Afghanistan, Agnoletto e Del Roio:
«L'ABBIAMO SEMPRE DETTO: IL RITIRO DALL'AFGHANISTAN È L'UNICA SCELTA POSSIBILE. CHE FINE HA FATTO LA CONFERENZA DI PACE?»
Milano, 24 settembre 2007 - «Il ritiro dall'Afghanistan è l'unica scelta possibile. E non lo diciamo solo oggi, dopo il rapimento e la liberazione dei due militari italiani e l'uccisione dei due militari spagnoli: noi lo chiediamo dall'inizio della guerra». Così Vittorio Agnoletto, eurodeputato della Sinistra Europea, membro Commissione Esteri del Parlamento Europeo, e Jose Luiz Del Roio, senatore Prc/Se, membro della Commissione Esteri, intervengono in merito alla polemica sull'Afghanistan, a poche ore dal blitz col quale sono stati liberati i due militari italiani. «Esprimiamo solidarietà e vicinanza alle famiglie dei due militari italiani e ci auguriamo che entrambi possano al più presto ristabilirsi, siamo anche vicini alle famiglie dei morti spagnoli e a quelle dei civili afgani morti innocenti in questo conflitto. Un Paese può decidere di mettere a rischio i propri soldati in nome di valori di alto profilo etico o di interessi nazionali fortemente condivisi. Oggi invece rischiamo morti e rapimenti solo in nome degli interessi geostrategici statunitensi e per difendere un governo e un parlamento afgani dominati da signori della guerra e narcotrafficanti. Da sempre, in sintonia con i movimenti pacifisti di tutto il mondo, chiediamo il ritiro delle truppe occidentali da Kabul. Chi ci accusa di strumentalizzare gli ultimi eventi dice il falso: la drammatica situazione di questi giorni rende ancora più urgente il ritiro. Tanto più che non c'è traccia della sbandierata Conferenza di Pace in grado di avviare un confronto almeno tra alcune delle parti belligeranti. Nessuno degli obiettivi dichiarati della missione è stato raggiunto: la coltivazione di oppio, solo per citare un esempio, è aumentata del 59 per cento nel 2006, rispetto all'anno precedente. Nei prossimi mesi l'amministrazione Usa chiederà sempre maggiori contributi in termini di militari e armi, in una guerra senza fine nella quale rimarremo impantanati, andando incontro inesorabilmente alla perdita di altre vite umane. La strada per uscire dal pantano afgano è un'altra, ben più complessa e comprende: il ritiro delle truppe occidentali, una nuova strategia dell'Onu centrata sul coinvolgimento della società civile che si é opposta ai talebani e che oggi si oppone a questo governo, un ruolo di mediazione affidato a Paesi non coinvolti nell'occupazione. Per questo chiediamo al popolo della pace di partecipare numeroso alla manifestazione del 20 ottobre e di portare in piazza questi temi».
Comunicato Stampa
"Guardi che queste mazze e questi picconi sono grossi, perché non portate via tutto, che non vorrei che poi ci accusassero di nascondere delle armi". E' la frase ironica che Anna Pizzo, ora consigliere regionale del Lazio e all'epoca del G8 responsabile del gruppo di comunicazione del Genoa Social Forum, rivolge al funzionario della provincia che le sta consegnando la scuola Diaz e le due stanze contenenti il materiale da cantiere per la ristrutturazione dello stesso istituto. Durante l'udienza di oggi Anna Pizzo ha confermato che le famose armi attribuite ai 93 arrestati (di cui 61 feriti) presenti alla scuola Diaz, non erano altro che materiali di un cantiere edile presente nella scuola: un altro alibi per i pestaggi della polizia che viene smentito, un'altra bugia svelata. Non è la sola: le difese dei 29 poliziotti accusati di lesioni, falso ideologico e calunnia, hanno spesso cercato di dimostrare che la scuola fosse effettivamente piena di black bloc - come se questo bastasse a giustificare un massacro come quello avvenuto - usando una telefonata che segnalava la presenza di persone del blocco nero alla Diaz nel pomeriggio del sabato. Anna Pizzo ha fatto luce (come già altri in precedenza) sull'origine di questa telefonata: "c'erano dieci ragazzi giovani, effettivamente mascherati di nero, che per qualche minuto si sono accampati vicino al media center, forse sperando di entrare senza pass che veniva dato a tutti coloro che ne facevano richiesta, ma senza non si entrava". Equivoco risolto, nonostante il tentativo malizioso dei difensori degli imputati di riportarlo in auge in tribunale. L'ex redattrice di Carta poi, come anche i due avvocati presenti come testimoni in questa centoseiesima udienza, ha confermato la presenza di un ufficio legale al primo piano della scuola Pascoli in cui venivano raccolte testimonianze e dati anagrafici delle persone che avrebbero poi dovuto essere ricontattate per redigere le denunce. Tutto materiale sparito durante la perquisizione illegale, mentre gli avvocati accorsi venivano strattonati e "fisicamente impediti a prestare servizio presso le persone che li avevano nominati per assistere alla perquisizione in atto" (le parole sono dell'avvocato Alessandra Ballerini). Così come gli hard disk del computer usato dagli avvocati e le videocassette che riprendevano in parte l'irruzione in corso. Le bugie hanno le gambe corte, e in aula il percorso per disvelarle è più lento di quello che occorre alle persone che hanno visto le scene della notte cilena alla Diaz, per rendersi conto che qualcosa non quadra e che qualcuno ne dovrà rispondere.
