LIGURIA - Onlus
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16129 Genova
Per il Clima, contro il Nucleare
Parte la mobilitazione di Legambiente per un sistema energetico pulito, sicuro ed economico
Anche Genova e la Liguria si mobilitano per rilanciare la partecipazione nonostante la linea dura del governo
Martedì 25 Novembre alle ore 17 presso la sala del Consiglio Provinciale di Genova incontro pubblico organizzato da Legambiente Liguria
Anche la Liguria, attraverso tutte le sue espressioni territoriali (Regione, Province, Comuni) entri a far parte della rete dei Territori denuclearizzati, la prima mossa della mobilitazione nazionale di Legambiente
Per il clima, contro il nucleare, in risposta alla decisione del governo di riaprire la partita dell'energia atomica. Un invito a vietare su tutto il territorio di loro competenza l'installazione di centrali nucleari, garantendo altresì la massima trasparenza e partecipazione nell'individuazione di siti di stoccaggio per i rifiuti radioattivi. E' questa la richiesta di Legambiente Liguria alle istituzioni liguri, dopo l'avvio della campagna nazionale sopraccitata. "Quanto più il nostro esecutivo imporrà le sue scelte in maniera antidemocratica, tanto più ci batteremo per rilanciare la partecipazione e sosterremo la legittima esigenza delle popolazioni e degli enti locali di potersi esprimere a riguardo. Informeremo i cittadini sui falsi miti di una strategia energetica che riteniamo estremamente dannosa per lo sviluppo dell'Italia" dichiara il presidente regionale di Legambiente Stefano Sarti. Il governo ha indicato per l'atomo un obiettivo del 25% dell'energia elettrica prodotta. Per raggiungerlo sarà necessario localizzare e costruire almeno 8 centrali nucleari simili a quella in costruzione attualmente in Finlandia, la più grande al mondo, di "terza generazione evoluta": una tecnologia già vecchia che non ha risolto nessuno dei problemi noti da anni. A 22 anni dall'incidente di Chernobyl, il nucleare non solo pone ancora gravissimi problemi di sicurezza, ma è anche una fonte energetica costosa, che non abbasserà affatto la bolletta energetica nazionale, non ridurrà la nostra dipendenza dall'estero e non ci permetterà di rispettare la scadenza europea del 2020 per la riduzione delle emissioni di gas serra prevista dall'accordo europeo 20-20-20. Se l'Italia decidesse di puntare sul nucleare, dato il costo ingentissimo dell'operazione, abbandonerebbe qualsiasi investimento alternativo sullo sviluppo delle tecnologie pulite e dell'efficienza energetica e rinuncerebbe alla costruzione di quel sistema imprenditoriale innovativo e diffuso in grado di competere sul mercato globale, che ad esempio in Germania occupa ormai 250.000 lavoratori. "Solo con una seria politica nazionale e locale - aggiunge Stefano Sarti - che escluda il nucleare, promuova l'innovazione e renda più efficiente e sostenibile il modo con cui produciamo l'elettricità e il calore, si muovono le persone e le merci, consumiamo energia negli edifici e produciamo beni, riusciremo, infatti, a rispettare le scadenze internazionali per la lotta ai cambiamenti climatici". "E' per questi motivi che la nostra associazione ha deciso di promuovere presso tutti i Comuni, le Province e le Regioni d'Italia una campagna nazionale per la dichiarazione dei territori "denuclearizzati", che sono contrari alla produzione di energia dall'atomo, rinunceranno a ospitare centrali nucleari e garantiranno la massima trasparenza e partecipazione nel processo di individuazione di siti di stoccaggio per i rifiuti radioattivi, derivanti anche dal decommissioning delle centrali dismesse dopo il referendum del 1987". Chiediamo perciò formalmente alle Regione Liguria, a tutte le Province e a tutti i Comuni liguri di entrare nella rete dei territori denuclearizzati dichiarando le aree di propria competenza "territorio denuclearizzato".
Legambiente Liguria termina annunciando che nella giornata di Martedì 25 Novembre, con inizio alle ore 17 presso la sala del Consiglio Provinciale di Genova si terrà un incontro pubblico dal titolo: il nuovo nucleare italiano, ministro Scajola perchè tante bugie? Qui sotto il programma
Introduce e presiede:
STEFANO SARTI Presidente Legambiente Liguria Onlus Tavola Rotonda:
ANDREA PODESTA' fisico esperto in tematiche energetiche
STEFANO CIAFANI responsabile scientifico nazionale Legambiente
GIANNI MATTIOLI docente di Fisica all' Universita' La Sapienza di Roma, membro dell'ufficio di presidenza del comitato scientifico nazionale di Legambiente
Interverranno:
FRANCO ZUNINO, assessore all'ambiente Regione Liguria
LUCA DALLORTO, consigliere Comune di Genova
SEBASTIANO SCIORTINO, assessore all'ambiente Provincia di Genova
Legambiente Liguria, ufficio stampa
San Salvador, 21 novembre 2008
Passiamo la frontiera tra il Nicaragua e l'Honduras in mezzo a lunghe file di camion, fumi di scarico, umanità varia; ci accoglie Aníbal a nome del Bloque Popular i cui rappresentanti ci aspettano con uno striscione di benvenuto appeso alla sgangherato pulman giallo che diventerà per noi una specie di casa. Siamo immediatamente inseriti in una grande manifestazione contro la privatizzazione dell'acqua nella città di Danli, animata da una festosa banda. Il Bloque Popular fa parte della Coordinadora Nacional de Resistencia e ha 17 centri diffusi nel Paese, organizzati in forma orizzontale e coordinati da leader locali e nazionali. E' l'organizzazione di riferimento per la campagna contro la privatizzazione dell'acqua e fa parte a livello panamericano di Red Vida. Le "juntas de agua" sono la forma più diffusa con cui le comunità gestiscono e amministrano autonomamente la distribuzione dell'acqua a livello locale. Nei numerosi incontri con le Juntas è emersa con forza la loro capacità organizzativa e i loro timori rispetto alla legge sull'acqua vigente in Honduras che prevede la possibilità della municipalizzazione della gestione dell'acqua. Affidare la gestione dell'acqua a Comuni privi di risorse economiche e competenze tecniche costituisce infatti una via di accesso alle imprese private. La municipalizzazione non supportata da una legislazione che definisca in modo chiaro l'acqua come patrimonio dell'umanità non privatizzabile e da gestirsi in forma pubblica viene contestata: il rischio che le juntas denunciano è che venga spazzata via la gestione comunitaria e vengano privatizzate le infrastrutture costruite a loro spese nel corso degli anni. L'incontro con il Presidente della Repubblica dell'Honduras Manuel Zelaya Rosales è stato una occasione importante per essere di supporto alle richieste avanzate dalle comunità e dal Bloque Popular. Il Presidente, al governo da circa un anno con il Partito Liberale, in quella sede si è impegnato a far discutere in Parlamento la legge sull'acqua proposta dal Bloque Popular, a valorizzare l'organizzazione e il ruolo delle "Juntas de agua" e a prevedere una moratoria al controverso processo di municipalizzazione rispetto al quale però lui si dichiara favorevole. La proposta delle comunità e dei movimenti honduregni è comunque quella di rafforzare l?impresa pubblica nazionale SANAA, per contrastare una politica che tende a svuotare di efficienza e di qualità il servizio pubblico per giustificarne la privatizzazione. Questi argomenti sono stati inoltre discussi con i Sindaci di Danli, Comayagua, San Antonio Cortez, che abbiamo incontrato dopo le manifestazioni realizzate nei rispettivi municipi. Aguas de San Pedro è la società che gestisce l'acqua nella città di San Pedro Sula; la società è controllata al 95% da imprese italiane, in primis l'Acea di Roma, ma anche Enia, Astaldi e altre. Abbiamo incontrato alcuni dirigenti di queste società insieme a rappresentanti degli utenti del servizio. Di fronte alla idilliaca situazione presentata dai dirigenti, i cittadini hanno espresso tutta la loro contrarietà alla privatizzazione a causa dei problemi che questa ha causato: aumento dei prezzi della bolletta, in alcune zone della città l'acqua è razionata e di scarsa qualità, nessuna partecipazione alle scelte da parte dei cittadini. Prima di passare in Guatemala la Carovana ha incontrato Luis Alfonso Santos il vescovo minacciato di morte per il fatto di essersi schierato dalla parte di coloro che stanno difendendo il diritto a vivere in un ambiente dove l'acqua è avvelenata dagli scarichi delle miniere e i boschi vengono distrutti nelle aree di alimentazione delle sorgenti.
La Carovana per l'acqua in America centrale