mercoledì, 27 settembre 2006, ore 15:40

L’assemblea, domenica a Roma, vota l’appello che farà da base alla nascita della nuova formazione politica

Sinistra europea, “patto fra differenti”

Per usare una metafora, sono stati scritti gli appunti. Dettagliati ma non definitivi. Nel senso che si possono ancora arricchire. L’assemblea dell’altro giorno, alla sala Giovanni Paolo II nell’austera - ma neanche troppo - sala convegni dell’università pontificia, ha approvato una sorta di manifesto-appello per la nascita della sezione italiana della Sinistra europea. Ora ci sono date precise: la prima domenica di novembre, il 5, a Roma si riunirà una grande assemblea, con tutte le associazioni. Sia quelle che si sono costituite in centinaia di località, sia le associazioni nazionali: come l’organizzazione Uniti a sinistra, quella Rosso-Verde, Punto Rosso, ecc. Insieme vareranno la “carta” d’intenti della nuova formazione della sinistra d’alternativa. E assieme a questa, definiranno gli strumenti organizzativi. La “carta delle regole”, come si chiama. Decideranno, insomma, come si organizza la sezione italiana della Sinistra europea. Da lì, dal 5 novembre, comincerà la fase costituente vera e propria, che si concluderà a marzo dell’anno prossimo. Saranno mesi intensissimi, dunque. Anche se ormai, con l’assemblea di domenica, i tratti di questa nuova formazione sono già delineati. Si sta parlando insomma di quegli “appunti”, scritti nell’appello. Che parlano di una nuova formazione che già nel suo primo atto formale fa riferimento all’Europa. Laddove spiega che non hanno più senso le lotte nazionali, perché nessuna vertenza, “neanche la più concreta e specifica, può essere vinta dentro la cornice del singolo stato-nazione”. L’appello parla di una sinistra che vuole innovare, vuole continuare ad innovare le proprie culture di provenienza. Parla di una “sinistra comunista che si è messa in discussione”, di “una sinistra socialista che ha compiuto una critica altrettanto radicale“ di quelle scelte che l’avevano portata ad accettare ”la logica delle compatibilità”. Parla di una sinistra sociale che propone la “fuoriuscita dalla precarietà”, di una sinistra ambientalista che disegna, che ha già disegnato, un’alternativa al modello sviluppista. Parla di una cultura pacifista che non è più solo rifiuto dei conflitti ma anche ricerca della solidarietà, della diplomazia dal basso. Parla della cultura femminista e della sua intuizione della differenza di genere. Parla anche di un pensiero di matrice cristiano e religioso che “dalle proprie convinzioni trae la necessità di un maggior impegno sociale”. Di più: parla di una “cultura laica che rivendica la fine delle discriminazioni, il riconoscimento della pari dignità delle scelte personali”. Parla di una cultura della libertà che rivendica l’”abbattimento delle frontiere”. Tutte sinistre che insieme hanno rimodellato un pensiero critico. Che oggi si fonda sulla non violenza e sul binomio - uguaglianza e libertà - troppo spesso dimenticato nel secolo scorso. Mettere insieme tutto questo, si diceva. Ma come? L’appello non offre una soluzione precostituita. Dice che le regole andranno scritte da tutti. Insieme. Con due punti fermi. Il primo: che una nuova aggregazione “non si costruisce per scioglimento o scissione delle forze esistenti”. Il secondo: che va superata la tradizionale logica per cui ai movimenti è affidata la battaglia radicale su obiettivi particolari e al partito, alla politica, il compito di mediare quelle lotte con “gli interessi generali”. Ecco, la Sinistra Europea in Italia nasce esattamente col segno opposto: con una rete. Una rete con tanti centri. Che insieme decidono di percorre una strada comune. Progetto troppo ambizioso? L’assemblea di domenica - al di là di come l’hanno raccontata i giornali, presi solo a raccontare della presenza di Maura Cossutta, che aderisce all’associazione Rosso Verde o di altri dirigenti di altri partiti - ha svelato che non si comincia da zero. Che anzi la costruzione è già un bel po’ avanti. Hanno preso la parola quasi trenta organizzazioni, altrettante hanno dovuto rinunciare a parlare per mancanza di tempo. Da Tommaso Fattori, del Forum per la sinistra alternativa, a Ennio Molinari, del contratto mondiale per l’acqua, da Mario Agostinelli, capogruppo del Prc in Lombardia e rappresentante del contratto mondiale per l’energia a Anna Pizzo, della sinistra mediterranea. Da Mercedes Frias a Francesco Martone. E poi ancora dall’associazione Riva sinistra (un intervento interessantissimo quello di Gianluca Peciola, che ha raccontato come esista una città “di sotto”, una Roma di sotto ignorata dai governi di centrosinistra) al circolo Rosa Luxemburg di Como, dalla sinistra ecologista napoletana al comitato verità e giustizia di Genova. E tanti altri, fino alla nuova associazione nata sul bisogno della casa che sfida le giunte di centrosinistra nella ricca Siena. Da Saverio Aversa che ha raccontato della necessità che la nuova formazione parta dai diritti del mondo glbt, al senatore della sinistra diesse, Paolo Brutti che ha proposto un “patto di consultazione” fra parlamentari. A cominciare dalla discussione sulla finanziaria. Fino all’intervento della Sinistra romana, che ha chiesto di accelerare nella costruzione del nuovo soggetto (“in politica anche i tempi hanno un valore”, dirà Pino Galeota). Una Babele di linguaggi, di esperienze, di forme organizzative, insomma. Un arcipelago che, anche se un po’ caoticamente, s’è messo in moto.
s. b.

carloge
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mercoledì, 27 settembre 2006, ore 15:38

Comunicato Stampa

A GENOVA LA SINISTRA EUROPEA NASCE LAVORANDO SUL PROGRAMMA PER LA CITTA'

Voi non ci crederete, ma ci sono persone e associazioni che vogliono ragionare un po' sul futuro della propria città.
Per questo Forum verso la Sinistra Europea, Uniti a Sinistra, Forum Ambientalista e altre espressioni della società civile, che si riconoscono nel processo costituente della Sinistra Europea, hanno iniziato a ragionare sulle tematiche relative alla gestione della città di Genova, in vista delle elezioni amministrative della prossima primavera. Siamo convinti che la democrazia partecipata sia l'obiettivo fondamentale su cui lavorare, per superare l'estraneità al tessuto sociale, che le Amministrazioni locali hanno accumulato in questi anni. Ci siamo costituiti in diversi gruppi di lavoro, ricalcando quelli preparati dai partiti dell'Unione.
Consideriamo le primarie un passaggio necessario e opportuno, che comunque vanno accompagnate ad aprire momenti di partecipazione, la più ampia e aperta possibile, che affrontino il coinvolgimento delle popolazioni, il non più rinviabile risanamento sociale e ambientale delle periferie, la lotta alla precarietà di vita e di lavoro, la riscoperta dei beni e servizi comuni (non privatizzabili) come acqua, parchi, trasporti, la smilitarizzazione della vita, un ciclo dei rifiuti moderno senza inceneritore, l'impiego delle limitate finanze pubbliche in opere di manutenzione e ammodernamento.
Per questo motivo ci parrebbe opportuno che i Tavoli programmatici per il governo di Genova siano aperti alla partecipazione delle associazioni e dei soggetti della societa' civile presenti e attivi da tanti anni nella nostra città ed interessati a discutere con i partiti dell'Unione delle politiche della prossima Amministrazione.
Forum verso la Sinsitra Europea - Socialismo XXI
Uniti a Sinistra
Forum Ambientalista
per informazioni: Antonio Bruno 3393442011
Angelo Chiaromonte 3479728637
Rita Lavaggi 3206871927
Genova, 27.9.06

carloge
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mercoledì, 27 settembre 2006, ore 08:09

I cittadini e le associazioni ambientali genovesi prendono atto sconfortati dell'ennesima attestazione di coerenza della amministrazione nella sua pluriennale politica di sostegno alla rendita fondiaria e alla speculazione edilizia nell'intento di svuotare tutti gli angoli verdi di pregio della citta'.
Dopo la recente farsa andata in scena all'ultima riunione del consiglio messa in scena dai consiglieri dei ds e della margherita su suggerimenti esterni pervenuti dalle spa ex pubbliche a tutela dei loro profitti che hanno impedito una legittima espressione del consiglio, nella seduta odierna la maggioranza che sostiene la giunta comunale ha approvato una variante urbanistica che nulla toglie alla speculazione, garantisce la non retroattivita' dei presentatori ( e' passato un anno e 4 mesi dall'impegno preso dall'assessore all'urbanistica ), salvaguardia gli interessi finanziari delle grandi aziende ex pubbliche, perpetua il saccheggio cementizio delle aree verdi cittadine, ignora l'ordine del giorno del consiglio che impegnava la giunta alla salvaguardia delle aree veri di pregio del levante cittadine ( e dieci piani o cinque piani, financo uno solo eliminano di fatto aree verdi ). Ignora la effettiva possibilita' da parte delle commissioni edilizie di non concedere la opportunita' di costruire in salvaguardia dell'ambiente ( norma sistematicamente ignorata e interpretata al contrario come riqualificazione delle aree ), ignora il diffuso allarme dei cittadini, delle associazioni, dalla stampa nazionale ( micromega ), del recentemente risvegliato dal lungo letargo sovrintendente rossini.
A questa prospettiva di ennesimo scimpio ambientale ci opporremo in tutte le sedi istituzionali, sociali e giuridiche e auspichiamo che nella prossima tosranta amministrativa i cittadini mandino a casa tutti i patrocinatori istituzionali della rendita fondiaria e della speculazione edilizia di tutte le parti politiche.
Chiediamo altresi che i prossimi candidati sindaco si esprimano in maniera inequivocabile sulla questione e li invitiamo sin da oggi alla pubblica assemblea che intendiamo indire per informare la cittadinanza e organizzare l'opposizione a questa operazione politico speculativa e che si terra' nei prossimi giorni nelle aree piu' a rischio della citta'
 
Andrea agostini
Presidente circolo nuova ecologia legambiente genova

carloge

martedì, 26 settembre 2006, ore 11:47

Comunicato stampa di Vittorio Agnoletto

Sulla morte di Giorgio Langella
«QUANTI MILITARI ITALIANI DOVRANNO ANCORA MORIRE IN AFGHANISTAN ?
IL MOVIMENTO ORGANIZZI UNA MOBILITAZIONE NAZIONALE PER IL RITIRO DELLE TRUPPE»

Strasburgo, 26 settembre 2006 - Vittorio Agnoletto, oltre ad esprimere tutta la propria vicinanza alla famiglia di Giorgio Langella, ha dichiarato: «Il movimento pacifista deve riprendere pienamente la propria capacità di azione autonoma e rilanciare una mobilitazione nazionale per il ritiro immediato delle truppe italiane dall'Afghanistan.
Aspettare dicembre, quando ci sarà il prossimo voto del Parlamento sul rifinanziamento delle missioni potrebbe essere troppo tardi. Da settimane in Afghanistan si assiste ad un'impressionante escalation di una guerra ormai totale.
La morte di Giorgio Langella è la conseguenza della scelta di continuare a mantenere le truppe italiane in Afghanistan, purtroppo é altissimo il rischio che altri militari italiani possano perdere la vita durante quella missione. Tutti i governi coinvolti ne sono, da tempo, ampiamente consapevoli.
Lo scorso 14 settembre (durante un'audizione alla Commissioni Esteri del Parlamento Europeo) Francesc Vendrell, rappresentante speciale dell'UE in Afghanistan, - continua l'europarlamentare - aveva dichiarato che in quel Paese é in atto una missione di peaceenforcing (e non di peacekeeping), quindi una missione che prevede necessariamente l'uso attivo della forza militare, e quindi la partecipazione ad operazioni offensive.
Il rappresentante dell'UE aveva chiarito esplicitamente che anche le truppe italiane e spagnole sarebbero state comunque coinvolte in simili azioni militari.
L'Italia rischia di restare coinvolta in un conflitto che potrebbe durare anni, una guerra non voluta dalla popolazione e mai votata dal Parlamento».

Vittorio Agnoletto, europarlamentare della Sinistra Europea

carloge

lunedì, 25 settembre 2006, ore 19:07

PER L'APERTURA DELLA FASE COSTITUENTE DELLA SINISTRA EUROPEA

1. PARLIAMO DI EUROPA. MA QUALE EUROPA?

- Non l'Europa ancella della guerra preventiva e che partecipa come
comprimaria al tentativo di far precipitare il mondo dentro il baratro del
conflitto di civiltà

- Non l'Europa dei banchieri, dei tecnocrati e degli istituti
sopranazionali di regolazione dei mercati, organismi ademocratici, che
vogliono, attraverso Mastricht ed il Patto di Stabilità, imporre ai popoli
e ai Parlamenti una camicia di forza che già ha prodotto una crisi profonda
e i cui frutti amari sono stati pagati dai lavoratori e dai ceti popolari.

- Non l'Europa che rinuncia ad innovarsi lungo il solco di una costruzione
complessa e contraddittoria, ma originale di conquiste sociali e del lavoro
e si immiserisce nella copia del modello sociale ed economico statunitense.

- Non l'Europa del Trattato Costituzionale che costituzionalizza il mercato
invece dei diritti e attribuisce i poteri ai governi invece che al processo
costituente che viene dai popoli e dai Parlamenti.

- Non l'Europa che si illude di arroccarsi dentro una fortezza chiusa , che
ricacci indietro, fuori dalle proprie frontiere o fuori dal sistema dei
diritti sociali e di civiltà, i popoli dei migranti che fuggono le guerre e
le miserie provocate dal mondo verso il quale si recano.

- Non l'Europa che rinnega le proprie radici culturali meticce, frutto di
incontri tra culture differenti, per regredire verso culture xenofobe,
antisemite, razziste.

- Non l'Europa dell'intolleranza verso stili, comportamenti, orientamenti
sessuali differenti.

- Non l'Europa patriarcale e autoritaria che discrimina le donne e declina
la differenza di genere come annullamento delle culture critiche che le
donne hanno costruito in questi anni, dentro percorsi autonomi e di movimento.

PARLIAMO DI UN'ALTRA EUROPA

- Un'altra Europa che è in cammino.

- Una Europa che, dentro l'onda lunga dei nuovi movimenti, ha innovato
culture politiche e pratiche di movimento.

- Una Europa della pace che ha visto l'irrompersi di un movimento
straripante e ha restituito la voce ai popoli che la spirale della guerra e
del terrorismo vuole ammutolire.

- Una Europa del lavoro che ancora fatica a connettere vertenze che, per
essere vincenti, chiedono una unificazione su scala europea.

- Una Europa in cui la precarizzazione del lavoro e della vita, frutto
sistematico della globalizzazione neoliberista, hanno profondamente
cambiato la vita della maggioranza delle donne e degli uomini, specie dei
giovani, e in cui si manifestano forme inedite di alienazione e di sofferenza.

- Una Europa della solidarietà e dei diritti che ha aperto coraggiosamente
la contestazione della vergogna dei centri di detenzione per i migranti e
posto il tema ineludibile dei diritti di cittadinanza.

- Una Europa che non dimentica l'orrore scaturito dal suo seno del fascismo
e del nazismo, l'olocausto, la resistenza che è l'origine delle
Costituzioni democratiche del dopoguerra e dentro quel solco fecondo
intende rinnovare la democrazia e le sue istituzioni.

- Una Europa della tolleranza e del dialogo, del riconoscimento delle
differenze , della loro ricchezza e della loro pari dignità .

- Una Europa che ha scoperto un nuovo ambientalismo critico di un modello
sviluppista che ha causato danni irreversibili senza un salto di paradigma
nelle individuazioni delle priorità e scelte di fondo.

- Una Europa che, accanto e contro vecchi e nuovi fondamentalismi, anche
nella ricerca di nuove spiritualità e in una critica nel cristianesimo e in
altre confessioni religiose, al consumismo sfrenato e all'idolatria del
mercato, esprime un moderno anticapitalismo.

- Una Europa che cerca nuovi percorsi di libertà economica anche nella
diffusione delle idee, delle culture, delle opinioni che rompano i monopoli
che impediscono una loro circolazione e fruizione senza barriere o filtri.

Senza scalare almeno la dimensione europea , neanche la più concreta e
specifica delle lotte può ormai essere vinta per un lungo periodo dentro la
cornice del singolo stato-nazione


2. PARLIAMO DI SINISTRA. MA QUALE SINISTRA?

- Non la sinistra che, lungo il corso di una stagione politica lunga ormai
alcuni lustri, si è illusa di governare la globalizzazione neoliberista e
ne ha accettato i paradigmi e l'orizzonte.

- Non la sinistra che ha rinunciato a tenere aperta una riflessione di
fondo di critica dell'esistente.

- Non la sinistra che ha ritenuto che la caduta dei regimi del cosiddetto
socialismo reale avesse determinato la fine della necessità e possibilità
di trasformare il mondo.

- Non la sinistra con la testa rivolta all'indietro e che ancora non
recide il legame ideale con quei regimi e la loro cultura politica e
ancora si definisce dentro un campo presunto dell'ortodossia.

- Non la sinistra che non ha innovato le sue culture, che ha avuto nei
confronti dei nuovi movimenti atteggiamenti aristocratici e spocchiosi e
che non si è contaminata con i loro percorsi.

- Non la sinistra che non ha dismesso la pretesa di essere guida dei
movimenti.

- Non la sinistra che non è stata in grado di cogliere la radicalità del
movimento per la pace e ancora tenta di riproporre una logica di campo,
sbagliata ed illusoria.

- Non la sinistra che considera secondarie o subalterne le culture critiche
che vengono dal femminismo, dall'ambientalismo, dal pacifismo.

- Non una sinistra sociale e di movimento che si chiude al rinnovamento
della politica e ricerca con il potere una mediazione di carattere lobbistico


PARLIAMO DI UN'ALTRA SINISTRA

- Una sinistra che ha innovato le sue culture politiche di provenienza.

- Una sinistra comunista che coraggiosamente si è messa in discussione ,
che non smette di interrogarsi, che ha compiuto una critica radicale delle
esperienze del socialismo reale e che pensa a come oggi possa essere
riproposto, dentro un movimento reale, il tema della trasformazione.

- Una sinistra socialista che ha compiuto una critica altrettanto radicale
delle culture riformiste e della loro deriva dentro la logica della
compatibilità dettata dalla globalizzazione neoliberista.

- Una sinistra sociale che ha radici profonde nel mondo del lavoro, dentro
le nuove e vecchie contraddizioni prodotte dalla globalizzazione
neoliberista e propone la fuoriuscita dalla precarietà che da condizione
estremizzata dei rapporti di lavoro, si fa sistema generale che informa a
sé i tempi di lavoro , della vita sociale e di quella di relazione.

- Una sinistra ambientalista che parla di una critica di fondo del modello
sviluppista, alle conseguenze drammatiche che questo provoca e alla
connessione tra la loro materialità territoriale e la dimensione planetaria
delle contraddizioni provocate e che, allo stesso tempo, ci interroga su
nuovi stili di vita e forme di comportamento e di relazione e ci interroga
anche sui diritti del vivente non umano.

- Un pensiero e una pratica che superando ogni "campismo", prospetta una
nuova cultura pacifista, che parla non solo dei conflitti e dei grandi
squilibri del mondo, ma anche della solidarietà concreta, del volontariato,
della diplomazia dal basso.

- Una cultura femminista che non solo ha innovato il linguaggio , le
relazioni tra le persone e le pratiche di movimento, ha scoperto un
pensiero, quello della differenza di genere, che è indispensabile per ogni
progetto di trasformazione.

- Un pensiero di matrice cristiana e religiosa che dalle proprie forti
convinzioni filosofiche e etiche trae la necessità , come fu l'esperienza
italiana dopo il Concilio Vaticano II, di un maggior impegno per gli altri
e per la società.

- Una cultura laica che parla del superamento delle discriminazioni e del
riconoscimento della pari dignità delle scelte personali nella sfera delle
affettività , delle relazioni e degli stili di vita.

- Una cultura delle libertà che parla dell'abbattimento delle frontiere ,
della libera circolazione delle persone, dei diritti di cittadinanza e
anche della rottura degli ostacoli frapposti da poteri oligopolistici e
pervasivi dell'informazione, dei media e della rete alla circolazione
libera delle idee, delle conoscenze, degli scambi.

Tutte assieme , sinistre che fanno della critica al potere un punto di
fondo della proprio riflessione e del proprio orizzonte politico e culturale.

La critica al potere come "presa del Palazzo" o come accesso alla "stanza
dei bottoni",per ripensare un processo più profondo che parta dal cuore
della società , dalla modificazione delle culture prevalenti dentro un
corpo a corpo nelle viscere delle contraddizioni sociali, del confronto tra
culture, idee,valori. Una critica al potere che è critica di ogni idea
verticistica del governo, e che è originale pratica e delega della cessione
del potere, ai lavoratori e ai cittadini.

La critica del potere parla anche della necessità di una riflessione sulla
crisi della politica, sulle caratteristiche specifiche che, dentro quella
cornice, assume la crisi profonda della forma partito, della necessità di
innovare profondamente il rapporto tra società , movimenti, partiti,
rappresentanza, che non elude il tema dei costi della politica, del
prevalere, anche dentro forme organizzate che si propongono il tema
generale del cambiamento, di fenomeni di regressione verso la
burocratizzazione dei gruppi dirigenti, di una separatezza dei ruoli
istituzionali, di verticismo di delega, che si trasforma in passivizzazione
e mortificazione di esperienze reali e originali che pure si manifestano
nei conflitti del lavoro , nelle vertenze territoriali, nei grandi
appuntamenti dei Social Forum e in quelli di movimento.
Elementi di inquinamento e di vera e propria regressione che investono la
politica tradizionale , ma che non risparmiano anche associazioni e movimenti.

Sinistre che hanno scelto la nonviolenza come scelta di fondo dell'agire
politico. La nonviolenza è strettamente correlata alla critica del potere e
assume un carattere rivoluzionario come spostamento del conflitto da una
logica militare e di apparati a quello della partecipazione , impone una
radicalità che parla della coerenza dei mezzi usati con i fini perseguiti,
che parla di un processo di liberazione non rinviato ad un futuro
indeterminato, ma come pratica che avanza giorno per giorno.

Sinistre che riflettono criticamente sul rapporto tra uguaglianza e
libertà, a come esso è stato declinato nel 900 e che parlano della
necessità di porre assieme insieme la classe e le persone, i diritti del
lavoro e sociali a quelli individuali e di relazione.

Riconosciamo nell'esperienza del Partito della Sinistra Europea un
riferimento essenziale ancora nella sua fase iniziale ed embrionale nella
prospettiva della nascita di una esperienza di sinistra che sappia
affrontare le nuove contraddizioni e che vede assieme, in Europa, partiti
comunisti rinnovati nelle culture e nelle pratiche, forze politiche che
provengono da esperienze del socialismo europeo, altre esperienze politiche
originali e che si sono contaminate con i movimenti.
Questa Sinistra Europea è la novità politica dell'Europa attuale. Il suo
percorso si incontra con esperienze originali che in Paesi di altri
Continenti stanno determinando cambiamenti fino a pochi anni fa
inimmaginabili. Pensiamo in particolare a quello che possiamo definire
laboratorio latinoamericano.
Una sinistra europea che si relaziona con una nuova sinistra latino
americana, dentro un processo politico reale di fuoriuscita del
neoliberismo , non secondo un modello prefissato ma attraverso esperienze
originali. Esperienze che parlano di lineamenti nascenti del socialismo del
XXI secolo.

In Italia Rifondazione Comunista è il partito della sinistra tra i
promotori della costruzione del Partito della Sinistra Europea. Il
radicarsi di questa esperienza nel nostro paese , attraverso il percorso
partecipativo che stiamo cercando di mettere in moto, trova una sponda
importante proprio nell'esperienza di radicalità politica e di innovazione
che Rifondazione Comunista ha messo in campo.

Ma altri fatti importanti sono accaduti e stanno accadendo: Dentro al
campo plurale delle sinistre politiche, sociali e di movimento , altre
forze si sono spinte nella ricerca comune di una nuova soggettività.
Soggettività politiche resesi autonome dal progetto di deriva della
sinistra riformista verso l'orizzonte liberale democratico; altre
soggettività politiche che vengono da esperienze delle sinistre critiche;
rappresentanze del mondo del lavoro che sono impegnate nella ricostruzione
di una nuova autonomia del sindacato e della democrazia dei lavoratori;
realtà sociali, di movimento, con le quali in questi anni è stato condiviso
un cammino e si sono intrecciati percorsi; donne e uomini impegnati nella
cultura, nel sociale e in altre forme.
Tutti assieme abbiamo iniziato un cammino comune, abbiamo svolto incontri e
dibattiti impegnativi nel corso dei quali abbiamo elaborato e diffuso una
"Dichiarazione di intenti" comune, che costituisce una prima linea
condivisa di valori, orientamenti, cultura politica, discriminanti
programmatiche.
Su quel percorso intendiamo continuare in modo aperto.

Sappiamo da dove partiamo ma non abbiamo un modello prefissato da applicare
meccanicamente.
Vogliamo contaminarci con altre culture e con quanti, anche non
direttamente coinvolti nel processo che vogliamo aprire, si pongono
analoghi interrogativi.

Con questo spirito di apertura e di coinvolgimento, pensiamo che sia
finalmente giunto il tempo dell'apertura della fase costituente di una
nuova soggettività politica della Sinistra Europea.

Entro la prossima primavera ci proponiamo di dare un primo corpo stabile a
questo processo con lo svolgimento di una prima tappa di una Assise
Nazionale di fondazione della Sinistra Europea, un processo aperto a cui
seguiranno, anche nel corso dello stesso 2007, altri impegnativi appuntamenti.


3. UNA SOGGETTIVITA' POLITICA MOLTEPLICE E PLURALE

Noi proponiamo un esperimento concreto nella direzione di una innovazione
delle forme dell'agire politico.

Parliamo di un doppio superamento:
- il superamento dell'idea che una soggettività politica si costruisce per
scioglimento o scissione delle forze esistenti;
- il superamento della divisione tradizionale dei ruoli per cui ai
movimenti spetterebbe la radicalità di un interesse particolare per passare
il testimone al partito cui spetterebbe la mediazione dentro l'interesse
generale.

Non proponiamo un assemblaggio di gruppi dirigenti. Vogliamo aprire un
percorso costituente che parta dal riconoscimento dell'autonomia , della
indipendenza, della diversità di ciascuno.

Proponiamo una alleanza , un patto tra differenti che si riconoscono uguale
dignità.
Pensiamo ad una ispirazione di carattere confederale.

Pensiamo a una rete policentrica, alla costruzione di un tessuto secondo
una trama di nodi verticali (le reti nazionali) e una trama di nodi
orizzontali (le esperienze originali dei territori e delle città).

Per questo proponiamo un processo costituente che consenta di procedere in
tutte e due le direzioni.
Per questo proponiamo di costruire in ogni città "Case della Sinistra
Europea", come luoghi partecipati da tutte le esperienze aggregative. La
partecipazione deve essere l'elemento caratterizzante la costruzione della
Sinistra Europea, come alleanza plurale dentro una ispirazione condivisa.

Non abbiamo un modello organizzativo prefissato o studiato a tavolino,
dentro ristretti gruppi dirigenti o delegato a centri studi.
Abbiamo l'obiettivo di determinare dentro una esperienza concreta, una
innovazione nelle forme di aggregazione della politica: una soggettività
molteplice non riconducibile alla forma partito in cui possano condividere
un comune percorso un partito, altre realtà organizzate ed autonome ,
realtà sociali, rappresentanze ed espressioni del mondo del lavoro.

Vogliamo fare un percorso coinvolgente e aperto. Tutti coloro, organizzati
e singoli, che si riconoscono nel nostro appello, nella prima "Carta di
Intenti" che abbiamo proposto e si dispongono a continuare o intraprendere
il cammino che proponiamo, saranno coinvolti alla pari nell'impegno comune
che decidiamo oggi di assumerci: la fase costituente della Sinistra
Europea.

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Tommaso Fattori (Social Forum di Firenze): si e' aperta una nuova fase
inedita in Libano.
Il meccanismo della guerra permanente USA eil disegno del Grande Medio
Oriente si e' inceppato e si aprono spiragli per la questione palestinese.
C'e' una grande responsabilita' del movimento per la pace che ci ha
condotto a convocarci il 21 – 22 novembre per discutere.
Sindrome piuttosto bizzarra che consente di leggere il mondo con gli
occhiali del governo senza se e senza ma (a favore o contro).
Questa sindrome ci acceca e ci impedisce a vedere quello che succede nel
mondo.
Dobbiamo tornare a operare nel mondo.
L'eclissi del movimento non ' un problema rispetto agli equilibri politici
ma e' un problema per quello che riusciamo a fare nelle situazioni di crisi.
Possibile che il cessate il fuoco per Libano non si possa ottenere anche
per la Palestina?
In questi anni ci siamo concentrati sulla questione irachena e dobbiamo
dire che il ritardo (lentissimo) dei soldati italiani e' un obiettivo
importate.
Ma stiamo cercando di andare oltre cercando di investire tutto il MO a
partire dalla Palestina. C'e' gia' un appello di Action for Peace.
Oggi e' necessaria piu' che mai una politica estera dei movimenti: una
strategia che sia in grado di guardare alla questione Medio Oriente, ma
anche ai nostri strumenti.
Cosa significa costruire alternative alla logica di militarizzazione, corpi
civili di pace.
E' possibile pensare a interventi internazionali che stiano fuori all'uso
della forza.
I soldati, le portaerei sono strumenti adatti.
Oggi ci dobbiamo porre su quali sono i mezzi congruenti alla pace.
Dobbiamo chiedere il ritiro dall'Afganistan.
Smilitarizzazione dell'economia: il tema del commercio delle armi.
E' possibile che quando arriviamo a una Finanziaria e quindi si agitano le
forbici del taglio alla spesa pubblica, questo non vada mai ad intaccare le
spese militari?

Bene che l'Onu si sia mosso (oggi i soldati sono li' non per bombardare ma
per evitare che si bombardi), ma il suo compito e' prevenire i conflitti, e
poi di difendere i paesi attaccati come e' stato per il Libano.
La parola chiave e' la politica, anche per capire quello che e' successo in
Libano, dove non c'e' stato una vittoria militare di Hezbollah, l'obiettivo
di Israele e' politico (sgretolare l'unita' nazionale di quel paese).

Emilio Molinari (presidente del contratto mondiale dell'acqua): la
questione dei beni comuni e dell'acqua ha molto influenzato molto la politica.
Io vorrei che l'acqua diventasse un elemento costitutivo per la SE.
A Stoccolma c'e' stato un grande simposio internazionale in cui e' stato
detto che USA e Cina sono i due paesi che hanno problemi enormi di acqua.
Nel Nord d'Italia c'e' stata una grave crisi idrica (Varese ad esempio). In
estate c'e' stato un dibattito se tenere chiusi i bacini della valtellina
(per poterli usare per la produzione di energia elettrica) oppure
rilasciare l'acqua per il rifornimento idrico della val padana.
La questione dei beni comuni ridisegna una nuova questione di classe, chi
non accede ad essi non partecipa alla vita.
Il tempo della mercificazione e' intimamente collegato con la fine del
petrolio e dell'acqua e quindi con la guerra.

Mario Agostinelli (consigliere regionale Lombardia): questo soggetto
politico e' nato nel solco del movimento di Porto Alegre. La questione
dell'Energia e' uno degli aspetti importanti. Da tempo Altralombardia
lavora sul territorio anche a partire dalle qeustioni che con il piano
energetico hanno portato alla formazione di grandi gruppi economici.
Il primo grande difensore di Tronchetti Provera e' stato Formigoni. Ci sono
scontri e lotte durissime sulla valorizzazione di aspetti di ulteriore
dominio dell'idea della crescita che ha spaccato l'Unione. L'Unione non
regge questo scontro. RC si e' distinta sul modello di crescita delle
infrastrutture.
Formigoni offre anche all'opposizione un modello unitario consociativo.
Contratto mondiale per l'energia: scadenza immediata della Finanziaria. La
parte che riguarda il modello energetico e' deludentissima. Non costerebbe
niente spostare risorse verso le energie alternative. Perche' questa enfasi
sui rigassificatori?
L'idea di fondo del contratto favorirebbe tantissimo una riflessione e un
approccio alternativo.
C'e' la conclusione di un'epoca con la disponibilita' delle forti
energetiche provenienti dal sole per cambiare una fase distruttiva e violenta.
L'energia non serve solo per fare crescere e ampliare la nostra potenza ma
anche per farci vivere.
L'energia serve soprattutto per vivere perche' se la si usa male e troppa
l'essere umano perisce.
Il governo non e' minimamente intenzionato a collegarsi a queste cose.
Se siamo costretti a spostarci verso il solare non abbiamo piu' una risorsa
concentrata ma distribuita occorre una dose enorme di democrazia.
La privatizzazione delle fonti energetiche contrasta con i nostri obiettivi.

Mercedes Frias (deputata). Un francese su 3 si dichiara razzista, dicono i
giornali. La questione sta andando molto avanti. In Belgio hanno deciso che
non si puo' parlare con lingue diverse.
Zapatero vuole espellere 700.000 persone. I CPT sono la risposta a un
discorso legalista nella repressione dei clandestini, fanno parte del
rafforzamento della”Fortezza Europa”. Sono il risultato di una deriva
culturale basata sull'identita' escludenti. Gli altri sono considerati al
di fuori delle leggi e della Costituzione.
Sono l'espressione di una cultura razzista e classista. La politica e la
gestine dell'immigrazione agisce sul quotidiano di milioni di persone, la
politica tollera la precarieta' di vita, non solo del lavoro.
Come si muove la Sinistra? Ci sono tanti elementi critici.
Atteggiamento difensivo di fronte all'attacco delle destre, considerando il
clandestino come delinquente invece di essere una condizione di bisogno e
di necessita'.
Approccio economicista che porta alla lotta tra i poveri.
Il sindaco di Salerno che fornisce i bastoni ai vigili, il comune di Prato
inasprisce le condizioni di soggiorno.
Questa nuova SE deve cambiare registro.
Abbiamo in questo paese la forza politica piu' retrograda che ha prodotto
una legge retrograda.
I soggetti dei migranti devono essere protagonisti, bisogna far si che chi
vive quella condizione possa vivere a pieno titolo. Quindi chiediamo la
cittadinanza.

Anna Pizzo (consigliere regionale): voglio parlarvi della sinistra
euromediterranea. SE puo' a un certo momento diventare una sorta di
sommatoria. Noi invece riteniamo che dobbiamo usare la moltiplicazione. Non
c'e' somma tra le tante cose e contenuti, ma c'e' l'intreccio. O stanno
tutti assieme, oppure rifacciamo cose vecchie.
Trasformazione continua, dialettica, divenire sono caratteristiche di una
nuova forza politica.
Mediterraneo e' la possibilita' di costruire senza confini in senso
profondo un sistema di comunita', un intreccio di esperienze di politiche.
Proponiamo di rovesciare il punto di vista. Proponiamo la pratica politica
che ci contraddistingue: dal basso, a rete.
Una comunita' stabile di comunicazione economica e civile in modo di
recuperare pace e dignita': con al primo osto anche la questione di genere
Chiediamo le primarie per la scelta dei componenti all'assemblea regionale.
Sono il simbolo concretissimo per la costruzione di una nuova politica.

Francesco Martone (senatore): soggetto politico alto, policentrico,
trasversale.
Il Forum Sociale Mondiale non e' un evento, ma un processo. Capacita' di
confronto.
Nairobi centra con la SE in termini di processo e di contenuti. L'Europa e'
uno spazio politico pubblico dove contrastare la politica
Abbiamo un debito ecologico secolare che guarda alla nostra responsabilita'
collettiva ma anche personale.
Ci chiedono giustizia climatica e ambientale.
Ci credono di collegare le lotte tra chi e' contrario alla costruzione di
rigassificatori in Italia e chi, ad esempio in Nigeria, subisce gli effetti
di quella estrazione.
Quali sono gli strumenti per la costruzione di una sfera etica nella
politica? Per loro la lotta alla corruzione, per noi nuove forme di politica.

Antonio Laredo (Camera del Lavoro di Milano): parti significative del mondo
del lavoro sono interessate alla SE. Passata la fase della lotta al governo
Berlusconi si avverte con chiarezza che precarieta', lavoro trovino
interlocuzione forte anche a sinistra. Le priorita' non deve essere il
rientro dal debito pubblico o la protezione della concorrenza con la
Bolkestein.
Idea di sinistra italiana e europea che sappia coniugare la proposta alla
lotta e al conflitto sociale.
A Milano sta nascendo un grande consociativismo e una coincidenza tra
Centro Destra ed Ulivo.

Paolo Brutti (senatore DS): Giordano ha proposto una piattaforma
convincente per la riunificazione della Sinistra. I passi organizzativi
seguiranno, ognuno ha i suoi tempi. Nel discorso di Giordano io colgo “non
dobbiamo guardare il processo di riunificazione della sinistra critica
attraverso il processo della costruzione del Partito Democratico”. Mentre
avanza questo processo abbiamo bisogno di strumenti di intervento. Dopo la
presentazione del DPEF di Padoa Schioppa c'e' stato un momento di incertezza.
Dobbiamo avere uno strumento politico che dia visibilita' per realizzare il
programma dell'Unione, contrastare i colpi di timone per cercare di
snaturare il programma.
Propongo di realizzare a Senato e Camera un patto di consultazione permanente.

Renato Grimaldi (nodo ambiente territorio) convinzione che la SE non deve
limitarsi ad aggregare storie e percorsi personali, ma anche percorsi
radicali nella pratica e nelle proposte esistenti.
Intrecciare piu' societa', piu' soggetti e piu' consensi.
Abbiamo rilanciato l'Insostenibile, inserto di Liberazione.
Cultura e senso del limite insostenibile da questo sistema di produzione.
Critica dell'antropocentrismo, oggi ineludibile alla luce dei risultati che
ha comportato. Diritti per ogni vivente. Ecopacifisimo (i conflitti armati
nel mondo scaturiscono anche per la bulimia del sistema di sviluppo),
Tutela del territorio, Mare Mediterraneo, Economie Ecquosolidali.
14 ottobre manifestazione a Roma contro la legge obiettivo.

Claudio Cobusi (movimento sardista): partecipiamo alla SE in un sistema di
regole orizzontali e verticali, sia come Uniti a Sinistra che in rapporto
con la maggioranza di PRC. Cosa dobbiamo fare? Ci dobbiamo chiamare alla
nostra responsabilita' sul territorio. Dobbiamo rivendicare la Valutazione
di Impatto Sociale sulle Grandi Opere.

Celeste Grossi (circolo Rosa Luxemburg Como): come possono stare insieme il
regionalismo squilibrato e la globalizzazione?

Rocco Giacomino (associazione rossoverde): formalizzeremo l'adesione alla
SE, standoci con uno spirito di ricerca, se il percorso e' quello della
sinistra che vuole trasformare il mondo e' una sfida enorme, e non siamo
certi di riuscirci, ma dobbiamo provarci. Dobbiamo ragionare sui fondamenti
avendo consapevolezza della sconfitta storica del movimento operaio.
Occorre un di piu' di innovazione teorica e pratica. La questione della
critica alla forma partito cosi' come l'abbiamo conosciuto va fatta partire
dalla critica al potere, alla frattura tra dirigenti e militanti.
Innovazione sulla coppia eguaglianza e liberta'. Una sinistra di
trasformazione deve riscoprire il suo legame profondo nel mondo del lavoro.
Il Partito Democratico pone al centro il consumatore, l'utente.

carloge
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lunedì, 25 settembre 2006, ore 15:28

SINISTRA EUROPEA: UNA PROPOSTA, UN CAMMINO, UNA SFIDA PER GENOVA
 
GIOVEDI’ 5 OTTOBRE 2006 ORE 21.00
presso il Dopolavoro Ferroviario, via Andrea Doria 9
(vicino stazione Genova Piazza Principe, di fronte ingresso Metro)
 
ASSEMBLEA PUBBLICA
 
Introduzione: Giuseppe Gonella, Puntorosso Genova
 
Intervengono:
Rita Lavaggi, Forum verso la Sinistra Europea
Vittorio Agnoletto, europarlamentare, già portavoce del Genoa Social Forum
Bruno Pastorino, segretario provinciale del Partito della Rifondazione Comunista
Emilio Molinari, presidente del Contratto Mondiale per l'Acqua
 
Hanno assicurato un loro contributo: Andrea Agostini, Legambiente Liguria; Federico Valerio, Italia Nostra; Valerio Gennaro, Medici per l'Ambiente; Roberta Mongiardini Comitato Sampierdarena;Roberto Giannini, Associazione Metrodora; Giancarlo Bonifai, Forum Ambientalista;  Mauro Solari, Assessore Provincia di Genova; Franco Zunino, Assessore all'Ambiente Regione Liguria; Luca Moro, Consorzio Agorà, Peppino Coscione, Comitato Piazza Carlo Giuliani, Ennio Cirnigliaro, Forum Sociale Valpolcevera
 
Conclusioni: Antonio Bruno
 
Il percorso verso una nuova soggettività politica della Sinistra è ormai avviato.
È giunto quindi il momento di ragionare su quali opportunità, quali scelte di discontinuità e di rinnovamento è necessario fare per la nostra città, anche alla luce delle scadenze amministrative della prossima primavera.
Il primo impegno è quello di ritrovare forme di partecipazione democratica dal basso che consentano di superare la gestione aziendalistica e privatistica che ha caratterizzato fino ad oggi il governo di Genova.
Vogliamo partire dai conflitti presenti sul territorio (precarietà, grandi opere distruttive, beni, servizi e spazi comuni, diritti e cittadinanza...) e fare tesoro delle esperienze maturate in questi anni per proporre una nuova idea di città.
Vogliamo parlarne con Voi.
 
Forum verso la Sinistra Europea – Socialismo XXI
 
versosegenova@libero.it 
http://versose.altervista.org/

carloge
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domenica, 24 settembre 2006, ore 11:37

"Verso la Sinistra Europea. Ora o mai più"
di Vittorio Agnoletto

Con molti di voi ci siamo incontrati in questi anni nel volontariato, nel lavoro associativo, nell’azione sociale e politica fondata oltre che sulla passione anche sulla competenza.

Il senso della mia candidatura e delle modalità del mio lavoro al Parlamento Europeo è stato fin dall’inizio il tentativo di tenere insieme queste molteplici radici, cercando di svolgere un lavoro che potesse fornire strumenti utili a chi è attivo nel sociale e nel medesimo tempo cercare di costruire una prospettiva politica collettiva, partecipata e condivisibile.

Per queste ragioni fin dalle elezioni europee ho considerato un percorso interessante quello della “Sinistra Europea”; un percorso coerente con la mia storia e il mio impegno.

Vorrei condividere quindi con voi alcune riflessioni sulle iniziative previste prossimamente.

Il 23- 24 settembre a Roma ci sarà il lancio ufficiale della Sinistra Europea.

Un progetto annunciato da tanto tempo, fin dal 2004, quando, in occasione delle elezioni europee, Rifondazione modificò anche il proprio simbolo inserendo la scritta Sinistra Europea. Ma dopo quella tornata elettorale il progetto sembrò finire nel dimenticatoio, rispolverato per essere rilanciato, annuncio dopo annuncio, in alcune occasioni pubbliche, ma quasi rimosso nel congresso che Rifondazione celebrò a Venezia nel marzo del 2005.

Il progetto venne in seguito ripreso nell’inverno 2005-2006 e nuovamente annunciato nel corso della recente campagna elettorale nella quale Rifondazione ha deciso, con un atto segnato da un forte coraggio politico, di aprire le proprie liste a numerosi indipendenti e di eleggerne una dozzina in Parlamento.

Ora siamo giunti al momento della verità: o questo progetto viene fatto procedere speditamente e con forte convinzione oppure meglio considerarlo definitivamente tramontato.

Quale identità? Per quale progetto politico?

La riflessione iniziale è molto semplice. In questi anni il movimento altermondialista ha mostrato l’esistenza in Europa, e in Italia in particolare, di un’ampia fascia di popolazione interessata a costruire percorsi comuni attorno ad alcuni obiettivi fortemente innovativi rispetto alla cultura del ventesimo secolo: la difesa dei beni comuni, la coerenza tra mezzi e fini, la nonviolenza, un rapporto nord/sud costruito sulla sovranità alimentare e su una critica alla quantità e qualità dei consumi e alla stessa concezione dello sviluppo, il bilancio partecipativo, il rapporto tra globale e locale, la critica alle istituzioni economico/finanziarie internazionali, in particolare il WTO, la Banca Mondiale e il FMI.

Questo movimento, rifiutando le sintesi precostituite, ha indicato differenti modalità di lavoro: le decisioni per consenso, la pari dignità tra diverse soggettività sociali e tra molteplici punti di osservazione, la critica alla forma partito verticale, centralistica, maschilista e intesa come universo onnicomprensivo.

All’ideologia come cemento identitario viene contrapposta la condivisione di un programma comune nel quale possono convergere storie, culture e tradizioni differenti purché consapevoli ognuna della sua non esclusività.

Alla contrapposizione del binomio riforme/rivoluzione viene sostituita l’idea di una radicalità culturale, oltre che sociale, che deriva dalla consapevolezza della drammaticità della situazione che vive il pianeta e dalla finitezza del tempo a nostra disposizione per cercare di modificarla.

L’antiliberismo, nella sua veste propositiva l’altermondialismo, diventa il punto d’incontro di tradizioni diverse: chi arriva dal comunismo eterodosso, chi dal cristianesimo sociale, chi dall’ambientalismo, chi semplicemente dalla pratica quotidiana in una delle molte realtà associative che hanno costruito il movimento dei movimenti.

Rifondazione fin dall’inizio, unica forza politica italiana, ha condiviso il percorso del movimento, ne ha riconosciuto l’autonomia e contemporaneamente ha rinunciato al tentativo di porsi come sintesi onnicomprensiva. O almeno questo ha dichiarato e, tra mille contraddizioni, ha cercato di praticare in alcune parti significative del territorio nazionale.

Il gap anche elettorale che separa i voti raccolti dal PRC dall’ampiezza e dalla forza del movimento altermondialista è un forte indicatore dell’impraticabilità della crescita progressiva del PRC su se stesso. E di questo il gruppo dirigente di Rifondazione sembrerebbe esserne abbastanza consapevole.

La realizzazione della Sinistra Europea implica la costruzione di una soggettività politica alla quale partecipino con pari dignità Rifondazione e tutti quei soggetti collettivi locali e/o nazionali interessati che condividono un programma e una dichiarazione di principi.

Riflettere su Sinistra Europea vuol dire riflettere anche sul ruolo dei partiti, su cosa significa oggi la stessa parola politica, soprattutto per chi deve quotidianamente confrontarsi, come militante “competente”, con una realtà sociale sempre più complessa, frantumata e in trasformazione. Significa scoprire come sia possibile dare voce, in ambito politico, a quell’ intellettuale collettivo che si é manifestato a Genova nel luglio 2001 e che ci ha accompagnato, con alterne vicende, in questi anni.

L’aggettivo “europea” non è pleonastico ma indica la consapevolezza che, nell’epoca della globalizzazione liberista e della crisi degli Stati nazionali, la dimensione europea è oggi condizione necessaria per qualunque progetto che aspiri ad un mondo multipolare, per la costruzione del quale il ruolo dell’Europa è essenziale.

I rischi

Tra le tante insidie, insite in un percorso nuovo e complesso come questo, due mi sembrano i rischi principali.

Il primo è interno a Rifondazione: che questo percorso sia vissuto come una scelta verticistica, imposta, destinata a svalutare e a svuotare la vita e le responsabilità individuate democraticamente nel partito. Il dubbio che il progetto sia gestito in chiave moderata, per caratterizzare ulteriormente la fase governativa che segna attualmente la vita del partito e contemporaneamente il timore che il tutto si riduca alla cooptazione di un ceto politico in attesa di riciclarsi e di occupare nuovi posti.

Il secondo riguarda invece il rapporto tra Rifondazione e le realtà esterne interessate a partecipare al progetto. O l’incontro avviene nei territori locali attorno ad obiettivi condivisi, oppure sarà destinato a prevalere il richiamo tra ceti politici e la solidarietà per comuni passate militanze; ed allora sarà ben difficile pensare di coinvolgere risorse nuove provenienti dal mondo associativo e dalla militanza sociale.

La consapevolezza dei rischi e della difficoltà del percorso può spaventare e spingere qualcuno a ritirarsi o, al contrario, può essere di stimolo per evitare trappole ed errori che altrimenti potrebbero essere fatali. Non resta che provare...ma con l’attenzione a non interrompere, nel frattempo, il lavoro sociale quotidiano fondato sulla concretezza dell’incontro con le speranze e i diritti delle persone. Infatti la Sinistra Europea avrà senso solo se riuscirà, innanzitutto, a rompere la separatezza della politica istituzionale, trasformata sempre più in professione, dalle dinamiche sociali e dalla quotidianità di ciascuno di noi.

Di : Vittorio Agnoletto
giovedì 14 settembre 2006

Fonte. Bella Ciao

carloge
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categoria : politica

giovedì, 21 settembre 2006, ore 20:18

Prossimi appuntamenti legati al processo costituente della Sezione italiana della Sinistra europea:
- Il 23 ed il 24 settembre prossimi, nell’ambito della Festa Nazionale di Liberazione di Roma - che si terrà dal 6 al 24 settembre presso il Parco della Resistenza 8 settembre (Zona Piramide-Piazza Albania) - verrà ufficialmente avviata la fase costituente della Sezione italiana della Sinistra europea, il “contenitore” o ancor meglio la latitudine politica destinata a contenere l’arcipelago associativo e movimentista emergente nella Sinistra radicale e d’alternativa italiana.
- sabato 23 ci sarà un evento pubblico di richiamo nazionale nell'area della Festa;
- domenica 24, dalle 9 alle 14 si terrà la prima assemblea che sancirà ufficialmente l’apertura della fase costituente della Sezione italiana della Sinistra europea, presso il Piccolo Teatro Eliseo, in Via Nazionale a Roma;
-Entro il 29 ottobre poi (data prevista per la seconda assemblea costitutiva della Sezione italiana della Sinistra europea) verranno approvati (da tutte le associazioni) i regolamenti che consentiranno l’elezione dei rappresenti alla prima Costituente della Sezione italiana della Sinistra europea che, quasi certamente, si terrà l’ultimo week end di marzo 2007.
- Tra il 29 ottobre e la Costituente ogni associazione dovrà organizzare un proprio incontro nazionale nel quale esprimere anche i propri rappresentanti alla Costituente.

carloge
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categoria : politica, news

mercoledì, 20 settembre 2006, ore 08:31

Rete Italiana Disarmo: errore di Prodi nell'auspicare la fine dell'embargo di armi alla Cina
La situazione internazionale ha bisogno di un maggiore controllo della produzione e vendita di armi, non di regole che favoriscano la produzione di materiale bellico per motivi di interesse economico e strategico La Rete Italiana per il Disarmo ha accolto con stupore e dispiacere le dichiarazioni rilasciate dal presidente del Consiglio Romano Prodi a Pechino riguardo all'auspicata fine dell'embargo di armi dell'Unione europea (Ue) verso il paese asiatico. Non si può porre termine a una decisione tanto importante e pregnante - (che, si ricorda, ha avuto molte conferme nel corso degli anni con risoluzioni del Parlamento europeo) affermando semplicemente che "non cambierebbe nulla". In realtà la situazione in Cina e in tutto il mondo dovrebbe spingere i governi, in particolare quello italiano, a ripensare le norme relative alla produzione e alla commercializzazione di armi, oggi dominate solo da logiche affaristiche e di interesse strategico. Come già fatto in occasione di analoghe dichiarazioni rilasciate in passato dagli allora presidente del Consiglio e presidente della Repubblica Berlusconi e Ciampi, la Rete Disarmo si oppone decisamente all'ipotesi di cancellare l'embargo verso la Cina, soprattutto se questa decisione non mostra di tenere in alcun conto la problematica situazione di questo paese. I due maggiori elementi di preoccupazione consistono nelle continue violazioni dei diritti umani compiute dalle autorità cinesi e nel rischio di triangolazioni di armi. Non basta solo chiedere con dichiarazioni e appelli un maggiore rispetto dei diritti umani: bisogna anche evitare di fornire quegli strumenti che, direttamente o indirettamente, sono utili a tenere sotto minaccia parti consistenti della popolazione, impedendo loro di esprimersi liberamente. Per quanto riguarda il secondo aspetto, nel recente passato diverse sono state le segnalazioni di accordi stretti dalla Cina con paesi del sud del mondo (in particolare africani, tra cui il Sudan) in cui le contropartite per la fornitura di armi consistono principalmente in diritti di sfruttamento di risorse. Con la fine dell'embargo, anche armi italiane potrebbero finire a sostenere regimi e interessi di speculazione che vanno a danno di popolazioni già fortemente sfruttate. La legislazione italiana impedisce la fornitura di armi a paesi fortemente indebitati o che destinano maggiori risorse agli armamenti rispetto che alla sanità o all'istruzione; la legge italiana (modificata nel 2003) continua inoltre a prevedere l'impossibilità di esportazione verso paesi in cui siano segnalate gravi violazioni dei diritti umani o che siano sotto embargo da parte di istituzioni internazionali. Per questi motivi, la Cina dovrebbe essere al di fuori del gruppo dei clienti italiani, mentre le ultime relazioni governative la pongono nella lista dei paesi destinatari di armi "made in Italy" e partner del nostro paese in alcuni accordi di cooperazione militare. "Il governo italiano dovrebbe cessare di violare una legge dello Stato" - afferma il gruppo di che all'interno della Rete si occupa dell'export italiano di armi - e impegnarsi per un maggiore controllo sul nostro export, non certo per indebolire le maglie dei controlli internazionali. La Rete Italiana per il Disarmo, infine, si dichiara fortemente stupita per il fatto che dichiarazioni di questo tenore siano giunte dal presidente del Consiglio Prodi che, insieme a diversi ministri del proprio Governo e numerosi esponenti di spicco della maggioranza, ha sostenuto negli ultimi mesi la Campagna internazionale Control Arms avente per obiettivo la promozione di un Trattato internazionale sul commercio di armi che fornisca regole certe ad un settore per ora completamente sregolato e incontrollabile. Ricordiamo che la Rete Italiana per il Disarmo è promotrice italiana della campagna Control Arms, insieme ad Amnesty International (che ne è anche promotrice internazionale). per ulteriori informazioni
ControllARMI - Rete Italiana per il Disarmo
www.disarmo.org
segreteria@disarmo.org - 328/3399267

carloge
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mercoledì, 20 settembre 2006, ore 08:30

Comunicato stampa di Vittorio Agnoletto

Dopo le dichiarazioni del premier sulla possibilita'  di togliere l'embargo sulle armi verso la Cina
Agnoletto: «SONO SBALORDITO: AVEVO CHIESTO A PRODI UN IMPEGNO CONCRETO SUI DIRITTI UMANI, HO RICEVUTO LA RISPOSTA PEGGIORE»
Milano, 18 settembre 2006 «Sono totalmente sbalordito, come pacifista e come membro della Commissione Diritti umani del Parlamento europeo, dalle dichiarazioni di Prodi sull'ipotesi di togliere l'embargo per la vendita delle armi verso la Cina». Vittorio Agnoletto e' stato raggiunto dalla notizia mentre si trova in Turchia, per una visita ufficiale dellacommissione Diritti umani del Parlamento europeo, di cui fa parte.
«Avevo rivolto un appello al premier, alla vigilia della sua partenza per Pechino, continua Agnoletto (pubblicato da due quotidiani il 13 settembre scorso), nel quale gli chiedevo di assumere durante questa missione impegni concreti a favore dei diritti umani, di non limitarsi, come di rito, a generiche dichiarazioni di condanna tanto intransigenti quanto inefficaci.
Avevo chiesto d'inserire clausole sociali e vincoli precisi sul rispetto dei diritti umani in ogni contratto che con il contributo del governo sarebbe stato firmato dalle nostre aziende e di impegnarsi affinche' tutta
l'UE assumesse questi impegni anche attribuendo valore vincolante alla Clausola sulla democrazia e i diritti umani, della quale sono stato relatore, votata a febbraio dal Parlamento europeo.
Purtroppo sembra di assistere al trionfo del detto latino «Pecunia non olet»: i profitti sembrano aver avuto la meglio sui diritti.
La repressione in Cina e' un dato di fatto, e ricordo che l'embargo esiste dalla strage di Tien An Men e permane perchè Pechino non fornisce garanzie democratiche sufficienti, continuando a violare i diritti dei cinesi.  Infatti, all'europarlamento, tutte le forze che fanno riferimento al centro sinistra hanno votato anche recentemente per il mantenimento dell'embargo sulla vendita di armi alla Cina. Auspico che, qualora venisse chiesto ai parlamentari italiani di esprimersi su questo tema, leggano prima di tutto il rapporto di Amnesty international sulle violazioni dei diritti da parte del governo cinese».
 
Vittorio Agnoletto, europarlamentare della Sinistra unitaria europea

carloge