sabato, 30 dicembre 2006, ore 06:53

Centro ligure di documentazione per la pace

a.. Abbiamo constatato con indignazione che la legge finanziaria appena votata taglia tutto, tranne le spese militari che aumentano considerevolmente.
b.. Il rifinanziamento della missione militare in Afghanistan (illegale, inutile e criminale) andrà presto in discussione in parlamento
c.. L'industria militare continua ad essere protetta, con il pretesto della salvaguardia dei posti di lavoro; come se finanziare scuole ed ospedali anzichè armi non sostenesse ugualmente l'occupazione.
 
Giovedì 4 gennaio 2007  alle 17.30 discuteremo di questi argomenti  insieme a GIANNI ALIOTI, ricercatore e sindacalista presso la sala conferenze (g.c.) dello Starhotel di Genova , nei pressi della stazione Brignole
 
carloge

venerdì, 29 dicembre 2006, ore 17:49


Se il Governo fosse più consapevole
Vittorio Agnoletto,  24 dicembre 2006
Letterina di Natale    
L'esecutivo sarà capace di trasmettere un'idea diversa del rapporto tra gli esseri umani, un immaginario differente del mondo che vogliamo?
Se questa fosse una lettera a Babbo Natale avrei il dubbio che prima o poi potrebbe anche innervosirsi e perdere la pazienza. Dopotutto quest'anno ha esaudito un desiderio di non poco conto: il proprietario di Mediaset non è più il capo del governo, Calderoli ora può mostrare le sue magliette senza provocare incidenti internazionali, Fini anziché occuparsi di come coordinare la mattanza a Genova deve impegnare il suo tempo tra Storace e le celebrazioni del ventennio.
Nonostante tutto ciò siamo in tanti a non essere ancora soddisfatti.
Potremmo discutere della chiusura dei CPT, del ritiro dall'Afghanistan, della difesa dei servizi pubblici insidiati dalla direttiva Bolkestein e dal disegno di legge Lanzillotta, di una distribuzione di reddito a favore del lavoro anziché della rendita, della lotta alla precarietà che non si esaurisca nella partecipazione di qualche esponente governativo alle manifestazioni, del sapere e della conoscenza come investimenti collettivi.....e di tante altre cose.
Ma credo che la questione vera stia a monte, molto a monte.
Sarà capace questo governo di trasmettere un'idea diversa del rapporto tra gli esseri umani, un immaginario differente del mondo che vogliamo? Oppure dobbiamo solo accontentarci di essere tornati al nostro tranquillo tran-tran della vita quotidiana, contenti di essere usciti da un incubo? Il Paese normale, tanto invocato, deve per forza corrispondere al ritorno all'era preberlusconiana? Qualche legge ad personam in meno è tutto quello che sappiamo immaginare quando pensiamo al mondo che vorremmo consegnare alle future generazioni?
La mia impressione è che nell'orientamento di questo governo manchi non solo la consapevolezza della gravità della situazione, non solo sia molto bassa l'autostima e la fiducia in se stessi, ma che proprio non vi sia alcuna idea di una società differente.
L'orizzonte possibile sembra essere solo quello che quotidianamente ci viene mostrato dai grandi network della comunicazione; le regole e i vincoli stabiliti dalle grandi istituzioni economiche, WTO, Banca Mondiale e FMI, sembrano diventate le colonne d'Ercole da non attraversare; qualche dichiarazione dei potenti governanti USA può essere anche criticata, ma quel sistema di valori sembra intoccabile, come le tavole della legge di biblica memoria.
La questione è molto semplice: la globalizzazione liberista rappresenta l'ultimo stadio possibile della storia umana?
Se la risposta è affermativa allora è più che comprensibile il tentativo di limitarne gli aspetti peggiori cercando di convivere con le sue regole e i suoi vincoli. In questo caso Genova è un ricordo imbarazzante da rimuovere, Porto Alegre, Mumbay, Bamakò e il prossimo appuntamento del forum Sociale Mondiale a Nairobi sono eventi romantici, da ricordare con emozione e con una certa sufficienza.
Se la risposta è negativa allora è doveroso non accontentarsi e cercare di andare oltre. Genova è una pagina dolorosa ma tragicamente feconda, i FSM da Porto Alegre a Nairobi delle occasioni uniche per costruire alleanze, per elaborare strategie e campagne. In tal caso i movimenti sociali non sono un ostacolo all'azione dei governi democratici ma il sale di una democrazia ancora troppo formale e del tutto insufficiente.
In fondo le scelte e i comportamenti di ognuno di noi dipendono dalla risposta che diamo a quella semplice ma decisiva domanda.
Buona riflessione....
AprileOnLine

carloge

giovedì, 28 dicembre 2006, ore 15:09

Fabrizio Giovenale se n’è andato, addio ad una mente critica e lucida
Maestro di ottimismo, tra impegno e utopia
di Sabina Morandi
Fabrizio Giovenale se n’e' andato il 21 dicembre scorso, dopo una lunga vita piena d’affetti, d’impegno e di riflessioni lucide e profonde sulle quali si sono formate più generazioni di ambientalisti. La morte però, rende egoisti e chi ha conosciuto Fabrizio non puo' che sentirsi un po’ più solo, come se fossimo stati abbandonati dalla guida sicura di una mente ben ancorata alla realtà, una mente critica e lucida ma anche in grado di conservare - e dispensare a piene mani - una speranza combattiva. Personalmente non ho avuto la fortuna di formarmi alla sua scuola come tanti urbanisti diventati in seguito famosi - Antonio Cederna o Vezio De Lucia, tanto per citare i più noti - e il nostro rapporto è nato giusto qualche anno fa, in seguito alla lettura di alcuni articoli che lo avevano spinto a contattarmi. Rassicurata e lusingata da un “tifo” così autorevole, mi sono volentieri lasciata coinvolgere in un confronto serrato durante il quale, malgrado la differenza generazionale, abbiamo scoperto una comunanza di vedute che stupiva entrambi. Per quanto mi riguarda, ho attinto a piene mani dal suo ottimismo, un ottimismo tanto concreto quanto informato e nient’affatto ingenuo. Ero prevenuta, lo ammetto. Non mi aspettavo in un ottantenne tanta lucidità e tanta capacità di tenere il passo con gli eventi. Ogni volta che ci parlavi, Fabrizio aveva sempre letto il libro appena uscito, la rivista più contestata, l’articolo più discusso, e argomentava con un entusiasmo e un’umilta' che fanno difetto a molti quarantenni. Non c’era traccia in lui dell’arroganza che scaturisce dall’aver fatto tante cose importanti. Le sue esperienze di politica istituzionale - fu a capo del servizio studi e programmazione dei Lavori pubblici durante gli anni d’oro del primo centro sinistra, quando le riforme si facevano sul serio - non l’hanno ne' corrotto né sfiduciato ma sono probabilmente alla base di quella concretezza che ha continuato a mostrare in tutti i suoi scritti. Ai dilettanti di ogni categoria Fabrizio insegnava quella serietà che forse solo una formazione scientifica puo' garantire. Ai professionisti della scienza e dello sviluppo cercava di insegnare invece che non esistono solo le strade già tracciate e che l’utopia non è un sogno da lasciare ai poeti ma un impegno, una responsabilità della politica che non rinuncia a cercare di trasformare l’esistente. In “La risalita”, libretto pubblicato in fretta e furia da Punto Rosso durante la scorsa campagna elettorale, Fabrizio aveva individuato alcune strade per risalire dalla spirale distruttiva che il mondo sembra avere imboccato. Il punto di vista di Giovenale, com’è noto, è sempre stato quello rosso-verde, il che non significa soltanto poter vantare una militanza durata mezzo secolo ma avvertire con forza l’impellenza di una crisi ambientale divenuta sempre piu' evidente eppure, paradossalmente, sempre più lontana dagli orizzonti della politica. Com’e' possibile che la politica abbia rinunciato a ogni tentativo di regolare l’espansione di una globalizzazione basata su di una crescita cieca e meramente quantitativa incapace di fare i conti con i limiti fisici del pianeta? Ma soprattutto - si chiedeva Fabrizio - come invertire questa tendenza? Con parole leggere e scrittura colloquiale, Fabrizio metteva, come si dice, i piedi nel piatto. Per esempio invitando, nel suo ultimo scritto, a interrogarsi su alcune questioni a lungo rimandate, come ad esempio «la deformazione economica della laicita' illuminista» che ha fortemente influenzato la sinistra anche perché «la dottrina marxista, che ha guidato l’azione delle sinistre nel mondo per un secolo e mezzo, si fonda sulla stessa interpretazione economicista della realta' del capitalismo suo antagonista» ovvero, sempre per dirla con le sue parole, si e' trattato di «contendersi il manico della padella per cuocere la stessa frittata». Pero', sosteneva Fabrizio, la stagione delle guerre permanenti insieme all’accelerazione delle crisi ambientali, riporta alla ribalta quell’intuizione basata su di un’idea di societa' «intesa come equa distribuzione dei beni collettivi quanto come limitazione dei diritti individuali su di essi », limitazione che pero' va direttamente in rotta di collisione con quell’idea dello sviluppo illimitato condivisa dalla maggior parte della sinistra. Il problema e' che per sperare ancora nella pace, per uscire dallo sfruttamento neo-coloniale dei popoli e delle risorse del sud del mondo, o anche semplicemente per dar da mangiare a tutti quanti, non ci sono scorciatoie: bisogna abbandonare il paradigma dominante e imboccare drasticamente la via della decrescita, ovvero abbracciare con forza «l’idea di ridurre i consumi delle risorse terrestri (e cioe' delle materie prime per le lavorazioni industriali) che incontrava e incontra l’ostilita' del “popolo di sinistra”». Lungi dal coltivare, sia per l’Italia che per l’Europa nella sua interezza, la rincorsa della competitivita' a ogni costo, Fabrizio suggeriva di abbracciare decisamente un altro modello, diventarne i campioni e poi magari “venderlo” altrove. Come? Premiando ad esempio il “ciclo corto” (ovvero i cicli locali di produzione e consumo) e favorendo il rimpiazzo delle risorse mancanti, in primo luogo metalli e petrolio, attraverso ogni tipo di agevolazione fiscale che sostenga le iniziative di risparmio energetico - sia nella produzione che nell’edilizia - di riconversione e di diffusione delle rinnovabili. Tutto cio', oltre a prepararci per la crisi alimentare causata dal simultaneo aumento della popolazione planetaria e dall’esaurimento dei combustibili fossili (che sono alla base dell’agricoltura industrializzata), restituisce sovranità agli Stati e sottrae il controllo alle gigantesche multinazionali, le prime beneficiarie della globalizzazione. Decrescita, beni comuni, giustizia climatica, ri-localizzazione delle imprese. Per quanto poco utilizzate nel nostro paese, queste sono le parole d’ordine dei movimenti antagonisti di mezzo mondo, parole che riescono perfino a trovare udienza nella politica istituzionale, lì dove ha preso il potere una sinistra non troppo asservita agli interessi delle grandi corporation. In Italia, dove anche chi aveva la competenza e l’esperienza per fare questi discorsi - come Fabrizio - ha imboccato la strada della subalternita' culturale, queste sono ancora parolacce perfino in casa comunista. Fabrizio chiamava “sogni” le sue arrischiate panoramiche, aggiungendo che sognare e' un diritto e insieme un dovere per chi non s’accontenta dell’esistente e percepisce l’orrore di una crisi ecologica terminale. Volentieri raccogliamo il testimone dalle mani di uno che, questo dovere, se lo e' accollato fino alla fine. Anche se, senza di lui, sognare sarà molto più difficile. Chiamava “sogni” le sue arrischiate panoramiche, aggiungendo che sognare e' un diritto e insieme un dovere per chi non s’accontenta dell’esistente e percepisce l’orrore di una crisi ecologica terminale Sorprendente la sua capacità di stare al passo con gli eventi. Non c’era traccia in lui dell’arroganza che scaturisce dall’aver fatto tante cose importanti. Le sue esperienze di politica istituzionale non l’hanno ne' corrotto ne' sfiduciato, ma sono probabilmente alla base della concretezza che caratterizzava il suo pensiero Se le risorse scarseggiano la cosa ragionevole da fare è metterle in comune Per le sinistre un’occasione storica per assumere un ruolo protagonista Una nuova forma di comunismo contro la Grande Crisi ambientale Quello che segue è l’ultimo articolo, ancora inedito, inviatoci da Fabrizio Giovenale. Lo possiamo davvero considerare come il suo testamento politico. di Fabrizio Giovenale Noi preoccupati da sempre del disinteresse della stampa per le questioni ambientali non ci possiamo più lamentare. C’e' stato il “Living Planet Report 2006” del Wwf, poi, prima che quello finisse nel dimenticatoio, è uscito l’Observer con il Rapporto di Sir Nicholas Stern commissionato da Blair, e subito appresso Nairobi... La prima volta, che io ricordi, che l’ambiente è stato per più di una settimana di seguito su tutti i giornali. Su Liberazione si sono seguiti gli editoriali di Piero Sansonetti, Ritanna Armeni e Carla Ravaioli mentre Sabina Morandi forniva il suo quotidiano contributo di informazioni preziose, e poi le corrispondenze sul vertice in Africa (ennesimo fallimento, tra l’altro, con l’ulteriore rinvio di qualunque decisione importante)... In tutti i casi: a me questa sembrava una buona occasione per far fare un passo in avanti al modo di ragionare delle sinistre al riguardo. Provo a spiegarmi. Carla Ravaioli notava che da buon economista Nicholas Stern, per esser certo di richiamare l’attenzione sul suo Rapporto, ha provato a tradurne i risultati in quattrini. Al di là dei guasti climatici, degli scioglimenti di ghiacci, delle desertificazioni avanzanti, dei 200 milioni di profughi scacciati da terre sempre più inaridite, ha sparato la cifra di 3,68 trilioni di sterline (5,5 trilioni di euro, il 20% del Pil mondiale) come prezzo per il mancato intervento sul mutamento climatico. E’ stata quella la cifra strombazzata da tutti i giornali. Evidentemente lo ha fatto perché è consapevole che quello dei soldi è il solo linguaggio comune a tutte le sfere di potere del mondo. Approccio al problema che comporta il rischio però (è questa la critica di Ravaioli) che anche le soluzioni vengano ricercate soltanto attraverso strumenti economici, oltreche' tecnologici: rifiutando ancora una volta cioè di imboccare la strada più giusta, che è quella di sgombrare le nostre menti dai criteri monetari come unico metro per valutare le cose e deciderci a perseguire le finalità - dichiaratamente antieconomiciste - della maggior possibile riduzione degli sfruttamenti di risorse terrestri nei cicli correnti di produzione-econsumo. Vorrei provare adesso a riprendere il filo del discorso da un altro capo messo in particolare evidenza da Ritanna Armeni. Quello della dimostrazione data da Stern dell’impossibilita' materiale per un solo paese, per importante che sia, di incidere in misura apprezzabile N sulla soluzione di questi problemi fintantoché gli altri seguitano a non darsene per intesi. La conclusione che ne discende - “o tutti insieme o nessuno” - a me sembra peggio che catastrofica. Significa in pratica un invito a tutti a non far niente di niente, perché tanto non servirebbe... Probabilmente è per questo che Stern mette avanti la questione dei soldi: perché ritiene meno difficile metter d’accordo le grandi potenze economiche che i singoli Stati. Cadendo però nell’altro rischio che Ravaioli denuncia: che dall’interesse delle multinazionali, che vedono nella questione ambientale soltanto una nuova occasione di guadagni e di affari, non possa venire in sostanza niente di buono. Anche perche', aggiungerei, non è affatto detto che sia più facile metter d’accordo i colossi economici che le Nazioni. Ritanna Armeni, nel ricordare le conclusioni di Stern sulla necessità di «un accordo globale di tutti i paesi del mondo per un intervento immediato e pianificato», mette in evidenza che questo significa riconoscere a tutto l’ambiente fisico planetario il carattere di “bene comune”. Un’idea di sinistra, d’accordo, positiva teoricamente, ma che non mi sembra possa arrivare a nascondere lo sconforto profondo che ci deriva dall’impossibilità materiale di fare praticamente alcunché per levarci davvero dai guai. La convinzione che ormai “non ci resta che piangere”. Sta di fatto che il genere umano non s’è mai trovato di fronte a una tragedia futura-prossima di questa portata. Trilioni di sterline a parte: si tratta, né più né meno, della sopravvivenza per popoli interi. Sappiamo infatti che c’è già chi pensa a salvare sé stesso a spese della distruzione degli altri: c’era anche questa tra le motivazioni dei neocons statunitensi nel loro tentativo (fortunatamente fallito, come stiamo vedendo) di procedere a suon di bombe alla conquista del mondo. Già nel 1970 il sociologo Usa Garret Hardin scriveva: «Se non ce n’è per tutti meglio a noi soli, e che crepino gli altri»)... Mentre l’idea solidaristico-socialista del pari diritto di tutti alla vita si scontra dovunque con difficoltà continuamente crescenti. Già, perché qui sta il busillis. Giorgio Ruffolo parlava su La Repubblicadi «gigantesco problema di ristrutturazione sociale, riorganizzazione politica e ripensamento etico della società umana». E in quell’editoriale del 25/10 Sansonetti metteva in discussione la natura stessa del capitalismo, «che porta nel suo dna un enorme definitivo difetto: la dittatura della crescita dei consumi e quindi il rischio di rovina del pianeta». Vedete dov’è che voglio andare a parare? Da quel che ci dice Ritanna Armeni sull’ambiente fisico “bene comune” e dalle parole di Sansonetti sulla messa in crisi del capitalismo, mettendo insieme due-più-due mi sembra risulti evidente che, se c’è ancora una qualche speranza di riportare a vivibilità questa Terra (niente è recuperabile al cento per cento, d’accordo, ma niente è mai nemmeno completamente perduto), sta oggi nel realizzare una nuova forma di comunismo che basi la ricerca di equità nella ripartizione dei beni su motivazioni profondamente diverse da quelle passate. Un comunismo lontano, cioè, dal contesto ipotizzato da Marx di ricchezza complessiva in aumento, e fondato invece sulla realtà dello squilibrio crescente fra popolazione mondiale e risorse, e quindi sull’assioma lapalissiano che se le risorse scarseggiano la sola cosa ragionevole e decente da fare è metterle in comune e ripartirle fra tutti il più equamente possibile. Come dire che in un momento tanto drammatico di situazione di bilico per il futuro del genere umano, la sola speranza di salvezza è “spostata a sinistra”. Dipenderà da noialtri - così frastornati ed incerti finora sul nostro destino - sgombrarci la testa da qualunque residuo di fisime economiciste mutuate dai nostri avversari, abbracciare convinti l’idea della messa in comune del bene unitario rappresentato dalla biosfera terrestre, trasmettere ad altri la nostra convinzione, batterci senza sosta e senza quartiere contro il mostruoso aggregato degli interessi capitalisti ostinati a non voler vedere quel che sta cambiando sotto i loro stessi occhi, ristabilire i valori della solidarietà interumana, unire le forze per la ricostituzione ancora possibile della vivibilità della Terra... Che dite? Sto vaneggiando? Può darsi. Ma se si riflette sulle difficoltà che abbiamo incontrato finora nel definire la nostra idea di rifondazione di un comunismo del XXI° secolo, se poniamo mente a quanto si sta rivelando problematico individuare una linea di pensiero e di azione per la Sinistra Europea, non è difficile accorgerci che ci si sta offrendo - se pure in extremis e quando già quasitutto sembra perduto - una prospettiva di validità incontestabile. E che noi soli - attenzione - possiamo portare avanti. Un compito storico per le sinistre come non l’hanno mai avuto, che ci piomba addosso già quasi-fuori dal tempo massimo. Il che lo rende - ci piaccia o meno - ancor più impegnativo. Chiaro che questo è un discorso che va approfondito e verificato portandolo avanti. Troppe cose ci sarebbero ancora da dire. Limitiamoci a una. Che per tentar di risolvere la questione ambientale le “terapie morbide” non bastano più. Beninteso: sperimentare energie alternative, razionalizzare edilizia e trasporti, riciclare i rifiuti e quant’altro sono cose che vanno fatte. E’ quel che hanno cominciato a capire (Ravaioli ricorda) perfino i potentati economici pronti a metter le mani sul nuovo business-ambiente. Ma non è questo (quantomeno non questo soltanto) che serve. E’ produrre di meno, è consumare di meno, è ritornare per certi aspetti a condizioni pre-industriali di parsimonia nei comportamenti. E’ adattarci definitivamente all’idea (ricordate la polemica dell’anno scorso su queste pagine?) di sostituire un sistema basato sui consumi crescenti con un sistema industrial- produttivo “in decrescita”. In aperto contrasto con gli interessi economici dominanti nel mondo e con la mentalita' che c’è dietro. E’ dedicare d’ora in avanti gran parte delle forze lavorative mondiali al risanamento ambientale: rimboschimenti, risanamenti idrogeologici, ripuliture e quant’altro. In altre parole: è rifiutare una volta per tutte e per sempre di lasciarci guidare da criteri di competitività e concorrenza. E’ mettere realmente alla base di tutte le nostre scelte politiche la solidarieta' fra gli esseri umani. E’ batterci contro la rete oppressiva e violenta dei potentati economici che detengono i massimi poteri nel mondo. Cose da far tremare soltanto a pensarle, d’accordo. Ma che rappresentano per la sinistra (di questo faremo bene a convincerci, per quanto difficile ed ostico sia) la più grande occasione storica che le si sia mai presentata per assumere il ruolo protagonista in una travagliatissima fase della vicenda umana. Senza cadere in eccessi di catastrofismo né di retorica: a me sembra che ci si prospetti - se saremo capaci di stare all’altezza dei problemi reali - la possibilità di dedicarci a una missione certamente drammatica, ma forse decisiva per la prosecuzione dell’avventura umana su questo pianeta. Le “terapie morbide” non bastano piu'. Serve produrre di meno, consumare di meno, in aperto contrasto con gli interessi economici dominanti e con la mentalità che c’è dietro.
Liberazione

carloge

giovedì, 28 dicembre 2006, ore 15:06

Amava il suo paese e voleva cambiarlo
I miei 15 anni di battaglie accanto a lui
di Roberto Musacchio
Fabrizio Giovenale e' stato un uomo importante. Importante per la sua famiglia, per sua moglie Marina, i suoi figli e i suoi nipoti. A questi ultimi ha dedicato alcuni suoi scritti a simboleggiare la sua straordinaria capacità di attraversare le generazioni guardando sempre, da ambientalista, a quelle future. Lo e' stato per noi, donne e uomini della politica, delle sinistre e dell’ambientalismo italiano che abbiamo avuto il privilegio e il piacere di essergli vicino e di apprezzare quella sua capacità unica di offrire i contributi più ricchi e preziosi con una disponibilità totale e una assoluta semplicita'. Fabrizio era egualmente presente agli appuntamenti piu' solenni e prestigiosi come alle riunioni piu' comuni e ordinarie. Ma lui è stato un uomo importante per questo Paese, l’Italia. Lo dico con convinzione e senza alcuna retorica sapendo quanto ne fosse lontano e insofferente. Giovenale e' stato un dirigente di primo piano di importanti strutture pubbliche; ha collaborato in gabinetti di ministri nell’esperienza del primo centrosinistra; e' stato alla guida di associazioni ambientalistiche storiche, nuove e nuovissime; ha accompagnato le sinistre italiane in modo ricco e creativo. E’ stato un uomo di fortissima impronta morale in cui l’etica non era astratta ma si concretizzava in un senso del pubblico come bene comune e un amore per la fisicità e la materialità di questo pubblico, e cioè l’ambiente, il territorio, le città. L’ambientalismo e' stato per lui esattamente l’espressione di questa etica pubblica. In nome di essa ha instancabilmente operato da dirigente pubblico, da politico ambientalista, da uomo di cultura. Ha denunciato le miserie e le stoltezze delle classi dirigenti, che specie in questo paese nella degradazione dell’ambiente hanno mostrato tutta la loro mancanza di senso civico. Ma ha anche costantemente incalzato le sinistre, criticato senza sconti le culture industrialiste, le povertà culturali o la meschinita' di compromessi privi di sguardi sul futuro. Lo ha fatto con una grande capacita' di conoscenza delle cose concrete, l’ambiente e le sue leggi; e con una incessante opera di ricerca e di innovazione di pensiero. Per questo è stato naturale trovarsi assieme in questi ultimi quindici anni della sua vita nell’impresa di rifondare contemporaneamente un ambientalismo e una sinistra critici. Lui che aveva dato tanto di se' a Italia Nostra e a Legambiente, si impegnava ora nella costruzione della Sinistra Rossoverde e del forum ambientalista. Lui uomo di sinistra si trovava accanto a noi di Rifondazione comunista e della Sinistra europea. E questo trovarsi insieme non avveniva in momenti saltuari ma in un impegno quotidiano e minuzioso. Ne' questa nuova impresa della sua vita lo aveva sottratto agli altri soggetti di impegno di anni precedenti con cui aveva sempre mantenuto una relazione, convinto che occorresse comunque mantenere un profilo unitario. Anche perche' voleva che provassimo a cambiarlo questo Paese, sprofondato nel berlusconismo. Ne sentiva un’urgenza testimoniata da tanti suoi scritti come l’ultimo libro che volle uscisse prima delle elezioni con il bellissimo titolo “La risalita”. Ma questa propensione unitaria si accompagnava a una grande radicalita' e acutezza di pensiero. Le sue elaborazioni critiche della globalizzazione e sul valore dell’economia locale e dei beni comuni sono tra il meglio della cultura altermondialista in cui lui si trovava a proprio agio. Giovenale e' stato anche uno scrittore importante, giornalista, saggista, uomo di cultura militante, quotidiana, fuori da ogni torre d’avorio. Un uomo bello che amava il suo paese e la sua città, Roma, e il mondo. Rendere omaggio a questa tua vita importante e' il minimo che possiamo fare insieme a dirti che ti vogliamo bene e che continueremo a sentirti vicino nel fare le cose che ci hai insegnato.
Liberazione

carloge

domenica, 24 dicembre 2006, ore 17:18

Si avvicina l'inizio della raccolta di firme per la proposta di legge nazionale di iniziativa popolare per la ripubblicizzazione dell'acqua.
La sede genovese, operativa dopo il 2 gennaio 2007, e' la sede della CGIL di Palazzo Tursi, via Garibaldi 9, 3 piano sopra avvocatura.
Numero di telefono: 010-5572402
Altri contatti (per la Provincia di Genova):
Antonio Bruno 339 3442011
Donatella Rizzo 335 7760999
Chiara Volpato 339 3432483
mail: liguriaacquapubblica@libero.it
mailing list: contrattoacqualiguria@yahoogroups.com per aderire inviare un messaggio vuoto a contrattoacqualiguria-subscribe@yahoogroups.com
Il 27 dicembre alle ore 17.00 faremo una riunione organizzativa per la provincia di Genova  Palazzo Tursi. Siete tutte/i invitate/i. per il coordinamento provinciale genovese.
Antonio Bruno
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PROPOSTA DI LEGGE D'INIZIATIVA POPOLARE CONCERNENTE : PRINCIPI PER LA TUTELA, IL GOVERNO E LA GESTIONE PUBBLICA DELLE ACQUE E DISPOSIZIONI PER LA RIPUBBLICIZZAZIONE DEL SERVIZIO IDRICO
Articolo 1 (Finalità) 1. La presente legge, ai sensi dell'art. 117, lettere m) ed s), della Costituzione, detta i principi con cui deve essere utilizzato, gestito e governato il patrimonio idrico nazionale. 2. La presente legge si prefigge l'obiettivo di favorire la definizione di un governo pubblico e partecipativo del ciclo integrato dell'acqua, in grado di garantirne un uso sostenibile e solidale.
Articolo 2 (Principi generali) 1. L'acqua è un bene naturale e un diritto umano universale. La disponibilità e l'accesso individuale e collettivo all'acqua potabile sono garantiti in quanto diritti inalienabili ed inviolabili della persona. 2. L'acqua è un bene finito, indispensabile all'esistenza di tutti gli esseri viventi. Tutte le acque superficiali e sotterranee sono pubbliche e non mercificabili e costituiscono una risorsa che è salvaguardata ed utilizzata secondo criteri di solidarietà. Qualsiasi uso delle acque è effettuato salvaguardando le aspettative e i diritti delle generazioni future a fruire di un integro patrimonio ambientale. Gli usi delle acque sono indirizzati al risparmio e al rinnovo delle risorse per non pregiudicare il patrimonio idrico, la vivibilità dell'ambiente, l'agricoltura, la fauna e la flora acquatiche, i processi geomorfologici e gli equilibri idrogeologici. 3. L'uso dell'acqua per l'alimentazione e l'igiene umana è prioritario rispetto agli altri usi del medesimo corpo idrico superficiale o sotterraneo. Come tale, deve essere sempre garantito, anche attraverso politiche di pianificazione degli interventi che consentano reciprocità e mutuo aiuto tra bacini idrografici con disparità di disponibilità della risorsa. Gli altri usi sono ammessi quando la risorsa è sufficiente e a condizione che non ledano la qualità dell'acqua per il consumo umano. 4. L'uso dell'acqua per l'agricoltura e l'alimentazione animale è prioritario rispetto agli altri usi, ad eccezione di quello di cui al comma 3. 5. Tutti i prelievi di acqua devono essere misurati a mezzo di un contatore a norma UE fornito dall'autorità competente e installato a cura dell'utilizzatore secondo i criteri stabiliti dall'autorità stessa.
Articolo 3 (Principi relativi alla tutela e alla pianificazione) 1. Per ogni bacino idrografico viene predisposto un bilancio idrico entro due anni dall'entrata in vigore della presente legge. Il bilancio idrico viene recepito negli atti e negli strumenti di pianificazione concernenti la gestione dell'acqua e del territorio e deve essere aggiornato periodicamente. 2. Entro sei mesi dall'entrata in vigore della presente legge il Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio, sentita la Conferenza Stato-Regioni, individua per decreto l'autorità responsabile per la redazione e l'approvazione dei bilanci idrici di bacino e i relativi criteri per la loro redazione secondo i principi contenuti nella Direttiva 60/2000/CE al fine di assicurare : a)il diritto all'acqua; b) l'equilibrio tra prelievi e capacità naturale di ricostituzione del patrimonio idrico; c) la presenza di una quantità minima di acqua, in relazione anche alla naturale dinamica idrogeologica ed ecologica, necessaria a permettere il mantenimento di biocenosi autoctone e il raggiungimento degli obiettivi di qualità ambientale, per garantire la tutela e la funzionalità degli ecosistemi acquatici naturali. 3. Al fine di favorire la partecipazione democratica, lo Stato e gli enti locali applicano nella redazione degli strumenti di pianificazione quanto previsto dall'articolo 14 della Direttiva 2000/60 CE su "informazione e consultazione pubblica". 4. Il rilascio o il rinnovo di concessioni di prelievo di acque deve essere vincolato al rispetto delle priorità, così come stabilite all'articolo 2, commi 3 e 4, e alla definizione del bilancio idrico di bacino, corredato da una pianificazione delle destinazioni d'uso delle risorse idriche. 5. Fatti salvi i prelievi destinati al consumo umano per il soddisfacimento del diritto all'acqua, il rilascio o il rinnovo di concessioni di prelievo di acque deve considerare il principio del recupero dei costi relativi ai servizi idrici, compresi i costi ambientali e relativi alle risorse soddisfacendo in particolare il principio "chi inquina paga", così come previsto dall'articolo 9 della Direttiva 2000/60 CE, fermo restando quanto stabilito all'articolo 8 della presente legge. Per esigenze ambientali o sociali gli Enti preposti alla pianificazione della gestione dell'acqua possono comunque disporre limiti al rilascio o al rinnovo delle concessioni di prelievo dell'acqua anche in presenza di remunerazione dell'intero costo. 6. In assenza di quanto previsto dai commi 1, 2, 3 e 4 non possono essere rilasciate nuove concessioni e quelle esistenti devono essere sottoposte a revisione annuale. 7. Le acque che, per le loro caratteristiche qualitative, sono definite "destinabili all'uso umano", non devono di norma essere utilizzate per usi diversi. Possono essere destinate ad usi diversi solo se non siano presenti altre risorse idriche, nel qual caso l'ammontare del relativo canone di concessione è decuplicato. 8. Per tutti i corpi idrici deve essere garantita la conservazione o il raggiungimento di uno stato di qualità vicino a quello naturale entro l'anno 2015 come previsto dalla Direttiva 60/2000/CE attraverso: il controllo e la regolazione degli scarichi idrici; l'uso corretto e razionale delle acque; l'uso corretto e razionale del territorio. 9. Le concessioni al prelievo e le autorizzazioni allo scarico per gli usi differenti da quello potabile possono essere revocate dall'autorità competente, anche prima della loro scadenza amministrativa, se è verificata l'esistenza di gravi problemi qualitativi e quantitativi al corpo idrico interessato. In tali casi non sono dovuti risarcimenti di alcun genere, salvo il rimborso degli oneri per il canone di concessione delle acque non prelevate. 10. I piani d'ambito di cui all'articolo 149 del d. lgs. n. 152 del 3 aprile 2006 devono essere aggiornati adeguandoli ai principi della presente legge e alle indicazioni degli specifici strumenti pianificatori di cui ai commi precedenti. 11. Dalla data di entrata in vigore della presente legge, nessuna nuova concessione per sfruttamento, imbottigliamento e utilizzazione di sorgenti, fonti, acque minerali o corpi idrici idonei all'uso potabile può essere rilasciata, se in contrasto con quanto previsto nel presente articolo.

Articolo 4 (Principi relativi alla gestione del servizio idrico) 1. In considerazione dell'esigenza di tutelare il pubblico interesse allo svolgimento di un servizio essenziale, con situazione di monopolio naturale (art. 43 Costituzione), il servizio idrico integrato è da considerarsi servizio pubblico locale privo di rilevanza economica. 2. La gestione del servizio idrico integrato è sottratta al principio della libera concorrenza, è realizzata senza finalità lucrative, persegue finalità di carattere sociale e ambientale, ed è finanziata attraverso meccanismi di fiscalità generale e specifica e meccanismi tariffari. 3. Il presente articolo impegna il Governo italiano all'interno di qualsiasi Trattato o Accordo internazionale.
Articolo 5 (Governo pubblico del ciclo integrato dell'acqua) 1. Al fine di salvaguardare l'unitarietà e la qualità del servizio, la gestione delle acque avviene mediante servizio idrico integrato, così come definito dalla parte terza del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152 (Norme in materia ambientale). 2. Gli acquedotti, le fognature, gli impianti di depurazione e le altre infrastrutture e dotazioni patrimoniali afferenti al servizio idrico integrato costituiscono il capitale tecnico necessario e indispensabile per lo svolgimento di un pubblico servizio e sono proprietà degli enti locali, i quali non possono cederla. Tali beni sono assoggettati al regime proprio del demanio pubblico ai sensi dell'art. 822 del codice civile e ad essi si applica la disposizione dell'art. 824 del codice civile. Essi, pertanto, sono inalienabili e gravati dal vincolo perpetuo di destinazione ad uso pubblico. 3. La gestione e l'erogazione del servizio idrico integrato non possono essere separate e possono essere affidate esclusivamente ad enti di diritto pubblico.
Articolo 6 (Ripubblicizzazione della gestione del servizio idrico integrato - decadenza delle forme di gestione - fase transitoria) 1. Dalla data di entrata in vigore della presente legge non sono possibili acquisizioni di quote azionarie di società di gestione del servizio idrico integrato. 2. Tutte le forme di gestione del servizio idrico affidate in concessione a terzi in essere alla data di entrata in vigore della presente legge, se non decadute per contratto, decadono alla medesima data. 3. Tutte le forme di gestione del servizio idrico affidate a società a capitale misto pubblico-privato in essere alla data di entrata in vigore della presente legge, se non decadute per contratto, avviano il processo di trasformazione - previo recesso del settore acqua e scorporo del ramo d'azienda relativo, in caso di gestione di una pluralità di servizi - in società a capitale interamente pubblico. Detto processo deve completarsi entro due anni dalla data di entrata in vigore della presente legge. 4. Le società risultanti dal processo di trasformazione di cui al comma 3 possono operare alle seguenti vincolanti condizioni : a) divieto di cessione di quote di capitale a qualsiasi titolo; b) esercizio della propria attività in via esclusiva nel servizio affidato; c) obbligo di sottostare a controllo da parte degli enti affidanti analogo a quello dagli stessi esercitato sui servizi a gestione diretta; d) obbligo di trasformazione in enti di diritto pubblico entro tre anni dalla data di costituzione. 5. Tutte le forme di gestione del servizio idrico affidate a società a capitale interamente pubblico in essere alla data di entrata in vigore della presente legge, se non decadute per contratto, completano il processo di trasformazione in enti di diritto pubblico entro un anno dalla data di entrata in vigore della presente legge. 6. Per le forme di gestione del servizio idrico di cui al comma 5, che rispettano le condizioni vincolanti di cui al comma 4, lettere a), b), e c), il termine di cui al comma 5 è prorogabile fino a un massimo di sette anni dalla data di entrata in vigore della presente legge. 7. In caso di mancata osservanza di quanto stabilito dal presente articolo, il Governo esercita i poteri sostitutivi stabiliti dalla legge. 8. Con decreto dei ministri competenti da emanare entro sei mesi dall'entrata in vigore della presente legge, sentita la Conferenza unificata di cui all'articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, sono definiti i criteri e le modalità alle quali le Regioni e gli enti locali devono attenersi per garantire la continuità del servizio e la qualità dello stesso durante la fase transitoria di cui al presente articolo, assicurando la trasparenza e la partecipazione dei lavoratori e dei cittadini ai relativi controlli.
Articolo 7
(Istituzione del Fondo Nazionale per la ripubblicizzazione del servizio idrico integrato) 1. Al fine di attuare i processi di trasferimento di gestione di cui all'articolo 6, è istituito presso il Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio il Fondo Nazionale per la ripubblicizzazione del servizio idrico integrato. Il Fondo Nazionale è alimentato dalle risorse finanziarie di cui all'articolo 12. 2. Entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, il Governo emana un apposito regolamento per disciplinare le modalità di accesso al Fondo di cui al comma 1.
Articolo 8 (Finanziamento del servizio idrico integrato) 1. Il servizio idrico integrato è finanziato attraverso la fiscalità generale e specifica e la tariffa. 2. I finanziamenti reperiti attraverso il ricorso alla fiscalità generale sono destinati a coprire parte dei costi di investimento e i costi di erogazione del quantitativo minimo vitale garantito, come definito all'articolo 9, comma 3. Ad essi vanno destinate risorse come stabilito all'articolo 12.
Articolo 9 (Finanziamento del servizio idrico integrato attraverso la tariffa) 1. Con apposito decreto, da emanare entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, il Governo definisce il metodo per la determinazione della tariffa del servizio idrico integrato per tutti gli usi dell'acqua, nel rispetto di quanto contenuto nel presente articolo. 2. Si definisce uso domestico ogni utilizzo d'acqua atto ad assicurare il fabbisogno individuale per l'alimentazione e l'igiene personale. La tariffa per l'uso domestico deve coprire i costi ordinari di esercizio del servizio idrico integrato ad eccezione del quantitativo minimo vitale garantito, di cui al comma 3. 3. L'erogazione giornaliera per l'alimentazione e l'igiene umana, considerata diritto umano e quantitativo minimo vitale garantito è pari a 50 litri per persona. E' gratuita e coperta dalla fiscalità generale. 4. L'erogazione del quantitativo minimo vitale garantito non può essere sospesa. In caso di morosità nel pagamento, il gestore provvede ad installare apposito meccanismo limitatore dell'erogazione, idoneo a garantire esclusivamente la fornitura giornaliera essenziale di 50 litri al giorno per persona. 5. Per le fasce di consumo domestico superiori a 50 litri giornalieri per persona, le normative regionali dovranno individuare fasce tariffarie articolate per scaglioni di consumo tenendo conto : a) del reddito individuale; b) della composizione del nucleo familiare; c) della quantità dell'acqua erogata; d) dell'esigenza di razionalizzazione dei consumi e di eliminazione degli sprechi. 6. Le normative regionali dovranno inoltre definire tetti di consumo individuale, comunque non superiori a 300 litri giornalieri per abitante, oltre i quali l'utilizzo dell'acqua è assimilato all'uso commerciale; di conseguenza la tariffa è commisurata a tale uso e l'erogazione dell'acqua è regolata secondo i principi di cui all'articolo 2. 7. Le tariffe per tutti gli usi devono essere definite tenendo conto dei principi di cui all'articolo 9 della Direttiva 2000/60 CE e devono contemplare, con eccezione per l'uso domestico, una componente aggiuntiva di costo per compensare : a) la copertura parziale dei costi di investimento; b) le attività di depurazione o di riqualificazione ambientale necessarie per compensare l'impatto delle attività per cui viene concesso l'uso dell'acqua; c) la copertura dei costi relativi alle attività di prevenzione e controllo.
Articolo 10
(Governo partecipativo del servizio idrico integrato) 1. Al fine di assicurare un governo democratico della gestione del servizio idrico integrato, gli enti locali adottano forme di democrazia partecipativa che conferiscano strumenti di partecipazione attiva alle decisioni sugli atti fondamentali di pianificazione, programmazione e gestione ai lavoratori del servizio idrico integrato e agli abitanti del territorio. Entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, le regioni definiscono, attraverso normative di indirizzo, le forme e le modalità più idonee ad assicurare l'esercizio di questo diritto. 2. Ai sensi dell'articolo 8 d. lgs. 267/2000, gli strumenti di democrazia partecipativa di cui al comma 1 devono essere disciplinati negli Statuti dei Comuni. 3. Entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge il Governo definisce la Carta Nazionale del Servizio Idrico Integrato, al fine di riconoscere il diritto all'acqua, come definito all'articolo 9, comma 3, e fissare i livelli e gli standard minimi di qualità del servizio idrico integrato. La Carta Nazionale del Servizio Idrico Integrato disciplina, altresì, le modalità di vigilanza sulla corretta applicazione della stessa, definendo le eventuali sanzioni applicabili.
Articolo 11 (Fondo Nazionale di solidarietà internazionale) 1. Al fine di favorire l'accesso all'acqua potabile per tutti gli abitanti del pianeta, e di contribuire alla costituzione di una fiscalità generale universale che lo garantisca, è istituito il Fondo Nazionale di solidarietà internazionale da destinare a progetti di sostegno all'accesso all'acqua, gestiti attraverso forme di cooperazione decentrata e partecipata dalle comunità locali dei paesi di erogazione e dei paesi di destinazione, con l'esclusione di qualsivoglia profitto o interesse privatistico. 2. Il Fondo si avvale, fra le altre, delle seguenti risorse : a) prelievo in tariffa di 1 centesimo di Euro per metro cubo di acqua erogata a cura del gestore del servizio idrico integrato; b) prelievo fiscale nazionale di 1 centesimo di Euro per ogni bottiglia di acqua minerale commercializzata. 3. Entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, il Governo emana un apposito regolamento per disciplinare le modalità di accesso al Fondo di cui al comma 1.
Articolo 12 (Disposizione finanziaria) 1. La copertura finanziaria della presente legge, per quanto attiene alla fiscalità generale, di cui all'articolo 8, comma2, e al Fondo Nazionale per la ripubblicizzazione del servizio idrico integrato, di cui all'articolo 7, comma 1, è garantita attraverso : a) la destinazione, in sede di approvazione della Legge Finanziaria, di una quota annuale di risorse non inferiore al 5% delle somme destinate nell'anno finanziario 2005 alle spese militari, prevedendo per queste ultime una riduzione corrispondente; b) la destinazione di una quota parte, pari a 2 miliardi di Euro/ anno, delle risorse derivanti dalla lotta all'elusione e all'evasione fiscale; c) la destinazione dei fondi derivanti dalle sanzioni emesse in violazione delle leggi di tutela del patrimonio idrico; d) la destinazione di una quota parte, non inferiore al 10%, dell'I.V.A. applicata sul commercio delle acque minerali; e) l'allocazione di una quota annuale delle risorse derivanti dall'introduzione di una tassa di scopo relativa al prelievo fiscale sulla produzione e l'uso di sostanze chimiche inquinanti per l'ambiente idrico; 2. Il Governo è delegato a adottare, entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, un decreto legislativo di definizione della tassa di scopo di cui al comma 1, lettera e . 3. Le risorse destinate dagli Enti Locali al finanziamento del servizio idrico integrato, secondo le modalità di cui alla presente legge, non rientrano nei calcoli previsti dal patto di stabilità interno previsto dalla Legge Finanziaria annuale.
Articolo 13 (Abrogazione) 1. Sono abrogate tutte le disposizioni incompatibili con la presente legge.

carloge

giovedì, 21 dicembre 2006, ore 16:07

Il circolo Nuova Ecologia e il circolo Amici a Ponente di Legambiente Genova organizzano la festa di Natale ambientalista sui gradini di Palazzo Ducale a De Ferrari ( scalinate del Ducale , in caso di pioggia al Mentelocale ) sabato 23 dicembre alle ore 12.
Le nostre lettere a babbo natale hanno ricevuto non una ma due risposte
Babbo natale Di Pietro ci ha scritto " bamboli non c' e' una lira".
Babbo natale Moretti, l'amministratore delegato delle ferrovie ha fatto di piu' - meritandosi la tessera ad honorem di socio benemerito di Legambiente - ha sbaraccato gli uffici e ha rimandato a casa l'unico guardiano rimasto del foro pilota di Fraconalto.

Brinderemo con buon Gavi della Val Lemme e il bianco della Val Polcevera - per gli astemi acqua delle sorgenti preservate in Val Lemme e in Val Polcevera.
A seguire " trenino " festoso e spernacchiante prima tappa uffici della Regione, seconda tappa Camera di Commercio, terza tappa Cassa di Risparmio dove verranno distribuiti i dobloni d'oro di cioccolato fatti risparmiare a tutti i contribuenti genovesi e ai correntisti di Carige.
E' gradita la divisa da ferroviere , palette , fischietti .
carloge

martedì, 19 dicembre 2006, ore 15:12

Inceneritori, perché?
di Marco Niro
Fonte: Megachip

In questi giorni si sta decidendo in Parlamento l'importante partita degli inceneritori. Oggi, i rifiuti bruciati negli inceneritori sono considerati una fonte d'energia assimilata alle rinnovabili, e per questo chi li brucia incassa un sacco di soldi, prelevati dalle nostre bollette dell'elettricità. Succede dal 1992. La Finanziaria di quest'anno doveva porre fine a questo scempio della salute e del portafoglio dei cittadini: nessun inceneritore costruito dopo il 31 dicembre 2006 avrebbe più beneficiato dei finanziamenti.

Ma c'è un emendamento che vuol cambiare le cose all'ultimo momento sostituendo il termine “costruiti” col termine “autorizzati”. Un inceneritore non lo si costruisce in una settimana, ma lo si può benissimo autorizzare. I lobbisti della cosiddetta “termovalorizzazione” (altra presa in giro linguistica) l'avranno così spuntata di nuovo.

Qui dal Trentino dove abito questa faccenda assume un sapore di beffa. Da anni si parla della costruzione di un inceneritore che dovrà bruciare tutti i rifiuti indifferenziati della Provincia. Ma non si era mai arrivati al dunque. Senonché, in questi ultimi giorni, in maniera tempisticamente sospetta, sono arrivate le prime autorizzazioni alla costruzione. Così, gli amministratori provinciali si assicurerebbero per il rotto della cuffia quei finanziamenti all'incenerimento che hanno sempre detto di non tenere in alcun conto. “L'unica nostra preoccupazione – hanno sempre sostenuto – è di evitare la discarica a quel 20-30% di rifiuto residuo che avanza anche coi migliori sistemi di raccolta differenziata”.

Ma la soluzione al problema dei rifiuti passa non solo dalla loro differenziazione, ma anche (soprattutto) dalla loro riduzione. La frazione di residuo secco che in effetti non può che rimanere anche coi migliori sistemi di differenziazione – su questo hanno ragione i lobbisti dell'incenerimento – si può infatti ridurre solo facendo un ulteriore passo. La soluzione è cambiare gli attuali sistemi di produzione e consumo. Il ‘bad industrial design' di cui parla il padre della strategia Rifiuti Zero , lo statunitense professor Paul Connett, deve diventare un ‘good industrial design', capace di garantire la totale riciclabilità dei prodotti.

Questo cambiamento può accadere solo se produttori e consumatori si accordano per andare con decisione verso questa direzione. E' in genere a questo punto che il dibattito si avvita su se stesso senza portare da nessuna parte. Il primo passo spetta ai consumatori! No, spetta ai produttori! Io produttore vorrei, ma poi il consumatore non compra… No, sono io consumatore che vorrei, ma poi il prodotto sullo scaffale del supermercato non ce lo trovo… E avanti così, mentre i rifiuti si ammucchiano e le discariche si esauriscono…

La cosa triste è che tecnologie produttive e tecniche di distribuzione per uscire da questa impasse ci sarebbero, se solo le si volesse davvero impiegare. Lo dimostrano i nuovi modi di produrre e consumare che, nella logica della riduzione dei rifiuti, vengono messi in pratica qua e là in maniera sporadica, nell'ambito delle realtà più evolute nella gestione sostenibile dei rifiuti. L'acquisto del latte fresco dai distributori automatici, i detersivi alla spina, il vuoto a rendere, i prodotti sfusi: sono tutte soluzioni praticabili.

In Trentino, dove l'opposizione all'inceneritore è forte, esperienze di questo genere non mancano, ma restano fortemente minoritarie. Gli amministratori provinciali fingono di incentivarle, ma la loro idea è un'altra: “Il cambiamento dei sistemi produttivi e dei criteri di progettazione – mi ha fatto notare l'assessore all'Ambiente della Provincia Autonoma di Trento – contrasta con logiche di mercato che rendono impossibile il recupero. Ad esempio un'automobile è costruita con materiale recuperabile per oltre il 90% ma i costi per smontarla completamente sono insostenibili. L'esperienza di altre realtà, in particolare estere, di imporre con legge divieti o obblighi ha aperto una lunga serie di contenziosi perchè, comunque la si guardi, cambiamenti rilevanti nell'attività produttiva comportano notevoli investimenti”. Ma il punto non è tanto quello di imporre il cambiamento al sistema produttivo, quanto di indurlo, ad esempio cominciando dall'evidenziare la cosiddetta verità dei costi, che tiene conto anche di quelli ambientali, ed è in grado di rendere economicamente sostenibile, come insegna il citato professor Connett, persino lo smontaggio di un'automobile.

Proprio in questi giorni Nimby trentino , l'associazione che da tre anni guida l'opposizione all'inceneritore, ha celebrato il millesimo giorno di digiuno di protesta portato avanti a catena dai cittadini. Il coordinatore Adriano Rizzoli critica le scelte di facciata di un'amministrazione che punta sulla differenziata, ma poi trascura completamente la strategia della riduzione e del “good industrial design”. “A causa di quale tipologia di rifiuti – si domanda Rizzoli – si prendono le dissennate decisioni di costruire gli inceneritori? Quanti rifiuti non riciclabili si potrebbe fare a meno di produrre? Quanti di essi si potrebbero rimpiazzare con del materiale riciclabile grazie a un'appropriata progettazione?”

Se si va a mettere le mani nel rifiuto residuo si scoprono cose molto interessanti. Rizzoli l'ha fatto, scoprendo che nel 2005, ben oltre la metà del residuo secco prodotto in Trentino, e che in futuro brucerà nell'inceneritore, era in realtà materiale riciclabile. E la parte non riciclabile? In essa è molto consistente la presenza dei poliaccoppiati, tipo tetrapak, per intenderci. “Allora non si potrebbe spingere per la totale sostituzione dei contenitori in tetrapak con contenitori di materiale riciclabile?”. Un'altra frazione importante del residuo secco non riciclabile è quella dei tessili sanitari. “E chi sa che anche i pannolini, se prodotti in un certo modo, si possono riciclare?”.

Il buon senso suggerirebbe innanzitutto di riflettere bene sui dati dell'analisi merceologica del residuo secco, e poi di fare il massimo sforzo per ridurre quanto non si può riciclare. Solo dopo si dovrebbe decidere se vale la pena di pianificare o meno un inceneritore, che rappresenterebbe una soluzione rigida e irreversibile. “Invece – prosegue Rizzoli – da noi in Trentino s'è fatto esattamente il contrario: prima s'è frettolosamente previsto un mega-inceneritore da 400.000 tonnellate l'anno, poi s'è aggiustato il tiro rimpicciolendolo di volta in volta man mano che si sono constatati i frutti della differenziazione. Se si avesse la pazienza e l'onestà di aspettare anche gli effetti di decise azioni di riduzione, alla fine non si potrebbe che decidere di abbandonare per sempre l'idea di costruirlo”.

A meno che quell'idea la si abbia per intascare i soldi pubblici che finanziano l'incenerimento. Il subdolo tentativo di questi giorni di far rientrare dalla finestra tali finanziamenti sembrerebbe indicare che le cose stanno purtroppo così.
carloge

domenica, 17 dicembre 2006, ore 15:19

LA FAVOLA DELLE INFRASTRUTTURE IN LIGURIA
 
Il dibattito intorno alle grandi opere infrastrutturali nell'area genovese e più in generale nel nord ovest italiano è un nodo ineludibile di ogni programma di governo del territorio.
Al di la di un dibattito fortemente imperniato sull'immagine e su idee molto confuse è importante entrare nella concretezza delle proposte.
Dall' affresco di Piano, all'alta velocità, alle gronde - di levate e ponente - sembra di assistere ad un dibattito tra piazzisti in cui si cerca di convincere gli acquirenti della bontà del proprio prodotto eludendo sistematicamente i veri nodi.
 
Quando molti anni fa ho dato un esame di macroeconomia se mi fossi azzardato a fare previsioni a medio termine - 15 - 20 anni, i tempi previsti per l'attuazione delle tre infrastrutture di cui sopra - ipotizzando imponenti investimenti pubblici e privati sulla base di una previsione di crescita costante in doppia cifra per paesi anche importanti - nel nostro caso Cina e India sarei stato gentilmente cacciato dall esaminatore - e avrebbe avuto ragione -
Tutti i dati macroeconomici parlano di picco di estrazione del petrolio entro una decina di anni, di esaurimento delle riserve d'acqua per la popolazione di mezzo mondo nei prossimi venti anni, di crescita esponenziale delle contraddizioni sociali interne a quei paesi - con prevedibili conflitti sociali per il recupero di reddito per le classi povere ed ambientali ben evidenziabili con la immensa nuvola di smog che copre le aree industriali della Cina e che sta già costringendo a - costosi - interventi di mitigazione, di prevedibile crisi internazionale nei rapporti Cina Usa.
 
Ora con queste fosche previsioni che hanno implicazioni molto significative sui prevedibili volumi di scambi col far east appare molto ma molto rischioso impostare investimenti e linee di programmazione economiche basate sui volumi, la qualità e la redditività di tali scambi.
Diventa forse più competitivo - sempre a medio lungo termine - un investimento molto più a portata di mano, sulla produzione di merci che non debbano attraversare il mondo per giungere a noi - due volte , la prima per delocalizzare le seconde per importare. Centrate sulla qualità del prodotto , sulla qualificazione della manodopera , sulla redditualità per imprenditori, manodopera e territorio di questi investimenti che permetta un incremento qualitativo e non quantitativo degli indici economici, il mitico pil che già bob kennedy, non certo un comunista, criticava nei primi anni 60 del secolo scorso.
Del resto Ferrari e Della Valle, Gucci e Barilla  e anche la stessa Fiat , continuano a fare - o riprendono - profitti ingenti anche senza ricorrere alla delocalizzazione , senza chiudere nessuna fabbrica , anzi assumendo e pagando di più i propri lavoratori -più quelificati -.
 
Per tornare a noi le previsioni di 9-10 milioni di tonnellate di merci che dal porto di Genova dovrebbero transitare verso il nord sono francamente una fola degna dei fratelli Grimm non certo di economisti qualificati, imprenditori attenti, politici accorti.
Del resto i numeri sono quelli che sono, la staticità dei traffici nei porti liguri è cosa risaputa da oltre dieci anni con spostamenti interni ma non certo significativi incrementi di volumi.
Ed il problema non è certo quello delle aree e delle infrastrutture che mancano. I dati dell' Autorità Portuale stimano in circa il 25% il volume delle aree portuali sottouttilizzate o impropriamente utilizzate e vien da fare ben magre considerazioni nei confronti di imprenditori e amministratori constatando che è solo grazie ad un intervento della magistratura che parte di quelle aree stanno tornando fruibili.
Anche le infrastrutture di trasporto sono significativamente sottouttilizzate - quelle ferroviarie in maniera macroscopica , esistono chilometri di linee ferroviarie in porto che sono state sepellite sotto l'asfalto e le attuali linee di valico non sono certo in condizioni di saturazione , al contrario sono fortemente sottouttilizzate.
D'altro canto la vicenda Autostrade-Albertis ci ha svelato un arcano , gli imprenditori privati - guarda un pò, quelli che si candidano a fare le gronde con i nostri soldi prelevati per gentile concessione della politica dalle nostre tasche grazie ad un congruo aumento delle tariffe, non hanno fatto ne gli investimenti a cui si erano impegnati, non hanno incrementato occupazione, non hanno restituito ricchezza alla citta', non hanno mitigato l'imponente impatto ambientale negativo a cui sarebbero obbligati per legge.Hanno solo fatto una barcata di soldi che si son messi in tasca alla faccia nostra. Ma se tutto cio' è storia perchè continuiamo a raccontare la favola di un futuro roseo e verde se gli interlocutori sono gli stessi - e anche gli amministratori - ?
 
Il raddoppio delle aree portuali cosi' come proposte da Piano non hanno uno straccio di analisi economica , finanziaria e ambientale che supportino questi discorsi da piazzisti, sono solo bei disegni , anzi affreschi, da mettere nei musei, opere visionarie di visionari non proposte urbanistiche sostenute da numeri e cifre credibili.
Non dovrebbe bastare che le cose le dica un genio bisognerebbe anche saper far di conto.
E del resto in piccolo la vicenda degli Erzelli è emblematica : diecimila posti di lavoro, il parco più grande della città, la restituzione di un debito al ponente cittadino ferito da decenni di aggressioni cementizie. Be' come è finita? Che dopo le nostre critiche - inascoltate - anche il genio in questione se ne è andato quando ha visto che per fare quadrare i conti banche e imprenditori volevano metterci casette a schiera, che gli unici soldi sono solo quelli pubblici per il trasferimento della facoltà di ingegneria se mai avverra', che sono previsti i soliti supermarket da periferia degradata e di occupazione non ce ne sarà nemmeno l'ombra - o meglio sarà trasferita da albaro a cornigliano - sai che gioia - da morego a cornigliano, e gli ingegnieri , le imprese delle new economy? Sparite, solo chiacchiere per far passare l'ennesima operazione di speculazione immobiliare e fondiaria in collina con la disponibilita' totale di amministratori che del resto di quegli interessi sono i principali rappresentanti politici e che si sono affrettati a proporre e far approvare l'ennesima variazione al puc. Renzo piano se ne va ? E noi chiamiamo Calatrava. I geni si possono sempre sostituire - pagando s'intende e con i soldi dei contribuenti -.
 
Parliamo poi delle merci.
Sempre i dati dell'autorità portuale ci dicono che il volume di merci che passano per il porto di Genova - e similmente anche per gli altri porti liguri - sono solo per il 25% rappresentati dai containers, un'altre fetta imponente se la prende l'importazione di petrolio - per rifornire tutto il nord ovest e la Svizzera .
Containers e petrolio hanno in comune alcune caratteristiche , non portano occupazione, reddito, qualità ambientale alle aree liguri, ma al contrario hanno effetti devastanti per la qualità della vita , dell'ambiente e in più abbattono le potenzialità reddituali per inestimenti ad alta ricaduta occupazionale e ambientale.
Basti per tutti il caso di Sampierdarna dove la coda infinita di tir che escono dal porto asfissiano la popolazione parimenti asfissiata dalle corsie autostradali del ponente. Con costi enormi per il pubblico - sanitari - , svalutazione imponente dei valori degli immobili dei residenti, abbattimento del reddto medio degli abitanti, frantumazione dell'identita culturale e sociale di un'area che ha fatto la storia della città.
 
Chi ci guadagna in tutto questo?
Non certo i genovesi. La maggioranza dei terminalisti non sono genovesi, sono referenti locali di multinazionali della logistica  che nel migliore dei casi investono nei loro paesi di origne - a volerci credere - il petrolio che passa per Multedo è gestto dalle multinazionali del petrolio e , visto il picco di crescita di cui sopra è destinato a medio termine a non essere nemmeno più strategico per il nostro paese - se vorremo arrivare ad una autonomia energetica significativa e smettere di pagare cifre folli per importare petrolio - e carbone ( per il porto di Vado ).
E allora se non portano ricchezza, occupazione, qualità di vita al nostro territorio perchè dovremmo continuare a farci massacrare da un modello economico e gestionale - della cosa pubblica - che ci succhia risorse per produrre redditi per i pochi e ben lontani dalla Liguria che gestiscono questi traffici ad Amburgo, Copenaghen, Ginevra, Singapore, Taiwan, Shangai, Seul ?
 
Possiamo provare a pensare a un porto che sia strutturalmente connesso ai bisogni e alle necessità della popolazione che ci vive intorno e agli imprenditori che investono in qualità e occupazione ?
Ecco questo puo' essere un modello reale per guardare al futuro con fiducia e per amministrare il territorio negli interessi dei suoi abitanti.
 
E poi, e poi..... c'è la legge.
Una delle regole non scritte del modello di sviluppo sviluppistico a manetta che ci propongono è che le leggi non valgono per tutti.
Se il settore immobiliare dovesse rispettare le leggi - per quanto esse possano essere permissive - dello stato italiano, molte aziende immobiliari ed edilizie morirebbero, non perchè non ci sarebbe lavoro, non perchè non ci sarebbe occupazione e guadagni per tutti. Solo perchè la rapina sistematica delle risorse ambientali, economiche e finanziarie del territori possono avvenire solo se le leggi non vengono applicate , se le banche possono concedere fidi agli "amici " ( furbetti o no ), se le commissioni edilizie e le amministrazioni sono affollate di architetti e parenti di architetti, se l'ispettorato del lavoro non controlla le regole della sicurezza e dell'avviamento al lavoro - o non viene messo in condizioni di -, se le agenzie di tutela  - in primis  l'arpal  - sono del tutto subalterne agli interessi della politica e si guardano bene di incorrere nelle ire dei potenti di turno.
 
Se questo vale per l'edilizia vale a maggior ragione per i trasporti e la logistica. Gli sforamenti di legge ai limiti ambientali delle polveri sottili prevalentemente originate dal traffico e dalle emissioni delle centrali industriali e di caseggiato per produrre energia in barba alle regole italiane ed europee sono una costante in cui la Liguria e Genova in particolare primeggiano. E tutto cio' chiama la responsabilità di amministrazioni che non fanno nulla per far rispettare le leggi a coloro di cui sono l'emanazione politica.
 
La Liguria - dati del ministero dell'interno - è la regione del nord con il più alto livello di reati di origine ambientale - ciclo del cemento e dei rifiuti in primis -. Siamo ben ben oltre la Lombardia , il Piemonte, il Veneto - in numeri non in percentuale - e prima di arrivare a Napoli solo il Lazio ci precede in questa poco edificante graduatoria.
Del resto l'inopinata prematura fine delle amministrazioni di Arenzano e Rapallo e i ripetuti incendi di stampo mafioso delle macchine di amministratori chiavaresi non sono che gli ultimi anelli di una catena molto molto lunga.
 
Non credo sia rivoluzionario - o forse - si, chiedere di rispettare le leggi, di perseguire i malfattori, di sciogliere gli innumerevoli nodi del conflitto di interessi che incombono sulle amministrazioni.
Eppure di tutto questo non si parla nel dibattito in corso. Forse perchè tutti i candidati suonano la stessa musica - seppure con diversi strumenti ?
 
Se vogliamo dirla tutta meno favole e più numeri, meno certezze e più fatti. E sopratutto molta molta onesta'
 
Andrea Agostini
carloge

venerdì, 08 dicembre 2006, ore 15:48

Cosa prevede per Multedo e Pegli
Mercoledì 13 dicembre 2006 ore 21.00
presso sala del Centro Culturale di Pegli
Palazzo Puppo, Passeggiata di Genova - Pegli
PROIEZIONE DEL PROGETTO E ASSEMBLEA PUBBLICA
Intervengono:
Mauro Solari, Assessore Provincia di Genova
Antonio Bruno, Forum Ambientalista
Dalla più recente presentazione del waterfront di Renzo Piano risulta che
il Porto Petroli non lascia Multedo, ma anzi raddoppia
· 4 attracchi rimangono a Multedo
· 4 attracchi vengono costruiti in testata all'attuale pista
dell'aeroporto, verso Pegli
L'attuale pista dell'aeroporto sarà adibita a porto container
Il nuovo aeroporto sarà realizzato con un enorme riempimento oltre la diga
foranea
carloge

venerdì, 08 dicembre 2006, ore 07:39

G8, Casini spara sull'inchiesta, ma Placanica continua a parlare
Checchino Antonini
Fonte: Liberazione

Prima la piazza lo fischia, poi si spella le dita per lui. Quando ha fatto capolino ieri a Piazza Ss.Apostoli in mezzo a centinaia di poliziotti del Sap che manifestavano contro la Finanziaria, Pierferdy s'è beccato una carica - è il caso di dirlo -di fischi e insulti che s'è tramutata in sincero entusiasmo quando il leader Udc ha sparato sulla commissione d'inchiesta prevista dal programma dell'Unione a proposito dei misfatti di Genova 2001.«Noi siamo qui per affermare una cosa importante: che la dignità delle forze dell'ordine si difende rispedendo al mittente iniziative dissennate come la proposta di una commissione d'inchiesta sul G8 di Genova». Da che parte batta il cuore di buona parte della polizia italiana s'era capito da come a Genova, sui corpi dei manifestanti, battevano i manganelli o quello che capitava (visto che certi carabinieri non hanno ancora spiegato perché si trovassero tra Corso Torino e Via Tolemaide con sbarre di ferrro truccate da sfollagente, e non l'hanno spiegato perché nessuno glielo domanda).Da che parte batta loro il cuore s'era capito alla vigilia delle elezioni del 2001 con un pezzo del Sap a mettere in scena con Gasparri un finto sconfinamento di clandestini sulla frontiera friulana e gran parte dei Cocer di tutte le forze a Palazzo Grazioli, residenza romana del Cavaliere, a rendere omaggio al futuro capo dell'esecutivo: «Siamo alla sua "destra", presidente!», disse sbattendo i tacchi il più alto in grado.Fu un coro di promesse per i «malpagati servitori dello Stato». Il governo che arrivò ebbe solo attenzioni per i funzionari coinvolti nei misfatti del G8, tutti promossi, ma i malpagati, pasoliniani, "figli del popolo" sarebbero restati tali. Avrebbero faticato a far quadrare i bilanci proprio come i lavoratori e gli studenti che hanno guardato in cagnesco durante gli impieghi in ordine pubblico. Unica garanzia, per le "forze dell'ordine", di non avere grane in caso di violenti G8 o di misteriosi controlli di ps come quello avvenuto a Ferrara il 25 settembre 2005 e in cui restò ucciso un diciottenne che non stava commettendo alcun reato. Ora è bello e giusto che anche gli agenti di polizia si scoprano cittadini e lavoratori ed esercitino il loro sacrosanto diritto a manifestare. Questo giornale, e il partito di cui è espressione, s'è sempre battuto per la piena sindacalizzazione di tutti i lavoratori in divisa. Meno bello, molto meno, che un leader politico come Casini, solo tre giorni dopo aver messo un migliaio di chilometri tra sé e i suoi ex alleati - per schivare il loro populismo spinto - si presenti su un palco ad assecondare, populisticamente, gli istinti più deteriori di una categoria. «Di scuse per non voler la commissione d'inchiesta se ne possono trovare tante, l'unica plausibile è che si ha paura che qualche verità possa emergere, soprattutto a proposito delle responsabilità politiche sulla gestione e l'organizzazione dell'ordine pubblico, e poi riguardo l'insabbiamento che è seguito», commenta a Liberazione Haidi Giuliani, senatrice Prc, la mamma di Carlo che fu ucciso da un proiettile di un carabiniere nelle cariche illegittime degli stessi carabinieri contro un corteo autorizzato. Casini ha detto ieri da che parte sta. E ha parlato non solo ai poliziotti del Sap ma ai suoi interlocutori dell'operazione Grande centro. Fare carta straccia del programma dell'Unione, che tante speranze ha acceso nel Paese, è il prezzo che chiede venga pagato per il suo trasloco dalla Cdl. L'ex carabiniere che si autoaccusò dell'omicidio Giuliani, intanto, continua lo stillicidio di rivelazioni nell'assoluta indifferenza del dibattito politico. In una nuova intervista a Calabria ora, Mario Placanica - prosciolto dall'accusa di omicidio nel maggio 2003 - insiste a fornire dettagli sulla sua estraneità nella morte del ventitreenne che s'era accorto - c'è un filmato inequivocabile - di un braccio con la pistola che spuntava dal defender e provò a difendersi raccogliendo un estintore. Placanica si domanda come mai il collega Cavataio gli abbia tolto la pistola dopo gli spari. Cavataio disse in aula di non essersi accorto degli spari e forse ebbe ordini precisi circa l'arma del commilitone. Nell'intervista, Placanica fa anche appello a un'anonima signora di un terzo piano che affaccia su Piazza Alimonda. Lei avrebbe visto un ufficiale appostato con un fucile di precisione su un altro balcone. Parole che vanno prese con le pinze, certo, chi sparò dal Defender sparò ad altezza d'uomo, le foto sono piuttosto chiare. Ma certe parole di Placanica sommate ad altre evidenze pressoché ignorate dal frettoloso processo, rivelano come sia «scandalosa» (parole di Giuliano Giuliani) l'archiviazione dell'omicidio di cui ieri s'è occupata la Corte europea dei diritti dell'uomo. La famiglia Giuliani ha presentato ieri un esposto contro lo Stato italiano che ipotizza la violazione della Convenzione europea sui Diritti umani per un uso eccessivo della forza e una inadeguata organizzazione a livello di sicurezza. Durante l'udienza di ammissibilità, ieri a Strasburgo, l'avvocato Paoletti ha sostenuto che durante l'inchiesta giudiziaria c'e' stata una manipolazione dei fatti e che le indagini non siano state condotte in maniera esaustiva perche' non sarebbero stati ascoltati diversi testi chiave, come diversi responsabili della polizia.
APPELLO AL PRESIDENTE DEL SENATO sen. FRANCO MARINI e al PRESIDENTE DELLA CAMERA DEI DEPUTATI on. FAUSTO BERTINOTTI:
http://www.reti-invisibili.net/carlogiuliani/docs/43-9499_raccolta_firme.rtf

COMPILA E SPEDISCI A LIBERAZIONE, VIALE DEL POLICLINICO, 131-00161 ROMA. FAX O6-44183254

carloge