domenica, 30 novembre 2008, ore 18:16

Sinceramente stupisce che gli assessori cadano dalle nuvole.
Ma come con tutto quello che c'era da fare e non è stato fatto..... che ci si interroghi sulle palesi insufficienze - anche culturali - di una intera classe politica piu' attenta all'immagine, piu' portata agli annunci che non ai fatti concreti e di una struttura burocratica impermeabile ( sic ) alle novità scientifiche , tecniche e giuridiche.. e' il minimo.
 
E di fatti concreti varrebbe la pena di discutere.
 
Alcuni dei piu' grossi scandali idrogeologici nel genovesato sono rimasti li in bella vista senza che nulla sia stato fatto per eliminarli, parlo del palazzo costruito demtro il rio Chiaravagna, la Facolta' di Farmacia sullo Sturla, il palazzo sul rio a Pra e via dicendo. Sono tutte situazioni scandalose che continuano a persistere in piena vista e altre se ne stanno aggiungendo in tutti i quartieri e se gli assessori stuporosi hanno bisogno di rinfrescarsi le idee sono pronto a organizzare un tour.
 
Comincerei da via Donato Somma angolo via dei Floricultori. In una delle poche oasi di verde ancora rimaste con alberi ad alto fusto ed esondabile per la presenza di un rio che poco sotto in via casotti e alla passeggiata a mare ha fatto di tutto e di piu'.... Rinaturalizzazione? No parcheggi ( una bella fetta dei 1200 parcheggi in costruzione nella stessa via).
 
Mi sposterei poi a Quinto dove sul rio Bagnara è stata autorizzata la conversione di un immobile abusivo gia' fabbrichetta e deposito per farci un bel palazzone di otto piani
 
A Quarto c'è il rio Penego, che non da fastidio a nessuno ( come evidenziano le carte della Provincia ) e li tombinamento e sopra il tombinamento una strada, un'oasi di verde sventrata a tutto vantaggio dei proprietari di due uliveti che da decenni vorrebbero costruirci dei bei palazzotti con la scusa di dare una strada ad Apparizione che si potrebbe fare con costi molto piu' bassi e tempi piu' brevi ( senza pero' il corredo della valorizzazione dell'uliveto a fini residenziali ).
 
A Sturla, sullo Sturla torrente noto per le gravi piene che sono costate vite , la facoltà di Farmacia continua a prosperare coi suoi laboratori costruito sul torrente senza che nessuno gli intimi di andarsene e di demolire il pericolosissimo fabbricato.
 
Alla Foce sul bisagno c'è il monumento al rischio idrogeologico, con l'allerta 1 oggi domenica , ma comunque tutte le sere ,la strada e il cantiere sono ingombri di macchinari ce certo non potrebbero essere spostati in tempo in caso di alluvione - il tempo di preavviso per l'onda di piena è di un'ora e mezza - e poi c'è il buco costato milioni di euro che non serve a nulla in termini di prevenzione idrogeologica senza la parte successiva fino a Brignole e lo scolmatore previsto - e mai finanziato - a Gavette. Un monumento alla prosopopea tecnico scientifica ( e non si venga a dire che comunque il rischio è minore, quando avevamo proposto con tecnici docenti universitari di nostra fiducia una soluzione che avrebbe potuto essere realizzata coi soldi della prima tratta ci è stato imputato la non completa copertura di legge - vien da ridere - per l'onda duecentennale.
 
A San Fruttuoso si vuol fare costruire l'ennesima palazzata al posto del mercato di corso Sardegna con due piani di parcheggi sotterranei - in zona esondabile -
 
A Pedegoli cara al nostro presidente della Regione che ci è nato si è costruito un parcheggio sulla copertura del Fereggiano alla faccia della rinaturalizzazione dei rivi.
 
A Staglieno nel bacino del Velino si propone la costruzione di Case in variante al puc
 
A Struppa in via Rio Torbido i caseggiati in area esondabile li stanno finendo di costruire
 
A Sampierdarena grattacieli nell'area Enel - Fiumara ( a rischio esondazione )
 
In val Polcevera hanno sostituito il frutteto di villa Cambiaso ( zona esondabile ) in una riga di capannoni per la logistica.
 
Li accanto in una lingua di terra rimasta libera alla confluenza tra il rio Sardonella e il Secca praticamente sulla sabbia del fiume stanno sorgendo palazzoni di cemento che per farli hanno dovuto creare imponenti protezioni in cemento armato anti alluvione.
 
A Cornigliano, nell'area ex Ilva dove era previsto un parco e una area rinaturalizzata per gli uccelli ( oasi faunistica ) ci vogliono mettere il mega depuratore da 250 milioni di euro - con quali soldi non si sa - che per maggiore rinaturalizzazione prevede la posa di vasconi di cemento sotto terra fino a dieci metri sulle sponde del Polcevera
 
A Sestri Ponente non solo il rio Secco è diventato lo scarico di riserva dei liquami di Scarpino con tanto di autorizzazione della Provincia , ma tutta l'operazione Erzelli zona altamente a rischio inondazioni ( che hanno gia' piu' volte sommerso Marconi ed Esaote)per l'eccessiva impermeabilizzazione dei terreni ,di tutto si parla , ma certamente non è stato predisposto nessuno studio sul rischio idrogeologico che deriverebbe dall'enorme aumento di cemento in zona.
 
Ne si parla , ne si attua la demolizione della casa sul Chiaravagna
 
A Pegli e a Multedo i cittadini son li che aspettano la strada in sponda sinistra del Varenna promessa come sicuro preliminare alla costruzione della torre Elah e mai costruita cosi' come l'eliminazione della piastra che cementifica l'asta finale del torrente anche li a rischio esondazione.
 
A Pra oltre alla solita casa sul fiume ( l'ultima alluvione un morto ) stanno cercando contro la volonta' di tutto il quartiere di costruire il campo da golf sulle alture con corredo di enormi immissioni di cemento per le case dedicate, e anche qui niente analisi del rischio idrogeologico in un'area particolaarmente fragile.
 
Certo a Voltri, ad Albaro e a Pontedecimo non hanno ancora autorizzato altre massicce operazioni a base di cemento in aree a rischio idrogeologico, ma con la consueta cultura del cemento che hanno i nostri amministratori e i tecnici non mancheranno di pensarne qualcuna.
 
Be , questo è il panorama. Sconfortante ? Ma no, l'amministrazione sta predisponendo i messaggini per avvisarci sul telefonino.
Questa è una genialata che al confronto tutto il resto di cui ho narrato non esiste.
Tra un po' ci regaleranno bellissimi e sicurissimi giubbotti di salvataggio per girare sicuri in citta'.
 
Andrea Agostini
Presidente Circolo Nuova Ecologia Legambiente Genova
carloge

domenica, 30 novembre 2008, ore 06:53

Giovedì 4 dicembre 2008 alle ore 18,00 presso il cinema Olimpia in Via XX Settembre 274 r

CONCERTO
 
A sostegno delle testate giornalistiche che, come il Manifesto, rischiano la chiusura come conseguenza dei tagli all'editoria programmati dal governo.
 
Con la partecipazione di:
 
CORO QUATTRO CANTI diretto dal Maestro Gianni Martini
CORO SEDUTO diretto dal Maestro Sergio Mesturini
CORO ZENZERO diretto dal Maestro Bruno Pestarino
 
e con l'intervento di alcuni esponenti del mondo del giornalismo per discutere e per non far cadere questa realtà sotto il silenzio e l'indifferenza generale
 
Vi invitiamo a partecipare
carloge

venerdì, 28 novembre 2008, ore 07:44

Giovedì 4 dicembre 2008
ore 17.00 c/o Sala Giunta Nuova Palazzo Tursi via Garibaldi 9
Seminario su  ripubblicizzazione dell’acqua a Genova
Saranno presenti
Ing. CARLO SENESI
Assessore Politiche Energetiche Ciclo Dei Rifiuti Ciclo Delle Acque Ambiente
Prof. ALFONSO PITTALUGA
Assessore Ai Tempi Della Città Associazioni Dei Consumatori
Avv. VIRIGLIO dello Studio Cavallo Perrin
ANTONIO BRUNO
Capogruppo Prc - Se Comune di Genova
carloge

mercoledì, 26 novembre 2008, ore 16:56

CHE ACQUA BEVIAMO?
HOT PONTOIL e KEROTRIS
Due aziende con licenza di inquinare?


La vicenda dell’inquinamento del Torrente Riccò ad opera della Hot PONTOIL – KEROTRIS di PONTEDECIMO iniziato nel 2002 con la fuoriuscita di circa 900 Kg di gasolio nel torrente sembra non debba avere mai fine.
Tra interventi dell’ARPAL, che continua a verificare il persistere dell’inquinamento da idrocarburi fino ad agosto 2008, la proprietà dell’area, che fa finti interventi di bonifica (peraltro con vasche per la decantazione degli inquinanti costruite sul territorio di Serra Riccò e senza licenza edilizia), il TAR che annulla una ordinanza di inidoneità del sito emanata dalla Provincia nei confronti della HOT PONTOIL, il V Municipio Valpolcevera e il Comune di Genova che permettono alla KEROTRIS di spostare le sue attività da Via alle Ferriere di Pontedecimo a Via San Quirico (nonostante che il PUC stabilisca che una sola azienda di quel settore possa operare in Valpolcevera), chi rischia di pagarne le conseguenze sono i cittadini della vallata i quali, in tempi di siccità, utilizzano anche l’acqua del torrente POLCEVERA per cucinare e per bere; infatti in Valpolcevera vi sono alcuni pozzi alimentati dal Polcevera dai quali gli acquedotti di Genova pescano acqua nei periodi di siccità, acqua che (se non lo è già) rischia di essere contaminata dagli idrocarburi delle suddette aziende le quali, invece di intervenire, scaricano le responsabilità dell’inquinamento su altri.
E’ ora di dire basta! Non si gioca con la salute dei cittadini! Il 5° Municipio Valpolcevera, il Comune e la provincia di Genova devono (se non sono in grado di imporlo alle aziende) far intervenire l’ARPAL con un piano di caratterizzazione allo scopo di accertare, la sussistenza, la consistenza e le responsabilità della fonte di inquinamento allo scopo di costringere il/i responsabile/i ad interventi di bonifica radicale e di risanamento ambientale.

Partito della Rifondazione Comunista
Circolo Valpolcevera Via Rivarolo 60r
Tel. 0107492577 E-MAIL prcvalpolcevera@tiscali.it
Aperto tutti i mercoledì dalle ore 21



La salute dei cittadini viene sufficientemente tutelata?

Dall’inquinamento del torrente Riccò,
alla cui foce nasce il Polcevera
Al pescaggio di acqua nel Polcevera
da parte degli acquedotti di Genova

Venerdì 28 novembre ore 17 Via G. Poli 12 (sede del municipio di Pontedecimo)
Dibattito pubblico con:
Antonio Bruno - Capogruppo PRC Comune di Genova
Renata Briano – Ass. Provinciale di Genova
Giancarlo Bonifai - Responsabile Ambiente PRC Genova
Franco Zunino – Ass. Regionale Ligure
Giovanni Crivello – Presidente V° Municipio Valpolcevera
Gianpiero Pastorino – Cons. provinciale PRC
Conclude Paolo Scarabelli - Segretario federazione PRC Genova

Partito della Rifondazione Comunista
Circolo Valpolcevera Via Rivarolo 60/r
carloge

mercoledì, 26 novembre 2008, ore 16:42

http://www.oltreilnucleare.it/

Il testo sottoscritto dal Comitato per un’alternativa energetica
  

Il 24 novembre 2008, a Roma si costituirà il Comitato per un’alternativa energetica, basata sulle fonti rinnovabili e il risparmio, anziché su un ingiustificato aumento dei consumi e sull’uso delle fonti fossili e di quella nucleare, come propone il Governo.  Berlusconi e il suo esecutivo, nel quadro del progettato rilancio del nucleare, promettono di individuare entro sei mesi i territori destinati ad ospitare le centrali, violando così una precisa volontà popolare espressa con un referendum che a grande maggioranza aveva deciso di chiudere con il nucleare.
Non aspetteremo che siano individuati i siti nucleari per opporci a questa scelta e non lasceremo sole le località che rischiano di subire una decisione antidemocratica, calata dall’alto e per di più militarizzata nell’attuazione.
Sosterremo il diritto delle popolazioni locali a fare valere la loro opinione anche, se necessario, con referendum territoriali, tanto più che costruire nuove centrali nucleari contrasterebbe con l’impostazione dei piani Energetico Ambientali Regionali già approvati. Porteremo in ogni luogo una battaglia delle idee, la controinformazione e per questo sollecitiamo la preziosa collaborazione del mondo scientifico e di quello intellettuale e di quanti possono contribuire in tutte le forme democratiche a sensibilizzare l’opinione pubblica: il nucleare è una scelta che va contrastata e sconfitta nel paese.
A questo scopo diamo vita ad un Comitato attraverso il quale organizzare, insieme a tutti gli altri soggetti associativi che si mobiliteranno sul territorio, il rifiuto popolare di questa tecnologia intrinsecamente insicura e incapace di smaltire i rifiuti radioattivi che produce.
L’obiettivo che ci poniamo è di fare avanzare un’altra proposta di politica energetica basata sulle fonti rinnovabili e sul risparmio energetico, la sola scelta che permette di dare energia pulita al paese e contemporaneamente di ridurre le emissioni climalteranti. In linea quindi con gli obiettivi  che l’Unione Europea renderà vincolanti nei prossimi mesi: ridurre, entro il 2020,  del 20%, forse del 30% i gas serra attraverso un aumento del 20%, sia dell’efficienza energetica che delle fonti rinnovabili, mentre il Governo Berlusconi sta apertamente boicottando gli orientamenti europei rispetto al raggiungimento dell’autonomia energetica e del sostegno agli obiettivi di Kyoto.
Sono questi parametri i punti di riferimento di un nostro Piano Energetico Nazionale,  la cornice entro la quale iscrivere le singole azioni, le scelte tecnologiche,  la riconversione ecologica delle industrie più energivore, la riduzione dei rifiuti, il cambiamento del peso del trasporto individuale e su gomma.
Ci proponiamo di elaborarlo con il concorso più ampio delle popolazioni, sottoponendolo al giudizio dei cittadini, anche attraverso la presentazione di un progetto di legge di iniziativa popolare.
La nostra non sarà la sola iniziativa contro questa scelta sciagurata del Governo  e quindi è nostra volontà coordinarci con tutte le altre strutture di mobilitazione, con le associazioni ambientaliste, con le persone del mondo della cultura e della scienza, con i sindacati, con le Regioni, con i Comuni disponibili.
Gli argomenti possono essere diversi ma ciò che conta è unire le forze sull’obiettivo comune di una nuova politica energetica e del NO al nucleare.
Berlusconi e i suoi ministri cercano di convincere che compiono questa scelta in nome della lotta ai cambiamenti climatici e per garantire energia abbondante e poco costosa al paese rafforzando anche la sua autonomia energetica.
Queste affermazioni sono entrambe false: il nucleare non serve né a combattere i cambiamenti climatici né a ridurre la bolletta energetica del paese e per di più è un enorme consumatore di acqua, bene sempre più scarso.

Va quindi rifiutato per le seguenti ragioni:

1. l’uranio non è una risorsa né rinnovabile né sostenibile, limitata nelle quantità e nel    tempo, che per di più ha visto i suoi costi aumentare in modo vertiginoso.
2. non è affatto senza emissione di CO2 perché ne produce per l’estrazione del  combustibile, durante la costruzione della centrale e nella fase del suo smantellamento.
3. nessuno dei problemi segnalati dalla tragedia di Cernobyl è stato risolto e quindi il nucleare civile continua ad avere problemi di sicurezza per le popolazioni non risolti anche durante il funzionamento ed un enorme impatto ambientale legato alla produzione di scorie radioattive che inevitabilmente si accumulano nell’ecosistema e graveranno sulle future generazioni per migliaia di anni. Va ricordato che in presenza di impianti nucleari è obbligatorio un piano di evacuazione delle popolazioni in caso di incidente grave, con l’abbandono di ogni attività, con pesanti restrizioni per le persone come vivere sigillati in casa.
4. espone il mondo a rischi di proliferazione delle armi nucleari e al terrorismo, del resto questo è l’argomento che viene portato contro l’Iran poiché la tecnologia in uso è stata pensata per produrre plutonio e la generazione di energia elettrica ne è un sottoprodotto.
5. non è in grado di risolvere né il problema energetico né quello del cambiamento climatico, infatti le risorse di uranio, già oggi scarse, non sarebbero sufficienti di fronte ad un aumento ulteriore della domanda ed è quindi inutile sperare di aumentare la capacità installata in maniera tale da coprire una quota significativa della nuova domanda di energia, né di sostituire la quota fossile.
6. ha dei costi economici e finanziari diretti ed indiretti troppo elevati che in realtà  gravano sulla società e sulle finanze pubbliche e inoltre è una tecnologia che usa e spreca enormi quantità d’acqua.
7. comporta un modello di generazione di energia centralizzato, basato su centrali di elevata potenza, che non garantiscono sicurezza e tanto meno assicurano il diritto all’energia diffusa nel territorio. Infatti il nucleare è un modello che richiede sistemi di gestione autoritari, centralizzati ed antidemocratici . Non a caso le centrali nucleari civili vengono considerate come gli altri siti energetici alla stregua di siti militari.

E' quindi irrealistico pensare di uscire dai fossili rilanciando il nucleare, anzi in Francia una massiccia presenza del nucleare (78%) si accompagna ad un consumo pro capite di petrolio maggiore che in Italia.
Uscire dal petrolio e dalle energie fossili e non rinnovabili senza il nucleare si può.
E’ matura, tecnologicamente ed economicamente, una scelta energetica a favore del risparmio energetico  e  delle energie rinnovabili che un programma  di incentivi pubblici e l’utilizzo della leva fiscale possono e devono promuovere.
Il paese può e deve essere più efficiente e non sprecare energia.
Questo è il primo obiettivo che ci proponiamo. Si calcola che metà dei consumi energetici italiani sono in realtà sprechi derivanti da usi poco razionali ed inefficienti dell’energia. Si può puntare molto in alto con il risparmio energetico, fino a risparmiare il 50% dell’energia oggi usata per garantire i servizi di illuminazione, riscaldamento, rinfrescamento, mobilità, usi industriali. Sono necessari interventi per aumentare l’efficienza dell’uso dell’energia e per correggere gli sprechi, sviluppando politiche di sufficienza diffusa nel territorio può portare a ridurre i consumi di energia, pur mantenendo standard elevati di vita, e per questo occorre puntare a risparmi significativi sia per il sistema economico che per il rispetto degli impegni di Kyoto, peraltro già oggi insufficienti di fronte ai cambiamenti climatici.
E’ possibile e realistico puntare all’obiettivo di procurare al paese gran parte dell’energia che gli è veramente necessaria attraverso le fonti rinnovabili.
Lo si può fare, come dimostrano le esperienze di molti paesi, Germania e Spagna in particolare incentivandone l’installazione diffusa con  lo strumento del “conto energia”  che ha dimostrato nei paesi che l’hanno adottato di funzionare e aumentare notevolmente la capacitaà rinnovabile installata.

Sono due strade alternative:
quella del Governo non garantisce autonomia energetica al paese è antidemocratica, costosa, pericolosa per la salute delle persone e  l’ambiente, oltre che poco utile per ridurre le emissioni climalteranti e ci isola dall’Europa.
La politica energetica da noi indicata invece  riduce la nostra dipendenza energetica, sviluppa la ricerca e l’innovazione nelle attività produttive, fornisce i servizi energetici usando fonti rinnovabili (un barile di petrolio corrisponde ad un metro quadrato di pannello solare) che non alterano il clima e che sono diffuse sul territorio e quindi facilmente controllabili dalle popolazioni, oltre a promuovere un diverso sviluppo, creando nuova occupazione di qualità.
Questa è l’alternativa che proponiamo.
Sono queste le ragioni per cui decidiamo di promuovere un Comitato per il No al Nucleare e per il SI ad una politica energetica alternativa di risparmio e sviluppo delle fonti rinnovabili e per questo convochiamo un’Assemblea aperta a Roma lunedì 24 novembre, alle ore 14 presso il centro Congressi di via Frentani 4, aperta a tutti i contributi.

11/11/2008

Leggi chi sono i promotori dell'appello
carloge


martedì, 25 novembre 2008, ore 08:19

MOZIONE PER LA DICHIARAZIONE DI “TERRITORIO COMUNALE DENUCLEARIZZATO”

PREMESSO CHE:

- Il governo ha deciso per un ritorno del nucleare nel nostro Paese, con un obiettivo dichiarato di produrre il 25% dell’energia elettrica dall’atomo.
Per arrivare a questo obiettivo l’Italia dovrebbe localizzare e costruire sul territorio nazionale 8 reattori come quello attualmente in costruzione in Finlandia (il più grande al mondo).
-Il nucleare non ci farà recuperare i ritardi rispetto alle scadenze internazionali per la lotta ai cambiamenti climatici. Semmai l’Italia decidesse di costruire alcune centrali nucleari, passerebbero - al netto di ritardi per le inevitabili contestazioni popolari - almeno 10-15 anni prima della loro entrata in funzione, e quindi non riuscirebbe a rispettare l’accordo vincolante europeo 20-20-20 (secondo cui entro il 2020 tutti i Paesi membri devono ridurre del 20% le emissioni di CO2 del 1990, aumentare al 20% il contributo delle rinnovabili al fabbisogno energetico, ridurre del 20% i consumi energetici), incorrendo in ulteriori sanzioni da aggiungere a quelle ormai inevitabili per il mancato rispetto del Protocollo di Kyoto.
- Se l’Italia decidesse di puntare sul nucleare, dirotterebbe sull’atomo anche le insufficienti risorse economiche destinate allo sviluppo delle rinnovabili e al miglioramento dell’efficienza energetica, abbandonando di fatto le uniche soluzioni praticabili per ridurre in tempi brevi le emissioni climalteranti, innovare profondamente il sistema energetico nazionale e costruire quella struttura imprenditoriale diffusa che garantirebbe la creazione di molti posti di lavoro (sul modello di quanto fatto in Germania dove ad oggi sono impiegati tra diretto e indotto circa 250.000 lavoratori).
- Solo con una seria politica nazionale e locale, che escluda il nucleare, promuova l’innovazione e renda più efficiente e sostenibile il modo con cui produciamo l’elettricità e il calore, si muovono le persone e le merci, consumiamo energia negli edifici e produciamo beni, riusciremo a rispettare le scadenze internazionali per la lotta ai cambiamenti climatici, a partire da quella europea del 2020.

CONSIDERATO CHE:

- Grazie al referendum del 1987, l’Italia è stato il primo paese tra i più industrializzati ad uscire dal nucleare. Solo nel 2000, infatti, è stata seguita dalla Germania con la definizione dell’exit strategy dalla produzione di energia elettrica dall’atomo entro il 2020, e più recentemente dalla Spagna.
- Nonostante la ripresa o l’intenzione dichiarata di programmi nucleari in alcuni paesi, il nucleare è una fonte energetica in declino sullo scenario mondiale. Infatti secondo le stime dell’Aiea sul contributo dell’atomo alla produzione elettrica mondiale contenute nel rapporto “Energy, elettricity,
and nuclear power estimates for the period up to 2030” pubblicato nel 2007, nei prossimi decenni si passerebbe dal 15% del 2006 a circa il 13% del 2030.
- La tecnologia su cui vuole puntare il governo italiano è quella di “terza generazione evoluta” che non ha risolto nessuno dei problemi noti da anni. Insomma l’Italia si sta candidando a promuovere una tecnologia già vecchia, a maggior ragione se nel 2030 vedrà la luce il nucleare di “quarta generazione”, sempre che abbia risolto nel frattempo i problemi emersi durante le ricerche in corso a livello internazionale.
- Le convinzioni dell’utilità di ricorrere all’energia atomica per ridurre la bolletta energetica del Paese e la dipendenza dalle importazioni si scontrano però con i tanti problemi irrisolti della tecnologia nucleare oggi disponibile. Tra tutti i costi veri di un KWh da produzione elettronucleare, la sicurezza delle centrali, la gestione dei rifiuti radioattivi e lo smantellamento (decommissioning) degli impianti, la loro protezione da eventuali attacchi terroristici, il rischio della proliferazione di armi nucleari e la necessità di importare dall’estero l’uranio, le cui riserve naturali sono sempre più
scarse.

RILEVATO CHE:

- Nonostante da più parti si continui a spacciare il nucleare come una tra le fonti energetiche meno costose, l’apparente basso costo del KWh nucleare è dovuto esclusivamente all’intervento dello Stato, direttamente o indirettamente, nell’intero ciclo di vita di una centrale dalla costruzione allo smantellamento sino allo smaltimento definitivo delle scorie. A tal proposito sono illuminanti le conclusioni della ricerca “The economic future of nuclear power” condotta dall’Università di Chicago nell’agosto 2004 per conto del Dipartimento dell’energia statunitense sui costi del nucleare confrontati con quelli relativi alla produzione termoelettrica da gas naturale e carbone. Secondo il rapporto dell’Università Usa, considerando tutti i costi, dall’investimento iniziale e dalla progettazione fino ad arrivare alla spesa per lo smaltimento delle scorie (che incide fino al 12% del prezzo totale di produzione elettrica), il primo impianto nucleare che entrerà in funzione produrrà elettricità a 47-71 dollari per MWh, escludendo qualsiasi sovvenzione statale all’industria dell’atomo, contro i 35-45 dei cicli combinati a gas naturale. Conclusioni paragonabili a quelle raggiunte dal Massachusetts Institute of Technology nel rapporto “The future of nuclear power” pubblicato nel 2003 che dice che i costi del chilowattora prodotto con gas, sono di 4,1 centesimi di dollaro, mentre il chilowattora nucleare (di una centrale in grado di operare per quarant’anni) costa ben 6,7 centesimi di dollaro.

-Sulla sicurezza degli impianti ancora oggi, a 22 anni dal terribile incidente di Chernobyl, non esistono le garanzie necessarie per l’eliminazione del rischio di incidente nucleare e conseguente contaminazione radioattiva, come dimostra la lunga serie di incidenti avvenuti in Francia nell’estate del 2008.
- Rimangono anche tutti i problemi legati alla contaminazione “ordinaria” delle centrali nucleari in seguito al rilascio di piccole dosi di radioattività durante il normale funzionamento dell’impianto a cui sono esposti i lavoratori e la popolazione che vive nei pressi.
- Non esistono poi ad oggi soluzioni concrete al problema dello smaltimento dei rifiuti radioattivi derivanti dall’attività delle centrali o dal loro decomissioning. Le circa 250mila tonnellate di rifiuti altamente radioattivi prodotte fino ad oggi nel mondo sono tutte in attesa di essere conferite in siti di smaltimento definitivo, stoccati in depositi “temporanei” o lasciati negli stessi impianti dove sono stati generati. Lo stesso vale ovviamente anche per il nostro Paese che conta secondo l’inventario curato da Apat circa 25mila m3 di rifiuti, 250 tonnellate di combustibile irraggiato - pari al 99% della radioattività presente nel nostro Paese -, a cui vanno sommati i circa 1.500 m3 di rifiuti prodotti annualmente da ricerca, medicina e industria e i circa 80-90mila m3 di rifiuti che deriveranno dallo smantellamento delle 4 ex centrali e degli impianti del ciclo del combustibile.
- Oltre al problema legato alla sistemazione definitiva delle scorie, esiste anche la necessità di rendere inutilizzabile il materiale fissile di scarto per evitarne il possibile uso a scopo militare, a maggior ragione in uno scenario mondiale in cui il terrorismo globale è una minaccia attualissima.
Gli impianti nucleari attivi - e lo stesso discorso vale per quelli in costruzione - se da una parte possono diventare obiettivi sensibili per i terroristi, dall’altra producono scorie dal cui trattamento viene estratto il plutonio, materia prima per la costruzione di armi a testata nucleare. Nell’attuale quadro mondiale si corre il forte rischio che ci possano essere Paesi che vogliano sfuggire al controllo della comunità internazionale - come nel caso dell’Iran -, che potrebbero utilizzare il nucleare civile come grimaldello per dotarsi di armamenti nucleari.
- Occorre fare i conti con le riserve di U235 (l’uranio fissile altamente radioattivo che rappresenta il combustibile dei reattori nucleari): al ritmo di consumo attuale, la sua disponibilità potrà essere stimata per circa 70 anni, ma se la richiesta crescesse, si potrebbe riproporre una situazione del tutto simile a quella delle “guerre per il petrolio” e con i tempi di realizzazione delle centrali.
-I considerevoli consumi di acqua necessari al funzionamento dei reattori aggraverebbero la già delicata situazione italiana. Le centrali nucleari francesi usano il 40% delle risorse idriche consumate su tutto il territorio nazionale. Secondo uno studio del 2007 pubblicato negli Stati Uniti dall’Union of concerned scientist, in media per un reattore da 1.000 MW servono oltre 2,5 milioni di metri cubi di acqua al giorno. Una quantità rilevante anche per l’Italia, visti anche gli scenari futuri sugli impatti dei cambiamenti climatici che prevedono una consistente riduzione nella disponibilità delle risorse idriche nel nostro Paese.

IL CONSIGLIO COMUNALE DELIBERA di:

- dichiarare il “territorio comunale denuclearizzato”, contrario quindi alla produzione di energia nucleare;
- su tutto il territorio comunale, vietare l’installazione di centrali che sfruttino l’energia atomica e escludere la possibilità di individuazione di siti di stoccaggio per i rifiuti radioattivi, derivanti anche dal decommissioning delle centrali dismesse dopo il referendum del 1987.

Antonio Bruno, Manuela Cappello, Bruno Delpino, Arcadio Nacini
Genova, 24.11.08
carloge

lunedì, 24 novembre 2008, ore 06:57

LIGURIA - Onlus
Via Caffa 3/5 B
16129 Genova

Per il Clima, contro il Nucleare

Parte la mobilitazione di Legambiente per un sistema energetico pulito, sicuro ed economico
Anche Genova e la Liguria si mobilitano per rilanciare la partecipazione nonostante la linea dura del governo
Martedì 25 Novembre alle ore 17 presso la sala del Consiglio Provinciale di Genova incontro pubblico organizzato da Legambiente Liguria
Anche la Liguria, attraverso tutte le sue espressioni territoriali (Regione, Province, Comuni) entri a far parte della rete dei Territori denuclearizzati, la prima mossa della mobilitazione nazionale di Legambiente

Per il clima, contro il nucleare, in risposta alla decisione del governo di riaprire la partita dell'energia atomica. Un invito a vietare su tutto il territorio di loro competenza l'installazione di centrali nucleari, garantendo altresì la massima trasparenza e partecipazione nell'individuazione di siti di stoccaggio per i rifiuti radioattivi. E' questa la richiesta di Legambiente Liguria alle istituzioni liguri, dopo l'avvio della campagna nazionale sopraccitata. "Quanto più il nostro esecutivo imporrà le sue scelte in maniera antidemocratica, tanto più ci batteremo per rilanciare la partecipazione e sosterremo la legittima esigenza delle popolazioni e degli enti locali di potersi esprimere a riguardo. Informeremo i cittadini sui falsi miti di una strategia energetica che riteniamo estremamente dannosa per lo sviluppo dell'Italia" dichiara il presidente regionale di Legambiente Stefano Sarti. Il governo ha indicato per l'atomo un obiettivo del 25% dell'energia elettrica prodotta. Per raggiungerlo sarà necessario localizzare e costruire almeno 8 centrali nucleari simili a quella in costruzione attualmente in Finlandia, la più grande al mondo, di "terza generazione evoluta": una tecnologia già vecchia che non ha risolto nessuno dei problemi noti da anni. A 22 anni dall'incidente di Chernobyl, il nucleare non solo pone ancora gravissimi problemi di sicurezza, ma è anche una fonte energetica costosa, che non abbasserà affatto la bolletta energetica nazionale, non ridurrà la nostra dipendenza dall'estero e non ci permetterà di rispettare la scadenza europea del 2020 per la riduzione delle emissioni di gas serra prevista dall'accordo europeo 20-20-20. Se l'Italia decidesse di puntare sul nucleare, dato il costo ingentissimo dell'operazione, abbandonerebbe qualsiasi investimento alternativo sullo sviluppo delle tecnologie pulite e dell'efficienza energetica e rinuncerebbe alla costruzione di quel sistema imprenditoriale innovativo e diffuso in grado di competere sul mercato globale, che ad esempio in Germania occupa ormai 250.000 lavoratori. "Solo con una seria politica nazionale e locale - aggiunge Stefano Sarti - che escluda il nucleare, promuova l'innovazione e renda più efficiente e sostenibile il modo con cui produciamo l'elettricità e il calore, si muovono le persone e le merci, consumiamo energia negli edifici e produciamo beni, riusciremo, infatti, a rispettare le scadenze internazionali per la lotta ai cambiamenti climatici". "E' per questi motivi che la nostra associazione ha deciso di promuovere presso tutti i Comuni, le Province e le Regioni d'Italia una campagna nazionale per la dichiarazione dei territori "denuclearizzati", che sono contrari alla produzione di energia dall'atomo, rinunceranno a ospitare centrali nucleari e garantiranno la massima trasparenza e partecipazione nel processo di individuazione di siti di stoccaggio per i rifiuti radioattivi, derivanti anche dal decommissioning delle centrali dismesse dopo il referendum del 1987". Chiediamo perciò formalmente alle Regione Liguria, a tutte le Province e a tutti i Comuni liguri di entrare nella rete dei territori denuclearizzati dichiarando le aree di propria competenza "territorio denuclearizzato".
Legambiente Liguria termina annunciando che nella giornata di Martedì 25 Novembre, con inizio alle ore 17 presso la sala del Consiglio Provinciale di Genova si terrà un incontro pubblico dal titolo: il nuovo nucleare italiano, ministro Scajola perchè tante bugie? Qui sotto il programma
Introduce e presiede:
STEFANO SARTI Presidente Legambiente Liguria Onlus Tavola Rotonda:
ANDREA PODESTA' fisico esperto in tematiche energetiche
STEFANO CIAFANI responsabile scientifico nazionale Legambiente
GIANNI MATTIOLI docente di Fisica all' Universita' La Sapienza di Roma, membro dell'ufficio di presidenza del comitato scientifico nazionale di Legambiente

Interverranno:
FRANCO ZUNINO, assessore all'ambiente Regione Liguria
LUCA DALLORTO, consigliere Comune di Genova
SEBASTIANO SCIORTINO, assessore all'ambiente Provincia di Genova

Legambiente Liguria, ufficio stampa

carloge

domenica, 23 novembre 2008, ore 08:45

Lunedi 24 novembre il consiglio comunale di Parigi vota la ripubblicizzazione della gestione dell’acqua.
Il sindaco di Parigi, Bertrand Delanoë, ha annunciato che la municipalità non ha intenzione di rinnovare i suoi contratti con Suez e Veolia, le due aziende private che gestiscono i servizi idrici della capitale. In altre parole, alla scadenza dei contratti oggi in vigore, il 31 dicembre 2009, l’acquedotto parigino tornerà a essere un servizio municipale. Ad Aprilia si conclude il Forum Italiano dei Movimenti sull’acqua che coinvolge, tra gli altri decine di sindaci di citta’ italiane che ragionano su come mantenere la gestione dell’acqua in mano totalmente pubblica. In Centro America sta arrivando a compimento la Carovana per l’acqua che ha coinvolto quattro stati (Nicaragua, Honduras,Guatemala e Salvador) toccando con mano gli effetti devastanti di una gestione privatistica del settore idrico.
Anche a Genova scade il 31 dicembre 2008 la concessione della gestione del sevizio idrico integrato a Mediterranea Acque (azienda del gruppo Iride) una Societa’ per Azioni partecipata anche da Impregilo, Veolia e fondiazionari (famoso quello delle vedove scozzesi) E’ una formidabile occasione per aprire una riflessione al fine di arrivare auna gestione completamente pubblica (con azienda speciale di consorzi di comuni) dell’acqua. Nell’ultimo anno di cui si conosce il bilancio (2007), Mediterranea Acque ha aumentato le tariffe del 14 per cento e, invece di impiegare gli utili per tariffe sociali e per l’ammodernamento e l’efficientamento delle reti, ha distribuito agli azionisti 4.595.000 milioni di euro (dividendo pari a 0,06 euro per azione in aumento rispetto ai 0,04 euro per azione dell’esercizio precedente).
Per questo motivo il gruppo Sinistra Europea - PRC lunedi 24 novembre depositera’ una mozione perche’ si affronti il tema della ripubblicizzazione dell’acqua.

Antonio Bruno capogruppo Sinistra Europea – PRC
carloge

domenica, 23 novembre 2008, ore 08:42

San Salvador, 21 novembre 2008
Passiamo la frontiera tra il Nicaragua e l'Honduras in mezzo a lunghe file di camion, fumi di scarico, umanità varia; ci accoglie Aníbal a nome del Bloque Popular i cui rappresentanti ci aspettano con uno striscione di benvenuto appeso alla sgangherato pulman giallo che diventerà per noi una specie di casa. Siamo immediatamente inseriti in una grande manifestazione contro la privatizzazione dell'acqua nella città di Danli, animata da una festosa banda. Il Bloque Popular fa parte della Coordinadora Nacional de Resistencia e ha 17 centri diffusi nel Paese, organizzati in forma orizzontale e coordinati da leader locali e nazionali. E' l'organizzazione di riferimento per la campagna contro la privatizzazione dell'acqua e fa parte a livello panamericano di Red Vida. Le "juntas de agua" sono la forma più diffusa con cui le comunità gestiscono e amministrano autonomamente la distribuzione dell'acqua a livello locale. Nei numerosi incontri con le Juntas è emersa con forza la loro capacità organizzativa e i loro timori rispetto alla legge sull'acqua vigente in Honduras che prevede la possibilità della municipalizzazione della gestione dell'acqua. Affidare la gestione dell'acqua a Comuni privi di risorse economiche e competenze tecniche costituisce infatti una via di accesso alle imprese private. La municipalizzazione non supportata da una legislazione che definisca in modo chiaro l'acqua come patrimonio dell'umanità non privatizzabile e da gestirsi in forma pubblica viene contestata: il rischio che le juntas denunciano è che venga spazzata via la gestione comunitaria e vengano privatizzate le infrastrutture costruite a loro spese nel corso degli anni. L'incontro con il Presidente della Repubblica dell'Honduras Manuel Zelaya Rosales è stato una occasione importante per essere di supporto alle richieste avanzate dalle comunità e dal Bloque Popular. Il Presidente, al governo da circa un anno con il Partito Liberale, in quella sede si è impegnato a far discutere in Parlamento la legge sull'acqua proposta dal Bloque Popular, a valorizzare l'organizzazione e il ruolo delle "Juntas de agua" e a prevedere una moratoria al controverso processo di municipalizzazione rispetto al quale però lui si dichiara favorevole. La proposta delle comunità e dei movimenti honduregni è comunque quella di rafforzare l?impresa pubblica nazionale SANAA, per contrastare una politica che tende a svuotare di efficienza e di qualità il servizio pubblico per giustificarne la privatizzazione. Questi argomenti sono stati inoltre discussi con i Sindaci di Danli, Comayagua, San Antonio Cortez, che abbiamo incontrato dopo le manifestazioni realizzate nei rispettivi municipi. Aguas de San Pedro è la società che gestisce l'acqua nella città di San Pedro Sula; la società è controllata al 95% da imprese italiane, in primis l'Acea di Roma, ma anche Enia, Astaldi e altre. Abbiamo incontrato alcuni dirigenti di queste società insieme a rappresentanti degli utenti del servizio. Di fronte alla idilliaca situazione presentata dai dirigenti, i cittadini hanno espresso tutta la loro contrarietà alla privatizzazione a causa dei problemi che questa ha causato: aumento dei prezzi della bolletta, in alcune zone della città l'acqua è razionata e di scarsa qualità, nessuna partecipazione alle scelte da parte dei cittadini. Prima di passare in Guatemala la Carovana ha incontrato Luis Alfonso Santos il vescovo minacciato di morte per il fatto di essersi schierato dalla parte di coloro che stanno difendendo il diritto a vivere in un ambiente dove l'acqua è avvelenata dagli scarichi delle miniere e i boschi vengono distrutti nelle aree di alimentazione delle sorgenti.
La Carovana per l'acqua in America centrale

carloge