venerdì, 27 ottobre 2006, ore 06:47

Da carta, anno VII, n. 38
RINASCIMENTO ARMATO
Non e' facile nascondere dieci fregate. Ci era riuscito il governo Berlusconi. Nella finanziaria dello scorso anno aveva mimetizzato uno stanziamento di 30 milioni di euro per il proseguimento del programma "Fremm" nella tabella di spesa del ministero delle attivita' produttive. E c'e' quasi riuscito – di nuovo – il governo Prodi che ha raddoppiato quello stanziamento, attribuendolo al ministero per lo sviluppo economico. Ricevera', dal 2010 in poi, un totale di un miliardo e 665 milioni di euro. Le fregate Fremm, La voce e' rubricata nella Tabella 3 "Stato di previsione del ministero dello sviluppo economico" numero 3.2.3.16, "Sviluppo industria difesa": dai 30 milioni di euro del bilancio di previsione per il 2006, si passa ai 60 del bilancio 2007. Per capire a cosa servano, bisogna spulciare la Tabella F della Finanziaria (che giovedi e' arrivata alla camera dei Deputati.). La Tabella F ' quella sugli "Importi da iscrivere in bilancio in relazione alle autorizzazioni di spesa recate dalle leggi pluriennali". In capo al ministero dello sviluppo economico, viene richiamata la finanziaria dell'anno scorso e in particolare l'"articolo 1, comma 95, puno 1: proseguimento del programma di sviluppo unita' navale classe Fremm". La Tabella F dice che i 60 milioni di euro del 2007 diventeranno 135 nel 2008 e nel 2009, e che il programma, che si dovrebbe concludere nel 2022, ricevera' dal 2010 in poi, un totale di un miliardo e 665 milioni di euro. Le fregate Fremm, che la marina militare ha ribattezzato "Rinascimento", sono un programma congiunto italo- francese che portera' alla produzione di 27 unita', 10 per l'Italia e 17 per la Francia. E' un progetto ambizioso che mira a ricostruire la spina dorsale della marina per i prossimi decenni. Fincantieri, il braccio navale della holding bellica pubblica Finmeccanica, ha scommesso sulle Fremm per consolidare il proprio ruolo di primo piano nelle costruzioni navali, uno dei settori piu' in cescita (assieme agli elicotteri e all'elettronica) dell'industria militare italiana. La lobby industriale-militare, che ha ottimi alleati nell'attuale maggioranza, si sta preparando al passaggio parlamentare della finanziaria, per evitare che gli emendamenti dei settori critici rovinino uno dei bilanci piu' ghiotti degli ultimi decenni. Il caso delle fregate Rinascimento e' il piu' vistoso (anche se nascosto)in una finanziaria che, per il settore "difesa", brilla per studiato disordine. Per capire quanto il governo Prodi abbia deciso di spendere affettivamente bisogna sommare diverse voci. I fondi "ufficiali" del ministero ammontano a 18 miliardi 134 milioni di euro. A questi bisogna aggiungere la dotazione prevista dall'articolo 113, che istituisce un "Fondo di investimento per esigenze di difesa nazionale" del valore di un miliardo e 700 milioni di euro per il 2007 (un miliardo e mezzo per il 2008 un miliardo e duecento milioni per il 2009). Poi c'e' l'articolo 187, che aggiunge altri 400 milioni nel 2007 (500 nel 2008 e nel 2009) al "Fondo per le esigenze di mantenimento della difesa e programmi di edilizia per le esigenze delle Forze Armate". Un altro miliardo era previsto, all'articolo 188, per le missioni all'estero, ma l'articolo e' stato stralciato dalla finanziaria e sara' oggetto in una discussione separata in parlamento. Totale: 20.294 milioni. Un incremento rispetto al 2006, quando il bilancio ufficiale si era fermato a 17 miliardi 782 milioni di euro. Il bilancio reale, nel 2006, era stato piu' alto, a causa delle spese per le missioni militari in Iraq e in Afghanistan. Probabilmente, quindi, la "previsione assestata" del 2007 sfondera' generosamente il tetto dei 20 miliardi di euro. Piu' del 4 per cento delle spese generali dello stato e piu' dell'1,2 per cento del Pil. Il dettaglio dei conti del ministero della difesa che la maggior parte dei fondi vanno alle spese del personal. Ma la legge finanziaria dell'Unione fa mostra di accogliere molte delle lamentele che i generali avevano avanzato durante gli anni berlusconiani. Dall'inizio dell'impegno in Iraq, anzi un po' prima, i militari contestavano soprattutto due aspetti della politica della destra: la logica dei "profitti a breve" che cercava di massimizzare l'utilita' delle spedizioni militari senza pensare agli investimenti di lungo periodo, e il "logoramento" dei mezzi e del personal. Gli articoli 113 e 187 rispondono proprio a queste esigenze. Elicotteri, veicoli, cannoni Trali gli investimenti,nel bilancio ordinario, spiccano alcuni programmi. Per l'esercito, gli elicotteri Nh90 (216,9 milioni di euro), i veicoli leggeri tattici multiruolo (116 milioni) e gli obici semoventi Pzh2000 (158,2 milioni). Per la marina, 209 milioni vanno alla nuova portaerei Cavour, 247,8 ad altre due fregate della classe Orizzonte, 42,1 ai due nuovi sommergibili e 125,7 agli elicotteri Nh90. L'aeronautica infine prevede di spendere 450 milioni per gli Eurofighter 160,8 per i Tornado e 83,7 per ammodernare i farraginosi Amx, nonche' 74,5 milioni di euro per il programma di acquisto delle aerocisterne B767. In piu' ci sono i programmi "interforze", tra cui il Joint strike fighter, una delle piu' grandi truffe della storia militare. I programmi da finanziare con l'articolo 113, invece, dovranno essere individuati con decreto del ministero della difesa, dopo l'approvazione della finanziaria. Si possono esaminare le spese di investimento nel bilancio della difesa anche con un altro criterio, quello delle cinque "capacita' operative", cioe' quali aspetti della macchina militare si prevede di rafforzare. Gli incrementi piu' sostanziosi sono quelli dedicati alle voci "Comando e controllo" e "Schieramento e mobilita'", "Precisione ed efficacia di ingaggio". Non e' semplice gergo. Nel 2005, tra aprile ed ottobre (Antonio Martino ministro della Difesa) sono stati pubblicati il "Concetto strategico" delle forze armate italiane e "Investire in sicurezza", cioe' il piano di lungo periodo per definire il ruoo e la struttura delle forze armate italiane "in un arco progettuale di lungo termine – quindici anni". I due documenti mettono l'accento su alcun e caratteristiche che le forze armate italiane dovrebbero avere. Le parole chiave sono "proiettabilita'" e "ineroperabilita'". La seconda riguarda soprattutto il coordinamento tra le quattro forze armate e con quelle dei paesi alleati; la prima, invece, la capacita' di "lanciarsi" ovunque gli impegni internazionali lo richiedano o la "sicurezza nazionale" sia minacciata. I piani di acquisizioni e ammodernamenti puntano ad enfatizzare queste due caratteristiche. Che sono una politica estera vera e propria anche se implicita. La pecca principale del primo bilancio della difesa dell'Unione non e' solo nella sua quantita', am sopratutto nella sua qualita'. C'e' un vuoto di riflessione su cosa si debba fare con soldati, marinai, piloti e carabinieri dopo averli resi piu' ricchi e magari anche piu' belli.
Enzo Mangini

carloge

mercoledì, 25 ottobre 2006, ore 19:13

Lettera aperta ai Consiglieri comunali

Gentili Consiglieri,
Sono ormai 15 anni che viene avanzata la proposta di costruire una lottizzazione sulle alture dei cosiddetti 'Piani di Pra', situati tra l'Acquasanta e il quartiere CEP di Pra. Tale lottizzazione si accompagna alla costruzione di un campo da golf. Sono 15 anni che associazioni, comitati, abitanti della zona cercano di difendere una delle ultime aree verdi del Ponente Genovese. Nello stesso tempo segnalano i rischi idrogeologici che una cementificazione del genere potrà portare in una zona già segnata da disastri e lutti. Tale situazione è aggravata dalla costruzione di un campo da golf in un terreno orografico scosceso che richiede (a differenza dei paesi anglosassoni) grandi spostamenti di terreno e livellamenti (nella vicina Cogoleto addirittura si è scesi alla perversione di chiamare 'ringiovanimento' di una valle il riempimento e la tombinatura di un torrente). Inoltre, il campo da golf richiederà un intensissimo consumo idrico e un utilizzo intensivo di pesticidi, con rilevanti ripercussioni sul bacino dei torrente Cerusa e Leiro e sulla potabilità di tali acque. Argomenti più volte avanzati dalle comunità locali e che certamente non mancheremo di risottolineare con convegni e manifestazioni. Ma una cosa che non possiamo tollerare, ma che sicuramente verrà avanzata dai 'Signori del Cemento', è descrivere l'intervento al fine di rivalutare una zona descritta come degradata e ricettacolo di attività illecite. Vi invitiamo, pertanto, a osservare con i vostri occhi un territorio, certamente ha bisogno di migliorie, ma che è uno dei più belli e fruibili della Liguria.
Antonio Bruno, circolo Amici a Ponente Legambiente
Rita Lavaggi, Forum Sociale del Ponente genovese
Giuseppe Gonella, Puntorosso Genova
Andrea Agostini, Legambiente provinciale

carloge

mercoledì, 25 ottobre 2006, ore 11:06

Report dell'Assemblea del Movimento per la pace e contro la guerra del 21-22 ottobre, a cura del Tavolo fiorentino per l'assemblea nazionale.

L'ASSEMBLEA NAZIONALE DEI MOVIMENTI PER LA PACE E CONTRO LA GUERRA tenutasi il 21-22 ottobre a Firenze ha chiuso i suoi lavori dopo due giorni intensissimi che hanno visto la partecipazione di oltre 200 persone e che sono stati resi vivi e appassionati da 102 interventi. L'assemblea ha dibattuto sui vari temi che sono all'ordine del giorno del Movimento, assumendo alla fine decisioni condivise che rappresentano un importante contributo per l'azione futura. C'è stata un'ampia discussione sulla Palestina, con spunti e accenti diversi che hanno comunque tutti sottolineato la "centralità" della soluzione del conflitto israelo-palestinese e l'urgenza di un'iniziativa per "salvare la Palestina" e i palestinesi di fronte all'intensificarsi delle politiche aggressive israeliane. in particolare sono stati sottolineati i temi dell'urgenza della fine dell'occupazione militare israeliana dei territori palestinese; dell'applicazione delle risoluzioni dell'Onu; del rispetto del diritto internazionale e del parere della Corte de l'Aia, con il conseguente abbattimento del muro dell'apartheid; della cancellazione dell'accordo militare tra Italia e Israele; dello sblocco dei fondi italiani ed europei destinati al governo dell'Autorità palestinese. A proposito dell'Afghanistan l'assemblea si è pronunciata unanimemente e risolutamente per il ritiro delle truppe italiane. La discussione si è incentrata su tempi, modalità di mobilitazione e di creazione delle condizioni per coinvolgere la maggioranza del paese.
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Fin dal primo giorno l'assemblea ha approvato il seguente appello per la liberazione di Gabriele Torsello: I PACIFISTI ITALIANI AI RAPITORI DI TORSELLO :"LIBERATELO, E' CONTRO LA GUERRA E L'OCCUPAZIONE DELL'AFGHANISTAN" L'assemblea nazionale dei movimenti per la pace e contro la guerra in corso a Firenze rivolge un appello ai sequestratori di Gabriele Torsello affinchè lo rilascino libero ed incolume.Gabriele è uno di noi, è parte cioè di quella grande maggioranza del popolo italiano che non vuole nè la guerra nè l'occupazione dell'Afghanistan.La sua eventuale uccisione colpirebbe il movimento per la pace e verrebbe usato come pretesto per proseguire l'inaccettabile missione militare italiana in quel Paese.Ribadiamo la nostra solidarietà al popolo afghano ed in particolare alle troppe vittime civili di questa assurda e atroce guerra.Chiediamo al Governo e al Parlamento italiano di rivedere la decisione di proseguire la partecipazione italiana alla missione ISAF della NATO, predisponendo il ritiro immediato delle nostre truppe dall'Afghanistan.
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Al termine dei lavori è stato condiviso il seguente documento sulla Finanziaria sul quale è importante avviare iniziative di informazione ovunque possibile: Finanziaria, disarmiamola!!!! L'assemblea nazionale dei movimenti per la pace e contro la guerra di Firenze ha preso atto che: La spesa militare con il progetto di legge Finanziaria 2007 - comprensiva di Bilancio della Difesa, fondo missioni all'estero e fondi ed esso collegati, fondi per i caccia Efa e per le fregate Fremm - raggiunge la cifra record di 21.364 milioni di euro. Di fronte a tagli pesanti alle spese sociali (scuola, università, sanità etc), la reintroduzione dei ticket sul pronto soccorso ed altre prestazioni ospedaliere, l'aumento delle spese militari del 13,7% appare ancora di più inaccettabile. Così come sarebbe inaccettabile il tentativo di creare un automatismo nell' approvazione delle missioni militari all'estero attraverso la costituzione del fondo apposito nelle legge finanziaria con l'unico obiettivo concreto di bypassare la discussione parlamentare sulle singole missioni. L'assemblea si impegna ad intensificare le iniziative per il disarmo, per la smilitarizzazione, per la riconversione ad uso civile delle basi militari e dell'industria bellica e per la riduzione delle spese militari. Questa assemblea chiede al Parlamento chiamato ad approvare la legge finanziaria: a) di stralciare dal testo il fondo sulle missioni militari all'estero; b) di tagliare le spese militari dando un segno di reale controtendenza rispetto al governo Berlusconi c) di utilizzare tali fondi reperiti dal taglio delle spese militari per aumentare la spesa sociale e quella alla cooperazione allo sviluppo nonché al finanziamento di corpi civili di pace e di interposizione nonviolenta nei luoghi del conflitto. (cooperazione e corpi civili che non possono in alcun modo essere concepiti come complementari a missioni e logiche militari) Chiede inoltre alle reti di movimento e alle forze sociali di far vivere questi punti nelle loro mobilitazioni a cominciare dalla manifestazione "Stop Precarietà" del 4 novembre.
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L'assemblea ha infine condiviso i seguenti impegni: - adesione alla manifestazione del 2 dicembre a Vicenza, contro la totale militarizzazione dell'aeroporto Dal Molin, come APPUNTAMENTO NAZIONALE UNITARIO, che rappresenta un'occasione di rilancio di una campagna PER LA CHIUSURA DELLE BASI MILITARI E PER IL DISARMO; - convocazione per sabato 16 dicembre a Roma di un'Assemblea Nazionale partecipata e larga per IL RITIRO DELLE TRUPPE DALL'AFGHANISTAN, in cui coinvolgere tutte le reti, le associazioni, i comitati locali, gli esponenti del pacifismo e le organizzazioni disponibili, quale prima tappa di una mobilitazione unitaria e condivisa. Per l'organizzazione di quest' appuntamento verrà predisposto un apposito gruppo di lavoro aperto a tutti i contributi. La redazione del report è a completa cura del Tavolo fiorentino per l' assemblea nazionale. CONTRIBUTI APPROVATI PER ACCLAMAZIONE APPELLO PER SALVARE LA VITA DELL'AVV. BEHIC ASCI, DI GULCAN GORUROGLU E DI SEVCI SAYMAZ, SCIOPERANTI DELLA FAME CONTRO L'ISOLAMENTO CARCERARIO IN TURCHIA!! Invitiamo tutte le forze politiche e sociali democratiche, le organizzazioni sindacali, gli Enti Locali, i Parlamentari di Camera, Senato ed Europa, il Governo Italiano ed in particolare i Ministri della Giustizia e degli Esteri, le Associazioni che si battono per i Diritti Umani ad esercitare in questi giorni la massima pressione politica sul Governo Turco, sul Ministro della Giustizia Turco, affinché accetti, dopo sei anni di lotte e scioperi della fame, l'invito al dialogo con gli Avvocati, i Giuristi, i rappresentanti dei detenuti politici in merito alla drammatica questione dell'isolamento carcerario in Turchia. Questo urgente e pressante appello, che proviene dal Simposio Internazionale contro l'Isolamento Carcerario, tenutosi il 14-15 ott. in Istanbul , a cui abbiamo partecipato e aderito, ha lo scopo di salvare la vita dell'Avvocato Behic Asci, di Gulcan Goruroglu e di Sevci Saymaz in sciopero della fame da 190 giorni, che, per interrompere la loro drammatica protesta, chiedono esclusivamente l'avvio di una seria trattativa sulle condizioni dei detenuti e sull'isolamento carcerario. Dopo sei anni di lotte e di scioperi della fame in Turchia durante i quali sono già morte 122 persone, nella più completa indifferenza del Governo Turco ed anche dell'opinione pubblica internazionale, oggi è possibile fermare questa spirale di sofferenza e di morte, è possibile una svolta! Sia per la maggiore attenzione dell'Europa sulle libertà democratiche in Turchia in relazione al suo ingresso nella U.E., sia per la solidarietà e la mobilitazione di importanti settori della società turca (avvocati, giuristi, sindacalisti) cresciuta in questi mesi intorno allo sciopero della fame dell 'Avv. Behic Asci, da sempre difensore dei diritti umani e dei detenuti politici, mobilitazione che le Autorità Turche non possono più ignorare, è possibile oggi cambiare ed avviare il superamento dell'isolamento carcerario. Solo negli ultimi sei anni migliaia e migliaia di detenuti politici, ma anche comuni, sono stati tenuti in isolamento in apposite celle denominate F- type. Di fronte alla diffusione della forma di lotta dello sciopero della fame, lo Stato Turco ha alimentato a forza centinaia di detenuti con la conseguenza che oggi almeno 600 persone, di cui una parte ancora in carcere, hanno contratto la sindrome Wernicke-Korsakoff, con perdita di memoria e difficoltà nell'uso degli arti. L'isolamento carcerario rappresenta una moderna forma di tortura fisica e psicologica che mira alla distruzione della persona, privandola del vitale elemento della socialità, e costituisce una gravissima violazione dei diritti dell'uomo, con pesanti e permanenti conseguenze sulla salute e l' equilibrio mentale (malattie, disturbi, suicidi, autolesionismo). I diritti fondamentali della persona non hanno confini, dire basta all' isolamento carcerario dipende anche da noi! Salviamo la vita all'Avv. Behic Asci ed alle altre due donne in sciopero della fame!!
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Generale, l'uomo fa di tutto Può volare e può uccidere Ma ha un difetto: Può pensare. (Bertolt Brecht) SOLIDARIETÀ con l'obiettore di coscienza statunitense AGUSTÍN AGUAYO con tutti i militari che resistono contro la guerra Secondo il Pentagono, circa 40.000 militari in oltre 700 basi militari usa sparse in tutto il mondo hanno disertato le forze armate usa dal 2000 - ma fonti pacifiste indicano che il numero reale è più alto. Piuttosto che andare a combattere nelle guerre immorali in Iraq e Afghanistan, queste donne e uomini hanno scelto una vita di esilio o di clandestinità, con il rischio di arresto e di processo davanti a una corte marziale, con la possibilità di anni di carcere duro. Le pene previste includono "la radiazione con disonore" e fino a 5 anni di carcere, mentre in tempi di guerra i disertori potrebbero ricevere addirittura la pena di morte. Augustín Aguayo, un obiettore di coscienza attualmente incarcerato in una prigione militare della base statunitense a Mannheim in Germania, è il primo soldato usa di stanza in Germania a rifiutare pubblicamente di tornare con la sua brigata in Iraq. Immigrato messicano con cittadinanza usa, 34 anni e padre di 2 figlie gemelle di 11 anni, Aguayo si era arruolato nel 2002, dopo l¹11 settembre e con la promessa che i suoi prestiti universitari sarebbero stati ripagati dall'Esercito, ma a causa delle sue esperienze negative nelle forze armate ha chiesto il riconoscimento dello status di obiettore di coscienza nel 2004. Ancora in attesa dell'esito legale della sua richiesta, è stato inviato a Tikrit in Iraq dove ha fatto un anno di servizio militare come ausiliare medico di combattimento. Mentre era in Iraq, la sua richiesta è stata respinta dalle autorità militari e Aguayo ha fatto formale appello. Nel 2005 Aguayo è tornato con la sua brigata in Germania e nell'agosto 2006 il suo appello è stato respinto e gli è stato ordinato di prepararsi per essere rispedito con la sua brigata in Iraq. Nello stesso tempo gli è stato comunicato che - secondo la Legge "Stop-Loss" voluta dal Presidente Bush che permette l'estensione arbitraria del servizio militare attivo dei soldati in Iraq invece di essere congedato dall¹Esercito nel gennaio 2007 secondo i termini del contratto di arruolamento, Aguayo dovrebbe rimanere in servizio attivo almeno fino al settembre 2007 Quindi dopo più di 2 anni e mezzo di battaglie legali per ottenere il riconoscimento come obiettore di coscienza, il 1 settembre 2006 Aguayo non si è presentato alla partenza della sua brigata per l'Iraq. La mattina dopo si è costituito alla polizia militare, pronto per i suoi ideali ad affrontare la corte marziale e il carcere. Ma il comandante militare ha ordinato il suo immediato invio in Iraq, anche in manette se necessario. La polizia militare a quel punto l'ha portato a casa con le istruzioni di fargli prendere le sue cose per partire per l'Iraq. Mentre i poliziotti aspettavano con sua moglie in salotto, Aguayo è saltato da una finestra della camera da letto ed è fuggito dalla base e poi è riuscito a tornare in maniera clandestina negli USA. Il 26 settembre Aguayo si è di nuovo costituito alle autorità militari, questa volta in California, ed è stato arrestato, ammanettato e rispedito in Germania, al carcere della base usa a Mannheim. Adesso Aguayo rischia fino a 5 anni di galera ma se viene accolto il suo ricorso civile davanti ad una corte federale a Washington a novembre, allora potrebbe finalmente ottenere la sua liberazione. Agustín Aguayo è un esempio per tutti noi! Cosa si può fare per aiutare Augustín Aguayo? Inviare messaggi di solidarietà! <aguayodefense@aol.com Poi, se possibile, inviare un aiuto materiale: l¹Esercito ha tolto la paga e i benefici famigliari, inclusa l¹assicurazionesanitaria, per Aguayo e la sua famiglia. Inoltre ci sono tante spese legalida affrontare. Un Fondo per la Difesa di Agustín Aguayo è stato creato dadiverse organizzazioni (p.e. Military Counseling Network, Center for Conscience and War e American Voices Abroad, una rete di attivisti statunitensi contro la guerra residenti in 8 paesi europei e Libano). Per sostenere la famiglia Aguayo: www.AguayoDefense.org Per messaggi di solidarietà a Agustín Aguayo: <aguayodefense@aol.com oppure presso Helga Aguayo, 36838 57th Street East, Palmdale, California 93552 Per informazioni su American Voices Abroad (AVA): www.avaworld.org a cura degli Statunitensi contro la guerra (Firenze) <comiraqusa@yahoo.it N.B. Agustín proviene da una famiglia povera di immigrati messicani in California. Sua moglie e sue figlie gemelle di 11 anni stanno passando un periodo molto difficile, e non solo in termini economici. Bisogna inviare messaggi formali di solidarietà ma anche informali di solidarietà umana e di amicizia (anche in spagnolo, sua moglie Helga è nicaraguense) all'indirizzo <aguayodefense@aol.com. Come diceva Che Guevara: "la solidarietà è la tenerezza fra i popoli."
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Libertà per Mumia Abu-Jamal, prigioniero politico nel braccio della morte in Pennyslvania L'Assemblea nazionale dei movimenti per la pace e contro la guerra, riunitasi a Firenze nei giorni 21-22 ottobre 2006, esprime tutta la sua solidarietà a Mumia Abu-Jamal, ex-Pantera nera, giornalista e attivista storico nella lotta per i diritti umani degli afro-americani e per la giustizia sociale negli Stati Uniti d'America. Mumia Abu-Jamal è nel braccio della morte nello stato di Pennsylvania da oltre 25 anni, un uomo innocente condannato a morte per un crimine che non ha mai commesso. Una immensa campagna di solidarietà internazionale è riuscita nell¹estate del 1995 a salvargli la vita a pochi giorni dalla sua esecuzione. Adesso, dopo oltre 10 anni, l¹appello di Mumia Abu-Jamal è ora in fase di ³procedura accelerata² davanti alla Corte d¹appello federale e lo Stato è determinato a portare fino in fondo la sua condanna a morte. Oggi con più di 2 milioni di prigionieri in carcere, gli U.S.A. hanno il più alto tasso di incarcerazione del mondo intero. Ci sono attualmente più di 4.000 persone nel braccio della morte negli U.S.A., in gran parte afro-americani, ispanici e altre minoranze etniche. Il caso di Mumia Abu-Jamal esemplifica questa tremenda oppressione razzista e classista del sistema giudiziario statunitense contro le classi popolari, gli immigrati, gli afro-americani, gli ispanici, i poveri e tutti gli oppressi, sistema giudiziario che poi storicamente ha sempre usato la pena di morte come una vera e propria forma di linciaggio legale. L¹Assemblea nazionale dei movimenti per la pace e contro la guerra, quindi, si associa ai milioni di persone in tutto il mondo che chiedono l'abolizione della pena di morte negli U.S.A. e nel resto del mondo e l¹immediata liberazione del compagno e fratello Mumia Abu-Jamal. approvato per acclamazione Firenze, 21 ottobre 2006 CONTRIBUTI scritti 1) OPPONIAMOCI ALLA VIOLENZA SULLE DONNE I DIRITTI DELLE DONNE SONO DIRITTI UMANI I CRIMINI DI GUERRA NON SONO FATTI IN NOSTRO NOME. Vorrei restituire, nei pochi minuti disponibili, la discussione e il confronto che hanno attraversato il seminario di Trieste del 6-7 ottobre u.s. su :"Violenza e Patriarcato"; una campagna europea contro la violenza sulle donne; negli workshops "violenza e guerre"; "violenza e povertà"; "violenza in famiglia";, "prostituzione" hanno agito tante soggettività di associazioni femminili e femministe. La violenza contro le donne, sia nei luoghi di conflitto e non, ci riguarda come movimenti per la pace e contro le guerre. Mi hanno coinvolta molto le pratiche femministe e femminili, il dialogo, la comunicazione, la sincerità che ci permettevano di avere una relazione e di sentire un tutt'uno con corpo e mente. Oggi la violenza, nei confronti delle donne, costituisce il crimine peggiore, in quanto lede i diritti della persona, la dignità, l'integrità, annullando l'identità personale. Nelle guerre le donne sono oggetto di stupro e nei tempi di "pace" vivono l'inferno tra le mura domestiche. La violenza è uno dei cardini sul quale si fonda il Patriarcato, si manifesta sotto diversi aspetti: violazione del diritto di autodeterminazione, violenza fisica e sessuale, sfruttamento, tratta delle donne e delle bambine, umiliazioni e discriminazioni nei luoghi di lavoro. Il 70-80% delle vittime nelle guerre contemporanee sono civili, gran parte donne e bambine\i. Nei campi profughi o nelle prigioni subiscono torture, abusi, stupri sistematici che annientano la mente e il corpo. Tante sono le forme di oppressione e di repressione dovute a ragioni politiche, etniche, religiose, economiche. I fondamentalismi,i nazionalismi, le nuove culture fasciste, hanno la pretesa di controllare il corpo femminile, di militarizzarlo per rendere le donne docili, asservite e complici del potere patriarcale. La guerra è la logica militarista di guardare il mondo: le donne, gli uomini, i bambini\e sono sacrificati in nome del dominio del più forte. Il Patriarcato impone la punizione,la vendetta, l'odio, il risentimento: queste sono le risposte ai conflitti e ai problemi sociali, invece di praticare la com-passione, condivisione, equità e libertà. Durante le guerre ci sono esempi di donne che si attivano, creano progetti, portano avanti l'istruzione per i propri figli. La scuola è vista come continuità della vita, una speranza di cambiamento. Hanno dato prova di vitalità, di resistenza agli eserciti occupanti, di cooperazione con donne occidentali delle ONG e dei movimenti pacifisti. Nonviolenza e femminismo si saldano strettamente, solo la nonviolenza è la strada da scegliere. C'è bisogno di "parola di donne" pacifiste e femministe, una parola pubblica non delegata ad altri o al privato-personale,ma assunzione di responsabilità per costruire una rete di donne animate da valori condivisi e che abbiano la pazienza e il coraggio di portare avanti un progetto politico. Proprio per questo fine, il 26 novembre è stata dichiarata giornata internazionale di protesta contro la violenza alle donne, si aprirà tra giorni la campagna europea. C'E' BISOGNO DI UN FILO COMUNE CHE POSSA UNIRE ESPERIENZE, PROGETTI, ELABORAZIONI TRA DONNE CHE VIVONO IN LUOGHI DI GUERRA E NON.
Firenze, 21.10.2006 Verdi Myriam 2) Consegnato in cartaceo alla presidenza il contributo di Fratesco de Lorenzo Lettera aperta per l'uscita dell'Italia dall'alleanza militare con Usa, Isreale e Nato 3) Mozione in cartaceo dell'associazione di Amicizia Italo-palestinese Onlus-Firenze con richiesta di invito da parte dei gruppi parlamentari di esponenti del governo palestinese e rifiuto del riconoscimento dell'evento di Milano "Sull'arte e vita d'Israele 1906-2006" 4) Mozione in cartaceo a firma Ottanetti e altri per un incontro con i parlamentari per emendamenti sulla finanziaria 5) DICHIARIAMO IL 4 NOVEMBRE "GIORNATA DELLE FORZE DISARMATE"
Il 4 novembre l'Italia ricorda la vittoria nella prima guerra mondiale l Quella guerra costò all'Italia circa 650 mila morti e 1 milione di feriti e mutilati,molti di più di quanti erano gli abitanti di Trento e Trieste, i territori "irredenti" ottenuti con la vittoria, che erano già stati concessi all'Italia dall'Austria in cambio della non belligeranza. l La festa del 4 novembre fu istituita dal fascismo per trasformare la vittoria militare in una esaltazione dell'esercito e delle virtù militari del nostro paese l Noi vogliamo particolarmente ricordare le vittime di quella carneficina (soprattutto contadini, pastori e operai);quella guerra spietata devastò l'Europa e ne distrusse la gioventù. l Noi crediamo che quella guerra fu un'inutile strage, come le guerre che la precedettero e quelle che la seguirono e quelle che, ancora oggi, offendono l'umanità. Non ce la sentiamo di festeggiare una vittoria che costò tanta sofferenza, per testimoniarlo invitiamo tutte/i le/i cittadine/i a trasformare questa giornata di lutto in FESTA DELLE FORZE DISARMATE per L'ABOLIZIONE DI TUTTE LE ARMI E DEGLI ESERCITI per IL DISARMO NUCLEARE per PORRE FINE ALLA CORSA AGLI ARMAMENTI per LA DISTRUZIONE DEGLI ARSENALI NUCLEARI per DIRE INSIEME: MAI PIU' GUERRE SU QUESTO PIANETA LA MATTINA, DALLE ORE 10.00, AL MERCATO E NEL QUARTIERE DI SANT'AMBROGIO, PORTIAMO SIMBOLI, COLORI, OGGETTI, VOLANTINI, MASCHERE, CANTI, GESTI DI PACE FESTEGGIAMO QUESTA GIORNATA CON GLI UNICI "FUNGHI" CHE CI PIACCIONO: PORCINI, PRATAIOLI, OVOLI, PENNENCIOLE... MAI PIU' FUNGHI ATOMICI CHE INVECE SEMBRANO TORNARE MINACCIOSI SULLE CITTA' DEGLI UOMINI (CI SPAVENTANO LE PAROLE DEL PRESIDENTE USA CHE, PROPRIO IN QUESTI GIRONI, NE PREVEDE L'USO CONTRO L'IRAN)
Giornata promossa da Fucina per la nonviolenza Partito Umanista Donne in nero Gruppo vialebombedaviano-comitato fermiamo la guerra

carloge
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categoria : pace e diritti

mercoledì, 25 ottobre 2006, ore 08:55

Linux Day 2006

Sabato 28 ottobre dalle 10 alle 19
Palazzo Ducale sale di Informagiovani e Liguria Spazio Aperto, Genova. Ingresso libero.
I dettagli ed il programma:
http://genova.linux.it/Linux_Day_2006

Sabato 28 ottobre si svolgerà a Genova ed in molte altre città italiane il Linux Day, manifestazione nazionale dedicata alla promozione di Linux e del Software Libero. L'evento è coordinato a livello nazionale dall'Italian Linux Society ed è organizzato localmente dai Gruppi di Utenti Linux e da altre associazioni. A Genova il GLUG (Genuense Linux User Group), con la collaborazione delle associazioni Ingegneria Senza Frontiere e Città Futura, presenterà due conferenze parallele, una divulgativa ed una dedicata all'uso aziendale del Software Libero. Saranno inoltre presenti stand dimostrativi dedicati alla rassegna delle distribuzioni GNU/Linux, ai videogiochi ed al recupero di computer dismessi.
Chi desidera installare Linux potrà portare il proprio computer e ricevere l'aiuto degli esperti, basta prenotarsi da questo sito:
http://www.linux.it/~sc/ld2006

Per approfondimenti: http://genova.linux.it/Comunicato_stampa_LD_2006
carloge
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categoria : genova, beni e servizi

martedì, 24 ottobre 2006, ore 14:32

Il reportage del Corriere della Sera, che mette sotto accusa la gestione della Carige e il suo uomo forte Giovanni Berneschi, offre uno spaccato interessante della classe dirigente ligure. Nel mirino assicurazioni, acquisto di immobili e assunzioni di parenti. Nello stesso giorno dell'articolo sul Corriere Economia, lo stesso Giovanni Berneschi (per qualcuno possibile candidato del centro destra alla poltrona di Sindaco di Genova), va dal Presidente diessino della Regione Claudio Burlando e propone un´alternativa privata ai finanziamenti pubblici per il Terzo Valico (TAV). E proprio ieri Claudio Burlando aveva inviato il suo assessore ai trasporti Luigi Merlo a sancire con il suo omologo alessandrino Daniele Borioli un patto per chiedere, insieme, al governo la costruzione del Terzo Valico, bloccata dal ministro Di Pietro per mancanza di copertura finanziaria. Come si vede nella stessa giornata la politica e gli affari liguri si sono esplicati nella loro gravita'. Progetti improbabili (Terzo Valico senza finanziamenti e con valide alternative), nepotismi, accordi trasversali alle forze politiche, affari, finanza e politica che si intrecciano in maniera poco chiara. Il tutto nel silenzio e nella disattenzione dei partiti che sono in CdA della fondazione. E' necessaria una netta alternativa a questo sistema di potere. Forum verso la Sinistra Europea
Antonio Bruno 339 3442011

carloge

martedì, 17 ottobre 2006, ore 19:10

La prima volta
Solo i lettori del Manifesto, di Liberazione e del Corriere della Sera [poche righe in un contesto di cui dico dopo], tra i quotidiani, sono venuti a sapere che a Roma, sabato scorso, si è svolta una manifestazione nazionale del tutto inedita: quella dei "cortili" di tutto il paese che, a cominciare dalla Valle di Susa, cercano di difendere le loro città, valli, stretti e lagune dall'aggressione di grandi opere "utili solo a chi le fa", come diceva l'appello che convocava la cosa. Ciò nonostante c'erano almeno 10 mila persone [7 mila secondo la polizia]. E' stato l'inizio di qualcosa: un "mutuo soccorso" [come loro stessi l'hanno definito] e un reciproco riconoscimento di parentela tra gruppi, comitati, movimenti, comunità e istituzioni locali [erano più di cento, i comuni che avevano promosso la manifestazione] i quali - apparentemente - agiscono su temi diversi: l'energia [le centrali e gli impianti per il gas], i trasporti [Tav e autostrade, soprattutto], la casa [c'erano i movimenti urbani come Action ma anche chi protesta per follie come il parcheggio sotto il Pincio, a Roma], l'acqua [si prepara la legge d'iniziativa popolare per tutelarla dal mercato], i rifiuti [inceneritori ovunque], e così via. Ed erano venuti, a parte i due o tremila valsusini, magari in pochi da ciascun luogo, ma da una quantità enorme di posti.
La novità è tanto rilevante, che i grandi media l'hanno letteralmente cancellata. Ad esempio, la cronaca romana di Repubblica ha dedicato spazio alle due o trecento persone che al Pantheon dimostravano contro gli stupri [iniziativa meritoria, beninteso], ignorando le 10 mila [o 7 mila] che un paio di chilometri più in là protestavano contro la Legge Obiettivo. Evidentemente, una scelta premeditata. Accompagnata, nel caso di Stampa e Corriere, da grandi titoli sulla "divisione" tra i valsusini a proposito del "nuovo tracciato" inventato da Mercedes Bresso e che in verità è una ammissione di resa mascherata.
Ma la censura sui media, oltre a ingannare i lettori, permette alla politica [la cui percezione della realtà passa per le pagine dei grandi quotidiani o per i telegiornali] di fingere di ignorare il problema. Il che, connesso alla accanita resistenza culturale delle sinistre e dei sindacati sul fronte dello "sviluppo" [che "crea lavoro", credono loro, e "fa ripartire" l'economia], dipinge l'atteggiamento del governo dell'Unione: il ministro Di Pietro che blatera di "grandi opere che non hanno colore" ed elogia la Legge Obiettivo, la più antidemocratica tra quelle volute dal governo Berlusconi [insieme a quella sulle droghe e a quella sul lavoro precario], e tutti gli altri che tacciono: salvo alcuni settori di Rifondazione e dei Verdi, che infatti erano presenti, sabato.
In conclusione: la manifestazione era totalmente auto-organizzata, nessun partito [salvo una piccola mano da Rifondazione] né sindacato ha prestato la sua capacità organizzativa. Chi c'è venuto ha pagato di tasca propria, e trattandosi in generale di comuni cittadini, spendere soldi e molte ore di viaggio è un costo non piccolo. Eppure, appunto, dieci persone da Brindisi, qualche decina dalla Sicilia, qualche centinaio di Venezia, i molti da molti luoghi del Lazio, un certo numero dall'Abruzzo del terzo traforo del Gran Sasso, i campani contro gli inceneritori e alcune decine di altri come loro, hanno - come ha ben scritto Liberazione - disegnato un'altra mappa del nostro paese. Tutti insieme, sono il primo movimento per un'altra economia, per un'altra convivenza. Noi di Carta possiamo dichiararci soddisfatti: sono anni che raccontiamo ogni lotta di questo genere, presumendo che un unico tema si imponga e sia per così dire il contenuto delle nuove forme di democrazia che il Nuovo Municipio promuove: è quel che un po' provocatoriamente chiamiamo "decrescita", ma che si può definire un trattato di pace delle comunità umane tra loro e con la natura. Siamo soddisfatti, eccome.
Pierluigi Sullo
Carta.org

carloge

venerdì, 13 ottobre 2006, ore 15:22

Resoconto azione diretta anti-inceneritore alla inaugurazione del Teatro Verdi di Mercoledi`
Massimo Dalla Giovanna
Poiche` TV e giornali locali sembra abbiano ignorato del tutto l'avvenimento (almeno, io non ho potuto seguire ieri sera i TG, ma credo che sia passata in cavalleria la questione.. se qualcuno ha notizie diverse e` pregato di condividerle) , volevo solo descrivere come e` avvenuta e quanto successo ha avuto, l'azione di contestazione (assolutamente nonviolenta, a fugare ogni dubbio che anche questa lista qualcuno esprimeva) che, come vari comitati contro l'inceneritore, abbiamo attuato mercoledi` sera, durante l'inaugurazione del Teatro Verdi di Sestri Ponente, in presenza di Pericu e Burlando, seduti in prima file per assistere alla bella performance della Filarmonica Sestrese. All'ingresso del Teatro, e` stato effettuato un volantinaggio a tutte le persone che entravano, con esposizione di diversi striscioni e locandine di film, riadattate e corrette nei titoli e negli autori, riferite alle vicende dell'inceneritore...gia` questo era molto coreografico. Sono stati volantinati anche i due "signorotti liguri" (P.&B.) al loro ingresso... Dopo le introduzioni di rito della presentatrice che lasciava la parola sia al Sindaco che a Burlando (il quale si lasciava scappare una battuta sulla contestazione fuori dal teatro), appena prima che la Filarmonica iniziasse la sua performance, dalla galleria veniva esposto, un primo lungo striscione che verteva sui veleni dell'inceneritore e sugli interessi economici di chi lo vuole costruire, accompagnato dal grido "no all'inceneritore": seguiva uno scroscio di applausi dal pubblico e alcune grida del tipo "non vi votiamo piu`".... immediatamente dopo, entravamo dal basso, davanti al palco, una delegazione di bambini con un cartellone sulla difesa della salute dei bimbi, a ruota un enorme striscione "Inceneritore? No, grazie!" seguito da una serie di cartelli di contestazione (tra cui l'ormai immancabile "scarpiNO"). Il teatro e` scoppiato in un applauso fragoroso, molta gente in piedi ad acclamare, mentre noi, lentamente, sfilavamo davanti al palco, per sostare, direi non piu` di 1 minuto, che sembrava pero` lunghissimo, accompagnato dagli applausi di tutto il teatro stracolmo, davanti alle "autorita`" sedute in prima fila, con P. & B. che masticavano amaro e non sapevano piu` dove guardare, evidentemente irritati e sorpresi. Siamo poi usciti dall'altro lato, sempre accompagnati dagli applausi del pubblico, con gente che gridava etc... Credo sia stata davvero una azione ben riuscita, ad effetto e che ha colpito nel segno, prova ne sia il fatto che alcuni politici locali sono stati vituperati dal sindaco, descritto come molto "incarognito", sul fatto che questa cosa non sarebbe dovuta accadere. Rimane l'amarezza sul perche` , un fatto cosi` eclatante, che ben poteva dare un'idea di come la pensa la gente di Sestri sull'inceneritore, non sia stato neanche accennato dai media locali!! Amarezza e rabbia perche` non mi puo` venire altro in mente se non che i "signorotti" locali hanno posto il veto alla pubblicazione dell'evento... informazione genovese COPERTA e ALLINEATA!!
Ciao Massimo P.S. se qualcun'altro dei presenti (eravamo in parecchi, per fortuna) volesse integrare...e` bene parlarne

carloge

domenica, 08 ottobre 2006, ore 19:43

Intervento in Libano, Guerra in Afganistan; Strategie per andarsene, Strategie per restare
Proposte per una presenza nonviolenta nelle zone di conflitto
Giovedì 19 ottobre 2006 Berio Caffe’ ore 17.30 (all'interno della Biblioteca Civica Berio)
Via del Seminario, 16 - GENOVA - Telefono 010.57.05.416
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carloge
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categoria : pace e diritti

sabato, 07 ottobre 2006, ore 08:09

Sintesi dell'incontro
SINISTRA EUROPEA: un cammino, un percorso, una sfida per Genova

Introduzione di Giuseppe Gonella (Puntorosso Genova): questa e' la prima iniziativa pubblica del Forum verso la Sinistra Europea – Socialismo Xxi. Si inserisce in un contesto in rapido movimento in italia e a Genova: il 22 – 23 settembre e' iniziato il processo costituente della Sinistra Europea. La settimana scorsa a Genova c'e' stata un'iniziativa con la formazione di una nuova soggettivita' Unione a Sinistra. Genova e' il mito fondativo del movimento: il luglio 2001 e' alla base del processo della Sinistra Europea che e' abbiamo riconosciuto il merito a Rifondazione Comunista di far parte del movimento in termini paritari e non egemoni. Contemporaneamente il movimento ha maturato l'esigenza di aver un interlocutore politico, e Rifondazione Comunista e' un contenitore troppo stretto per riuscire a comprendere e coinvolgere tutte le anime del movimento. L'Europa e' per noi lo scenario minimo di riferimento al quale ci si puo' riferire per grandi questioni globali. Il processo costituente vede la partecipazione di piu' soggetti che si accompagnano a Rifondazione Comunista; il Forum verso la Sinistra Europea - Socialismo XXI e' una di queste gambe. Socialismo XXI e' un riconoscimento al laboratorio della Sinistra che e' in America Latina (Bolizia, Venezuela, Brasile..).
Bruno Pastorino(segretario provinciale PRC): e' partita la fase di costruzione della Sinistra Europea esiamo in una fase di ricerca. Proporro' una serie di riflessioni. La Sinistra Europea deve evitare di essere un'araba fenice che non si forma mai, deve evitare di essere un semplice restyling oppure una semplice denominazione nuova di un qualcosa che nuovo . Non puo' essere una struttura gerarchica piramidale. Se dovessi immaginare la Sinistra Europea essa e' da costruire in sartoria, oggi non e' un programma scritto su un protocollo dove prendere o lasciare ma un luogo di ricerca sul tema della sinistra nel XXI secolo e sull'attualita' della trasformazione sociale. Processo di ricostruzione di popolo. Deve modularsi attraverso la ricerca di cio' che si muove sul territorio. Porsi il problema del superamento del capitalismo. Oggi non si parte dall'anno zero ma da alcuni punti forti: la nonviolenza, la critica allo sviluppo, l'idea multitudinaria del soggetto e il rifiuto di qualunque logica avanguardistica in cui qualcuno insegna all'altro la verita'. Penso che la Sinistra Europea abbia bisogno di luoghi materiali: avanzo una proposta: spero che anche a Genova in tempi umani si possa costruire una casa che sia un processo di ricostruzione di trame, di relazioni di un riconoscersi. Critica alla politica sull'esercizio del potere delle classi dirigenti e sull'espulsione. Non credo che chi si cimenta nella Sinistra Europea possa pensare che possa uscire come ne e' entrato, mi riferisco soprattutto al mio partito. Processo trasformativo profondo delle realta' esistenti. Si puo' fare un'esperienza del genere a Genova? Io penso che esista un terreno fecondo. Siamo il primo caso in Italia dove si costruisce un gruppo istituzionale che comprende due consiglieri non di PRC (entrambi eletti nei DS). La scorsa settimana e' nata Unione a Sinistra che pone una questione che interroga un processo non ancora perfettamente focalizzato per un'aggregazione di una sinistra di alternativa. Ancora poco tempo fa pensavamo che il processo di Partito Democratico affascinasse. Quel processo non e' ancora partito e ci sono settori che fuggono e non ci stanno. Io credo che oggi sia possibile una Sinistra radicale proprio perche' ci sono state le lotte di questi anni. Credo che di fronte alla domanda di richiesta di trasformazione il successo sia dovuto al lavoro svolto negli anni scorsi. Contrapposizione artefatta tra i movimenti e la politica. Anche i ceti politici non possono essere refrattari alla mobilitazione per la trasformazione. Prodi quando convoca a Orvieto tutte le aree culturali, si dimentica la storia comunista. Viene omessa quella tradizione di democrazia e equita' sociale. Non tutti i tempi sono buoni per fare la stessa cosa. Da parte di Rifondazione Comunista c'e' stata una timidezza tra il 2001 e il 2003. Sono contento che molti dei presenti si stanno cimentando nella costruzione di un programma per le prossime amministrative. Troviamo un idioma se iniziamo a voler discutere insieme. L'esperanto ce lo consegnano le lotte globali. Anche la lotta contro l'inceneritore a Genova.
Emilio Molinari (Presidente contratto mondiale dell'acqua): che fare? Si e' chiuso il novecento con luci e ombre, fallimenti clamorosi e doverosa riflessione sulla cultura rivoluzionaria e sulle culture socialdemocratiche. Non era solo colpa dell'avversario, forse qualcosa non andava anche nell'elaborazione originaria. Quale e' il nostro tempo? Stiamo costruendo la nuova ipotesi di lotta al capitalismo proprio nel momento in cui il capitalismo ha vinto, proprio nella testa della gente (a Milano il 48 % della classe operaia vota a destra, il 53% in Lombardia). La composizione sociale del polo di Sinistra e' prevalentemente di ceto medio ed intellettuale. Siamo chiamati alla riflessione. Non nasce da adesso, personalmente sono impegnato da almeno 15 anni. Se non funziona la sommatoria dei ceti politici esistenti, non funziona neanche la sommatoria dei ceti politici che si staccano dai Democratici di Sinistra con quelli di rifondazione. La vera forza del cambiamento che ha posto Rifondazione Comunista e' che e' stato il movimento sociale di uomini e donne in carne ed ossa che hanno dato vita a Genova, a No Tav, all'acqua, li' dentro c'era la dinamica sociale e nuovi contenuti, che hanno saputo conquistare la parte piu' sensibile dello schieramento di Sinistra. La novita' del che fare nel 2000 e' che i movimenti concorrano loro stesso insieme a pezzi di ceti politici che si staccano. Alcuni movimenti devono entrare dentro. E' in atto la formazione di un'oligarchia anche nella Sinistra. Il segno dirompente dei movimenti deve entrare dentro questa cosa. Viviamo soprattutto il tempo dell'esaurimento di alcune grandi risorse, cambiano i vecchi parametri del classismo. Il petrolio sta finendo sul serio e modifichera' il modo di vivere creando nuove gerarchie di esclusione. L'acqua e' un bene in esaurimento e sta determinando la geografia dell'esclusione. I profughi che premono nell'immigrazione in particolare in Africa sono profughi nella terra e nell'acqua. La crescita non funziona piu', non funziona che continui a fare porti a fare strutture pesanti nei territori. Questi temi vanno posti e sono l'innovazione del movimento. E' la questione dei beni comuni, che ti pongono il problema dei nuovi diritti.
Vittorio Agnoletto (europarlamentare): se avessi dovuto scegliere dove sviluppare l'assemblea di lancio della Sinistra Europea non avrei avuto dubbi di aver scelto Genova. Nel 2001 si e' dimostrato un movimento enorme e l'impossibilita' della politica istituzionale a entrare in rapporto con quel movimento. E' il precipitato politico mediatico di centinaia di associazioni che a forza di scavare hanno trovato convergenze spontanee. Nessuno poteva vincere la propria battaglia se non riusciva a modificare la politica. Questa convergenza ha costruito una serie di paradigmi che ha prodotto una rottura al pensiero sinistra, non negandolo ma dandogli altra profondita'. Ad esempio parlare di bene pubblico e' diverso di parlare di bene statale. Se non c'era Genova 2001 non ci sarebbe stato il movimento NO TAV. In questi anni ci soo stati molti movimenti territoriali, ma molto spesso localistici. In Val di Susa mettono in discussione il modello di sviluppo. Non vogliamo che l'Europa diventi una piattaforma logistica attraversata da corridoi che portano merci prodotti nel sud del mondo. L'elemento fondante di Genova e' la comprensione che il destino dell'umanita' era uno solo e lotta e' perche' l'umanita' potesse avere un futuro ancora. Questo modifica completamente il modo di comprendere la politica perche' significa che questa politica deve dire dover e' collocata questa forza politica. Non possiamo piu' parlare di sviluppo quantitativo, il nostro benessere e' basato sullo sfruttamento del sud del mondo e questo e' difficile quando chi ti vota e' quello che locale. Il consenso e' legato a un territorio locale, ma il problema e' globale. Quando vogliamo fare la Sinistra Europea ci assumiamo questa contraddizione e la teniamo aperta, presente. In Italia non vogliamo andare a una sommatoria di forze politiche, non funziona l'assemblaggio di un partito che si mette insieme ad altri soggetti politici. Scegliamo una strada mai sperimentata Responsabilita' (non vogliamo consegnare il paese alle destre), ma radicalita' (rifiutiamo la riapertura del commercio delle armi alla Cina anche se lo dice Prodi). La Sinsitra Europea ha un partito che ha la sua massa critica e centinaia di gruppi locali. Dobbiamo trovare forme a rete fondate sul consenso a livello territoriale e nazionale. L'unica esperienza e' stata quella di Isquierda Unita in Spagna, che pero' e' stata costruita quando c'era un governo monocolore socialista. IY era all'opposizione. Noi oggi siamo in altra situazione con Rifondazione Comunista determinante nel governo. Nessuno di noi tifa per il tanto peggio tanto meglio. Nessuno vuole il ritorno della destra. Pero' siamo convinti della necessita' di mantenere un'autonomia dei movimenti sociali, che e' il sale della democrazia indipendentemente dal governo che c'e'. La Sinistra Europea dice basta all'autonomia del politico rispetto al sociale. Nessun partito puo' pensare al governo di essere il portavoce del movimento. Concordo sul discorso della massima apertura quello che va in crisi e' il modo di essere partito. Non esiste piu' una sintesi a priori di una classe sociale. Sono contento che ci sia una rottura nei DS e anche negli altri, anche nella Margherita. Pezzi cattolici, non ceto politico che aderira' alla SE. Rifondazione Comunista e il soggetto politico che ha il gap piu' forte tra i voti e la potenzialita'. Concordo di lasciare la porta aperta a tutti. Il Movimento ha vinto su acqua e Iraq, mi auguro sull'Afganistan, Il movimento ha vinto anche quando favorisce rotture negli altri partiti politici. Ma devi dire pubblicamente se questa rottura e' determinata dalla rottura con il modello liberista o no. Faccio il Terzo valico o No? Come penso l'Europa e, i rapporti commerciali, Stessa cosa su CPT, TAV, un altro porto. Nessuno deve rivendicare un diritto di primogeniture. Ma dobbiamo affrontare i contenuti. Manteniamo ferma la barra sull'antiliberismo. Ai compagni di RC dobbiamo dire che l'unica cosa che dobbiamo evitare e' il riciclaggio del ceto politico in cerca di ricollocazione. Il percorso ha scelto come unico partito di stare dentro il movimento senza egemonie. Prospettiva europea: non esiste possibilita' di tornare all'autosufficienza nazionale. Raccogliere il mondo in macro regioni che collaborano con le altre macro regioni. Partito che guardi i problemi in logica sovra nazionale. Capacita' che partendo da Firenze abbiamo avuto di portare in piazza 15 milioni di persone il 15 febbraio 2003. A casa nostra penso a quell'uomo di 32 anni rumeno morto mentre lavorava in Sicilia, il datore di lavoro non ha denunciato la sua presenza e quindi i soccorsi sono partti molto in ritardo fino al ritrovamento dell'infortunato a cui sono state amputate la gambe per poterlo estrarre dalle macerie. E poi la morte, lasciando sua moglie e tre bambine. Penso alla declinazione della lotta al razzismo e all'attacco ai migranti.
Andrea Agostini (Legambiente): la Sinistra Europea deve misurarsi con una profonda discontinuita' della politica, che a Genova e' stata segnata da una mancanza di trasparenza e da una totale deregulation, esternalizzazioni, investimenti sulla facciata non sulla qualita' di questa citta'. Costruire proposte progetti percorsi di lavoro in cui le prossime amministrazioni dovranno misurarsi. Piano della mobilita', dell'energia, del verde, dei rifiuti senza inceneritori. Possiamo entrare in una maggioranza che prevede inceneritore, alta velocita' a Genova? Queste sono questioni nodali che siam o chiamati ad affrontare e a porre. Su questo vogliamo dire la nostra. E chiediamo ai rappresentati politici che stanno venendo da noi dicano cosa pensano.
Giuliano Giuliani:a tutte le domande che faceva Andrea, uno e' invogliato a dire no. Il problema e' che finche' queste domande ce le poniamo tra di noi non andiamo molto avanti. Il punto nodale e' che la crisi della politica e' sempre piu' una crisi della rappresentativita'. Nel PRC siamo in presenza di un partito che conosce il parere di uno su trenta votanti. Le questioni organizzative per uno strumento nuovo della politica sono importanti
Fabio Pittamiglio (sociologo): non ho capito se la Sinistra Europea dovra' essere un nuovo partito oppure resta' un movimento e il suo rapporto con Rifondazione Comunista. Quando penso a un nuovo partito mi fa paura un'identita' incerta e la scarsa visibilita'. La Sinistra Radicale ha senso di esistere anche per le lotte dei movimenti ma soprattutto per le lotte non fatte e le lotte non vinte. E' vero che c'e' un mondo globalizzato ma c'e' un uomo sfruttato.
Ennio Cirnigliaro: nel 1992 poco lontano da qui s'erano riuniti rappresentanti di leghe etc. che si ponevano le nostre stesse domande. Come dare gamba alle lotte di quei decenni? Nacque il partito socialista italiano, che scelse la dimensione del municipalismo. La storia della sinistra e' prevalentemente locale si e' sporcata le mani nelle case del popolo, nella partecipazione. Con la globalizzazione capitalista che ci ha colonizzato anche la mente la dimensione del conflitto e' il territorio tout court. Il capitalismo ignora la finitezza delle risorse. Dobbiamo lavorare sulla decrescita, un diverso modello di sviluppo.
Vittorio Agnoletto: confermo che la Sinistra Europea e' un nuovo partito a base confederale a cui aderisce il Partito della Rifondazione Comunista, e altri soggetti (il Forum verso al Sinistra Europea – Socialismo XXI; Nodo Ambientalista; Uniti a Sinistra; Liberassociazione degli aderenti, Forum Euromediterraneo..).
Antonio Bruno: il pericolo di assemblaggio di ceti politici o di moviemnto si supera lavorando insieme alle questionim programmatiche e alle lotte territoriali e globali. La delegazione di Rifondazione Comunista ai tavoli programmatici dell'Unione in vista delle elzioni amministrative della prossima primavera si e' trasformata in una vera e propria delegazione della sisnita europea. Di piu': abbiamo implementato dei gruppi di lavoro che sono piu' ampi della delegazione che ha iniziato a lavorare su questi argomenti. Apiremo un sito (al momento
http://genova2007.blogspot.com) dove si potra' discutere di programmi liberamente. Organizzeremo incontri e assemblee. Stiamo elaborando proposte in alcune grandi aree genovesi(Valpolcevera – iniziativa nel consiglio di circoscrizione di Rivarolo il 20 ottobre alle ore 21.00 e Ponente).
Roberta Mongiardini (comitati di Sampierdarena)
Vorrei approfittare dell'ospitalità che mi viene offerta dal Forum verso la Sinistra Europea per lanciare la questione Sampierdarena, che potrebbe ben inserirsi nel contesto generale in cui si vuole muovere il forum; nello stesso tempo, poiché io provengo da un'esperienza particolare e circoscritta, che è quella di un comitato di quartiere, non posso che provare a prendere spunto dalle nostre lotte per tentare di affermare alcuni principi più generali. Molto brevemente, il comitato di quartiere si è formato più o meno 3 anni fa intorno a una questione specifica, che è quella del traffico che attraversa le vie più occidentali di Sampierdarena, un traffico molto intenso (come molti genovesi sperimentano ogni giorno), aggravato dal traffico pesante generato dal porto. Tempo addietro, il numero dei veicoli che transita ogni giorno in una zona altamente urbanizzata era stato stimato in 15.000 con quasi un 25% (3.600) di mezzi pesanti, ma il dato non è ufficiale: in effetti ad oggi non sappiamo se esistano dati ufficiali. Sappiamo invece che i livelli di rumore superano la soglia fissata per legge a tutela della salute umana, e che questo avviene anche la notte e nei giorni festivi. Sappiamo che il livello delle polveri sottili è molto elevato e che elevati sono altri indici di inquinamento e sappiamo che la situazione non è migliorata dopo la chiusura dell'altoforno di Cornigliano. In un quadro che era già drammatico, si è comunque portato a compimento, addirittura ampliandolo rispetto al progetto iniziale, l'insediamento di Fiumara, con le tre torri ad uso abitativo, un centro commerciale, un centro divertimenti, un palazzetto dello sport, la nuova sede dell'ASL che accorpa anche gli ambulatori dei quartieri limitrofi, uffici, tra i quali spicca per involontaria ironia la sede dell'ARPAL, ecc., senza prevedere neanche un minibus che arrivi fino al Mazda Palace almeno in occasione dei concerti. I riscontri alla nostra protesta, sia in sede politica che amministrativa, non sono mancati e tuttavia la situazione delle nostre strade è tuttora molto grave e non credo che questo sia dipeso dall'inefficacia delle nostre azioni o dall'inconsistenza delle questioni poste. Potrebbe semmai essere vero il contrario, che è stato proprio il peso delle questioni ad alienare la volontà di risolverle. In tre anni noi siamo cresciuti, siamo partiti con una protesta generica contro il traffico e il rumore, per cercare di affrontarne le cause e così siamo arrivati a parlare di portualità, di mobilità anziché di solo traffico, di partecipazione. Ci siamo ritrovati, nostro malgrado e forse senza averne la piena consapevolezza a fare politica, ma nel modo in cui vorremmo fosse fatta la politica da chi se l'è scelta come professione: partendo dai bisogni reali. E' evidente ed è persino banale affermarlo, che se occorre un comitato di quartiere per portare alla luce una situazione come la nostra, che esplode sotto gli occhi della città praticamente ogni giorno, qualcosa non funziona nei meccanismi della politica locale e non solo locale. Questo è ancora più evidente se diamo uno sguardo al quadro attuale delle servitù che gravano sul nostro territorio e a tutti i progetti iniziati e previsti. ** Oggi nel porto di Sampierdarena si concentra un numero elevato di attività (centrale enel con annesso carbone stoccato all'aperto, terminal merci varie, rinfuse liquide e solide, depositi di prodotti petrol-chimici, containers al Sech di Calata Sanità e ancora con Messina alla Nino Ronco, solo per citare le più note) che si traduce in altrettante servitù, in un traffico pauroso che si riversa sul casello di Genova-Ovest e sui percorsi urbani e per il quale, in questo momento, non esiste una soluzione definitiva (né ve ne è alcuna al vaglio della pubblica amministrazione) E sempre a Sampierdarena da anni il mattone va per la maggiore: da San Benigno a Fiumara aumentano i centri abitativi, amministrativi e commerciali. Insediamenti creati ex-novo e avulsi dal contesto urbano, che oltre ad aver cancellato interi quartieri e la loro identità storica, hanno dato una spinta a quei processi di degrado sociale ed ambientale che ci si proponeva di risolvere. E per il futuro abbiamo: riempimenti dei moli a pettine per consentire un aumento del traffico containers (in rigorosa assenza di un percorso extra-urbano per smaltirlo e con le ferrovie penosamente al tappeto); ristrutturazione del nodo autostradale di Genova-Ovest (un progetto ad elevatissimo impatto ambientale); nuovo ponte autostradale per la gronda di ponente; nuovi grattacieli a San Benigno; uffici box e servizi non meglio precisati in Via Pacinotti, nell'area che Enel ha venduto a privati all'insaputa (così ci hanno detto) dei ns. amministratori; un centro per le aziende artigiane in Via Dino Col (ex area Fiat); ristrutturazione della rimessa AMT e spostamento della rimessa a Campi, con annesso autoparco per i camion (che evidentemente continueranno a confluire sulla zona). E nonostante gli effetti dei numerosi errori commessi - talvolta anche riconosciuti - siano visibili e tutti ne stiamo pagando il prezzo, la rotta non cambia: per esempio si procede con i riempimenti dei moli previsti dal piano regolatore portuale, pur sapendo e ammettendo che non esiste modo di smaltire il traffico generato dai futuri terminal senza soffocare la città e paralizzare lo stesso porto. Sampierdarena così subirà l'ennesima violenza ambientale e non è nemmeno escluso che le navi continueranno a snobbare Genova. Io temo fortemente che gli scempi a Sampierdarena andranno avanti nonostante il tangibile malcontento dei cittadini e che forse non finiranno mai e mi chiedo quante Sampierdarene ci saranno ancora se non si comincia subito a pianificare la città nel suo complesso, uscendo dalla formula semplicistica e consunta che vuole le residenze a levante e le attività produttive a ponente, come se il ponente fosse una landa deserta e disabitata. Mi chiedo perché, chi ha responsabilità di governo, non provi a identificare le esigenze del territorio, magari partendo da tutte quelle associazioni, quei movimenti, quei comitati che nella nostra città stanno crescendo in misura quasi direttamente proporzionale all'incapacità della politica di interpretare queste esigenze. Si compirebbe un grosso passo in avanti se solo si provasse a invertire il processo che ci sta portando alla rovina, che parte dal progetto che si decide di realizzare e pretende di piegare il territorio al progetto stesso, anziché partire dal territorio per individuare i progetti necessari e realizzabili. E sarebbe infine ora di reintrodurre la parola limite nel nostro linguaggio: dove già non ci sono più alberi, non si può continuare a costruire.

carloge

giovedì, 05 ottobre 2006, ore 08:05

Politiche del territorio a Genova e in Liguria
Le recenti vicende politico ambientali impongono a tutti noi una necessaria riflessione sulle politiche del territorio in Liguria e a Genova in particolare.
L'annunciata tornata elettorale del 2007 puo' essere un momento molto importante per affermare una discontinuità che cittadini, stampa, rappresentanti degli organismi di tutela , associazioni ambientaliste e financo la magistratura vanno chiedendo -invano - da anni ad un ceto politico bipartisanamente duro come il cemento e sordo a richiami che non partano dai poteri forti.
La Liguria è in campo ambientale terra del malaffare, la nostra regione è quella in cui si commettono più reati ambientali di tutte le regioni del nord ( piu' della lombardia , del Piemonte ) e di molte altre regioni del centro e del sud.
Ma i numerosi arresti e processi in corso a ciclo continuo da anni a carico di molte amministrazioni pubbliche non hanno tagliato ancora il cordone ombelicale che lega gli amministratori alla rendita fondiaria, alla speculazione immobiliare, al conflitto di interessi.
Alla radice di ogni speculazione c'è spesso una distorsione del diritto, in particolare nel nostro caso il presunto diritto da parte di ogni proprietario fondiario di edificare e di realizzare un profitto.
La speculazione fondiaria garantita a Genova e in Liguria - come nel resto d'Italia da una dissennata politica del territorio messa in atto da decenni dalle amministrazioni locali ha portato nel suo caotico darsi da fare a una situazione paradossale : da una parte una continua edificazione di nuovi alloggi, nuove infrastrutture, dall'altra il mantenersi di una abnorme massa di alloggi sfitti.
Ttutto fondato su valori dei terreni e delle abitazioni abnormi, con la conseguente impossibilità per la grande maggioranza di cittadini di acquisire una casa per la famiglia in aree socialmente ed ambientalmente sostenibili col risultato dello svuotamento dei centri storici di una quota significativa di abitanti a favore di imprese, seconde case, uffici, che ne uccidono la vivibilita' arricchendo le tasche degli spaculatori e dei politici di riferimento.
I prezi eccessivi dei terreni avviano la spirale dei prezzi, i costruttori non possono far altro che costruire solo case di lusso .
Così viene sempre saturato un settore della domanda e la domanda di alloggi di target medio basso non puo' essere soddisfatta.
Anche in una logica puramente liberista le cose non funzionano, si sganciano offerta e domanda a vantaggio della rendita fondiaria e della speculazione immobiliare e a danno dei cittadini e delle imprese.
Come ben illustrato dalle vicende legate alla delibera sugli spostamenti di volumi che ha investito come un ciclone cementizio tutta la zona del levante cittadino genovese i piccoli proprietari di terreni che il piano regolatore aveva vincolato a scarso o nullo sfruttamento edilizio - serre, oliveti, giardini, frutteti, ecc. - non avendo alcuna forza contrattuale nei confronti delle istituzioni hanno venduto i loro tereni ai grandi proprietari, agli speculatori che ( guarda caso ) si sono ritrovati improvvisamente graziati da opportune e diffuse variazioni del puc e da norme favorevolissime approntate dalle amministrazioni per costruire in aree di pregio.
Il piano regolatore che dovrebbe essere una baluardo di garanzie e di democrazia per prevenire il saccheggio del territorio e' diventato nelle mani della casta oscurantista e paladina del conflitto di interessi dei funzionari pubblici e degli amministratori dipendenti , consulenti, incaricati da grandi aziende immobiliari merce di scambio tra poteri forti, gli unici in grado di influenzare grazie alla propria forza economica e ai collegamenti politici la norma urbanistica è diventato cornice della pratica diffusissima delle varianti al puc, delle varianti in corso d'opera, degli inesistenti ( o pretestuosi ) oneri urbanistici , dei controlli inesistenti, del ribaltamento di ruoli che vede le varie commissioni edilizie sovrane in barba ai consigli comunali, circoscrizionali e provinciali.
La sfida per i prossimi anni non puo' che essere quella - mandati a casa gli ascari della speculazione - di passare dall'urbanistica contrattata ( tra poteri forti e loro servitori mansueti ) a una politica del territorio partecipata , costruita insieme ai cittadini.
Siamo fermamente convinti della necessita' che i beni comuni, tutti quelli che determinano significative modificazioni nella qualità ambientale delle aree urbane debbano tornare sotto controllo pubblico e che si debba ricondurre a unità programmatica quella estrema frazionalità dei suoli e delle proprietà fonte prima delle distorsioni gestionali in atto
Da questa privatizzazione frazionata dei suoli sono derivati quei processi di speculazione che hanno così negativamente influenzato la qualità territoriale del nostro territorio toglienogli qualità e identità.
Ora, gli strumenti ci sarebbero: la nostra Costituzione (art.42) prevede l’esproprio dei terreni «per motivi di interesse generale» e «salvo indennizzo»: ma le interpretazioni della Corte Costituzionale hanno poi portato a far coincidere gli indennizzi con i valori di mercato continuamente crescenti dei suoli, rendendo così le espropriazioni su vasta scala proibitive per i Comuni. Ne è seguita una sempre maggiore difficoltà di disciplinare attraverso i Piani Regolatori crescite e trasformazioni urbane, lasciate in balìa della speculazione fondiaria da un lato e dall’abusivismo edilizio dall’altro.
Da questa situazione è poi conseguita una svolta economicista cara alla destra politica e alla speculazione( ma assunta da tutte le principali amministrazioni governate dalla sinistra in Liguria ) che, attraverso il ricorso all’urbanistica contrattata ha lasciato che sia la proprietà fondiaria stessa a fare i progetti e a “contrattarne” poi con il Comune la realizzazione.
Non più dunque la collettività che si dà il piano secondo i bisogni dei cittadini, ma lo sviluppo urbano deciso dai proprietari dei suoli e dagli spaculatori secondo i propri interessi.
Questo il meccanismo adottato dai berluscones bipartisan in tutta italia e in liguria fatto proprio dalle giunte di sinistra e dai partiti che le sostengono.
Se il recupero dell'idea e degli strumenti della città partecipata sono lo sfondo e la cornice di ogni possibile svolta delle politiche territoriali vanno assunti due paletti decisivi:
Il primo è il concetto di limite. Basta costruire in aree ancora libere in città affollatissime e in molte parti invivibili .
DA 50 anni a questa parte i terreni agricoli , i parchi, le aree verdi sono più che dimezzate a causa della espansione edilizia non più motivata - da decenni in liguria - da aumenti di popolazione ne da bisogno di case - ce ne sono anche troppe solo spesso vuote a causa di prezzi artefattamente alti.
La qualità dell'aria , del verde, della mobilità urbana delle persone e delle merci, l' inquinamento acustico, mettono a durissima prova la vivibilità urbana e impongono costi crescenti per il trasporto, la salute, la socializzazione, il cibo. In piu' gli equilibri idrogeologici sono largamente compromessi in tutta la regione.
Non possiamo assolutamente permetterci di occupare altri spazi con le costruzioni. Il che vuol dire darci come regola nell'interesse comune che le trasformazioni urbane andranno fatte soltanto “ricostruendo sul già costruito”. Cosa non solo possibile ma conveniente, oltreché necessaria per fronteggiare il degrado delle città e per adeguarne spazi e strutture alle sempre nuove esigenze.
Il secondo paletto è quello riconducibile alla questione dell' estetica urbana.L'armonia degli spazi di vita è una condizione irrinuncabile per la costruzione di una cultura collettiva della socialità in ambito urbano.
Per i prossimi anni diventerà fondamentale uscire in maniera netta ed inequivocabile dal vicolo cieco in cui ci ha portsto una logica economicistiva della gestione delle risorse pubbliche e private e puntare a darci la dimensione umana e l'estetica come obbiettivi primari della nostra idea di governo del territorio.
Andrea Agostini
Elena Dini

carloge