Care amiche ed amici, grazie per essere ancora qui, a cinque anni dal 21 luglio del 2001. Ascoltando la banda degli ottoni che ci ha accompagnato, poco fa, una ragazza spagnola che si trovava nella scuola Diaz durante l’irruzione ha detto: “Cinque anni fa qui c’era un’altra musica”. Quest’anno però è diverso dai precedenti anniversari. Da alcuni mesi in Italia abbiamo un governo di centro-sinistra e, come sicuramente avrete già notato, la differenza con i precedenti anniversari è enorme. Ma, procediamo con ordine: tutte le nostre richieste contenute nella petizione “MAI PIU’ COME AL G8” sono già state esaudite e non solo quelle contenute nel programma dell’UNIONE. Il programma prevedeva infatti la costituzione della commissione d’inchiesta, l’introduzione del reato di tortura, un codice di riconoscimento per gli agenti in servizio di ordine pubblico. Ma questo governo è andato oltre ed ha già approvato anche la commissione d’inchiesta per i fatti Napoli, dimostrando in tal modo di non voler indagare solo sull’operato del governo Berlusconi, ma a tutto campo sul tema della repressione dei diritti civili in Italia. E’ già stato escluso dalle dotazioni delle forze dell’ordine l’utilizzo dei gas GS perché ritenuto dannoso. Ma, udite, udite, con un provvedimento d’urgenza, sono stati sospesi dai loro incarichi tutti gli appartenenti alle forze di polizia imputati nei processi in corso a Napoli ed a Genova, anche quelli pluri-promossi, dal precedente governo e dall’attuale. Le prime reazioni a questo provvedimento sono state quelle dei sindacati e dei rappresentanti delle forze di polizia: “Questa decisione tutela il prestigio delle forze dell’Ordine, la loro credibilità, la loro funzione democratica all’interno dell’ordinamento costituzionale. E’ una scelta che conferma il lavoro onesto e leale di migliaia di agenti, che si sono sentiti traditi e umiliati, prima dalle violazioni dei diritti umani avvenute a Genova e Napoli, e poi dalle ripetute promozioni dei maggiori indagati per quei fatti.” Anche il commissario Montalbano ha espresso i suoi apprezzamenti. Poiché gli imputati sospesi riceveranno comunque regolare retribuzione fino alla conclusione dei processi in corso, è stato stabilito che partecipino ad ogni udienza dei processi che li riguardano. Finora si sono registrate solo le loro assenze, certamente dovute ai numerosi impegni. Ora, grazie alla sospensione, avranno il tempo di partecipare ed ascoltare le testimonianze delle vittime della Diaz e di Bolzaneto e di tutti quelli che, grazie al loro operato, hanno ancora i segni di quei giorni sulla loro pelle. E non è finita. Il grande cambiamento in Italia, continua. Leggo dalle ultime agenzie di stampa che: - il dottor Sgalla, portavoce della Polizia, è stato retrocesso in serie C1. Sarà sottoposto a cure intensive alla vista, per aver dichiarato la notte del 21 luglio 2001 che “nella scuola Diaz erano stati trovati 92 giovani, dei quali 61con evidenti e pregresse contusioni e ferite e che in vari locali dello stabile erano state sequestrati armi, oggetti da offesa ed altro materiale tra i quali due bottiglie molotov”. - il dottor Toccafondi medico della polizia penitenziaria presente a Bolzaneto, il tenente colonnello Truglio ed il capitano Cappello, presenti in piazza Alimonda, dopo aver partecipato a numerose missioni di pace (in Somalia, Bosnia, Kossovo ed Iraq) sono stati destinati alla costruzione di un pozzo in Africa, dove, scavando, potranno impiegare le loro PROFONDE conoscenze nel campo degli aiuti umanitari. - Scajola, ministro degli interni all’epoca del G8, quello che non ha mai condannato i soprusi e gli atti illegali compiuti dalle forze dell'ordine, l'uomo che fu costretto a dimettersi per avere definito “un rompicoglioni” Marco Biagi poche settimane dopo la sua uccisione, è stato eletto - all'unanimità – presidente del CO.CO.GIO: Comitato di controllo sui giochi del casinò di Sanremo. - il Capo della Polizia, De Gennaro, nominato da un governo di centrosinistra, successivamente confermato dal centrodestra ed ora nuovamente dal centrosinistra, nonostante i fatti di Napoli e Genova, è stato retrocesso in serie D con 15 punti di penalizzazione. - l’onorevole Violante, che nell’estate del 2004, qui a Genova, durante la Festa nazionale dell´Unità in un dibattito sui fatti del 2001, aveva sostenuto la necessità di istituire la commissione d’inchiesta sui fatti di Genova, è stato estromesso dal suo partito per aver dichiarato nei giorni scorsi l’inutilità di un’inchiesta parlamentare, e sta seguendo un corso di recupero della memoria e della decenza. Concludo chiedendo alla Rai, a Mediaset, al corriere della sera, alla repubblica, ed a tutti i principali media italiani, di interrompere se possibile, almeno per qualche giorno, tutte le trasmissioni, i servizi, gli speciali, dedicati ai fatti ed ai processi di Genova e di Napoli, è vero che per cinque lunghi anni non ne hanno mai parlato, ma ora stanno davvero esagerando, da alcuni mesi, in Italia, non si parla d’altro. TITOLO DELL’INTERVENTO: l’Italia che vorrei: paese civile, democratico, attento alla tutela dei diritti umani. E, per evitare che il prossimo anno il titolo dell’intervento sia di nuovo: l’Italia oggi, un paese che nega sistematicamente i diritti di espressione e dissenso, i diritti fondamentali dell’uomo, indipendentemente dal colore della coalizione al governo del paese, DIAMOCI DA FARE!
Enrica Bartesaghi

Ripartire da Genova per il ritiro dall'Afghanistan
Avvertiamo l'urgenza e la necessità di costruire un percorso collettivo con un obiettivo semplice e preciso: il ritiro delle truppe militari italiane dall'Afghanistan, teatro di una guerra sanguinosa e potenzialmente infinita. Obiettivo indicato da tutto il movimento fin dal 2001 e ribadito dai Forum sociali mondiali di Bamakò e Caracas e dal Forum sociale europeo di Atene. Il decreto del governo per il rifinanziamento della missione italiana in Afghanistan introduce elementi di cosìddetta "riduzione del danno" ma non può essere certo considerato un risultato adeguato, infatti non parla di ritiro. D'altra parte il movimento per la pace attraversa un momento di affaticamento, e noi, che di questo movimento ci sentiamo parte, crediamo sia necessario investire al più presto ogni energia possibile per un suo rilancio, nell'autonomia che è elemento costitutivo della sua stessa esistenza. La pace e la guerra sono un terreno troppo importante perché su di esso si scatenino vecchie e nuove concorrenze fra componenti e anime della così detta sinistra "radicale", sia nelle aule parlamentari, sia nei movimenti sociali. Non è il momento di polemizzare con chi ci siede vicino ma di impegnarci per far sì che, dopo l'Iraq, il 2006 sia effettivamente l'anno della decisione sull'uscita delle nostre truppe dall'Afghanistan. In questi giorni molte voci chiedono di non mettere a rischio la tenuta del nuovo governo, e di subordinare a ciò il ritiro delle truppe dall'Afghanistan. Siamo quindi ben consapevoli della situazione di grande difficoltà nella quale si trovano i parlamentari pacifisti. Siamo certi che, se potesse pronunciarsi, gran parte del popolo dell'Unione, e non solo la "sinistra radicale", sceglierebbe ambedue gli obiettivi: la tenuta del governo e l'uscita dell'Italia dalla guerra afghana. Se potesse scegliere. Esiste infatti un problema di democrazia e partecipazione: perché non s'interpella direttamente il popolo dell'Unione sulla missione in Afghanistan? Quello stesso popolo che è stato chiamato a pronunciarsi sul leader. Scegliere se partecipare o meno ad una guerra è forse meno importante? Siamo certi che la risposta di pace sarebbe ancora una volta chiara. La scelta tra pace e guerra è per noi costitutiva del nostro modo d'intendere la politica, il terreno principale sul quale unità e radicalità si incontrano. Se è giusto non sottrarsi alle responsabilità di governo, e noi ne siamo convinti, è altrettanto necessario stare al governo in maniera differente. Partecipare al governo e partecipare ad una guerra non sono due scelte obbligatoriamente tra loro vincolate. Continuiamo ad impegnarci perché questo obiettivo possa essere raggiunto nei prossimi giorni, pur sapendo che oggi questo non dipende solo da noi, considerato l'alto grado di condivisione che tale obiettivo richiederebbe nella coalizione. Ma già da oggi possiamo scegliere di impegnarci per costruire mobilitazioni in grado, per dimensioni e qualità, di ottenere, il definitivo ritiro di tutte le truppe italiane dall'Afghanistan. Vorremmo proporre ai movimenti, alle reti, alle associazioni democratiche, alle tante singole e singoli incontrati in questi anni di tornare a lavorare assieme nei prossimi mesi, attraverso tappe condivise, per costruire una mobilitazione la più ampia possibile capace di ottenere dal Parlamento entro il 2006 l'approvazione di una strategia di uscita dalla guerra. Possiamo ripartire proprio da Genova, da dove cinque anni fa il movimento dei movimenti lanciò la sua sfida contro la guerra senza se e senza ma. Proponiamo di incontrarci in occasione delle giornate di luglio nell'anniversario del G8 a Genova sabato 22 alle 9,30 (Cinema Instabile, via Cecchi 19 rosso, Genova)
Primi firmatari: Vittorio Agnoletto, Mario Agostinelli, Marco Bersani, Antonio Bruno, Donatella Della Porta, Tommaso Fattori, Alessandra Mecozzi, Emilio Molinari, Andrea Morniroli, Tonino Perna, Riccardo Petrella, padre Giuseppe Pirola, Anna Pizzo, Raffaele Salinari, Gigi Sullo.
Per adesioni ritiroafghanistan@gmail.com