giovedì, 30 novembre 2006, ore 08:36

Convegno verso il FSM di Nairobi 2007

La Clausola democratica della UE come avvio della discussione sulla centralità degli individui e dei soggetti sociali negli accordi commerciali
Milano, 1-2 dicembre 2006
Camera del Lavoro, corso di Porta Vittoria 43
Ingresso libero

Lo scorso 14 febbraio il Parlamento europeo ha approvato all'unanimità la "risoluzione Agnoletto" sulla Clausola diritti umani e democrazia negli accordi tra Unione europea e Paesi terzi. L'aula di Strasburgo ha assunto una posizione netta nei confronti della Commissione e del Consiglio europeo, dichiarandosi indisponibile ad avallare nuovi accordi commerciali che non contengano una clausola democratica chiara, valida per tutti i Paesi partner (non solo per i più deboli), applicata a tutti gli accordi commerciali (compresi quelli settoriali come il tessile e l'agricoltura) e inclusiva delle responsabilità delle multinazionali.
Uno strumento, quello della clausola, di per sé non risolutivo delle ingiustizie strutturali che caratterizzano il rapporto Nord-Sud del mondo ma che offre lo spunto per riaprire un dibattito serio su come sia oggi possibile rimettere la persona, e le sue libertà fondamentali, al centro degli accordi commerciali internazionali.
Noi pensiamo che i diritti umani, nel contempo universali e specifici alle diversità dei popoli, vengono prima di qualsiasi interesse economico: limitano e regolano il mercato, non ne sono una conseguenza e una variabile secondaria. Essi sostanziano la possibilità di una reale partecipazione popolare ai processi della decisione politica, innescano percorsi di democratizzazione delle società locali, vivono nelle regole di un nuovo diritto internazionale, sostengono la possibilità di una reale riforma delle Nazioni Unite e degli organismi internazionali, fino a preludere a nuove forme di organizzazione sociale.
Questo convegno ha lo scopo di discutere questa prospettiva, le sue possibilità, i suoi contenuti importanti a partire dalla lente offertaci dall'attuale rapporto tra diritti e mercato, dal suo trasformarsi nella crisi del liberismo, dalle alternative a quest'ultimo dentro una prospettiva di un mondo multipolare regolato da un nuovo diritto internazionale fondato sulla solidarietà, sulla giustizia sociale, sulla pace. Da ultimo vuole inoltrarsi nella discussione in merito alle politiche possibili in grado di concretizzare questo processo di trasformazione.
Organizza: Associazione Culturale Punto Rosso
Con il supporto di: Terre des Hommes Italia, Manitese, Fair, Carta, Segretariato Europa Cgil
Con il contributo dell'assessorato Partecipazione Pace e Cooperazione internazionale della Provincia di Milano
Hanno aderito: Attac Italia, Fondazione Basso - Sezione Internazionale, Fratelli dell'Uomo, Lunaria, Apice, Lila Cedius, A Sud, Terra Nuova, Campagna Europa-Africa, Fondazione G.Piccini, Chico Mendes, Campagna No excuse, Ics - Consorzio italiano di solidarietà, Coopi.
PROGRAMMA DEL CONVEGNO
Venerdì 1 dicembre 2006 - ore 20:00
Proiezione del documentario "Appunti da Bamako" realizzato da Focuspuller in occasione del Social Forum Mondiale del 2006
Prologo "Verso Nairobi 2007" con Aminata Traorè (Forum sociale del Mali), Chico Whitaker (Commissione brasiliana per la giustizia e la pace), Vittorio Agnoletto (gruppo Gue/Ngl), Moema Miranda (Ibase, Brasile), Samir Amin (Forum mondiale delle alternative), Wahu Kaara (Jubilee South Kenya)
Sabato 2 dicembre 2006 - ore 10:00-13:00
Relazioni analitiche
Ø La Clausola diritti umani e democrazia nel quadro delle politiche commerciali della UE (Vittorio Agnoletto - rapporteur del Parlamento Europeo sul tema)
Ø Gli strumenti di tutela e promozione dei diritti umani nei rapporti internazionali (Valerio Onida - Università degli Studi di Milano)
Ø Il destino dell'Omc alla chiusura del Doha round (Susan George - Attac Francia)
Ø I grandi blocchi regionali (Samir Amin - Forum mondiale delle alternative)
Ø L'Africa alla vigilia del FSM 2007 (Wahu Kaara - Jubilee South Kenya, Mamadou Cissokho - Roppa, Senegal)
Ø La necessità di un nuovo ordine economico: il laboratorio America Latina (Wim Dierckxsens - Dipartimento ecumenico di investigazione, Costarica)
Moderatore: Giorgio Riolo (Associazione culturale Punto Rosso)
Sabato 2 dicembre 2006 - ore 14:00-17:45
Relazioni strategiche
Ø il ruolo dei sindacati e delle organizazzioni contadine (Nicola Nicolosi - Segretariato Europa Cgil, Mamadou Cissokho - Roppa, rete organizzazioni contadine dell'Africa occidentale, Senegal)
Ø il ruolo delle Ong e delle associazioni (Emilio Molinari - Contratto mondiale sull'acqua, Raffaele Salinari - Terre des Hommes, Mariarosa Cutillo - Manitese)
Ø il ruolo dei movimenti sociali (Mario Pianta - Università di Urbino, Moema Miranda - Ibase, Pravin Patel - Tribals Welfare Society India)
Ø il ruolo dei media (Anna Pizzo - Carta Cantieri Sociali, Gabriele Polo - Il Manifesto)
Moderatore: Giosuè De Salvo (Lila Cedius)
Sabato 2 dicembre 2006 - ore 18:00-19:30
Tavola rotonda finale su "L'Europa nel mercato mondiale" con Benita Ferrero Waldner* (Commissaria Ue Relazioni Esterne), Francis Wurtz (presidente gruppo Gue/Ngl del Parlamento Europeo), Emma Bonino* (ministra Commercio Estero italiano), Patrizia Sentinelli (vice ministra degli Affari Esteri), Vittorio Agnoletto (rapporteur del PE sulla Clausola democratica della Ue).
Moderatore: Gianni Tognoni (Fondazione Basso - Sezione Internazionale)
*= invitati
INFO: www.dirittiemercato.it, info@dirittiemercato.it
carloge

mercoledì, 29 novembre 2006, ore 07:45

COMUNICATO STAMPA

Oggetto: Assemblea Pubblica a Sampierdarena

Il prossimo 1° dicembre, alle ore 16.30 presso il  Centro Civico di Sampierdarena, si terrà un’assemblea pubblica sul tema “Sampierdarena a pezzi”

L’assemblea è stata organizzata dai Comitati dei Cittadini di Sampierdarena, che da anni cercano di attirare l’attenzione delle istituzioni sulle varie emergenze che affliggono la delegazione e sulle quali non sembra esserci stata, ad oggi, sufficiente sensibilità.

Su Sampierdarena si sta concentrando un numero crescente di servitù e di servizi che mirano a farne un nuovo centro amministrativo e direzionale e, nello stesso tempo, la sede in cui concentrare molte attività portuali.

Ma questo rischia di divenire una miscela esplosiva per gli ignari abitanti del quartiere, se non è preceduto da una pianificazione seria e attenta che non metta le esigenze di sviluppo del porto in contrasto con il benessere dei cittadini, da un piano della mobilità che sappia programmare gli spostamenti rispettando la qualità della vita delle persone, dalla dovuta attenzione all’identità ed alla storia della delegazione,

Tutte cose che sono sempre mancate e infatti già oggi chi vive o lavora a Sampierdarena ne sta pagando le conseguenze, a cominciare dai rischi per la propria salute che è messa a repentaglio da livelli di inquinamento tra i più alti di Genova; ragion per cui, pur senza entrare nel merito dei singoli interventi che stanno per abbattersi sulla delegazione come un ciclone, le preoccupazioni per il futuro sono più che fondate.

I Comitati dei cittadini di Sampierdarena vogliono interrompere questa spirale che ha portato a concentrare  servitù e disagi dove già esistevano servitù e disagi: l’intento dell’assemblea, che arriva alla fine di un mese che ha visto altre iniziative nel quartiere, è sia di tentare un’opera di informazione che di raccogliere e formulare proposte e, pertanto, non è rivolta solo a coloro che hanno  a cuore il destino della delegazione, ma anche a chi si appresta a deciderne il futuro.
Nel corso dell’assemblea verrà presentato il Piano della Mobilità per Sampierdarena elaborato da Italia Nostra in collaborazione con i comitati
carloge

lunedì, 27 novembre 2006, ore 11:00

Comunicato stampa

CHIUDERE LA CASERMA DI BOLZANETO E RICONVERTIRLA AD ARCHIVIO STORICO DEI MOVIMENTI E DELLE CULTURE GIOVANILI IN EUROPA, A UN ANNO DAL FALSO ATTENTATO

Un anno fa, il 27 novembre 2005, si diffuse la notizia di un presunto attentato nei confronti della caserma di Genova Bolzaneto, tristemente famosa per essere stato il luogo di detenzione dove centinaia di manifestanti vennero torturati, durante i giorni del G8 nel luglio 2001.
Apprendiamo dagli organi di stampa, che il razzo, che colpi' un'azienda farmaceutica attigua alla caserma, ferendo una lavoratrice trentacinquenne, parti' dall'interno della caserma e non, come descrivevano le affrettate supposizioni della prima, ora da una collina antistante.
Non fu, pertanto, un "attentato fallito per poco", con "la scelta del luogo e del giorno non del tutto casuale: appena venti giorni dopo l'inizio del processo contro gli imputati accusati delle violenze nella caserma di Bolzaneto", per il quale il prefetto Giuseppe Romano si era premurato di  convocare una riunione del comitato di ordine e sicurezza.
Apprendiamo, inoltre, che la Digos ha sequestrato un arsenale clandestino (una bomba a mano, pezzi di artiglieria, munizioni, probabilmente trafugati durante le missioni all'estero dei militari italiani), immagazzinato in alcuni capannoni interni alla caserma..
Quello che era stato falsamente descritto come un attentato che avrebbe dovuto creare tensione, da ritorcere contro chi chiedeva Verita’ e Giustizia per i fatti di Genova luglio 2001 si e’ dimostrato, nell’ipotesi piu’ benevola, un gioco – esperimento partito dal piazzale della caserma.
Nell’anniversario di questo falso attentato, la verita’ si fa strada, ma ci inquieta il silenzio assordante di  istituzioni, media (quasi tutti) e forze politiche nazionali e genovesi.
Istituzioni che nelle sue piu’ alte cariche, con il codazzo di parlamentari europei ossequianti, avevano fatto a gara nel visitare la struttura di Bolzaneto senza accennare minimamente a cio’ che era successo nel tentativo di ricostruire una “verginita’” alla struttura ormai nota in tutto il Pianeta per le violazioni di diritti umani che li’ sono stati compiuti
Nonostante il tentativo di far dimenticare quello che e' avvenuto nella caserma di Bolzaneto durante il G8 (le torture verso centinaia di manifestanti contro il G8 per le quali e' in corso un processo) non c'è maquillage che possa coprire, nascondere, quanto avvenuto.
Se si vuole chiudere una volta per tutte con il passato di violenze e torture, si finiscano celermente i processi, si risarciscano politicamente e finanziariamente le vittime, si apra la Commissione Parlamentare di Inchiesta sui fatti di Genova 2001 per individuare le responsabilita’ politiche di quanto accaduto e si riconverta la caserma di Bolzaneto ad Archivio Storico dei movimenti e delle culture giovanili.

Vittorio Agnoletto, parlamentare europeo PRC-SE   3356356978
Antonio Bruno, Forum verso la Sinistra Europea Genova 339 3442011
carloge
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categoria : politica, genova, g8

sabato, 25 novembre 2006, ore 07:52

Le colpe del riarmo nucleare
Hermann Scheer*,  13 novembre 2006
Questo mese su Aprile, il mensile   

Con quale legittimazione è possibile chiedere oggi ai "non haves" di rinunciare a costruirsi la bomba, soprattutto dopo la tragedia irakena, un paese aggredito proprio e solo quando gli ispettori ONU hanno garantito che non possedeva armi nucleari e non il contrario come si è cercato di far credere? Che fare? Cosa possono fare gli Europei, che peraltro si trovano nella scomoda posizione di annoverare nelle loro fila ben due potenze nucleari, la Francia e la Gran Bretagna?

Peccato che così pochi giornalisti e statisti studino la storia. Se lo facessero la lettura dei fatti sarebbe più agevole e il dibattito politico ne risulterebbe meno stravolto. Questa ovvia considerazione vale in ogni occasione, ma in modo particolare per la questione bombe nucleari, a proposito della quale sembra che tutti abbiano perso la memoria.

Accade, infatti, che i principali accusatori dell'Iran, di aver violato il Trattato di non proliferazione delle armi nucleari, siano proprio coloro che da 36 anni sono in flagrante violazione del medesimo.(una violazione provata, a differenza di quella per ora solo ipotetica di Teheran). Quanto alla Corea del Nord, da quel Trattato si è, da tempo, ritirata ricorrendo a una clausola che ufficialmente lo prevede. Una decisione motivata proprio dal non rispetto delle sue norme da parte in primo luogo degli Stati Uniti. Per questo vale la pena di ricapitolare.

Il Trattato, sottoscritto nel 1968 ed entrato in vigore il 1° luglio del 1970 poggia su tre pilastri: 1) gli stati che possiedono le armi nucleari - in gergo gli "haves" ( gli aventi ) - all'epoca Usa, Urss, Francia, Gran Bretagna e Cina,si impegnano a un graduale disarmo;2) quelli che non le hanno - gli "have not" - a non comprarle né produrle ; 3) grazie a questo impegno ottengono aiuto per sviluppare la produzione di energia nucleare a fini pacifici, accettando tuttavia una clausola di salvaguardia: di consentire a una commissione internazionale un controllo che garantisca che dal pacifico non si passi al militare.

Da quando il Trattato è entrato in vigore c'è stato solo un minimo atto di disarmo: il ritiro dei missili a media gittata installati in Europa negli anni '80. Poi più niente.
Il Trattato prevede anche, però, che ogni cinque anni si convochi una conferenza per verificare lo stato di avanzamento della sua attuazione. Ad ogni tornata, dal 1975, i "non haves" hanno riproposto la richiesta di passi di disarmo da parte dei possidenti; che, invece, non solo non li hanno compiuti, ma non hanno nemmeno avanzato un qualche progetto per effettuarli in futuro. Il solo ad avanzare una proposta in tal senso fu Michail Gorbachov nel 1986, quando mise sul tavolo il suo "Comprehensive Nuclear Desarmement Project", in poche parole: rinunciamo tutti.
Come è noto l'ipotesi del presidente sovietico cadde nel vuoto. Si disse, nonostante la distensione cominciasse a suscitare speranze, che era troppo avanzata e che il contrasto est-ovest era ancora forte. Successivamente, nel 1990, con il muro già caduto, il vertice Nato, riunito a Roma, decise che neppure ora si sarebbe potuto procedere a misure di disarmo, perché si stava imponendo il nuovo e non dichiarato conflitto: quello Nord-Sud.

Ad un certo momento, nel corso delle periodiche conferenze di verifica, previste dal Trattato, fu avanzata l'ipotesi di procedere almeno alla sospensione dei test. Un tentativo di dimostrare che, se non si voleva ancora disarmare, almeno non si intendeva riarmare. Ed è proprio su questo punto che, nella Conferenza del 2000, tenuta a New York, fra "haves" e "non haves" si aprì un grande scontro. I detentori delle bombe avevano infatti chiesto che il Trattato, inizialmente previsto per 25 anni e dunque formalmente già scaduto, fosse prolungato a tempo indeterminato. I non possidenti risposero "no, proprio perché gli "haves", in un quarto di secolo, non avevano fatto nulla, nemmeno sospeso i test". Cinque anni prima, infatti, durante una precedente conferenza, gli Stati uniti avevano opposto un formale rifiuto alla richiesta. Quanto ai francesi poi, senza nemmeno parlarne, avevano fatto test nel Pacifico e durante uno di questi, come è noto, la Marina Repubblicana colò a picco il Raynbow warrior, l'imbarcazione di Greenpeace, che era andata a denunciare la ripresa degli esperimenti. In seguito Mitterand li interruppe, ma poi Chirac li ripristinò.
La Conferenza del 2000 terminò comunque con qualche speranza, perché Clinton, se non altro, promise che gli Stati Uniti di test non ne avrebbero più fatti. Ma un anno dopo arrivò Bush, e annullò la promessa del suo predecessore. E' per queste ragioni che la Conferenza successiva, nel 2005, termina senza nemmeno un comunicato conclusivo: troppo imbarazzante dire qualcosa.

Così sono andate le cose, che invece le odierne campagne di stampa ignorano, per ignoranza o più probabilmente malafede, fatti che dovrebbero sollevare il seguente interrogativo: con quale legittimazione è possibile chiedere oggi ai "non haves" di rinunciare a costruirsi la bomba, soprattutto dopo la tragedia irakena, un paese aggredito proprio e solo quando gli ispettori ONU hanno garantito che non possedeva armi nucleari e non il contrario come si è cercato di far credere? Che fare? Cosa possono fare gli Europei, che peraltro si trovano nella scomoda posizione di annoverare nelle loro fila ben due potenze nucleari, la Francia e la Gran Bretagna? E' pensabile e credibile che, con questi scheletri negli armadi, possano svolgere un'opera di mediazione? Perché la Germania, che pure è una "non have", non dice nulla alla sua grande alleata Francia?

In realtà, nel 1968, quando il Trattato fu pensato, era già evidente la sua fragilità. Willy Brandt, allora ministro degli esteri nel governo di coalizione, consapevole delle diffidenze che avrebbe suscitato fra chi non possedeva armi nucleari, propose di convocare tutti i "non haves" per ascoltare le loro ragioni. La Conferenza si tenne, lo stesso anno a Ginevra. I partecipanti dissero con chiarezza che avrebbero firmato solo a condizione che gli gli "haves" si fossero contemporaneamente impegnati a disarmare. A queste condizioni il Trattato fu varato, sebbene non tutti si siano fidati e, infatti, oltre ad Israele, India e Pakistan, non vi aderirono. Una proposta: perchè Germania, Italia, Spagna e gli altri non haves europei non prendono la medesima iniziativa che 38 anni fa prese Brandt? In poche parole, proporre una conferenza di tutti quelli che non hanno la bomba per discutere come rinnovare il Trattato.
A nessuno piace che le bombe proliferino. Tanto meno piacciono regimi come quello della Corea del nord o dell'Iran ( anche se per ora è stato un paese democratico ad usare queste armi ). Ma per insegnare la morale bisogna avere almeno un briciolo di legittimità.

* Deputato al Bundestag.SPD

Fonte: AprileOnLine
carloge

venerdì, 24 novembre 2006, ore 07:59

In Italia centinaia di migliaia di persone attendo il permesso di soggiorno;
la legge sulla cittadinanza non viene modificata come promesso;
il diritto di voto amministrativo è ancora negato agli migranti residenti in Italia, in violazione della Convenzione di Strasburgo.
Nella realtà quotidiana ai migranti è applicato un regime di trattamento differenziato in tutti i settori. In particolare, la Polizia svolge l'attività di repressione spesso in modo non consono ai diritti umani. I "pattuglioni" della polizia a Genova si svolgono con durezza e spesso con abusi.
Per questo oggi è necessario scendere in piazza per mostrare a tutti che i migranti sono un soggetto politico e non solo braccia da lavoro.
CHIEDIAMO DIGNITA':
- permesso di soggiorno senza attese estenuanti ed umilianti;
- rispetto da parte delle forze dell'ordine;
- casa e lavoro dignitoso;
- cittadinanza ai figli dei migranti ed a chi vive e vivrà in Italia;.
per questi obiettivi, manifestazione cittadina a Genova sabato 9 dicembre 2006, sino alla Prefettura.
CONCENTRAMENTO di fronte alla Stazione Marittima - fermata della Metropolitana della Stazione Principe e capolinea bus n. 7.
 
Ad oggi sono promotori: Associazione Città Aperta; Centro Sociale Zapata; Rifondazione Comunista; Associazione Culturale Internazionale Oltre La mediazione ACINOM Onlus; Associazione Senegalese; Laboratorio Sociale Occupato Buridda; Associazione Marocchina Al Mohammadia.
carloge

venerdì, 24 novembre 2006, ore 07:50

COMITATO VERITA’ E GIUSTIZIA PER GENOVA

FACCIAMO LUCE SU GENOVA/G8:   SETTE GIORNI DI MOBILITAZIONI
Facciamo luce su Genova/G8: per una settimana il Comitato Verità e Giustizia per Genova organizza dibattiti e manifestazioni in tutta Italia, a partire da lunedì 27 novembre.
A cinque anni dai fatti, a sei mesi dall'insediamento della nuova maggioranza, è ora di riportare al centro dell'attenzione il "dopo Genova". In tribunale sono in corso due processi - per il sanguinoso blitz alla Diaz e per i maltrattamenti sui detenuti a Bolzaneto - che vedono imputati oltre settanta agenti (inclusi funzionari e dirigenti), ma le udienze si succedono nell'indifferenza generale.
Alla Camera è cominciato l'iter della legge che mira a istituire una commissione parlamentare d'inchiesta sul G8 del 2001, come previsto dal programma dell'Unione: nelle settimane scorse non sono mancate obiezioni e "mal di pancia", anche all'interno del centrosinistra. E' ora che il dibattito sia affrontato in pubblico e che si rompano gli indugi. La copertura politica ai responsabili delle tragiche giornate genovesi, assicurata dal passato governo, dev'essere superata. Va affrontata la questione delle scandalose promozioni dei maggiori imputati per il processo Diaz. Vanno messe all'ordine del giorno alcune riforme, come l'introduzione del reato di tortura e l'obbligo per gli agenti di indossare etichette identificative.
Su questi temi il Comitato Verità e Giustizia per Genova ha organizzato una settimana di mobilitazioni, con appuntamenti a Firenze, Genova, Milano e altre città.
Il programma completo sul sito www.veritagiustizia.it
Per informazioni: info@veritagiustizia.it

ELENCO INIZIATIVE:
 
FIRENZE
Lunedì, 27 Novembre 2006
"FACCIAMO LUCE SU GENOVA/G8"  -  Circolo Arci Isolotto, via Maccari 104
ore 20 cena-buffet
ore 21 dibattito con: on. Gianclaudio Bressa (Margherita) - on. Graziella Mascia (Rifondazione) - Paolo Beni (presidente nazionale Arci) -  Lorenzo Guadagnucci (Comitato Verità e Giustizia per Genova)
 
GENOVA
Mercoledì, 29 Novembre
Piazza De Ferrari dalle 18 alle 19 - ora in silenzio per la pace dedicata alla commissione di inchiesta
 
Sabato, 2 Dicembre
Piazza Rismondo, Bolzaneto dalle 15 alle 17 presidio con volantinaggio
 
UDINE
Giovedì, 30 Novembre
CIRCOLO ARCI N.A. "LA CANTINA"  -  viale Palmanova 41 - Udine
ore 21.30 - proiezione del video  "I DIRITTI NEGATI"
 
BOLOGNA
Sabato, 2 Dicembre 2006
Distribuzione materiale informativo in sette punti della città
Organizzato dal Comitato Verità e Giustizia per Genova insieme all’ARCI
 
OSNAGO (LC)
Domenica, 3 Dicembre 2006
Circolo ARCI LA LOCOMOTIVA - "Serata per Genova"
 
MILANO
Martedì, 5 Dicembre 2006
"GENOVA, LUGLIO 2001: quello che non è stato fatto"
Camera di Commercio – Palazzo Turati – Via Meravigli, 9/B (MM CORDUSIO)
ore 17,30 incontro con:  Enrica Bartesaghi (Presidente Comitato verità e giustizia per Genova) - Susanna Camusso  (Segretario generale CGIL Lombardia)  - Andrea Matricardi (Vice Presidente Amnesty International Sezione Italiana)  - Gilberto Pagani (Avvocato - Legal Team Europa)  - Coordina l'incontro: Massimo Rebotti Direttore Radio Popolare di Milano
 
LECCO
Martedì, 12 dicembre 2006
ore 18,00 : Proiezione del film "Z l'orgia del potere"
ore 19,30 : Cena
ore 21,00 : Lettura testimonianze e dibattito
Intervengono:  Enrica Bartesaghi (Presidente Comitato verità e giustizia per Genova) - Alberto Anghileri Segretario Provinciale CGIL Lecco - Ezio Locatelli (deputato PRC)
 
Il comitato raccoglie fondi per il sostegno della Segreteria Legale e del Genoa Legal Forum:
 
Conto Corrente Postale n.34566992
intestato a: Comitato Verità e Giustizia per Genova
oppure
ABI 07601 — CAB 01400 — c/c numero 34566992
c/f 95076940105
IBAN IT 19 D 07601 D1400 000034566992
carloge

giovedì, 23 novembre 2006, ore 19:09

Esiste in ogni Paese, attraversa tutte le culture, le classi sociali, i livelli di istruzione, di reddito e le fasce d’età MA LE DONNE NON VOGLIONO ESSERNE VITTIME PER SEMPRE
Il Comitato Usciamo dal Silenzio Genova
torna all’azione pubblica nella GIORNATA INTERNAZIONALE PER L’ELIMINAZIONE DELLA VIOLENZA CONTRO LE DONNE, scende in piazza per ribadire con forza l’urgenza di interventi da parte delle istituzioni che interrompano la spirale di violenza sulle donne non limitandoli alla giurisprudenza, ma facendosi carico del problema affrontandolo alla fonte, snidando la cultura che lo produce, incarnata nelle istituzioni, nella morale, nelle religioni, nelle tradizioni, nelle usanze familiari e comunitarie, ma anche negli habitus mentali sedimentati dal millenario dominio maschile.
Saremo in Piazza Matteotti a Genova dalle 15.00 in poi per chiedere l'impegno di tutti, uomini inclusi.
COMITATO USCIAMO DAL SILENZIO GENOVA
Alla manifestazione aderiscono: CGIL - UDI - AIED - LE NINFE ARCILESBICA - LABORATORIO POLITICO DI DONNE - COORDINAMENTO LIGURE DONNE LATINOAMERICANE - COLLETTIVO UNIVERSITARIO HUMPTY DUMPTY - WANGARI MAATHAI UNIONE DONNE AFRICANE LIGURIA - GRUPPO MAFALDE - SPA POLITICHE DI DONNE -3D
carloge

mercoledì, 22 novembre 2006, ore 10:12

MARTEDI’ 28 NOVEMBRE 2006
ORE 17.00
presso sala dell’ex Consiglio di Circoscrizione
Via Pallavicini Genova – Pegli

ASSEMBLEA PUBBLICA

Intervengono:
Rita Lavaggi, Forum verso la Sinistra Europea
Marco Verrugio, Segreteria Regionale PRC del Partito della Rifondazione Comunista
Bruno Pastorino, segretario provinciale del Partito della Rifondazione Comunista
Antonio Bruno, Forum Ambientalista
Simone Solari, Consigliere di Circoscrizione VII Ponente
Giuseppe Gonella, Puntorosso Genova

Il percorso verso una nuova soggettività politica della Sinistra è ormai avviato.
È giunto quindi il momento di ragionare su quali opportunità, quali scelte di discontinuità e di rinnovamento è necessario fare per la nostra città, anche alla luce delle scadenze amministrative della prossima primavera.
Il primo impegno è quello di ritrovare forme di partecipazione democratica dal basso che consentano di superare la gestione aziendalistica e privatistica che ha caratterizzato fino ad oggi il governo di Genova.
Vogliamo partire dai conflitti presenti sul territorio: precarietà, grandi opere distruttive (Gronda, Terzo Valico, Inceneritore, Affresco di Piano), necessità di risanamento (allontanamento Porto Petroli di Multedo e dismissione petrolchimico con riconversione produttiva delle aree) beni, servizi e spazi comuni (Vetta di Pegli, Villa Rosa, Villa Banfi), mobilità sostenibile (metropolitanizzazione linea ferroviaria e reintroduzione della linea 3), riqualificazione delle ville, diritti e cittadinanza e fare tesoro delle esperienze maturate in questi anni per proporre una nuova idea di città.
Vogliamo parlarne con Voi.
Durante la serata verrà presentato il documento sul Ponente elaborato dal Laboratorio per la Sisnitra Europea.

carloge

mercoledì, 22 novembre 2006, ore 06:30

Venerdì 24 Novembre, ore 16
Convegno Genova: immigrazione e convivenza - diritti e doveri
Introduce: Marco Vezzani (presidente Associazione "L'Albero e la Foresta")
Intervengono Luca Borzani (assessore alla Cultura, Comune di Genova), Paolo Giuseppe Veardo (assessore alle Politiche dell'immigrazione, Comune di Genova), Giuliano Bellezza (presidente Circoscrizione Centro Est), Pasquale Ottonello (presidente Circoscrizione Medio Levante), Andrea Chiappori (Comunità di Sant'Egidio a Genova), Graciela Del Pino (presidente coordinamento donne latino americane). Moderatrice Emanuela Pericu (giornalista Rai). Conclude Milò Bertolotto (Consigliera Provincia di Genova)
Oratorio San Filippo, Via Lomellini (Genova), ore 16.00 (informazioni:
alberoforesta@yahoo.it)

carloge

lunedì, 20 novembre 2006, ore 08:30

I cittadini del ponente genovese si sono più volte espressi sull’esigenza avanzata reiteratamente dall’Autorità Portuale genovese di consentire l’espansione della piattaforma portuale del porto di Prà- Voltri con conseguente necessità di eseguire un ennesimo riempimento esprimendo chiaramente ed in tutte le sedi opportune la loro ferma contrarietà. A noi esponenti del Coordinamento dei Comitati del Ponente che da anni tentiamo di dialogare con le diverse amministrazioni locali che sono chiamate a governare la realtà in cui viviamo, spetta ora il compito di esprimere a questa Commissione le motivazioni sociali e quelle tecniche che ci inducono ancora una volta ad esprimere tutta la nostra più ferma opposizione al nuovo disegno dell’Autorità Portuale. Anzitutto proponiamo a tutte le forze politiche uno sforzo per analizzare le ragioni che andiamo ad esporre e sulle quali ci auguriamo che il Consiglio Comunale voglia esprimersi in fase di esame del disegno in oggetto. Da tempo, ormai, chiediamo senza risposta di conoscere il quadro generale dello sviluppo previsto per la nostra città, un disegno urbanistico e sociale che ad esempio preveda, nel caso di specie, il numero massimo di containers che la conformazione orografica della città, gli spazi a disposizione, le infrastrutture esistenti possano sopportare consentendo al Porto di svilupparsi compatibilmente con le imprescindibili e vitali esigenze dei cittadini. A differenza di quanto sostenuto, spesso in modo del tutto strumentale, i cittadini del ponente non sono oggi e non sono mai stati contro lo sviluppo ed il progresso di alcunché, tanto meno del Porto. La grande conflittualità, tra i cittadini ed alcune istituzioni, è sorta da quando, al termine di un complesso procedimento di maturazione sociale e politica, i cittadini del Ponente non hanno più accettato che le grandi trasformazioni territoriali ed ambientali delle delegazioni in cui vivono fossero “calate dall’alto” ed hanno chiesto di essere protagonisti nell’esame e nell’eventuale approvazione di tali trasformazioni. Per questi motivi intendiamo sottoporre alla Vostra attenzione i seguenti quesiti: 1) Può essere ritenuto ragionevole che il P.R.P. appena approvato dopo un iter lungo ed estenuante nel quale si è trovata una seppur parziale soluzione all’annoso problema dei riempimenti nel Porto di Prà–Voltri con una previsione tassativa di riesame del Piano stesso previa verifica di nove condizioni ritenute dalle Istituzioni imprescindibili, a partire dal 2005 – 2010, oggi venga formulata già una variante che, nell’intenzione dell’Autorità Portuale, supera le dette nove condizioni e chiede di passare immediatamente alla fase dei riempimenti? 2) Appare così strano che i cittadini di Multedo, Pegli, Prà, Palmaro, Voltri e Vesima che da anni vivono sotto il peso di gravose servitù, quali il Porto Petroli, la Carmagnani Superba, le Cave in Val Varenna, il Porto di Prà-Voltri (con tutto ciò che questo ha comportato in termini di inquinamento atmosferico, inquinamento acustico, degrado ambientale) oggi si pongano il problema di una riqualificazione dell’ambiente in cui vivono e del raggiungimento di quella vivibilità mille volte promessa e sempre dimenticata dopo ogni campagna elettorale? 3) Come si può pretendere che dopo essere stati beffati per anni, oggi non analizzino attentamente tutto ciò che potrebbe compromettere per sempre l’ obiettivo di vivibilità che per loro rappresenta l’ultima speranza? Un progetto come quello nuovamente presentato che si ostina ad anteporre ad ogni esigenza dei cittadini solo ed esclusivamente le esigenze del mercato può certamente risultare una coerente scelta imprenditoriale, ma non ha nulla a che fare con il compito delle Istituzioni rappresentative. Noi chiediamo espressamente che, prima di pronunciarsi su progetti di questo tipo, le diverse Amministrazioni si confrontino con noi su un modello di sviluppo e di progresso compatibile con l’esigenza di vivibilità dei nostri quartieri; siamo stanchi di subire il pesante ricatto occupazionale con prospettive che sempre si sono rilevate incredibili menzogne. Esprimiamo, peraltro, piena solidarietà ai lavoratori del Porto costretti a lavorare con livelli salariali ed in condizioni di sicurezza di gran lunga inferiori agli standard europei. Ora cercheremo con alcuni riferimenti tecnici di dimostrare che anche sotto questo punto di vista le lacune del Progetto in discussione sono tutt’altro che trascurabili. La diga foranea Inclinando sia il pennello posto all'ingresso del porto sia la diga foranea di 7 gradi, il "nuovo piano regolatore" peggiorerà l'impatto ambientale. Infatti, dalle piantine allegate al piano, si può constatare che la nuova ipotesi: - aumenterà l'area della discarica; - aprendo la diga di 7 gradi verso il mare, riduce il cono di protezione della stessa sul porto e, di conseguenza, l'attuale diga foranea dovrà essere allungata di 1.350 metri per poter coprire l'angolo di penetrazione del libeccio. Mentre la prima ipotesi prevedeva un allungamento di 1.150 metri. Il piano presentato non contiene nessun studio che minimamente tenti di dimostrare, anche solo a parole, che: - i 9 punti votati in Comune ( che ricordiamo sono una mediazione politica e non un accordo con i cittadini); - i 2 punti votati in Regione; - le prescrizioni del decreto del Ministero dell'Ambiente (che riporta anche le osservazioni del Coordinamento dei Comitati del Ponente su: correnti marine, pericolosità alluvionale dei torrenti Leiro e Cerusa, depauperamento delle spiagge da Arenzano a Voltri, venti delle valli del Leiro e Cerusa, rotte delle navi, valutazione d'impatto della forza del mare racchiuso tra la diga e la costa); sono stati valutati in modo da poter iniziare una verifica del piano sia per quanto riguarda la salvaguardia della salute degli abitanti, sia sull'assetto territoriale. Vogliamo rammentare che Regione, Provincia e Comune hanno stanziato un primo lotto di 15 miliardi di lire per bloccare l'erosione (delle spiagge della Vesima e di Voltri) causata dalla presenza delle opere portuali. Ecco cosa comporterebbe il nuovo riempimento. Un riempimento di 350.000 mq, in prosecuzione a quello esistente, oltre ad enormi problemi per le spiagge, per i torrenti, per la viabilità e per il litorale (avvicinamento della rotta delle navi alla spiaggia), comporterebbe l'arrivo di 5.500.000 metri cubi di materiale contenente ogni tipo di rifiuto, come i fanghi della Stoppani, trasportati da oltre 350.000 camion che, transitando o sull'Aurelia o sull'autostrada, creerebbero una situazione di estrema gravità per la salute dei cittadini (polveri, fumi, rumore), senza pensare che la situazione viaria è già al collasso. Attualmente escono giornalmente dal porto di Prà-Voltri più di 3.000 autocarri carichi di containers. Ecco perché non serve l'ampliamento L'Autorità Portuale chiede un ampliamento della piattaforma portuale di Prà- Voltri perché prevede uno sviluppo dei traffici di container da 1.500.000, di cui circa 350.000 vuoti, movimentati nel 2001 a 3.500.000 previsti da movimentare nel 2010.
Nel piano regolatore portuale non si fa cenno al fatto che:
- attualmente il bacino di Sampierdarena ha a disposizione 800.000 mq e che a ristrutturazione ultimata ne avrà a disposizione 1.800.000 di mq;
- attualmente il VTE dispone di 800.000 mq. e che quando saranno ultimati il V e il VI modulo, potrà operare su 1.300.000 mq. Ma la cosa più grave è che l'Autorità Portuale non fa mai cenno al rapporto fra aree disponibili e container movimentati. Il perché di questa mancanza di dati è dovuta al fatto che, come fa anche presente il decreto del Ministero dell'Ambiente, l'Autorità Portuale applica un indice di efficienza nell'uso dello spazio (0,88) molto più basso di quello già raggiunto dai terminalisti genovesi di Sampierdarena o della Spezia.
Qui di seguito riportiamo tabella illustrativa.
RAPPORTO AREE CONTAINERS - TEUS
GENOVA ( 2003) Termin. Containers Movim. Aree Disponibili Mq Indice Teus/Mq
GRIMALDI 19.288 22.259 1,2
SANITA' 363.628 156.275 2,3
MESSINA 249.051 166.000 1,5
ALTRI 71.498
VTE 868.321 912.000 0.9
MULTIPURPOSE 34.160 234.000 0,1
CONFRONTO CON ALTRE REALTA'
LA SPEZIA (2003) 1.005.000 350.000 2,9
OFFERTA MSC 750.000 245.000 3
MOVIMENTAZIONE CONTAINERS CON INDICE 3 Teus/mq
Aree di Sampiedarena 800.000 mq 3 teus/mq 2.400.000
Aree VTE 912.000 " " 2.436.000
AREE DISPONIBILI DOPO IL POTENZIAMENTO DI SAMPIERDARENA E L'ULTIMAZIONE DEL VI MODULO DEL V.T. E. Sampierdarena: 1.800.000 mq
Ponte Bettolo 450.000 + 500.000 = 950.000 mq
Ponte Libia, Ronco, Canepa 350.000 + 500.000 = 850.000 mq
V.T.E. 1.200.000 mq TOTALE AREE SAMPIERDARENA + V.T.E. = 3.100.000 mq
MOVIMENTAZIONE CONTAINERS DOPO I POTENZIAMENTI CON 3TEUR/MQ Riferimento :
Area di Sampiedarena mq 1.800.000 indice 3 = 5.400.000 teus./anno
Aree VTE " 1.200.000 " 3 = 3.600.000 "
MOVIMENTAZIONE PREVISTA A P.R.P. PER IL 2010 = 3.500.000
IPOTESI DI SVILUPPO NEL PORTO DI GENOVA FONTE A.PORTUALE
Anno Normale 6% Sostenuta 8% Traffico reale Differenza 2000 1.548.000 1.624.000 1.501.000 - 3% (n) ; - 8% (s) 2001 1.640.880 1.753.920 1.526.526 - 7,5%(n) ; - 14,9%(s) 2002 1.780.000 1.960.000 1.531.254 - 16,2% (n) ; - 28% (s) 2003 1.886.000 2.116.000 1.605.946 - 17,4% (n) ; - 31% (s) L'attuale porto di Genova ha una potenzialità notevolmente superiore allo sviluppo sostenibile ed alle ipotesi di sviluppo del piano portuale. Gli spazi disponibili sono sufficienti a contenere la domanda prevista ad orizzonti più lontani del 2020. Sistema logistico di movimentazione Attualmente la movimentazione di container nel porto di Prà-Voltri è così ripartita : - 10% transhipment ( via mare ) - 26% ferrovia - 64% automezzo L'Autorità Portuale nel piano presentato prevede a regime: - 27% transhipment mentre la quota rimanente avrà una movimentazione: - 50% ferrovia - 50% automezzo Ovviamente il progetto specifico di come sarà possibile arrivare a tale ripartizione dei traffici non è minimamente contemplato nel piano. E' universalmente conosciuto come il nodo ferroviario genovese non riesce a smaltire l'attuale traffico. La nuova bretella ferroviaria ( il cd “mostro” che collega il VTE a Borzoli) non viene assolutamente utilizzata, in quanto non è collegata con le linee di valico che permettano il trasporto delle merci verso Nord. Lo scrivere, su dei pezzi di carta, cifre e percentuali non vuol dire risolvere i problemi. Il Coordinamento dei Comitati del Ponente ha eseguito uno studio per dimostrare che mettendo mano al nodo ferroviario esistente si può addivenire a risultati concreti per aumentare il trasporto ferroviario
OBIETTIVO DA RAGGIUNGERE
La necessità di salvaguardare l’ ambiente in cui viviamo dall’aumento dell’ inquinamento derivante dalla crescente circolazione sulle strade di automobili e dei mezzi pesanti per il trasporto delle merci, in particolare provenienti dal Porto, renderebbe necessario il potenziamento del trasporto su rotaia come soluzione strategica per la nostra economia, senza penalizzare ulteriormente la qualità della vita.
OPERE GIA’ REALIZZATE 1) Bretella di collegamento tra Voltri Mare e Borzoli. Costo della infrastruttura : 450 miliardi di lire. E’ stata attivata nel 2000. Linea ferroviaria nuova a doppio binario, costruita con parametri moderni, velocità 160 Km/h, quasi totalmente in galleria sino a Bivio dei Corvi, dove si collega, però a semplice binario, con la stazione di Borzoli e di lì con la linea Genova–Ovada (che è a semplice binario). 2) Ritocchi alla linea Borzoli–Ovada per il rinforzo dei ponti e l’allargamento delle gallerie alla sagoma limite dei contenitori di nuova generazione. L’allargamento delle gallerie non è però perfettamente riuscito. Costo dei lavori circa 200 miliardi di lire. 3) Ammodernamento della linea di valico Genova Bolzaneto– Busalla, con l’installazione del sistema automatico banalizzato per il distanziamento dei treni (marce parallele). Costo : qualche decina di miliardi di lire.
OPERE PREVISTE 1) NODO DI GENOVA Quest’opera, in parte già in esecuzione, è mirata a sostanziali ritocchi alle linee esistenti, per ottenere una gestione del traffico dei treni completamente automatizzata e realizzare una tipologia di trasporto metropolitano FF.SS. sull’asse Voltri / Ponte X / Val Bisogno – Nervi. 2) Prosecuzione della bretella Voltri Mare – Borzoli da Bivio dei Corvi sino al Quadrivio Torbella verso Sampierdarena e quindi Genova Principe. Opera in gran parte in galleria, permetterebbe in pratica il raddoppio della linea Voltri – Ge. Principe, instradando da Voltri i treni a lunga percorrenza da Ventimiglia e diretti a Ge. Principe (e viceversa). Costo intorno ai 200 miliardi di lire. 3) TERZO VALICO Nuova linea ferroviaria di valico di tipo veloce, adatta sia per i treni passeggeri, sia per i merci. Ascesa del nove per mille. Tratta completamente in galleria, lunga circa 36 Km, con canne separate per ogni senso di marcia. Data la sua lunghezza dovrà essere dotata di tutti i sistemi di sicurezza previsti dalle normative per le galleria di lunghezza superiore ai 5 Km.. Il tragitto prevede l’inizio sul versante Ligure a partire da Bivio Fegino per i treni provenienti da Genova, e da Bivio dei Corvi per provenienza da Voltri, sino ad arrivare sul territorio Piemontese nella zona di Novi S. Bovo. Da qui, attraverso il quadruplicamento della linea esistente Novi – Tortona per la direzione Milano. Costo del tratto Ligure : circa 2.000 Miliardi di lire. Costo del tratto Piemontese : circa 3.000 Miliardi di lire.
OPERE NECESSARIE 1) Banalizzazione della esistente linea di valico Genova – Ronco S. (via sussidiaria), così da renderla identica all’ altra linea di valico dei Giovi (Ponte X. – Ronco S.). Ciò permetterebbe di attivare le marce parallele sulle due linee, con un incremento di traffico del 25% rispetto alla somma della potenzialità attuale. Costo dell’intervento che non modifica il tracciato dei binari: circa cento Miliardi di lire. 2) Rettifica del tracciato dei binari nelle stazioni di Ronco S. e Tortona, così come già fatto ed attivato nella stazione di Arquata Scrivia. Ciò permetterebbe di velocizzare la linea Genova - Milano via Mignanego (sussidiaria), recuperando sull’intero percorso circa 10/12 minuti. Spesa necessaria: 20/30 Miliardi di lire. 3) Collegamento della Bretella Voltri – Borzoli alla linea di valico Genova – Ronco S (diretta). Nuova linea parte in galleria ed in parte all’esterno a doppio binario, da realizzare in contemporanea con il collegamento per il Quadrivio Torbella. Il punto di innesto nella ferrovia esistente dovrebbe essere Bivio Fegino. Costo di circa 250 Miliardi di lire. Traffico prevalente: treni merci di contenitori provenienti dal Porto di Voltri. Consentirebbe anche il collegamento diretto Ventimiglia /Savona – Milano / Torino. Le FF.SS. sostengono che questa opera crea impatto ambientale nella zona di Bivio Fegino, in quanto il tracciato dovrebbe passare in vicinanza di caseggiati di abitazione. A questo problema si potrebbe ovviare realizzando l’innesto più a monte del B. Fegino, in zona non abitata; riteniamo comunque che rispetto all’ impatto del terzo valico sia di gran lunga inferiore.
CONSIDERAZIONI Quando è stato costruito il Porto di Voltri, fu realizzata anche la bretella ferroviaria Voltri– Borzoli, necessaria, si diceva, per smaltire via treno gran parte dei contenitori movimentati sulle banchine (50%). Questa nuova ferrovia fu per gli abitanti di Prà e Pegli una struttura a forte impatto ambientale (tanto che fu addirittura chiamata “il mostro” per la pesantezza architettonica) ma l’obiettivo e il desiderio di togliere autotreni dalle strade convinse ancora una volta tutti al sacrificio ambientale. Ancora una volta, tuttavia, le speranze degli abitanti del Ponente si sono rivelate vane. Dal giorno della sua inaugurazione (avvenuta nell’anno 2000), infatti, la bretella ferroviaria viene utilizzata per il transito giornaliero di soli due treni, che, pare incredibile, provengono da Savona, mentre nessun convoglio del Porto di Voltri si inoltra per questa linea nuova e modernissima. Sino ad oggi una costruzione praticamente inutile per lo scopo primario. Per quale motivo? I treni che forma il Porto di Voltri, 10 in uscita e 10 in entrata, hanno come destinazione Milano Rogoredo e Padova. Ma si può dire che tutto il porto di Genova forma in prevalenza treni per queste destinazioni. La nuova bretella che si collega con la linea di Ovada, non impiega un percorso idoneo per le direzioni richieste dal traffico dei contenitori e delle merci varie. Tutti i treni che dal Porto salgono verso il Nord, e cioè: ? N° 13 treni dal Porto di Sampierdarena (contenitori + merci varie); ? N° 8 treni dal Terminal Messina; ? N° 10 treni dal terminal VTE di Voltri; per un totale di 31 treni al giorno, utilizzano la linea di Valico Genova – Ronco (via sussidiaria). Alla luce di quanto sopra non vorremmo che anche il Terzo Valico fosse poi una nuova infrastruttura poco utilizzata, che servisse cioè solo da scarico dalle altre linee di valico. Costruire il Terzo Valico per poi farci passare una trentina di treni al giorno per senso di marcia, equivarrebbe in termini economici ad una delle tante opere “inutili”. Nel frattempo le FF.SS, con lo spostamento a mare della linea litoranea nella zona di Prà, aggiungeranno un binario in più per la circolazione dei treni provenienti dal Porto VTE verso Sampierdarena, escludendo così l’utilizzo della nuova bretella costruita invece per soddisfare le necessità connaturate al solo traffico merci. La motivazione che sta alla base della realizzazione del cd. “Terzo Valico” sarebbe, per le Istituzioni Genovesi e la classe industriale, quella di potenziare in maniera importante il trasporto su rotaia, soprattutto quello in diretto al Porto di Genova, possibilmente arrivando ad implementare tale traffico con almeno cento treni in più al giorno (50 in partenza e 50 in arrivo). Questo è senz’ altro un obiettivo importante e condivisibile. Ma per arrivare a questo crediamo non sia sufficiente solo realizzare il “Terzo Valico”. Anzi è forse l’aspetto più semplice del problema, basta avere le risorse necessarie. Molto più importante sarebbe conoscere la posizione delle Ferrovie e come pensano di arrivare loro a questo ambizioso obiettivo. Sono cioè disposte ad acquistare un numero maggiori di locomotori e carri adibiti al trasporto merci (nei primi mesi del 2001 al VTE mancavano i carri per formare i 10 treni al giorno), assumere personale, organizzare tutta la nuova manutenzione e via dicendo? E’ poi in grado il Porto di Genova, con le strutture di cui dispone attualmente, di riuscire a formare cento treni in più al giorno, rispetto agli attuali 62 (31 in partenza e 31 in arrivo)?. Senza queste precisazioni il Terzo Valico rimarrebbe certamente con poco traffico.
CONCLUSIONI Potenziare il trasporto su rotaia è certamente un indirizzo più ecologico e conveniente rispetto alla costruzione di nuove autostrade, anche se le nuove opere generano impatti ambientali che spesso sono sottovalutati. Rimane sempre il fatto che le opere programmate dovrebbero essere realizzate secondo uno sviluppo logico e progressivo, senza partire subito dall’ opera più “costosa” e di maggior impatto mediatico. Per cui prima del Terzo Valico si dovrebbe dar corso a quelle opere che, a fronte di un costo modesto, rappresentano una risposta efficace alle necessità del trasporto genovese, realizzabili oltretutto in tempi relativamente brevi. In particolare ci sembra prioritario su tutto procedere nella costruzione del tratto di bretella che da Borzoli B. Corvi si colleghi al Quadrivio Torbella e con B. Fegino (o a monte di questo). Si realizzerebbe così il raddoppio della Voltri – Ge.P.P. e il collegamento del Porto di Voltri con le linee di valico senza interessare la linea verso Sampierdarena. La linea litoranea scaricata dal traffico sopra indicato rimarrebbe disponibile per un utilizzo metropolitano, dedicato al solo trasporto passeggeri, organizzato direttamente dalle ferrovie con una frequenza-treni di circa 10 minuti. Inoltre il Porto di Voltri avrebbe una nuova linea di tipo veloce per il suo sviluppo dei traffici verso il Nord d’Italia. Crediamo che con queste soluzioni e con le rettifiche di percorso della linea Genova – Milano (Ronco, Tortona e marce parallele) si possano tranquillamente raggiungere gli obiettivi di sviluppo del maggior traffico su rotaia da tutti auspicati.
DATI SULLE LINEE DI VALICO IN ESERCIZIO LINEE DI VALICO
1. GENOVA – RONCO SCRIVIA (via Mignanego ) Succursale o Diretta Doppio binario Ascesa 16 per mille Velocità : 100/120 Km./h Attrezzata con BAcc3/2 senza marce parallele Capacità : 200 treni al giorno
2. GENOVA – RONCO SCRIVIA (via Ponte X ) Lenta dei Giovi Doppio binario Ascesa 35 per mille Velocità : 70/80 Km./h Attrezzata con BAcc3/3 con marce parallele Capacità : 100 treni al giorno
3. GENOVA – OVADA Semplice binario Ascesa 16 per mille Velocità 80/90 Km./h Attrezzata con BA conta assi Capacità : 80 treni al giorno

La linea con il maggior numero di treni risulta essere:
SAVONA – GENOVA / TRATTA VOLTRI – SAMPIERDARENA:
Regionali e I C 149
Metropolitani Voltri/Nervi 43
Merci VTE 20
Merci ILVA 22
Vari (compresi i locomotori per VTE) 22
--------------------------------------------------------
TOTALE 256
Traffico superiore alla linea di valico di Mignanego (diretta).
SOLUZIONI POSSIBILI Aggiornando la linea di valico di Mignanego con il BA cc 3/3 sarebbe possibile attivare le marce parallele sulle due linee a doppio binario che arrivano a Ronco Scrivia. Ciò permetterebbe un aumento totale della capacità del 25%. E cioè: 200 + 100 = 300 + 75 (25% in più) = 375 treni al giorno. Per cui la capacità complessiva delle tre linee diventerebbe: 375 + 80 = 455 treni al giorno con marce parallele. TRAFFICO ATTUALE (presunto dall’orario treni viaggiatori e dalla traccia oraria per i merci). Complessivamente sulle tre linee abbiamo (in parentesi i treni sulla Ovada).
TRENI VIAGGIATORI 214 (24)
TRENI MERCI VTE 20
Messina 16
Sampierdarena 26
La Spezia 18
ILVA 22
Vari 16 ( 6)
----------------------------------------------------------
TOTALI 332 (30)

Risulta pertanto: 455 – 332 = 123 treni/al giorno che possono essere inseriti sulle linee di valico dopo la realizzazione delle marce parallele (opera che costa circa 100 miliardi). I dati appena riportati e le soluzioni che possono essere adottate, incrementando in maniera considerevole il trasporto su rotaia a fronte di un esborso economico che, se raffrontato con quello previsto per il Terzo Valico, può dirsi modesto, sono state inequivocabilmente confermate dai Responsabili del trasporto ferroviario genovese durante l’incontro svoltosi il giorno 5 gennaio 2005 presso la Direzione delle Ferrovie dello Stato a Genova Brignole. In quella occasione, infatti, erano presenti, tra gli altri: - dott. Venuta, responsabile Ferrovie dello Stato; - dott. Macagno, responsabile della Divisione Cargo di Trenitalia; - dott. Zotti, responsabile Relazioni Esterne delle Ferrovie dello Stato; i quali, di fronte alle articolate argomentazioni esposte, hanno affermato che: - le potenzialità delle linee ferroviarie esistenti, ad oggi, sono sotto utilizzate, confermando il numero di oltre 100 convogli da poter inserire in aggiunta a quelli attualmente impiegati; - non esiste, da parte degli spedizionieri genovesi, la volontà di utilizzare la ferrovia anziché i mezzi gommati, tant’è vero che l’offerta di trasporto, da parte della Divisione Cargo, è di molto superiore alla domanda di “carri” da parte del Porto (basti pensare che buona parte dei convogli che entrano in porto, una volta scaricata i containers, rimangono inutilizzati per mancanza di carico in uscita); - le merci, pertanto, viaggiano su autocarro e non su treno per una precisa strategia da parte delle imprese di spedizione e non per mancanza di disponibilità da parte delle Ferrovie; - non esiste, da parte delle istituzioni pubbliche, la volontà di incentivare il trasporto su ferrovia, mentre sono innumerevoli le agevolazioni al trasporto su gomma (l’esempio citato è stato quello delle merci pericolose); Riqualificazione urbana L'Autorità Portuale tratta nel piano regolatore portuale anche il tema della riqualificazione urbana che istituzionalmente spetta al Comune. I punti messi in evidenza sono progetti già promessi e ripromessi molte volte negli ultimi anni agli abitanti di Prà - Voltri, e in particolare: - lo spostamento a mare della ferrovia e la nuova stazione di Voltri ( i lavori sono stati entrambi finanziati, quello riguardante la ferrovia è in corso); - la modifica del tracciato dell'Aurelia con relativo sottopasso ( risalgono agli ultimi 2 Piani Urbanistici Comunali) - le ville sono già state inserite da tempo dalla Provincia nel programma di riqualificazione ( già finanziato). Le uniche novità sono: - una seconda fascia di rispetto (la prima è stata voluta dagli abitanti di Prà per non trovarsi container sotto casa) - la possibilità di prolungare la passeggiata a mare sino al porto, passando sotto il depuratore e l'essicatore dei fanghi, per arrivare ad osservare la cataste dei containers. Premesso che siamo per uno sviluppo sostenibile e che non vogliamo monetizzare la vivibilità dei quartieri, constatiamo che le promesse dell'Autorità Portuale sono ingannevoli perché lasciano intendere di riprogettare una riqualificazione urbana già progettata e finanziata dalle istituzioni. La compatibilità ambientale porto/città deve essere decisa dai cittadini che vivono nel Ponente con una partecipazione diretta e non con fasulli progetti calati dall'alto.

carloge