Priorità programmatiche di EDOARDO SANGUINETI primarie dell'Unione '07
1.PARTECIPAZIONE: METODO E SOSTANZA DI GOVERNO Occorre un profondo rinnovamento della politica basato sulla partecipazione e sul coinvolgimento democratico dei cittadini e delle cittadine. Favorire la partecipazione è un modo nuovo di porsi il problema del governo della città. Si tratta di governare non per i cittadini ma con i cittadini coinvolgendoli pienamente nei processi decisionali. Sarà impegno costante dell’Amministrazione comunale incoraggiare con decisione lo sviluppo di forme di cittadinanza attiva.
2. DALLA SOLITUDINE URBANA ALLA COMUNITA’ LOCALE Una città più unita, capace di essere davvero “comunità”. Non è questione astratta ma riguarda la vita di tutti i giorni delle cittadine e dei cittadini. In un’epoca caratterizzata da una grande e diffusa incertezza ed insicurezza sul futuro il Comune ha come primo dovere quello di non far vincere la sfiducia. Governare la città significa non lasciare sole intere fasce sociali nello sconforto e nella marginalità, ma costruire politiche di inclusione, di coesione sociale finalizzate a tenere dentro alla comunità ogni individuo, qualunque sia la sua origine, la sua estrazione sociale e il quartiere dove vive.
3. L’URGENZA PERIFERIE: CONTRASTARE IL DEGRADO URBANO E SOCIALE La priorità dell’azione di governo della nuova Amministrazione comunale è il recupero urbano e sociale delle periferie. La vita delle persone non si migliora se non si disegna una città che non abbia un solo centro ma più centri, diffondendo benessere e qualità su tutto il territorio cittadino. Una città riequilibrata nel suo rapporto centro – periferie, più accessibile e vivibile grazie all’intreccio delle scelte urbanistiche con quelle legate alla mobilità, perché il sistema produttivo, le infrastrutture e la qualità ambientale siano tenute insieme. Una città che non abbia periferie ridotte a “non luoghi”, ma unita, con strutture e servizi diffusi, viva in ogni sua parte e con ogni parte dotata di identità propria. Attenzione alle periferie significa portare servizi, assicurare il diritto alla mobilità, far nascere lì nuove attività culturali,creare incubatori di imprese e posti di lavoro. Significa, in sostanza, interventi complessivi che comprendano programmi di recupero e riqualificazione urbana, contratti di quartiere, interventi a sostegno e sviluppo della socialità.
4. UN PATTO CONTRO LA PRECARIETA’. ANCHE IL COMUNE PUO’ FARE QUALCOSA Le statistiche ci dicono che a Genova e in Liguria ogni 4 lavoratori 1 è precario. Non è una società giusta quella che offre ai ragazzi e alle ragazze solo incertezza e precarietà. Non c’è benessere sociale senza la tutela dei diritti fondamentali dei lavoratori e delle lavoratrici, a partire da quello della sicurezza sui posti di lavoro. Occorrono scelte nazionali che ridiano centralità al rapporto di lavoro a tempo indeterminato; ma anche il comune può fare qualcosa. Si propone di costruire un patto contro la precarietà ed il precariato e per la buona occupazione. Le gare bandite dal Comune di Genova dovranno contenere specifici criteri che premiano le aziende che hanno una struttura del lavoro più stabile, che impegnano personale con contratti di lavoro a tempo indeterminato o di durata almeno pari all’incarico che si impegnano a svolgere per l’amministrazione, e che abbiano dimostrato negli anni particolare attenzione ai temi della sicurezza del lavoro. Occorre poi un piano di stabilizzazione, articolato su diversi anni, del personale precario che da tempo lavora in comune.
5. I NUOVI MUNICIPI: UN’IDEA DI DEMOCRAZIA FORTE E DIFFUSA Pensare di governare Genova solo da Palazzo Tursi è sbagliato. Occorre procedere alla costituzione dei municipi, valorizzandone il ruolo e la funzione democratica quali istituzioni più prossime ai cittadini. Ripensare modi e forme in cui è organizzata la struttura del Comune; non per un comune più piccolo, ma diverso, dove competenze e poteri vengono decentrati là dove si conosce meglio il territorio e i bisogni di chi lì vive, studia, lavora. In questo modo sarà possibile intervenire con maggiore efficacia ed equilibrio. La valorizzazione delle attività locali, la gestione di opere e servizi per i cittadini, la cura e l’utilizzo del patrimonio, la promozione di attività culturali devono essere affidate ai nuovi municipi.
6. IL TERRITORIO BENE COLLETTIVO PER ECCELLENZA Il territorio è un bene di tutti e non può essere mercificato. C’è chi nella nostra città considera il consumo del territorio per nuove urbanizzazioni ed infrastrutture come occasione di sviluppo. Ma questo rischia di essere uno sviluppo iniquo e distorto. Mettere al centro delle politiche pubbliche il bene territorio significa preservare da pure logiche di mercato e da speculazioni immobiliari e finanziarie i singoli beni collettivi che lo compongono: l’acqua, il suolo, il sottosuolo, le aree verdi, la costa, gli spazi pubblici, le aree demaniali, ecc. Questi beni collettivi non possono essere privatizzati, ma devono essere affidati alla gestione pubblica e rispondere agli interessi generali della collettività. I cittadini, determinati a far valere le loro ragioni e i loro interessi diffusi relativamente alla qualità della vita e dell’ambiente locale dove vivono, sono spesso considerati come intrusi che si oppongono alla modernità. Occorre applicare al territorio il principio del “riequilibrio” quale componente dell’ecosistema ambientale, urbanistico e sociale guardando con nuova attenzione al riuso delle aree già urbanizzate e consentire ai cittadini di partecipare in modo attivo alle scelte che riguardano la responsabilità per il proprio territorio e i propri beni comuni.
7. UN WELFARE MUNICIPALE CAPACE DI GARANTIRE L’EGUAGLIANZA DEI DIRITTI DI CITTADINANZA La scelta di dotare Genova di un Piano Regolatore Sociale è giusta. Occorre dare al PRS un’anima politica e culturale che oggi ha solo in parte, pensando ad un nuovo modello di welfare capace di assicurare a tutti e a tutte l’eguaglianza dei diritti di cittadinanza. Non un welfare residuale e dei bisognosi, ma esteso e forte, in cui l’eguaglianza consiste sì nella garanzia dell’accesso ai servizi ma soprattutto nella garanzia degli esiti degli interventi. Occorre un impegno forte sui temi della lotta al disagio e della promozione dell’agio. Un welfare in cui il pubblico torni ad avere un ruolo non solo nella programmazione degli interventi e nel loro controllo, ma anche nella gestione diretta dei servizi. Questa è una condizione indispensabile affinchè attorno al pubblico e con il pubblico si disegni un sistema dove le risorse della società civile, del terzo settore, delle stesse famiglie contribuiscano a dare risposte adeguate alla pluralità dei bisogni presenti oggi in città.
8. GENOVA E IL MEDITERRANEO Pensare al Mediterraneo come un mare di pace e luogo di incontro tra popoli e culture diverse, significa, tra le altre cose, fare di Genova una città includente, aperta all’accoglienza e capace di valorizzare la pluralità di culture che qui si incontrano. Il mare è per la città non solo occasione di apertura al mondo, ma anche una risorsa preziosa. Genova deve saper valorizzare le opportunità che il proprio ecosistema marino le offre. Non solo città portuale e di traffici ma ambiente capace di valorizzare la cultura giuridica ed amministrativa legata al mare e alla navigazione e di specializzarsi nella ricerca scientifica e tecnologica per la salvaguardia e la tutela del mare stesso.
9. UNA CITTA’ MULTIETNICA I fenomeni migratori hanno ormai un carattere strutturale e permanente. Le risposte non possono quindi essere difensive e basate sull’emergenza. Occorre radicare in città una cultura dell’accoglienza capace di far crescere tutti insieme. La scuola è il primo luogo dove questa cultura può e deve essere costruita. Occorre puntare all’affermazione dei diritti di cittadinanza per tutti quei cittadini provenienti da altre parti del mondo e che qui vivono, lavorano e studiano. In questa logica il Comune dovrà adoperarsi affinché la concessione dei permessi di soggiorno sia conferita agli Enti Locali. Il Comune deve riconfermare la scelta di riconoscere, ai cittadini stranieri, il diritto al voto nelle elezioni amministrative. Così come un atto di civiltà sarebbe quello di garantire l’accesso ai servizi sociosanitari anche a coloro che non hanno ancora il permesso di soggiorno.
10. UN IMPEGNO SERIO PER I DIRITTI CIVILI E’ necessario un forte impegno per i diritti civili. Pur nella consapevolezza che tutta la materia dei diritti civili ha bisogno di una risposta legislativa di carattere nazionale, laica ed innovativa, tuttavia già con la normativa oggi in vigore, il comune di Genova può impegnarsi ed attuare tutta una serie di iniziative in tal senso come, seguendo l’esempio di altre amministrazioni locali, dotarsi di un registro anagrafico disponibile, per chi lo desidera, per il riconoscimento delle coppie di fatto.
11. LE POLITICHE PER LA CASA La casa è un diritto. Comprarla o affittarla è per molti un serio problema. Occorre un intervento straordinario: aumentare la quantità e la qualità degli alloggi pubblici con il recupero del patrimonio esistente. Penalizzare le speculazioni e la rendita, istituire un canone solidale per le fasce basse, rimodulare l’ICI a vantaggio della prima casa.
12. LA CITTA’ ED IL PORTO Genova è nata come Porto e la sua funzione è definita dalla sua stessa localizzazione. Ma un Porto non è solo un luogo geografico e neppure una mera piattaforma logistica: il Porto deve diventare il motore economico e sociale di Genova includendo, nelle funzioni di scambio delle merci, da ridefinire nell’ambito del più ampio sistema dell’Alto Tirreno, più elevate ed estese opportunità per lo sviluppo della cantieristica, per la fornitura di beni e servizi intermedi di alta qualità per gli operatori marittimi,, incrementando il fattore lavoro attraverso lo sviluppo delle fasi produttive a maggior valore aggiunto e ad alta intensità tecnologica e occupazionale. Non va infatti dimenticato che il lavoro marittimo è uno di quelli a maggiore induzione; per ogni unità di crescita di lavoro in questo settore, si ha un incremento di unità di lavoro nel sistema economico complessivo pari a 2,7.
13. AMBIENTE E INNOVAZIONE TECNOLOGICA PER UN DIVERSO MODELLO SVILUPPO POLIFUNZIONALE Risorse ambientali, risorse umane e innovazione sono i capisaldi di un nuovo modello di sviluppo che deve puntare sulla qualità. Queste idee guida devono connettersi con la diversificazione produttiva che promuova i punti di eccellenza nel campo della ricerca e dell’innovazione tecnologica, con un nuovo rapporto tra città ed università che oggi appaiono vivere separatamente. L’ambiente non è un vincolo, è una opportunità straordinaria di progresso,a partire dal contenimento dei consumi energetici che sono una vera e urgente emergenza europea e mondiale. Può essere un obiettivo credibile puntare, entro il 2017, alla produzione del 20% di elettricità fornita da fonti rinnovabili, quali il fotovoltaico, partendo dagli edifici pubblici, massimizzando, nel contempo, l’efficienza nell’uso dei combustibili fossili, mediante la produzione combinata di calore ed energia. Lo strumento degli appalti pubblici e nuovi indirizzi ed incentivi per l’edilizia privata, possono favorire lo sviluppo della bio-edilizia e la definizione di procedure standard basate su precisi criteri di sostenibilità e di efficienza energetica. Il campo delle nuove fonti di energia è un’occasione storica anche, e soprattutto, per lo sviluppo della ricerca e dell’industria ad alta tecnologia nella nostra Città. Va promosso un sistema di trasporti che favorisca, nella direzione del risparmio energetico, la mobilità urbana e va avviata la sperimentazione di mezzi di trasporto pubblico alimentati ad energia alternativa. Per il trasporto delle persone è centrale il potenziamento del trasporto pubblico. Per quanto riguarda il trasporto delle merci occorre rivedere drasticamente il trasporto su gomma, a favore di quello su rotaia. I nostri modelli di vita e di consumo producono una quantità di rifiuti eccessiva. Si deve fare diversamente riducendo gli imballaggi, distinguendo tra ciò che è rifiuto e ciò che non lo è, premiando e favorendo il riuso e il riciclo.
14. ISTRUZIONE SAPERE CULTURA: RISORSE PER IL BENESSERE SOCIALE Solo una Città che “sa” può diventare grande, non solo grossa. L’attenzione a questi temi non deve però essere soltanto di carattere esortativo, ma deve tradursi in un piano strategico di sviluppo, dotato delle necessarie risorse. Questo è l’unico settore dove l’investimento materiale può tradursi nella produzione di beni immateriali di lunga durata, in grado di cambiare, nel tempo, il destino di una intera collettività. La cura dell’infanzia, con un ampliamento dei servizi pubblici in questo campo, la qualificazione del sistema di istruzione cittadino in termini di eccellenza, una Università che sia dotata di una moderna struttura campus per diventare attrattiva nei confronti di studenti stranieri e adeguati servizi di supporto per il diritto all’istruzione, sono gli strumenti da perseguire. A ciò si deve accompagnare un costante sostegno al già ricco tessuto di produzione culturale di questa città, che può diventare fonte di benessere sociale e di crescita collettiva.
15. SICUREZZA UNA GRANDE QUESTIONE SOCIALE. Sebbene i dati forniti dalla Prefettura non indichino una crescita di fenomeni di microcriminalità in città, molti cittadini percepiscono una situazione di permanente insicurezza, nella loro esistenza e di solitudine nel farvi fronte. Il problema non deve essere affrontato come mera questione di ordine pubblico da affidarsi solo alle forze di polizia, in una logica repressiva. Si tratta di una grande questione sociale, che l’Amministrazione comunale può affrontare attraverso politiche integrate che rimuovano le cause dell’esclusione e che, attraverso la collaborazione tra le diverse istituzioni, le organizzazioni sociali, il mondo del volontariato e dell’associazionismo, estendano a tutta la città condizioni di maggior benessere sociale. 16. UNA COMMISSIONE DI INCHIESTA SUL G8 L’Amministrazione comunale si impegna a riconfermare con fermezza la richiesta affinché venga istituita dal Parlamento italiano una commissione di inchiesta sui fatti di Genova del luglio 2001.