mercoledì, 31 maggio 2006, ore 13:48

Legambiente e il Forum per la Sinistra Europea organizzano venerdi 9 giugno 2006 alle ore 17 un incontro pubblico sul tema :
Costituzione Europea, Costituzione Italiana una sfida per i movimenti.
L'incontro si terra' nei locali del Berio Caffè ( presso la biblioteca Berio in via del Seminario ) L'incontro che sarà presieduto da Andrea Agostini e verra' introdotto da Antonio Bruno
I relatori saranno Franco Russo, parlamentare italiano e esperto costituzionalista Maurizio Gubbiotti Coordinatore della segreteria nazionale di Legambiente.
Nel momento dell'inizio della nuova legislatura e nell'imminenza di un importante tornata referendaria appare importante che associazioni, movimenti e cittadini tutti si interroghino sui diritti di cittadinanza in Italia e in Europa e sulla costruzione di una identita' europea comune. Alcune proposte sono state avanzate nel recente incontro del Forum Europeo di Atene, altre sono state formulate nel corso della campagna per il No al referendum costituzionale proposto dalla ex maggioranza di centro destra in parlamento. Lo sfondo resta il dibattito sui diritti di cittadinanza in vista delle prossime amministrative al comune e alla provincia di Genova.
carloge

mercoledì, 31 maggio 2006, ore 13:44

Problemi ambientali del nuovo governo
Giorgio Nebbia nebbia@quipo.it

Di problemi economici, finanziari, sociali, di occupazione, eccetera, il nuovo governo ne ha davanti un bel numero. Fra questi, alcuni riguardano “che ambiente farà” nei prossimi cinque anni e proverò ad indicarne alcuni. Difesa del suolo. Per motivi vari, che vanno dai mutamenti climatici alla mancanza di una politica e disciplina urbanistica, il suolo italiano è sempre più fragile. Ogni anno si verificano frane, alluvioni, crolli di edifici e di strade, perdita di raccolti, erosione delle spiagge. Politica di difesa del suolo significa da una parte spendere dei soldi, e tanti, per rimboschimento, per sgombrare il greto e l’alveo di torrenti e fiumi, in modo la lasciare libero corso alle acque di piena, e queste opere sono buone perché comportano un aumento dell’occupazione e permettono di evitare costi futuri. Politica di difesa del suolo significa, d’altra parte, emanare leggi e far rispettare le leggi esistenti che vietano di costruire edifici e strade nelle zone a rischio di frane e alluvioni, e qui i divieti sono meno graditi. Per quanto riguarda l’energia, da alcuni anni a questa parte i consumi italiani stanno aumentando nel settore dei trasporti, del riscaldamento e condizionamento dell’aria degli edifici, nei commerci e nell’industria, nelle telecomunicazioni; gran parte dei consumi energetici richiedono petrolio e gas naturale di importazione che vengono in parte trasformati in elettricità; una limitata frazione dell’elettricità viene dalle centrali idroelettriche azionate dal moto delle acque e quindi da una fonte energetica rinnovabile. L’aumento dei consumi energetici, secondo la tendenza attuale, comporta una crescente spesa per le importazioni di idrocarburi che vengono in gran parte da paesi politicamente instabili e che quindi costeranno di più; un crescente consumo di petrolio e gas naturale comporta un crescente inquinamento dell’aria, soprattutto ad opera dei “gas serra”, responsabili delle alterazioni climatiche.. Il nuovo governo dovrà prendere iniziative da cui dipenderà l’accelerazione o il rallentamento dei consumi energetici totali e la utilizzazione di fonti diverse da carbone, petrolio e gas naturale. Molti auspicano che una parte dei consumi di benzina sia sostituita con alcol etilico; finora per la sua produzione sono state proposte materie prime agricole come amidi di cereali, materie zuccherine, materie vinose invendute, operazioni che aiuterebbero investimenti e occupazione in agricoltura, di cui si discute da anni, senza fare passi concreti. Il 1 maggio scorso un articolo del New York Times ha indicato che ormai viene praticata su scala industriale, negli Stati Uniti e nel Canada, la produzione di alcol etilico carburante utilizzando come materie prime i prodotti ligno-cellulosici che si formano come residui di molte attività agricole e forestali e che quindi è possibile sostituire una parte dei prodotti petroliferi con carburanti di origine agricola, ”solare”, meno inquinanti di quelli derivati dal petrolio.. Quanto all’elettricità ritorna lo spettro dell’energia nucleare; già l’Enel partecipa finanziariamente alla costruzione di un nuovo reattore francese. Eppure molti ricordano l’insuccesso del reattore francese Superphenix (che funzionò con alterne vicende dal 1985 al 1997, poi definitivamente chiuso) alla cui costruzione aveva pure partecipato l’Enel. Che cosa farà il governo e come vorrà affrontare l’irrisolto problema delle scorie radioattive ? Non si tratta di scelte aziendali o tecnico-scientifiche, ma di investimenti e finanziamenti con pubblico denaro, i cui errori rischiano di sottrarre denaro ad altre necessità collettive come la scuola, la sanità, le pensioni E, sempre a proposito di elettricità, c’è davvero bisogno di nuove centrali ? Non sarà il caso, finalmente, di essere chiari sulle centrali eoliche, che alcuni vogliono e altri no ? E, a proposito di energia, una politica ambientale presuppone la esatta conoscenza dei fabbisogni e della effettiva utilità in relazione all’occupazione, al peso delle importazioni, alla capacità di esportare prodotti italiani, presuppone insomma, un “piano energetico” su cui basare gli investimenti e che risponda alla domanda: di quanta e di quale energia si prevede, nei prossimi cinque anni, la richiesta e per fare che cosa ?. Un terzo problema da affrontare riguarda lo smaltimento dei rifiuti; nessuno è d’accordo su niente. Chi contesta gli inceneritori, sia pure chiamati termovalorizzatori, richiede a gran voce una efficace raccolta differenziata e il riciclo di gran parte dei rifiuti; chi vuole costruire inceneritori sostiene che non si può riciclare al di là di un certo limite; chi vuole costruire discariche contesta il riciclo e gli inceneritori; ciascuna di queste proposte può nascondere speculazioni, frodi e anche attività criminali. C’è, infine, urgente bisogno di rimettere le mani nel controverso “testo unico” sull’ambiente, appena approvato dal governo uscente, che ha vanificato molte utili norme di difesa dell’aria, delle acque, del suolo. C’è insomma un bel daffare per un futuro ministro dell’ambiente coraggioso e lungimirante.
* Tratto da La Gazzetta del Mezzogiorno, martedì 16 aprile 2006
carloge
P.link ¦ commenti ¦ commenti (popup)
categoria : economia ambiente

mercoledì, 31 maggio 2006, ore 09:36

Nota informativa sull’incontro col Presidente della Camera 29.05.06

Su invito del presidente della Camera dei Deputati, On. Fausto Bertinotti, alle 11.00 di questa mattina sono stati ricevuti Gino Strada, Luigi Ciotti, Alex Zanotelli e Tonio Dell’Olio, primi firmatari dell’appello lanciato alcuni giorni orsono ai parlamentari per chiedere di “interrompere le missioni militari in teatri di guerra e ritirare le truppe italiane dall'Iraq e dall'Afghanistan”.
Nonostante il silenzio-stampa che ha accompagnato l’appello, ad oggi sono pervenute alcune migliaia di firme tra singoli e associazioni che sono state consegnate al Presidente della Camera.

L’incontro ha preso il via concentrandosi su alcune questioni che, pur non contenute esplicitamente nell’Appello, stanno particolarmente a cuore al variegato e diffuso popolo della pace. Il presidente e gli invitati hanno concordato sull’opportunità di instaurare uno stile nuovo nei rapporti tra istituzioni politiche e società civile e si è valutata la possibilità di eleggere un luogo di interlocuzione a questo proposito. In secondo luogo è stata evidenziata una forte preoccupazione sulla crescita della ricerca in campo atomico e si è espresso l’auspicio di assumere una posizione decisa da parte delle istituzioni democratiche per invertire la tendenza. Per ultimo, i firmatari dell’appello hanno manifestato la determinazione ad intraprendere iniziative per la presentazione di una legge di iniziativa popolare sulle norme attuative dell’articolo 11 della Costituzione in modo da scongiurare in futuro le interpretazioni che ne impediscano la corretta attuazione come era nelle intenzioni dei padri costituenti.

Nel merito dell’appello tutti hanno riconosciuto che, mentre per il ritiro delle truppe italiane dall’Iraq si registra una sintonia da parte del governo Prodi e dell’intera coalizione di maggioranza, diverso è l’atteggiamento sulla missione militare in Afghanistan. A questo proposito sono state manifestate grosse riserve sul piano del diritto internazionale circa la presenza militare USA e dell’intera coalizione in Afghanistan, le difficoltà crescenti che la missione va incontrando sul terreno e la mancanza di un obiettivo concreto, circoscritto dell’impegno del nostro Paese in quella zona, ma soprattutto la violazione palese dell’art. 11 della nostra Carta Costituzionale. Si è anche evidenziato come proprio la presenza dei nostri militari in Afghanistan e l’ostilità di gran parte popolazione nei loro confronti metta in seria difficoltà anche la presenza civile italiana di cooperazione. Per queste ragioni i firmatari dell’appello continueranno a sollecitare l’azione di Governo e Parlamento in direzione del ritiro.

L’incontro si è concluso con grande cordialità e soddisfazione espressa da entrambe le parti nella prospettiva feconda di riuscire a rafforzare il clima di dialogo e di collaborazione nella costruzione di un’autentica cultura di pace.
carloge
P.link ¦ commenti ¦ commenti (popup)
categoria :

mercoledì, 31 maggio 2006, ore 09:33

PARTITO DEMOCRATICO? ESISTE UN'ALTERNATIVA

Due interviste, sul Manifesto e su Repubblica, in merito all’assemblea di Uniti a sinistra che si è tenuta sabato 13 maggio a Roma. ________________________________________________________________

Folena: «La sinistra è da fondare, non da rifondare» Intervista di Cosimo Rossi – da il Manifesto del 14 maggio 2006
«Abbiamo costruito la volta del ponte tra la sinistra riformista e quella radicale». Un anno dopo l’addio ai Ds, Pietro Folena spiega così il lavoro realizzato da Uniti a sinistra, l’associazione (riunita ieri a Roma) che raccoglie diessini e non, nonché molti sindacalisti di spicco della Cgil, e che si propone come una delle gambe della Sinistra europea. Il segretario di Rifondazione, Franco Giordano, propone alla vostra platea l’atto costitutivo dl un nuovo soggetto politico della sinistre entro quest’anno. Significa che Uniti a sinistra si prepara alla fusione con Rifondazione, nelle cui liste tra l’altro siete stati eletti come indipendenti? Giordano oggi ha posto le cose in modo molto corretto. La Sinistra europea non significa un allargamento di Rifondazione, non avrebbe senso: è progetto politico per il quale il Prc si mette in gioco generosamente. Non è un nuovo partito, è un nuovo soggetto politico. Qual è la differenza? Diciamoci la verità, in questo momento in teoria non dovremmo rifondare alcunché bensì fondare un nuovo soggetto che faccia della partecipazione la sua modalità radicale di pratica politica e che si ridefinisca anche sul piano identitario in base a un programma fondamentale che corrisponda al tempo presente. Che a mio avviso è un po’ quello che viene riassunto nello slogan «un altro mondo è possibile» e nell’esperienza del movimento. Sono le ragioni per cui da qualche tempo ci troviamo spesso insieme: comunisti, socialisti e chi non si definisce nemmeno con queste vecchie categorie, Quindi la differenza è che Rifondazione rimarrà in vita come partito politico, con la sua storia e la sua identità, mentre la nuova soggettività nasce e funziona se ci sono altri soggetti che stabiliscono un rapporto strutturato e durevole. Finché però non ci sarà una massa critica oltre a quella consolidata del Prc, rimarrà l’impressione di un rapporto ancillare degli altri partner… Nella nostra assemblea è stato spesso evocato il modello tedesco. Ogni paese fa storia a sé ma non c’è dubbio che la Vasg e Lafontaine hanno dato il senso che la Linke non era un semplice allargamento della Pds. Per parte nostra, facciamo del tema della precarizzazione l’asse portante della nostra identità. Rinaldini è stato molto chiaro alla nostra assemblea: non è questione di riscoprire un’antica centralità operaia bensì il fatto che viviamo una stagione di cancellazione di ogni soggettività della gente che lavora e che non lavora. E questo si interseca con i temi ambientali: con i beni comuni, con la differenza di specie e di genere. Non la faccio lunga: Uniti a Sinistra vuol essere l’assunzione di soggettività da parte del mondo precarizzato. Pane al pane: Uniti a sinistra catalizza un pezzo significativo della Cgil, e si dice che sia la gamba politica della sinistra sindacale che non si sente adeguatamente rappresentata nei Ds ma tantomeno vuole fare il salto verso il Prc… Evitiamo letture inutilmente maliziose. Certamente le lotte Cgil degli ultimi cinque anni hanno espresso domande enormi ancora senza risposta. Abbiamo vinto le elezioni e cacciato Berlusconi, ma non abbiamo ancora organizzato quella domanda. E ora ci si trova di fronte a un paradosso: la fondazione del partito democratico a opera di Ds e Dl sulla carta troverà Bonanni, Angeletti, Ichino e Epifani sugli stessi spalti. Questo mentre accadono cose gravi, mi riferisco al contratto dei chirnici, sul piano del riconoscimento del valore universalistico del contratto di lavoro. Se perciò c’è questa impressione politica di Uniti a sinistra come un ponte, un crocevia di metalmeccanici, conoscenza e settore pubblico – per parlare di tre settori che sono scopertissimi in questa fase -, è innegabile che qui si esprimano esigenze che in anni passati non hanno trovato sbocchi e che vanno riproponendosi in modo anche più dirimente. Insomma, data l’accelerazione verso il partito democratico, vi proponente da ponderi verso la Sinistra europea per chi nei Ds si ritiene estraneo a quel processo… Io ho fatto la mia scelta un anno fa e mi sono collocato dall’altra parte per costruire l’arcata del ponte. E’ passato un po’ di tempo e ormai l’arcata si è trasformata in una volta attraverso cui è il passaggio ormai è aperto. Ma non verso Rifondazione…. Appunto. Se veramente faremo la Sinistra europea, la faremo tutti. Insieme. Poi si aprirà un altro scenario di fondazione e fusione più piena. Diventa impellente la fondazione vera di una sinistra del terzo millennio, non più di una rifondazione.

*****

Folena sui fementi anti-Partito democratico “Chi non ci vuole stare guardi a Rifondazione” da Repubblica del 14 maggio 2006 – intervista di Carmelo Lopapa ROMA
C’è una sinistra in fermento, che guarda con diffidenza all’accelerazione del progetto che dovrà porre le basi del futuro partito democratico. Nell’ultima assemblea del correntone Ds qualcuno ha messo nel conto l’ipotesi della scissione dalla Quercia. «Cominciamo a tare le valigie», raccontano che abbia detto tra il serio e il provocatorio Marco Fumagalli. Fabio Mussi per adesso preferisce tacere. Ed è a quell’altra sponda del fiume della sinistra che dentro Rifondazione si guarda con crescente interesse, adesso che il neo segretario Giordano si è impegnato a lanciare «entro l’anno» il partito della Sinistra europea. Ieri l’assemblea di «Uniti a sinistra», l’associazione esterna al Prc guidata da Pietro Folena, deputato indipendente del gruppo, ha aperto i battenti col tesseramento. C’erano seconde linee del correntone Ds ma anche Maura Cossutta. Folena, non chiamiamola campagna acquisti, ma un ponte per favorire l’esodo dei “malpancisti” del partito democratico lo state costruendo. «Nessuna campagna acquisti. Ma il messaggio morettiano che in un certo senso ci sentiamo di lanciare è: non perdiamoci di vista. Anche se, per laverità, i contatti non si sono mai interrotti». Lei quel passaggio alla sinistra più radicale peraltro lo ha già compiuto. «E proprio per questo rispetto il travaglio dei compagni. Ma ritengo che incontrarci nuovamente nel nuovo soggetto della Sinistra europea sia un obiettivo possibile. Anche perché il partito democratico è un progetto che sta andando avanti a grandi falcate». Anche troppo, secondo la sinistra Ds. «Il partito democratico e destinato a cambiare i connotati del panorama politico e come la Dc avrà una sua sinistra interna. Ma se conosco bene i compagni della Cgil, del correntone Ds, posso facilmente prevedere che sono pii interessati a essere parte attiva di una forza di sinistra che non a fare la minoranza interna di un partito moderato. Noi di Rifondazione e di “Uniti a sinistra” abbiamo cominciato a costruire una nuova sinistra, quella alternativa». In cui Rifondazione potrebbe sciogliersi? «No, l’obiettivo è arrivare entro l’anno a un congresso della Sinistra europea che avrà una natura federale, il Prc non si scioglie, ma vi confluisce. Come anche la nostra associazione che sipropone come la componente laburista, vicina al sindacato e ai movimenti». E in quest’ottica il dialogo con Mussi e Salvi è già iniziato. «E’ giusto rispettare i tempi che questi compagni si sono dati, attendere le loro verifiche. Noi il ponte lo stiamo costruendo. Spetterà a chi condivide il progetto attraversarlo.
carloge
P.link ¦ commenti ¦ commenti (popup)
categoria : pace e diritti

mercoledì, 31 maggio 2006, ore 09:25

Sabato e domenica si è tenuta una splendida assemblea verso la formazione del nuovo soggetto politico, la sezione italiana della Sinistra Europea.
di Pietro Folena

1.Le millecinquecento parole
"La guerra è pace, la libertà è schiavitù, l’ignoranza è forza” sono i tre slogans del partito unico che col controllo totale di Oceania domina 1984 di George Orwell. “La stessa parola guerra è divenuta equivoca –commenta Syme, il curatore del dizionario della neolingua-. Sarebbe probabilmente esatto dire che, una volta diventata continua, senza più interruzione, la guerra ha cessato propriamente di esistere”. Syme oggi lavorerebbe per Wolfowitz. Ma questa poderosa opera ideologica e linguistica –che consiste, per dirla con Syme- nel distruggere centinaia di parole ogni giorno, nel ridurre la lingua all’osso, e con essa lo spirito critico, ha nella realtà scavalcato le previsioni fosche del capolavoro di quel grande autore, comunista e libertario. Don Lorenzo Milani qualche anno dopo Orwell affermava che il divario da colmare tra il padrone e l’operaio era tra chi possedeva 1500 parole e chi, invece, 150. Oggi si parla di digital divide. Il manifesto di Pera –a cui ha risposto con un bel testo Liberazione- annuncia una stagione lunga in cui in una forma ideologica carica di aggressività sconosciuta in Europa dalla liberazione dei campi di sterminio nazisti si manifesta la destra neoreazionaria. Al centro dell’Assemblea di oggi e di domani c’è una proposta di dichiarazione comune per dare vita, nei prossimi mesi, alla Costituente di una nuova soggettività politica, la Sezione Italiana della Sinistra Europea. Una proposta, frutto del seminario del 22 dicembre, dei gruppi di lavoro che lì si sono formati, e che hanno incaricato chi vi parla e Vittorio Agnoletto di predisporre una base che poi è stata da quei gruppi esaminata e già largamente modificata, di un’opera itinerante che ha già visto aggregarsi o formarsi più di 70 associazioni e realtà collettive, nascere l’idea di un forum tra di loro, e centinaia di individui che hanno dato vita a una loro associazione, e che nei tre mesi di lavoro che abbiamo alle spalle ha conosciuto iniziative programmatiche e culturali di grande rilievo. L’Assemblea odierna, che accompagna la grande mobilitazione europea contro la guerra e per la pace, e a cui parteciperemo coi nostri valori e le nostre pratiche di nonviolenza, si configura come il momento redigente della proposta di testo fondamentale –la nostra costituzione- che nei prossimi mesi, dopo le elezioni, veda un vero e proprio processo democratico dal basso, con assemblee, forum, proposte, emendamenti, testi che confluiscano nell’Assemblea Costituente della Sezione Italiana, da tenere –questa è la nostra sollecitazione- prima dell’estate. Cominciamo da qui –e non dalle regole interne- perché vogliamo praticare una modalità consapevole che i mezzi determinano i fini. Discutere delle parole, e delle azioni che ad esse si riferiscono, è il fondamento di un processo inclusivo che, consapevole della necessità di cui parlavamo il 22 dicembre di “andare lenti, perché abbiamo fretta”, non anteponga modelli organizzativi, statuti, assetti di potere, organigrammi. A modelli, pratiche, modalità realmente democratiche, circolari, partecipative si dovrà andare, perché nell’informalità si nascondono forme nuove di élitarismo e di esproprio della possibilità di decider,e perché non esiste soggettività politica che non si ponga il problema della propria organizzazione. Michele De Palma parlerà delle idee che ci siamo scambiati su questo aspetto, ma la loro definizione è in itinere, una cosa sola col percorso che porta alla Costituente. E lo facciamo nel cuore di questa strana, per molti versi brutta –perché occulta la vita delle persone- campagna elettorale. Lo facciamo sapendo che l’Unione siamo noi –non solo noi, ma noi con i nostri valori l’abbiamo voluta e forgiata-, che battere le destre è un dovere repubblicano, e che la sfida perché l’Italia cambi davvero è il problema che ha di fronte una sinistra davvero nuova. Oggi noi diciamo anche una terza cosa: costruiremo sicuramente, con un processo certo, delle date che fisseremo insieme, quel grande appuntamento democratico dal basso che milioni di donne e di uomini attendono, quello della prima sinistra del XXI° secolo.
2.Una piazza senza proprietari
Una dichiarazione comune, quindi, sotto forma di lettera a quelle donne e a quegli uomini che condividono l’idea che la politica sia una piazza senza proprietari. “Il punto vero su cui da Genova in poi ci siamo incontrati –dicemmo a dicembre- è il rovesciamento di un’idea del potere: dalla conquista del potere alla cessione del potere.” I nostri interlocutori sono fuori dal Palazzo. Sono quelli dei Quartieri Spagnoli di Napoli di cui efficacemente ci ha parlato al Quirino un compagno. Sono gli operai e le lavoratrici migranti rastrellati sui posti di lavoro per aprire il CPT di Bari. Sono il giovane su due, il doppio rispetto al 2001, che lavorano in modo precario, di cui ci ha parlato ottimisticamente Bankitalia. Sono i lavoratori e le lavoratrici cui l’impresa ha espropriato tempo di lavoro e tempo di vita, per cancellarne la soggettività di classe lavoratrice. Sono le donne offese dalla categoria dei Berlusconi e aggredite nella propria autodeterminazione dai neoreazionari e dalla logica del mercato e dalla violenza proprietaria e maschilista, spesso chiusa nelle mura della famiglia, cieca contro i bambini. Sono i pendolari dei treni, le vittime delle liste d’attesa nella sanità, i derubati nel libero mercato degli affitti dalle immobiliari. Sono gay, lesbiche, transgender che soffrono per abbattere barriere e conquistare diritti. Sono le donne e gli uomini che nelle comunità cercano di difendersi dal liberismo, dall’inquinamento, dalle malattie provocate dallo sviluppo. Potremmo proseguire. Se la politica ha divorziato dalla vita, aprendo un gigantesco vuoto, è la vita di una maggioranza di donne e di uomini il fondamento della nuova politica. O saremo lì, con i nostri corpi, le nostre ragioni, i nostri sentimenti, o la grande incertezza e il grande disagio –la ricerca di senso che la crisi di questa civiltà ha prodotto- cercheranno risposte nella violenza, nell’odio, nel gruppo chiuso, in un far west –sì: far west, occidente lontano, altro che occidente superiore- in eterna guerra con l’altro e quindi con sé stesso. I senza potere, i sans papier, i senza cittadinanza, i senza democrazia, gli invisibili, i “sempre umili” raccontano, oggi, la classe. Non la classe come omogenea condizione di spoliazione nell’impresa: c’è, ed è nel cuore della nostra visione. Ma la classe come sentimento, come percezione di sé, come consapevolezza dela carattere molteplice ma unitario di una condizione. La classe come moderno quarto stato. In una piazza senza proprietari, sì, ci possiamo incontrare, capire, ascoltare. La Francia degli studenti, in queste ore, racconta dell’insorgenza consapevole –come quella delle banliueus di un’insorgenza rabbiosa e inconsapevole- contro la precarizzazione e il liberismo.
3.Riformatori, non riformisti
Riccardo Lombardi, nel 1967 –polemizzando da riformatore coi riformisti del suo partito- scriveva, a proposito del tema che è nel cuore del nostro progetto: “il reperimento delle forze vitalmente interessate alla trasformazione, che non necessariamente coincide con le esigenze dei partiti, è un’opera che dobbiamo cominciare a fare, un’opera di chiarificazione all’interno di ciascun partito, compreso il partito comunista, dove ci sono riformatori e ci sono riformisti almeno quanti ce ne sono fra di noi; all’interno del movimento cattolico; all’interno di tutte le correnti che esprimono i bisogni dei lavoratori”. Non saprei dirlo meglio ora. E ancora Lombardi concludeva dicendo che “è un’operazione –quella dell’aggregazione delle forze che vogliono la trasformazione sociale- che si può non fare, ma allora bisogna sapere che il prezzo che si paga è quello di consolidare in Italia una politica conservatrice, moderata, riformista, che soddisfi alcuni bisogni, ma che non cambi sostanzialmente la natura del sistema”. Il nostro compito ora è aggregare tutte le forze riformatrici, interne ed esterne ai partiti della sinistra, protagoniste da Genova in poi del movimento dei movimenti, che si pongono in termini nuovi e radicali il tema della trasformazione della società e del mondo. I mesi hanno dato ragione alla scelta che Rifondazione, e altri compagni di strada come chi vi parla hanno fatto, di proporre un percorso diverso rispetto a quello volto a unire, o federare dall’alto i partiti di sinistra così come sono. Alcuni di noi hanno dato vita a una rete, Uniti a Sinistra –che ha chiesto di divenire osservatore del Partito della Sinistra Europea- , che non a caso si chiama così: perché oggi il tema dell’unità a sinistra non è quello dell’unità della sinistra che c’è, ma di un programma fondamentale, di una visione della società, di un’istanza, direi lombardianamente, riformatrice e non riformista. Lo spazio pubblico della politica, e quindi di quest’impresa è europeo e globale. Scriviamo nella proposta di Dichiarazione Comune che “l’Europa è divenuta lo spazio minimo di intervento per la trasformazione, per le lotte, per i movimenti”.
4.Un nuovo partito europeo e globale
La base della costituzione della Sezione italiana del Partito della Sinistra Europea, e quindi della nostra Dichiarazione comune, sono i documenti approvati a Roma nel 2004 e ad Atene nel 2005 dai Congressi della Sinistra Europea. Il movimento altermondialista ha aperto in questi anni una fase nuova: ha svolto una critica radicale al neoliberismo e ai suoi meccanismi di regolazione e ha dato una nuova possibilità di iscrivere le singole lotte dentro un processo generale di cambiamento. La mondializzazione effettiva del WSF, culminata negli appuntamenti di Bamako e di Caracas, dà il senso –per citare due esponenti finlandesi del movimento, Patomaki e Teivanenì- della dialettica tra uno spazio e un movimento. “Il WSF, scrivono gli autori, potrebbe essere concepito come un parlamento, nell’originario senso latino del termine” e, ancora si domandano: “potrebbe diventare un partito politico globale, o dovrebbe facilitare la creazione di organizzazioni politche tipo-partiti a livello globale?” La nascita nel 2004 del Partito della Sinistra Europea si inserisce in questo contesto. La sua evoluzione in questi anni –basti pensare al successo della Linke tedesca-, che fa del rapporto con il movimento dei movimenti e dell’innovazione di cultura politica da esso prodotta, il discrimine della sua identità, è un abbozzo di risposta a quegli interrogativi. La domanda di democrazia e di partecipazione, che ha messo in discussione le forme gerarchiche e autoritarie della politica e del potere, ci fa pensare che è giunto il momento che in Italia, a partire da una generazione di giovani e di ragazze lontani dalle vecchie ritualità della politica, si costruisca il primo soggetto europeo, attraverso la formazione della Sezione Italiana del Partito della Sinistra Europea. Proponiamo un nuovo modo molteplice di stare assieme: partiti comunisti che hanno praticato un’innovazione politica di sinistra, soggettività politiche della sinistra socialista e laburista che vogliono andare oltre le esperienze socialdemocratiche, forze sindacali che hanno praticato esperienze nuove di conflitto e di relazione con i lavoratori, esperienze del femminismo, dell’ambientalismo critico, dei movimenti dei diritti civili e delle libertà contro la repressione e il proibizionismo, cristiani che dalle proprie ragioni di fede traggono motivi di radicale impegno sociale, comitati delle mille vertenze locali, dell’acqua, del territorio e così via, i movimenti impegnati sul fronte della cultura, della libertà di espressione, della conoscenza come bene comune, realtà del volontariato impegnato nella solidarietà e nella cooperazione, il nuovo movimento pacifista, movimenti della varie pratiche della disobbedienza e del conflitto sociale, possono unirsi in un progetto comune che parta dal riconoscimento delle differenze e del rispetto dell’autonomia e dell’identità di ciascuno.
5.Per un socialismo del XXI° secolo?
Il fondamento culturale di un’impresa di questa portata rappresenta un problema complesso, grandioso e assolutamente irrisolto. Dico subito che una delle idee feconde nate in queste settimane è quella di darsi un luogo di ricerca e di pensiero comune per tutte le esperienze che si federano e riuniscono nella Sezione Italiana. Un luogo che, come l’esperienza di Transform ci propone, metta in relazione saperi, inchieste, differenze: alimenti la conoscenza della realtà per dare all’azione volta a trasformarla forza ed incisività. Potremmo pensare a raccordare Alternative, altre riviste, centri culturali, e a un sistema nazionale di scuole di nuova politica. Ad Atene, all’ultimo congresso della Sinistra Europea, dopo una discussione non facile, la parola “socialismo” è ricomparsa nei documenti ufficiali. Si pongono due problemi. Il primo riguarda l’usura che, per ragioni diverse, il termine socialismo ha avuto, fino ad un vero e proprio black-out nelle coscienze giovanili. Il secondo la consapevolezza che – pur essendo attuale il richiamo al socialismo come esperienza storica- nuovi problemi, e nuove culture si presentano, e sembrano andare oltre questa parola, o almeno le sue accezioni prevalenti. Nel WSF, fino a Caracas, e alle posizioni di Chavez, questa questione sembrava fuori dall’orizzonte. Ora si parla invece, pur con accenti diversi, di “socialismo del XXI° secolo”. La mia cultura mi porterebbe a riproporre, non fosse altro che per la radice di questa parola, la questione. Abbiamo bisogno di idee positive, il cui etimo sia chiaro. Nel documento costitutivo della rete di Uniti a Sinistra, pur con grande problematicità, si scrive: “per ora, in questa ricerca, ci limitiamo a indicare la strada di un socialismo radicalmente democratico, europeo e globale nei suoi strumenti, come alternativa”. Ma il processo che stiamo avviando dev’essere talmente inclusivo e partecipe da definire prima la cosa –per parafrasare una vecchia discussione- e poi il nome. Ciò che davvero è esaurito è il socialismo riformista, incapace di fare i conti con questo mondo. “Nessuno può credere –è ancora Lombardi che scrive- che il problema del benessere sia solo un problema di ripartizione. I socialisti vogliono la società più ricca perché diversamente ricca: è il tipo di benessere, il tipo cioè di consumi ch noi vogliamo cambiare…”. Berlinguer, dieci anni dopo, poneva la stessa questione. E ora, quarant’anni dopo Lombardi e trenta dopo Berlinguer, la questione ha assunto una rilevanza globale e non rinviabile. La dichiarazione propone molti nostri “vogliamo”. Con l’assemblea odierna formiamo cinque gruppi di lavoro, che discuteranno per blocchi di questioni dei “vogliamo”, e che saranno tra gli animatori della fase costituente. Qui mi voglio soffermare su alcune parole fondamentali che definiscono il nostro progetto di società. 8. Le nostre parole: lavoro Conosco l’obiezione: il lavoro – meglio: i lavoratori – sta a fondamento della sinistra del Novecento. Anche nella sinistra “radicale”, la “fine del lavoro” ha prodotto l’idea che ci si debba occupare più degli aspetti complessivi della vita delle persone che di ciò che esse fanno quando lavorano. Questa visione accomuna i “liberal” del partito democratico a settori radicali, anche estremi, della sinistra. Dalla centralità del lavoro a quella del consumo. Mi chiedo però: non c’è anche qui un rischio di scivolamento della teorizzazione e della pratica politica sul terreno del neoliberismo? Quale trasformazione sociale si può intravedere nell’accettazione dei “nuovi lavori” e nella conseguente rivendicazione di misure di welfare adatte a sostenere questo mercato del lavoro? Non è forse più “alternativo” l’obiettivo di cambiare le regole del mercato del lavoro, affinché lo sfruttamento sia ridotto “a monte” e ridare al lavoro quella funzione di emancipazione che ha posseduto del secolo scorso, come del resto si propone il programma dell’Unione? Certo, confrontandosi con le trasformazioni del “modo di produzione capitalistico” introdotte dal neoliberismo e soprattutto dalla rivoluzione informatica. Ciò che non si può accettare è semplicemente l’idea che il capitalismo ha fatto questa rivoluzione e noi, la sinistra, la si debba accogliere così com’è. Al contrario, come accadde per il movimento operaio – iniziato con le associazioni operaie di mutuo soccorso – , anche il movimento contro la precarietà sta spostando la sua attenzione dalla lotta “fuori” dalla dimensione lavorativa a quella “dentro” il lavoro. E’ necessario il salario di cittadinanza. Ma sarebbe controproducente “scambiarlo” con l’accettazione della flessibilità. Il tempo di vita, la qualità del lavoro, che è una attività che tende ad occupare sempre più ore della giornata, non può essere “monetizzato”. Occorre invece riprendere in mano la bandiera dei tempi di vita e di lavoro. La flessibilità non può essere quella del lavoratore. Semmai deve essere quella dell’impresa. Se c’è qualcosa di ingessato, in Italia e in Europa, non è il mercato del lavoro, ma sono le produzioni. Sono proprio le imprese quelle più restie ai cambiamenti. Il costo di questa “rigidità” viene fatto pagare ai lavoratori: per rimanere competitivi si abbassano salari e livelli di tutela. La logica va ribaltata: più diritti e più tutele per i lavoratori, più innovazione nelle imprese. Meno finanziarizzazione, attraverso la leva fiscale che colpisca i guadagni speculativi, profitti meno eclatanti, maggiore investimento sulla ricerca e maggiori salari. Ridare dignità e funzione sociale al lavoro, quindi, strumento di fuoriuscita dalla povertà e di eguaglianza. Ecco cosa significa “centralità del lavoro”, in contrasto a questo modello di organizzazione del lavoro. E in questo contesto il salario di cittadinanza è una forma di redistribuzione che può essere “individualizzata”. Chi ne usufruirà con un assegno, perché ancora alla ricerca di un lavoro, chi lo riceverà in termini di servizi, di formazione continua, di cultura, di connettività alla rete, persino – perché no – di svago. Il mondo del lavoro (e quello del non-lavoro e del precariato) rimane quindi centrale anche nella globalizzazione. Ciò che è cambiato, soprattutto, è che lo sfruttamento non avviene più a livello di singola fabbrica, di singola azienda, di singolo paese, ma su scala globale. In questo senso consideriamo condizione decisiva per la democrazia e per il miglioramento nel rapporto con il lavoro per ogni uomo e ogni donna, la possibilita’ dei lavoratori e delle lavoratrici di esercitare insieme il ruolo di soggetto collettivo. La democrazia e la sua crisi sono oggi un nodo centrale. La democrazia dei lavoratori e delle lavoratrici è elemento fondante della democrazia in generale. Un modello sociale ed economico in grado di consentire una dialettica democratica, rispetto agli sviluppi della societa’ comporta che nei propri connotati vincolanti e strutturali vi sia la piena assunzione del riconoscimento dell’autonomia del punto di vista del lavoro rispetto al capitale, e quindi il riconoscimento delle soggettivita’ dei lavoratori e delle lavoratrici e della necessita’ che queste possano esprimersi nei termini di soggetto collettivo. La riunificazione del lavoro richiama pertanto sia un problema di organizzazione, rappresentanza, forme e pratiche sindacali e politiche, sia contemporaneamente il problema delle caratteristiche strutturali del modello sociale ed economico. È centrale e vitale per la stessa democrazia la possibilita’ per i lavoratori e le lavoratrici insieme di esercitare potere sui processi di trasformazione.
6.Pace e nonviolenza
Pace e non violenza sono altre due parole utili. Il movimento operaio, e i partiti nati da esso, sono sempre stati “pacifisti”, almeno negli intendimenti. “La pace ai popoli” faceva scrivere sui muri Lenin. Ma “pace” a volte ha significato qualcosa di non molto dissimile dal “deserto” di Tacito. Non solo per il comunismo sovietico: le stragi in Algeria ordinate dal governo della Sfio o la conquista militare dell’Iraq in cui il governo laburista inglese ha avuto tanta parte, non sono accidenti della storia o “deviazioni” da una retta via. Comunisti e socialisti hanno da rimproverarsi un passato fatto anche di atrocità. Queste atrocità hanno una radice comune: l’idea che la violenza sia un mezzo legittimo di conquista e mantenimento del potere. Questo non ha nulla a che vedere con la necessità storica, a volte, di imbracciare le armi contro una sanguinosa dittatura, come accadde in Italia sotto il nazifascismo. Ha invece molto a che fare con l’idea che la violenza e la guerra siano a volte necessarie per mantenere l’ordine. Che “l’uso della forza”, sebbene definito come extrema ratio, sia utile a esportare la democrazia. Sono preferibili i vecchi conservatori che finanziavano Saddam Hussein o i nuovi, quelli che lo hanno abbattuto? La risposta è facile: sono gli stessi, che ora si occupano dell’Iran, dopo averne apertamente favorito l’involuzione teocratica. Gli stessi interessi, le stesse lobby e persino le stesse persone. L’inganno mediatico e la demagogia della “libertà” da portare ai popoli oppressi ha funzionato anche a sinistra. In realtà il tema è come rendere la guerra e la violenza un tabù. Il nuovo socialismo è nonviolento nel senso che non pensa che esista una élite (una classe generale, una classe dirigente, una avanguardia proletaria o borghese) legittimata a usare la forza per conquistare il potere o mantenerlo. Pensa al contrario che il problema non sia la “conquista del potere” ma la sua cessione. Dalle classi privilegiate a quelle subalterne. Dallo Stato alla società. Nonviolenza, quindi, come nuovo paradigma che cancella la dittatura del proletariato (il “peccato originale” che ha reso possibile lo stalinismo nel mondo comunista) ma anche l’atteggiamento “benevolo” nei confronti della guerra nel campo socialista, a volte manifestatosi in forma neutralista, come nel caso della Seconda internazionale, altre volte apertamente interventista. Sentiamo sempre più la bruciante attualità delle domande di Aldo Capitini: “noi vogliamo una società di tutti, e cominceremo con l’ammazzarne migliaia? Vogliamo una società amorevole, e cominceremo col coltivare e stimolare odio? Vogliamo una società libera, e aumenteremo la tirannia e l’assolutismo? Vogliamo un fine buono e pulito, e useremo mezzi sporchi e terribili?”. Ed è Danilo Dolci a ricordare il proverbio americano che dice “se hai un martello, il mondo si presenta come un chiodo”. “In altre parole: se hai un esercito, tutti i problemi diventano militari”.
7.Genere e diritti
La questione di genere e la teoria e la pratica di diritti civili e della persona che ha contribuito a suscitare fuoriesce dall’orizzonte del vecchio pensiero comunista e socialista, e fa entrare nella storia il corpo, la persona, i sentimenti. Mette in discussione una nozione di economia e di politica. Ci impegnamo a far conoscere, valorizzare e sostenere i grandi processi di liberazione umana che in tutte le parti del mondo vedono protagoniste le donne, protagoniste oggi come non mai delle grandi sfide a cui l’umanità deve rispondere per fronteggiare la crisi di civiltà che viviamo. L’autodeterminazione delle donne, il loro diritto ad una maternità libera e consapevole, l’opposizione all’assalto mercantile e maschilista al loro corpo sono parte integrante di rapporti tra i due generi ispirati all’equità, alla solidarietà e alla condivisione. La lotta contro la violenza che le donne, e i bambini subiscono nelle mura domestiche deve avere lo stesso rilievo che ha avuto nella Spagna di Zapatero. Abbiamo il compito, senza laicismi indifferenti che non ci appartengono, ma in nome dei nostri valori di vita e di giustizia, di contrastare quella gigantesca doppia morale che ci consegna l’Italia delle destre. Ma il pensiero delle donne ha prodotto la novità più significativa sul terreno di un’ìidea di libertà. Ci impegnamo a porre al centro della nostra azione politica la coniugazione tra diritti individuali e diritti collettivi, tra diritti civili e diritti sociali come migliore sintesi delle culture progressiste del novecento. Ci impegnamo a rimuovere ogni ostacolo ogni discriminazione nella vita degli individui, a cominciare da quelli che sorgono in ragione dei propri orientamenti sessuali. Ci impegnamo a superare ogni barriera materiale e immateriale che impedisce ai diversamente abili, agli anziani, alle persone sole di essere cittadini. Ci impegnamo a contrastare ogni proibizionismo e ogni atteggiamento repressivo e illiberale nei confronti dei liberi comportamenti individuali.
8.Beni comuni e altra economia
Oggi la partecipazione dei cittadini nell’economia si traduce nella gestione partecipata dei beni comuni. Questo, credo, è il paradigma economico più innovativo partorito dal movimento. I beni comuni (l’acqua, l’atmosfera, il territorio, l’energia, la conoscenza, la sicurezza sociale….) sono il tema economico per un nuovo socialismo. Preservare i beni comuni dal mercato è l’urgenza di questi anni, sotto la pressione degli accordi commerciali internazionali (Gats) che impongono privatizzazione nei servizi, culminata nell’accordo consociativo tra una maggioranza di socialisti e di conservatori al PE sulla Bolkestein, che noi contrastiamo con fermezza. I beni comuni, però, non sono solo l’urgenza contingente. Definire alcuni beni materiali e immateriali come “comuni”, vale a dire di tutti, e quindi non privatizzabili (“privato” è participio passato del verbo “privare”), significa porre dei limiti oltre i quali il mercato non deve spingersi. Significa – lo dico mutuando un’espressione berlingueriana – introdurre degli elementi di socialismo nell’economia di mercato. Riproporre quindi, in forme nuove, non stataliste ma partecipative, il modello dell’economia mista che ha fatto del Novecento il secolo socialdemocratico. I beni comuni, insomma, non come un “residuo” ideologico, ma come elemento costitutivo di una diversa idea dell’economia. Tra i beni comuni l’acqua assume un valore simbolico fondamentale. “L’acqua non è una merce” è uno slogan con significato che va oltre la battaglia contro la privatizzazione degli acquedotti e delle aziende municipali operata anche da amministrazioni di centrosinistra. Siamo in presenza di una politica, quella della privatizzazione dell’acqua e dei beni comuni che non ha precedenti e che sta producendo ovunque nel mondo maggiore povertà, più insicurezza, meno salute e in alcuni casi persino la disperazione e la morte. Questa della privatizzazione dell’acqua è la più disastrosa delle misure che la globalizzazione – per meglio dire: la globalizzazione guidata da Wto, Fondo monetario e Banca Mondiale – ha introdotto. Non che agli albori del pensiero liberale e liberista fosse così chiaro che l’acqua può essere considerata una merce come altre. Per Adam Smith l’acqua aveva un valore d’uso – elevatissimo – ma nessun valore di scambio: “Nulla è più utile dell’acqua” – scriveva Smith – “ma difficilmente con essa si comprerà qualcosa, difficilmente se ne può avere qualcosa in cambio”. Invece poi l’acqua è divenuta una risorsa rara, sempre più rara. E quindi appetibile per il mercato. Ma l’acqua non è davvero una merce. E’ un diritto. E nessuno può esserne “privato”. La sua gestione deve rispondere a criteri pubblici, non solo e non tanto nel senso della proprietà pubblica delle risorsa e delle infrastrutture che la portano nelle nostre case, nei campi, nelle fabbriche. Non è un caso che, grazie alla forza di queste convinzioni e dei movimenti che le propongono, il programma dell’Unione propone un’inversione a U su questo punto. Ma qui c’è una parte del problema. Ma il tema è la sua gestione partecipata, la possibilità cioè che i cittadini possano mettere bocca nelle decisioni delle aziende, degli organi di controllo, delle istituzioni pubbliche demandate a gestirla. Questa è una nuova idea di pubblico che non vuol dire più semplicemente “statale” o “comunale” ma assume un’accezione più generale. Un’accezione “socialista”, sempre usando il termine nel significato di “cessione di potere verso la società”. L’altro grande “bene comune” oggi in pericolo è la conoscenza. Non parlerò qui della scuola, dell’università e della ricerca, terreno privilegiato, in Italia, in Francia, in Europa, dello scontro. Voglio riferirmi a varie forme giuridiche (brevetti, copyright, diritto d’autore sempre più omnicomprensivo e duraturo nel tempo) con cui si stanno mettendo in pericolo i fondamenti della ricerca scientifica e tecnologica, della cultura popolare, della letteratura, di ogni forma di ingegno. Oggi si può impedire di regalare un libro, se questo è un libro elettronico. Si può impedire di regalare un film, se è in formato digitale. Sembra un’inezia, ma pensate a cosa ha significato il prestito di libri (in forma privata ma soprattutto in forma pubblica, attraverso le biblioteche) per la diffusione della cultura e per l’alfabetizzazione. Oggi il sapere è una merce, come le altre. Si paga per entrarne in possesso. Se è in formato digitale, si può impedirne la diffusione. In Europa e negli Usa con le direttive Eucd e la legge Dmra questa possibilità è stata codificata tutelata sul piano penale. Con i brevetti sul software si chiude con un chiavistello la possibilità di utilizzare nuovi algoritmi, che altro non sono che una forma particolare di rappresentazione della logica e della matematica. Domanda: se Einstein avesse potuto brevettare le sue formule oggi avremmo i laser, gli acceleratori di particelle, tutte le applicazioni nelle quali la relatività ha un ruolo fondamentale? No, tutto ciò avrebbe subito un ritardo di almeno 20 anni, tanto dura il brevetto. E fin qui siamo nel campo del non necessario per vivere (anche se sfido qualunque “riformista” attento alle esigenze delle multinazionali della conoscenza a rinunciare al progresso). Ma con i brevetti sui farmaci si impedisce a milioni di persone di curare l’Aids. Si nega cioè la vita in nome della tutela della “proprietà intellettuale”. Qual è il diritto prevalente? La risposta per ognuno sarebbe la vita. Per il neoliberismo no, è la proprietà intellettuale. Che sinistra è quella che, anche di fronte a questo dramma, non si pone il problema del cambiamento di paradigma.
10.“Cessione del potere”,
come antidoto anche alla violenza, è quindi un cardine della nostra visione, direi quasi la sua definizione: cedere il potere alla società. Significa assumere in modo radicale l’idea di democrazia. Liberarsi di ogni tentazione di separazione tra governati e governanti, tra ceti dirigenti e popolo, tra avanguardie e masse. Si è dato un nome, democrazia partecipata, all’idea che, oltre alle istituzioni rappresentative dello Stato, esistano altri luoghi di confronto e di decisione. Che il governo di cui si dota un popolo per assicurare i diritti inalienabili di ciascuno (prendo volutamente e provocatoriamente a modello la definizione della Dichiarazione di Indipendenza americana), non è fatto solo dagli organismi dello Stato ma da una rete di autonomie nella società stessa. In parte le istituzioni locali possono svolgere un ruolo del genere. Ma non sono affatto sufficienti, così come sono. Dalla municipalità di Porto Alegre si è diffusa la pratica del bilancio partecipativo che fa decidere ad assemblee aperte, popolari, parte della destinazione dei fondi a disposizione dell’amministrazione. E’ un’esperienza che è arrivata anche in Italia e attuata da diversi comuni, circoscrizioni, e che si sta sperimentando persino a livello regionale, grazie a noi, nel Lazio. Non è poca cosa: le giunte, i consigli, si privano di una fetta di potere e la cedono ad altri, alla società: associazioni, comitati e persino singoli cittadini. Una fetta di potere, peraltro, che attiene al denaro. In alcuni comuni si sta sperimentando il metodo partecipativo per la definizione del piano regolatore urbanistico, che rappresenta forse l’atto più importante di una amministrazione cittadina. Buone pratiche, esempi che si diffondono. Anche le primarie sono una cessione di potere. Sono gli elettori a decidere chi è il candidato. Non riesco davvero a comprendere la sufficienza (a volte l’avversità) con la quale una parte della sinistra ha accolto le primarie. Intanto per motivi, diciamo, “pratici”: in Puglia senza primarie avremmo avuto un candidato debole e moderato, invece è stato nominato e poi ha vinto un candidato forte e radicale; in Sicilia, senza le primarie, Ds e Margherita avrebbero, nella migliore delle ipotesi, ripescato un dirigente onesto della Dc o del Pri, ma poco rappresentativo dell’esigenza di cambiamento in quella regione. Sul piano nazionale senza le primarie Romano Prodi sarebbe stato solo un “indicato” dai partiti, che certo non godono di grande stima da parte degli elettori. Sottoposto ai ricatti di una classe dirigente che ha già dimostrato di essere inadatta a guidare il centrosinistra e che oggi gode di una rendita di posizione data dagli errori dell’avversario, molto più che dai suoi meriti. Ma insisto: c’è una argomentazione profonda, quella della partecipazione popolare, che rende le primarie “all’italiana” una pratica profondamente innovativa e democratica.
11.Per nuove pratiche della politica:
l’inchiesta Assumere un’idea radicalmente democratica, dai lavoratori che votano nella fabbrica ai cittadini che scelgono i candidati, impone di praticare strade e cammini impegnativi e faticosi. La politica come casta privilegiata e separata esclude e allontana. La pluralità di canali di accesso alla Sezione Italiana della Sinistra Europea –il partito, le sue componenti; altri partiti o aree di partiti che aderiscano a questo programma; gli aderenti individuali, con la loro associazione; le associazioni collettive; le forme comuni di rappresentanza- dev’essere intesa come sperimentazione di molteplicità, incontro e contaminazione di differenze, moltiplicazione delle possibilità che tutte e tutti, a partire da chi ha di meno, dagli invisibili, dai senza cittadinanza, possano agire politicamente. Se il ventennio turbocapitalista è stato segnato da un massiccio processo di privatizzazione della politica, di riduzione della democrazia, di intreccio tra economia, affari e esercizio di funzioni politico-istituzionali, il ciclo in cui stiamo e a cui intendiamo partecipare con questo progetto dev’essere segnato da una pubblicizzazione della politica, bene comune per eccellenza, dall’allargamento della democrazia in spazi sconosciuti nelle democrazie occidentali, dalla messa in discussione di quella che Carta ha chiamato la “zona rossa” dei partiti, Giulio Marcon la loro “monarchia”, altri la loro“poliarchia”. La nuova legge elettorale, dopo i vizi di personalizzazione sfrenata delle precedenti norme, consegna un potere assoluto ai vertici dei partiti, ne accentua la separazione. Il problema è duplice: come altri soggetti, fuori da quelli della rappresentanza politica, acquisiscono diritti e strumenti oggi riservati ai partiti; ma anche come i partiti, o comunque vorremmo chiamare le forme della rappresentanza politica, mutano geneticamente, si rifondano su grandi opzioni ideali, operano una rivoluzione democratica e una cessione di potere alla società. Per questo –sull’onda della bella esperienza delle primarie per Bertinotti- pensiamo che la fase costituente dei prossimi mesi, e poi il nostro lavoro, si devono fondare sulla pratica dell’inchiesta. Le nostre associazioni, i circoli di partito, i gruppi che fanno riferimento alla nostra galassia devono ripensarsi con questo obiettivo: accanto al questionario e alla registrazione di opinioni sarebbe straordinario documentare, con le piccole telecamere digitali, un viaggio nell’Italia di oggi, una nostra “lunga strada di sabbia” come quell’inchiesta, straordinaria, che Pasolini realizzò nel 59. Produrre una grande inchiesta sul lavoro, sulla vita, sulla precarizzazione e poi discuterne –come fece Danilo Dolci negli anni 60 a Palma di Montechiaro, chiamando intellettuali e movimenti a un grande impegno di lotta contro la miseria- in uno, o più grandi appuntamenti collettivi. Proprio questa straordinaria figura impegnata dalla parte giusta, a qualcuno che gli domandava perché, rispondeva: “sono uno che cerca di tradurre l’utopia in progetto. Non mi domando se è facile o difficile, ma se è necessario o no. E quando una cosa è necessaria, magari occorreranno molta fatica e molto tempo, ma sarà realizzata”. E’ il nostro sentimento.
12.Battere le destre
Prendiamo quest’impegno ora, in campagna elettorale: realizzare questa novità nella politica italiana ed europea. Rifondazione ha aperto con coraggio le sue liste, e molte e molti di noi, con storie e percorsi diversi, sono candidati. Si è deciso che nella prossima legislatura non ci saranno indipendenti, ma tutti faranno parte integrante di gruppi parlamentari della Sinistra Europea-Rifondazione Comunista. Ora dobbiamo battere le destre e creare le condizioni perché l’Italia cambi davvero. Sul primo punto, dobbiamo anticipare lo spirito dell’inchiesta: distinguerci perché noi portiamo frammenti della vita in questa contesa. Sul secondo, il compromesso avanzato del programma –frutto delle lotte e dei movimenti di questa stagione straordinaria- diventerà realtà, e su alcuni punti si sposterà in avanti solo se ci sarà una pratica di governo aperta e di ascolto, e una pratica sociale di conflitto. In una coalizione necessariamente con i moderati, la sinistra non peserà per la sua abilità nel gioco politico, ma per la sua scelta sociale. Noi facciamo, radicalmente, fin da ora, questa scelta sociale. Dar vita a questo progetto è quindi necessario. Per cambiare davvero ci vuole, con i movimenti e con i conflitti, una nuova grande forza democratica collocata dalla parte giusta.
carloge

mercoledì, 31 maggio 2006, ore 09:21

PARTITI MEMBRI ED ORGANIZZAZIONI POLITICHE CON PIENI DIRITTI

Izquierda Unida Spagna
La Sinistra unita spagnola, nata nel 1986, è una coalizione che unisce il Partito comunista spagnolo ad altri movimenti e forze di ispirazione anticapitalista, ecologista e di sinistra radicale regionali e nazionali. Presente in tutto lo stato spagnolo, è stata protagonista nelle mobilitazioni insieme al movimento per la pace e per un'altra globalizzazione che hanno visto scendere in piazza milione di donne e uomini. Dopo la vittoria della sinistra alle ultime elezioni politiche, sostiene in Parlamento il governo Zapatero. Coordinatore è Gaspar Llamazares Trigo. www.izquierda-unida.es
Partito comunista spagnolo Spagna
E' uno dei partiti storici della sinistra in Europa, protagonista della lotta repubblicana e dell' Euro comunismo . Il Pce è uno dei fondatori e fra le forze principali di Izquierda Unida. Segretario è Francisco Frutos. www.pce.es/
Esquerra unida i alternativa Catalogna (Spagna)
Anche Euia fa parte di Izquierda Unida, caratterizzandosi come partito catalano e autonomista. Si definiscono nazionalisti catalani, repubblicani e federalisti, anticapitalisti, internazionalisti e solidali. Una forza che unisce forze politiche, sociali e persone di sinistra. Il presidente è Jordi Conti Miralles. www.euia.org
Synanspismos Grecia
Nato nel '92, la coalizione della sinistra, dei movimenti ed ecologista greca, è un partito in cui si fondono varie tendenze della sinistra radicale e anticapitalista. In esso è confluita gran parte di quella che fu l'esperienza del Kke interno, partito comunista interno, divisosi dal Kke esterno filo sovietico durante l'epoca dei Colonnelli. E' fondatore del Social forum greco e ha partecipato nelle recenti contestazioni a Salonicco del vertice dell'Ue. Alle recenti elezioni politiche ed europee il Synaspismos ha confermato la propria delegazione parlamentare attestandosi sul 4,3% dei voti. Il presidente è Alekos Alavanos. www.syn.org
Partito comunista francese Francia
Il Pcf è uno dei partiti storici della sinistra in Europa. Dagli anni 90, inizia un processo definito di "mutation" , ovvero la rottura con la tradizione e l'apertura di un processo di cambiamento interno e esterno. Segretaria del Pcf è Marie George Buffet. Nelle elezioni amministrative di marzo, nelle regioni in cui al primo turno il Pcf correva da solo, fra cui quella parigina, mediamente ha raggiunto l'8%, recuperando diversi punti rispetto alle precedenti presidenziali e politiche. E' stato protagonista e animatore della campagna per il No di sinistra alla Costituzione Europea. www.pcf.fr/accueil.php
Partito del Socialismo democratico Repubblica ceca
Nasce nel 1997 dall'unione del Blocco di sinistra e del Partito democratico della sinistra, ha un orientamento socialista di sinistra, chiaramente contro la guerra e neoliberismo. Il presidente è Milan Neubert. www.sds.cz
Die Linke - Pds (La Sinistra - Partito del Socialismo democratico) Germania
Nato dopo lo scioglimento della Ddr, si afferma come primo partito nella Germania dell'Est ed è oggi al governo di Berlino. Per la sua netta opposizione alla guerra in Yugoslavia, riesce ad estendere la sua presenza anche nella Germania occidentale. Si caratterizza da subito per una innovazione radicale nella pratica interna, organizzandosi in modo pluralistico e in tendenze. Si è distinto nel movimento per la pace e nell'opposizione alla Agenda 2010, il programma del governo socialdemocratico di tagli al welfare. Ha ospitato l'iniziativa di Berlino per lanciare l'appello di fondazione. Alle ultime elezioni politiche ha cambiato il suo nome in Linke - PDS, accogliendo nelle sue liste candidati del nuovo partito WASG (di matrice sindacale e di movimento) ed eminenti personalità della sinistra, come l'ex presidente della SPD Oskar Lafontaine. Presidente è Lothar Bisky. http://sozialisten.de/sozialisten/aktuell/index.htm
Partito comunista Austria
E' stato da subito uno dei partiti che ha di più, in Europa, investito nel movimento dei movimenti, promotore del social forum austriaco e attivo nel forum europeo. Ha recentemente ottenuto un ottimo risultato elettorale nella città di Graz, nelle elezioni amministrative e nelle elezioni regionali in Stiria. Il presidente è Walter Baier. www.kpoe.at/
Partito della Sinistra Estone Estonia
Di ispirazione socialista di sinistra, aderisce al Forum della nuova sinistra europea, di cui ha condiviso la piattaforma costitutiva. La presidente è Sirje Kinsepp. www.esdtp.ee/
Munkáspárt (Partito dei lavoratori) Ungheria
Il Munkáspárt è nato dopo il 1989. E' la formazione politica più organizzata della sinistra alternativa nel paese magiaro. In questi anni è riuscita a consolidarsi nonostante una persistente campagna antidemocratica portata avanti nei suoi confronti. Partecipa nei fori sociali ungheresi, europei e di Porto Alegre. Il presidente è Gyula Thurmer. www.munkaspart.hu
Bloco de Esquerda Portogallo
Il Bloco de Esquerda è un movimento politico di cittadine e cittadini che si costituiscono nella forma legale di partito politico, ed unisce varie aggregazioni della Sinistra Comunista e d'alternativa. Si ispira alle forze convergenti di cittadini, forze e movimenti che durante questi anni sono state coinvolte nella ricerca delle alternative al capitalismo; nelle ultime competizioni elettorali ha raggiunto oltre il 5% dei consensi.Presidente è Miguel Portas. www.bloco.org
Partito del lavoro Svizzera
Nato nel 1944, dopo la proibizione nel 1940 del Partito comunista, è uno dei partiti storici della svizzera. Presente nel Parlamento con due deputati, fa della lotta per la pace e la giustizia sociale gli elementi cardine del suo programma. Il presidente è Alan Bringolf. www.pst.ch
Partito dell'alleanza socialista Romania
E' un partito nuovo, che ha avuto il suo congresso solamente nell'aprile 2004. In realtà il Sap è erede del Partito socialista del lavoro, scioltosi e confluito con i socialdemocratici rumeni attraverso una decisione di vertice. Si definisce socialista di sinistra, e si batte per affermare la presenza di forze alla sinistra della socialdemocrazia in Romania, con un programma di difesa dello stato sociale e dei diritti dei lavoratori. Si oppone alla adesione alla Nato, ha partecipato nel social forum di Firenze e collabora con il neo nato Social forum rumeno. Il presidente è Constantin Rotaru. www.pasro.ro/
Rifondazione comunista San Marino
Nata dopo lo scioglimento del Partito comunista di San Marino - su iniziativa di alcuni compagni, fra cui Giuseppe Amici, già Capitano reggente, ovvero primo ministro della più antica repubblica europea - Rc è oggi all'opposizione di un governo di coalizione che vede destra e centro sinistra alleati. Presente nel consiglio con due deputati. Segretario è Ivan Foschi. www.rifondazionecomunista-rsm.org
Dei Lenk Lussemburgo
Dei Lenk lotta per la giustizia sociale e la realizzazione individuale ad ogni livello. Il rigetto del capitalismo non è un fine in sé ma mezzo per lottenimento di democrazia attiva anche sul posto di lavoro ed in economia. Presidente è Fred Heyar. www.dei-lenk.lu/sujet/
Rifondazione comunista Italia
Il Partito della Rifondazione Comunista è nato nel 1991 per avviare il rinnovamento di una autonoma forza comunista in Italia. Gli aderenti al PRC lottano perché in Italia, in Europa, nel mondo avanzino e si affermino le istanze di libertà dei popoli, di giustizia sociale, di pace e di solidarietà internazionali; si impegnano per la salvaguardia della natura e dell'ambiente; perseguono il superamento del capitalismo come condizione per costruire una società democratica e socialista di donne e di uomini liberi ed uguali, nella piena valorizzazione della differenza di genere, dei percorsi politici di emancipazione e di libertà delle donne, nonché in difesa della piena espressione dell'identità e dell'orientamento sessuali; avversano attivamente l'antisemitismo e ogni forma di razzismo, di discriminazione, di sfruttamento. Nel 2004 è tra i partiti fondatori del Partito della Sinistra europea, ed il suo segretario Fausto Bertinotti, ne viene nominato Presidente. www.rifondazione.it
Partito Comunista Belga Belgio
OSSERVATORI:
Akel, Partito progressista dei lavoratori, Cipro
Partito Comunista di Boemia e Moravia
Partito Comunista Slovacco
Partito Comunista tedesco
Partito Comunista Finlandese
Alleanza Rosso-Verde Danimarca
ODP, Partito della solidaretà e della libertà- Turchia
Respect (UK)
Sinistra Europea
carloge

mercoledì, 31 maggio 2006, ore 09:11

Preambolo
Alla Sinistra europea aderiscono partiti democratici della sinistra alternativa e progressista del continente europeo che si battono per una coerente trasformazione degli attuali rapporti sociali nella prospettiva di una società pacifica e socialmente giusta, sulla base della nostre diverse esperienze, delle nostre storie, dei nostri comuni valori. Ci richiamiamo ai valori e alle tradizioni del movimento socialista, comunista e dei lavoratori, del movimento femminista e dell’uguaglianza di genere, del movimento ecologista e per uno sviluppo sostenibile, della pace e della solidarietà internazionale, dei diritti umani, dell’umanesimo e dell’antifascismo, del pensiero liberal-progressista, sia a livello nazionale che internazionale. Lavoriamo insieme nella tradizione delle lotte contro lo sfruttamento capitalistico, la distruzione dell’ambiente, l’oppressione politica e le guerre criminali, contro il fascismo e la dittatura, contro il dominio patriarcale e la discriminazione contro gli "altre/i". Intendiamo difendere questo patrimonio del nostro movimento che ha ispirato e contribuito a garantire la sicurezza sociale di milioni di persone. Conserviamo viva la memoria delle lotte, dei sacrifici e delle sofferenze che queste lotte hanno comportato. Seguiamo questa ispirazione opponendoci senza riserve alle pratiche antidemocratiche e alle pratiche e ai crimini stalinisti, che sono in assoluta contraddizione con gli ideali comunisti e socialisti. Gli sviluppi politici ed economici nelle società capitalistiche all’inizio del XXI secolo creano la necessità e la possibilità di una affermazione per i partiti della Sinistra, per i movimenti democratici e le forze sociali alternative, se, a partire dall’analisi complessiva dei fenomeni collegati all’attuale globalizzazione, elaborano e realizzano delle alternative sociali. L’Europa, in quanto nuovo spazio per l’integrazione di sempre più paesi ad est e a ovest, a nord e a sud, è allo stesso tempo un’opportunità e una sfida per l’iniziativa politica delle forze di sinistra. Vogliamo combinare sempre più il nostro lavoro politico a livello europeo in stretta relazione con l’iniziativa e le attività sociali degli iscritti e simpatizzanti dei partiti in tutte le comunità, le regioni e gli stati nazionali. Rifiutiamo con forza il capitalismo e intendiamo sviluppare un’alternativa ad esso, opponendoci ai gruppi finanziari egemoni e ai loro tentativi di imporre le politiche neoliberiste nella vita quotidiana dei popoli ad opera delle élites economiche e politiche. Vogliamo e dobbiamo far così, pur con punti di vista differenti su diverse questioni. In ogni caso siamo uniti nel combattere l’immobilismo politico e nel sostenere la partecipazione alle lotte comuni per un’alternativa che hanno per obiettivo la libertà, l’uguaglianza, la giustizia e la solidarietà. Con questa ispirazione internazionalista il Partito della Sinistra europea afferma che: - La Sinistra vuole, in Europa e nel mondo, trasformare le nostre società, elaborare alternative politiche, promuoverle nell’opinione pubblica per conquistare il consenso necessario. - La globalizzazione neoliberista non è un fenomeno naturale bensì il prodotto di sviluppi e decisioni politiche. Quindi ci opponiamo fermamente alle politiche neoliberiste, alla guerra e alla militarizzazione. C’è bisogno da subito di dare coraggio e fiducia alle persone perché il mondo non è una merce, perché un nuovo mondo di pace, democrazia, sostenibilità e solidarietà è possibile.
Norme generali, composizione e adesione
Articolo 1
Il Partito della Sinistra Europea, qui abbreviato con Sinistra Europea (Se), è una associazione flessibile e decentrata di partiti e organizzazioni politiche europee di sinistra, indipendenti e sovrane, che opera sulla base del consenso.
Articolo 2
Membri fondatori della Se sono partiti comunisti, socialisti, rosso-verdi e altri partiti democratici di sinistra degli stati membri e associati dell’Ue che lavorano insieme e stabiliscono varie forme di cooperazione a tutti i livelli dell’iniziativa politica in Europa basate sugli accordi, principi di base e obiettivi politici contenuti nel suo programma politico (manifesto). L’accordo sullo statuto della Sinistra Europea è condizione necessaria per l’adesione al Partito della Sinistra Europea. L’adesione alla Se è aperta a qualsiasi partito e organizzazione politica di sinistra in Europa che convenga con gli obiettivi e i principi del programma politico (manifesto) e approvi questo statuto. La loro adesione viene garantita per decisione dei membri. Altri partiti e organizzazioni politiche possono far richiesta di essere osservatori della Se o essere invitati ad esserlo dai partiti membri. Articolo 3
La Sinistra europea è composta dai seguenti partiti: I partiti membri con pienezza di diritti Partiti e organizzazioni politiche osservatori I membri fondatori della Sinistra europea in qualità di organizzazioni membri sono: Partito Comunista Austriaco Partito del Socialismo Democratico - Repubblica ceca Partito socialdemocratico del lavoro estone Partito Comunista Francese Partito del Socialismo Democratico - Germania Coalizione della sinistra, dei movimenti e dell'ecologia - Synaspismos - Grecia Partito dei Lavoratori - Ungheria Partito della Rifondazione Comunista - Italia Partito dell’alleanza socialista - Romania Rifondazione Comunista San Marino Partito Comunista Slovacco Partito Comunista Spagnolo Sinistra Unita e Alternativa, Catalogna - Spagna Sinistra Unita - Spagna Partito del Lavoro - Svizzera ….
Articolo 4
Il Partito della Sinistra europea ha una denominazione in ciascuna delle lingue ufficiali dell’Ue come anche nelle lingue ufficiali degli stati dove esistano partiti membri della Se. I nomi sono:
"Partit de L’Esquerra Europea" or "Esquerra Europea" or "IE" in catalano
"Strana evropské levice" o "Evropská levice" o "EL" in ceco
"Euroopa Vasakpartei" o "Euroopa Vasak" or "EV" in estone
"Parti de la Gauche Européenne"o « Gauche européenne » o « GE » in francese
„κόμμα της Ευρωπαϊκής Αριστεράς" o „Ευρωπαϊκή Αριστερά" o „ΕΑ" in greco
"Party of the European Left" o "European Left" o "EL" in inglese
"Partito della Sinistra Europea" o "Sinistra Europea" o "SE" in italiano
"Partidul Stîngii Europene" or "Stînga Europeană” or “SE” in romeno
"Európska ľavicová strana” or “Európska ľavica” or “EL” in slovacco
"Partido de la Izquierda europea" o "Izquierda europea" o "IE" in spagnolo
"Partei der Europäischen Linken" or "Europäische Linke" or "EL" in tedesco
"Európai Baloldali Párt" o "Európai Bal" o "EB" in ungherese …….
La sede giuridica della Se è Bruxelles
Articolo 5
La Se mira a: Contribuire alla comune iniziativa politica della sinistra democratica, alternativa e radicale negli stati membri come anche a livello europeo; Promuovere il pensiero e l’azione di emancipazione, ecologista, pacifista, democratica e progressista dei partiti, dei loro iscritti e simpatizzanti e quindi sviluppare e rafforzare le azioni dei partiti per la realizzazione di politiche emancipatrici, democratiche, pacifiste, sociali, ecologiste e sostenibili essenziali a trasformare le società e superare l’attuale capitalismo; Utilizzare forme democratiche di lotta per il superamento degli attuali rapporti di forza capitalistici; Consolidare la cooperazione dei partiti e delle organizzazioni politiche a tutti i livelli; Promuovere il confronto tra le loro analisi e il coordinamento dei loro orientamenti a livello europeo; Cooperare con altre organizzazioni politiche a livello europeo per il perseguimento di simili obiettivi; Promuovere "un’opera di relazioni pubbliche in Europa" che sostenga attivamente lo sviluppo di un’identità europea secondo i nostri valori e obiettivi; Cooperare nella preparazione delle elezioni europee e dei referendum a scala europea; Ispirare, preparare e sostenere iniziative e attività della Se e dei suoi partiti a livello europeo – insieme a altri partiti, reti di partiti e Ong; Tutte le decisioni riguardanti scelte e comportamenti dei partiti o organizzazioni politiche membri della Se nei rispettivi paesi restano di esclusiva sovranità dei partiti nazionali. La Se sostiene la piena uguaglianza di genere in tutti i settori della vita quotidiana. Il femminismo e il democrazia di genere sono principi base per il funzionamento e lo sviluppo della Se.
Articolo 6
(1) Un partito o un’organizzazione politica membro della Se con pieni diritti e doveri può diventare qualsiasi partito della sinistra rappresentato al Parlamento europeo, o nei parlamenti nazionali, regionali o assemblee regionali all’interno degli stati membri. I partiti o organizzazioni politiche presenti in stati membri o no dell’Ue possono sottoporre la loro candidatura come membri con pieni diritti della Se, indipendentemente dal fatto che abbiano o meno rappresentanza istituzionale a vari livelli. (2) L’adesione nella Se non esclude l’adesione a altre associazioni, comprese quelle esterne all’Ue se il loro operato non è contrario agli obbiettivi e ai principi della Se. La struttura della Se permette alle organizzazioni politicamente vicine alla Se di partecipare alle sue attività in maniera flessibile. Il criterio principale è il consenso politico sulle posizioni di base della Se. (3) Le richieste di adesione alla Se sono discusse e decise dal Consiglio dei presidenti e ratificate dal congresso su suggerimento della Direzione sulla base della richiesta, delle regole e del programma politico presentato dal richiedente. (4) La sospensione temporanea/provvisoria dalla partecipazione nelle attività o l’esonero dell’adesione alla Se nel caso in cui un partito membro violi seriamente lo statuto e gli obiettivi politici si effettuano in base alle stesse procedure come nel caso dell’ammissione. (5) I Partiti o organizzazioni politiche osservatori prendono parte alle riunioni, alle quali sono invitati, con funzioni consultive. Possono sottoporre proposte alla Direzione perché le esamini e deliberi. (6) I partiti o organizzazioni politiche membri che vogliono rescindere la loro adesione alla Se devono farne dichiarazione ufficiale. (7) La Se introduce per un dato periodo di sperimentazione la possibilità di aderire alla Se individualmente come contributo al suo futuro sviluppo. La decisione finale a tal proposito verrà presa solo dopo un approfondito dibattito in base all’esperienza e alle discussioni interne a ogni partito membro. Per la durata di tale sperimentazione ogni partito o organizzazione politica membro sarà libero di adottare - per il proprio paese - l’approccio e le pratiche che riterrà più opportune. Sulla base di tale approccio donne e uomini residenti di uno stato membro dell’Ue possono diventare individualmente membri della Se. In paesi ove esistano partiti o organizzazioni politiche membri a pieno diritto della Se, queste persone possono dar vita ad circoli di amicizia associati a questi partiti. Anche i cittadini e le cittadine di altri paesi europei possono far richiesta di adesione individuale. Questi/e possono aderire o creare un gruppo nazionale di membri a base individuale che richiedano l’adesione in qualità osservatori alla Se. 2. Organismi della Se e il processo decisionale
Articolo 7
La Sinistra europea ha come organismi: Il congresso Il consiglio dei presidenti La Direzione Modalità di Lavoro
Articolo 8
Il lavoro degli organismi della Se deve svolgersi apertamente e in trasparenza e i suoi documenti devono essere pubblicati. I documenti e i materiali della Se sono distribuiti a tutti i partiti e organizzazioni politiche che ne fanno parte. Per le concrete modalità di lavoro di tutti gli organismi e i regolamenti riguardanti il processo decisionale, devono essere messe a punto norme di procedura adottate da questi organismi su proposta del consiglio dei presidenti. Il rispetto dei valori della democrazia di genere implica la presenza delle donne al 50% in tutti gli organismi (fatta eccezione per il consiglio dei presidenti). Essendo un’associazione pluralistica si devono scegliere procedure che garantiscano i diritti delle diverse sensibilità. Articolo 9
La Se si impegna a cooperare strettamente con i gruppi parlamentari della Sinistra in altri organismi e reti europei. La Se stabilisce forme di cooperazione con le organizzazioni giovanili della Sinistra europea - siano esse organizzazioni nazionali, regionali, strutture europee e altre reti internazionali. Il congresso
Articolo 10
Il congresso approva e adotta i documenti fondamentali e lo statuto. Il congresso ratifica l’ammissione di partiti o organizzazioni politiche che ne hanno fatto richiesta. Il congresso: Elegge il/la presidente e il/la vicepresidente in base alla quota di genere e alla proposta del consiglio dei presidenti seguendo il principio della rotazione; Elegge il tesoriere su proposta della direzione; Elegge la Direzione composta da due membri per ciascun partito indicati da ciascun partito membro; Elegge almeno tre auditori e, comunque, in numero dispari; Stabilisce in accordo con il Consiglio dei presidenti il piano di azione; Decide su dichiarazioni politiche della Se e raccomandazioni alla direzione; Decide su linee guida comuni per le elezioni del Parlamento; Esprime parere sul rapporto delle attività per il periodo precedente e sul programma per le attività successive presentato dalla direzione; Propone dibattiti di e /o all’interno dei partiti o organizzazioni politiche che ne fanno parte sull’attualità politica o su questioni specifiche.
Articolo 11
Il congresso si terrà almeno ogni due anni. Viene convocato dalla Direzione, che può anche decidere la convocazione di un congresso straordinario. Il congresso deve avere luogo in ogni almeno sei mesi prima delle elezioni del Parlamento europeo. Il congresso ha luogo in modo alterno nei diversi paesi membri dell’Ue o nei paesi europei dove siano presenti partiti o organizzazioni politiche membri della Se. Il congresso può essere convocato su richiesta di almeno il 25% dei membri.
Articolo 12
Il congresso è composto da: 12 delegati per ogni partito membro. Il criterio per l’elezione dei delegati/e viene deciso da ogni congresso per il congresso successivo. I delegati sono eletti dai loro rispettivi partiti. Il criterio per il numero dei delegati per il congresso fondativo viene fissato mediante accordo del Consiglio dei presidenti. I partiti non devono necessariamente rispettare la quota totale dei delegati. Tutti gli altri partecipanti sono osservatori senza diritto di voto: Rappresentanti dei partiti/organizzazioni osservatori Membri della direzione che non siano delegati Invitati o ospiti, compresi i membri del gruppo parlamentare dei partiti di sinistra al Parlamento europeo, nei parlamenti nazionali o in altri organismi o reti europei.
Articolo 13
La direzione può invitare al congresso rappresentanti di altri partiti o organizzazioni. Il consiglio dei presidenti
Articolo 14
Il Consiglio dei presidenti si riunisce almeno due volte all’anno. I membri sono: Le/i presidenti di tutti i partiti membri La/il presidente e il/la vicepresidente Il Consiglio dei presidenti ha facoltà di invitare altri rappresentanti degli organismi della Se o di partiti e organizzazioni politiche che ne fanno parte alle sue riunioni. Per la preparazione del congresso fondativo della Se si forma un consiglio di presidenti preliminare composto dai/lle presidenti di tutti i partiti membri.
Articolo 15
Il Consiglio dei presidenti ha, in relazione alla Direzione, il diritto di iniziativa e di obiezione nelle questioni politiche più rilevanti. Il Consiglio dei presidenti adotta risoluzioni e raccomandazioni che vengono trasferite alla Direzione e al congresso. Il Consiglio dei presidenti decide in merito alle richieste di adesione alla Se. La Direzione
Articolo 16
La Direzione è composta da: La/il presidente e la /il vicepresidente Il/la tesoriere/a Componenti eletti in base al criterio della parità di genere in ragione di due per ciascun partito membro dal congresso in base alla quota di genere. Il capo-segreteria (senza diritto di voto)
Articolo 17
Le riunioni della Direzione hanno luogo almeno quattro volte all’anno. La convocazione della riunione di direzione può anche essere richiesta da un partito o organizzazione politica membro.
Articolo 18
La direzione esegue le decisioni sulla base degli orientamenti del congresso in accordo con il Consiglio dei presidenti. determina la linea politica della Se tra un congresso e l’altro. Propone, progetta e lancia iniziative politiche, per la Se, convoca conferenze o incontri tematici. Istruisce gruppi di lavoro permanenti o ad hoc i/le cui responsabili sono decisi/e dalla direzione che ne fissa anche i compiti. La Direzione convoca il congresso, fissa le proposte per la data e il luogo e suggerisce regolamento e ordine del giorno. La Direzione può nominare gruppi di lavoro ad hoc su questioni politiche specifiche in accordo con il piano di azione stabilito dal Consiglio dei presidenti.
La/Il Presidente
Articolo 19
La/Il presidente è eletta/o dal congresso. Spetta al Consiglio dei presidenti presentare un/a candidato/a fino e compreso il successivo congresso. La candidatura deve seguire un principio di rotazione. Su proposta del Consiglio dei presidenti il Congresso elegge un/a vicepresidente in base alla quota di genere.
Articolo 20
Nel caso in cui la carica del(la) presidente rimanga vacante prima della convocazione del successivo congresso ordinario, la Direzione può nominare un(a) presidente ad interim fino al congresso successivo.
Articolo 21
La/Il presidente deve svolgere i seguenti compiti con l’assistenza della Segreteria: gestire l’attività ordinaria e la preparazione delle riunioni della direzione mantenere stretti rapporti con segretari-e e/o presidenti dei partiti membri sviluppare stretti rapporti con tutti i partiti osservatori mettere in atto le decisioni e rispettivi mandati della direzione mantenere i contatti della Se con i gruppi parlamentari in cui sono presenti membri dei partiti della Sinistra nel Parlamento europeo e in altre istituzioni europee/ internazionali ecc. rappresentare la Se nei contatti con i rappresentanti di organizzazioni e istituzioni, comprese le autorità dell’Ue, e sindacati, Ong e associazioni.
La Segreteria
Articolo 22
La Segreteria esegue le decisioni degli organismi della Se. E’ una commissione ausiliaria diretta dal(la) presidente. La Direzione ha la responsabilità sulla sua composizione e funzione, compresi finanziamento e personale. In particolare ha la responsabilità di: Sostenere la/il presidente Preparare e organizzare le riunioni Mantenere i contatti con i partiti membri e le istituzioni Mantenere i rapporti con i media Gestire gli archivi Assicurare la trasparenza di tutto il lavoro politico
Le finanze della Se
Articolo 23
Le finanze della Se sono costituite dalle quote di adesione, da sottoscrizioni e fondi pubblici. Su proposta del Consiglio dei presidenti e della Direzione il Congresso adotta uno statuto delle finanze che regola l’ammontare della quota di adesione e l’acquisizione di fondi pubblici. La Direzione stende il bilancio.
Osservazioni generali
Articolo 24
Le modifiche allo statuto e al manifesto vengono decise dal congresso in seguito ad un dibattito approfondito in materia all’interno di ogni partito membro.
Scioglimento della Se
Articolo 25
Lo scioglimento della Se richiede una decisione del congresso. Attivi e passivi al momento dello scioglimento dovrebbero essere divisi tra i partiti membri a seconda dei loro contributi finanziari.
Norme transitorie del congresso fondativo
Articolo 26
Se non definiti altrimenti, tutti i regolamenti previsti dallo statuto al momento del congresso fondativo vengono fissati in modo preliminare in vista del primo congresso ordinario della Se. Nel periodo che intercorre tra il congresso fondativo e il primo congresso ordinario tutti i partiti hanno l’opportunità di ratificare il loro status di adesione tramite gli organi competenti di ciascun partito secondo i loro rispettivi statuti. In quel periodo il Consiglio dei presidenti assume responsabilità particolari a garanzia di tutti gli aspetti inerenti agli sviluppi successivi della Se in stretta collaborazione con la Direzione.
carloge
P.link ¦ commenti ¦ commenti (popup)
categoria : politica

mercoledì, 31 maggio 2006, ore 09:08

Una nuova speranza sta nascendo in Europa. Una nuova visione del mondo sta ispirando un numero crescente di europei e li unisce in grandi mobilitazioni nell’opposizione alla via a senso unico capitalista, un tentativo di riportare l’umanità in una nuova regressione sociale e culturale. La condizione dei popoli, dei soggetti sociali e degli individui è segnata da insicurezza, incertezza e precarietà. Una nuova resistenza contro lo sfruttamento capitalista sta emergendo con forza. C’è una nuova opportunità di cambiamento che attraversi la vita di donne e uomini sempre più colpiti dai disastri prodotti dalle politiche della globalizzazione capitalista.
Le nuove forme del potere a livello mondiale portano alla crisi negli stati nazione, dei sistemi di alleanze e dell’ordine nato dopo la Seconda Guerra Mondiale. La teoria e la guerra permanente, così come descritta dalla dottrina Bush, la spirale della violenza terrorista che la guerra alimenta causano crescenti ingiustizie e la riduzione degli spazi democratici.
Per noi l’Europa è uno spazio per la rinascita della lotta per un’altra società. Il raggiungimento della pace e la trasformazione dell’attuale società capitalista è lo scopo di questa impresa. Noi lottiamo per una società che superi il capitalismo e la logica patriarcale. Il nostro obiettivo è l’emancipazione umana, la liberazione delle donne e degli uomini da ogni forma di oppressione, sfruttamento ed esclusione.
Ci richiamiamo ai valori e alle tradizioni del movimento socialista, comunista e dei lavoratori, del movimento femminista e dell’uguaglianza di genere, del movimento ecologista e per uno sviluppo sostenibile, della pace e della solidarietà internazionale, dei diritti umani, dell’umanesimo e dell’antifascismo, del pensiero liberal-progressista, sia a livello nazionale che internazionale.
Ruolo e compito della sinistra politica in Europa deve essere contribuire alla formazione di un’ampia alleanza sociale e politica per un cambiamento radicale che sviluppi alternative e proposte concrete per la necessaria trasformazione dell’attuale società capitalista. In questo senso ci vediamo responsabili e misuriamo la nostra capacità di coinvolgere tutti coloro si battano per una società più giusta come condizione per il libero sviluppo e l’autodeterminazione di ognuna/o. Vogliamo costruire una politica di sinistra durevole come progetto politico indipendente che contribuisca allo sviluppo di alternative solidali, democratiche sociali ed ecologiche.
Per questo l’Unione europea, così come l’intero continente europeo, stanno sempre di più diventando uno spazio importante per politiche di alternativa, accanto ai tradizionali livelli politici degli stati nazione, delle regioni e dei comuni e interconnessa agli sviluppi mondiali. Assistiamo ad un impatto su scala mondiale del movimento dei movimenti, per un’altra globalizzazione, alla crescita delle sue relazioni, cooperazione così come della sua influenza con e dentro i tradizionali movimenti sociali, dei lavoratori, femministi, ambientalisti e democratici nei termini di una nuova partecipazione al conflitto per il cambiamento.
Tutti questi movimenti oppongono allo "spazio privato" dei poteri forti mondiali uno "spazio pubblico" abitato da differenti soggetti che reclamano diritti fondamentali: pace, democrazia, giustizia sociale, libertà, eguaglianza di genere e rispetto per la natura. La sinistra politica è parte di questi. Tutto ciò dà nuove risorse per una politica di trasformazione.
Nei diversi paesi europei straordinarie esperienze politiche e culturali e lotte sociali hanno segnato il carattere originale del modello sociale europeo. Facciamo riferimento a queste radici politiche e culturali e non ai valori del mercato che oggi materialmente definiscono l’Europa, in particolare attraverso le politiche del trattato di Maastricht e le decisioni della Banca centrale europea.
In Europa, in ciascuno dei nostri paesi, i popoli stanno subendo le politiche del capitalismo globalizzato, portate avanti dai governi nell’interesse del grande capitale e di lobbies, che minano la solidarietà e le conquiste sociali frutto di grandi battaglie. C’è un attacco generalizzato ai sistemi pensionistici, lo smantellamento e la privatizzazione dello stato sociale, settori pubblici essenziali come la sanità, l’educazione, la cultura e beni comuni come l’acqua e le altre risorse naturali sono sottomessi alla legge del mercato. Il mercato del lavoro è sempre più deregolamentato e sempre di più il lavoro diventa precario.Vi è un incremento della repressione antisindacale e una politica criminalizzazione dell’immigrazione.
Tutto è mercificato. Dal lavoro all’intero ciclo vitale. Nell’Europa attuale la disoccupazione e l’insicurezza stanno aumentando. Assistiamo ad una militarizzazione esterna, come dimostrato nelle guerre dei Balcani , in Afghanistan ed Iraq, e ad una militarizzazione interna attraverso leggi liberticide e repressive contro chi si oppone alle politiche neoliberiste. Questo processo sta allontanando settori crescenti della società dalla politica e producendo guerre tra poveri, il rinascere del populismo, del razzismo e dell’antisemitismo.
La terza via socialdemocratica in Europa è fallita, poiché è stata incapace di opporsi e queste tendenze e, non avendo alternative, le ha promosse. Questo fallimento apre nuove spazi e anche grandi responsabilità per la sinistra che vuole cambiare questo mondo. Ma non possiamo percorrere lo stesso cammino del 20 secolo, che ha portato a grandi conquiste ma anche a grandi sconfitte e tragedie per le forze di ispirazione rivoluzionaria.
Per cambiare la società dobbiamo ampliare la nostra azione. In Europa la sfida è la costruzione di una sinistra alternativa, radicale, femminista e ambientalista. La natura plurale dei movimenti può essere attraversata da questa nuova forza politica in quanto vogliamo costruire un nuovo rapporto tra politica e società.
Vogliamo costruire un progetto per un’altra Europa e per dare altri valori e contenuti dell’Unione Europea, autonoma dall’egemonia degli USA, aperta al sud del mondo, alternativa al capitalismo nel suo modello sociale e politico, fortemente contraria alla militarizzazione e alla guerra, a favore della protezione ambientale e del rispetto dei diritti umani, inclusi quelli sociali ed economici . Noi siamo a favore del diritto di cittadinanza per tutti coloro che risiedono in Europa.
Vogliamo un’Europa libera dalle politiche antidemocratiche e neoliberiste del WTO, della Banca Mondiale e del Fondo Monetario Internazionale, che rifiuti la NATO, la presenza di basi militari straniere e qualsiasi modello di esercito europeo che punti ad aumentare la competizione militare nel mondo e la corsa al riarmo. Vogliamo un’Europa di pace e solidarietà, libera dalle armi nucleari e di distruzione di massa, un’Europa che ripudi la guerra come strumento di soluzione delle controversie internazionali. In particolare ciò riguarda il conflitto israelo-palestinese che va risolto in base alle risoluzioni delle Nazioni Unite.
Noi, forze politiche di sinistra di questo continente, vogliamo contribuire alla nascita di una nuova forza di cambiamento.
Noi, partiti e organizzazioni politiche di ispirazione comunista, socialista, femminista, democratica, ambientalista, antiliberisti e per la trasformazione sociale, vogliamo dar vita ad un nuovo soggetto politico: Il Partito della Sinistra Europea.
Vogliamo dar corpo a questa speranza per affrontare in termini nuovi le questioni della globalizzazione, della pace mondiale, della democrazia e della giustizia sociale, dell’uguaglianza di genere, dell’autodeterminazione delle persone disabili, di uno sviluppo bilanciato e sostenibile, del rispetto delle specificità culturali, religiose, ideologiche, e dell’orientamento sessuale.
Vediamo la necessità di una profonda trasformazione sociale e democratica in Europa. Sì, è venuto il tempo di intensificare la lotta per modificare il dogma della "sacrosanta" "libera economia di mercato", del potere dei mercati finanziari e delle multinazionali, e di rendere i nostri cittadini e le nostre cittadine protagonisti e protagoniste delle politiche portate avanti in loro nome.
Di fronte alla recessione e alla crescita della disoccupazione, il Patto di stabilità, le politiche e gli orientamenti della Banca centrale europea devono essere cambiati per lavorare ad altre politiche sociali ed economiche con priorità sociali in favore della piena occupazione e della formazione, dei servizi pubblici e per una politica ambiziosa di investimenti, per l’ambiente. Deve essere imposta la tassazione dei flussi di capitale. Le priorità devono essere cambiate, in favore delle persone, non del denaro.
Ci proponiamo di lavorare in tutta Europa per far avanzare i diritti dei lavoratori dipendenti nei loro posti di lavoro. Consideriamo i servizi pubblici come indispensabili per garantire a tutti il diritto di uguale accesso all’educazione, all’acqua, al cibo, alla salute, energia, alla mobilità. Siamo a favore di servizi pubblici democratizzati, decentralizzati e moderni che garantiscano eguali diritti sociali per tutti e tutte. Oggi dieci nuovi paesi stanno entrando nell’Unione europea e altri hanno espresso il loro desiderio di fare altrettanto. Ma ci sono significative forze politiche e sociali, sia in questi paesi che in quelli già membri dell’Unione, che vedono l’allargamento con delle riserve se non con aperta ostilità. Queste tendenze sono rafforzate dall’impasse causato dalle attuali scelte strategiche dell’Unione.
Il Partito della Sinistra europea vuole far fronte anche alle sfide poste dai paesi ora fuori dall’Ue – come i paesi balcanici e i paesi dell’est – soprattutto a causa della loro trasformazione e del crescente dilemma della scelta tra uno sviluppo autonomo e l’adesione all’Europa capitalista, come strategia di medio termine per affrontare i conflitti sorti in queste società come risultato dei cambiamenti passati e presenti. La sinistra europea è pronta a cooperare con tutte le forze democratiche di questi paesi in favore della democrazia, della pace e della giustizia sociale, dello sviluppo sociale ed economico e di rafforzare le istituzioni democratiche.
Lotteremo affinchè le istituzioni elettive, il Parlamento europeo e i parlamenti nazionali, e i comitati rappresentativi, come il Comitato economico e sociale e il Comitato delle regioni, abbiano più potere di azione e controllo. Oggi, qualsiasi possa essere il nostro parere definitivo sul "Trattato costituzionale" in discussione, ci opponiamo ad un direttorato dei poteri forti. Non accetteremo che ci vengano imposti criteri ultraliberali e di militarizzazione che producono una sostanziale regressione sociale.
Ci batteremo incessantemente per ampliare l’azione, la partecipazione e il potere di controllo dei cittadini in ogni fase e livello della costruzione europea. Infine, ciò che è il cuore della crisi dell’Unione europea è la democrazia. Per decenni è stata costruita dall’alto, senza curarsi della sua grande diversità di culture e linguaggi, senza le sue popolazioni e spesso contro di esse.
Ma finalmente qualcosa sta cominciando a cambiare. Le grandi lotte sociali, dei lavoratori e dei sindacati, le lotte della società civile contro la guerra, hanno iniziato a cambiare la situazione. In pochi anni hanno contribuito a creare una grande mobilitazione in sostegno della pace, dell’uguaglianza dei diritti umani, del rispetto per il pianeta. Come forze politiche della trasformazione sociale, vogliamo contribuire a queste nuove spinte che si oppongono risolutamente alle politiche neoliberiste. I Social Forum sono stati momenti fondamentali di dibattito, di confronto e di costruzione di alternative popolari all’attuale Europa neoliberista. I movimenti sociali, le lotte sociali e dei cittadini hanno proprie dinamiche, autonomia di analisi, proposta e iniziativa. Siamo in favore non solo della difesa dei diritti dei lavoratori, del movimento sindacale contro qualsiasi discriminazione ma anche della creazione di nuovi diritti dei lavoratori, compresi disoccupati e precari, dell’allargamento della democrazia nei luoghi di lavoro e nella vita economica a tutti i livelli, compreso quello europeo.
Sosteniamo un modello di sviluppo sociale, ecologico e sostenibile ed una ristrutturazione dell’economia basata sulla difesa dell’ambiente e del clima, fondata sul principio di precauzione., attraverso l’utilizzo di tecnologie a favore dell’ambiente, della solidarietà sociale, creando nuovi lavori e il sostegno alle regioni svantaggiate del pianeta.
Nell’ambito del processo decisionale in Europa, promuoviamo un ruolo di maggior rilievo per il Comitato delle Regioni e il Comitato Sociale ed Economico, in quanto organi statutari rilevanti per le politiche regionali democratiche nell’Ue. Nell’Unione europea ci sono molti interessi in conflitto. Per noi, ciò crea un nuovo spazio politico per la lotta di classe e per difendere gli interessi dei lavoratori e della democrazia, di una società europea con le sue organizzazioni e istituzioni, compreso il Parlamento europeo.
La Sinistra Europea si impegna a lottare per far sì che i grandi cambiamenti auspicati diventino realtà, in un contesto di costante rafforzamento della pace, della democrazia e della giustizia sociale.
Lottiamo insieme per una nuova società, per un mondo di giustizia libero dalla guerra e dallo sfruttamento.
Insieme diciamo: Un’altra Europa è possibile , il futuro è qui, la storia non finisce.
carloge

mercoledì, 31 maggio 2006, ore 09:00

Per un’altra Europa democratica, sociale, ambientalista, femminista e di pace. In Europa e nel mondo, c’è una crescente resistenza alle guerre, alla distruzione dello stato sociale, al riarmo ed al fondamentalismo del mercato. Noi della Sinistra europea siamo parte dei movimenti per un’altra politica. Siamo convinti che un altro mondo, un’altra Europa è possibile: di pace, democratica, sociale, ambientalista, femminista : un’ Europa solidale.
I tempi sono maturi per un partito della Sinistra europea. Vogliamo fondarlo prima che si svolgano le elezioni europee del 2004.

L’altra Europa.
Dopo la fine della guerra fredda, la guerra reale è tornata. L’Unione Europea si sta militarizzando insieme alla Nato. In Europa ci sono forze che aspirano ad avere parte nella spartizione imperiale del mondo. Gli Usa tentano di integrare l’Europa nei loro piani di dominio mondiale. Questo non è il nostro percorso. Noi vogliamo un’Europa libera dalle armi di distruzione di massa dall’Atlantico agli Urali; un’Europa di sicurezza collettiva senza Nato e senza una Unione europea intesa come alleanza militare. Un’Europa che si contraddistingua con iniziative per il disarmo, lo sviluppo, la cooperazione e il rafforzamento del diritto internazionale.
Il divario fra ricchi e poveri si sta approfondendo anche nel nostro continente. Milioni di persone sono disoccupate o precarie. La previdenza sociale è sotto attacco, i servizi ed il welfare vengono privatizzati. Questo non è il nostro percorso. Vogliamo solidarietà, diritti sociali e la redistribuzione della ricchezza sociale dall’alto verso il basso, dai ricchi ai poveri. Di fronte alla recessione economica e alla crescita della disoccupazione, il patto di stabilità e gli orientamenti della Banca centrale europea devono esser messi in discussione al fine di lavorare ad un’altra politica sociale ed economica, a favore della piena occupazione e della formazione, dei servizi sociali ed ad un forte piano di investimenti pubblici, e per la difesa dell’ambiente. Deve essere imposta una tassazione sui flussi finanziari e di capitale. Le priorità devono essere cambiate a favore degli uomini e delle donne e non del profitto. Nell’Unione europea il Consiglio dei ministri e la Commissione europea hanno una grande concentrazione di potere. Prendono le loro decisioni a porte chiuse influenzati dalle lobby e dagli interessi privati. Le donne e gli uomini hanno sempre meno diritto di parola. Il sistema politico sta scivolando verso una crisi di autorità. Questo non è il nostro percorso. Vogliamo trasparenza, nuove forme di democrazia, una partecipazione nelle decisioni delle donne e degli uomini, un ruolo maggiore ai parlamenti nazionali ed a quello europeo. L’Europa sta diventando una fortezza. In nome della “lotta contro il terrorismo”, i diritti umani e civili vengono ridotti e minacciati. Questo non è il nostro percorso. Vogliamo un’Europa aperta al mondo, un’Europa con forti diritti civili ed umani: dove ai perseguitati sia garantito il diritto d’asilo. L’Europa si sta adoperando per il dominio economico. Sta intraprendendo guerre commerciali. Le sue politiche finanziarie, commerciali e monetarie hanno in particolare conseguenze negative nei paesi in via di sviluppo. Questo non è il nostro percorso. Memori della sanguinaria storia del colonialismo, vogliamo prendere iniziative forti e concrete per sviluppare una equa cooperazione economica e politica. La differenza delle sue culture e di stili di vita fa dell’Europa un continente vitale. Tuttavia, rischiano di essere annullate. La concentrazione dei mezzi di comunicazione di massa nelle mani di pochi minaccia la pluralità delle opinioni. L’informazione, la cultura e l’educazione sono ridotte a merce. Questo non è il nostro percorso. Vogliamo pluralità culturale, educazione, conoscenza e informazione per tutte le donne e gli uomini.
L’Europa è tra i maggiori responsabili dei problemi ambientali globali - con le sue alte emissioni di CO2, l’esportazione di rifiuti, lo sfruttamento su scala mondiale di riserve energetiche e foreste. Questo non è il nostro percorso. Vogliamo vivere e lavorare come persone ecologicamente responsabili. Progressi sono stati fatti negli ultimi decenni riguardo l’uguaglianza di genere e la non discriminazione. Ai nostri giorni sono messi in pericolo dalle politiche neoliberiste e dalla deregolamentazione delle regole del lavoro. Vogliamo superare ogni discriminazione, vogliamo reali e stabili diritti eguali per tutte le donne e gli uomini.Vogliamo una reale, più giusta democrazia di genere.

Il partito della Sinistra europea
Il Partito della Sinistra Europea vuol essere non solo un’alternativa verso l’esterno, ma anche all’interno della politica dominante in Europa. Insieme vogliamo agire con trasparenza, democraticamente e in termini di uguaglianza. Insieme vogliamo essere più convincenti e politicamente più propositivi. Sappiamo che possiamo acquisire ricchezza se preserviamo e rinnoviamo le nostre proprie esperienze sociali, storiche, percezioni, tradizioni, culture e fondendole insieme. Rispettando la piena indipendenza, sovranità e responsabilità individuale di tutti i soggetti partecipanti la nostra relazione e cooperazione è segnata dall’apertura, dal rispetto e dalla tolleranza. L’umanità, non il profitto o il potere, è al centro del nostro pensiero e della nostra azione. L’Europa è il nostro comune campo di azione. Vogliamo mettere in discussione il dominio del profitto e superare il potere del capitalismo. Vogliamo una diversa qualità della vita, del lavoro, della produzione e della distribuzione. I nostri punti di riferimento sono le lotte per la pace, l’antifascismo, l’antirazzismo, la democrazia, la giustizia sociale, il femminismo, l’ecologia. Stiamo cominciando ora, ed estendiamo l’invito a fare questo primo passo insieme. La nostra iniziativa rimarrà aperta a coloro i quali non hanno ancora deciso o deciso in altro modo. Abbiamo profonda fiducia verso articolate forme di cooperazione. Le praticheremo, per rendere il nostro continente più democratico, sociale, ecologicamente sostenibile e di pace.
carloge
P.link ¦ commenti ¦ commenti (popup)
categoria :

mercoledì, 31 maggio 2006, ore 08:55

Dichiarazione dei Forum Sociali Locali partecipanti al Forum Sociale Europeo, maggio 2006 Atene
Siamo un gruppo di partecipanti ai forum sociali locali presenti in Europa che si sono messi in rete. Lo scopo della rete è l’apprendimento reciproco, lo sviluppo della memoria, lo scambio di esperienze su pratiche, processi e sulle attività che hanno luogo in vari paesi Vogliamo continuare a lavorare insieme in un modo aperto e orizzontale, utilizzando la mailing list eulsf@lists.riseup.net, e lo spazio nel sito dell’ESF http://workspace.fse-esf.org
Siamo attivi nel creare e mantenere la dinamica dei forum sociali locali in diversi paesi dell'Europa e concordiamo sul concetto della diversità di approcci e sulla necessità di mantenere un dialogo orizzontale fra noi su quali siano le pratiche che permettano la sostenibilità e l’inclusione sociale di questi forum. Riteniamo che i social forum locali siano gli spazi e gli strumenti per collegare le attività e le lotte sociali e politiche e dare risposta locale a problemi globali.
Miriamo a diffondere l'idea di Forum Sociale Locale come uno strumento democratico, inclusivo e orizzontale per la costruzione di alternative, rafforzando la cooperazione tra entità e individui collettivi vari attivo a un livello locale.
Riteniamo che il forum locale possa essere uno spazio dove, come per i forum piu’ grandi e a nessun costo per loro, i cittadini possano vivere l'esperienza di partecipazione al processo senza essere mobilitati passivamente.
Vogliamo sottolineare che l'esistenza e la qualità di molti forum sociali locali possono aiutare l’estensione dell'impatto della dinamica dei Social Forum Europeo e Mondiale.
Facciamo appello a uomini e donne, che appartengano o no a organizzazioni europee o nazionali, perché contribuiscano maggiormente ai processi di forum sociali locali, per permettere una maggiore partecipazione alle iniziative a livello superiore. Siamo convinti che il futuro dei forum sociali locali possa essere sviluppato mantenendo un coinvolgimento dal basso verso l’alto.
Nel Forum dei Social Forum Locali noi svilupperemo una discussione sul processo del Forum Sociale Europeo che riporteremo nel prossimo appuntamento a Vienna (EPA).
Prime firme:
Antonio Bruno e Giuseppe Gonella Ponente Genovese Social Forum Italy Doretta Firenze social forum Italy Franck Jacobs London Social forum UK Lisa Larnesjo Uppsala Socail Forum Sweden Mariangela Casalucci, Manchester Social forum, UK Matyas Benyk Hungarijna foundation Social Forum Hungary Peter Flack Leicester Social Forum UK Pierre George and Jean Guy and marie Thérèse Dufour , Ivry Social forum, France Sofia Kjellen and Sara Andersson Goteborg Social Forum Sweden Ughetta Pistoia social forum italy Till Mossakowski adn Ann Katrin Gadt Bremen Social forum Germany
carloge
P.link ¦ commenti ¦ commenti (popup)
categoria : pace e diritti