L'idea di ospitare in Italia, all'isola sarda della Maddalena, il G8 del 2009 ci lascia sconcertati. Nel 2001 il G8 di Genova segnò un autentico punto di svolta per la storia politica del nostro paese: un movimento nuovo e dalle dimensioni mai viste si oppose alla riunione degli "otto grandi" organizzando giornate di pacifiche contestazioni, ma fu soffocato da inaudite violenze da parte delle forze dell'ordine. Il 20 luglio fu ucciso un ragazzo in piazza Alimonda: quell'episodio è ancora un ferita aperta, acuita dall'archiviazione senza processo dell'inchiesta giudiziaria. A sei anni di distanza, e proprio nei giorni caratterizzati dalla denuncia di un vice questore, che in tribunale ha definito "macelleria messicana" la ben nota "perquisizione" alla scuola Diaz del 21 luglio 2001, è arrivata la notizia del vertice alla Maddalena. Ci sembra che non vi siano, nel nostro paese, le condizioni per ospitare i cosiddetti "otto grandi". Da un punto di vista politico e culturale, i modestissimi esiti del G8 del 2001 (furono presi impegni sulla lotta all'Aids e altre malattie endemiche del tutto disattesi negli anni successivi) hanno dimostrato quanto fossero fondate e ragionevoli le contestazioni di allora. Si sosteneva che gli "otto grandi" non possono arrogarsi il ruolo di "padroni" o "governatori" del mondo. Si diceva che occorre agire per una forte redistribuzione delle ricchezze fra Nord e Sud del mondo, per un rigoroso rispetto dell'ambiente e per una democratizzazione degli organismi economici e politici sovranazionali, attualmente controllati dai paesi più ricchi del pianeta. I fallimentari esiti di tutti i G8 che si sono susseguiti dopo quello di Genova, fino all’ultimo evento di Rostock, hanno confermato le tesi di allora: questi eventi producono un gigantesco spreco di risorse, vaghe promesse, nessuna vera decisione, e vanno in controtendenza rispetto alla necessità di costruire un sistema internazionale democratico globale. Diversi statisti di diverso orientamento politico ormai denunciano apertamente la inutilità dei vertici G8. Sul piano poi della credibilità istituzionale del nostro paese, ci pare che l'atteggiamento tenuto dai vertici delle forze dell'ordine in questi anni impedisca anche di ipotizzare una nuova riunione del G8 sul suolo italiano. Le nostre forze di polizia, e anche i governi che si sono succeduti, non hanno ancora chiesto scusa alle vittime italiane e straniere per le violenze e gli abusi del 2001, né hanno preso pubblicamente e ufficialmente le distanze da operazioni - come il blitz alla Diaz e le torture nella caserma di Bolzaneto, solo per citare i casi più eclatanti - assolutamente indegne di un paese civile. I massimi dirigenti delle forze dell'ordine in carica nel 2001 sono ancora ai loro posti, e anzi alcuni di loro, per quanto imputati nei processi seguiti al G8, sono stati promossi. In queste condizioni, pensare di organizzare una nuova riunione del G8 è inaccettabile e quasi provocatorio. L’isola di La Maddalena, inoltre, deve ancora essere pienamente restituita alla sovranità nazionale e alla comunità sarda, dopo anni di servitù agli Stati Uniti, e con la base ancora da svuotare, dovrebbe venire di nuovo sequestrata, blindata e recintata. Per quest'insieme di ragioni crediamo che quanti parteciparono al G8 genovese e a e tutti coloro che condividono questo appello debbano ritrovarsi e formare un fronte comune per contrastare il progetto di organizzare il vertice alla Maddalena nel 2009. Alle motivazioni del 2001 si sono aggiunte le ferite procurate dalle violenze delle forze dell'ordine e dalla successiva copertura politica assicurata ai responsabili di quegli abusi. Il vicino sesto anniversario del G8 2001, fra il 20 e il 22 luglio a Genova, può essere l'occasione per riunirsi e discutere su come dire no al vertice alla Maddalena, ascoltando in primo luogo la voce dei movimenti e delle organizzazioni di società civile che in Sardegna hanno lottato per tanti anni e si stanno organizzando per costruire un fronte unitario contro il G8.
E' nostra intenzione incontrarci a Genova la mattina di domenica 22 luglio 2007.
Per adesioni inviare mail a nog8italia@libero.it
primi firmatari
Lorenzo Guadagnucci, comitato Verità e Giustizia Genova
Entrica Bartesaghi, comitato Verità e Giustizia Genova
Giuliano Giuliani, comitato Piazza Carlo Giuliani onlus
Vittorio Agnoletto, gia' portavoce del Genoa Social Forum
Antonio Bruno, Forum Sociale Ponente Genovese
Raffaella Bolini, ARCI
Alfio Nicotra, ex portavoce del prc nel gsf
Alessandra Mecozzi, FIOM CGIL, ex portavoce gsf
Marco Bersani, ex portavoce di Attac gsf
Anna Pizzo, ex portavoce gsf
Fiorini Iantorno, ex portavoce gsf
Alberto Zoratti ex portavoce gsf
Nicola Fratoianni
Maurizio Gubbiotti, Coordinatore Segreteria Nazionale Legambiente
Norma Bertullacelli
Davide Barillari, presidente Ass.Tatavasco
Mario Cena- coordinatore commissione ambiente federazione di Torino PRC-SE
Franco Zunino, Assessore Ambiente Regione Liguria
Mirella Deluca
Rita Lavaggi
Andrea Agostini, Legambiente Liguria
Daniela Lonano
Luca Moro
Giuseppe Gonella, Puntorosso Genova
Manlio Massi, Associazione Progetto Gaia
Marco Trotta, giornalista di Carta dei Cantieri Sociali
Corrado Maria Bendinelli Forum Ambientalista Livorno
Concetta Cascioli
Simone Ramella
Marco Penno, TORINO
Roberto Ferrario segretario circolo PRC-SE- "Carlo Giuliani" Parigi,
on claudio grassi
Ricci Marta
checchino antonini, giornalista liberazione
Leonarda Martino
Roberto Gallo, insegnante
Avv. Gilberto Pagani presidente Avvocati Europei Democratici
Adriana De Mitri
CLAUDIO ORTALE
A.N.P.I. Pianoro
Francesco "baro" Barilli
Giulietto Chiesa
associazione Megachip
Movimento per il Bene Comune
anna alacevich
Carlo Enrico Leale
IL 30 GIUGNO 1960 una folla di antifascisti, a Genova, aveva impedito agli allora vertici del Movimento Sociale Italiano di tenere all’ombra della Lanterna il convegno nazionale. Era l’estate del 1960 e il congresso dell’Msi avrebbe celebrato, nel capoluogo ligure, l’apertura del governo presieduto da Ferdinando Tambroni nei confronti dei rappresentanti del partito di estrema destra. Come sede era stato scelto il teatro Margherita, in via XX settembre, a pochi passi dal ponte monumentale che custodisce la memoria dei Caduti per la libertà. E a presiedere l’evento era stato chiamato Carlo Emanuele Basile che, Prefetto di Genova durante l’occupazione nazista, aveva collaborato con i tedeschi. Migliaia di studenti, docenti universitari, operai e cittadini comuni avevano manifestato il loro dissenso, sfilando in piazza De Ferrari. Le autorità però, proprio il 30 giugno, avevano chiesto alla polizia di reprimere il corteo di protesta. Gli scontri, intensi, non avevano però impedito agli antifascisti di ostacolare le operazioni del congresso dell’Msi, che venne cancellato. Quarantasette anni dopo l’Assemblea permanente antifascista scende in piazza per commemorare quell’evento con un corteo che partirà sabato alle 17 da piazza De Ferrari.
COMUNICATO STAMPA
Da circa sei anni siamo impegnati nella difesa delle parti civili del processo relativo ai fatti avvenuti nella scuola Diaz durante il g8 di Genova. Questo nostro impegno, come quello di altri colleghi prima di noi nelle varie vicende legate alle pagine più nere della storia d'Italia, ha due finalità principali. La prima, e la più ovvia, è quella di restituire, attraverso la difesa processuale e la ricerca del risarcimento dei danni subiti, dignità e valore a tutte le persone che difendiamo e che hanno subito non solo lesioni, spesso gravi, ma anche e sopratutto la negazioni dei più elementari diritti e della propria dignità di esseri umani. La seconda, forse meno ovvia, è tentare di giungere ad una verità giudiziaria che sia in grado di dimostrare a tutti che viviamo ancora in un Paese democratico e libero, in cui il sopruso, la violenza ingiustificata e l'abuso vengono puniti anche qualora vengano commessi dalle forze dell'ordine o da chi esercita un potere politico, economico o, appunto, di polizia. Ed è proprio quest'ultimo aspetto che ci impone oggi di non rimanere in silenzio di fronte ad una vicenda sconcertante quanto grave e pericolosa. Infatti, se ancora non fossero bastate a minare la credibilità delle forze dell'ordine le reticenze, i silenzi, le sfrontate menzogne udite in questi anni nelle aule dei tribunali, assistiamo oggi ad un evento straordinario: l'apertura di un'indagine sul Capo della Polizia, sospettato di aver inquinato ed indirizzato la deposizione di almeno uno dei testimoni nel processo Diaz: l'ex questore di Genova, Francesco Colucci. Non stiamo parlando, quindi, di un paio di semplici agenti, magari giovani, magari stanchi o isolati, ma della più alta carica del Viminale e di un Questore. E se questo non fosse abbastanza per restare stupefatti e temere seriamente per le sorti dei diritti dei cittadini nel nostro Paese, nonché della saldezza democratica delle nostre istituzioni, a lasciare sconcertati è la reazione delle forze politiche e delle maggiori testate di stampa. Non abbiamo udito, infatti, in questi giorni, la voce di coloro che quotidianamente si interrogano sulla certezza del diritto e sul rispetto della legge e delle istituzioni stracciarsi le vesti di fronte alla situazione paventata dalle indagini svolte dalla Procura genovese. Stiamo parlando non solo e non più del fatto già grave dell'aver picchiato selvaggiamente decine di persone inermi, di averle arrestate ed accusate sulla base di falsi verbali, di aver fabbricato prove a loro carico da parte di alcuni dei più alti vertici della Polizia di Stato. Quello che vediamo dispiegarsi oggi, con l'accusa a Gianni De Gennaro di aver indotto un testimone a dire il falso di fronte ad un Tribunale della Repubblica, è l'arroganza di un potere che si pensa illimitato e al di fuori di qualsiasi controllo democratico e giudiziario. E ciò, con le conseguenze sui normali cittadini che possiamo intravvedere nella cronaca più spesso di quanto sia tollerabile e che sono fatte di piccole illegalità quotidiane, di abusi che solo raramente giungono alla luce per essere sottoposti al vaglio del pubblico dibattimento. La Polizia italiana è palesemente malata, nonostante le migliaia di operatori che coscienziosamente svolgono il loro lavoro quotidianamente nel e per il rispetto della legalità e dei diritti di tutti. Nessuno può più seriamente affermare oggi, come accadde dopo il g8 di Genova, che si tratta solo di alcune mele marce in una cesta sana. E' la cesta, con ogni evidenza, a dover essere profondamente riformata. Perciò ci stupisce e ci spinge fuori dal silenzio che normalmente manteniamo, anche a garanzia del sereno svolgimento dei processi in corso, l'assenza di riflessione da parte del Governo italiano su una vicenda di tale gravità e, al contrario, la decisione da parte del medesimo di operare un avvicendamento al vertice della Polizia nel segno della continuità specifica con la gestione precedente. Né le istituzioni politiche né le Forze dell'Ordine del nostro Paese hanno ritenuto in questi sei anni di dover esprimere scuse formali né riconoscimenti morali o economici alle vittime della scuola Diaz o della caserma di Bolzaneto. Chiediamo almeno, oggi, che venga garantito e protetto il lavoro di coloro che tentano faticosamente di restituire alle vittime di quei giorni e ai cittadini del nostro Paese la dignità e la realtà di parole come democrazia, giustizia, verità.
Genova, 25.6.2007
Avvocati di parte civile nel processo sui fatti delle scuole Diaz.
DE GENNARO ESCE, MA NON CAMBIA NULLA SEI ANNI DOPO LA DIAZ, ALMENO CHIEDETECI SCUSA
Lettera di un cittadino che fini' nella "macelleria messicana"
Mi dispiace ma non ci sto. Non dite che la questione G8 sta arrivando a conclusione, perche' non e' cosi'. Gianni De Gennaro esce di scena, ma le ferite di Genova sanguinano ancora, forse piu' di prima. Se qualcuno pensa che la nomina di Antonio Manganelli sia un punto di svolta definitivo, si sbaglia di grosso. L'avvicendamento al vertice della polizia, per come e' stato gestito e per cio' che rappresenta, non ricompone affatto la frattura che si consumo' nel luglio del 2001 fra forze di polizia e cittadinanza. Non sana la lesione che fu inferta all'ordinamento democratico, non riscatta le istituzioni, che si rivelarono inacapaci di impedire la sospensione dello stato di diritto. Potrei parlare di tutto il G8, di quanto accaduto nelle strade di Genova, in piazza Alimonda, nella caserma di Bolzaneto, ma voglio limitarmi alla notte della Diaz, il 21 luglio 2001, perche' ero dentro la scuola e ne uscii (con altri 92) con le ossa rotta, oltre che in stato d'arresto. Quella notte mi sentii letteralmente un cittadino senza Costituzione. Gli agenti delle forze di polizia del mio paese mi pestavano a sangue senza alcun motivo e mi privavano della liberta' senza nemmeno premurarsi di comunicarmene il motivo. Non c'era piu' legge, non c'erano garanzie. La Diaz era un buco nero senza democrazia. Sono uscito da quella scuola con due obiettivi: recuperare fiducia nelle forze di polizia e nello stato democratico; ottenere giustizia in tribunale. Sotto quest'ultimo aspetto, che reputo il meno importante, e' in corso un processo, che dovrebbe chiudersi in primo grado entro il 2007, ma che difficilmente arrivera' al terzo grado di giudizio prima che scatti la prescrizione. La lentezza della giustizia e' un male italiano molto noto e questo caso non sfugge alla regola. Ma e' il primo obiettivo quello che piu' mi sta a cuore. Dopo i due giorni trascorsi in ospedale piantonato, e una volta recuperata piena serenita' di giudizio, mi sono ripromesso di dare un contributo alla ricerca di una via d'uscita, sotto il profilo etico e politico, all'eclissi di democrazia che avevo sperimentato sulla mia pelle. Nel mio piccolo, ho scritto un libro su quanto accaduto alla Diaz, ho contribuito a fondare il Comitato Verita' e Giustizia per Genova, ho partecipato a centinaia d'incontri e dibattiti in tutta Italia, ho cercato il dialogo con sindacalisti della polizia di Stato. Mi aspettavo, data l'enormita' di quanto avevo vissuto, un forte moto d'indignazione fra la gente e fra gli uomini delle istituzioni. Credevo che i miei diritti di cittadino e le mie aspettative di riscatto morale sarebbero stati accolti e valorizzati. In questi sei anni, a parte il sostegno e l'affetto di migliaia di persone, ho raccolto invece ben poco, specie dalle istituzioni. Da cittadino convinto che la Costituzione venga prima di tutto e che ogni funzionario debba esserle fedele, mi sarei aspettato nei giorni e nei mesi seguiti al G8 una serie di cose: una denuncia pubblica, da parte del potere politico, che abusi del genere sono intollerabili; un'ammissione di colpa da parte della polizia, con l'avvio di una rigorosa inchiesta interna e le dimissioni del massimo responsbaile del corpo; la sospensione immediata dei dirigenti coinvolti nell'operazione; un messaggio di scuse alle vittime delle violenze; la massima collaborazione con la magistratura; l'avvio, da parte del parlamento, di una commissione d'inchiesta sull'intera gestione dell'ordine pubblico durante il G8. E' quanto avverrebbe in un paese autenticamente democratico, rispettoso delle leggi e della sua Costituzione. In questi anni, e' accaduto invece questo: la polizia ha mentito nel riferire la dinamica del blitz (la resistenza degli occupanti, le ferite pregresse); ha costruito prove false per giustificare gli arresti (le bombe molotov); non ha sospeso i responsabili dell'operazione, che sono anzi stati promossi; non ha chiesto scusa di alcunche'; ha ostacolato l'azione della magistratura (gli elenchi incompleti degli agenti impegnati nel blitz, l'invio di foto inutilizzabili per i riconoscimenti, la scomparsa delle bombe molotov ricevute in custodia). Gli imputati, non paghi delle promozioni ricevute, hanno tenuto un comportamento processuale assolutamente inadeguato per funzionari dello Stato: hanno disertato tutte le udienze e solo due (Canterini e Fournier) su 29 hanno accettato di rispondere alle domande di pm e avvocati. Il potere politico ha avallato questa condotta. All'epoca del centrodestra c'e' stata una legittimazione piena, con le promozioni degli imputati, il rifiuto di una commissione d'inchiesta, la conferma del capo della polizia. All'epoca del centrosinistra la politica delle promozioni e' proseguita e il capo della polizia viene sostituito "per fine naturale del mandato" proprio nei giorni in cui viene indagato per istigazione alla falsa testimonianza e a ridosso del clamore suscitato dalla deposizione di Michelangelo Fournier sulla "macelleria messicana". Come si vede, ci vorrebbe ben altro che l'ambiguo avvicendamento deciso dal governo Prodi. Non siamo di fronte ad alcuna svolta. Il governo in carica non ha denunciato gli abusi commessi alla Diaz per quello che sono, una "macelleria italiana"; non ha revocato le promozioni (anzi ne ha concessa una); non ha chiesto scusa alle vittime; non ha istituito una commissione d'inchiesta; non ha rimosso De Gennaro in quanto oggettivo responsabile, come capo della polizia, di quanto accaduto a Genova e delle coperture successive; ha scelto la strada della continuita' anziche' avviare quell'operazione di pulizia e trasparenza che sarebbe necessaria per ripristinare un clima di fiducia fra cittadinanza e forze dell'ordine. Sono passati sei anni e la sensazione d'essere un cittadino senza Costituzione e' ancora intatta. Almeno, vi prego, non prendeteci in giro, e rispondete, se potete, a queste semplici domande: chi controlla davvero le forze di polizia? Chi garantisce la effettiva preminenza dei diritti costituzionali?
Lorenzo Guadagnucci
(Comitato Verita' e Giustizia per Genova)
LETTERA APERTA AI GIORNALISTI DI REPUBBLICA E UNITA’
In qualità di presidente del Comitato verità e giustizia per Genova, vi scrivo per chiedere scusa. Chiedo scusa a nome delle centinaia di manifestanti arrestati, feriti, umiliati e torturati nel mese di luglio del 2001 a Genova, nelle strade, nelle piazze, alla scuola Diaz, nelle caserme di Bolzaneto e Forte San Giuliano. Noi allora non lo sapevamo che avremmo (dopo ben sei anni) causato l’allontanamento di De Gennaro dal vertice della Polizia italiana. Che quei giorni avrebbero macchiato la sua onorata carriera (anche se si tratta di una macchia davvero piccola, di quelle che il Ministro degli Interni, Amato, ha subito lavato nominandolo a capo del suo gabinetto). Che, per colpa nostra, De Gennaro sarebbe stato indagato per istigazione e induzione a falsa testimonianza. Giustamente nei giorni scorsi sui quotidiani La Repubblica e L’Unità avete ripetutamente sottolineato tutto l’orrore di questa faccenda incresciosa, ridando all’uomo ed al poliziotto tutta la sua onorabilità. E non siete stati i soli, numerosi parlamentari (di destra, di centro e di sinistra), a partire dall’on. Violante hanno fatto lo stesso. Perché De Gennaro è stato un capo della polizia “bipartisan” nominato dal centro-sinistra, confermato dal centro-destra, nuovamente confermato dal centro-sinistra, un uomo “quattro-stagioni” come la pizza. E’ vero, alla Diaz, abbiamo fatto di tutto per farci massacrare, fingendo di dormire, alzando le mani di fronte ai manganelli e chiedendo pietà. Abbiamo anche costretto un poliziotto a fingere un accoltellamento, altri a dover portare nella scuola due bottiglie molotov, altri a firmare verbali falsi, ma che altro potevamo fare? Mettetevi nei nostri panni e, cercate di non sporcarvi, perché sono ancora pieni di sangue. E il sangue, come ogni casalinga che si rispetti sa bene, non si lava facilmente. Meno male che nel frattempo altri solerti poliziotti hanno provveduto a distruggere le due molotov! E a Bolzaneto? Abbiamo fatto di tutto per costringere poliziotti, carabinieri, guardie penitenziarie, medici ed infermieri a divertirsi con noi. Non sapendo come passare il tempo, abbiamo giocato a nascondino, rimanendo anche dieci ore in piedi con le braccia alzate contro il muro e le gambe divaricate. Ma i nostri torturatori sono stati buoni con noi e non si sono nascosti tanto bene. Così si sono fatti scoprire, da noi e dalla Magistratura. Che risate ci siamo fatti mentre spaccavano la mano ad uno di noi e la cucivano senza anestesia, ci spruzzavano gas irritanti, ci accompagnavano al bagno con la testa per terra tra insulti e botte, ci minacciavano di morte e di stupro. Ancora mi piangono gli occhi al ricordo. Ma non è stata solo colpa nostra. Siamo poi stati ingannati da quei “terroristi” di Amnesty International che hanno dichiarato che a Genova c’è stata la più grande violazione dei diritti umani in un paese occidentale dal dopoguerra. E noi ci abbiamo creduto, voi no per fortuna. Che ne sapevano noi, allora, che De Gennaro, Manganelli, Gratteri ed altri, avevano un solido trascorso nell’antimafia, addirittura a fianco di Falcone e Borsellino? Vi assicuro: non ce l’hanno detto, né alla Diaz, né a Bolzaneto, altrimenti non ci saremmo fatti massacrare e torturare con il rischio di rovinare la loro splendida ed onorata carriera. Meno male che il governo Prodi ha sistemato decorosamente De Gennaro e Manganelli. Oggi sull’Unità si parla di Gratteri come uno dei probabili vice e, giustamente, il giornalista ha tralasciato di scrivere che Francesco Gratteri è uno dei 29 imputati per il processo Diaz; ringrazio il giornalista per la dimenticanza, altrimenti avrei dovuto scusarmi anche con lui. Chiedo scusa anche al dottor Manganelli, che non era a Genova nel 2001, anzi stando a quanto riportato dai vostri quotidiani era in ferie. Ebbene, sappiate che il 21 luglio, prima, durante e dopo l’irruzione alla Diaz, fu comunque in costante contatto con i dirigenti imputati, come lui stesso ha riconosciuto quando e' stato chiamato in tribunale come testimone nel processo Diaz, il giorno 2 maggio del 2007. Per alcuni davvero non ci sono mai vacanze. Per fortuna, nonostante tutto il casino che abbiamo fatto, né De Gennaro, né il governo Berlusconi, né il governo Prodi si sono lasciati sviare dalle nostre testimonianze. Infatti gli imputati, più alti in grado, per i fatti della Diaz e di Bolzaneto sono stati tutti promossi. Questori, vice-questori, dirigenti: Gilberto Caldarozzi, Francesco Gratteri, Giovanni Luperi, Spartaco Mortola, Filippo Ferri, Vincenzo Canterini, Alessandro Perugini. A tutti loro, a De Gennaro, a Manganelli, ed a voi giornalisti di Repubblica e dell’Unità impegnati quotidianamente nel duro lavoro di informare correttamente gli italiani, ancora grazie! Grazie a loro ed a voi abbiamo definitivamente capito cosa significano in Italia le parole: libertà, verità e giustizia.
Enrica Bartesaghi
Presidente Comitato verità e giustizia per Genova
COMITATO VERITA' E GIUSTIZIA PER GENOVA
comunicato stampa
MANGANELLI PROMOSSO, COSTITUZIONE CALPESTATA
L'arrivo di Antonio Manganelli al vertice della polizia di stato non cambia nulla. Il potere politico ha scelto la strada della continuita', senza affrontare il caso G8 nella sua gravita'. A Genova nel luglio 2001 furono sospese le garanzie costituzionali e alla scuola Diaz, come ha detto un funzionario di polizia, ci fu una "macelleria mssicana". La polizia di stato in questi anni, anziche' assumersi le sue responsabilita', sospendere i dirigenti indagati e collaborare con la giustizia, ha ostacolato le inchieste e addirittura promosso i gli imputati di grado piu' alto, un vero insulto alla legittimita' costituzionale. In sei anni non si e' fatto nulla per recuperare la credibilita' perduta, si e' anzi agito in senso contrario, e il fossato fra forze dell'ordine e cittadinanza si e' allargato ancora. Gianni De Gennaro e' stato avvicendato - cosi' ha spiegato il presidente del consiglio - per 'scadenza naturale' del mandato. Di fronte a vicende come quelle accadute a Genova, in qualsiasi paese davvero democratico il capo della polizia si sarebbe subito dimesso o sarebbe stato rimosso dal potere politico. In Italia no. In Italia i diritti costituzionali sono passati in secondo piano, la dignita' dei cittadini e' stata calpestata due volte: prima con le violenze, poi con la protezione dei responsabili degli abusi e le promozioni dei maggiori imputati al processo Diaz. Nessuno - lo ricordiamo anche all'attuale presidente del consiglio - ha ancora chiesto scusa, a nome dello stato, alle vittime della "macelleria messicana" e degli altri abusi commessi nel luglio 2001 nelle strade, nelle caserme, nelle carceri. Diciamo la verita': l'Italia rifiuta di fare veramente i conti con l'abisso di illegalita' costituzionale che abbiamo vissuto nel luglio 2001 e si dimostra incapace di anteporre le garanzie costituzionali agli interessi degli apparati. La carriera di un dirigente vale piu' dei diritti dei cittadini. Il dottor Manganelli, che non era a Genova nel 2001 ma fu in costante contatto con i dirigenti imputati per la Diaz, come lui stesso ha riconosciuto quando e' stato chiamato in tribunale come testimone, non e' affatto l'uomo della svolta. Il governo, nel sostituire De Gennaro, non ha fatto cenno alle sue oggettive responsabilita' - etiche, professionali e politiche - per la distrastrosa gestione del G8 e per l'inaccettabile comportamento tenuto dalla polizia nei sei anni successivi. De Gennaro se ne va inseguito da un'accusa infamante, come indagato per istigazione alla falsa tetsimonianza, e intanto 27 imputati su 29 al processo Diaz, anziche' testimoniare e assumersi le proprie responsabilita', si avvalgono della facolta' di non rispondere. E' questa la misura del rispetto per il tribunale e per l'amministrazione della giustizia? E' accettabile una condotta del genere da parte di funzionari dlelo stato? Ancora una volta, il potere politico assicura protezione a un apparato di polizia che ha perso credibilita' e che non accetta di operare con la trasparenza che sarebbe necessaria in un ordinamento democratico. Il coro di consensi che si sente questi giorno per la nomina di Manganelli, nasconde il cedimento del potere politico, la sua incapacita' di garantire la supremazia della lettera e dello spirito della Costituzione. Siamo profondamente delusi e amareggiati. A Genova, nostro malgrado, abbiamo perso fiducia nelle forze di polizia e nella loro lealta' alla Costituzione. I fatti di questi anni e le scelte di questi giorni purtroppo non ci hanno consentito di cambiare idea.
Genova, 25 giugno 2007
Martedì 26 giugno, ore 17,30
Festa di Liberazione - Genova, Prà (Fascia di rispetto)
CAMBIARE LA POLITICA PER COSTRUIRE UNA SINISTRA DI POPOLO. ORA.
Primi firmatari dell'appello Haidi Giuliani, Mauro Passalacqua, Giuliano Giuliani, Arcadio Nacini, Simone Leoncini, Luca Bettinelli, Amancio Pezzolo, Laura Testoni, Giuseppe Coscione, Alessandro Pagano, Davide Ghiglione, Ennio Cirnigliaro, Manuel Chiarlo, Ferdinando Bonora, Gianni Morando, Roberto Caristi, Guarascio Carlotta, Augusto Occhiena, Laura Bettinelli, Roberta Mongiardini, Alessio Olivieri (coordinatore prov. GC), Andrea Iori (esecutivo naz. GC), PaoloScarabelli (segretario circ. Centro Storico), Sergio Sassi (segretario circ. Ponente), Annibale Santagata (segretario circ. Medio-ponente), Alessandro Lentini (segretario circ. Sampierdarena), Mauro Cotogno (segretario circ. San Teodoro), Luca Mantero (segretario circolo Lavoratori Trasporto pubblico locale)
SEGUE APPELLO:
Siamo persone che hanno scelto di militare, di aderire o semplicemente di sostenere con il voto Rifondazione, mossi dalla convinzione di poter difendere così la speranza di cambiamento, il miglioramento della politica e con esso quello della società in cui viviamo. Ci hanno mosso le lotte sociali, sindacali, la partecipazione ai movimenti o anche solo la convinzione che un indebolimento di Rifondazione avrebbe reso più deboli tutti noi e quelle speranze. Ulteriore convinzione è venuta dalla proposta di costituire la Sinistra Europea, primo passo per la costruzione di una nuova Sinistra, plurale, popolare e di massa, in cui sentirci a casa senza rinunciare alle nostre storie, senza erigere le nostre identità come steccati di separazione gli uni dagli altri, individuando una comune identità negli obiettivi di pace, difesa dei deboli, riconoscimento ed estensione di diritti nel mondo del lavoro, difesa e godimento per tutti del patrimonio dei beni comuni, tutela della laicità e dei diritti civili. Questo percorso unitario è necessario ed urgente. La sinistra, le sue ragioni, rischiano di essere messe ai margini. Gran parte della società non si sente più rappresentata, come dimostra il vistoso calo di partecipazione alle ultime elezioni amministrative, dalle forze politiche della sinistra, nel loro complesso, e nel modo che le abbiamo conosciute e osservate operare in questi anni. Il rapporto di fiducia tra cittadini e partiti si è incrinato a tal punto che una riflessione profonda diventa non più rimandabile. Il mondo del lavoro (forse dovremmo dire dei lavori) rischia di scomparire dalla scena politica, e ciò ci farebbe tornare indietro di oltre un secolo e sarebbe un colpo mortale per le speranze dei più deboli e per i sogni di un'intera generazione. Sappiamo che Rifondazione, a Genova, attraversa un momento difficile e pensiamo che debba rispondere a queste difficoltà ancora una volta innovandosi. Costruendo un'organizzazione adeguata ai tempi, capace di alimentare la rappresentanza ampia con la rappresentatività effettiva dei suoi gruppi dirigenti, e viceversa. Mai come in questo momento serve uno scatto d’orgoglio e la disponibilità a mettersi in gioco. Vediamo due tendenze principali prendere pericolosamente campo, nella nostra città: il consolidarsi di una piccola casta, cresciuta a ridosso delle istituzioni, ed il permanere di posizioni di chiusura identitaria e settaria, che coltivano l'idea di un radioso isolamento. Paradossalmente queste spinte rischiano di saldarsi, nella comune volontà di chiusura, perché un partito piccolo ed impermeabile alla società si controlla meglio e lascia spazio alla tutela di piccoli privilegi e rendite di posizione. Le strutture di base ed i giovani sono le prime vittime di questa stretta. La generazione cresciuta con i movimenti rischia di essere soffocata sotto il peso del vecchio modo di fare politica, nonostante gli appelli al rinnovamento. Noi vogliamo un partito diverso dagli altri, perché estraneo al basso impero di questa politica utile solo per chi la fa, pensiamo ad una comunità arcobaleno abitata da donne ed uomini che lottano per i propri diritti e non vogliono privilegi. Noi sogniamo un partito accogliente, che non abbia paura di aprire le sue porte alle sfide dei prossimi anni, con solide radici che guardano alla nostra straordinaria storia e forti ali per volare incontro ad un futuro che in cui la sinistra sia protagonista della trasformazione della società. Sentiamo il dovere di costruire una grande Sinistra di massa, senza steccati e fondamentalismi, capace di coniugare rappresentanza e reale partecipazione, che dia una speranza alla diffusa domanda di cambiamento che arriva da una grande parte della società. Lavoreremo, da ora, per questo.
Incontriamoci martedì 26 giugno, ore 17,30 Festa di Liberazione - Genova, Prà (Fascia di rispetto)