martedì, 28 ottobre 2008, ore 15:45

carloge


lunedì, 27 ottobre 2008, ore 08:19

da l'unita'.it

L'intervento
Emilio Molinari
LEGGE Anche Tremonti si dice d'accordo, ma una norma dello scorso agosto prevede entro il 2010 la privatizzazione dei servizi idrici locali
L'acqua non è una merce, ma un diritto di tutti

II Ministro Tremonti, intervistato dal Coniere della Sera, parla di valori simbolici e spirituali che rendono l'acqua insostituibile, da cui zampilla la vita stessa... "Acqua e Cibo, non sono da abbandonare alla logica del profìtto privato.. non sono problemi di sola tecnologia, risolvibili con la scienza, ma sono i problemi della politica e della morale.. .l'efficienza economica ha poco o nulla a che fare con il soddisfacimento dei bisogni primari..." Sono le parole del movimento dell'acqua, di migliaia di cittadini e di centinaia di sindaci, impegnati nell'impedire la messa sul mercato di questo bene comune e la privatizzazione dei servizi idrici. Stanno scritte in una legge d'iniziativa popolare, fìrmata da 400,000 cittadini e consegnata al parlamento nel 2007, nella quale i servizi idrici non sono di carattere economico, ma nello spirito dell'art. 43 della Costituzione, stanno nella sfera dell'interesse generale, da gestire pubblicamente.
Bene sig. Ministro: lei ci conferma nelle nostre convinzioni, anche quando mette in guardia dall'idea
che il mercato sia la risposta alla domanda di Diritti fondamentali. Ha detto cose che nessun politico italiano ha fìnora pronunciato, ma è in grossa contraddizione con il suo ruolo. Il 6 Agosto, la legge 133 presentata dal suo Governo e votata all'unanimità dal parlamento, ha defìnito tutti i servizi pubblici locali compreso l'acqua, di carattere economico, ha reso obbligatorio per Comuni, Province e ATO, privatizzare, entro il 31 Dicembre del 2010, tutti i servizi pubblici locali del nostro paese, compreso i servizi idrici.
Tutti i servizi pubblici tolti alla gestione degli enti locali e consegnati a poche SPA italiane, a banche e a due multinazionali francesi. E' un fatto storico che merita una discussione pubblica. L'acqua diventa una merce quotata in borsa: ACEA, IRIDE, HERA, A2A, SUEZ, VEOLIA, le loro fusioni, le banche e "i fondi"domineranno il mercato idrico e dei servizi, italiano. Ma se i Comuni non gestiscono più, beni comuni e servizi essenziali, se si cancella un pezzo di storia dei municipi e delle municipalizzate, cosa diventa la democrazia? E i sindaci? Giocheranno in borsa con derivati e i titoli spazzatura, venderanno il territorio per fare cassa, gestiranno la paura e l'ordine pubblico? Questo non è: interesse generale e primato della politica, di cui lei parla, Che senso ha parlare di "svolta storica del federalismo fìscale"senza beni comuni, senza se/vizi pubblici da gestire da parte delle comunità locali? Sig, Ministro si stanno intrecdando tl'e crisi che rischiamo di diventare una terribile crisi di civiltà.
- La crisi economica e fìnanziaria.
- La crisi delle risorse, di cui Acqua e Cibo sono i paradigmi più evidenti (un miliardo di profilghi idrici e 820 milioni di contadini della sussistenza cancellati.)
- La crisi della democrazia, che nasce dalla paura di questo miliardo di assetati e affamati e dalla privatizzazione della politica e delle istituzioni prigioniere della borsa e delle lobby economiche e criminali.
Il crollo fìnanziario altro non è che il fallimento delle privatizzazioni e della idolatria dell'Efficenza, Efficacia, Economicità del privato e del mercato. E' una catastrofe da anni 30 si è detto, ma dell'ubriacatura delle privatizzazioni nessuno fa cenno. Allo Stato, al quale si è chiesto di ritirarsi dall'economia, al denaro pubblico, introvabile per riparare reti idriche, fare sanità, scuola, servizi essenziali, si chiede di salvare l'economia dell'azzardo, affermando il primato dell'investitore su quello del cittadino.
Miliardi, che richiederanno nuovi tagli alla spesa pubblica, privatizzazioni, un ulteriore declino della partecipazione. Non pretendo di formulare proposte per la crisi in atto, resto sul terreno da lei indicato: acqua, e cibo. Ricordare gli anni 30 però, dovrebbe far pensare ad nuovo New Deal e ad un nuovo Welfare, di investimenti pubblici per servizi essenziali gestiti localmente, in modo partecipato dai cittadini, con i quali rilanciare l'occupazione. Sig Ministro, in molte parti del mondo sull'acqua, si sono piantati dei solidi picchetti: in America Latina le Costituzioni dichiarano l'acqua non mercifìcabile, la municipalità di Parigi se ne riprende la gestione, la Svizzera la dichiara monopolio di Stato, il Belgio, l'Austria, l'Olanda, persino negli USA, l'acqua è pubblica, L'acqua non è un bene di carattere economico, lei l'ha confermato, ma coerenza vuole che almeno:
- si scorpori il servizio idrico dalla legge 133 e si apra una discussione sui servizi di interesse generale ( art 43 della Costituzione) e sulla legge di iniziativa popolare del movimento.
- si intervenga con un piano di investimenti pubblici per rinnovare l'intera rete idrica italiana che disperde il 35% della preziosa acqua.
- si chieda all'Europa di predisporre un Fondo pubblico per portare acqua potabile e per l'alimentazione di base, nel Sud del mondo.
- si partecipi al Forum Mondiale dell'Acqua di Istanbul 2009, dichiarando che l'acqua è un diritto umano, da sottrarre alle multinazionali. C'è un' altra crisi in atto sig. Ministro ed è quella dei linguaggi "virtuali" che la politica adotta e che non coincidono mai con i fatti e la realtà.
Anche questo è un pericolo per la democrazia.

*presidente del Comitato Italiano per un Contratto Mondiale sull'Acqua
carloge

venerdì, 24 ottobre 2008, ore 10:32

27 ottobre 2008 - Processo De Gennaro
Udienza preliminare che deciderà se dovranno essere processati l’ex questore di Genova Francesco Colucci per falsa testimonianza nel processo Diaz e l’ex capo della polizia De Gennaro per istigazione alla falsa testimonianza. Nel corso delle indagini sulla sparizione delle bottiglie molotov, il telefono dell’allora capo della DIGOS genovese Spartaco Mortola (imputato nel processo Diaz) fu messo sotto controllo: in una telefonata Colucci affermò di aver ”aggiustato” la propria testimonianza, come voleva ”il capo”.
28 ottobre 2008 - Processo Manin
Prossima udienza del processo contro quattro poliziotti accusati di falso, calunnia e abuso d’ufficio. E’ prevista la testimonianza di uno dei due ragazzi spagnoli arrestati in Piazza Manin.
7 novembre 2008 - SENTENZA DIAZ
Lo scorso 17 ottobre gli avvocati della difesa hanno terminato le proprie arringhe. Fissate al 30 ottobre le repliche dei PM e al 6 novembre quelle della difesa.
29 poliziotti imputati, fra cui esponenti dei vertici della polizia Italiana, rispondono dei reati di lesioni, abuso d’ufficio, falso, calunnia, danneggiamento, furto. Le pene richieste ammontano complessivamente a 110 anni di carcere.
12 novembre 2008 - Processo Canterini
Nella prossima udienza sarà ascoltato l’ultimo teste della difesa. Il 3 dicembre si terrà la discussione finale. Vincenzo Canterini, comandante del reparto anti-sommossa che fece irruzione alla scuola Diaz e anche imputato in quel processo, è accusato di aver spruzzato - durante le manifestazioni del venerdì - gas urticante in faccia a 4 persone . Due di loro erano avvocati e la scena è stata filmata.
17 novembre 2008 - Processo Savonarola
Prossima udienza nel processo contro un ragazzo francese accusato di resistenza nei confronti di agenti appartenenti al VII nucleo del reparto sperimentale anti-sommossa. La difesa ha dimostrato attraverso i video che il verbale della polizia è falso. Il reato di falso degli agenti che lo hanno arrestato a breve sarà prescritto, ma potrebbero essere indagati per falsa testimonianza in questo processo.
10 dicembre 2008 - Processo Perugini
Il 16 ottobre scorso le arringhe dell’accusa e delle parti civili.
Perugini (ex numero 2 della DIGOS genovese, già condannato a 2 anni e 4 mesi nel processo per i fatti di Bolzaneto) e altri 4 agenti DIGOS sono accusati di falso, calunnia e abuso d’ufficio per l’arresto illegale di 5 manifestanti e un fotografo. In un famoso video si vede Perugini che tenta di sferrare un calcio in faccia ad un ragazzo minorenne, poi ritratto con un occhio orribilmente tumefatto. Il processo non riguarda tuttavia le lesioni, in quanto il giovane, parte offesa per l’arresto illegale, ha accettato un risarcimento extragiudiziale. Il PM ha chiesto 2 anni e 3 mesi per Perugini e Del Giacco, 1 anno e 8 mesi per Raschellà e Mantovani e 2 anni e 1 mese per Pinzone, accusato anche di aver minacciato con una pistola una delle persone arrestate nel tragitto verso la Caserma di Bolzaneto. La Difesa discuterà il 10 dicembre e la sentenza potrebbe essere pronunciata il giorno stesso.

www.processig8.org
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giovedì, 23 ottobre 2008, ore 11:08



Alla pacifica e civilissima protesta degli studenti, che scaturisce proprio da quell'informazione che ha spesso tentato di negarci e che abbiamo provato a recuperare attraverso le tante assemblee che si sono susseguite in quasi tutti gli Atenei italiani, berlusconi ha risposto con quelle che non possiamo definire che minacce....Aprileonline













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mercoledì, 22 ottobre 2008, ore 07:41

Da Il Secolo XIX del 22/10/2008:

I ragazzi del neonato comitato "Per Pra'" l'hanno già definita la giornata dell'orgoglio praese, e su manifesti e volantini scriveranno lo slogan dell'iniziativa, "Leva la prima pietra". Sabato, a partire dalle 17.30, Pra' si riprenderà la tessera che ancora manca della Fascia di rispetto, l'area delle Ferrovie dello stato fino a poco tempo fa occupata dalla stazione (spostata, assieme ai binari, verso mare). In programma una sorta di cerimonia di riappropriazione di questo grande spiazzo abbandonato, e la rimozione - non autorizzata - delle barriere di cemento che ancora separano questa zona dall'Aurelia. «Non vuole essere la solita giornata di protesta - inquadra l'evento Nicola Montese, presidente del comitato Per Pra' - ma un momento per riunire la gente della delegazione in una manifestazione costruttiva e di proposta, che va al di là dell'esclusiva manifestazione di dissenso». A pubblicizzare l'iniziativa anche il solito Arcadio Nacini, portavoce del coordinamento Comitati del Ponente: «La Fascia di rispetto continua a essere minacciata da iniziative che vorrebbero soffocarla. Parlo, ad esempio, dell'intenzione di sistemare container e manutenzione degli stessi nell'area immediatamente adiacente alla pista ciclabile». Dunque, si torna in piazza per difendere quel bene lasciato ai praesi in cambio della costruzione del porto di Pra'-Voltri........


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martedì, 21 ottobre 2008, ore 19:32

Rete controg8 per la globalizzazione dei diritti
Mercoledì 22 ottobre dalle 18 alle 19 sui gradini del palazzo ducale di Genova, 334° ora in silenzioper la pace.
Incollo di seguito il volantino che verrà distribuito
*Quale pace senza giustizia? *
*7 anni fa governanti e presidenti dei paesi del g8 si sono riuniti in questo palazzo assicurando che avrebbero discusso di provvedimenti destinati a garantire al mondo pace e giustizia. Sappiamo bene com'è andata: Carlo Giuliani ucciso, la città ingabbiata, diritti sospesi, licenza di uso delle armi da fuoco per e forze dell’ordine. E “naturalmente” nessun provvedimento vero per pace e giustizia. L'ultimo dei processi relativi a quei giorni, quello contro 29 persone appartenenti alle polizia di stato sta per giungere a conclusione. Queste persone sono accusate di gravissimi reati che vanno dalle lesioni inferte ai 93 manifestanti presenti alla scuola Diaz-Pertini, al falso e calunnia per aver redatto il verbale d'arresto con prove false (le due bottiglie molotov).
Di seguito un breve stralcio del verbale redatto il 22 luglio 2001. *
[...] Appena giunti sul luogo il personale operante notava un gruppo di giovani che alla vista dei verbalizzanti, chiaramente riconoscibili poiché indossanti l'uniforme e o le casacche recanti la scritta "polizia", al fine di compromettere il regolare svolgimento delle operazioni di p.g., provvedevano immediatamente ad assicurare dall'interno l'ingresso dell'edificio scolastico impedendo che il, personale di Polizia vi potesse entrare. Immediatamente dopo i medesimi giovani provvedevano a chiudere dall'interno l'ingresso principale della scuola anche al fine di avere il tempo necessario per occultare armi e per organizzare un'attiva resistenza. Nella circostanza infatti, dopo avere forzato il cancello che consente l'accesso all'interno dell'atrio della scuola, grazie all'utilizzo indispensabile di un furgone in dotazione ai Reparti Mobili della P.S., il personale operante, guadagnato l'atrio della scuola, veniva fatto oggetto di una fittissimo lancio di oggetti di ogni genere. Quanto sopra quindi, rafforzava vieppiù nel personale operante il profondo convincimento che effettivamente all'interno del predetto edificio i giovani manifestanti detenessero armi di ogni genere. Pertanto, appena riusciti a forzare, non senza difficoltà, il portone d'ingresso della scuola in parola, si provvedeva ad effettuare una perquisizione ai sensi dell'articolo 41 del T.U.L.P.S. Nella circostanza i giovani presenti all'interno, resisi conto dell'ingresso degli operanti, cercavano di resistere ulteriormente: dapprima ingaggiando colluttazioni con i procedenti ed in seguito disperdendosi per i vari piani dell'edificio anche per garantirsi la possibilità di poter tendere inaspettatamente ogni sorta d'agguato. Quanto appena segnalata, trova .piena conferma alla luce dell'avvenuto accoltellamento al torace dell'Agente SC. NUCERA Massimo, in forza al Nucleo Sperimentale Antisommossa del I reparto mobile di Roma attualmente aggregato all’ufficio in intestazione, episodio che non aveva ulteriori e drammatiche conseguenze solo grazie all'utilizzo da parte del predetto operatore di polizia di un giubbotto protettivo, come meglio indicato nella relazione di servizio che si allega. L'attiva resistenza posta in essere dai citati giovani veniva superata solo grazie alla presenza di un nutrito contingente di operatori. Si rappresenta, peraltro, che nelle concitate fasi d'ingresso e durante la colluttazione, i giovani in argomento provvedevano intenzionalmente a lanciare verso ogni luogo i propri zaini, ciò, evidentemente per rendere impossibili le operazioni di attribuzione delle responsabilità penali relative all'eventuale rinvenimento e sequestro di armi. Le operazioni di ricerca, rese ancor più compiesse proprio in considerazione dell'atteggiamento assunto dai citati giovani, consentivano di rinvenire e sequestrare, come meglio descritto nel verbale che si allega, quanto segue: n/2 bottiglie contenente liquido infiammabile e innesco, cosiddette "molotov"; [...]
*La Procura di Genova ha chiesto condanne per un totale di 110 anni di reclusione. Ma la maggior parte degli imputati sono già stati "politicamente" assolti dai propri vertici, che li hanno premiati con un’indecente serie di promozioni. Le ultime udienze si terranno il 16 e 17 ottobre ore 10 presso il Tribunale di Genova. Mercoledì 29 ottobre in Piazza De Ferrari dalle 18 alle 19 durante l’ora in silenzio mostra fotografica sul blitz alla scuola Diaz.
X info sul processo www.processig8.org

carloge

lunedì, 20 ottobre 2008, ore 07:33

Non so se la privatizzazione AMT, con la creazione di una bad company (AMI) su cui scaricare le perdite (che vengono socializzate) e permettere ai privati di intervenire e partecipare agli utili, sia legalmente perseguibile; certo che e' stata una vera bastonata al servizio pubblico genovese. La società francese Transdev ha acquisito il 41 per cento della Azienda Municipalizzata Trasporti (AMT) di Genova, versando circa 22 milioni di euro. La Transdev vinse una gara poco contrastata, in quanto le altre pretendenti si sono ritirate o sono state bocciate dalla commissione giudicatrice (come la consociata francese Ratp che ha presentato una proposta senza tenere conto che nel frattempo AMT avrebbe subito la scissione delle manutenzioni con la formazione della società AMI). Ci troviamo di fronte a un sistema ideologico e di potere estremamente raffinato. La T-Bridge - Management (società di consulenza nata dalla Metis, fondata nel 1981 dall’onorevole Stefano Zara – Margherita, già presidente degli industriali) è stata sia consulente di AMT per uno studio che ha portato alla creazione di AMI - nuova Azienda mobilità e infrastrutture – nata dalle costole di AMT (Corriere Mercantile, 28.11.2004). sia, nello stesso tempo, consulente di Transdev per la formulazione dell’offerta vincente ad AMT (Secolo xix, 15.07.2005). Oltre all'aumento del 20 per cento del titolo di viaggio e l'introduzione di "rotture di carico" (vedi 32 e 36), nel conto finale ci fu anche il contratto "tecnico" con cui AMT si e' impegnata a pagare a uomini di fiducia di Transdev, per circa 1,5 milioni l’anno compensando i 22 milioni investimenti dai francesi. “La richiesta iniziale dei transalpini era di 21,6 milioni di euro indicizzati, sempre da pagare in sei anni, curiosamente equivalenti alla cifra che Transdev sborserà per entrare come socio di minoranza in Amt. ”(Secolo xix, 3 nov 2005). Nel frattempo, i privati hanno ottenuto dal Comune la copertura dei buchi di bilancio con la vendita di immobili per 13 milioni di euro. Ma se, per risanare e rilanciare il trasporto pubblico erano necessarie corsie gialle, vendita di immobili comunali e finanziamenti dalla Regione Liguria, perche’ questi interventi non sono stati fatti, mantenendo il servizio pubblico?
Antonio Bruno, Capogruppo SE - PRC Genova

carloge

lunedì, 20 ottobre 2008, ore 07:25

Documento sul modello di gestione dei materiali post consumo presentato al convegno "Qualità dell'aria in Val Padana: verso il risanamento?, organizzato da Italia Nostra a Mantova il 18 ottobre. Il documento, che ha trovato ampio consenso,è di fatto la posizione ufficiale dell'associazione che mi augurò sarà ratificata dal Consiglio Nazionale.

GESTIONE MATERIALI POST CONSUMO MODELLO ITALIA NOSTRA GENOVA

Introduzione
Una ben orchestrata campagna mediatica ha utilizzato l’emergenza rifiuti della Campania per ridare fiato al Modello Brescia, ovvero all’incenerimento con recupero energetico del rifiuto tal quale, fatto salva la raccolta differenziata che si attestano su valori pari al 40-45%. Con questi livelli di raccolta differenziata si recupera gran parte di quello che non è combustibile (metalli: 4% del totale prodotto), che potrebbe danneggiare la griglia del forno (vetro: 10%) e che potrebbe creare problemi tecnici (ingombranti: 7%). Il restante 25-30 % raccolto in modo differenziato è fatto di organico e verde che per l’alto contenuto di umidità (30-40%) poco si presta alla termovalorizzazione e di carta e cartone, materie seconde richieste dalle cartiere. Per le plastiche occorre fare un discorso a parte. In tutte le realtà in cui opera un inceneritore la raccolta differenziata della plastica si limita ad intercettare non più del 22-23 % dell’intera plastica immessa sul consumo. E, normalmente, la metà della plastica raccolta in modo differenziato è inviata anch’essa agli inceneritori, con la scusa che la presenza contemporanea di diversi polimeri rende questa miscela di plastiche non idonee al riciclo. Il motivo vero di queste scelte è che senza plastica (che rappresenta non più del 20% in peso di tutti i rifiuti urbani) il potere calorifico di quello che resterebbe negli scarti indifferenziati non giustificherebbe, dal punto di vista economico, nessun impianto di incenerimento con recupero energetico anche con i discutibili incentivi pubblici dei Certificati Verdi e del CIP 6 assegnati alla elettricità prodotta con l’incenerimento dei rifiuti urbani. L’emergenza rifiuti Prima del gran clamore sull’emergenza Napoli che si trascinava nel silenzio dei media da circa 14 anni, con gli stessi scenari di cumuli di rifiuti lungo le strade delle periferie di Napoli, il Modello Brescia incontrava qualche difficoltà: l’esclusione dei Certificati Verdi per la quota di materie plastiche incenerite per i nuovi impianti, la presa di posizione di centinaia di Medici, preoccupati per le possibili ricadute sanitarie di questi impianti, la netta vittoria del No al referendum sulla proposta di realizzare un inceneritore a Firenze, il successo della raccolta differenziata Porta a Porta in importanti città e in diversi quartieri di grandi città, con raccolte differenziate di qualità superiori al 60%, il crescente successo di trattamenti a freddo (compostaggio, fermentazione anaerobica, trattamenti meccanici biologici). Anche l’accresciuta domanda di materie seconde (carta, plastica metalli) sul mercato internazionale e la conseguente crescita del valore di queste merci, favoriva il riciclo che cominciava ad entrare in forte concorrenza con la cosiddetta termovalorizazione. E nonostante i goffi tentativi di delegittimare i tanti Comitati contrari all’incenerimento (sindrome NIMBY, gli ecologisti del no), il Modello Brescia, era in affanno anche per il convergere di tutti questi Comitati su un diverso modello di gestione che, per la soluzione del problema privilegiava i minori costi economici e sanitari a carico della comunità, i maggiori risparmi energetici indotti dalla riduzione della produzione alla fonte, il recupero e l’uso di trattamenti finali “a freddo”, scelte che qualche Amministrazione (Provincia di Savona, Provincia di Trento, Comune di Genova ) cominciava a fare proprie con adeguate delibere. E con la scusa dell’emergenza rifiuti della Campania e l’emergenza prossima ventura di Palermo, Roma e Firenze sono stati reintrodotti gli incentivi dei CIP 6 e dei Certificati verdi anche per i nuovi impianti e oltre ai 4 termovalorizzatori campani, se ne propongono altri 80 sull’intero territorio nazionale da aggiungere ai 50 già operativi. Si tratta di uno scenario obsoleto, che farebbe dell’Italia il paese con la più alta percentuale di incenerimento al mondo; uno scenario senza futuro e tutto a carico delle famiglie italiane. Queste, a loro insaputa, sono già costrette a pagare tre volte la loro spazzatura: Tassa Igiene Ambientale, tassa Certificati verdi (7% bolletta della luce), tassa CONAI per ogni imballaggio acquistato (7 centesimi al chilo). A questo si dovrà aggiungere la tassa sulla salute per il peggioramento della qualità ambientale indotto dall’incenerimento di decine di milioni di tonnellate di rifiuti in 130 inceneritori, tanti quanti si propone di realizzare sull’onda emotiva del post “terremoto” campano. E nel pieno rispetto degli attuali limiti di legge , questi impianti per ogni tonnellata di rifiuti termovalorizzati , immetteranno nell’aria 300 grammi di ossidi di azoto, polveri sottili, metalli pesanti e 44 nanogrammi TEQ di diossine. Gli stessi impianti per ogni 1.000 chili di rifiuti urbani termovalorizzati produranno 300 chili di ceneri, rifiuti in parte tossici (ceneri leggere) e in parte ( ceneri pesanti) meno inerti di quanto si vuol far credere. Con colpevole superficialità si pensa di riciclare le ceneri pesanti come materiali edili, ignorando i più recenti studi che hanno evidenziato la presenza di composti tossici anche nelle ceneri pesanti.

 

I nuovi scenari
Il 17 giugno 2008 il Parlamento Europeo ha confermato in una sua Direttiva le priorità che i paesi membri devono adottare nella gestione dei materiali post consumo. I principali punti di questa Direttiva sono:
• Il riutilizzo e il riciclo devono essere preferiti alla valorizzazione energetica in quanto rappresentano la migliore scelta dal punto di vista della tutela dell’ambiente e della salute.
• Le priorità vedono al primo posta la Prevenzione, al secondo la Progettazione per il riutilizzo, al terzo il Riciclo, in fine il Recupero i forme diverse dal Riciclo.
• L’incenerimento può essere considerata una forma di recupero solo per impianti ad alta efficienza energetica
• Non si deve promuovere l’incenerimento di materiali riciclabili Il Modello Italia Nostra Genova Il Modello “Italia Nostra Genova”si muove all’interno di questo scenario e assembla le migliori esperienze di gestioni di MPC già in atto in Italia. In sintesi:
1. Riduzione del 20% della produzione di Materiali Post Consumo
2. Estendere sistemi di raccolta differenziata Porta a Porta a tutti i Comuni
3. Calcolo della Tariffa di Igiene Urbana (TIA) in base alla quantità di rifiuto indifferenziato effettivamente prodotta
4. Dare priorità al riciclo di materia confermando l’obiettivo del 60% di raccolta differenziata, finalizzata al riciclo e al compostaggio del 50% della frazione raccolta in modo differenziato.
5. Prevalente uso della frazione umida per il compostaggio e la fermentazione anaerobica con produzione di biogas
6. Purificazione del biogas a biometano compatibile con la rete di distribuzione del gas
7. Centri regionali di separazione e valorizzazione della frazione secca per il suo riciclo e riuso integrale
8. Trattamenti meccanico biologici a freddo dei rifiuti indifferenziati con ulteriori recuperi di materiali per il riciclo
9. Stoccaggio della frazione inerte residuale e degli scarti inerti (polimeri di sintesi e naturali) in attesa della commercializzazione delle tecniche di trasformazione in combustibili liquidi (bioetanolo, biodiesel). La Tabella che segue mette a confronto il Modello a Freddo di Italia Nostra, con il Modello a Caldo tipo Brescia. Fatta cento la quantità di MPC attualmente prodotti, la Tabella riporta le quantità (percentuali) di materiali avviati ai diversi trattamenti. A riguardo, facciamo notare che tutti i piani tipo modello Brescia prevedono una Raccolta Differenziata intorno al 44%, ottenuta con il classico sistema delle campane. Questo sistema di raccolta, a causa della bassa qualità dei materiali raccolti, ha scarti superiori al 20% che sono avviati all’incenerimento. Al contrario, il Modello Italia Nostra, grazie al sistema di raccolta porta al porta, avrà una percentuale di scarti molto inferiori (10%). Questi scarti, separati con sistemi meccanici in due principali frazioni (cellulosica e plastiche) possono trovare nuovi utilizzi come materia. In particolare le plastiche miste, dopo estrusione e triturazione come dimostra il Centro di Riciclo di Vedelago (TV), sono utilizzabili nella produzione di manufatti edili.

Tabella.
Confronto tra il Piano di Gestione con inceneritore (A Caldo) e il Piano senza inceneritore (A Freddo), fatta cento l’attuale produzione di MPC

               A Caldo           A Freddo
Da gestire 100 80
Al riciclo 36 43
Inceneriti 64 0
Biostabilizzati 0 32
Discarica 19 0
Stoccati 0 22

L’analisi di questa Tabella segnala l’importanza strategica di dare priorità a scelte che inducano la riduzione alla fonte nella produzione di rifiuti. Se si raggiunge l’obiettivo di riduzione alla fonte del 20%, la quantità di scarti da raccogliere e avviare al riciclo non sarà molto diversa da quella prevista dal Modello a Caldo, come pure la quantità di scarti da stoccare nello scenario senza inceneritore non è molto diversa dalla quantità di ceneri prodotte dal “termovalorizzatore” dello scenario a caldo. Nella Tabella volutamente si sono usati e tenuti distinti i termini discarica e stoccaggio. Le ceneri prodotte dagli inceneritori devono essere inertizzate, ad esempio mescolandole a cemento, e prudenza vorrebbe, per l’elevato contenuto di metalli tossici e composti organici genotossici, che dopo questo trattamento le ceneri siano messe in discariche per rifiuti speciali. Scarti a base di cellulosa (carta e cartone, pulper da cartiere) , di plastiche eterogenee e sostanza organica biostabilizzata (compost) sono di fatto inerti e possono essere stoccate provvisoriamente in depositi con caratteristiche simili alle attuali discariche per rifiuti urbani che tuttavia non avranno il problema della produzione di eluati e gas serra, in quanto lo scarto putrescibile è in pratica assente. Come già accennato , questi depositi sono da considerarsi stoccaggi provvisori (5-10 anni) da utilizzarsi non appena le attuali tecnologie in grado di trasformare scarti cellulosici in bioetanolo e gli scarti polimerici in olio diesel saranno entrate nella piena maturità tecnologica e commerciale. Questo utilizzo, prevalentemente destinato all’autotrazione, appare molto più efficiente dal punto di vista energetico ed ambientale della termovalorizzazione.

Riduzione della produzione
La scelta prioritaria e innovativa del Modello Italia Nostra è quella di invertire l’attuale progressiva crescita della produzione procapite di rifiuti e raggiungere rapidamente l’obiettivo di ridurre del 20% l’attuale produzione. Questo obiettivo è raggiungibile con misure locali e nazionali. Le scelte che possono fare Comuni, Province, Regioni sono:
1. Introduzione della Tariffa puntuale calcolata in base all’effettiva produzione di scarti indifferenziati. Questo calcolo è possibile con sistemi di raccolta porta a porta. Numerose esperienze nazionali hanno dimostrato riduzioni della produzione del 10-15 % in base a nuove scelte di acquisto e consumo da parte delle famiglie e aziende, finalizzate a ridurre la loro produzione di imballaggi
2. Incentivazioni (sconti in base a autocertificazioni) al compostaggio domestico anche in ambito urbano che fa scendere fino al 30% la produzione familiare di MPC. Questa misura dovrebbe coinvolgere gran parte delle famiglie italiane dedite al giardinaggio, stimata pari al 20% del totale di famiglie.
3. Incentivazioni ai mercati dell’usato (ad esempio con l’esenzione dalla Tariffa Igiene urbana per questi esercizi).
4. Incentivazioni alla creazione delle Banche Alimentari per il recupero di alimenti prodotti dalla ristorazione e dalla grande distribuzione. altrimenti destinati al macero.
5. Favorire la vendita di prodotti sfusi (pasta, cereali, detersivi, latte,vino…) nella piccola e grande distribuzione.
6. Promuovere l’uso dell’acqua da rubinetto, laddove questa è di alta qualità, a partire da mense scolastiche e aziendali
7. Promuovere l’uso di pannolini lavabili, a partire dagli asili nido comunali 8. Promuovere l’abolizione dell’usa e getta negli alberghi, nella ristorazione, nelle sagre e nelle feste di partito.

Le scelte del Governo
Il governo nazionale deve fare rapidamente tre scelte fondamentali per promuovere la riduzione dei rifiuti e Italia Nostra dovrà far pressioni perché avvengano:
1. divieto di fornire gratuitamente sacchetti per la spesa
2. reintroduzione del vuoto a rendere su tutti i contenitori di bevande di largo consumo.
3. Modificare il regolamento del Consorzio Nazionale Imballaggi (CONAI)
Con queste scelte anche il nostro Paese si affiancherebbe al resto dell’Europa e agli Stati Uniti dove da tempo è legge il Vuoto a Rendere applicato anche ai contenitori in plastica; altri paesi tra cui Cina e Irlanda hanno vietato o limitato fortemente l’uso di sacchetti in plastica Ogni anno in Italia sono usate e gettate 300.000 tonnellate di sacchetti di plastica e 350.000 tonnellate di bottiglie in PET per la confezione di acqua potabile. Si tratta di due anomalie mondiali difficilmente sostenibili con i costi crescenti del petrolio e dell’energia. La terza scelta deve cancellare la norma che equipara l’incenerimento delle plastiche ad una pratica di riciclo, in quanto in contrasto con le norme comunitarie e con gli accordi di Kioto. I soldi dei consumatori così risparmiati devono essere usati per incentivare economicamente la raccolta differenziata della frazione umida destinata al compostaggio. Si tratta di estendere a questa importante frazione, che da sola rappresenta tra il 20 e il 30% dei rifiuti urbani, quanto è già stato fatto per la carta, che nononstante non sia un imballaggio, gode dei contributi CONAI erogati da questo Ente ai comuni che effettuano raccolte differenziate in proporzione alla quantità e alla qualità dei materiali post consumo raccolti in modo differenziato.

Federico Valerio

carloge

venerdì, 17 ottobre 2008, ore 13:58

COMUNICATO STAMPA
Serie riserve su aggregazione Iride Enìa
Il capogruppo di Sinistra Europea - Rifondazione Comunista al Comune di Genova Antonio Bruno esprime serie riserve sull'aggregazione Iride - Enia, due delle principali multiutilities impegnate in Energia, Acqua, Gas. "La creazione delle multiutility, attraverso processi di aggregazione e privatizzazione sta privando i Comuni delle leve minime di indirizzo, controllo e programmazione dei più importanti servizi pubblici. Infatti, sono i CdA di queste aziende, dove spesso diventano egemoni i rappresentanti degli interessi privati, a determinare le politiche in materia di acqua, energia, gas, rifiuti ecc." "L'esperienza di questi anni dimostra che ad essere esclusi dalla discussione sulle scelte in materia di servizi pubblici locali (e quindi di territorio e ambiente) sono i Consigli Comunali, ossia le assemblee elettive che risultano ulteriormente espropriate delle loro prerogative" - continua Antonio Bruno - "Si determina, quindi, un ulteriore svuotamento della rappresentanza e della democrazia nei processi decisionali." Per il capogruppo della Sinistra Europea - PRC - "Alla luce dei dati economici e tecnici dei Bilanci delle multiutility, le loro composizioni societarie sono direttamente responsabili di scelte negative sul piano ambientale. Questo è vero per il modello dissipativo di risorse che sostengono (più si consuma - più si vende - più si guadagna) come dimostrato dal recente bilancio approvato dal cda di Iride, dove si critica il clima mite dell'inverno passato come causa della flessione dei ricavi. Inoltre i soggetti privati impongono l'aumento delle tariffe e l'utilizzo degli utili per la suddivisione dei dividendi piuttosto che per l'ammodernamento e l'efficientamento delle reti e per tariffe sociali. La politica delle scatole cinesi è in contrasto con politiche radicalmente democratiche, nell’ambito delle quali sono le comunità che partecipano direttamente alle scelte che riguardano i territori." In conclusione Antonio Bruno chiede "un ripensamento e un'azione almeno per la ripubblicizzazione dei servizi idrici."
Antonio Bruno, capogruppo Sinsitra Europea - PRC Comune di Genova

carloge