Fabrizio Giovenale se n’è andato, addio ad una mente critica e lucida
Maestro di ottimismo, tra impegno e utopia
di Sabina Morandi
Fabrizio Giovenale se n’e' andato il 21 dicembre scorso, dopo una lunga vita piena d’affetti, d’impegno e di riflessioni lucide e profonde sulle quali si sono formate più generazioni di ambientalisti. La morte però, rende egoisti e chi ha conosciuto Fabrizio non puo' che sentirsi un po’ più solo, come se fossimo stati abbandonati dalla guida sicura di una mente ben ancorata alla realtà, una mente critica e lucida ma anche in grado di conservare - e dispensare a piene mani - una speranza combattiva. Personalmente non ho avuto la fortuna di formarmi alla sua scuola come tanti urbanisti diventati in seguito famosi - Antonio Cederna o Vezio De Lucia, tanto per citare i più noti - e il nostro rapporto è nato giusto qualche anno fa, in seguito alla lettura di alcuni articoli che lo avevano spinto a contattarmi. Rassicurata e lusingata da un “tifo” così autorevole, mi sono volentieri lasciata coinvolgere in un confronto serrato durante il quale, malgrado la differenza generazionale, abbiamo scoperto una comunanza di vedute che stupiva entrambi. Per quanto mi riguarda, ho attinto a piene mani dal suo ottimismo, un ottimismo tanto concreto quanto informato e nient’affatto ingenuo. Ero prevenuta, lo ammetto. Non mi aspettavo in un ottantenne tanta lucidità e tanta capacità di tenere il passo con gli eventi. Ogni volta che ci parlavi, Fabrizio aveva sempre letto il libro appena uscito, la rivista più contestata, l’articolo più discusso, e argomentava con un entusiasmo e un’umilta' che fanno difetto a molti quarantenni. Non c’era traccia in lui dell’arroganza che scaturisce dall’aver fatto tante cose importanti. Le sue esperienze di politica istituzionale - fu a capo del servizio studi e programmazione dei Lavori pubblici durante gli anni d’oro del primo centro sinistra, quando le riforme si facevano sul serio - non l’hanno ne' corrotto né sfiduciato ma sono probabilmente alla base di quella concretezza che ha continuato a mostrare in tutti i suoi scritti. Ai dilettanti di ogni categoria Fabrizio insegnava quella serietà che forse solo una formazione scientifica puo' garantire. Ai professionisti della scienza e dello sviluppo cercava di insegnare invece che non esistono solo le strade già tracciate e che l’utopia non è un sogno da lasciare ai poeti ma un impegno, una responsabilità della politica che non rinuncia a cercare di trasformare l’esistente. In “La risalita”, libretto pubblicato in fretta e furia da Punto Rosso durante la scorsa campagna elettorale, Fabrizio aveva individuato alcune strade per risalire dalla spirale distruttiva che il mondo sembra avere imboccato. Il punto di vista di Giovenale, com’è noto, è sempre stato quello rosso-verde, il che non significa soltanto poter vantare una militanza durata mezzo secolo ma avvertire con forza l’impellenza di una crisi ambientale divenuta sempre piu' evidente eppure, paradossalmente, sempre più lontana dagli orizzonti della politica. Com’e' possibile che la politica abbia rinunciato a ogni tentativo di regolare l’espansione di una globalizzazione basata su di una crescita cieca e meramente quantitativa incapace di fare i conti con i limiti fisici del pianeta? Ma soprattutto - si chiedeva Fabrizio - come invertire questa tendenza? Con parole leggere e scrittura colloquiale, Fabrizio metteva, come si dice, i piedi nel piatto. Per esempio invitando, nel suo ultimo scritto, a interrogarsi su alcune questioni a lungo rimandate, come ad esempio «la deformazione economica della laicita' illuminista» che ha fortemente influenzato la sinistra anche perché «la dottrina marxista, che ha guidato l’azione delle sinistre nel mondo per un secolo e mezzo, si fonda sulla stessa interpretazione economicista della realta' del capitalismo suo antagonista» ovvero, sempre per dirla con le sue parole, si e' trattato di «contendersi il manico della padella per cuocere la stessa frittata». Pero', sosteneva Fabrizio, la stagione delle guerre permanenti insieme all’accelerazione delle crisi ambientali, riporta alla ribalta quell’intuizione basata su di un’idea di societa' «intesa come equa distribuzione dei beni collettivi quanto come limitazione dei diritti individuali su di essi », limitazione che pero' va direttamente in rotta di collisione con quell’idea dello sviluppo illimitato condivisa dalla maggior parte della sinistra. Il problema e' che per sperare ancora nella pace, per uscire dallo sfruttamento neo-coloniale dei popoli e delle risorse del sud del mondo, o anche semplicemente per dar da mangiare a tutti quanti, non ci sono scorciatoie: bisogna abbandonare il paradigma dominante e imboccare drasticamente la via della decrescita, ovvero abbracciare con forza «l’idea di ridurre i consumi delle risorse terrestri (e cioe' delle materie prime per le lavorazioni industriali) che incontrava e incontra l’ostilita' del “popolo di sinistra”». Lungi dal coltivare, sia per l’Italia che per l’Europa nella sua interezza, la rincorsa della competitivita' a ogni costo, Fabrizio suggeriva di abbracciare decisamente un altro modello, diventarne i campioni e poi magari “venderlo” altrove. Come? Premiando ad esempio il “ciclo corto” (ovvero i cicli locali di produzione e consumo) e favorendo il rimpiazzo delle risorse mancanti, in primo luogo metalli e petrolio, attraverso ogni tipo di agevolazione fiscale che sostenga le iniziative di risparmio energetico - sia nella produzione che nell’edilizia - di riconversione e di diffusione delle rinnovabili. Tutto cio', oltre a prepararci per la crisi alimentare causata dal simultaneo aumento della popolazione planetaria e dall’esaurimento dei combustibili fossili (che sono alla base dell’agricoltura industrializzata), restituisce sovranità agli Stati e sottrae il controllo alle gigantesche multinazionali, le prime beneficiarie della globalizzazione. Decrescita, beni comuni, giustizia climatica, ri-localizzazione delle imprese. Per quanto poco utilizzate nel nostro paese, queste sono le parole d’ordine dei movimenti antagonisti di mezzo mondo, parole che riescono perfino a trovare udienza nella politica istituzionale, lì dove ha preso il potere una sinistra non troppo asservita agli interessi delle grandi corporation. In Italia, dove anche chi aveva la competenza e l’esperienza per fare questi discorsi - come Fabrizio - ha imboccato la strada della subalternita' culturale, queste sono ancora parolacce perfino in casa comunista. Fabrizio chiamava “sogni” le sue arrischiate panoramiche, aggiungendo che sognare e' un diritto e insieme un dovere per chi non s’accontenta dell’esistente e percepisce l’orrore di una crisi ecologica terminale. Volentieri raccogliamo il testimone dalle mani di uno che, questo dovere, se lo e' accollato fino alla fine. Anche se, senza di lui, sognare sarà molto più difficile. Chiamava “sogni” le sue arrischiate panoramiche, aggiungendo che sognare e' un diritto e insieme un dovere per chi non s’accontenta dell’esistente e percepisce l’orrore di una crisi ecologica terminale Sorprendente la sua capacità di stare al passo con gli eventi. Non c’era traccia in lui dell’arroganza che scaturisce dall’aver fatto tante cose importanti. Le sue esperienze di politica istituzionale non l’hanno ne' corrotto ne' sfiduciato, ma sono probabilmente alla base della concretezza che caratterizzava il suo pensiero Se le risorse scarseggiano la cosa ragionevole da fare è metterle in comune Per le sinistre un’occasione storica per assumere un ruolo protagonista Una nuova forma di comunismo contro la Grande Crisi ambientale Quello che segue è l’ultimo articolo, ancora inedito, inviatoci da Fabrizio Giovenale. Lo possiamo davvero considerare come il suo testamento politico. di Fabrizio Giovenale Noi preoccupati da sempre del disinteresse della stampa per le questioni ambientali non ci possiamo più lamentare. C’e' stato il “Living Planet Report 2006” del Wwf, poi, prima che quello finisse nel dimenticatoio, è uscito l’Observer con il Rapporto di Sir Nicholas Stern commissionato da Blair, e subito appresso Nairobi... La prima volta, che io ricordi, che l’ambiente è stato per più di una settimana di seguito su tutti i giornali. Su Liberazione si sono seguiti gli editoriali di Piero Sansonetti, Ritanna Armeni e Carla Ravaioli mentre Sabina Morandi forniva il suo quotidiano contributo di informazioni preziose, e poi le corrispondenze sul vertice in Africa (ennesimo fallimento, tra l’altro, con l’ulteriore rinvio di qualunque decisione importante)... In tutti i casi: a me questa sembrava una buona occasione per far fare un passo in avanti al modo di ragionare delle sinistre al riguardo. Provo a spiegarmi. Carla Ravaioli notava che da buon economista Nicholas Stern, per esser certo di richiamare l’attenzione sul suo Rapporto, ha provato a tradurne i risultati in quattrini. Al di là dei guasti climatici, degli scioglimenti di ghiacci, delle desertificazioni avanzanti, dei 200 milioni di profughi scacciati da terre sempre più inaridite, ha sparato la cifra di 3,68 trilioni di sterline (5,5 trilioni di euro, il 20% del Pil mondiale) come prezzo per il mancato intervento sul mutamento climatico. E’ stata quella la cifra strombazzata da tutti i giornali. Evidentemente lo ha fatto perché è consapevole che quello dei soldi è il solo linguaggio comune a tutte le sfere di potere del mondo. Approccio al problema che comporta il rischio però (è questa la critica di Ravaioli) che anche le soluzioni vengano ricercate soltanto attraverso strumenti economici, oltreche' tecnologici: rifiutando ancora una volta cioè di imboccare la strada più giusta, che è quella di sgombrare le nostre menti dai criteri monetari come unico metro per valutare le cose e deciderci a perseguire le finalità - dichiaratamente antieconomiciste - della maggior possibile riduzione degli sfruttamenti di risorse terrestri nei cicli correnti di produzione-econsumo. Vorrei provare adesso a riprendere il filo del discorso da un altro capo messo in particolare evidenza da Ritanna Armeni. Quello della dimostrazione data da Stern dell’impossibilita' materiale per un solo paese, per importante che sia, di incidere in misura apprezzabile N sulla soluzione di questi problemi fintantoché gli altri seguitano a non darsene per intesi. La conclusione che ne discende - “o tutti insieme o nessuno” - a me sembra peggio che catastrofica. Significa in pratica un invito a tutti a non far niente di niente, perché tanto non servirebbe... Probabilmente è per questo che Stern mette avanti la questione dei soldi: perché ritiene meno difficile metter d’accordo le grandi potenze economiche che i singoli Stati. Cadendo però nell’altro rischio che Ravaioli denuncia: che dall’interesse delle multinazionali, che vedono nella questione ambientale soltanto una nuova occasione di guadagni e di affari, non possa venire in sostanza niente di buono. Anche perche', aggiungerei, non è affatto detto che sia più facile metter d’accordo i colossi economici che le Nazioni. Ritanna Armeni, nel ricordare le conclusioni di Stern sulla necessità di «un accordo globale di tutti i paesi del mondo per un intervento immediato e pianificato», mette in evidenza che questo significa riconoscere a tutto l’ambiente fisico planetario il carattere di “bene comune”. Un’idea di sinistra, d’accordo, positiva teoricamente, ma che non mi sembra possa arrivare a nascondere lo sconforto profondo che ci deriva dall’impossibilità materiale di fare praticamente alcunché per levarci davvero dai guai. La convinzione che ormai “non ci resta che piangere”. Sta di fatto che il genere umano non s’è mai trovato di fronte a una tragedia futura-prossima di questa portata. Trilioni di sterline a parte: si tratta, né più né meno, della sopravvivenza per popoli interi. Sappiamo infatti che c’è già chi pensa a salvare sé stesso a spese della distruzione degli altri: c’era anche questa tra le motivazioni dei neocons statunitensi nel loro tentativo (fortunatamente fallito, come stiamo vedendo) di procedere a suon di bombe alla conquista del mondo. Già nel 1970 il sociologo Usa Garret Hardin scriveva: «Se non ce n’è per tutti meglio a noi soli, e che crepino gli altri»)... Mentre l’idea solidaristico-socialista del pari diritto di tutti alla vita si scontra dovunque con difficoltà continuamente crescenti. Già, perché qui sta il busillis. Giorgio Ruffolo parlava su La Repubblicadi «gigantesco problema di ristrutturazione sociale, riorganizzazione politica e ripensamento etico della società umana». E in quell’editoriale del 25/10 Sansonetti metteva in discussione la natura stessa del capitalismo, «che porta nel suo dna un enorme definitivo difetto: la dittatura della crescita dei consumi e quindi il rischio di rovina del pianeta». Vedete dov’è che voglio andare a parare? Da quel che ci dice Ritanna Armeni sull’ambiente fisico “bene comune” e dalle parole di Sansonetti sulla messa in crisi del capitalismo, mettendo insieme due-più-due mi sembra risulti evidente che, se c’è ancora una qualche speranza di riportare a vivibilità questa Terra (niente è recuperabile al cento per cento, d’accordo, ma niente è mai nemmeno completamente perduto), sta oggi nel realizzare una nuova forma di comunismo che basi la ricerca di equità nella ripartizione dei beni su motivazioni profondamente diverse da quelle passate. Un comunismo lontano, cioè, dal contesto ipotizzato da Marx di ricchezza complessiva in aumento, e fondato invece sulla realtà dello squilibrio crescente fra popolazione mondiale e risorse, e quindi sull’assioma lapalissiano che se le risorse scarseggiano la sola cosa ragionevole e decente da fare è metterle in comune e ripartirle fra tutti il più equamente possibile. Come dire che in un momento tanto drammatico di situazione di bilico per il futuro del genere umano, la sola speranza di salvezza è “spostata a sinistra”. Dipenderà da noialtri - così frastornati ed incerti finora sul nostro destino - sgombrarci la testa da qualunque residuo di fisime economiciste mutuate dai nostri avversari, abbracciare convinti l’idea della messa in comune del bene unitario rappresentato dalla biosfera terrestre, trasmettere ad altri la nostra convinzione, batterci senza sosta e senza quartiere contro il mostruoso aggregato degli interessi capitalisti ostinati a non voler vedere quel che sta cambiando sotto i loro stessi occhi, ristabilire i valori della solidarietà interumana, unire le forze per la ricostituzione ancora possibile della vivibilità della Terra... Che dite? Sto vaneggiando? Può darsi. Ma se si riflette sulle difficoltà che abbiamo incontrato finora nel definire la nostra idea di rifondazione di un comunismo del XXI° secolo, se poniamo mente a quanto si sta rivelando problematico individuare una linea di pensiero e di azione per la Sinistra Europea, non è difficile accorgerci che ci si sta offrendo - se pure in extremis e quando già quasitutto sembra perduto - una prospettiva di validità incontestabile. E che noi soli - attenzione - possiamo portare avanti. Un compito storico per le sinistre come non l’hanno mai avuto, che ci piomba addosso già quasi-fuori dal tempo massimo. Il che lo rende - ci piaccia o meno - ancor più impegnativo. Chiaro che questo è un discorso che va approfondito e verificato portandolo avanti. Troppe cose ci sarebbero ancora da dire. Limitiamoci a una. Che per tentar di risolvere la questione ambientale le “terapie morbide” non bastano più. Beninteso: sperimentare energie alternative, razionalizzare edilizia e trasporti, riciclare i rifiuti e quant’altro sono cose che vanno fatte. E’ quel che hanno cominciato a capire (Ravaioli ricorda) perfino i potentati economici pronti a metter le mani sul nuovo business-ambiente. Ma non è questo (quantomeno non questo soltanto) che serve. E’ produrre di meno, è consumare di meno, è ritornare per certi aspetti a condizioni pre-industriali di parsimonia nei comportamenti. E’ adattarci definitivamente all’idea (ricordate la polemica dell’anno scorso su queste pagine?) di sostituire un sistema basato sui consumi crescenti con un sistema industrial- produttivo “in decrescita”. In aperto contrasto con gli interessi economici dominanti nel mondo e con la mentalita' che c’è dietro. E’ dedicare d’ora in avanti gran parte delle forze lavorative mondiali al risanamento ambientale: rimboschimenti, risanamenti idrogeologici, ripuliture e quant’altro. In altre parole: è rifiutare una volta per tutte e per sempre di lasciarci guidare da criteri di competitività e concorrenza. E’ mettere realmente alla base di tutte le nostre scelte politiche la solidarieta' fra gli esseri umani. E’ batterci contro la rete oppressiva e violenta dei potentati economici che detengono i massimi poteri nel mondo. Cose da far tremare soltanto a pensarle, d’accordo. Ma che rappresentano per la sinistra (di questo faremo bene a convincerci, per quanto difficile ed ostico sia) la più grande occasione storica che le si sia mai presentata per assumere il ruolo protagonista in una travagliatissima fase della vicenda umana. Senza cadere in eccessi di catastrofismo né di retorica: a me sembra che ci si prospetti - se saremo capaci di stare all’altezza dei problemi reali - la possibilità di dedicarci a una missione certamente drammatica, ma forse decisiva per la prosecuzione dell’avventura umana su questo pianeta. Le “terapie morbide” non bastano piu'. Serve produrre di meno, consumare di meno, in aperto contrasto con gli interessi economici dominanti e con la mentalità che c’è dietro.
Liberazione
Amava il suo paese e voleva cambiarlo
I miei 15 anni di battaglie accanto a lui
di Roberto Musacchio
Fabrizio Giovenale e' stato un uomo importante. Importante per la sua famiglia, per sua moglie Marina, i suoi figli e i suoi nipoti. A questi ultimi ha dedicato alcuni suoi scritti a simboleggiare la sua straordinaria capacità di attraversare le generazioni guardando sempre, da ambientalista, a quelle future. Lo e' stato per noi, donne e uomini della politica, delle sinistre e dell’ambientalismo italiano che abbiamo avuto il privilegio e il piacere di essergli vicino e di apprezzare quella sua capacità unica di offrire i contributi più ricchi e preziosi con una disponibilità totale e una assoluta semplicita'. Fabrizio era egualmente presente agli appuntamenti piu' solenni e prestigiosi come alle riunioni piu' comuni e ordinarie. Ma lui è stato un uomo importante per questo Paese, l’Italia. Lo dico con convinzione e senza alcuna retorica sapendo quanto ne fosse lontano e insofferente. Giovenale e' stato un dirigente di primo piano di importanti strutture pubbliche; ha collaborato in gabinetti di ministri nell’esperienza del primo centrosinistra; e' stato alla guida di associazioni ambientalistiche storiche, nuove e nuovissime; ha accompagnato le sinistre italiane in modo ricco e creativo. E’ stato un uomo di fortissima impronta morale in cui l’etica non era astratta ma si concretizzava in un senso del pubblico come bene comune e un amore per la fisicità e la materialità di questo pubblico, e cioè l’ambiente, il territorio, le città. L’ambientalismo e' stato per lui esattamente l’espressione di questa etica pubblica. In nome di essa ha instancabilmente operato da dirigente pubblico, da politico ambientalista, da uomo di cultura. Ha denunciato le miserie e le stoltezze delle classi dirigenti, che specie in questo paese nella degradazione dell’ambiente hanno mostrato tutta la loro mancanza di senso civico. Ma ha anche costantemente incalzato le sinistre, criticato senza sconti le culture industrialiste, le povertà culturali o la meschinita' di compromessi privi di sguardi sul futuro. Lo ha fatto con una grande capacita' di conoscenza delle cose concrete, l’ambiente e le sue leggi; e con una incessante opera di ricerca e di innovazione di pensiero. Per questo è stato naturale trovarsi assieme in questi ultimi quindici anni della sua vita nell’impresa di rifondare contemporaneamente un ambientalismo e una sinistra critici. Lui che aveva dato tanto di se' a Italia Nostra e a Legambiente, si impegnava ora nella costruzione della Sinistra Rossoverde e del forum ambientalista. Lui uomo di sinistra si trovava accanto a noi di Rifondazione comunista e della Sinistra europea. E questo trovarsi insieme non avveniva in momenti saltuari ma in un impegno quotidiano e minuzioso. Ne' questa nuova impresa della sua vita lo aveva sottratto agli altri soggetti di impegno di anni precedenti con cui aveva sempre mantenuto una relazione, convinto che occorresse comunque mantenere un profilo unitario. Anche perche' voleva che provassimo a cambiarlo questo Paese, sprofondato nel berlusconismo. Ne sentiva un’urgenza testimoniata da tanti suoi scritti come l’ultimo libro che volle uscisse prima delle elezioni con il bellissimo titolo “La risalita”. Ma questa propensione unitaria si accompagnava a una grande radicalita' e acutezza di pensiero. Le sue elaborazioni critiche della globalizzazione e sul valore dell’economia locale e dei beni comuni sono tra il meglio della cultura altermondialista in cui lui si trovava a proprio agio. Giovenale e' stato anche uno scrittore importante, giornalista, saggista, uomo di cultura militante, quotidiana, fuori da ogni torre d’avorio. Un uomo bello che amava il suo paese e la sua città, Roma, e il mondo. Rendere omaggio a questa tua vita importante e' il minimo che possiamo fare insieme a dirti che ti vogliamo bene e che continueremo a sentirti vicino nel fare le cose che ci hai insegnato.
Liberazione
Si avvicina l'inizio della raccolta di firme per la proposta di legge nazionale di iniziativa popolare per la ripubblicizzazione dell'acqua.
La sede genovese, operativa dopo il 2 gennaio 2007, e' la sede della CGIL di Palazzo Tursi, via Garibaldi 9, 3 piano sopra avvocatura.
Numero di telefono: 010-5572402
Altri contatti (per la Provincia di Genova):
Antonio Bruno 339 3442011
Donatella Rizzo 335 7760999
Chiara Volpato 339 3432483
mail: liguriaacquapubblica@libero.it
mailing list: contrattoacqualiguria@yahoogroups.com per aderire inviare un messaggio vuoto a contrattoacqualiguria-subscribe@yahoogroups.com
Il 27 dicembre alle ore 17.00 faremo una riunione organizzativa per la provincia di Genova Palazzo Tursi. Siete tutte/i invitate/i. per il coordinamento provinciale genovese.
Antonio Bruno
----------------------
PROPOSTA DI LEGGE D'INIZIATIVA POPOLARE CONCERNENTE : PRINCIPI PER LA TUTELA, IL GOVERNO E LA GESTIONE PUBBLICA DELLE ACQUE E DISPOSIZIONI PER LA RIPUBBLICIZZAZIONE DEL SERVIZIO IDRICO
Articolo 1 (Finalità) 1. La presente legge, ai sensi dell'art. 117, lettere m) ed s), della Costituzione, detta i principi con cui deve essere utilizzato, gestito e governato il patrimonio idrico nazionale. 2. La presente legge si prefigge l'obiettivo di favorire la definizione di un governo pubblico e partecipativo del ciclo integrato dell'acqua, in grado di garantirne un uso sostenibile e solidale.
Articolo 2 (Principi generali) 1. L'acqua è un bene naturale e un diritto umano universale. La disponibilità e l'accesso individuale e collettivo all'acqua potabile sono garantiti in quanto diritti inalienabili ed inviolabili della persona. 2. L'acqua è un bene finito, indispensabile all'esistenza di tutti gli esseri viventi. Tutte le acque superficiali e sotterranee sono pubbliche e non mercificabili e costituiscono una risorsa che è salvaguardata ed utilizzata secondo criteri di solidarietà. Qualsiasi uso delle acque è effettuato salvaguardando le aspettative e i diritti delle generazioni future a fruire di un integro patrimonio ambientale. Gli usi delle acque sono indirizzati al risparmio e al rinnovo delle risorse per non pregiudicare il patrimonio idrico, la vivibilità dell'ambiente, l'agricoltura, la fauna e la flora acquatiche, i processi geomorfologici e gli equilibri idrogeologici. 3. L'uso dell'acqua per l'alimentazione e l'igiene umana è prioritario rispetto agli altri usi del medesimo corpo idrico superficiale o sotterraneo. Come tale, deve essere sempre garantito, anche attraverso politiche di pianificazione degli interventi che consentano reciprocità e mutuo aiuto tra bacini idrografici con disparità di disponibilità della risorsa. Gli altri usi sono ammessi quando la risorsa è sufficiente e a condizione che non ledano la qualità dell'acqua per il consumo umano. 4. L'uso dell'acqua per l'agricoltura e l'alimentazione animale è prioritario rispetto agli altri usi, ad eccezione di quello di cui al comma 3. 5. Tutti i prelievi di acqua devono essere misurati a mezzo di un contatore a norma UE fornito dall'autorità competente e installato a cura dell'utilizzatore secondo i criteri stabiliti dall'autorità stessa.
Articolo 3 (Principi relativi alla tutela e alla pianificazione) 1. Per ogni bacino idrografico viene predisposto un bilancio idrico entro due anni dall'entrata in vigore della presente legge. Il bilancio idrico viene recepito negli atti e negli strumenti di pianificazione concernenti la gestione dell'acqua e del territorio e deve essere aggiornato periodicamente. 2. Entro sei mesi dall'entrata in vigore della presente legge il Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio, sentita la Conferenza Stato-Regioni, individua per decreto l'autorità responsabile per la redazione e l'approvazione dei bilanci idrici di bacino e i relativi criteri per la loro redazione secondo i principi contenuti nella Direttiva 60/2000/CE al fine di assicurare : a)il diritto all'acqua; b) l'equilibrio tra prelievi e capacità naturale di ricostituzione del patrimonio idrico; c) la presenza di una quantità minima di acqua, in relazione anche alla naturale dinamica idrogeologica ed ecologica, necessaria a permettere il mantenimento di biocenosi autoctone e il raggiungimento degli obiettivi di qualità ambientale, per garantire la tutela e la funzionalità degli ecosistemi acquatici naturali. 3. Al fine di favorire la partecipazione democratica, lo Stato e gli enti locali applicano nella redazione degli strumenti di pianificazione quanto previsto dall'articolo 14 della Direttiva 2000/60 CE su "informazione e consultazione pubblica". 4. Il rilascio o il rinnovo di concessioni di prelievo di acque deve essere vincolato al rispetto delle priorità, così come stabilite all'articolo 2, commi 3 e 4, e alla definizione del bilancio idrico di bacino, corredato da una pianificazione delle destinazioni d'uso delle risorse idriche. 5. Fatti salvi i prelievi destinati al consumo umano per il soddisfacimento del diritto all'acqua, il rilascio o il rinnovo di concessioni di prelievo di acque deve considerare il principio del recupero dei costi relativi ai servizi idrici, compresi i costi ambientali e relativi alle risorse soddisfacendo in particolare il principio "chi inquina paga", così come previsto dall'articolo 9 della Direttiva 2000/60 CE, fermo restando quanto stabilito all'articolo 8 della presente legge. Per esigenze ambientali o sociali gli Enti preposti alla pianificazione della gestione dell'acqua possono comunque disporre limiti al rilascio o al rinnovo delle concessioni di prelievo dell'acqua anche in presenza di remunerazione dell'intero costo. 6. In assenza di quanto previsto dai commi 1, 2, 3 e 4 non possono essere rilasciate nuove concessioni e quelle esistenti devono essere sottoposte a revisione annuale. 7. Le acque che, per le loro caratteristiche qualitative, sono definite "destinabili all'uso umano", non devono di norma essere utilizzate per usi diversi. Possono essere destinate ad usi diversi solo se non siano presenti altre risorse idriche, nel qual caso l'ammontare del relativo canone di concessione è decuplicato. 8. Per tutti i corpi idrici deve essere garantita la conservazione o il raggiungimento di uno stato di qualità vicino a quello naturale entro l'anno 2015 come previsto dalla Direttiva 60/2000/CE attraverso: il controllo e la regolazione degli scarichi idrici; l'uso corretto e razionale delle acque; l'uso corretto e razionale del territorio. 9. Le concessioni al prelievo e le autorizzazioni allo scarico per gli usi differenti da quello potabile possono essere revocate dall'autorità competente, anche prima della loro scadenza amministrativa, se è verificata l'esistenza di gravi problemi qualitativi e quantitativi al corpo idrico interessato. In tali casi non sono dovuti risarcimenti di alcun genere, salvo il rimborso degli oneri per il canone di concessione delle acque non prelevate. 10. I piani d'ambito di cui all'articolo 149 del d. lgs. n. 152 del 3 aprile 2006 devono essere aggiornati adeguandoli ai principi della presente legge e alle indicazioni degli specifici strumenti pianificatori di cui ai commi precedenti. 11. Dalla data di entrata in vigore della presente legge, nessuna nuova concessione per sfruttamento, imbottigliamento e utilizzazione di sorgenti, fonti, acque minerali o corpi idrici idonei all'uso potabile può essere rilasciata, se in contrasto con quanto previsto nel presente articolo.
Articolo 4 (Principi relativi alla gestione del servizio idrico) 1. In considerazione dell'esigenza di tutelare il pubblico interesse allo svolgimento di un servizio essenziale, con situazione di monopolio naturale (art. 43 Costituzione), il servizio idrico integrato è da considerarsi servizio pubblico locale privo di rilevanza economica. 2. La gestione del servizio idrico integrato è sottratta al principio della libera concorrenza, è realizzata senza finalità lucrative, persegue finalità di carattere sociale e ambientale, ed è finanziata attraverso meccanismi di fiscalità generale e specifica e meccanismi tariffari. 3. Il presente articolo impegna il Governo italiano all'interno di qualsiasi Trattato o Accordo internazionale.
Articolo 5 (Governo pubblico del ciclo integrato dell'acqua) 1. Al fine di salvaguardare l'unitarietà e la qualità del servizio, la gestione delle acque avviene mediante servizio idrico integrato, così come definito dalla parte terza del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152 (Norme in materia ambientale). 2. Gli acquedotti, le fognature, gli impianti di depurazione e le altre infrastrutture e dotazioni patrimoniali afferenti al servizio idrico integrato costituiscono il capitale tecnico necessario e indispensabile per lo svolgimento di un pubblico servizio e sono proprietà degli enti locali, i quali non possono cederla. Tali beni sono assoggettati al regime proprio del demanio pubblico ai sensi dell'art. 822 del codice civile e ad essi si applica la disposizione dell'art. 824 del codice civile. Essi, pertanto, sono inalienabili e gravati dal vincolo perpetuo di destinazione ad uso pubblico. 3. La gestione e l'erogazione del servizio idrico integrato non possono essere separate e possono essere affidate esclusivamente ad enti di diritto pubblico.
Articolo 6 (Ripubblicizzazione della gestione del servizio idrico integrato - decadenza delle forme di gestione - fase transitoria) 1. Dalla data di entrata in vigore della presente legge non sono possibili acquisizioni di quote azionarie di società di gestione del servizio idrico integrato. 2. Tutte le forme di gestione del servizio idrico affidate in concessione a terzi in essere alla data di entrata in vigore della presente legge, se non decadute per contratto, decadono alla medesima data. 3. Tutte le forme di gestione del servizio idrico affidate a società a capitale misto pubblico-privato in essere alla data di entrata in vigore della presente legge, se non decadute per contratto, avviano il processo di trasformazione - previo recesso del settore acqua e scorporo del ramo d'azienda relativo, in caso di gestione di una pluralità di servizi - in società a capitale interamente pubblico. Detto processo deve completarsi entro due anni dalla data di entrata in vigore della presente legge. 4. Le società risultanti dal processo di trasformazione di cui al comma 3 possono operare alle seguenti vincolanti condizioni : a) divieto di cessione di quote di capitale a qualsiasi titolo; b) esercizio della propria attività in via esclusiva nel servizio affidato; c) obbligo di sottostare a controllo da parte degli enti affidanti analogo a quello dagli stessi esercitato sui servizi a gestione diretta; d) obbligo di trasformazione in enti di diritto pubblico entro tre anni dalla data di costituzione. 5. Tutte le forme di gestione del servizio idrico affidate a società a capitale interamente pubblico in essere alla data di entrata in vigore della presente legge, se non decadute per contratto, completano il processo di trasformazione in enti di diritto pubblico entro un anno dalla data di entrata in vigore della presente legge. 6. Per le forme di gestione del servizio idrico di cui al comma 5, che rispettano le condizioni vincolanti di cui al comma 4, lettere a), b), e c), il termine di cui al comma 5 è prorogabile fino a un massimo di sette anni dalla data di entrata in vigore della presente legge. 7. In caso di mancata osservanza di quanto stabilito dal presente articolo, il Governo esercita i poteri sostitutivi stabiliti dalla legge. 8. Con decreto dei ministri competenti da emanare entro sei mesi dall'entrata in vigore della presente legge, sentita la Conferenza unificata di cui all'articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, sono definiti i criteri e le modalità alle quali le Regioni e gli enti locali devono attenersi per garantire la continuità del servizio e la qualità dello stesso durante la fase transitoria di cui al presente articolo, assicurando la trasparenza e la partecipazione dei lavoratori e dei cittadini ai relativi controlli.
Articolo 7 (Istituzione del Fondo Nazionale per la ripubblicizzazione del servizio idrico integrato) 1. Al fine di attuare i processi di trasferimento di gestione di cui all'articolo 6, è istituito presso il Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio il Fondo Nazionale per la ripubblicizzazione del servizio idrico integrato. Il Fondo Nazionale è alimentato dalle risorse finanziarie di cui all'articolo 12. 2. Entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, il Governo emana un apposito regolamento per disciplinare le modalità di accesso al Fondo di cui al comma 1.
Articolo 8 (Finanziamento del servizio idrico integrato) 1. Il servizio idrico integrato è finanziato attraverso la fiscalità generale e specifica e la tariffa. 2. I finanziamenti reperiti attraverso il ricorso alla fiscalità generale sono destinati a coprire parte dei costi di investimento e i costi di erogazione del quantitativo minimo vitale garantito, come definito all'articolo 9, comma 3. Ad essi vanno destinate risorse come stabilito all'articolo 12.
Articolo 9 (Finanziamento del servizio idrico integrato attraverso la tariffa) 1. Con apposito decreto, da emanare entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, il Governo definisce il metodo per la determinazione della tariffa del servizio idrico integrato per tutti gli usi dell'acqua, nel rispetto di quanto contenuto nel presente articolo. 2. Si definisce uso domestico ogni utilizzo d'acqua atto ad assicurare il fabbisogno individuale per l'alimentazione e l'igiene personale. La tariffa per l'uso domestico deve coprire i costi ordinari di esercizio del servizio idrico integrato ad eccezione del quantitativo minimo vitale garantito, di cui al comma 3. 3. L'erogazione giornaliera per l'alimentazione e l'igiene umana, considerata diritto umano e quantitativo minimo vitale garantito è pari a 50 litri per persona. E' gratuita e coperta dalla fiscalità generale. 4. L'erogazione del quantitativo minimo vitale garantito non può essere sospesa. In caso di morosità nel pagamento, il gestore provvede ad installare apposito meccanismo limitatore dell'erogazione, idoneo a garantire esclusivamente la fornitura giornaliera essenziale di 50 litri al giorno per persona. 5. Per le fasce di consumo domestico superiori a 50 litri giornalieri per persona, le normative regionali dovranno individuare fasce tariffarie articolate per scaglioni di consumo tenendo conto : a) del reddito individuale; b) della composizione del nucleo familiare; c) della quantità dell'acqua erogata; d) dell'esigenza di razionalizzazione dei consumi e di eliminazione degli sprechi. 6. Le normative regionali dovranno inoltre definire tetti di consumo individuale, comunque non superiori a 300 litri giornalieri per abitante, oltre i quali l'utilizzo dell'acqua è assimilato all'uso commerciale; di conseguenza la tariffa è commisurata a tale uso e l'erogazione dell'acqua è regolata secondo i principi di cui all'articolo 2. 7. Le tariffe per tutti gli usi devono essere definite tenendo conto dei principi di cui all'articolo 9 della Direttiva 2000/60 CE e devono contemplare, con eccezione per l'uso domestico, una componente aggiuntiva di costo per compensare : a) la copertura parziale dei costi di investimento; b) le attività di depurazione o di riqualificazione ambientale necessarie per compensare l'impatto delle attività per cui viene concesso l'uso dell'acqua; c) la copertura dei costi relativi alle attività di prevenzione e controllo.
Articolo 10 (Governo partecipativo del servizio idrico integrato) 1. Al fine di assicurare un governo democratico della gestione del servizio idrico integrato, gli enti locali adottano forme di democrazia partecipativa che conferiscano strumenti di partecipazione attiva alle decisioni sugli atti fondamentali di pianificazione, programmazione e gestione ai lavoratori del servizio idrico integrato e agli abitanti del territorio. Entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, le regioni definiscono, attraverso normative di indirizzo, le forme e le modalità più idonee ad assicurare l'esercizio di questo diritto. 2. Ai sensi dell'articolo 8 d. lgs. 267/2000, gli strumenti di democrazia partecipativa di cui al comma 1 devono essere disciplinati negli Statuti dei Comuni. 3. Entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge il Governo definisce la Carta Nazionale del Servizio Idrico Integrato, al fine di riconoscere il diritto all'acqua, come definito all'articolo 9, comma 3, e fissare i livelli e gli standard minimi di qualità del servizio idrico integrato. La Carta Nazionale del Servizio Idrico Integrato disciplina, altresì, le modalità di vigilanza sulla corretta applicazione della stessa, definendo le eventuali sanzioni applicabili.
Articolo 11 (Fondo Nazionale di solidarietà internazionale) 1. Al fine di favorire l'accesso all'acqua potabile per tutti gli abitanti del pianeta, e di contribuire alla costituzione di una fiscalità generale universale che lo garantisca, è istituito il Fondo Nazionale di solidarietà internazionale da destinare a progetti di sostegno all'accesso all'acqua, gestiti attraverso forme di cooperazione decentrata e partecipata dalle comunità locali dei paesi di erogazione e dei paesi di destinazione, con l'esclusione di qualsivoglia profitto o interesse privatistico. 2. Il Fondo si avvale, fra le altre, delle seguenti risorse : a) prelievo in tariffa di 1 centesimo di Euro per metro cubo di acqua erogata a cura del gestore del servizio idrico integrato; b) prelievo fiscale nazionale di 1 centesimo di Euro per ogni bottiglia di acqua minerale commercializzata. 3. Entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, il Governo emana un apposito regolamento per disciplinare le modalità di accesso al Fondo di cui al comma 1.
Articolo 12 (Disposizione finanziaria) 1. La copertura finanziaria della presente legge, per quanto attiene alla fiscalità generale, di cui all'articolo 8, comma2, e al Fondo Nazionale per la ripubblicizzazione del servizio idrico integrato, di cui all'articolo 7, comma 1, è garantita attraverso : a) la destinazione, in sede di approvazione della Legge Finanziaria, di una quota annuale di risorse non inferiore al 5% delle somme destinate nell'anno finanziario 2005 alle spese militari, prevedendo per queste ultime una riduzione corrispondente; b) la destinazione di una quota parte, pari a 2 miliardi di Euro/ anno, delle risorse derivanti dalla lotta all'elusione e all'evasione fiscale; c) la destinazione dei fondi derivanti dalle sanzioni emesse in violazione delle leggi di tutela del patrimonio idrico; d) la destinazione di una quota parte, non inferiore al 10%, dell'I.V.A. applicata sul commercio delle acque minerali; e) l'allocazione di una quota annuale delle risorse derivanti dall'introduzione di una tassa di scopo relativa al prelievo fiscale sulla produzione e l'uso di sostanze chimiche inquinanti per l'ambiente idrico; 2. Il Governo è delegato a adottare, entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, un decreto legislativo di definizione della tassa di scopo di cui al comma 1, lettera e . 3. Le risorse destinate dagli Enti Locali al finanziamento del servizio idrico integrato, secondo le modalità di cui alla presente legge, non rientrano nei calcoli previsti dal patto di stabilità interno previsto dalla Legge Finanziaria annuale.
Articolo 13 (Abrogazione) 1. Sono abrogate tutte le disposizioni incompatibili con la presente legge.
G8, Casini spara sull'inchiesta, ma Placanica continua a parlare
Checchino Antonini
Fonte: Liberazione
COMPILA E SPEDISCI A LIBERAZIONE, VIALE DEL POLICLINICO, 131-00161 ROMA. FAX O6-44183254