sabato, 31 gennaio 2009, ore 08:07

La Biologgia, insieme all’Osservatorio del Centro-Storico e al Coordinamento dei Comitati Genovesi organizza tre giornate sul tema”Le criticità tra degrado,cancelli e mancanza di spazi comuni”.
Ogni giorno, dalle ore 10,00 alle ore 20,00 Mercato biologico.

Venerdì 30 ore 10,00 Apertura Mercato biologico
Venerdì 30 0re 11,00 Conferenza –Stampa e “ tour dei vicoli” con Paul Connet candidato Nobel 2008 alla chimica ed esperto di gestione dei rifiuti solidi urbani.
Venerdì 30 ore 13,30 SISSIZIO (pranzo conviviale) alla Loggia di Banchi con Paul Connet

Sabato 31 ore 10,00 Apertura Mercato Biologico
Sabato 31 ore 16,00 Assemblea Osservatorio Centro.Storico su: “Rimarra la Loggia ai cittadini?”e “Cancelliamo i cancelli”

Dom. 1 ore 10,00 Apertura Mercato biologico
Dom.1 ore 17,00 Proiezione riprese effettuate durante il” tour dei cancelli”

BIOLOGGIA-OSSERVATORIO CENTRO-STORICO-COORDINAMENTO COMITATI GENOVESI

carloge

mercoledì, 28 gennaio 2009, ore 18:44

Il Comitato per Scarpino con Città Partecipata in collaborazione con il Municipio VI Medio Ponente organizza la conferenza "Per una Liguria senza  inceneritori"

Interverrá: Prof. Paul Connet docente di chimica ambientale e tossicologia presso la Saint Lawrence University di Canton - New York , autorevole scienziato e divulgatore della rete Mondiale di Rifiuti Zero e Noinc
Venerdì 30 gennaio ore 17,30 Palazzo Fieschi, via Sestri 34
Riavere indietro i nostri soldi,pagati ingiustamente con la TRUFFA DEI CIP 6 e della TIA da oggi si può, con la CLASS ACTION (causa legale collettiva)

carloge

mercoledì, 28 gennaio 2009, ore 15:44

La discussione sulla questione “Iride - Enia” sembra limitata a definire la nuova dirigenza e superare le criticita’ finanziarie.
Rimane scontata l’operazione di fusione, nella convinzione che “piu’ grande” sia sinonimo di maggiori risultati. Questo e’ vero, ma solo per i profitti di azionisti, pubblici e privati.
Crediamo sia importante, invece, riflettere ancora sulle conseguenze di queste operazioni: in termini di tariffe, di servizio a favore dei cittadini-utenti, di tutele per i lavoratori e di controllo pubblico dei servizi.
Tralasciare questi aspetti, significa considerarle mere operazioni di speculazione finanziaria, cosa accettabile per aziende destinate a servire il profitto e non il benessere dell’intera città.
Mediterranea Acque (gruppo Iride) ha aumentato le tariffe dell’acqua del 14 per cento per garantire i dividendi ai soci privati.
Il consiglio di amministrazione di Iride si lamenta del clima troppo mite che nel 2007 ha limitato i profitti nella vendita del gas metano.
Alla faccia della politica ambientale.
Gli occupati, dal 2006 al 2008 sono passati da 1060 a 945. Siempre per aumentare i profitti e i dividendi, si taglia sul costo del lavoro, riducendo organici e incidendo sulle condizioni di lavoro (aumenti dei ritmi e dei carichi di lavoro, orari ecc.).
Nel passaggio da Amga (azienda speciale) a Amga SPA tutta pubblica a Iride il Consiglio Comunale e i cittadini hanno visto ridotti i poteri di indirizzo, programmazione e controllo a fronte del potere esercitato dai Consigli di Amministrazione e dagli Amministratori Delegati.
Persino la Sindaco di Genova Marta Vincenzi e il Sindaco di Torino Sergio Chiamparino sono rimasti sorpresi dalla mancanza dell’accantonamento di fondi reso necessario dalla legge anti crisi.
Come possono il Consiglio Comunale e soprattutto i cittadini controllare democraticamente l’attivita’ delle multiutilities?
Anche la barriera (piu’ che altro psicologica) della partecipazione al 51 per cento degli enti locali e’ destinata a cadere entro tre anni, specie per la pressione del comune di Torino che ha assoluta necessita’ di fare cassa ed evitare la bancorotta, dopo la disastrosa esperienza delle Olimpiadi Invernali.
Questi i principali motivi per cui riteniamo non positiva l’esperienza che dal 1995 ha portato Amga alla fusione con Iride.
Questi i motivi per cui dovremmo fermarci e interrogarci tutti, amministratori e cittadini se proseguire su una strada sbagliata o rivendicare nuovamente e con forza la gestione pubblica e democratica di servizi essenziali quali acqua ed energia.

Antonio Bruno Arcadio Nacini, consiglieri comunali Sinistra Europea Prc

Genova, 28 gennaio 2009
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martedì, 27 gennaio 2009, ore 09:28

Comunicato stampa

La Lega contro la moschea per dimenticare i fallimenti del governo Berlusconi
In un paese laico e democratico dovrebbe sorprendere il clamore e l'attenzione per la costruzione di un luogo di culto, seppure una Moschea dei “nemici” mussulmani. Ma l'evoluzione sociale e politica ha raggiunto vette di inaudita violenza e sorprendente degrado morale, che non ci si stupisce piu'. Leggiamo che la Lega si muove: il coordinatore regionale Bruzzone convoca in nottata una riunione del partito, il consigliere comunale Piana annuncia la diserzione delle riunioni di consiglio comunale, il segretario provinciale Rixi annuncia lotta senza quartiere. Tutto questo per negare il diritto a professare la propria fede a una religione. Ma questi signori non hanno altro da fare? Ci sarebbe da modificare la politica del loro governo che accentra le entrate fiscali e strozza gli enti locali. E perche' non impegnarsi per far si che il governo Berlusconi -Maroni aiuti la povera gente e non le banche, in questa grave crisi finanziaria? Perche' abbandonare i pensionati del porto, dell'amianto a cui viene sospesa la pensione? E che fine faranno i “deportati” per causa della Gronda? Sorge un sospetto: tanto accanimento contro le minoranze religiose, probabilmente, nasconde l'intenzione di distrarre la pubblica opinione dallo sfruttamento e dalla precarieta' in cui il governo di Destra continua a indirizzare il paese.

Antonio Bruno, capogruppo Sinistra Europea – PRC Comune di Genova

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categoria : politica, genova, moschea

lunedì, 26 gennaio 2009, ore 07:54

Comunicato Stampa

Vorrei contribuire al dibattito sulla fusione della multilutilities Iride con la emiliana Enia. La discussione sembra limitata a definire la nuova dirigenza, a superare le criticita’ finanziarie. . Rimane scontata l’operazione di fusione, nella consapevolezza che “piu’ grande” dia maggiori risultati. E forse e’ vero, se guardiamo ai profitti degli azionisti, specie privati. Vorrei, invece, riflettere sulle ricadute in termini di tariffe, di servizio a favore dei cittadini-utenti, di tutele per i lavoratori e di controllo pubblico di servizi pubblici essenziali quali l’acqua e l’energia Se questi obiettivi non vengono perseguiti ci troveremmo di fronte a una semplice operazione finanziaria speculativa. Per quanto riguarda le tariffe segnalo che Mediterranea Acque (gruppo Iride) ha aumentato le tariffe dell’acqua del 14 per cento. E questo e’ normale perche’ il costo del servizio deve garantire i dividendi ai soci privati. In merito alla qualita’ del servizio ricordo come il consiglio di amministrazione di Iride si sia lamentato del fatto che nel 2007 il clima sia stato particolarmente mite, limitando i profitti nella vendita del gas metano. Vengono accantonate le politiche virtuose per la riduzione degli sprechi. Nel campo del lavoro gli occupati sono passati da 1060 (fine 2006) a 945 (fine 2008), ma questo e’ comprensibile perche’ per ridurre i costi di gestione ci si concentra sul costo del lavoro, riducendo organici e cercando di incidere sulle condizioni di lavoro (aumenti dei ritmi e dei carichi di lavoro, orari ecc.). E infine, ma non meno importante, il controllo democratico di servizi essenziali. Nel passaggio da Amga (azienda speciale) a Amga SPA tutta pubblica a Iride il Consiglio Comunale e i cittadini hanno visto ridotti i poteri di indirizzo, programmazione e controllo; parole sempre più vuote a fronte del reale potere esercitato dai Consigli di Amministrazione e dagli Amministratori Delegati. Se anche la Sindaco di Genova Marta Vincenzi e il Sindaco di Torino Sergio Chiamparino sono rimasti sorpresi dal non accontanamento dei fondi necessari a poter coprire gli oneri dovuti all’applicazione delle norme della legge anticrisi che potrebbero chiedere indietro quanto a suo tempo risparmiato attraverso il concordato fiscale, potete immaginare come un Consiglio Comunale e soprattutto i semplici cittadini possano controllare democraticamente l’attivita’ di una multiutilities? Anche la barriera (piu’ che altro psicologica) della partecipazione al 51 per cento degli enti locali e’ destinata a cadere entro tre anni, specie per la pressione del comune di Torino che ha assoluta necessita’ di fare cassa per evitare la bancorotta, dopo la disastrosa esperienza delle Olimpiadi Invernali. Insomma, e’ per questi motivi che ritengo che l’esperienza non positiva della privatizzazione iniziata nel 1995 di Amga e proseguita poi con la costituzione di Iride debba interrogarci se proseguire su una strada sbagliata o fermarsi e chiedersi come potremo tornare a una gestione pubblica e democratica dei servizi pubblici di acqua e energia.

Antonio Bruno, capogruppo Sinsitra Europea – PRC Comune di Genova
carloge

sabato, 24 gennaio 2009, ore 19:28

Caro Direttore,

Arcangelo Merella ben conosce i numeri che interessano il nodo autostradale genovese, con ciò intendendo Genova Ovest.
Su questo Nodo transita quotidianamente un traffico imponente, composto da mezzi leggeri e pesanti, proveniente da tutto il sistema (A 10, A 7, A 12) diretto al centro di Genova ed al Porto di Sampierdarena.
Non a caso, quindi, Merella sottolinea i transiti che interessano il casello di Genova Ovest più di quelli in entrata a Ventimiglia, spesso diretti alla A6 ed alla A26 prima di interessare il nostro capoluogo.
Se ciò è vero, può allora tentarsi una prima risposta ai numerosi quesiti con i quali si conclude il suo intervento, dopo avere risposto ad un'altra domanda: trattasi prevalentemente di traffico di attraversamento ponente/levante o di transiti di penetrazione urbana in direzione (sia che provengano da nord, da ponente o da levante) del porto di Sampierdarena e del Centro Città?
La questione è cruciale per le scelte che dovranno essere compiute e per decidere quali siano le infrastrutture prioritarie e quali, tra queste, i lotti da cantierare per primi.
In questo senso, l'opzione zero per la Gronda di Ponente, non per il nodo autostradale di Genova, non è un'idea poi così peregrina.
Ed infatti, solo se si trattasse prevalentemente di traffico di attraversamento, sarebbe evidente la priorità della Gronda di ponente, pur nelle diverse alternative che sono state proposte.
Il problema consisterebbe infatti nell'agevolare il traffico che interessa l'attuale A 10 nella tratta ricompresa tra Voltri e Genova Ovest ma che non è per nulla diretto in città, dovendo proseguire in direzione nord o levante.
Diversamente, ed è ciò che traspare dai dati esposti da Merella, e cioè se il problema da risolvere riguarda il traffico che insite sul Nodo di S. Benigno perchè diretto in Città o al porto commerciale di Sampierdarena, più che della Gronda ci si dovrebbe subito occupare della direttrice Nord/Sud (Genova Bolzaneto, sistema delle strade di sponda, collegamento con l'A12) e del Nodo di San Benigno (nuovo casello, strada a mare, lungomare Canepa, Tunnel).
I finanziamenti disponibili a seguito degli aumenti tariffari che i genovesi stanno pagando da anni, peraltro, riguardano l'intero Nodo di Genova e non la sola Gronda di Ponente che, da sola, ne assorbirebbe la totalità ed oltre.
Diversamente, la semplice costruzione di una terza corsia dell'A10, a tacer d'altro, finirebbe soltanto per riversare ancora maggiori volumi di traffico su di un nodo che non è neppure in grado di smaltire gli attuali.
Si tratta ora di capire se si intenda finalmente ragionare su questi temi, realizzando al più presto le opere davvero necessarie ed indifferibili sotto un profilo trasportistico, o se si voglia invece agire comunque, anche a costo di impiegare oltre quattro miliardi di Euro in un investimento di discutibile utilità.

Giancarlo Bonifai già Assessore ai Lavori Pubblici del Comune di Genova.
carloge
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categoria : politica, genova, gronda

venerdì, 23 gennaio 2009, ore 14:11

Comunicato Stampa

Una grande manifestazione a favore della laicita’ e della liberta’ di culto

E’ con molto disagio che mi trovo a dover intervenire nel dibattito sulla moschea a Genova. Mi rendo conto che l’Occidente, e in una certa misura anche l’Italia, sta combattendo una lunga guerra militare e di colonizzazione dei paesi arabi e che questa politica ha ‘imbastardito’ la cultura e il comune sentire, facendoci condividere molti connotati fondamentalisti presenti in quei paesi. Mi rendo anche conto che lo spostamento a destra della societa’ e del quadro politico (che ha portato al governo anche partiti politici eredi del fascismo, alcuni, e che propugnano ideali molto vicini al nazismo, altri) renda un esercizio quasi retorico richiamare alcuni passi della Costituzione nata dalla lotta al fascismo e al nazismo (”Tutte le confessioni religiose sono egualmente libere davanti alla legge.” -articolo 8, “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.” - articolo 3). E arriviamo alla perversione per cui e’ possibile arrivare a discutere se sia possibile costruire un luogo di culto per una religione. In fondo e’ giusto perche’, a consultare alcuni media e molti politici, sembra normale che paesi civili bombardino e massacrino popolazioni arabe senza suscitare alcun sdegno significativo in chi ci governa. Ma la cosa piu’ preoccupante e’ che questo dibattito ci distoglie dalla violenza e dalla sopraffazione che banche, poteri forti, criminalita’ organizzate stanno portando avanti sulla pelle di chi vive in Italia. Speculazioni finanziarie e privatizzazioni hanno socializzato i debiti e privatizzato i profitti, la precarieta’ si sta estendendo a piu’ non posso, la inevitabile crisi economia si scatena sui ceti piu’ deboli. Ecco, parlare della moschea serve appunto a questo. A far dimenticare agli ’sfigati’ chi li sfrutta , a creare un nemico (piu’ o meno sfigato come esso), a scatenare guerre tra sfruttati. Lo stesso copione messo in atto da fascismo e nazismo, dai totalitarismi in genere, che ha preceduto i gravissimi lutti della Seconda Guerra Mondiale. Tutto questo e’ inevitabile? Certamente si, se i democratici e la sinistra in genere non capiranno che sfruttamento capitalistico e violenza razzista sono due faccie della stessa medaglia, se non sapremo dimenticare settarismi e minoritarismi, se non ci impegneremo a ricostruire un vivere e lottare comuni. Certamente si, se le religioni non coinvolte dalla politica discriminatoria continueranno a essere tiepide e diplomatiche, “in attesa di essere vomitate”, come raccontato nell’Apocalisse. Forse e’ veramente inevitabile. Se dovessimo guardare alla nostra Italia e’ sicuramente inevitabile, ma con i primi passi di Obama (pur senza illuderci che sia arrivato il Messia) qualche spiraglio, per una societa’ con meno torture e meno razzismo, si apre. Il resto lo dobbiamo fare noi. Magari con una grande manifestazione a favore della laicita’ e della liberta’ di culto.

Antonio Bruno, capogruppo Sinistra Europea - PRC
carloge

mercoledì, 21 gennaio 2009, ore 17:28

Giovedì 22 gennaio, ore 18
presso il Forum Fnac,  Via XX Settembre 46/R (Genova)

BIOLOGICO E FILIERA CORTA

un incontro organizzato in collaborazione con
MUVITA e PROVINCIA DI GENOVA.
Parole chiave: agricoltura biologica e filiera corta.

Fnac presenta in collaborazione con Provincia di Genova e Muvita un modello sostenibile e alla portata di tutti. L’agricoltura biologica si presenta come un modello di sviluppo rurale che si propone di tutelare l’ambiente e salvaguardare la biodiversità e le sue risorse naturali. La filiera corta, accorciando il numero di intermediari commerciali presenti lungo la catena che porta il prodotto dal campo alla tavola, è uno strumento per il consumatore per acquistare prodotti freschi, sani e naturali. A Genova l’esperienza di alcuni produttori dell’Associazione Liguria Biologica ha dato vita ai mercatini biologici certificati da AIAB Liguria.

Intervengono Sara Montoli (AIAB Liguria Associazione Italiana Agricoltura Biologica) Marina Consiglieri (Liguria Biologica) e Gianni Morando (Responsabile Agricoltura Legambiente).
Ingresso Libero e Gratuito

Per informazioni:
Silvia Federica Alì
Fnac Genova
Responsabile Comunicazione & Marketing
Via Cesarea 2/6, 16121 Genova
Tel : (+39) 010 2901103
Fax : (+39) 010 565161
--
Ufficio Stampa
Muvita - Agenzia Provinciale per l'Ambiente, l'Energia e l'Innovazione
Via G.Marconi, 165
16011 Arenzano (Ge)
tel: 010 910001
fax: 010 9100119
e-mail: comunicazione@muvita.it
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mercoledì, 21 gennaio 2009, ore 15:45

Comunicato stampa di Vittorio Agnoletto e Antonio Bruno (Prc) dopo la visita al carcere di Marassi

CARCERE DI MARASSI: «ASSISTENZA SANITARIA A RISCHIO E SCIOPERO CONTRO GLI ALTI PREZZI DELLO SPACCIO INTERNO»

Genova, 21 gennaio 2009 - «L'assistenza sanitaria nel carcere di Marassi (e nel carcere di Pontedecimo) è a rischio – dichiarano Vittorio Agnoletto, eurodeputato Prc/Sinistra europea e Antonio Bruno, consigliere comunale Prc, dopo aver visitato il penitenziario genovese, questa mattina - . Il 14 giugno scade il contratto a tempo determinato stabilito dal ministero di Giustizia con 15 medici, nel frattempo l'assistenza sanitaria per i detenuti è stata trasferita alle ASL e per ora nessuno sa se saranno accreditata alle ASL e alle regioni anche le risorse economiche per rinnovare i contratti. Nel centro clinico abbiamo trovato malati di Aids privi di qualunque difesa immunitaria,con valori di CD4 pari a zero o comunque molto bassi; per queste persone l'esposizione a qualunque agente infettivo potrebbe essere molto rischioso se non addirittura fatale. La legge prevede in situazioni simili la possibilità del trasferimento in strutture protette extrapenitenziarie destinate a tutelarne la salute. I lavori di ristrutturazione sono finalmente terminati e non vi è dubbio che l'aspetto edilizio del carcere è fortemente migliorato rispetto al recente passato, ma restano enormi problemi legati al sovraffollamento e alla gestione. A Marassi infatti in celle normalmente destinate a 3 persone sono rinchiusi 7 detenuti, in particolare nelle sezioni "circondariale" e "reclusione" dove a fronte di 152 posti previsti in ognuna delle due sezioni vi sono oltre 250 persone. Mentre il personale di custodia è fortemente sottodimensionato, meno di 300 agenti sui 450 previsti. Vi sono solo 7 educatori su oltre 600 detenuti, sono state tagliate dal governo le risorse per l'assistenza psicologica ed è stato dimezzato il numero di posti di lavoro dentro il carcere per i detenuti. In pochi mesi sono passati da 78 a meno di 40: in tali condizioni diventa del impossibile realizzare interventi educativi e progetti di recupero, con un notevole danno non solo per i detenuti ma anche per la società nella quale comunque dovranno reinserirsi. Molti detenuti protestano ed hanno organizzato uno "sciopero dell'acquisto" per gli alti costi dei beni alimentari e di prima necessità disponibili nello spaccio interno affidato ad un'azienda privata».

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mercoledì, 21 gennaio 2009, ore 07:10

«L'Ilva di Genova non inquina»

Prescritti in appello quasi tutti i reati relativi alla cokeria e all'altoforno. Non pagheranno Emilio Riva, presidente del gruppo, e i suoi figli.
20 gennaio 2009 - Alessandra Fava
Fonte: Il Manifesto

ILVA Taranto (1)
Riconoscimento della prescrizione per i reati relativi al funzionamento della cokeria; rinvio alla Procura delle carte sui reati relativi all'altoforno e riconoscimento delle sole spese legali a Legambiente e associazione "Per Cornigliano": è questo l'esito del processo d'appello per inquinamento ambientale contro Emilio Riva e i suoi figli Arturo e Claudio relativamente allo stabilimento Ilva di Cornigliano. Processo che accontenta molto gli avvocati dei Riva e poco quelli delle parti civili, Legambiente e l'associazione "Per Cornigliano", che giudicano la sentenza sbilanciato sulla proprietà.

Il periodo preso in considerazione è quello tra il 2001 e il 2004 quando il gruppo Riva con vari escamotage riusciva a mantenere aperti cokeria e altoforno dribblando tra autorizzazioni, richieste di adeguamento, diffide, proroghe e poi intese sopra e sottobanco con gli enti locali, alla faccia dei cittadini della zona che intanto si affumicavano d'industria con malattie bronchiali, asma, sino al cancro ai polmoni. A chiunque alzasse la voce veniva risposto che non si poteva mettere in forse l'occupazione. Fatto sta prima si parlò di miglioramento del reparto cokeria, poi non successe niente. Poi si doveva chiudere parte dell'impianto già nel gennaio del 2001 e non successe niente.

Gli abitanti riuniti nell'associazione "Per Cornigliano" fecero anche un ricorso al Tar. Finalmente l'impianto fu sequestrato e quindi fu chiusa la cokeria nel febbraio del 2002 e poi l'altoforno il 30 luglio del 2005. In primo grado, tra il novembre 2004 e l'ottobre 2006, i pm Francesco Albini Cardona e Vittorio Ranieri Miniati sono riusciti a dimostrare la portata dell'inquinamento ambientale grazie anche alla testimonianze di decine di abitanti. Intanto Emilio Riva veniva condannato in Cassazione nel settembre 2005 per emissioni fuori legge di polveri e gas riversati su Taranto e l'8 marzo 2006 sempre in Cassazione per frode processuale e tentata violenza privata nei confronti di alcuni dipendenti dell'Ilva di Taranto.

Così sull'inquinamento genovese il giudice Luisa Carta decise di condannare Riva e figli a un anno e 4 mesi d'arresto e all'indennizzo delle parti civili. Inutile dire che il gruppo ricorse in appello. La sentenza di ieri di fatto rimarca la prescrizione di quasi tutte le imputazioni mettendo una pietra tombale su tutto ciò che è avvenuto intorno alla cokeria e rimanda gli atti per l'altoforno alla Procura sapendo che i reati si prescrivono già all'inizio del 2010. Come dire, l'unico processo che si è tenuto a Genova contro il gruppo Riva è finito. «Gli atti sono stati rimessi alla Procura per vizi procedurali - ha spiegato ieri l'avvocato Stefano Bigliazzi che difende Legambiente - in pratica la Corte restituisce gli atti per l'altoforno ma non si vedrà l'inizio del processo».

La presidente dell'associazione "Per Cornigliano" Cristina Pozzi - candidata per il centrodestra al consiglio provinciale nel 2002, con Forza Italia, poi nel 2007 per il Comune di Genova con la lista Biasotti - commenta che «i Riva non sono stati assolti, di fatto restano a processo. Resta però l'amarezza di constatare che come non siamo mai stati tutelati dalla politica ora non lo siamo dalla magistratura. Abbiamo fatto una battaglia come cittadini contro un colosso come il gruppo Riva, meritavamo più attenzione». Quel che nel processo non c'è scritto e pesa, è che cosa succederà delle aree di Cornigliano che restano affidate al gruppo Riva sino al 2024. Di occupazione non se ne parla più dopo il contenzioso su sette apprendisti che avrebbero dovuto essere stabilizzati a Genova e alla fine furono assunti a Novi.

Un accordo di programma siglato nel 2005 con gli enti locali prevedeva che 620 cassintegrati rientrassero in azienda nell'agosto scorso. Ad oggi non solo non sono rientrati, ma altri sono stati messi in cassa integrazione per un totale oggi di circa 1100 lavoratori. Morale: Riva oggi è proprietario di aree preziose. Una parte viene utilizzata a mo' di deposito per i container del gruppo Spinelli.

Nel resto sono stati costruiti dei capannoni che dovrebbero ospitare nuovi macchinari ma il gruppo Riva traccheggia e intanto l'associazione Per Cornigliano denuncia che «i capannoni sono stati costruiti troppo a ridosso degli abitati e saranno rumorosi ma il Comune ha già variato le tabelle sull'inquinamento sonoro e intanto ci consigliano di non costruire un ospedale nell'area che tornerebbe al quartiere perché è troppo vicina all'Ilva».

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categoria : politica, ambiente, genova