegre è stato curato da Checchino Antonini, Francesco Barilli e Dario Rossi, giornalisti i primi, legale del Gsf l’altro. Scrive Massimo Carlotto nella prefazione: «La lettura di ogni singola pagina sgomenta e alla fine rimane il senso di impotenza delle vittime rimaste senza giustizia. Colpisce ogni singola vicenda, dramma personale in una tragedia collettiva. C’è da augurarsi che ognuna, grazie alla solidarietà e alla “nostra” concezione di intendere il mondo, abbia trovato la forza di superare i traumi di quella notte».

Molti anni dopo, di fronte al tribunale di Genova che giudicava la notte cilena della Diaz, il pubblico ministero Enrico Zucca avrebbe spiegato quanto fosse difficile processare dei poliziotti. Avrebbe detto che era come processare mafiosi e stupratori. Nei casi di violenza sessuale, infatti, viene amplificato il discredito per la vittima «che avrai mai fatto per farti conciare in quel modo? Mica sarai stata tu a provocare?»e in quelli contro i boss scattano gli stessi meccanismi di «omertà e coperture che rendono difficili i riscontri». Così avrebbe detto, sette anni dopo i fatti, iniziando una lunghissima requisitoria, pronunciata con l’incubo di un decreto “ammazzasentenze” che Berlusconi, tornato al governo, sembrava stesse per emanare. Così non fu e la requisitoria sarebbe terminata con la richiesta di pene a ridosso delle iniziative di movimento per l’anniversario delle giornate del luglio 2001 e a pochi giorni dalla scandalosa sentenza, definitiva causa prescrizione imminente, sebbene fosse solo il primo grado, sulle torture avvenute nella caserma della celere di Bolzaneto tramutata in prigione provvisoria per le retate di No global. E mafiosi e stupratori, secondo la pubblica accusa, hanno un’«aura di intangibilità» minore di uno “sbirro” che se la prenda con un «nemico dello Stato: allora la tentazione di violare le leggi è molto alta».
Negli States, patria della police brutality, quando la polizia commette degli scempi si dice che ha passato la “linea blu”. E dietro quella linea si ritira, innalzando una sorta di muro di gomma, per coprire le indagini su quegli scempi. Quello ai ventinove funzionari di Ps - accusati a vario titolo di lesioni e abusi contro novantatré manifestanti arrestati illegittimamente tra il 21 e il 22 luglio 2001 - è stato un processo alla linea blu. Vista da fuori, quell’operazione parve una mostruosa carica, prolungamento di quelle che avevano inseguito e sconvolto i cortei dei giorni precedenti. Spesso, quasi sempre, contro persone inermi. Cariche illegittime. Come quelle che, il venerdì, avevano aggredito anche con armi improprie (usanza dei carabinieri del battaglione Lombardia, a quanto pare), un corteo regolarmente autorizzato di ex Tute bianche che volevano opporre i loro corpi, imbottiti alla meglio, alla zona rossa degli “Otto grandi”. Da quelle cariche ebbero origine gli scontri in cui fu ucciso Carlo Giuliani, 23 anni, col solo torto di trovarsi nel posto sbagliato al momento sbagliato. Un video a disposizione del giudice mostra chiaramente la scena di lui che si china a raccogliere l’estintore solo dopo aver visto spuntare dal lunotto del defender la pistola che lo ucciderà. Ma per il giudice non avrà importanza, la legittima difesa sarà quella del carabiniere che gridava:«Bastardi comunisti, vi ammazzo tutti quanti».
Il giorno dopo, e un numero imprecisato di cariche, sputi, insulti, arresti, tutte cose più o meno illegittime - a giudicare dal numero di inchieste e dalle migliaia di chilometri di pellicola - 300mila dimostranti tentavano di lasciare Genova senza farsi accorgere dagli squadroni di robocop esagitati e travisati. via Battisti, tra il mare, il centro e Albaro, è una viuzza stretta su cui si affacciano due scuole dei primi del Novecento. È il complesso scolastico Diaz. Con le spalle al mare, a sinistra c’è la Diaz-Pascoli, di fronte la Diaz-Pertini. Di qua il media center, il quartier generale dei legali, l’ambulatorio del soccorso medico. Di là doveva esserci la casa delle Ong ma un violentissimo, inaspettato nubifragio, la notte del giovedì - dopo il corteo dei migranti - trasformò la scuola in dormitorio per gli sfollati dei campeggi. Quel sabato sera ci trovarono rifugio alcune decine di reduci, stranieri e italiani, dal corteo inseguito e brutalizzato per ore dalle polizie di Berlusconi. Al terzo piano c’era un’aula dove aveva trovato sede anche la redazione di Liberazione per quei giorni. Chi scrive terminò il suo pezzo poco dopo le 21.00 annotando che «intorno alla Diaz iniziava uno strano carosello di volanti». Poco prima tutta la piccola folla di giornalisti e mediattivisti s’era riversata alla finestra sentendo certe urla e sgommate che provenivano dalla viuzza. Un convoglio di macchine civetta e macchine della polizia e un blindato della celere. In molti gridavano «Assassini, assassini!». Forse riconobbero digossini di Napoli (la mattanza del 17 marzo, centoventisei giorni prima, sembrò a tutti la prova generale di Genova). Volò, pare una bottiglietta che neppure andò a segno. In molti si misero a tranquillizzare il lanciatore.
In questura qualcuno scrisse che quella fu un’aggressione dei Black bloc, gli stessi che avrebbero causato gli scontri delle ore precedenti. Fu così che prese le mosse la “notte cilena”. Che la versione ufficiale facesse acqua se ne accorse perfino la blanda indagine conoscitiva concessa da Berlusconi a un’opinione pubblica scossa e a un’opposizione - il futuro Pd - più imbarazzata che indignata. Rifondazione, in imperfetta solitudine, chiederà una reale inchiesta parlamentare per sei anni fino al naufragio dell’idea nell’infelice legislatura del secondo Prodi.
È smontando quella versione ufficiale che inizierà la lunga requisitoria di Zucca e del suo collega Francesco Cardona Albini che punterà a ricostruire minuziosamente il contesto in cui operò la «concreta attività di comando nell’ambito della quale sono maturate le condotte dei subordinati». Perché sotto processo ci saranno solo alcuni dei capi che coordinarono le irruzioni nelle scuole di via Battisti. Gli esecutori materiali non saranno mai identificati. Agirono travisati e il Viminale non ha mosso una paglia, anzi, ha remato contro ogni tentativo di dare un nome e un cognome ai protagonisti di quelle giornate che Amnesty International, al termine di un’inchiesta indipendente, definirà «la più grave sospensione dei diritti umani in Occidente, dopo la seconda guerra mondiale. […].

Da Liberazione
carloge